lunedì 9 febbraio 2026

TUTT'ALTRA STORIA

 

C’è uno storico che qualsivoglia sia il periodo che affronti nei suoi saggi, riesce sempre a farti sobbalzare dalla sedia. Sto parlando di uno storico italiano, sconosciuto ai piu’ o perlomeno , mettiamola in altri termini, molto poco conosciuto anche da noi in Italia , Guglielmo Ferrero, che come detto,  qualsiasi periodo affronti ti colpisce per la sua originalità e per le sue argomentazioni che gettano sempre nuova luce su eventi e personaggi affrontati. Gia’ parecchi anni fa la rilettura di un suo saggio sulla prima campagna d’Italia di Napoleone quella del 1796/97 “Avventura”, mi illumino’, eh si! "quasi d’immenso" ribaltando completamente l’opinione, un po’ da libro di scuola e da filmati agiografici tipo il famoso film Napoleon di Abel Gance, che avevo sul cosidetto “grande Corso”. Ma quale grande generale? Uno squattrinato militare asceso agli alti gradi in un periodo e contesto in cui le carriere vertiginose (che solo molto tempo dopo furono da lui appunto definite napoleoniche) erano quasi la norma, dovute tra l’altro sempre alla presenza di una sorta di pigmalione, nel suo caso il potente e influente Paul Barras che appunto nel 1793 in seguito ad unaoperazione  che

questi gli aveva affidato durante 
l’assedio di Tolone e che  lui da giovane capitano di artiglieria aveva condotto  con una certa brillantezza (la conquista del forte dell’Eguillette), gli fece conferire la nomina diretta a Generale di brigata. Barras fu l’anno seguente uno dei principali artefici della deposizione di Robespierre e non fece troppo caso alle voci che indicavano  il giovane generale nell'entourage nell’entourage del fratello del Dittatore, ricordandosi di lui  dove lo scelse per  sedare una rivolta di realisti presso la Chiesa di san Rocco.  Nuovamente  fece il suo dovere di esperto di artiglieria, sparando questa volta sulla folla, ma piu’ di queste gesta di perizia prettamente militare, Napoleone ancora Buonaparte e non Bonaparte, si era messo in mostra con il sempre piu’ potente oramai accreditato  protettore, condividendone l’amante ovvero una avvenente e anche intelligente creola che era stata la moglie di un generale ghigliottinato  Alexandre de Beauharnais. Per carita’ trattavasi di una condivisione per nulla segreta, anzi Josephine Beauharnais, era famosa per la spregiudicatezza con la quale era solita cambiare partner  e il fatto di essere sempre legata a Barras era diventato per quello un vero e proprio peso. .
PROLOGO AL CDO D'ARMATA 
Napoleone era solo uno dei tanti amanti  pero’ e questo fatto comincio’ a farsi strada nella mente del piu’ influente membro del Direttorio, poteva essere il soggetto ideale per togliersi dai piedi l’oramai ingombrantissima amante . Bastava promettere all’ambizioso e giovane generale un qualcosa di veramente eclatante : il comando di una Armata , per la verita’ non una Armata  della stessa importanza di quelle sul fronte occidentale, ma pur sempre un’Armata combattente , l’Armata  d’Italia. Contraccambio ? Sposare la Joesephine Beauharnais sicche’ liberarlo dalla donna che oramai era per lui solo motivo di litigi e preoccupazioni . Ecco l’esordio del piu’ grande genio militare dei tempi moderni, un accomodamento con contropartita alquanto squallidiuccia, e non dubitiamo, Ferrero con il suo saggio “Avventura” provvedera’ a dettagliare che anche le sue famose folgoranti vittorie sul suolo italiano da Cairo Montenotte al Ponte di Lodi, ad Arcole, a Rivoli e al successivo armistizio di Campoformio furono piu’ che altro merito dei suoi subalterni generali Divisionari in primis Andre’ Massena , quindi il rozzo Augereau e anche il piu’ compito e istruito Serurier (era l’unico generale proveniente dai ranghi ufficiali dell’esercito) che provvide ad erudire il giovane generale sulle spregiudicate e dirompenti teorie tattiche  di un Generale della generazione precedente Guibert, che costituirono l’ossatura del successo della campagna di Napoleone in quel 1796/97 ( estrema agilita’ e velocita’ delle truppe, niente carriaggi, salmerie o artiglieria pesante , riferimento alle antiche compagnie di ventura che vivevano di razzia (la guerra che si alimenta della guerra) e soprattutto, cosa in cui il nostro fu davvero maestro: massima spregiudicatezza, nessuna assicurazione , e nessun rispetto di limiti o confini  di stati anche neutrali. Nel saggio Avventura di Ferrero tali notizie sono riportate con dovizia di particolari e  maniacale precisione, sicche’ si puo’ dire che se Ferrero fosse solo diventato un tantino piu’ famoso , del mito di napoleone genio militare oggi non ci sarebbe traccia . In un altro libro meno circostanziato “POTERE:  i Geni Invisibili della citta’” sono numerose le certezze che vengono meno,  grazie alla arguzia e allo spirito davvero critico e anticonformista culturale di questo autore  “l’uomo” afferma il Ferrero “e’ la piu’ paurosa delle creature  e trascorre la vita in mezzo ad ogni sorta di paure , ma pur vivendo così  si distingue dagli animali perche’ aspira ad essere coraggioso. Fra tutte le contraddizioni  della natura umana quella piu’ basilare  e’ “ l’uomo e’ un essere pauroso  che vuole vincere la propria paura”  E’ questa la contraddizione  che definisce  compiutamente la civilta’. In tal senso Ferrero fa un po’ il verso al Freud de Il disagio della civilta’ quando afferma che lo Stato, la societa’ stessa  non furono create per l’amore o la conoscenza ma piuttosto  per acquisire sicurezza e far fronte alla paura. Nel cercare un senso al suo stesso titolo e sottotitolo  pero’ Ferrero  fa una precisazione non da poco conto : man mano che l’uomo si libera delle sue paure  tende a istituire dei princìpi, princìpi che Ferrero definisce di legittimita’. L’intima natura dei princìpidi legittimita’ e’ la facolta’ di esorcizzare la paura , anche quella paura misteriosa e reciproca che insorge sempre tra il Potere e i suoi soggetti . E’ giusto quindi che tali principi siano venerati come  “Geni della citta’”  Se in un Societa’ coloro che detengono il potere e coloro che vi ubbidiscono  concordano  su tali princìpi, li riconoscono giusti e si impegnano a rispettarli ecco che i “geni della citta’” sono operanti  e quindi nasce l’accordo di legittimita’ che e’ in sostanza un qualcosa che umanizza e addolcisce sia il comando che l’obbedienza. Ad esempio e’ un errore rappresentarsi le monarche assolute del passato come regimi di terrore e di oppressione, questa tendenza di “senno di poi” e’ fuorviante e non permette di capire nulla di un dato periodo storico e diciamoci la verita’ e’ un errore in cui specie la societa’ moderna e post moderna e’ incorsa praticamente sempre “la storia la fanno i vincitori “ e’ piu’ di una frase veritiera , e’ una attestazione di fatto  e ha una derivazione anglosassone e americana,  le nazioni o meglio le civilta’ che hanno vinto le ultime due grandi guerre mondiale all’insegna di quello spirito commerciale e utilitaristico che il sottoscritto bolla come “spirito bottegaio” Purtroppo tutta la storia del XX secolo e vieppiu’ questo inizio del XXI che e’ anche l’inizio di un terzo millennio sembrano dimostrare che l’unico principio di legittimita’ in vigore e’ quello appunto “bottegaio” fondato sul commercio sull’economia e sui mercati , quindi detto in una parola.  fondato sul denaro  che e’ tra l’altro sempre meno tangibile e concreto e sempre piu’ virtuale e finanziario: v’e’ anche da aggiungere una connotazione spaziale ovvero l’individuazione di una localizzazione in determinate nazioni che hanno sviluppato determinate peculiarità’ invece che altre, e qui giova assumere un altro grande pensatore il filosofo geo politico Carl Schmitt che nel suo libello Terra Mare e successivamente nel piu’ corposo “il
Nomos della terra” ha  distinto appunto potenze di terra e potenze di mare come peculiari di un modo di rapportarsi con la legittimita’ del proprio potere . Le prime le potenze di terra  contando sulla territorialità e appartenenza del propria essenza, ovvero tradizione, confini, regole, disciplina  le seconde potenze di mare, fondate invece sulla fluidita’ del mare, senza confini, senza tradizioni se non formali e sempre soggiacente a meccanismi  utilitaristi e commerciali ( titoli nobiliari concessi  fin dal cinquecento a pirati, briganti e a tutt’oggi appannaggio di gente 
che ha fatto fortuna economicamente, che e’ un buon business: dal capitano d’industria, al commerciante, al filosofo  sempre e comunque con riscontro economico  tipo chesso’ Popper, o  anche al cantante famoso tipo i Beatles, Tom Jones all’attore Alec Guinnes ma anche Sean Connery, al  campione di formula ,  John Surtees, Jack Brabham,  Jackie Stewart , etc.) . Ebbene se si vanno a studiare giustappunto le vicende storiche di questi ultimi duecento, forse anche trecento  anni vedremo che esse con poche eccezioni hanno sempre questo scontro di civilta’, terricola o talassica e quindi di differente legittimita’. Il deprecato postmodernismo, le famose invettive di Spengler, Guenon, Evola contro il mondo moderno, hanno di controparte la almeno finora,  vittoria della tendenza talassica e quindi commerciale:  la predominanza della lingua inglese, l’esasperato consumismo, i detti informanti tipo "ognuno ha il suo prezzo", l’esaltazione del successo commerciale, la finzione e il recitare parti alla bisogna per tutto e anche fatti, eventi, financo persone fisiche completamente inventate e estrapolate dalla realta’ con un massiccio onnipresente impiego di mezzi (stampa , cinema, televisione, mass media, oggi i cosiddetti social );  vedi come esempio la realta’ parallela e del tutto inventata di Hollywood, John Waine che non aveva fatto neppure il soldato divenuto Colonnello dei Marines per merito cinematografico, i massacri dei nativi americani come fulgida epopea, e non solo Hollywood anche da noi italiano  si vincono i premi, con le menzogne, i rifacimenti , i falsi storici ,   non parliamo di tempi ancora piu’ recenti : un virus inventato addotto prima a pipistrelli poi a chissa’ quale fantomatico microbo, spacciato per una pestilenza micidiale in grado di paralizzare l’intero pianeta in nome di una pandemia totalmente inventata che non ha spostato di una virgola l’indice di mortalità per nazione, la menzogna elevata a sistema, la cosidetta democrazia  mortificata da annullamento di elezioni  in caso di risultato non gradito dal potere in vigore, e così via. Insomma il cosidetto potere di legittimita’ forse lo si puo ‘ intendere ancora in vigore, purchè lo si intenda di legittimita’ della menzogna elevata a sistema dominante, mentre la connotazione  distintiva storica fondamentale individuata da Ferrero  nei due principi  del monarchico e democratico risulta forse piu’ profonda  se accoglie anche la connotazione spaziale di terricola o talassica di Carl Schmitt

 

domenica 1 febbraio 2026

IL SOGNO DELLA MERLA

 

Si ritorna sul sogno, laddove sempre piu’ vige la credenza che dietro a tutto il simbolismo e, spesso e volentieri,  l’assurdo delle rappresentazioni oniriche vi sia, non tanto un significato nascosto come ha catechizzato Freud  interpretabile attraverso i canonici meccanismi del linguaggio, condensazione e spostamento, ovvero metafora e metonimia, quanto tutto un costrutto, un vero e proprio racconto di cui quello che traspare nel ricordo ne e’ solo un pallido riflesso , che però ne conserva i meccanismi di narrazione.   Un assunto, quello della interpretazione freudiana dei sogni, confermato  da un po’ tutti i suoi seguaci, anche dal suo piu’ famoso rivale Jung che in merito alla sua spiegazione , piuttosto del  desiderio cui Freud dava un impianto eziologico, vi poneva la compensazione fino ad arrivare a Lacan che pur conservando tutti i meccanismi individuati da Freud e anzi aggiungendovi le ultime tendenze della linguistica da De Saussure allo strutturalismo,  arriva  addirittura ad equiparare non solo il sogno, ma tutto l’inconscio ad un linguaggio con la  sua appunto famosa formula,  “l’inconscio e’ strutturato come il linguaggio”, stabilendovi conseguentemente le sue leggi di funzionamento. Il sogno da me fatto questa notte e che fortunosamente ricordo con sufficiente precisione, si pone disciplinatamente sotto la scia di tali citati maestri, ma  vi aggiunge lo stupore di trovarvi a sostegno sempre quella faccenda del “vissuto” ovvero di un sottofondo che impernia  la rappresentazione di cui i fatti  rammemorati per simbolici e anche assurdi che siano, ne costituiscono l’ossatura- una ossatura, e’ bene precisarlo che non segue la logica della coscienza, ma ne ha una sua, inconscia, quindi non raccordabile  alle leggi che regolano il discorso conscio.  Riprendiamo quindi la formula di Lacan  di un inconscio strutturato come un linguaggio, si d’accordo, ma “come” non significa eguale, potrebbe  intendersi come opposto, come simmetrico ad un senso di cui v’è una parte che tutto sommato rimane nascosta, oscura, appunto in-conscia. Il parallelo con la fisica quantistica e’ d’obbligo : la doppia fenditura, l’entneglement, i neuroni specchio, il collasso della funzione d’onda, l’integrale sui cammini, il principio di indeterminatezza  e un gattino che spasseggia tra i due stati della vita e della morte con apparente disinvoltura . Il sogno di cui ho fatto cenno, che si collocanel nostro tempo conscio nell'ultimo giorno della merla ( 31 gennaio). La leggenda dice che i merli che
erano bianchi, diventarono neri  quando una merla per riparsi dal freddo intenso degli ultimi giorni di gennaio , si rifugio' in un comignolo uscendone dopo tre giorni tutta nera  e così il mio sogno dell'ultima notte di questi giorni, proprio come la merla si e' colorato di scuro per uniformarsi al nascosto dell'inconscio, lasciando pero' trasparire quel senso che qualche volta si dispone ad un suo parziale disvelamento. Il sogno  suddetto potrebbe anche  titolarsi dalle iniziali del  nome delle tre fanciulle ACE,( che anche  il nome di un succo di frutti)   che si sono accavallate in precise scansioni spazio temporali che hanno caratterizzato un certo vissuto : con la prima, io  decido
finalmente di dichiararmi dato che e' un po' che frequento casa sua e le dico di lasciare la porta aperta che nel pieno della notte verro' a trovarla dato che sono pazzo di lei  - detta così sembra ordinaria amministrazione , ma c'è e' tutto quel sotteso di cui facevo cenno, una atmosfera di attesa, di rimandi e nelcontempo di desiderio che agogna di venire soddisfatto; ci sono tutti i diciott'anni in tal sogno nel dettaglio e nel diffuso di una situazione, la citta' e colonne sonore e quel familiare che  cerca di  eludere il sociale. Nel secondo sogno siamo invece tutto nel regresso di situazione che ha una sorta di conclusione
nel fatto che io appostatomi per incrociare la fanciulla , quando vedo in lontananza  che sta scherzando con un altro, incontrato casualmente , allungo il passo per non farmi raggiungere e mi concentro su delle pagine con disegni e appunti , perche' sono sicuro che lei non ne vorra' sapere di continuare  una storia che ha un notevole passato.  disegni e appunti sono impressi con china blu e rossa e sembrano appartenere allo stile liberty di Ernesto Basile . Se dunque la prima simboleggiava un inizio  che non e' detto che si svolgera' , la seconda  e' una sorta di fotografia di una fine. e' un qualcosa un po' fuori dal tempo sia pure con degli elementi di riconoscimento. il femminino ha qui una rappresentazione  quasi ideale, di rammemorazione che non sembra realela cui conclusione e' l'impossibilita' .
La terza e'  ancora piu' trubola, la facciamo interpretare dalla Eva Herzigova che mangia gli spaghetti con le tette al vento del Calendario Pirelli del 1994, quindi un salto temporale  piuttosto ampio che ti porta in una eta' molto piu' avanzata, alle prese con un contesto che sembra circoscritto a strutture di edifici di lavoro dove la famosa modella si muove  e mi invita a fare la verticale nella stanza che sembra di nostra pertinenza, rifacendosi quindi ancora ad una mia vigoria malgrado  la mezza eta' ampiamente superata  ( una individuazione un tantino  procrastinata) Mi rendo perfettamente conto che così riportati questi sogni su tre persone femminili  reali e fantrastiche nel contempo, simboleggiate  con il ricorso di attrici non diranno ai piu' niente di che, ma nella fattispecie della mia storia personale, del mio percorso di vita, conscio e inconscio , hanno una rilevanza davvero particolare, perche' proprio con il loro sotteso, con quel  davvero speciale  riferisi a un racconto che non figura nella  rappresentazione e quindi neppure nella narrazione , indicano un qualcosa che non c'è, un non essere che pure concorre alla formazione dell'essere. Un'ulteriore aggiunta a tale assunto del sotteso dell'inconscio puo' essere dedotta 
da un secondo ricordo di sogno che non prende affatto  stimoli positivi e di bellezza come nel sogno ACE, ma al contrario di elementi di disturbo , spesso e volentieri davvero di sgradevolezza quale puo' essere la deputatessa del PD Debora Serracchiani, vista dal sottoscritto non solo come negazione totale dell'avvenenza femminile, ma anche come antitesi di tutto cio' che riguarda la ragione, la cultura, e tutto  cio' che rende interessante la vita . Ebbene va ascritto ad iuna sorta di contrappasso dantesco che tale personaggio sia inserito nel proseguo di sogno  in un ambiente a me caro come  il Ponte Carlo di Praga, che collega i quartieri di Stare mesto e Malastrana. A quale titolo e per quale motivo al bello del primo viene contrapposto il brutto di persone del secomndo, ma in un contesto di bellezza. Ecco tutti questi interrogativi si rifanno ad un supposto sottofondo dell'inconscio e quindi del sogno. A riprova che ci sia altro, chissa' quale racconto e chissa' quale senso ecco che nello stesso sogno in una Praga appena piu' spostata,  decisamente in Malastrana, dove vige quell'ambiguita' di significato linguistico tra lingua italiana e ceca , ecco che a ridosso di una chiesa  c'è una famigliola sarda che sembra in difficoltà. Lo sai chi e' quella famiglia? La famiglia di Enrico Berlinguer e proprio lui con quella odiosa cadenza e aspetto da managramo a chiedermi informazioni sul luogo. Quindi ecco una sorta di perpetuazione di
il presente non il futuro
quanto di piu' sgradevole possa esserci nella recente storia: la Serrachiani il PD di oggi, l'antefatto del PCI  di Belinguer,  a riprova che se non ancora, speriamo, nel futuro (che puo' ancora essere quello di Trump, di Putin, della Meloni, di Vannacci ) di certo l'orrore del presente.... ha un cuore antico 

mercoledì 28 gennaio 2026

RISCRIVERE TUTTO

 

La storia che la stragrande maggioranza di libri, soprattutto quelli di scuola e anche di universita' ci hanno propinato,  sono un lungo e anche profondo inganno, o meglio una grande farsa con tanto di copione di messa in scena: magari ecco non proprio da sempre, ma perlomeno dal 1348 con l'occasione della  prima grande pandemia dell'occidente, e' da allora  che si e'  andati avanti con  tale  farsa che ha forse avuto, ecco nei tempi odierni, in questo secondo ventennio del terzo millennio la sua manifestazione piu' eclatante e piu' preoccupante.  Le revisioni della nostra storia si rendono quindi assolutamente necessarie se vogliamo uscire dall'attuale dittatura ideologica fondata sulla menzogna e anche  su tutti quegli pseudo punti di vista che fino ad ieri prevalenti possono ed anzi debbono presentare un carattere decisamente iconoclastico. E' di grande aiuto tornare al pensiero di uno studioso

realmente libero e originale quale solo un pensatore di "destra" puo' essere, come Julius Evola che affronta proprio il concetto di evoluzione secondo il suo reale andamento che e' stato di involuzione e decadimento. Giustappunto una delle prime revisione affrontate da Evola fu quella del cosiddetto Rinascimento: questo periodo difatti viene correntemente considerato come una delle massime glorie della storia universale ed in particolare  italiana;  forse non è stato il Rinascimento, più che una antichità troppo remota, a conferire all’Italia la dignità di madre delle lettere e delle arti? Certo: ma altrettanto vero è che non per ultimo alla “tradizione” del Rinascimento si deve il fatto, che l’Italia fino ad ieri valse sì come un meraviglioso paese delle lettere, dei musei e dei monumenti, però abitato da un popolo, che dal punto di vista etico e politico non godeva proprio della miglior fama. In ogni civiltà “normale” il centro non può cadere nelle lettere e nelle arti: esso cade invece nei valori ascetici ed eroici, in una salda severa formazione della vita aliena da “espressionismi”, nella quale i principii superindividuali, le opere e le azioni stanno al disopra della “genialità” e della soggettività del singolo. Non è detto che in sensibilizzazione intuitiva ai principii generali – in sé stessi superiori al mondo delle arti e della “creatività” – che stanno al centro di una determinata civiltà. Ora, proprio l’opposto si è verificato nella civiltà del Rinascimento.
In essa si è avuta una vera e propria orgia della soggettività “mediterranea” liberata da ogni vincolo, un pullulare tropicale di “creazioni” di ogni genere prive, in fondo, di ogni nesso unitario, non obbedienti ad un significato superiore, staccate da ogni forza formatrice politica o spirituale unitaria. Perciò, malgrado il suo splendore esteriore, la civiltà umanistica della Rinascenza rappresenta, da un punto di vista superiore, una caduta di livello, lo spezzarsi delle fila di una più seria e più profonda tradizione. Essa fu la controparte culturale e artistica di un individualismo disordinato, che si espresse politicamente nello stile delle Signorie e nelle eterne liti delle città italiane e dei loro condottieri. Essa contenne i germi, che dovevano dare a conoscere la loro vera natura nell’ illuminismo, nel razionalismo, nel naturalismo e in altri fenomeni della decadenza moderna. Infatti non è un caso che il Rinascimento goda di una predilezione non solo in ambienti letterari “neutri”, ma anche in ambienti massonici. Ancor parlando della famigerata Società delle Nazioni, in un congresso massonico internazionale, nel 1917, a Parigi, si celebrò “la rivolta, di cui l’umanismo della Rinascenza e la filosofia della grande rivoluzione francese sono le fasi salienti, più note e più prossime, e di cui lo spirito massonico esprime la stessa anima”. Il miraggio delle meravigliose creazioni del Rinascimento non deve in realtà far dimenticare il significato profondo relativo al fatto che la sua contemporaneità appunto con l’umanismo, col naturalismo e con la stessa Riforma, né deve far perder di vista la precisa funzione polemica e dialettica che tutti questi fenomeni, nel loro insieme e nella loro sinergia, ebbero di fronte alla precedente civiltà medievale. Chi non conosce la retorica della “affermazione della vita”, della “riscoperta della sacralità del corpo e della bellezza”, del superamento del “despotismo teologale e politico” e di tante altre espressioni di colorito fra l’immanentismo e il massonico che sono state applicate alla civiltà e al pensiero della Rinascenza? E lo stesso termine “Rinascenza” non svela già di per sé stesso l’istanza polemica, rivoluzionaria e antitradizionale ora accennata? Si rinasce da una morte o da un sogno: e ciò sarebbe stato il Medioevo imperiale, ghibellino, feudale e
dantesco; il Medioevo, che noi possiamo senz’altro chiamare ario e romano-germanico e che come tale, per noi, fu esso la vera Rinascenza. Là dove forze prima contenute rigidamente in una unità per via di una tensione superiore passano di nuovo allo stato libero, si può aver la sensazione ingannevole di una maggiore vitalità, di un dinamismo, di un risveglio. invece non si tratta che di dissoluzione e di dispersione centrifuga. Questo è il vero senso del Rinascimento. Non è che in esso si manifestasse una vita nuova e giovane: al contrario. Tutte le sue creazioni non si spiegano che sulla base della lesione della tensione metafisica e politica del precedente mondo imperiale feudale medievale: esse rientrano nella via di colui che – per usare l’espressione di Guénon – si e distaccato dai cieli con la scusa di conquistare la terra e, possiamo aggiungere noi, di scoprire l’“uomo”. A chi abbia un senso della “terza dimensione della storia” su tale base si rendono comprensibili altri fenomeni connessi all’epoca del Rinascimento; come per esempio l’intero ciclo delle “scoperte” e lo slancio dell’Europa verso le avventure e le conquiste transoceaniche. Quel potenziale, che prima si concentrava sulla direzione verticale, che trovava cioè il suo oggetto adeguato in valori trascendenti, nel punto in cui perdette contatto con tale punto di riferimento, si scaricò, per dir così, sulla direzione orizzontale, cioè nel dominio umanistico, fisico, naturalistico, particolaristico: da qui uno slancio senza precedenti, da qui l’orgia delle arti, delle lettere, del “pensiero”, della “libera soggettività”; da qui la espansione illimitata verso mari e terre sconosciute: ma, soprattutto, come conseguenza, da qui una fondamentale irrequietezza ed instabilità, una insoddisfazione che nulla varrà più a placare, quell’impulso, che Spengler dirà “faustiano” e che, a parte tutti gli orpelli intellettualistici, tradisce solo un male simile a quello del morso della tarantola. Non si può infatti placare con oggetti di questa terra un impulso cui poteva esser solo adeguata una realtà trascendente e l’approssimazione temporale ad essa, cioè l’Impero. Nel punto in cui l”uomo occidentale tradì la sua più alta vocazione, si è creato in sé stesso, nell’inquietezza e nell’insoddisfazione già indicata, la pena per questo tradimento.Da un altro punto di vista, col Rinascimento va a prender definitivamente il sopravvento una componente  “mediterranea”, individualistica, insofferente di ogni superiore principio di ordine, che già nel Medioevo era stata un focolare perpetuo di anarchia e di divisione, resistendo ad oltranza alla renovatio romani imperii, al tentativo romano-germanico di formare l’Occidente cristiano secondo una superiore concezione. Là dove nella civiltà dell`alto ghibellinismo, nell’etica feudale dell’onore e della fedeltà, nell’ideale umano dei grandi ordini Cavallereschi, nel simbolo ascetico-guerriero del crociato e così via tornarono ad imperare, in Occidente, vene della razza “solare” dell’uomo ario, ario-romano e nordico-ario, nella civiltà del Rinascimento venne invece al primo piano la razza obliqua  dell’uomo “bottegaio" Chi non ricorda la ballata di Lorenzo de Medici che sottolinea la caducità dell’esistenza e conclude con le parole: «chi vuol esser lieto, sia – di doman non v`è certezza»? Questa è la controparte pratica della “grande parata” dei creatori di quel periodo: è l’antitesi di quel senso dell’eterno e di quella volontà dell’eterno, che caratterizzò l’alto Medioevo. Qui deve anche esser chiarito l’equivoco di coloro che pensano davvero che la Rinascenza sia stata una ripresa dell’antichità classica e “pagana”: ciò che fu ripreso, effettivamente, furono solo gli aspetti negativi, già decadenti e “afroditici”, esterioristici e razzialmente sospetti della civiltà antica, non quelli originari, eroici, sacrali, tradizionali. Non Sparta e non il simbolo dorico, ma Atene e Corinto. Non la Roma sacrale e catoniana, ma la Roma ellenizzata e soprattutto il crepuscolo dell’antichità: il mondo ellenistico-alessandrino. In più, nella Rinascenza mancavano i presupposti per poter cogliere e discriminare quel che di valido, malgrado tutto, poteva sussistere perfino in questa parte del mondo antico Oltre che di un uomo “afroditico”, abbiamo parlato di un uomo prometeico. Ad esso si riferisce propriamente l’umanesimo della Rinascenza. Contro quel si è or ora detto, qualcuno, a testimoniare la ripresa di elementi spirituali e perfino iniziatici del mondo antico da parte della Rinascenza, potrà citare nomi, come quelli di Bruno, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola. La funzionalità di simili elementi nella Rinascenza, peraltro, si connette proprio a quanto di più oscuro ha agito in una tale epoca. Noi abbiamo infatti un vero e proprio processo di inversione consistente nel materializzare lo spirituale per divinificare la materia, Dio divenendo l’uomo e l’uomo divenendo Dio. Questo, in fondo, è il senso ultimo dell’Umanesimo. Questo è l’oscuro mistero che fu celebrato in sette e in gruppi occulti, i quali dovevano continuarsi proprio nella massoneria e qui tradurre senz’altro in termini di una azione sovvertitrice politica metodica e cosciente la “tradizione” da essi ricevuta. Si ricordi che la stella sia dei Massoni che dei Soviet, simbolo dell’uomo bottegaio e anche  collettivizzato e materializzato onnipotente e senza Dio, è un simbolo magico che proprio nei gruppi iniziatici dei quali non pochi esponenti
della Rinascenza subirono direttamente o indirettamente l’influsso, è un segno, tra i tanti, della inversione propria all’“umanismo”, culto terrestre dell’uomo divinificato. Bisogna rendersi dunque conto che la sovversione combattuta oggi nelle sue forme estreme dalle nostre rivoluzioni restauratrici, ha avuto origine  nella Rinascenza, secondo le intime connessioni di essa con l’umanesimo, la riforma e il naturalismo. Non siamo partiti dal punto di vista artistico, quindi il valore che nel dominio tecnico delle arti hanno la creazione della Rinascenza resta del tutto impregiudicato. A chi esplora la “terza dimensione” della storia, ciò non impedisce tuttavia di riconoscere, che lo splendore apparente, l’opulenza e la genialità di simili creazioni sono valse, un po’, come le cortine di fumo che in una guerra moderna talvolta si usano per coprire una avanzata. E l’avanzata è stata di forze, nelle quali chi oggi si sente compenetrato da una nuova serietà, da una nuova volontà di formazione ario-romana tradizionale e virile del carattere e della vita,  difficilmente saprebbe riconoscersi.

mercoledì 21 gennaio 2026

A CIASCUNO IL SUO IN - CONSCIO

 

E' solo la coscienza  che dice la sua sulla essenza della natura umana, oppure vi  concorre  anche   un inconscio,  che magari potremmo anche assodare che parla, o meglio come diceva Lacan "non parla, ma ripete", dice sempre la stessa cosa, anche se lo fa con strumenti diversi: il sogno, l’atto mancato, il sintomo di conversione organica (leggi la tosse , qualche volta, piu’ raramente, il mal di stomaco) in correlazione ai quattro (dico quattro non tre) foglietti embrionali ratificati da Hamer (endoderma, mesoderma arcaico, mesoderma recente, corteccia cerebrale)  - domanda del solito Watson a Sherlock Holmes ...“e perche’ lo fa?” ”elementare Watson: perche’ non e’ capito!”. Cosa c’è dunque da capire su questa essenza specifica  della natura umana ? Come venne, da dove venne, e perche’? In merito alla coscienza di cui abbiamo fatto cenno, ci sono le esaurientissime risposte di Julian Jaynes nel suo oramai, per me “biblesco, ” “il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza", ma se volessimo comprendervi tutto il funzionamento della mente umana, un po’ “tutto il cucuzzaro “ e quindi si anche sua maesta’ la bestia nera “inconscio”o come preferivano chiamarlo prima Nietzsche, poi Groddeck e alla fine anche lo stesso Freud  : ES. 

la torcia della conoscenza
L’essenza umana  non puo’ essere limitata all’inconscio,  in tal senso vale piu’ che mai la metafora del raggio della torcia elettrica , fa luce solo nello spazio ristretto del suo raggio, e in questo raggio l’inconscio non ci sta quasi per nulla, anzi diciamolo e’ proprio tutto quello che lo sovrasta, molto molto di piu’ del famoso disegnetto dell’iceberg. Dell’ esser-ci ci rendiamo conto solo da effetti indotti , tutti
 quei famosi effetti se non proprio scoperti, perlomeno sistemizzati da Freud : il sogno, l’atto mancato, il motto di spirito, la fantasia  e tutti quei giochetti della mente che un po’ rimandano al gioco dei bambini , un po’ a certe opere d’arte nei vari specifici applicativi. A me la ricerca dell’inconscio ricorda molto quella della ricerca dell’infinitesimale nel movimento, proprio in prima battuta delle elucubrazioni di Leibniz e Newton il primo che  tale infinitesimale loricercava dal di dentro della mente, quella famosa Vis Viva, il secondo invece che si rivolgeva all’esterno da se’, ovvero al mondo delle cose,  la natura, i fenomeni, laddove l’impiego dei numeri immaginari, ovvero la proiezione di un numero negativopotrebbe rappresentare proprio quel salto nel mondo del non-essere, antecedente anche al dibattito secentesco.

Alla luce quindi di questa ridottissima luce e di qualche riverbero che magari riesce a fare capolino qua e la’ nello spazio delimitato della torcia cosa possiamo sostenere?  Che siamo un bel passo avanti a tutti gli altri animali della terra e su questo c’è chi dice che non ci piove (ma neppure tutti), comunque sia come spiegare il divario in effetti notevole con tutte le altre specie viventi?  Suvvia a ben vedere rifa’ capolino solo quella benedetta coscienza , ovvero quella particolare metafora che abbiamo fatto di noi stessi : il famoso analogo-io di Jaynes che spiega buona parte di tutte le differenze : una questione di linguaggio, perche’ inn effetti senza linguaggio non vi sono ne’ metafore, ne metonimie ne’ alcuna altra forma di dialettica che possa configurare un mondo analogale, costruito su analoghi appunto, quale il nostro mondo solo umano  pero'; il punto e' che quando ci si deve cimentare a spiegarsi tutto questo, come dove e da dove , perche' entriamo in paranoia e arriviamo alle congetture piu' fantasiose, come quella degli Annunaki, ovvero gente venuta da un altro pianeta in un  passato lontanissimo e  imprecisato  che ci avrebbero creati o meglio modificati per aiutarli a esseguire dei compiti di loro interesse sul nostro pianeta (il piu' accreditato:  una ricerca e raccolta dell'oro, utile, anzi indispensabile per certi loro interessi , che spiegherebbe il perche' del persistere dell'impulso a tale ricerca e accaparramento  nella genia umana,  anche dopo la dipartita degli Annunaki): i retaggi di tale crazione di modifica di un essere gia' evoluto nella scala biologico, ma ancora non in possesso di una specializzazione cerebrale in grado di articolare un linguaggio e quindi analoghi, non sono solo quelli legati all'oro, molti indizi, specie se raccordati a quei famosi riverberi che fanno capolino nello spazio di luce della coscienza , denotano  specifiche  disposizioni nell'essere umano : anzitutto quella alla ubbidienza e al lasciarsi facilemente influenzare e dominare da un qualcosa che egli reputa superiore - un dio o degli dei, totem di vario genere, e manufatti simbolici in grado di innescare precise reazioni di sudditanza , persino idee, opinioni,
semplici frasi, comandi. Non a caso il gia' citato Jaynes pone come  antecedente all'analogo io della coscienza una sorta di mente bicamerale, ovvero una suddivisione del cervello in due specifici e quasi autonomi emisferi, che sovraintenderebbero a due diverse funzioni di adattamento all'ambiente, una nell'emisfero sinistro con modalita' sopratutto metaforiche  cioe' alla ricerca sempre di analoghi di significati  per accrescere il linguaggio e quindi la sua conoscenza  ed un'altra invece che si allocherebbe nell'emisfero opposto, quello destro, preposta piu' a raccogliere tutte le suggestioni stratificatesi nel corso delle esperienze, quindi una funzione di metonomia ovvero di trascinamento di significanti e tale da ripresentarsi alla bisogna quando una determinata situazione di emergenza lo richieda, ma con la peculiarita' di non poter essere elusa quindi non solamente udita , ma "ob-audita"= ubbidita (E' questa la modalita' che la mente bicamerale ha  condizionato la presenza al mondo dell'essere umano, fornendo nei momenti di bisogno  richieste da una situazione , delle "voci allucinatorie" con caratteristiche comportamentali adeguate di pronta reazione), voci superfliuo sottolineare che era essenziale che non potessero esere eluse e  quindi  addotte a non meglio precisati "dei" ....le voci degli dei di cui ci parlano tutti i piu' antichi testi dell'umanita' ivi compreso il nostro Esiodo delle Opere e giorni con caratteristiche di struggente rimpianto "perche' gli dei non ci parlano piu' , perche' ci hanno abbandonato? " e rieccolo il nostro Sherlock con il suo "elementare Watson"= perche' e' arrivata la coscienza ! l''analogo io, ovvero  quel meccanismo cerebrale, fondato sul linguaggio che ha sostituito se stesso in situazione per quel preciso momento in cui l'emergenza avrebbe dovuto innescare la voce degli dei . Mito di passaggio questo che siostanzialmente e' il mito dell'origine della coscienza,  anche esso riportato in tutte le origini della civilta' con le diverse modalita' di ognuna:  il paradiso terrestre e l'albero col serpente tentatore, Prometeo e il furto della scintilla divina, l'uovo cosmico e gli Yuga degli Indu' , Gilgamesh
e Zaratustra. Da questa tendenza all'ubbidire al volersi sentire guidato derivano tutta un'altra serie di caratteristiche che si riscontrano puntualmente nell'essere umano: il bisogno di essere approvato, compreso, lodato, apprezzato (l'inconscio e' il desiderio dell'altro dice lacan, e per desiderio si intende anche un discorso, il discorso che ciascuno di noi instaura con se' stesso che però si comporta come altro e quindi sfugge ad ogni razionalita', con buona pace di quel fanfarone di Hegel che diceva che cio' che e' reale e' razionale e cio' che eè razionale e' reale). Sono caratteristiche di cui ci rendiamo tutti facilmente conto e questo sia con la coscienza sia se prestiamo un attimo di attenzione alle manifestazioni dell'inconscio, come il sogno ad esempio dove un simbolismo piu' variegato e complesso si manifesta attraverso immagini e sequenze che solo a volte riescono a darci un senso, meno che mai un significato . 

 

lunedì 19 gennaio 2026

IL DUE DI BRISCOLA

L'Europa non conta nulla!  in ispecie questa farlocca e inconsistente Unione europea conta meno del due a briscola:  per risolvere i nostri problemi  difatti e aspettarci una salvezza dal nostro spirito distruttivo europeo (ieri il nazismo, oggi la UE) dobbiamo sperare nella Russia e negli USA;  d'altronde la storia insegna, cosa siamo stati capaci di fare noi europei: solo guerre fratricide, aggravatesi il tutto con il prevalere dello spirito talassico degli anglosassoni, come lucidamente individuato da Carl Schmitt nel suo saggio Terra Mare, che
 per motivi prettamente economici (da Elisabetta nel XVI secolo e vieppiu' con la Rivoluzione industriale) hanno fomentato sommosse, rivoluzioni, e guerre tipo ad esempio  la guerra di Crimea, che ha rappresentato il primo tassello di offesa verso e grandi potenze terricole come la Russia, quelle cioe’ legate alla terra, alla solidita’ delle tradizioni ed anche necessariamente ai confini, alle differenze -  dopo la Russia, il secolare impero Asburgico patria stessa della tradizione o la giovane e bellicosa  Prussia, poi Impero Germanico, che rappresentavano l’antitesi netta delle aspirazioni espansionistiche di commercio senza limiti ne’ confini, proprio di un elemento liquido come il mare, della Gran Bretagna. Per ottemperare al massimo a questa finalita’ di fare terra bruciata di tutte le potenze non allineate con tali principi, bisognava spingere anche sul fronte, se non proprio delle alleanze, perlomeno delle  gonfiate affinita’ con nazioni, diciamo così un po’ a meta’ tra le peculiarità’ individuate da Schmitt . Ecco allora, giustappunto

la prima esternazione di tale assunto nella  guerra di Crimea  dettato dalla occasione di colpire non tanto il moribondo impero ottomano, quanto la pur sempre minacciosa Russia,  provoca da parte della "perfida Albione." un ipocrita, ma efficace avvicinamento alla Francia, facendo leva sul momento
 piu’ che favorevole  in tale Paese,  a nuove avventure militari, sull’atmosfera  di rivisitazione del velleitarismo militare bonapartista con l’ascesa al potere assoluto di un discendente di  Napoleone (1851). Ancora piu' subdolo  il coinvolgimento di uno statarello di serie B,  il Regno di Sardegna  le cui velleita' erano quelle, nientemeno, di unificazione sotto la sua bandiera dell'intera compagine nazionale,  che qualcuno avrebbe denominato pomposamente Risorgimento. Velleita', c'e' da dirlo che malgrado i copiosi finanziamenti della Banca dei Rotschild collegata a doppio filo con il Regno inglese , erano state severamente e ripetutamente frustrate dalle truppe Imperiali austriache  del giovane kaiser  Franz Joseph (1848 e 1849) capitanate da una vecchia gloria dell'Esercito asburgico, il Feldmaresciallo Radetzsky che nel 1813 era stato il vincitore di Napoleone a Lipsia. Nel 1853 all'atto dei disordini in Crimea il  nuovo Capo del Governo subalpino  Camillo Benso di Cavour , massone e fido faccendiere dei Rotschild riusciva a farsi accreditare dal governo di Sua Maesta' inviando un corpo di spedizione in Crimea  e avendone in cambio la promessa  di aiuto a realizzare il sogno di unificazione dello Stati Sabaudo, sostenute dal figlio del Re Carlo Alberto che era stato sconfitto da Radetzsky, Vittorio Emanuele II. L'inghilterra ebbe dunque una parte rilevantissima nella costituzione del Regno d'Italia sotto la bandiera dei Savoia , anche se apparentemente la gratitudine degli italiani (perlomeno fino all'armistizio di Villafranca ) fu verso l'Imperatore dei Francesi Napoleone III abilmente guadagato alla causa italiana  dalla spregiudicata diplomazia di Cavour che non esitò a servirsi anche della propria cugina, la celeberrima Contessa di castiglione, per farlo sedurre e indurlo a scendere in campo a favore dell'Italia nella cosidetta seconda guerra d'Indipendenza
(1859)  e quindi meritando l'epiteto di lenone che gli indirizzo' Garibaldi qualche tempo dopo nel corso di una delle prime  sedute del parlamento subalpino divenuto Italiano (giugno 1861) ; una rovente seduta  in cui Cavour e Garibaldi,  sul tema dello scioglimento dell'Esercito meridionale , ovvero quello che dagli originari Mille che erano partiti da Quarto si erano ritrovati 50.000 sul Volturno,   si insultarono reciprocamente con tutto il livore e l'odio che nutrivano reciprocamente e che, questo non lo troverete sui libri di scuola, costò la vita al Cavour,  che colpito da un colpo apoplettico nel pieno dell'alterco in aula fu trasportato a braccia e qualche tempo dopo mori'. Napoleone III la cui fondamentale presenza sui campi di battaglia  non era poi così disinteressata (la promessa di avere  Nizza e la Savoia) e di certo non determinata solo dalla grazie della bellissima Virginia Oldoini contessa di Castiglione,  e' cosa risaputa che,  specie dopo la sanguinosa battaglia di Solferino,  le truppe al fronte arrivarono assai vicino all'ammutinamento tanto da costringerlo ad accellerare le trattative dell'armistizio di Villafranca, era pur sempre un fantoccio manovrato dalla assai piu' raffinata e smaliziata diplomazia inglese e sopratutto dai fortissimi  capitali inglesi dei Rotschild.  Proprio i Rotschild apertamente appoggiati dal governo inglese nel concedere ingenti prestiti, questa volta non si lasciarono sfuggire l'occasione di averla vinta in Italia, raddoppiando anzi la posta e puntando ad una intera indipendenza nazionale, che non era neppure nei programmi di Cavour e degli
altri esponenti del Parlamento subalpino, rivolgendosi alla parte piu' insurrezionale della compagine indipendentista,  quella capitanata da personaggi come Garibaldi, Crispi, La Farina, Sirtori, Medici, Bixio, La Franca,  Corrao, Pilo, La Masa,  tutti inveterati massoni e collegati con la massoneria che sotto stretta sorveglianza e iper direzione inglese, conquistarono la Sicilia e successivamente tutto il Regno Borbone delle Due sicilie (1860/61). Dopo questo successo,  una battuta d'arresto le mire anglosassoni la ebbero con la guerra del 1866 dove anche se riuscirono ad aggiungere un altro pezzo alla compagine nazionale italiana (il Veneto) e tutto sommato riuscirono a mettere contro i due principali imperi continentali quello storico asburgico  dell'Austria e quello emergente della Prussia, non riuscirono pero' a seminare ulteriore zizzania  ed anzi dovettero ingoiare l'amara pillola della creazione della Duplice monarchia austro Ungarica (1867) , assistere alla Unificazione della Germania dopo che la
Prussia aveva sbaragliato la Francia di Napoleone III (Sedan 1870) e  vedere declinare la propria influenza nello stato quasi vassallo dell'Italia, che  specie dopo la morte del Re Vittorio Emanuele II e l'ascesa al trono del figlio Umberto I che era fortemente orientato verso l'Austria e la Germania, e nel 1882 fini' per firmare il trattato della Triplice Alleanza (Germania, Austria e appunto Italia) perse almeno momentaneamente la sua influenza  Un finire del secolo apparentemente positivo, con lo spostamento degli interesse bottegai dell'Inghilterra al suo impero coloniale e quindi un relativo isolamento, tutto a favore delle potenze di terra che infatti sembrano in questo periodo  cogliere il massimo della loro potenzialita', laddove anche lo spettro delle guerre e' decisamente appannato in uno splendido finire del secolo denominato non a caso Belle Epoque
L'Europa non conta nulla!  in ispecie questa farlocca e inconsistente Unione europea conta meno del due a briscola:  per risolvere i nostri problemi  difatti e aspettarci una salvezza dal nostro spirito distruttivo europeo (ieri il nazismo, oggi la UE) dobbiamo sperare nella Russia e negli USA;  d'altronde la storia insegna, cosa siamo stati capaci di fare noi europei: solo guerre fratricide, aggravatesi il tutto con il prevalere dello spirito talassico degli anglosassoni, come lucidamente individuato da Carl Schmitt nel suo saggio Terra Mare, che
 per motivi prettamente economici (da Elisabetta nel XVI secolo e vieppiu' con la Rivoluzione industriale) hanno fomentato sommosse, rivoluzioni, e guerre tipo ad esempio  la guerra di Crimea, che ha rappresentato il primo tassello di offesa verso e grandi potenze terricole come la Russia, quelle cioe’ legate alla terra, alla solidita’ delle tradizioni ed anche necessariamente ai confini, alle differenze -  dopo la Russia, il secolare impero Asburgico patria stessa della tradizione o la giovane e bellicosa  Prussia, poi Impero Germanico, che rappresentavano l’antitesi netta delle aspirazioni espansionistiche di commercio senza limiti ne’ confini, proprio di un elemento liquido come il mare, della Gran Bretagna. Per ottemperare al massimo a questa finalita’ di fare terra bruciata di tutte le potenze non allineate con tali principi, bisognava spingere anche sul fronte, se non proprio delle alleanze, perlomeno delle  gonfiate affinita’ con nazioni, diciamo così un po’ a meta’ tra le peculiarità’ individuate da Schmitt . Ecco allora, giustappunto

la prima esternazione di tale assunto nella  guerra di Crimea  dettato dalla occasione di colpire non tanto il moribondo impero ottomano, quanto la pur sempre minacciosa Russia,  provoca da parte della "perfida Albione." un ipocrita, ma efficace avvicinamento alla Francia, facendo leva sul momento
 piu’ che favorevole  in tale Paese,  a nuove avventure militari, sull’atmosfera  di rivisitazione del velleitarismo militare bonapartista con l’ascesa al potere assoluto di un discendente di  Napoleone (1851). Ancora piu' subdolo  il coinvolgimento di uno statarello di serie B,  il Regno di Sardegna  le cui velleita' erano quelle, nientemeno, di unificazione sotto la sua bandiera dell'intera compagine nazionale,  che qualcuno avrebbe denominato pomposamente Risorgimento. Velleita', c'e' da dirlo che malgrado i copiosi finanziamenti della Banca dei Rotschild collegata a doppio filo con il Regno inglese , erano state severamente e ripetutamente frustrate dalle truppe Imperiali austriache  del giovane kaiser  Franz Joseph (1848 e 1849) capitanate da una vecchia gloria dell'Esercito asburgico, il Feldmaresciallo Radetzsky che nel 1813 era stato il vincitore di Napoleone a Lipsia. Nel 1853 all'atto dei disordini in Crimea il  nuovo Capo del Governo subalpino  Camillo Benso di Cavour , massone e fido faccendiere dei Rotschild riusciva a farsi accreditare dal governo di Sua Maesta' inviando un corpo di spedizione in Crimea  e avendone in cambio la promessa  di aiuto a realizzare il sogno di unificazione dello Stati Sabaudo, sostenute dal figlio del Re Carlo Alberto che era stato sconfitto da Radetzsky, Vittorio Emanuele II. L'inghilterra ebbe dunque una parte rilevantissima nella costituzione del Regno d'Italia sotto la bandiera dei Savoia , anche se apparentemente la gratitudine degli italiani (perlomeno fino all'armistizio di Villafranca ) fu verso l'Imperatore dei Francesi Napoleone III abilmente guadagato alla causa italiana  dalla spregiudicata diplomazia di Cavour che non esitò a servirsi anche della propria cugina, la celeberrima Contessa di castiglione, per farlo sedurre e indurlo a scendere in campo a favore dell'Italia nella cosidetta seconda guerra d'Indipendenza
(1859)  e quindi meritando l'epiteto di lenone che gli indirizzo' Garibaldi qualche tempo dopo nel corso di una delle prime  sedute del parlamento subalpino divenuto Italiano (giugno 1861) ; una rovente seduta  in cui Cavour e Garibaldi,  sul tema dello scioglimento dell'Esercito meridionale , ovvero quello che dagli originari Mille che erano partiti da Quarto si erano ritrovati 50.000 sul Volturno,   si insultarono reciprocamente con tutto il livore e l'odio che nutrivano reciprocamente e che, questo non lo troverete sui libri di scuola, costò la vita al Cavour,  che colpito da un colpo apoplettico nel pieno dell'alterco in aula fu trasportato a braccia e qualche tempo dopo mori'. Napoleone III la cui fondamentale presenza sui campi di battaglia  non era poi così disinteressata (la promessa di avere  Nizza e la Savoia) e di certo non determinata solo dalla grazie della bellissima Virginia Oldoini contessa di Castiglione,  e' cosa risaputa che,  specie dopo la sanguinosa battaglia di Solferino,  le truppe al fronte arrivarono assai vicino all'ammutinamento tanto da costringerlo ad accellerare le trattative dell'armistizio di Villafranca, era pur sempre un fantoccio manovrato dalla assai piu' raffinata e smaliziata diplomazia inglese e sopratutto dai fortissimi  capitali inglesi dei Rotschild.  Proprio i Rotschild apertamente appoggiati dal governo inglese nel concedere ingenti prestiti, questa volta non si lasciarono sfuggire l'occasione di averla vinta in Italia, raddoppiando anzi la posta e puntando ad una intera indipendenza nazionale, che non era neppure nei programmi di Cavour e degli
altri esponenti del Parlamento subalpino, rivolgendosi alla parte piu' insurrezionale della compagine indipendentista,  quella capitanata da personaggi come Garibaldi, Crispi, La Farina, Sirtori, Medici, Bixio, La Franca,  Corrao, Pilo, La Masa,  tutti inveterati massoni e collegati con la massoneria che sotto stretta sorveglianza e iper direzione inglese, conquistarono la Sicilia e successivamente tutto il Regno Borbone delle Due sicilie (1860/61). Dopo questo successo,  una battuta d'arresto le mire anglosassoni la ebbero con la guerra del 1866 dove anche se riuscirono ad aggiungere un altro pezzo alla compagine nazionale italiana (il Veneto) e tutto sommato riuscirono a mettere contro i due principali imperi continentali quello storico asburgico  dell'Austria e quello emergente della Prussia, non riuscirono pero' a seminare ulteriore zizzania  ed anzi dovettero ingoiare l'amara pillola della creazione della Duplice monarchia austro Ungarica (1867) , assistere alla Unificazione della Germania dopo che la

Prussia aveva sbaragliato la Francia di Napoleone III (Sedan 1870) e  vedere declinare la propria influenza nello stato quasi vassallo dell'Italia, che  specie dopo la morte del Re Vittorio Emanuele II e l'ascesa al trono del figlio Umberto I che era fortemente orientato verso l'Austria e la Germania, e nel 1882 fini' per firmare il trattato della Triplice Alleanza (Germania, Austria e appunto Italia) perse almeno momentaneamente la sua influenza  Un finire del secolo apparentemente positivo, con lo spostamento degli interesse bottegai dell'Inghilterra al suo impero coloniale e quindi un relativo isolamento, tutto a favore delle potenze di terra che infatti sembrano in questo periodo  cogliere il massimo della loro potenzialita', laddove anche lo spettro delle guerre e' decisamente appannato in uno splendido finire del secolo denominato non a caso Belle Epoque L'Europa non conta nulla!  in ispecie questa farlocca e inconsistente Unione europea conta meno del due a briscola:  per risolvere i nostri problemi  difatti e aspettarci una salvezza dal nostro spirito distruttivo europeo (ieri il nazismo, oggi la UE) dobbiamo sperare nella Russia e negli USA;  d'altronde la storia insegna, cosa siamo stati capaci di fare noi europei: solo guerre fratricide, aggravatesi il tutto con il prevalere dello spirito talassico degli anglosassoni, come lucidamente individuato da Carl Schmitt nel suo saggio Terra Mare, che per motivi prettamente economici (da Elisabetta nel XVI secolo e vieppiu' con la Rivoluzione industriale) hanno fomentato sommosse, rivoluzioni, e guerre tipo ad esempio  la guerra di Crimea, che ha rappresentato il primo tassello di offesa verso e grandi potenze terricole come la Russia, quelle cioe’ legate alla terra, alla solidita’ delle tradizioni ed anche necessariamente ai confini, alle differenze -  dopo la Russia, il secolare impero Asburgico patria stessa della tradizione o la giovane e bellicosa  Prussia, poi Impero Germanico, che rappresentavano l’antitesi netta delle aspirazioni espansionistiche di commercio senza limiti ne’ confini, proprio di un elemento liquido come il mare, della Gran Bretagna. Per ottemperare al massimo a questa finalita’ di fare terra bruciata di tutte le potenze non allineate con tali principi, bisognava spingere anche sul fronte, se non proprio delle alleanze, perlomeno delle  gonfiate affinita’ con nazioni, diciamo così un po’ a meta’ tra le peculiarità’ individuate da Schmitt . Ecco allora, giustappunto

la prima esternazione di tale assunto nella  guerra di Crimea  dettato dalla occasione di colpire non tanto il moribondo impero ottomano, quanto la pur sempre minacciosa Russia,  provoca da parte della "perfida Albione." un ipocrita, ma efficace avvicinamento alla Francia, facendo leva sul momento
 piu’ che favorevole  in tale Paese,  a nuove avventure militari, sull’atmosfera  di rivisitazione del velleitarismo militare bonapartista con l’ascesa al potere assoluto di un discendente di  Napoleone (1851). Ancora piu' subdolo  il coinvolgimento di uno statarello di serie B,  il Regno di Sardegna  le cui velleita' erano quelle, nientemeno, di unificazione sotto la sua bandiera dell'intera compagine nazionale,  che qualcuno avrebbe denominato pomposamente Risorgimento. Velleita', c'e' da dirlo che malgrado i copiosi finanziamenti della Banca dei Rotschild collegata a doppio filo con il Regno inglese , erano state severamente e ripetutamente frustrate dalle truppe Imperiali austriache  del giovane kaiser  Franz Joseph (1848 e 1849) capitanate da una vecchia gloria dell'Esercito asburgico, il Feldmaresciallo Radetzsky che nel 1813 era stato il vincitore di Napoleone a Lipsia. Nel 1853 all'atto dei disordini in Crimea il  nuovo Capo del Governo subalpino  Camillo Benso di Cavour , massone e fido faccendiere dei Rotschild riusciva a farsi accreditare dal governo di Sua Maesta' inviando un corpo di spedizione in Crimea  e avendone in cambio la promessa  di aiuto a realizzare il sogno di unificazione dello Stati Sabaudo, sostenute dal figlio del Re Carlo Alberto che era stato sconfitto da Radetzsky, Vittorio Emanuele II. L'inghilterra ebbe dunque una parte rilevantissima nella costituzione del Regno d'Italia sotto la bandiera dei Savoia , anche se apparentemente la gratitudine degli italiani (perlomeno fino all'armistizio di Villafranca ) fu verso l'Imperatore dei Francesi Napoleone III abilmente guadagato alla causa italiana  dalla spregiudicata diplomazia di Cavour che non esitò a servirsi anche della propria cugina, la celeberrima Contessa di castiglione, per farlo sedurre e indurlo a scendere in campo a favore dell'Italia nella cosidetta seconda guerra d'Indipendenza
(1859)  e quindi meritando l'epiteto di lenone che gli indirizzo' Garibaldi qualche tempo dopo nel corso di una delle prime  sedute del parlamento subalpino divenuto Italiano (giugno 1861) ; una rovente seduta  in cui Cavour e Garibaldi,  sul tema dello scioglimento dell'Esercito meridionale , ovvero quello che dagli originari Mille che erano partiti da Quarto si erano ritrovati 50.000 sul Volturno,   si insultarono reciprocamente con tutto il livore e l'odio che nutrivano reciprocamente e che, questo non lo troverete sui libri di scuola, costò la vita al Cavour,  che colpito da un colpo apoplettico nel pieno dell'alterco in aula fu trasportato a braccia e qualche tempo dopo mori'. Napoleone III la cui fondamentale presenza sui campi di battaglia  non era poi così disinteressata (la promessa di avere  Nizza e la Savoia) e di certo non determinata solo dalla grazie della bellissima Virginia Oldoini contessa di Castiglione,  e' cosa risaputa che,  specie dopo la sanguinosa battaglia di Solferino,  le truppe al fronte arrivarono assai vicino all'ammutinamento tanto da costringerlo ad accellerare le trattative dell'armistizio di Villafranca, era pur sempre un fantoccio manovrato dalla assai piu' raffinata e smaliziata diplomazia inglese e sopratutto dai fortissimi  capitali inglesi dei Rotschild.  Proprio i Rotschild apertamente appoggiati dal governo inglese nel concedere ingenti prestiti, questa volta non si lasciarono sfuggire l'occasione di averla vinta in Italia, raddoppiando anzi la posta e puntando ad una intera indipendenza nazionale, che non era neppure nei programmi di Cavour e degli
altri esponenti del Parlamento subalpino, rivolgendosi alla parte piu' insurrezionale della compagine indipendentista,  quella capitanata da personaggi come Garibaldi, Crispi, La Farina, Sirtori, Medici, Bixio, La Franca,  Corrao, Pilo, La Masa,  tutti inveterati massoni e collegati con la massoneria che sotto stretta sorveglianza e iper direzione inglese, conquistarono la Sicilia e successivamente tutto il Regno Borbone delle Due sicilie (1860/61). Dopo questo successo,  una battuta d'arresto le mire anglosassoni la ebbero con la guerra del 1866 dove anche se riuscirono ad aggiungere un altro pezzo alla compagine nazionale italiana (il Veneto) e tutto sommato riuscirono a mettere contro i due principali imperi continentali quello storico asburgico  dell'Austria e quello emergente della Prussia, non riuscirono pero' a seminare ulteriore zizzania  ed anzi dovettero ingoiare l'amara pillola della creazione della Duplice monarchia austro Ungarica (1867) , assistere alla Unificazione della Germania dopo che la
Prussia aveva sbaragliato la Francia di Napoleone III (Sedan 1870) e  vedere declinare la propria influenza nello stato quasi vassallo dell'Italia, che  specie dopo la morte del Re Vittorio Emanuele II e l'ascesa al trono del figlio Umberto I che era fortemente orientato verso l'Austria e la Germania, e nel 1882 fini' per firmare il trattato della Triplice Alleanza (Germania, Austria e appunto Italia) perse almeno momentaneamente la sua influenza  Un finire del secolo apparentemente positivo, con lo spostamento degli interesse bottegai dell'Inghilterra al suo impero coloniale e quindi un relativo isolamento, tutto a favore delle potenze di terra che infatti sembrano in questo periodo  cogliere il massimo della loro potenzialita', laddove anche lo spettro delle guerre e' decisamente appannato in uno splendido finire del secolo denominato non a caso Belle Epoque

lunedì 5 gennaio 2026

L'INFINITESIMALE DELLA DANZA

 

Soggiogati dalla danza? Decisamente si, ma bisogna ammettere che essa ha una accentuata valenza femminile : i capelli lunghi sciolti sulle spalle che ondeggiano seguendo il ritmo della musica e partecipano colle altre parti del corpo ai movimenti della danza; sono in verita’ i capelli e i piedi, le estremita’ che alla fin fine conducono questo coinvolgente gioco anche se in altre culture partecipano anche il bacino e sopratutto il ventre  quindi non e’ tanto una percezione in soggettiva, che riguarda noi stessi, ma e’ trasferita sull’altro (pardon sull’altra) Diciamo che un po’ tutte le danze partecipano, o meglio fanno partecipare di questa sensazione: il tango, la baciata, il Paso doble, il valzer, ah! il caro vecchio valzer col suo bel Danubio blu , pero’ nella fattispecie della sensazione del coinvolgimento partecipe, forse la danza che maggiormente coinvolge occhio, cervello e anache il cuore, e’ la taranta o pizzica, dove l’elemento piedi gioca una parte di primaria importanza, piedi nudi che si muovono sinuosamente in una sorta di frenesia accelerata (non a caso il nome taranta viene dal morso della tarantola che un tempo si diceva generasse appunto una sorta di frenesia), cui nella contestualita’ del ballo si aggiunge questa volta un elemento esterno oltre la musica, una sciarpa di solito rossa che la ballerina di turno muovera’ sempre con consumata abilita’ e il trasferimento su di essa della sensualita’ che il corpo con le sue estremita’, i capelli e soprattutto i piedi nudi che si muovono sul terreno, trasmettono all’intero contesto, di cui fortunosamente e con grande piacere anche noi facciamo parte “inspirero’ considerando tutti i corpi, espirero’ considerando tutti i corpi” dice il ritornello della Meditazione Vipassana, ma qui la meditazione e’ accelerata e tutti corpi sono coinvolti nel movimento: la ballerina con i suoi capelli, i suoi piedi, i gesti e la sciarpa, quindi la musica, il contesto, gli altri ballerini, il pubblico.  A questo punto proprio come faccio in numerose attivita' che comportano un apprendimento di nuove sequenze: imparare ad andare in bicicletta,esercitarmi sulle parallele per pervenire a tempi di kippe, sciare sulla neve...comincio a contare i passi che vado facendo giustappunto per apprendere qualcosa di nuovo, questo contare all’inizio mi aiuta, mi ricorda il percorso che debbo seguire, uno, due, tre, avanti,quattro indietro, cinque di lato, ma poi ad 


Ballerina di pizzica 
 un certo punto tutti questi numeri perdono di importanza, non li conto piu’ sono immerso nel movimento e solo allora mi accorgo che sto ballando, come la bella ragazza della pizzica, capelli, piedi, sciarpa, musica e movimento, non piu’ singoli passi, ma un flusso come quello di un’onda ….ecco da questo comincio a percepire perche’ sono state così importanti le equazioni d’onda studiate da De Broglie, da Dirac, da Schrodinger in fisica quantistica: siamo passati da uno stato di uno due tre punti successivi ad un flusso ed ecco, diciamolo pure …stiamo ballando. I numeri, il contare sono simili alla coscienza, ovvero quell’analogo io che ci mette in corrispondenza con il nostro ambiente, servono per stabilire un percorso di apprendimento, ma prima li lasciamo e facciamo fare al nostro inconscio, prima entreremo nel flusso e faremo parte di una nuova modalita’ di azione. la parola "calcolo"  deriva dal latino e si riferisce ad una piccola pietra che fin dai primordi della nostra civilta’ serviva per contrassegnare una numerazione di elementi, se pero’ alla parola calcolo ci aggiungo il termine infinitesimale ecco che non mi ritrovo piu’ ad enumerare ciottoli che mi scandiscono un percorso, ma passo ad un altro livello di percezione, entro a far parte di un flusso: come ho gia’ citato in altri articoli su
questo stesso Blog, furono soprattutto Leibniz e Newton che definirono il concetto stesso di Calcolo infinitesimale” ovvero arrivare alla comprensione di cosa succede in termini matematici quando si passa dal moto di tra due e piu’ punti al movimento fluido di un flusso, in termini pragmatici quando si cessa di contare passi e si entra nel ballo. E’ questo il senso del calcolo infinitesimale. che ci da' il senso di un diverso mondo dove non esistono piu' punti, ma solo flussi e proprio i due inventori del calcolo infinitesimale chiamarono questo movimento fluido che non misurava piu' il movimento tra i punti, ma solo la velocita' in un punto "flussione" , termine che successivamente fu cambiato in "derivata", ma il senso non
cambia: la flussione, evolutasi in derivata rappresenta sempre il il grado di cambiamento di qualcosa (ad es. la distanza) in un dato punto , rispetto a qualcos'altro (ad es. il tempo); la consapevolezza di essere parte di un flusso , simboleggiata nel calcolo infinitesimale dalla flussione o derivata, coglie con precisione quella consapevolezza quasi mai conscia di essere appunto entrati in un flusso e quindi di cominciare a ballare. C'è un saggio di Rene' Guenon che cerca di dar luce su questo tema da un punto di vista non strettamente matematico, ma filosofico. Di certo  il grande studioso, famoso per un suo latente misticismo riteneva che nel calcolo infinitesimale, di impronta pero' LEIBNEZIANA,  e non Newtoniana, ovvero per intederci, promanante dall'interno di sè e non dalle cose esterne, ci  fossero in gioco problemi di altissima rilevanza e pertanto si sia andato a  concentrare sui princìpi che dovrebbero costituire il fondamento di ogni sapere particolare, e chiarisce nozioni che in realtà, in quanto passibili di essere trasposte analogicamente e di acquisire anche una valenza metafisica, attraversano l'intera sua opera, riaffiorando innumerevoli volte: dal significato della serie dei numeri, dell'unità e dello zero alle fondamentali differenze fra l'"infinito" propriamente detto e l'"indefinito", fra la parte e il tutto,
fra il continuo e il discontinuo, fra la quantità e la qualità. Riferendosi agli scritti e al carteggio di Leibniz, Guénon mostra come le difficoltà concettuali affrontate da Leibniz e dai matematici che dopo di lui si cimentarono con l'idea dell'infinito discendano dall'abbandono di quel rigore intellettuale proprio del pensiero metafisico - il quale, rispetto alla mera indagine empirica e razionale cui sono confinate le scienze moderne, rappresenta un "passaggio al limite , quindi ne 
riconosce il suo genio matematico e la sua visione metafisica della Possibilità Totale, ma lo critica aspramente per aver, insieme ad altri moderni, limitato e frainteso questi concetti, allontanandosi dalla Tradizione Primordiale e contribuendo alla "deviazione" occidentale, soprattutto con l'esclusione della dimensione spirituale e l'approccio puramente scientifico-razionale. ". La PIZZICA, come altre danze, specie quelle piu' inscritte nel folclore e nella tradizione di un popolo e quindi di tutta una civilta', rappresenta in fieri questo passaggio al limite, nei passi dei piedi nudi del femminile essa si traspone su diverse flussioni o derivate, che tendono ad integrare la nostra esperienza in un evento compiuto per dirlo alla greca in un "phanus"

TUTT'ALTRA STORIA

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