mercoledì 22 ottobre 2025

ULTIMO BUONO

 

IL 1967. Bè chi lo avrebbe mai detto,  che sarebbe davvero stato l'ultimo anno buono nel panorama internazionale e anche nazionale  ? per me era cominciato  nell’attesa di partire militare e poi dal 9 di gennaio  eccoci alla Smalp di Aosta , 46° corso AUC. In effetti e’ una sorta di “hoc erat in votis” sono eccitatissimo all’idea di far parte del corpo militare di mio nonno, indossare come lui il cappello con la penna, cantare le canzoni, insomma, malgrado il mio incedere romanesco, la passione per Napoli, le sfogliatelle, la pizza eccomi anche alla prese con le fondute, le Bagne Caude, il vino dal Barbera al barolo e tutta l’armamentario di storia degli alpini, nel quale be’ diciamolo, non ho rivali, proprio come nella filosofia, nella psicoanalisi e anche nella fisica quantistica. Sono quasi subito tra i migliori ma ciononostante non sono tra i preferiti del comando per via di certe mie idee decisamente un po’ fuori  narrazione ufficiale (ad esempio il mio disprezzo per la Resistenza ma anche per il Risorgimento, e malgrado la mia conoscenza approfondita della Grande Guerra, l’essere piu’ favorevole agli imperi Centrali e assertore del fatto che la guerra la dovevamo fare con loro.Le note referenziali del corso  parlano quindi di un elemento coltissimo e intelligentissimo, appassionato del corpo degli alpini e profondo conoscitore della sua storia, ma anche di un carattere volitivo e troppo indipendente, abituato a primeggiare, poco incline all’ubbidienza: Niente primo decimo dunque, ma sempre il primo nel profitto e anche nell’esercizio fisico….unico neo la disciplina dove forse si era risaputo dell’alterco con il
Tenente dei paracadutisti alla Scuola della Nunziatella. Altra peculiarita’ di rilievo la fama di Casanova sulla quale  molti ponevano forti dubbi “chi ce lo dice che si e’fatto ventisette donne? - come tutti i romani e’ uno sbruffone” e via dicendo. Ma ecco che il mese successivo nel centro di Aosta ad un caffe’ locanda e tabaccheria dove  serviva Elisa una bionda trentacinquenne coi capelli a caschetto sposata, questa mi permette di mettersi in borghese  e palesamente mi fa anche stare con lei dato che c’è una stanza col letto nel retrobottega.  Ora tutti sanno che non dico palle e per l’intanto mi sono fatto un luogo dove interrompere la routine militare. Arriviamo quindi alla primavera, solita routine di marce, addestramento , plaudo al colpo di stato dei Colonnelli in Grecia, mi rattristo moltissimo per l'incidente mortale di Bandini a Montecarlo quindi seguo  con passione la guerra dei sei giorni parteggiando per gli israeliani   e finalmente il 9 giugno giorno del mio copleanno  vengo nominato Segente AUC e assegnato proprio alla Caserma Buffa di Pieve dci cadore presso il btg. Pieve di Cadore del 7 ° rgt° alpini .  Ovviamente ritrovo Gabriella e questo gia' pone un distinguo lì al battaglione: non si e' rivista l'amica di venezia , ma ce n'e' una di un paesetto vicino Lozza di Cadore  Franca  che e' un altro mio acchiappo anche se non ci riesco ad andare fino in fondo  ...solo pomiciatone al Roccolo , quindi nel carnet di conquiste 26 +4 . A Pieve di Cadore da sergente in una breve licenza per motivi di studio dove ho fatto due esami a Fisica , mi sono portato su la Spyder, così magari spero di portare avanti il defile' di conquiste, in primis facendomi  quella Franca  che pero' se ne
andata a continuare le vacanze al mare a Lignano Sabbia d'oro, quindi bisogna pensare ad altro e mi va bene sul finire di agosto giusto giusto proprio a Belluno  in una scorazzata con lo Spyder dove noto una ragazza molto alta decisamente attraente che mi guarda  passare coi capelli al vento nella macchina scoperta (non ce l'hanno fatta da militare a tagliarmi il ciuffo)  e non e' difficile da rimorchiare. Fa la segretaria in una agenzia immobiliare chiusa in quel momento (dato che sono le due  del pomeriggio  ma lei ne ha in affidamento la chiave) ;  come detto e' una sve
ntolona alta 1,80, bionda,  che si chiama Paola e finiamo nella stanzetta privata dell'agenzia sancendo così per me  la effettiva 27^ piece; a Pieve comunque c'è sempre  Gabriella e così fino all'autunno fino al 23 settembre vengo inviato in licenza  di attesa nomina per 15 gg.  Febbrile attesa in quei 15 giorni a Roma in cui vado all'Unione Militare in via Tomacelli a comperarmi la sciabola e la sciarpa Principe di Piemonte  e finalmente il 9 ottobre mi arriva la nomina a Sottotenente alpini  per il prescritto servizio di prima nomina con destinazione san Candido  nel btg.  Bassano del 6° rgt° alpini. Dire che sono soddisfatto e' davvero dir poco; sono al massimo della felicita' e vdo riflettendo su questi momenti d'estasi che danno un senso  gradevole alla vita.

Primi tempi del nuovo e nel contempo antico ufficio in quel di San Candido : ufficiale di picchetto, quindi cte di plotone nelle istruzioni, un titinin di pavoneggiamento nell'uniforme con il cappello con la penna:  diciamo che oora che un aspetto dell’estasi e'  soddisfatta tornano di pressione le altre:  ovvero gli studi e il culturale e il femminile, entrambi andate  alquanto in sottordine  negli ultimi tempi  difatti non riesco a fare alcun esame alla sessione autunnale  del primo anno e in quanto a fica siamo fermi a Paola di belluno e alle ripassate con Gabriella a Pieve di Cadore . Ottobre, novembre e malgrado la unifiorme e i pavoneggiamenti col cappello con la penna non portano alcuna piece.  Uhm che le mie peculiarita' di Don Giovanni si siano appannate ? bella fama per un baldo sottetenente degli 

Alpini di non riuscire piiu' a beccare  una femminuccia. Tra l'altro il desiderio si va facendo rovente e persino un mio ritorno a Pieve di meta' novembre dice buca, che Gabriella si e' fidanzata e questa volta non sembra disposta a cornificare il fidanzato. Va meglio con lo studio dove riprendo  la fisica e anche la psicoanalisi , ma niente esami all'universita' , C'è il fatto che con lo Spyder lì in Alto Adige  fa davvero troppo freddo, che anche con il telo chiuso la macchina e' piena di spifferi,  così avendo contatti con un concessionario di vetture a Merano  che forniva assistenza al comando di battaglione,  gli do' indietro la Spyder e mi faccio un GT Junior con appena 4  mesi di vita, e soli 13 km, una vera occasione . La nuova macchina mi porta fortuna nel femminile  perche' di li' a poco vengo invitato dalla moglie di tale concessionario,  che era presente alle  trattative dell'acquisto lavorando lei nell'ufficio del marito, in casa sua in una villetta fuori Merano -  si chiama Patrizia ed ha 31 anni : be' sul finire di novembre sono riuscito a interrompere due mesi e mezzo di bianco e  ai primi di dicembre sono anche riuscito a bissare con una ragazza di proprio di San candido Irene 27 anni   che era un po' che puntavo e che finalmente si decide a salire sul GT  e poi,,,, be' su tale poi , sapevo oramai il da farsi e ci avevo una
discreta abilita' malgrado i vent'anni non ancora compiuti...e poi signori, ero o non ero il baldo nipote del vecio alpin che cantava " se sei da maritare dovevi dirlo, prima, ma molto prima...."   . 

martedì 21 ottobre 2025

DICIOTTO PIENI

 

Dopo la relativa fatica della Maturita’ che era stata alla fin fine una marcia trionfale,   si profilava un agosto tutto da godersi, senza neppure pensare a farmi vivo  alla Libertas  e agli allenamenti di salto con l’asta:  presi invece il foglio rosa, e per l’intanto con una amico piu’ grande Guido si decise di farsi un viaggetto, avendo lui la Giulietta Spyder Alfa Romeo, con direzione la riviera adriatica Rimini Cattolica, Riccione e obiettivo….c’è da precisarlo? Lui era abile ma io di piu’,  così a  Rimini una austriaca minuta di 16 anni poco appariscente Mara (20^) che mi aveva intrigato e l’avevo spupazzata per benino, quindi una   bella biondina canonicamente tedesca Greta diciannovenne che aveva  anche un’amica locale di Rimini di 21 anni Maria di cui era ospite e quindi avevo coinvolto Guido, facendocele tutte e due  a rotazione (22-23^) ; passaggio  a Riccione anche lì un’acchiappo questa volta una l’uno, separatamente, ma la mia che era una diciottenne di Ancona Irene era proprio graziosa (24^) In bianco a cattolica: decidiamo di andare a Pieve di Cadore dove io l’anno precedente avevo conosciuto Gabriella 
e speravo di ritrovarla : la ritrovo infatti e si e’ anche lasciata con il ragazzo per cui campo libero. Trova una amica per Guido che si chiama Marina ed e’ di Venezia  e usciamo e facciamo roba insieme in quattro, ma ognuno per conto suo , tie' al massimo ti do' un +3 faucp. Direi che e’ andata benino, possiamo far ritorno a Roma sul finire di agosto senza vergogna per non aver acchiappato nulla o inventarsi balle . Deciso per l’iscrizione a Fisica anche se filosofia e psicoanalisi restano i miei destrieri piu’ splendidi, come d’altronde la storia e la letteratura non escluse quelle latine e greca. Quello che proprio non mi interessano sono
le altre culture, la cinese, la giapponese, l’islamica e per molti versi neppure quella americana , io sono e rimango europeo, anzi a dirla tutta piu’ italiano con suggestioni e interessi parziali e localizzati in certe epoche e contesti tipo la Grecia (antica) la Germania di Federico II, di Kant, Goethe, ma non di Hegel,  dello Sturm und drang, quindi l’Austria di Eugen di Savoia e poi del valzer e del bel Danubio blu dove fanno capolino tutta una serie di correlati,  tipo la psicoanalisi, la pittura, la Secession, l’architettura. Nel settembre sempre con incarichi di fotografie  faccio ritorno a
Palermo dove vado ad una festa dove c’è la nuova Miss Italia che e’ appunto palermitana, la bellissima Daniela Giordano: cerco di far breccia su di lei  ma e’ troppo gasata per aver vinto il titolo e non mi fila di pezzo tanto piu’ che la fanno partire per gli USA per una serie di lavori. Mi rifaccio con una moretta intrigante, Claudia che e’ originaria di Piana degli Albanesi, di diciassette anni ( agosto 1949) appena presa la licenza magistrale e quindi anche lei iscritta all’Universita’ sia pure magistero (25^). Ha una casa in via Petrarca dato che i genitori sono a Piana ed e’ gente facoltosa tant’è che hanno questa casa in Palermo dove la figlia si trasferita per studiare e anche per …..) Ritorno a Roma, prendo la patente nell’ottobre e suggestionato dal viaggio con l’amico Guido cerco e trovo anche io una Giulietta spyder 1300, una buona
occasione che mi ha trovato Lucietta la figlia di Luigi Musso che avevo ripreso a frequentare, che conosceva i Bornigia che appunto avevano questo splendido esemplare bianco con la tappezzeria rossa,  del 1962. (me la regalo per il settantottesimo  anniversario della nascita di mio nonno(25 novembre 1888 - 25 novembre 1966) Prendo a frequentare la facolta’ di fisica trovandola per la verita’ piuttosto noiosa  e ho difficolta’ a trattare i temi della quantistica ovvero Schrodinger, Feynman , Heisenberg, Pauli (di quest’ultimo sono andato a interessarmi dei suoi studi congiunti con Jung, sulla sincronicita’). Una bella piece mi e' propiziata da Dodi in quel novembre '66 facendomi tenere il colloquio con una giovane molto carina che viene da Terni e si chiama Antonella  che si propone per lavorare nello studio. sulle prime e' un po' stupita di vedere un giovane come me investito di tanta rilevanza ma questo e' propizio perche' mi si conceda con estrema facilita' quello stesso pomeriggio , per poi farsi accompagnare con la Spyder che ho da due pochissimo nello appartamento che sta vicino alla facolta' di architettura che frequenta da un paio di anni. Ha
infatti 21 anni ed io mi sono spacciato per suo coetaneo  - l'anno va finendo e sono a quota 26 + 3 (con anche ripetizione  perche' mi e' capitato di tornare a casa di Letizia in via Sebastiano Veniero, dove lei si e' rispogliata e questa volta  del tutto, ma come l'altra volta non si e' andati oltre. Per le vacanze di natale questa volta niente Napoli e neppure Palermo, mi va di fare una scorazzata con l'Alfa per saggiare le mie capacita' di guida fino ad Arezzo assieme a Antonella che ancora di tanto in tanto frequennto così come Lucietta ma ripeto solo ogni tanto perche' sono entrambi fidanzate e io rappresento solo una fugace evasione. sono alquanto preso per la prossima chiamata alle armi cominciando il corso allievi ufficiali di complemento  alla scuola Militare alpina di Aosta il 9 gennaio 1967 e in effetti sono piuttosto sulle spine all'idea di onorare la memoria di mio nonno   



sabato 18 ottobre 2025

TUTTO SUPER

 CON IL 66 PASSIAMO AL TERZO CORRELATO DI BLOG . LA PASSEGGIATA DELLE CATTIVE


Per la festa di capodanno che come al solito passo a Napoli non ritrovo nessuna delle mie vecchie conoscenze, ma degli amici che mi ero fatto a Napoli,  mi invitano in una casa al Quartiere Sanita’ piuttosto casareccia con due ragazze molto disponibili, per la verita’ non tanto ragazze, difatti sono entrambi piu’ sotto i trenta che i venti anni , ma l’importante che scopino alla grande e io me le faccio entrambi . Il nome? Be’ mannaggia… nell’enfasi della festa me lo sono dimenticato, comunque inizio l’anno avendo raggiunto la quota 15, piu’ quelle solite due “fino ad un certo punto”. Faccio finalmente la domanda per saltare il terzo liceo che viene ovviamente accettata comunque continuero’ a frequentare il 2° liceo dove oramai la materia nella quale mi applico di piu’ e’ fisica trasportandovi  tutte le novita’ della fisica quantistica : Feynman ma anche uno studio a fondo di Schrodinger  la sua equazione di collasso d’onda e il
famoso gatto “vivo o morto” Einstein, Bohr e i vari Pauli, Heisenberg, Bohm, Dirac, De Broglie. Solito rendimento in italiano latino e greco, poi altra materia alla grande : filosofia, dove presento una relazione pro-Kant e una contro Hegel, per poi prender,mela alla grande contro l’empirismo e contro tutta la serie di economisti alla Adam Smith, Ricardo, Say, Stuart Mill, Malthus che definisco “ronzini” del pensiero e tutt’al piu’ li ritengo ragionerucoli eredi del famoso “conto della serva” ; non ci crederete un po’ meno storia, dove tutte le guerre tra successione spagnola, inglese, francese, due, tre rose, e quant’altro….,  un titinin mi annoiano  e anche ginnastica mi impegno meno anche se vado sempre in tempi di kippe . In merito alla psicoanalisi, ho letto tutto di Freud anche la fatidica Analisi terminabile e interminabile e sulla seconda topica vado rimarcando la mancanza di una quarta figura : un Super Es da correlarsi pero’ non a Edipo, ma Narciso
che mi sembra molto ma molto piu’ rispondente alla struttura e alle  correlazioni della pulsione di morte individuata da Freud  nel saggio Al di la’ del principio del piacere. Insomma per farla breve:  sono, culturalmente parlando, un bel cazzetto nel culo, eh gia’ perche’ non tutti tra compagni e professori mi approvano , anzi molti mi osteggiano apertamente e spesso e volentieri debbo imbastire con loro dei veri e propri duelli verbali (quasi tutti i miei nemici sono annoverabili tra gli appartenenti alla sinistra , gente del PCI e anche del PSI, nonche’ neoliberisti;  un insieme che io tendo a definire, secondo le indicazioni del mio maestro Julius Evola,  con disprezzo “bottegai”, uniformandoli  nel massimo comun denominatore di osservanti della leggi del mercato e del dio denaro. La psicoanalisi e’ sempre foriera di nuove scoperte così  l’eccezionale libro di Sandor Ferenczi Thalassa,  e prendo ad approcciare Lacan, mentre continuano le mie osservazioni correzioni sulla impalcatura freudiana (Narciso e non Edipo per la seconda topica, la ideazione di un Super Es). 
Molto meno seguo la cronaca : ecco giusto  il caso Franca Viola e quello della Zanzara: sono abbastanza immerso nello studio, ma trovo il modo per fare qualche lavoretto per Franco Dodi e partecipare a qualche clacque in TV così tanto per guadagnare qualche soldino, e si tornare a farmi qualche squinzia : una mia vecchia amica d’infanzia Lucietta  di due anni piu’ grande di me figlia di un pilota di F.1 amico di mio padre Luigi Musso morto in gara nel 1958, che ho ritrovato giusto giusto in un gruppo al Delle Vittorie diretto da me , la vice responsansabile dei costumi Laura che dapprima mi osteggia ma poi me la da’ nel magazzino della Rai.   La verita' e' che sono diventato bravo anche nell'acchiappo di femminucce, le approccio con sempre maggiore perizia, assieme alla
mia modalita' di scansione temporale rallentata si e' andata affinando una certa comportamentalita' intuitiva  che si raccorda sulla persona dell'altro-a, fino ad arrivare ad una intesa  che ha del magico. Così il 5 giugno  ho uno di questi momenti magici con una signora che abita in via di Porta Pertusa proprio a fronte del pratone colle Mura Marisa di 36 anni  che conoscevo di vista da quando ero bambino e che ora mi fa salire su casa sua,  mentre il giorno del mio diciottesimo  compleanno 9 giugno 1966 faccio salire furtivamente su casa mia un'altra signora che abitava nello stesso palazzo, Cristiana di 29 anni  e così fisso numericamente il passaggio  dai diciassette  ai diciotto anni . Tutto giugno lo passo alle prese con queste 
mie due conquiste compresa la precedente  Lucietta e di tanto in tanto Valeria, rendendo quindi quel periodo di intensi studi di preparazione alla Maturita', alquanto  piu' piacevole.   

DICIOTT'ANNI

Tema d'italiano, versione italiano-Latino,  versione Latino-italiano,versione greco-italiano, poi fine degli scritti e preparazione per la prima tornata orali gruppo classico  che si avranno il giovedi  14 luglio -  ho paura che il mio tema d'italiano che avevo scelto quello storico tra i contrasti tra Cavour e garibaldi possa aver urtato qualche animo patriottico, ma per fortuna e' stato apprezzata la mia competenza storica sicche' il professore di storia mi fa una sorta di terzo grado anche con le classiche domandine assurde di cui si raccontano aneddoti " come ha perso il generale Ramorino i soldi della spedizione di Savoia?  - come erano i cannoni di Bava Beccaris a Milano ? e anche quello di italiano se ne usci' con la iper classica domanda "chi erano le amanti di Foscolo ?"noooo...."  feci io di rimando "non e' possibile, mi avevano consigliato tutti di impararmi a memoria le amanti di Foscolo, ma io non ci volevo credere , pero' come si dice...non si sa mai e così posso risponderle chiaro "si, le conosco le donne di Foscolo , una per una:  Isabella Teochi Albrizzi, Antonietta Fagnani Arese, Quirina Mocenni, Teresa Pikler, la moglie di Monti  e poi,  di Luigia Pallavicini caduta di cavallo ne vogliamo parlare?" Insomma un esamone che lascio' interdetti  e anche terrorizzati il crocchio di studenti che dovevano sostenere l'esame subito dopo di me, che si era fatto alle mie spalle . Insomma parlare di marcia trionfale e' dir poco.  Gli studenti che facevano parte della mia sezione che mi conoscevano come studente del secondo erano strabiliati e piu' d'uno mi chiedevano consigli, anche una ragazzetta, un tantino piu' piccola di me (settembre 1948) Lorella  che tutti consideravano un fenomeno specie in matematica, mi proponeva di ripassare insieme il gruppo scientifico che avremmo dovuto dare insieme il mercoledi  20luglio e mi invitò a
casa sua in una traversa 
di via Cavalleggeri. era effettivamente molto brava ma piu' nella matematica classica e trigonometria di equazioni differenziali e integrali sui cammini ne sapeva pochino e neppure di calcolo infinitesimale, ma in realta' la competenza specifica che era stata di scusa per quel'incontro, lascio',  dopo poco,  spazio ad un altro tipo di bravura, dove si sa io non ero da meno e lei pure si mostro' notevole  (19^ piece). Forse l'impatto degli esami del gruppo scientifico fu meno eclatante,  anche a livello di votazione nella licenza di maturita' classica   con un 8 in matematica, un 9 in fisica, ma solo un 6 in scienze, che invece nel gruppo classico ebbe 9 in italiano, filosofia , 10 in storia e 8 in storia dell'arte e 9 in latino e greco.  Ora c'era da godersi un po' dell'estate , mentre ero ancora indeciso se iscrivermi all'universita' in Filosofia o in Fisica  (avrei considerato anche psicologia, ma c'era solo l'Istituto di Padova che non era una universita' riconosciuta) per l'intanto pero' ci tenevo a fare il militare negli alpini per rinverdire la tradizione militare di nonno Mario e feci pertanto immediata domanda per il  46° corso AUC che sarebbe partito il 9 gennaio 1967 



martedì 7 ottobre 2025

DISCORSI SENSATI SULLA ORIGINE DELLA MALATTIA

 

il cosidetto immaginario collettivo si è sempre lasciato convincere con facilità da una sorta di paradigma fondato sulla paura  che ha informato tutte le strutture sociali, sia quelle di tipo religioso fideistico dove la paura era in funzione del peccato con la  malattia come  la giusta punizione di stampo divino , sia di tipo economico consumistico dove invece  la paura della  malattia era di un tipo più legato a consumismo e mercimonio con avallo di procedimenti statistici, ma nel contempo ha anche costruito una vera e propria credenza, comune ad entrambi le Società, ovvero una incondizionata ammirazione per una supposta perfezione della natura, con però alcune falle, incidenti di percorso,sotto un aspetto non biologico, ovvero terremoti, glaciazioni, nubifragi,  ma veri e propri tilt se passiamo all’aspetto biologico, dove la malattia, specie con il suo assurgere a indicizzazione generale con le epidemie, fa indubbiamente la parte del leone - un ulteriore  aspetto di tutto il correlato sotteso al termine malattia, che però, diciamocela tutta, da un punto di vista dell’utilità delle classi detentrici del potere, di qualsiasi periodo e orientamento,  è stata una vera manna. Come si evince dunque da ogni modalità di approccio alla tematica malattia torniamo sempre alla convinzione di una coscienza più o meno collettiva, che ricerca le sue motivazioni e la sua stessa logica sempre all’esterno da sè, ma mai e poi mai all’interno, nelle pieghe del suo essere al mondo e in precise modalità di reazione della sua entità biologica (un corpo, ma anche una mente in stretta correlazione, per dirla tutta: un tutt’uno!) ad un mondo che la impegna. La struttura e le cause della malattia sono andate, nel corso dei millenni e  delle varie società, sempre ricercate in qualcosa di esterno:  il peccato, la punizione, la contravvenzione a precisi dettami, sia etico/religiosi, sia di abitudine e di prassi di vita, nè il paradigma è granchè mutato quando si è addivenuti alla cosidetta mentalità scientifica della medicina moderna, laddove ci si è limitati a sostituire  i termini: il protocollo nosologico al
posto della offesa al divino, una casualità a mò di sfiga, alla bisogna  biologica e genetica, al posto della colpa e vieppiù il procedimento statistico, ovvero una sorta di gioco del cucuzzaro come procedimento distintivo per l’individuazione dei meccanismi di diffusione della malattia. 
Insomma, parliamoci chiaro, il principio di mantenere a stretto giro di coscienza e quindi nè più nè meno come uno dei tanti analoghi individuati attraverso il meccanismo metaforico della condensazione e quindi con un referente sempre esterno che funge da paragone, è quanto mai inadatto a trattare un qualcosa che invece riposa ben dentro di noi e semmai abbisogna di tutt’altri meccanismi di disvelazione, non dissimili da quelli adottati dagli altri messaggi del’inconscio. Qual’è quindi la tesi del presente scritto?  che  se cambiamo  la modalità di percezione anche la malattia si configura  come un messaggio sensato e in un certo qual modo “riuscito” non certo rispetto ad una coscienza che classifica, cataloga, ma rispetto ad un inconscio che ha come abbiamo la esigenza di mantenere il suo stato biologico di entità vitale,  direbbe Heidegger di "esser-ci", ma  è anche depositario del desiderio di ritornare da dove è venuto (de-sidera)  e quindi è proprio la malattia che ci fa pervenire a quella pulsione di morte che rappresenta il girone più ardito della speculazione di
il desiderio come ritorno
Freud sull’inconscio e il suo fine ultimo che identifica il desiderio come ritorno ad uno stato precedente all’apparire della vita (Al di là del principio del piacere) .
Malattia e morte...capirai ce n’è di che saltare della sedia! stiamo affrontando le due bestie nere della coscienza: ma possiamo dire parimenti che si tratta anche della bestia nera di un inconscio? del meccanismo fondato cioè non tanto sulla metafora, quanto sulla metonimia,  di un qualcosa che non va alla ricerca di sempre nuovi significati esterni  da attribuire alle proprie analogie, bensì del significante di tutta la sua ontogenesi, un trascinamento di emozioni, allucinazioni, ispirazioni ma anche sviste, fantasie, sogni, che pervenute a quel famoso giro di boa della costruzione della coscienza, sono state libere  di dedicarsi alla seconda istanza  dell’apparire della vita biologica, quella del desiderio! E il desiderio, come dice Freud, come dice il principio del Nirvana e anche  il 2° principio della termodinamica, è principalmente desiderio di ritorno, ritorno da quel nulla da dove si è venuti o magari da stelle lontane la cui luce che ancora ci raggiunge è anch’essa morta da milioni di anni. E se ci provassimo ad individuare un certo discorso sensato per queste due bestie nere della coscienza? e farlo non con il linguaggio simbolico dell’inconscio, ma proprio con quello della stessa coscienza: parole, scritti, studio, conoscenza e riflessioni, pervenuto finalmente però ad una modalita’ non più di diniego o svalutazione di quella parte di sè che solo da poco più di un secolo ha avuto il suo diritto di cittadinanza in merito al funzionamento di quel cervello che coordina tutte ma proprio tutte le attività della nostra entità biologica in una totale integrazione psicofisica. Per comprenderla davvero la malattia,  di questa auspicata modalità sinergica,  per ricercarne la causa, quella che in termini scientifici viene  denominata “eziologia” ovvero dalla parola greca “αἰτιολογία, comp. di αἰτιο- «ezio-» causa  e -λογία «-logia» discorso, dobbiamo spogliarci di tutte le credenze che ci sono state propinate nei secoli e affrontare il problema da un diverso punto di osservazione e anche di mentalità...eh si!  fare un pò quello i fisici quantistici fanno da qualche tempo:  doppia fenditura, neuroni specchio, entanglement, utilizzando anche varie figure che magari non te le aspetteresti in trattati scientifici: diavoletti dispettosi, farfalle, gattini che vanno e vengono da una certa scatola, e dove si parla di “indeterminazione” (Heisenberg)  “complementarietà” (Bohr) “relatività” (Einstein)  “dualismo onda/particella De Broglie) “funzione e collasso d’onda (Schrodinger) e parecchi altri tra  formule e principi.  Io suggerirei di fare quello che ha fatto la natura biologica:  partire   proprio dall’inizio, da dove è partita lei, ovvero  dall’origine embrionale dei tessuti costituenti  gli organismi viventi, ovvero dalla cellula uovo fecondata, laddove vale l’assioma della filogenesi ricapitolata dall’ontogenesi, ovvero la storia e intera vicenda dell’evoluzione della specie che ha una puntuale riproposizione nella storia e vicenda di ogni singolo individuo, cioè l’embrione. Proprio come a livello macroscopico un elemento esterno filiforme che può benissimo essere visto come una cometa, quindi un qualcosa di origine siderea (de - sidera)  si impatta e penetra in un elemento tondo tipo un pianeta quale la terra, quindi una filogenesi anche cosmogonica per l’apparire della vita, a livello biologic0/soggettivo un elemento della stessa forma di una cometa (spermatozoo maschile ) penetra nell’uovo  femminile per dare avvio ad una nuova vita. L’inizio è obbligato ed è rappresentato dall’embriologia, una branca che non è stata mai troppo considerata nell’accezione della medicina tradizionale, più attenta a procedure di carattere nosografico, i famosi protocolli, con formulazione di diagnosi e prognosi e valutazioni a livello statistico. Uno studio, una attenta esamina dei tessuti  costituenti  gli organismi viventi, che hanno appunto origine nell’embrione, in effetti potrebbe rappresentare quel salto di qualità, in grado da dare
alla medicina una marcia in più, anzi  proprio ad  un cambiamento di marcia, per individuare nuovi parametri di intervento. Noi sappiamo che dopo il concepimento la cellula uovo fecondata  comincia un processo di  divisione e moltiplicazione della sua struttura:  da una singola cellula a due, a quattro a otto, fino al numero di sedici le cellule sono chiamate totipotenti, perchè da ognuna di queste singole cellule, può ingenerarsi un organismo completo, dalla 16^ in poi però comincia un ulteriore processo di  differenziazione, che porta alcune a posizionarsi all’esterno dell’ammasso cellulare, altre all’interno, un pò come se ci fosse quel famoso diavoletto di Maxwell che posiziona particelle incanalandone da una parte all’altra della stanza, ma la peculiarità più significativa  di questa suddivisione oltre la sedicesima cellula è che esse non sono più totipotenti, cioè non possono dar luogo ad un organismo completo, non possono diventare una qualsiasi cellula di tale organismo, ma solo un determinato tipo di tessuto, un tessuto che è stato denominato embrionale e ha dato appunto luogo alla formazione di foglietti embrionali, che andremo a dettagliare tra pochissimo, come terza delle Cinque Leggi che un medico tedesco ha ideato e stilato con la qualifica di “Biologiche” Come vedremo sono proprio  questi  foglietti embrionali gli elementi su cui stabilire una nuova, diversa e infinitamente più corretta e dettagliata eziologia di qualsivoglia affezione, stabilendo una precisissima e sistematica correlazione tra il fenomeno malattia e l’evento che l’ha ingenerata, ovvero sempre e comunque un trauma, un trauma di adattamento ad un ambiente, da cui si diparte un conflitto, con tanto di processo reattivo e di riparazione che non potrà non avere tutta una serie di vicissitudini, proprio come le antiche “pulsioni” freudiane,
questa volta però che affonda la sua logica in tutta la filogenesi della specie e nella sua ricapitolazione con l’ontogenesi dell’individuo:  da organismo monocellulare a pluricellulare, e sotto la spinta dei cambiamenti di stato cui un organismo sempre più complesso e articolato si trova ad interagire, che  produrranno nuove abilità si, ma anche nuove modalità di reazione ai conflitti che il mondo naturale ci richiede per continuare a farsi abitare:  occorrera’ difatti  fornirsi di differenti specificità anatomiche nel passaggio da un elemento acqua ad un elemento terra, polmoni al  posto di branchie, un apparato locomotore invece di pinne e coda,  formazione di  muscoli, tendini, uno scheletro, crescita di  peli per far fronte alla rigidità del clima, la pelle dovrà ispessirsi per proteggersi dai raggi solari, quindi, nuove specializzazioni fisiche, continuare a sviluppare  una locomozione sempre più efficace, e apparati atti a favorire una aggregazione in gruppi e relative nuove funzioni per fronteggiare le crescenti difficoltà, indotte anche dal vivere sociale (la più tipica e già specificamente umana, la parola e il linguaggio articolato) Tutto questo ha una traccia psichica, ma anche biologica in quello che siamo diventati, e una precisa traccia hanno anche i relativi conflitti che abbiamo dovuto affrontare, che si andranno appunto a localizzare nello sviluppo dei foglietti embrionali. E’ proprio da queste considerazioni che prende corpo la teoria Biologica di un nuovo modo di intendere la medicina che quel medico tedesco, di cui abbiamo fatto cenno:  Ryke Geerd  Hamer ha formulato, dopo aver subito in prima persona un trauma spaventoso che ha anche avuto un certo riscontro di cronaca, ovvero l’uccisione nell’estate del 1978  da parte del Principe Vittorio Emanuele di Savoia, che per futili motivi  si mise a sparare all’impazzata tra alcune barche attraccate a ridosso del’Isola di Cavallo in Corsica, colpendo casualmente  un giovane di 19 anni Dyk che era appunto il figlio di Hamer, morto dopo 4 mesi di agonia, evento che  al padre  ingenerò un cancro al testicolo, per il quale essendo lui un oncologo ne valutò sulla sua pelle l’eziologia andando appunto a stabilire una connessione tra trauma e affezione. Nasce da tale drammatico evento quella che questo medico arriverà a definire “ La ferrea legge del cancro” che costituisce la prima delle sue “5 Leggi” denominate  “Biologiche”  e stabilisce che  quando uno dei conflitti dell’esistenza assume una virulenza inusitata e ha la  peculiarità di un  vero e proprio shock, improvviso, inaspettato e vissuto in uno stato, vero o supposto, di isolamento, ecco allora che la reazione del relativo foglietto embrionale sarà altrettanto virulenta e produrrà appunto un tumore ovvero una abnorme proliferazione di cellule  o una drastica riduzione, a secondo del  coinvolgimento della parte dell’encefalo preposta e questo semplicemente perchè rappresenta una forma ancestrale di reazione a quello specifico trauma per il quale è stato sollecitato un determinato foglietto embrionale, che si appunta su di una determinata parte del corpo che quindi si costituisce come una sorta di “organo/bersaglio” di un complesso processo di reazione e riparazione, che noi chiamiamo erroneamente malattia e anche cancro. La grande novità e diversità di tale concezione dalla ortodossia medica,  è innanzi tutto quella di stabilire una totale sintonia tra  mente e corpo,  ovvero una perfetta entità integrata psico/fisica e proprio in quanto tale definita biologica, ma anche quella di differenziare due diverse fasi di risposta ad un trauma, anzi a tutti i traumi: una prima fase  cui l’unità biologica mente/corpo reagisce di primo acchitto... “a botta calda” dice il senso comune, ovvero mettendo in atto tutti quei sistemi di allarme e di pronta reazione per far fronte all’immediato pericolo: una reazione che possiamo spiegare  a livello di sintomo dal verbo greco “συμπίπτω - accadere, capitare insieme, in quanto composto dalla particella  σύν  che significa  appunto insieme  e il verbo  “πίπτω” che significa accadere;  ovvero che cosa è che capita insieme? appunto l’evento traumatico e l’io conscio come “persona, come presenza che si trova in questa situazione di emergenza, Hamer la chama “fase fredda o simpaticotonica in quanto innesca le innervazione del sistema simpatico, ma se uno volesse andare ad adottare una terminologia psicoanalitica, questa è una fase in cui è in gioco solo il sistema conscio dell’individuo, ovvero l’Io, che come ha osservato Freud agisce sempre per  per sintomi (accade insieme all’evento) - quindi una seconda fase, quella che si instaura quando l’emergenza è, per così dire, superata, che Hamer chiama Vagotonica o fase fredda, in quanto
diretta dal nervo vago, quella che mette in azione i foglietti embrionali.  E’ in questa fase vagotonica  che si manifesta appunto la malattia, tanto più grave e virulenta, quanto più grave è stato lo schock traumatico, ma che sul proseguo dell’intenzione del presente scritto, di correlazione con la psicoanalisi, non sarà più da ascrivere solo  al sistema conscio e quindi alla pronta reazione  sintomatica bensì  anche a  quello inconscio la cui reazione è molto più elaborata, eminentemente simbolica, nel senso che deve “ri-mettere le cose a posto (sum-Ballein) che l’evento traumatico e il relativo conflitto innescatosi a livello di individualità biologica, hanno di fatto cercato di separare (dia-ballein) in una accezione di integrità e normotonia biologica. 
Dice uno psicoanalista, seguace di Freud, Jacques Lacan che il tempo dell’inconscio è il Futuro Anteriore, quel “sarà stato” che da’ senso a quello che deve avvenire nel solco della tradizione e della ri-assunzione  di un passato da cui trarre ispirazione; e’ quanto mai ovvio quindi che questo futuro anteriore è dato dalla psicoanalisi, per ora, in primissima istanza, la canonica psicoanalisi freudiana, l’interpretazione si, ma non solo dei sogni, ma di tutte le altre manifestazioni del cosiddetto inconscio, i lapsus, gli atti mancati, i motti di spirito,  le fantasie, tutte le produzioni dell’arte, scrittura, musica, pittura, scultura, architettura, cinema, quindi la malattia e in un’ultima battuta, la morte: tutti meccanismi che Freud identificava come discorso di un linguaggio, la famosa “talking Cure” secondo la felice espressione di Anna O., una delle sue prime e più celebri pazienti, “l’inconscio è strutturato come il linguaggio” ribadiva  Lacan, e in quanto a quel certo discorso, il discorso di ognuno dei prodotti dell’inconscio, che riflettono altro della coscienza...bhe! superfluo sottolineare, tornando a Freud  e alle sue espresse parole,  che “ogni discorso mancato è un discorso riuscito”Per  verificare se questo discorso mancato è davvero un discorso riuscito, dobbiamo vedere in qual modo le tipiche funzioni simboliche dei prodotti  dell’inconscio o Es, nel senso proprio del termine simbolo, possano conformarsi alle scoperte di Hamer sulle leggi biologiche e al funzionamento dei foglietti embrionali. Partiamo dall’inizio proprio dalle prime scoperte di Freud,  ebbene si! tutto sembra correlato alle parole, e non solo, ma queste parole si riferiscono a fatti, episodi, circostanze, pensieri che perlomeno fino ad allora erano considerate un pò uno scarto del linguaggio articolato e anche del pensiero: il sogno, oh diamine!  il sogno, ma ti rendi conto?:  da quando in qua un medico, un professore, si mette alla stregua di una volgare “smorfia” per vincere al lotto? e come se non bastasse:il lapsus, che cosa è un lapsus? un svista linguistico/espressiva, del tutto irrilevante ai fini del significato di un discorso compiuto, ed ancora. l’atto mancato, un pò tutto il mancato e persino il motto di spirito, una boutade, l’ironia... da che mondo è mondo, tutto armamentario buono ecco al massimo per rappresentazioni senza pretese di un teatrino di evasione. Ma il signor Freud insiste e va oltre:  tali “scarti” del linguaggio e dello stesso pensiero umano vanno sempre più assumendo un significato “altro” che tende addirittura a trascendere e superare quello tradizionalmente accreditato. E’ la famosa “rivoluzione copernicana” dell’inconscio, secondo la stessa definizione di Freud, che riprende una dizione che aveva già utilizzato Kant,  perchè è così che l’inconscio viene postulato, non come parte oscura e misteriosa della mente umana, che questa era già stata espressa da più di uno studioso : Wundt e persino Schopenauer e Nietzsche, ma che viene esperito attraverso sue manifestazioni/effetti, che si discostano dal senso cosiddetto normale, come ho fatto cenno, addirittura considerati scarti. E’ questo il modo in cui Freud scopre l’inconscio: da effetti di significazione!  Le parole sono solo uno dei  mezzi per portare alla luce, tali meccanismi e sovente neppure il più importante, checchè ne abbia a dire Anna O., anzi per lo più vanno interpretate per quello che non dicono, per quella metà nascosta, ed è proprio tra le pieghe di tali parole e individuando altri messaggi del corpo, la svista, l’accenno, il mancato, le conversioni, insomma tutti i meccanismi dell’inconscio, che possiamo pervenire al senso profondo, appunto di quello che il corpo nella sua interezza ha da comunicarci In effetti la “scoperta” di Freud è epocale, ma anche la “scoperta” di Hamer è epocale :”l’Io non è più padrone a casa sua” si è detto a ragione,  ma in questa casa ci sono proprietari e anche inquilini che utilizzano loro “credenze” e si comportano di conseguenza. Come giustamente ha affermato Lacan, l’Io funziona come un sintomo, anzi è il sintomo per
eccellenza, per cui anche il linguaggio parlato sarà giocoforza sintomatico, ma non così l’inconscio o Es,  che come dice sempre ancora Lacan, non parla, ma ripete, ovvero dice sempre la stessa cosa! e perchè lo fa? “elementare Watson!”  direbbe lo Scherlock Holmes di Conan Doyle “...perchè non è mai capito!” Il punto è che l’Es non agisce per sintomi, ma con un altro meccanismo, ben più complesso : il SIMBOLO.
e' quindi solo dal misurarsi col simbolo ecco l'unica change che abbiamo per poter azzardare una qualche, non dico comprensione, ma perlomeno intuizione sul funzionamento dell'inconscio.

MITO E MATEMATCA

Diciamo che le cose del mondo in merito alla conoscenza e sulla conoscenza, che erano state appannaggio della filosofia ed anche della poesia e dell'arte in genere   cominciarono ad andare diversamente quando a prendere il posto del Mito  fu un tipo di costruzione logica  eminentemente umana, che non faceva ricorso ne’ alla fantasia, ne’ al sentito dire, ne’ al mistico o al leggendario :  la matematica. Questo, per la verita' si era visto gia' ai tempi della grecia antica  con studiosi come Pitagora, Euclide anche Archimede, ma e' con la matematica, diciamo così moderna,  ovvero  quella del  secolo XVII, che  da noi in occidente comincio’ a diffondersi un certo tipo di ragionamento che postulava una oggettivita’ con l’intero creato. Certamente da subito,  nel suo ambito cominciarono le  controversie, con  posizioni oggettivamente  categoriche e assolutiste tipo quella di Cartesio, da molti indicato come il fondatore del principio matematico  “tutti i problemi  possono considerarsi problemi matematici nei quali si andava a cercare un ordine e una misura e non era rilevante che si trattasse di numeri, figure, stelle, suoni o qualsiasi alto oggetto – vidi dunque che vi doveva essere qualcosa  di piu’ generale  che spiegava ogni particolare come una entita’ in cui si presentano problemi di ordine e di misura : e’ questo che io chiamo Matematica Universale – una tale scienza dovrebbe contenere la struttura di base della ragione umana  e il suo ambito dovrebbe estendersi fino ad estrarre il vero da ogni argomento." e si  arriva  a posizioni di scontro  come quella emersa tra i due grandi studiosi Leibniz e Newton a proposito del calcoloinfinitesimale,  che possono essere riassunte nella 

diatriba tra res extensa e rex intensa, ovvero nel principio  che la struttura matematica dell’intero creato dovesse ricercarsi all’esterno, nella struttura delle cose fisiche del mondo,e quindi in un assoggettamento della natura alle leggi della matematica come sosteneva Newton, o piuttosto all’interno dell’uomo come una sorta di “vis viva” come invece postulava Leibniz. Va notato che Leibniz si serviva di una tale forza per formulare una visione opposta a quella del rivale inglese, anche se per molti versi del tutto speculare ai fini dei risultati pratici che porto’ appunto alla  alla definizione congiunta di Limiti, Derivate e Integrali  nelle equazioni differenziali ed anche alla ideazione dei numeri immaginari (negativi di proiezioni). Una ulteriore controversia si sviluppo’ praticamente da due concezioni parimenti opposte sulla natura della realta’, ovvero se i fenomeni che la natura,
tutta la natura, ospita  hanno carattere continuo  oppure discreto. Entrambi le concezioni  trovano riscontro di volta in  volta nella nostra intuizione, nel quotidiano, nei nostri organi di senso , nei dispositivi di misura e in generale nelle apparecchiature scientifiche. La distinzione  in realta’ continua e realta’ discreta  che si rispecchia altresi’  nella classificazione  degli strumenti analogici e digitali, di cui  negli ultimi anni abbiamo avuto così tanti riscontri  ha impresso alla matematica digitale uno slancio senza pari, facendo sì che la visione discreta  del mondo si affermasse quasi univocamente. Sul “discreto” infatti  sembra basarsi il nostro mondo attuale, conformando appunto l’era del computer e degli strumenti analogici ai quali sembra che tutto si conformi e le sacche di resistenza di una concezione continua del nostro mondo  sembra venir relegata alla  obsolescenza ne’ piu’,  ne’ meno simile alle  nostalgie di vegliardo sui bei tempi andati  Probabilmente e’ la parallela strettissima  tra visione discreta  e il codice digitale di cui si occupa oggi la scienza e la tecnica della informazione che ha portato alla prevalenza della concezione discreta su quella continua. La fisica teorica vede costruirsi il suo piu’ promettente scenario, quello della meccanica quantistica, proprio sul predominio del discreto, laddove si parla di universo informato e integrato previa l’introduzione  di nozioni estranee alla solida e rigorosa disciplina Newtoniana  basata su cio’ che si puo’ misurare. Tornano quindi dopo un lungo periodo di quasi esilio  Democrito, Epicuro, Lucrezio con i loro atomi e Pitagora con i suoi numeri, mentre  recedono i primi ilozoisti come Talete  e Anassimene  che andavano alla ricerca di un principio di tutte le cose in entita’ naturali come l’acqua. L’aria  o il fuoco. Ritroviamo gia’ nei paradossi di Zenone una prima affilatissima critica alla concezione continua  della natura  dello spazio e del tempo, ma e’  con Newton e Leibniz e le loro diverse interpretazioni del calcolo infinitesimale  che la questione prende corpo e produrra’ la negazione della realta’ assegnata ai numeri reali proprio grazie all’introduzione del concetto di numero immaginario, che spezza appunto quella continuita’ in cui ancora riposava la scienza. La concezione quasi totalmente  discreta e operativa della matematica si afferma nel XX secolo  e la prima vistosa affermazione ne sono i programmi per computer, le operazioni logiche, discrete  e gli automi cellulari con il loro replicare l’andamento formale  degliorganismi viventi, come platealmente dimostro’  sul finire 
degli anni sessanta  il matematico  John Conway  con il suo gioco della vita denominato LIFE, che e’ l’esempio piu’ famoso di “automa cellulare”  il cui scopo e’ quello di mostrare  come comportamenti simili alla vita  possano emergere  da regole semplici e interazioni a moti corpi. In tale gioco che e’ composto da un solo giocatore si parte da una configurazione iniziale a scelta e quindi  applicando una serie di regiole inderogabili  si perviene  ad una successione di ammirevoli strutture  la cui dinamica aperta e periodica  ricorda l’andamento dei fenomeni biologici e persino il comportamento di colonie di insetti o stormi di uccelli. In altre parole l’evoluzione del gioco e’ determinata dal suo stato 
Si svolge su una griglia di caselle quadrate (celle) che si estende all'infinito in tutte le direzioni; questa griglia è detta mondo. Ogni cella ha 8 vicini, che sono le celle ad essa adiacenti, includendo quelle in senso diagonale. Ogni cella può trovarsi in due stati: viva o morta (o accesa e spentaon e off). Lo stato della griglia evolve in intervalli di tempo discreti, cioè scanditi in maniera netta. Gli stati di tutte le celle in un dato istante sono usati per calcolare lo stato delle celle all'istante successivo. Tutte le celle del mondo vengono quindi aggiornate simultaneamente nel passaggio da un istante a quello successivo: passa così una generazione.Le transizioni dipendono unicamente dallo stato delle celle vicine in quella generazione: Qualsiasi cella viva con meno di due celle vive adiacenti muore, come per effetto d'isolamento;Qualsiasi cella viva con due o tre celle vive adiacenti sopravvive alla generazione successiva;Qualsiasi cella viva con più di tre celle vive adiacenti muore, come per effetto di sovrappopolazione; Qualsiasi cella morta con esattamente tre celle vive adiacenti diventa una cella viva, come per effetto di riproduzione.I riferimenti di tale gioco  non sono solo nel regno della natura : in sostanza Conway gioca con le sue regole  come Italo Calvino gioca con i tarocchi  costruendo spazi narrativi a schema in Il Castello dei destini incrociati o con le fini e i nuovi principi   in “Se una notte d’inverno un viaggiatore, o anche George Perec utilizza il salto del   cavallo negli scacchi per esploraere un condominio 
parigino (La vie mode d'emploie). Possiamo osservare che il termine "gioco"  da una parte esprime una particolare relazione  tra scelta e regole , dall'altra rimanda ad una tradizione che si rifa' a tecniche combinatorie  consentita dalla discretezza degli elementi in gioco, in netta opposizione con la continuita'.

domenica 5 ottobre 2025

QUALE CULTURA? DESTRA O SINISTRA, CONTINUA O DISCRETA

 

La cultura puo' tradire le sue premesse di corretta conoscenza del mondo ? Eccome ! La cultura e' difatti quasi sempre al servizio del potere e quindi ne asseconda, a volte addirittura ne perfeziona le tendenze alla manipolazione . Beh, magari le cose non sono così nette, come  diceva Lacan "la verita' e' sempre un dire a meta'  e in tal senso io in genere io sono propenso a fare un certo distinguo tra quando la cultura si sposa alla sinistra ed in genere a quel buonismo intellettuale, che caratterizza tale mentalità, e che informa quella che generalmente viene etichettata come faziosità, e quella che invece si riferisce ad un aspetto meno rigido della conoscenza, piu' malleabile e quindi meno dogmatico, quale si assiste invece dalla parte che un po' fumosamente viene detta la destra. Da un lato la manipolazione mediatica isola una o più caratteristiche di larga diffusione - l'istruzione superiore, la residenza in un'area metropolitana, la gioventù - e le trasforma in distintivi di appartenenza a una élite sedicente virtuosa in seno alla comunità di riferimento, dall'altro crea un'aspettativa positiva associando queste caratteristiche a preferenze politiche presentate in termini altrettanto positivi: l'internazionalismo, l'europeismo, il politicamente corretto, generando così nei destinatari un obbligo morale ad aderirvi, per certificare la propria appartenenza alla schiera dei migliori. Il fenomeno, noto agli psicologi sociali come Effetto Rosenthal o Effetto Pigmalione, descrive la possibilità di indurre i comportamenti e/o le qualità di un soggetto rendendogliene manifesta l'aspettativa da parte di un'autorità o di una guida riconosciuta. Se i giornali scrivono che i cittadini più istruiti votano progressista perché sono saggi, questi ultimi tenderanno ad avverare la profezia votando progressista, sì da essere degni di annoverarsi tra i saggi. Collateralmente anche i meno istruiti, purché esposti alla narrazione, orienteranno le proprie opinioni verso il medesimo standard per assimilarsi ai migliori. In questo modo la descrizione mediatica diventa norma coattiva, avverando se stessa. In un altro mio articolo si Facevo presente come il principale movente politico della vasta e longeva categoria dei moderati non risieda nell'interesse o negli ideali, ma piuttosto in un desiderio di celebrare la propria superiorità aderendo agli standard etico-politici di volta in volta fabbricati e magnificati dagli organi di stampa, cioè dal potere in carica. Si è anche visto come la coltivazione di exempla negativi da cui distinguersi - gli estremisti, i razzisti, i fascisti, i terroristi, gli indifferenti, la pancia degli elettori ecc. - sia strettamente funzionale all'allestimento letterario di quegli standard buonisti e alla loro imposizione: il terrore di finire dietro la lavagna con il cappello dell'infamia spinge i gregari a suffragare qualsiasi atto, anche il più atroce. È il terrore atavico dell'esclusione dal branco, la cui urgenza irrazionale diventa strumento di propaganda e di sottomissione in quanto prevale sugli interessi dei singoli, anche i più legittimi, e li annulla nell'imperativo di un presunto bene spersonalizzato e comune - cioè del personalissimo bene di chi detta le trame ai giornali.

Ai mezzi di informazione spetta il compito di alimentare questa aggregazione autocelebrativa coltivando simboli, mode, antagonismi e dibattiti che, per aggredire i gangli prerazionali del target, devono affondare la loro suggestione negli archetipi più radicati e ancestrali. Quindi e' piu' che altro l'erudizione che e' devocata a raccogliere il messaggio con tutte le implicazioni di approssimazioni e anche di falsita' , non essendo tale da saper distinguere una corretta differenza. Che dei dotti, un po' piu' raffinati degli eruditi debbano avocare a sé la guida delle cose pubbliche era già in Platone, là dove contrapponeva alla democrazia ateniese la sofocrazia, il governo dei filosofi e dei sapienti. Dall'altro, l'attenzione al grado di istruzione innesca un automatismo pedagogico che rispecchia l'infantilismo coltivato dai media e dove la qualità degli individui è misurata in termini di diligenza e non di intelligenza. Sicché lo studente/cittadino meritevole è quello che ascolta la maestra, passa gli esami e consegue il titolo di studio, così come il politico buono è quello onesto che si attiene alle regole senza metterle in discussione, il lettore buono è quello che ripete tutto ciò che legge sui giornali e il popolo buono è quello che fa i compiti a casa di merkeliana memoria, senza interrogarsi sulla bontà del progetto politico sotteso. Il successo di questa articolata "captatio benevolentiae" è tale da suscitare non solo l'autocompiacimento dei suoi destinatari - sì da renderli argilla nelle mani del manovratore di turno - ma anche un odio acerrimo verso chi non si conforma allo schema. I moderati, nonostante rappresentino di norma la maggioranza dell'elettorato (diversamente il potere non se ne curerebbe), amano immaginarsi come uno sparuto manipolo chiamato a difendere la fiamma della civiltà dai barbari. La loro forza sta nella paura, e la paura genera odio. Sicché, nei rari casi in cui la realtà non si conforma alle loro aspettative, si scagliano contro chiunque ardisca trasgredire il catechismo impartito dai loro giornali. Il subumano va arginato e interdetto per il bene di tutti e in deroga a tutto. Resta l'effetto: quello di rendere dicibile l'indicibile - la revoca del suffragio universale - e di gettarne il tarlo nelle teste dei lettori, così da prepararli ad applaudirne l'avvento e illuderli che, quando ciò accadrà, loro non ne saranno colpiti trovandosi al sicuro sulla sponda dei migliori. Insomma è sputato quello che sta accadendo oggi con questa farsa della pandemia, di un terrificante , anzi flagellante (per usare un termine assai caro alla stampa di regime) contagio, che in realtà ha quasi realizzato il sogno indistruttibile della medicina allopatica e della farmacologia "di fare di ogni sano un malato" tirando fuori dal cappello di illusionista i termini del nuovo "crugifice" negazionista, complottista, no vax, no mask. Avendo chiarito che le temibili decisioni della massa ignorante non sono altro che le decisioni sgradite alla massa degli opinionisti e dei loro lettori, non è del tutto ozioso chiedersi se esista davvero, e in che misura, una correlazione tra l'istruzione/informazione degli elettori e la qualità della loro partecipazione politica. Nel mischione semantico postmoderno, "scientia" (conoscenza) e "sapientia" (saggezza) convergono nell'accezione burocratica del sapere certificato dai titoli di studio, sicché la sofocrazia platonica - il governo dei saggi - diventa il governo dei laureati e, a fortiori, di coloro che formano i laureati, cioè dei professori, attestati da non meglio precisati titoli se non quelli di un asservimento da mercimonio al sistema . Essa diventa quindi tecnocrazia, l'esito ossessivo della contemporaneità politica in cui l'equivoco di una seduzione antica si coniuga con l'ulteriore equivoco di una competenza che si vorrebbe rivolta agli strumenti - il diritto pubblico, i regolamenti di settore, le norme contabili ecc. - e non ai fini del governo comune. Se gli strumenti nascono al servizio dei fini, escludere dalla determinazione dei fini coloro che non conoscono gli strumenti è un modo intellettualmente puerile per avocare a sé le decisioni, nel proprio interesse. Per lo stesso risibile principio, chi non ha studiato l'armonia tonale non potrebbe esprimere preferenze musicali, chi non conosce l'aerodinamica non potrebbe decidere su quale volo imbarcarsi e a chi ignora la geologia degli idrocarburi andrebbe vietato di impostare il termostato di casa. L'aristocrazia del passato, più onesta, spregiava il vile meccanico anteponendogli l'erudizione e il lignaggio. Quella odierna lo glorifica per dare una parvenza di asettica meritocrazia ai propri capricci. Si riporta un'interessante ricerca della professoressa Penny Lewis sulla ricezione della guerra di Vietnam presso il pubblico americano di quindi più di mezzo secolo fa " in generale, i settori più istruiti del pubblico hanno sostenuto più di tutti il prolungamento dell'impegno militare americano [in Vietnam].
Nel febbraio del 1970, ad esempio, Gallup sottoponeva al campione il seguente quesito: "Alcuni senatori sostengono che dovremmo ritirare immediatamente le nostre truppe dal Vietnam: siete d'accordo?". Tra coloro che fornirono una risposta, si espressero in favore del ritiro immediato oltre la metà degli adulti in possesso di licenza elementare, circa il 40% dei diplomati e solo il 30% di coloro che avevano frequentato un'università. Non si trattava di un'anomalia statistica. Nel maggio del 1971 il 66% dei rispondenti laureati riteneva che la guerra fosse stata un errore, a fronte del 75% dei diplomati. In generale, un'attenta lettura dei dati dimostra che nella maggior parte delle questioni riguardanti la guerra, la più forte opposizione al coinvolgimento americano in Vietnam provenne dalla parte meno istruita della popolazione. " Tornando al nostro Paese : p
oiché raramente i programmi di storia dei licei si spingono oltre il Fascismo, ci piace ricordare anche ai più istruiti che cosa fu la guerra in Vientam: una lunga, inutile e sterminata carneficina, la più grande dopo la seconda guerra mondiale, con oltre 5 milioni di morti di cui quasi 4 civili, dieci nazioni coinvolte, rappresaglie, stupri, torture e milioni di sopravvissuti traumatizzati a vita. Ma essa fu anche la più grande sconfitta politica e militare degli Stati Uniti, che in quell'avventura persero oltre 160 miliardi di dollari e quasi 50.000 uomini senza ottenere nulla, se non la vergogna di un attacco infame e di una disfatta su tutti i fronti. Inaugurata con il pretesto evergreen di proteggere un gruppuscolo esotico dai cattivoni di turno (allora erano i comunisti, oggi frequenterebbero una moschea) e degenerata nella penosa illusione di "rendere credibile la potenza" americana (cit. JFK), la guerra in Vietnam durò vent'anni. E in quei vent'anni l'opinione pubblica americana ne conobbe le atrocità leggendo i reportage, seguendo i documentari e ascoltando le testimonianze dei rimpatriati. Con il passare degli anni anche la prospettiva di un esito favorevole del conflitto appariva sempre più remota, sicché sostenere l'impegno militare dopo 15 anni di inutili stragi non era da ignoranti, ma da stupidi. E i più stupidi erano proprio i meno ignoranti. Più avanti, nello stesso libro, si riporta la conclusione di uno studio condotto dal prof. Richard Hamilton nel 1968, secondo il quale: " ... la preferenza per le alternative politiche più "dure" si riscontra con maggior frequenza tra i seguenti gruppi sociali: i più istruiti, coloro che occupano posizioni di prestigio, le categorie ad alto reddito, i giovani e le persone che prestano molta attenzione ai giornali e alle riviste. La testimonianza è di sorprendente attualità. Non solo perché le categorie sociali citate - gli istruiti, i prestigiosi, i benestanti, i giovani, prevalenti tra i falchi politicamente miopi di allora - sono esattamente le stesse in cui la stampa di oggi pretende invece di celebrare l'elettorato più lungimirante, ma soprattutto per la chiave di lettura che si anticipa nella chiusa. Queste persone non sono semplicemente informate, ma "prestano molta attenzione ai giornali e alle riviste". La ricerca di Hamilton evidenzia una correlazione tra quegli status sociali e una maggiore inclinazione a lasciarsi orientare dall'informazione stampata, cioè dalla propaganda. Elidendo i termini centrali, le retoriche degli opinionisti moderni si potrebbero allora ritradurre e semplificare così: l'elettore buono è quello che fa ciò che gli dicono i giornali. A prescindere dalla condizione sociale, che è strettamente funzionale a fabbricare nei manipolati l'illusione della propria superiorità e indipendenza (se in altre circostanze i più obbedienti fossero stati gli incolti, si sarebbe detto che i colti erano inconcludenti, debosciati ecc.). Ma perché i cittadini più istruiti e sopratutto quelli di sinistra sono, mediamente, anche i più esposti alla propaganda? Sul tema una riflessione del sociologo francese Jacques Ellul, dove si sostiene che la moderna propaganda non può funzionare senza "istruzione" o perlomeno una istruzione "incanalata" servile al sistema quale alla fin fine dopo secoli di protesta sempre un pò manierata, sempre

con un sottofondo di frustrazione e di atavica invidia, la sinistra doveva pervenire, mostrando, come ho scritto in un precedente articolo del blog LeNardullier.blogspot.com, di essere in sostanza l'altra faccia di una stessa medaglia e cioè quella del capitalismo nato dalla Rivoluzione Industriale e del progressivo consumismo. Ellul ribalta la nozione prevalente secondo cui l'istruzione sarebbe la migliore profilassi contro la propaganda. Al contrario, sostiene che l'istruzione, o comunque ciò che è comunemente designato con questo termine nel mondo moderno, è il prerequisito assoluto della propaganda. Di fatto, il concetto di istruzione è ampiamente sovrapponibile a ciò che definisce "pre-propaganda": il condizionamento delle menti tramite l'immissione di grandi quantità di informazioni tra loro incoerenti, già dispensate per altri fini e presentate come "fatti" e "cultura". Ellul prosegue il ragionamento designando gli intellettuali come la categoria più vulnerabile alla propaganda moderna, per tre motivi: 1) assorbono la più grande quantità di informazioni non verificabili e di seconda mano; 2) sentono il bisogno impellente di esprimere un'opinione su qualsiasi importante questione di attualità, e pertanto soccombono facilmente alle opinioni offerte loro dalla propaganda su informazioni che non sono in grado di comprendere; 3) si considerano in grado di "giudicare per conto proprio". Hanno letteralmente bisogno della propaganda.
In termini pedanti, l'istruzione scolastica al netto delle competenze tecniche che impartisce (da cui l'illusione tecnocratica) è il veicolo di trasmissione di un'impalcatura simbolica che riflette e rafforza, in termini necessariamente schematici e riduttivi, gli automatismi ideali della comunità politica di appartenenza.
Un ulteriore esempio, tra i tanti, è la permeabilità del pubblico al discorso pseudoscientifico, che veicola messaggi privi di fondamento scientifico ammantandoli del lessico e del contesto - accademico, editoriale, mediatico ecc. - propri della scienza. La seduzione di questa cosmesi è evidentemente tanto più efficace verso coloro che hanno maturato un rispetto acritico e istintivo verso le insegne della scienza e dei suoi luoghi, cioè in chi ne ha più a lungo subito l'autorità nel corso degli studi. Ciò realizza puntualmente l'intuizione di Ellul: l'istruzione è necessaria per affermare l'autorità dei maestri, ma quasi mai sufficiente per verificarne gli insegnamenti. È un caso etimologico che "dotto" e "indottrinato" condividano la stessa radice (dŏcĕo), e così anche "sedotto" ed "educato" (dūco). Non è invece un caso che i cittadini più istruiti, sia per il maggior prestigio sociale di cui mediamente godono, sia per l'impalcatura simbolica dispensatagli dalla scuola, sia per un risibile e mal dissimulato orgoglio di classe, siano i bersagli non solo preferiti dalla propaganda, ma anche i più facili. e comunque e' un po' la medesima tesi dell'ironicissimo fisico quantista Richard Feynman che prendeva le distanze da una cultura un po' troppo superficiale e quindi suscettibile di essere manipolata, proprio quella che emerge dal piu' che secolare rovellio intellettuale della ideologia di sinistra e che ha come suo archetipo originario non tanto il pensiero di Karl Marx, quanto del suo massimo ispiratore ovvero quel Giorgio Hegel che ipocritamente sosteneva che il reale è razionale e il razionale reale, proprio per mettersi al sicuro da critiche fin troppo plausibili che filosofi meno inclini alla piaggeria (Schopenauer, Nietzsche, financo un Freud) avrebbero potuto muovere ad un'idiozia del genere.
Non è difatti un caso che proprio gli intellettuali siano sempre stata la classe sociale più pronta ad accettare i dettami delle più feroci dittature, gli intellettuali ed anche gli artisti e oggi più che mai, la pressocchè quasi totalità degli operatori dello spettacolo e della comunicazione ( attori, scrittori, giornalisti , etc.) inverando in pieno la tematica del figlio di Thomas Mann : Klaus, con il suo romanzo Mephisto

NASCITA, MORTE E MARE

  Abbiamo osservato nel parallelo articolo sul Blog capotesta Lenardullier.blogspot.com,  che la nascita ha come suo momento clou il parto, ...