lunedì 31 agosto 2026

DITTATURE E GLOBALISMO

Il tentativo di dittatura sanitaria perpetrato quattro anni fa in tutto il mondo e in Italia con particolare virulenza, con la scusa di proteggerrci da una inesistente pandemia, è stato solo un assaggio della miseria globalista che ci aspetta se tante persone continueranno a credere che il nemico incombente sia il razzismo tradizionale dei “bianchi” nei confronti dei “neri”, il “sessismo” degli uomini nei confronti delle donne o l’omofobia nei confronti delle differenti identità sessuali. Questi problemi esistono ma non sono i primi all’ordine del giorno; anzi vengono strumentalizzati abilmente dalle forze oscure che operano nel mondo per distogliere l’attenzione dalla principale minaccia oggi incombente. Il razzismo del terzo millennio è rappresentato dagli ideali eugenetici transumanisti coltivati dai promotori delle vaccinazioni forzate di massa. Le azioni di queste pseudo elites rappresentano quella che è l’evoluzione di tutti quei movimenti che hanno cercato di mortificare e sottomettere l'umanita' al credo di un unico valore, quello del denaro e del suo scambio in mercati, da cui appunto la dicitura di "valore di scambio" come unicita' e soppressione di tutti quei valori che prima dell'avvento del denaro come unico referente di socialita', venivano scambiati ; questa sorta di alleanza anche se non proprio inedita nella Storia, rappresenta idealmente un’intesa spirituale tra padroni e
servi , cosìcome articolata nel famoso conflitto tra i due indicata da Hegel nel suo Fenomenologia dello Spirito : unendo idealmente paura e invidia difatti si ha la miscela ideale per sottomettere il mondo a queste due jatture : la prima e' la scelta dei padroni che cercano di inculcarla nelle masse con operazioni simili a quella recente del coronavirus, la seconda e' invece quel particolare sentimento che i servi nutrono nella escatologica speranza, indicata ineluttabile da Hegel, di prendere il potere e sostituirsi al padrone
. Il termine “globalismo” non indica altro che l’obiettivo di estendere al mondo intero ciò che si evince dalla riesamine di quel famoso conflitto e dalla sua inconsistenza a livello reale ovvero i padroni continuano a fare i padroni e lo fanno sempre peeggio, i servi restano con la loro invidia e la loro speranza illimitatamente dilazionata Di fronte a tutto questo, se si vuole oggi battersi per la Libertà, bisogna di necessità schierarsi dalla parte dei movimenti cosidetti sovranisti: non per isolarsi in un tronfio orgoglio autocratico di stampo fascista, ma per salvare le identità dei popoli e la sovranità degli individui contro la tirannia neoliberista/consumista/comunista filo-cinese, che vede alleate le élites della finanza globale, tutti i partiti di area sinistrorsa (qui da noi PD e Movimento 5 Stelle sono interamente proni al progetto diabolico appena descritto) . E’ per questo che gli uomini liberi, di fronte al pericolo di un’eugenetica rovesciata (non più volta alla selezione di una razza superiore ma alla creazione di una razza inferiore, automatizzata, robotizzata, del tuto simile ad una macchina) ) non vedono più un senso di attualità nella contrapposizione storica tra destra e sinistra. Il globalismo tecnocratico è una caricatura deforme e disumana del cosmopolitismo autentico, che si realizza nell’accordo tra i cuori degli uomini - siamo circondati da false notizie : il giornalismo e i mass media, sono arrivati davvero alla menzogna di non ritorno, oramai totalmente inaffidabile. Quello che mi secca è che spesso e volentieri, anche le notizie apparentemente buone, sono dei falsi, per cui non si sa proprio come raccapezzarsi ; personalmente ho cominciato da cultore di storia a rimarcare tale fatto e precisamente dalla campagna di Napoleone Bonaparte in Italia nel 1796/97. Ho scritto su tale argomento una serie di articoli che ho titolato "Recitare una parte" dove si

prendono in esame le prime battaglie di Dego, Cairo Montenotte, Ceva e sopratutto quella del Ponte di Lodi dove Napoleone asseriva che proprio da tale battaglia aveva avuto per la prima volta la consapevolezza della sua grandezza. In verità se non era per Massena e anche in quella successiva di Arcole per Massena e Augerau, lui addirittura finiva prigioniero dato che maldestramente quando aveva preso un tricolore e slanciatosi per incitare i soldati era finito in un fosso a ridosso del ponte. E' con Napoleone che si dà inizio a questo sistematico uso della menzogna e di fare del mondo un immenso teatro dove il ruolo dell'individuo è solo quello di recitare una parte che altri, il potere costituito o costituendo, gli assegna.
Dato che siamo in tema di raccordo, mi raccordo appunto con un altro interessante articolo di Francesco Carraro altro amico e mentore che prende a tema la mia amata PNL, quella pero' degli inizi  di Bandler e Grinder  anni 1981-85, dove nume ispiratore e' quel Milton Erickson universalmente riconosciuto come il piu' grande terapeuta del 

mondo  con il suo famoso "Milton Model" ovvero , la cancellazione, la performativa perduta, la ricerca transderivazionale.  Partiamo dalle  “cancellazioni” - cosi' definisce Milton quei pezzi di informazione omessi (involontariamente o dolosamente) da un discorso, così da renderlo più "povero" e più facilmente fraintendibile. Una tipica cancellazione, è quella costituita dal cosiddetto “comparativo mancante”. Significa utilizzare un comparativo relativo (ad es. “meglio”, “più”, “meno”, ecc.) a cui manca il termine di paragone. Se dico che “è meglio” fare o non fare, dire o non dire, scegliere o non scegliere una certa cosa, una certa parola, una certa strada, ma non specifico rispetto a cosa “è meglio”, sono incappato in quella peculiare violazione che la PNL cataloga sotto la specie di cui stiamo trattando: il comparativo mancante, appunto. Lo stesso ovviamente può valere per avverbi come “più” o “meno” oppure “peggio” o per aggettivi comparativi come “migliore di” o “peggiore di” o per superlativi assoluti come “il migliore” o “il peggiore”. Tutti gli elementi linguistici in grado di evocare un confronto devono metterci in allarme, da un punto di vista comunicazionale , rispetto alla “pietra di paragone”. Se quest’ultima non c’è, ci troviamo davanti a un “comparativo mancante” anche se sarebbe più corretto definirlo “comparativo carente”; per la precisione, carente del suo termine di paragone. Accade spesso, nel linguaggio comune, di imbattersi in una affermazione “monca”. Per esempio: “Bisogna migliorare questa situazione”. Al che andrebbe replicato: “Va bene, ma migliorarla rispetto a cosa?”. Oppure: “Ti stai comportando sempre peggio”. E qui si potrebbe rispondere: “Peggio in che senso? Rispetto a chi, o a cosa?”. se si dice "CI VUOLE PIU' EUROPA (e molti sopratutto di quella che un tempo era la sinistra , lo dicono) ecco in questo caso dovremmo chiederci – e chiedere a chi ci rivolge tale esortazione – di essere più preciso: più Europa in che senso? “Più” rispetto a quale Paese dell’Unione? Oppure “più” rispetto a quale livello (ritenuto evidentemente scarso)? E soprattutto, quando finirà l’era del “Ci vuole più Europa?”. Ci sarà un momento in cui questa “Europa” sarà bastevole, sufficiente, adeguata per le aspettative di chi ne chiede sempre di più? La potenza di questo slogan sta, ancora una volta, nella sua assoluta genericità e la prova di quanto esso sia radicato nel dibattito pubblico italiano è la nascita di un partito i cui fondatori hanno scelto proprio questo nome, e il corrispondente suo programma, qualunque esso sia: “PIÙ EUROPA”. Di fronte ai comparativi mancanti dobbiamo esigere dettagli, precisazioni, dati, statistiche, argomentazioni. Se siamo arrivati dove siamo arrivati – e cioè a una quasi estinzione di quella entità nazionale che risponde al nome di Repubblica italiana – è proprio per questa ragione: abbiamo accettato per troppo tempo, senza fiatare e senza reagire, di farci raccontare il tema dell’unificazione attraverso un linguaggio povero e mistificante come quello indagato, in PNL, dal filtro del metamodello. Infatti, nel processo di unificazione europea è stato fatto ampio uso
del “Milton Model” anche rispetto al comparativo mancante. Ci riferiamo – ormai dovrebbe essere chiaro – al deliberato impiego di un linguaggio impoverente (proprio perché generico, quindi a-specifico, e pertanto fortemente suggestivo e manipolatorio). Non dobbiamo mai sottovalutare l’importanza del linguaggio. Il linguaggio è lo strumento attraverso il quale noi filtriamo il mondo, lo raccontiamo a noi stessi e agli altri, e ce lo facciamo raccontare. Un uso distorsivo del linguaggio può essere frutto non solo di negligenza e insipienza del soggetto comunicante, ma anche – come abbiamo già più volte sottolineato – di una scelta strategica di chi (magari dietro le quinte dei media generalisti) ha deciso di imporci una certa road map della Storia, oltre che una ben precisa “mappa del mondo”. Proprio il concetto di “mappa del mondo”, in PNL, riveste un ruolo cruciale. Ma che cos’è la mappa del mondo, in fin dei conti? È il modo singolare e irripetibile, proprio di ciascuna persona, di raffigurarsi la vita, le cose, gli eventi, gli ambienti, gli altri. Significa, né più né meno, che non esiste solo “un” mondo. Esistono tanti mondi quante sono le teste degli abitanti di questo pianeta. Ciascuno vede la realtà attraverso la “griglia” dei suoi cinque sensi,(i famosi sistemi rappresentazionali dettagliati nei precedenti libri di PNL di Bandler e Grinder La Struttura della magia, La metamorfosi terapeutica, PNL e Ipnosi e trasformazione) e un pò tutto delle sue esperienze, dei suoi valori, dei suoi interessi, delle sue credenze, del suo patrimonio culturale e linguistico, e quindi anche del bagaglio semantico e sintattico di cui dispone. La mappa del mondo è fondamentale perché, in verità “la realtà non esiste”.e questo lo diceva sopratutto Paul Watzlavitch uno dei principali protagonisti del
famoso Gruppo di Pragmatica della Comunicazione di Palo Alto, che ovviamente era strettamente collegato sia a Milton Erickson che alla PNL Non c’è un solo mondo, una sola realtà. Ci sono, piuttosto, tanti “mondi” e tante “realtà” quante sono le mappe delle persone: vale a dire, in definitiva, quante sono le teste pensanti sparse per il globo.
Per capire meglio questo fondamentale concetto, Carraro cita un esempio calzante: l’esito dell’ultima finale di un mondiale di calcio. Anno 2018: Francia batte Croazia 4-1. Nella mappa del mondo di un tifoso, diciamo pure di un ultrà transalpino, questa non è solo una finale, è un “trionfo”, una “goduria”, un “giorno memorabile”. Per un supporter croato potrebbe essere invece un “dramma”, una “tragedia nazionale”. Oppure, per un altro spettatore di Zagabria non così coinvolto, magari meno estremista e più equilibrato, potrebbe trattarsi di una “straordinaria impresa” della nazionale di calcio di Modric e compagni. Da come guardi il mondo, tutto dipende. Lo cantava qualche anno fa Jarabe de Palo ed è la sintesi perfetta di questo concetto della PNL. Ora, se le mappe sono tante quante le persone, è anche vero che – lavorando adeguatamente con i sistemi di comunicazione di massa, attingendo alla forza evocativa dei simboli e a quella del linguaggio – è possibile creare, letteralmente, delle mappe collettive sulle quali convergano le “adesioni” e il “consenso” di migliaia, o addirittura di milioni, di persone. Ed ecco perché oggi va tanto di moda la parola “storytelling”, soprattutto in politica.
Lo storytelling è il “racconto”, il modo in cui il mondo ti viene “narrato”. Cioè il modo in cui si può intenzionalmente generare una nuova mappa collettiva, e qui io ho citato un mio studio giustappunto sulla prima campagna d'Italia condotta dal Generale Napoleone Bonaparte, come accennato completamente falsa e costruita a tavolino e con l'impiego di manipolazioni a livello di comunicazioni di massa, vittorie inesistenti, o perlomeno inconsistenti, tipo Cairo Montenotte, Ceva, Lodi, Arcole, veri e propri abbagli del giovane generale, fatte passare per epocali vittorie e semmai dovute al provvidenziale intervento di Generali più esperti del Bonaparte tipo Massena o Augereau o Serurier.) Per questa ragione, i detentori del potere politico, economico, finanziario sono così attenti all’uso dei media e della comunicazione, oggi anche anche digitale. Sanno benissimo che conta molto più dei nudi fatti (ma esistono davvero, poi, i “nudi fatti”?) il racconto di essi; cioè il “rivestimento” linguistico posato sul corpo spoglio di quei poveri fatti. Con lo scopo, magari, di trasformarli in una interpretazione funzionale agli obbiettivi di chi governa il mondo.
Già Nietzsche, alla fine dell’Ottocento, sosteneva che non esistono fatti, ma solo interpretazioni. Anche in questo, oltre che nella sua visione nichilista della società e dell’uomo, il filosofo tedesco è stato un precursore dell’epoca corrente. Tornando all’espressione “Ci vuole più Europa” e al comparativo mancante, si tratta di una straordinaria forma di contaminazione della nostra esperienza soggettiva, quindi della nostra personale mappa del mondo. Ricordiamoci che il linguaggio generico e poco preciso infarcito di generalizzazioni, distorsioni, cancellazioni (quindi, il “Milton Model”) determina, sempre e comunque, l’impoverimento della mappa del mondo di una persona ed è quindi un riduttore di complessità. Il che può tradursi in un considerevole aumento delle libertà individuali se lo strumento è usato da un bravo psicoterapeuta nei confronti del proprio paziente; ma anche in una drastica diminuzione di libertà collettive se esso è impiegato con finalità manipolatorie in altri settori del vivere. Se ci abituiamo a pensare per slogan, ad accettare gli slogan, a cantilenare gli slogan anche in ambito politico (“Ci vuole più Europa”, “Ce lo chiede l’Europa”, eccetera eccetera) così come facciamo con le pubblicità (“Non ci sono paragoni”, “Persone oltre alle cose”, eccetera eccetera) allora ci predisponiamo a essere manipolati. Il comparativo mancante, nel caso di specie, è veramente tutto. Quest’ultima, nel caso non lo aveste notato, è per esempio una generalizzazione. Ed è anche una cancellazione sotto forma di comparativo mancante. Ho scritto che il comparativo mancante è veramente tutto: ma perché mai – repetita juvant – il comparativo mancante è veramente tutto? Dovremmo chiedercelo. E, ancora: rispetto a che cosa esso “è tutto”? Accettiamo la sfida delle domande di precisione appena formulate e proviamo a rispondere. Intanto, il comparativo mancante è tutto perché è precisamente quanto servirebbe per capire (e invece manca). Insomma, la mutilazione contenuta nell’esortativo (“Ci vuole più Europa...”) è il fattore dirimente: la parte taciuta del monito potrebbe fungere da pietra di paragone rispetto a quell’Europa che ci incitano a chiedere in dosi sempre più massicce. “Ci vuole più Europa...”: riempite i puntini. Come comparativo mancante potremmo inserire, tanto per esser chiari, “... piuttosto che Italia”. Già messa così, la frase è più esplicita e ci suscita anche una resistenza, o addirittura una ripugnanza, ben maggiore. Molti di noi sono disposti ad accettare l’idea che “ci vuole più Europa” proprio perché non gli è mai stato detto (e non si sono mai chiesti) rispetto a cosa “ci vuole più Europa”. È uno slogan che non impegna, che va bene con tutto, come i vestiti delle mezze stagioni, a tinta neutra. Abbatte i nostri sacrosanti pre-giudizi e consente all’europeismo di farsi strada nel modo in cui si è sempre fatto, tradizionalmente, strada: all’insaputa, o quasi, del cittadino elettore e quindi decisore e pertanto titolare della cosa pubblica .Occhio: quello di procedere “all’insaputa” non è altro che lo stratagemma del cavalcare il mare senza che il cielo se ne accorga.(anche qui un ulteriore seguace della Scuola di Palo Alto il nostro Giorgio Nardone, che pone tale espressione a titolo di un suo famoso saggio incentrato sugli stratagemmi di una terapia sistemica breve, che però possono essere indifferentemente usati anche per la nostra rovina )
Ancora una volta, torniamo alla filosofia di fondo degli stratagemmi e di qualsiasi tecnica di manipolazione. Si tratta sempre di strumenti miscelati e utilizzati insieme. L’uno rafforza gli altri e tutti si rafforzano a vicenda.
Riassumendo, anche il comparativo mancante è un’arma a doppio taglio. La usiamo inconsapevolmente nei nostri discorsi di tutti i giorni, senza grossi problemi, ma ci viene poi ritorta contro come strumento di “educazione civica europea” o, meglio, di “formazione” di una nuova massa di cittadini filoeuropeisti. Io ritengo che sia fondamentale cominciare a farsi domande, ad essere più precisi nelle modalità di formazione delle domande e nelle risposte che se ne ottengono, si da non essere costretti a trovarci a fare i conti con una mappa che non è la nostra. E con un mondo che non avremmo mai voluto, se ce lo avessero chiesto. e con questo ringrazio anche Francesco Carraro per i preziosi concetti che mi hanno richiamato i miei primi studi di PNL. E' quanto mai ovvio che quanto detto in quest'ultimo riferimento può essere tranquillamente applicato un pò in tutto quello che stanno cercando di farci accettare : un virus che non ammazza nessuno, o perlomeno ammazza come ammazzava una influenza e altre patologie in tutti i precedenti anni, una pandemia senza alcuna percentuale di diffusione se non quella di giudicare ammalati i sani (invenzione del termine asintomatico) , l'imposizione di un terrorismo sanitario fondato sulla paura di questi temini inesistenti per farci accettare vaccini e procedure di reclusione e di catalogazione per renderci per davvero tutti simili ai più famosi romanzi distopici di Orwell, Huxley, Breadbury, Dick e ridurre allo stato di anomalia colui che si oppone a tale stato - il famoso I am Legend di Matheson - ovvero in un mondo di tutti vampiri, l'anomalia sono Io.
OLTRE AL ROMANZO A LIVELLO DI PERCEZIONE IO SONO RIMASTO PARTICOLARMENTE COLPITO DA UN FILM CON VINCENT PRICE INTITOLATO l'ULTIMO UOMO SULLA TERRA CHE, TRATTO APPUNTO DA TALE ROMANZO, ESPRIME CON PARTICOLARE INTENSITA' IL SENSO DI DESOLAZIONE E SCONFORTO DI UNA ATMOSFERA DOVE NON C'E' PIU' UMANITA'

giovedì 27 agosto 2026

ODIO E PAURA COME FENOMENOLOGIA DI DIVISIONE

 

C'è una differenza fondamentale tra odio e disprezzo, e questa differenza e' dettata dalla presenza o meno dell'invidia, dove giustappunto va  che rilevato che la parola odio e il suo significato/significante si puo' avere solo in presenza di invidia e quindi di frustrazione, come ben evidenziato dall'ideologia di sinistra e che rapportata alla mentalita' bottegaia di stampo anglosassone ha una sorta di esemplificazione in quel conflitto servo-padrone evidenziato da Hegel in Fenomenologia dello Spirito e portato al parossismo da Marx ed epigoni, che si puo' riassumere con lo spasmodico desiderio dei servi di diventare padroni, questo in ambito della dilatata bottega del mercato e del commercio

attuali, e che quindi esprime un senso di rivalsa e compensazione dettato appunto dall'invidia che rappresenta il tratto distintivo e caratterizzante dell'ideologia di sinistra e di tutte le idee che hanno questa compulsione ad appropriarsi di cose altrui e questo a prescindere della giustezza o meno di tale assunto; solo nell'ambito della ideologia di sinistra difatti si tira in ballo l'odio, per spiegare determinate modalita' di comportamento verso altri essere umani - tutti difatti abbiamo sentito piu' volte pronunciare la terribile espressione "ODIO DI CLASSE" ecco direi che solo una ideologia perversa di frustrati e di corrosi dall'invidia, come in effetti era l'inventore di tale teoria, Carl Marx e la totalita' dei suoi accoliti e seguaci, Gramsci, Togliatti e, guarda ci metto pure Mussolini prima di superare il suo livore sociale e di invidia, proprio grazie ai suoi successi e riscontri (dalla nomina a direttore dell'Avanti ai soldi dei francesi per fondare il Popolo d'Italia e poi all'ascesa politica a fasti inusitati) puo' rispecchiarsi in un'espressione così fastidiosa nella sua sordida rabbia verso chi ha maggiore merito, possibilità e talento, anche se purtroppo debbo ammetterlo specie oggi, anche entrature sociali e quindi clientelismo, raccomandazioni e a sostegno un comportamento di piaggeria e portato al compromesso. C'e' un passo di uno dei campioni piu' celebrati della sinistra , ovvero il sedicente comandante Che Guevara che senza vergogna ha ratificato tale sentimento e che ho voluto riportare riportare nella figura qui a fianco.

Da tale ragionamento e relativi esempi si desume che il disprezzo e' un'altra cosa in quanto non contrassegnato da invidia, difatti io ho il massimo disprezzo chesso' per un Soros, per un Gates, per un Draghi o per uno Speranza, ma neppure un'oncia di odio per il semplice fatto che non sono persone che invidio: mi nuocciono, mi disturbano e quindi li combatto, ma non coinvolgono altri sentimenti che non siano di pura reazione ad un loro agire che detesto. Diverso, assai diverso e' il sinistro, ovvero il nostro servo, di stampo hegeliano che invidiando profondamente un qualcosa che l'altro ha (soldi, potere, financo donne e salute e tutto quanto di materiale e alcune volte anche di spirituale quegli possa avere), vorrebbe appropriarsene, vorrebbe sostituisi a lui e quindi odia, profondamente con tutto il livore che la sua condizione di perenne frustrato puo' suggerire. Purtroppo c''e' da dire che la pseudo filosofia contenuta nel famoso saggio di Hegel "Fenomenologia delle Spirito" segnatamente nel tema del sopracitato conflitto "servo-padrone" non solo avalla tale invidia e quindi odio, ma gli da' anche un esito positivo per il frustrato, lasciando intravedere una sua futura, non si capisce quanto escatologica, vittoria. Cio' ha ovviamente aumentato a dismisura il meccanismo reattivo di affrancamento dal proprio stato e con altrettanta perniciosita' lo ha ficcato nelle mente di accoliti e seguaci sia essi di carattere teorico come Marx, Engels, sia di
carattere piu' pragmatico come e' stato il caso di nefasti personaggi della storia tipo Lenin, Stalin e anche sia pure di entita' non così devastanti, con politici di bassa taratura tipo Gramsci, Togliatti, Berlinguer e tutti i sinistri contemporanei del PD e partitini di raccatto. Possiamo dire, senza tema di abbagli che tutta la sinistra, dal giacobinismo al marxismo e alle varie teorie di mimesi del famoso conflitto delle fenomenologia hegeliana, hanno questa caratteristica dominante : fomentando l'invidia di persone frustrate verso l'altro sono eziologiche in merito alla fornazione dell'odio che da semplice peculiarita' personale, diviene appunto previa adesione ad ideologie aberranti, una caratteristica sociale ad altissimo incremento numerico, assumendo l'aspetto tanto perseguito dalla scienza moderna di una infezione microbica raccordata con la teoria di perniciosita' di Pasteur avallata da vari industriali produttori di farmaci e vaccini piu' di un secolo fa tipo il
PROTOCOLLO FLEXNER DEL 1910. Abbiamo così combinato due tra le piu' nefaste tendenze della civilta' moderna agli albori di questo terzo millennio : quella dell'odio e quella della paura, la prima diciamo con obiettivo un sociale considerato privilegiato rispetto ad uno stato considerato di subordinazione da ribaltare e impadronirsi delle sue prerogative (" mario!...." mi fece tronfio di soddisfazione un mio ex amico comunista sfegatato, appena riuscì a comperarsi una villa di proprieta' ...."sono diventato padrone!" ), la seconda con l'obiettivo di ridurre l'umanita' ad uno stato di totale sottomissione mantenendola irretita dallla minaccia di perdere la salute, cosa di cui abbiamo avuto una palese dimostrazione con la recente farsa di una pandemia dovuta ad un virus altrettanto farsesco e totalmente inventato

giovedì 20 agosto 2026

LA DESTRA E LA GIUSTA VIA

Come spesso osservava Indro Montanelli l'essere di destra non e' come per la sinistra una questione di ideologia e di osservanza a direttive di partito, essere di destra e' un comportmento, una serie di regole e di scelte esistenziali, che riguardano un certo atteggiamento verso la vita comportante appunto una vera e propria una scelta di vita: significa optare per la differenziazione, per il distinguo, per il merito e non per l'eguaglianza e la massificazione . Lo so, lo so, spesso e volentieri si e' scambiato l'essere di destra per una propensione verso l'ordine, la disciplina , identificando tali peculiarita' con un certo conformismo e adesione a dettami precostitituiti, ma questa invero e' la caratteristica della sinistra che vuole tutti automi ligi alle sue disposizioni di parte e quindi di partito - vedi ad esempio cosa e' stata la rivoluzione bolscevica in merito alle direttive di psicopatici frustrati e invidiosi tipo Lenin e Stalin, o anche in merito ai vertici del nostro PCI con le figure di Gramsci Togliatti, Longo e Berlinguer (tanto per rimanere ancorati all'antico ritornello ). Altro grosso errore giudicare la persona di destra un seguace del principio liberalista, dell'economia del "laissez faire " e della "mano invisibile", un fanatico del capitalismo. I veri grandi maestri della destra, da Evola a De Benoist, da Heidegger a Pound, da da Schmitt a Junger , sono stati tutti anticapitalisti e ferocemente antiborghesi. Ci sono poi tutta una serie di peculiarita' che si rifanno sempre a quell'assunto di atteggiamento e comportamento e non all'adesione precostituita verso qualsivoglia ideologia. E' in forza di tale assunto che la persona di destra e' in genere sempre altamente tollerante, lo ammetto qualche volta anche indifferente , per non dire menefreghista, in merito a tutta una serie di eventi che si trova "esser-ci" utilizzando un concetto di uno dei suoi piu' rilevanti pensatori "esser-ci" ma senza lasciarsi coinvolgere in

prese di posizioni precostituite o viziate da ideologie, mantenendo la proprio individualita' e autonomia nonche' conservare sempre intatte le proprie facolta' mentali e di dignita' , come e' stato ad esempio in occasione della recente farsa pandemica, da parte delle persone che hanno contestato la narrazione ufficiale e le infami disposizioni varate dai governi (specie quello italiano) sul tipo di obblighi vaccinali e degradanti lasciapassare, denominati ipocritamente "green pass",in osservanza ad un altro caposaldo della cultura di destra ovvero il saggio di Julius Evola
"Cavalcare la tigre" che va inteso come una sorta di manuale di comportamento dell'uomo, nella fattispecie di destra, ma che dovrebbe essere di tutti, anche in presenza di una situazione sociale di negativita' . Il punto e' dare una
interpretazione  politica della destra svincolandola sia dal liberalismo e dal borghesismo, ma anche nel contempo affrontare lo spirito  di quel   bellicismo che ha dimostrato essere sempre servo di un padronato bottegaio. Così facendo si tocca un altro punto  della cultura di destra che ha il suo massimo esponente in Ernst Junger e il suo concetto di "realismo eroico" Per il famoso filosofo tedesco, eroico combattente della Grande Guerra, insignito della piu' altra decorazione germanica al valore , la croce Pour le merite,  la guerra e' la catarsi delle piu' alte aspirazioni umane , e c'e' da dire che anche altri filosofi di destra come Evola e persino De Benoist gli fanno eco  esaltando le idee contenute in numerosi suoi  saggi, che professano una "mobilitazione totale" legata all'evoluzione delle tecniche belliche  nel mondo moderno, nel senso che nelle trincee della prima guerra mondiale, Junger ha visto  la battaglia classica 
evolvere in combattimento di
materiali, cui anche la funzione delle truppe e' "totalmente impregnata dello spirito delle macchine" Ecco questo concetto del realismo eroico, ed anche quello della mobilitazione totale nel senso  della esaltazione della macchina e del tecnicismo sotteso alle armi sempre piu' evolute , e' proprio quello che io,  da uomo di destra, profondamente di destra, contesto vibratamente e anzi condanno senza appello. Le note di junger  sulla guerra "che fa dei soldati  un tassello di una collettivita' globalmente  orientata verso il combattimento in quanto aspetto del Lavoro" non solo non la concepisco, ma trovo che sia l'espressione piu' feroce di quello spirito bottegaio fondato sul denaro e sul commercio di cui il popolo anglosassone ne e' stato negli ultimi cinquecento anni l'interprete piu' fedele . Dice ancora Junger "la grande guerra ha prodotto il tipo dell' "uomo martellato" e le figure del Lavoratore e del Soldato si sono fuse trasformando l'uno nell'altro nel nome dello sviluppo della tecnica, per cui bisogna ricorrere a  De Benoist che nel saggio "l'operaio fra gli dei e titani" spiega la portata di tale assunto proprio  quando parla dell'avvento della guerra di materiali, rilevando che Junger non fa solo una osservazione banale  sull'evoluzione delle tecniche di offesa militare, ma ne trae l'idea  che la trasformazioone tecnica  della guerra  ha prodotto una rottura  che tocca oramai l'intero pianeta, una rottura  che segna simultaneamente la fine del regno dell'uomo  sostenuto da una certa immagine degli dei  e l'irruzione titanica delle forze elementari nella vita quoridiana, ovvero "
L'elemento  elementare
 terricolo e quindi titanico che si impone sull'elemento divino della tecnica ". Ora io si sa, come io, piu' di Junger, stimi e consideri De Benoist, ma ecco proprio in questo sta la peculiarita' di essere di destra e vieppiu' dimostrare che si tratta di un atteggiamento, di un comportamento e di precise scelte individuali e non di una stracca adesione ad ideologie precostituite: SU QUESTO FATTO, NON SOLO DELL'IDEALISMO EROICO,E DELLA MOBILITAZIONE TOTALE NON SONO D'ACCORDO, MA NEPPURE SU QUESTE PRETESE DI GIUSTIFICARE ED ESALTARE DELLE CONCEZIONI CHE A ME SEMBRANO SOLO SCUSE PER FAR SEMPRE IL GIOCO DEI POTENTI, MA UN GIOCO FONDATO SOOLO SUL DENARO E SULL'INTERESSE ECONOMICO. Di tal guisa ecco,  sono molto,  ma molto piu' propenso ad accettare idee tipo quelle di Bertrand Russel o la famosa frase del  1917  di papa Benedetto XV  sulla "INUTILE STRAGE". Trovo molto realismo nella guerra e non solo quella del 14-18, ma nessun senso di eroico in essa, ma solo di un servilismo assoluto nei riguardi dei padroni delle ferrieri, che sono gli unici che perseguono gli interessi eterni del mondo bottegaio . Ecco  magari sono assai piu' propenso a tirare in ballo un altro grande esponente della cultura di destra:  il tedesco nonche' amico personale di Ernst Junger, Carl Schmitt il piu' geniale e originale dei geo-politici , che in tal senso fin dal suo libello del 1942 "TERRA MARE" distingueva nella lotta per la supremazia del mondo   tra 
"POTENZE DI TERRA,
TELLURICHE e POTENZE DI 
 Mare, TALASSICHE" individuandolo nello spirito  anglosassone di stampo Elisabettiano (XVI secolo) e poi nordamericano che ne aveva raccolto il testimone dopo la seconda guerra mondiale, quella tendenza ad una prassi socioeconomica senza limiti, senza confini del tutto svincolata da confini e territorialita', ma giustappunta contrassegnata dall'elemento liquido marino, che nel fomentare  guerre e nel seminare zizzania tra i Paesi continentali, ( rivolta colonie americane , rivoluzione frencese, lotte contro Napoleone, moti di insurrezione tipo carbonari e risorgimentali, guerra di Crimea e infine prima e seconda guerra mondiale) ne avrebbe caratterizzato  la prevalenza  e il dominio fondato sull'elemento commerciale e nell'osservanza di un solo unico valore . 
quello di scambio tra denaro e merci e succesivamente loro sostituti evolutivi, paragonabili allo sviluppo dei mezzi tecnici  di offesa militare e quindi stabilendosi una vera e propria attrazione fatale tra capitale e guerra, laddove i combattenti, gli pseudo  guerrieri-eroi,  altro non sono che marionette, docili esecutori di interessi di classi sociali che la guerra la hanno innescata, ma evitano accuratamente  di farla "il celeberrimo armiamoci e partire" del buon senso popolare, per i cui servi che sono costretti e qualche volta anche a giustificarne il senso, non guasta l'epiteto di "sciocchi "  Ribadisco quindi che non ci trovo proprio nulla di esaltante nella guerra, ne '  di quella antica ne' di  quella moderna ancora piu' spersonalizzata in quanto tecnicizzata da armi sempre piu' sofisticate e contrarie all'essenza umana . Nella tecnica e
ancor meno nel digitale, 
 nel virtuale,  nell'artificiale non trovo alcun elemento di distinzione, MA SOLO DI UNA
ESASPERANTE MASSIFICAZIONE E MECCANIZZAZIONE CHE HA UN SUO INIZIO, SEMPRE IN QUEL MONDO DI INTERESSI ECONOMICI E FONDATI SUL DENARO CHE E' IL MONDO ANGLO SASSONE IN UN PARTICOLARE MOMENTO STORICO  CONTRASSEGNATO COME RIVOLUZIONE INDUSTRIALE    

domenica 16 agosto 2026

OLTRE L'OCCIDENTE

 

Alekxander Dugin  e' un filosofo che si definisce  di area non occidentale, ma eurosiatica, e quindi e' di norevole interesse il fatto che si sia prodotto in  una profonda riflessione e anche in  un  panegirico di due sole parole “liberta’ e verita’ “che per disgrazia  da noi in occidente sono state negli ultimi egemonizzate dalla cosidetta cultura di sinistra, ed anche dall’ipocrita potere capitalista che facendo leva su di un pilotatissimo buonismo di maniera ne ha fatto una sorta di bandiera per coprire le sue malefatte. La farsa, anch’essa abilmente orchestrata, di una pandemia da un virus quanto mai improbabile, ha finalmente mostrato come capitalismo e comunismo procedano di concerto, siano cioe’ le due facce di una stessa medaglia, proprio come sosteneva Evola nel suo grandioso libro “Rivolta contro il mondo moderno”  - vedere la manina di  Mario Draghi  uno dei piu’ ossequiosi e solerti garzoni del “Deep State” sulla spalla di  quello che dovrebbe essere il rappresentante  piu’ estremo degli interessi popolari : Maurizio Landini,in effetti potrebbe sembrare paradossale , ma in verita’  paradossale non e’, ma piu’ che sequenziale a tutta la storia degli ultimi duecento cinquanta  anni, o meglio al 

racconto che  le classi di potere affermatesi con l’avvento dei Mercanti e quindi del fattore economico come valore guida delle vicende del mondo, ci hanno sempre propinato. Non mi piace la modalita’ di dizione sempre a stampella di termini stranieri, in particolare inglesi, la lingua dei padroni  - prima la Gran Bretagna, poi gli USA  – chiamiamo le cose con il loro nome ovvero “Stato Profondo” 
 quello  che a livello politico viene inteso come  l'insieme di lobby e reti di potere, che grazie ai loro poteri economici condizionano l'agenda degli obiettivi pubblici, di nascosto e a prescindere dalle strategie politiche dei vari stati nazionali, lontano dagli occhi della stragrande maggioranza delle popolazioni mondiali. Si tratta di un vero e proprio  "Stato dentro lo Stato",  la cui influenza e’ tale da agire in totale indipendenza  sempre contro le  pubbliche istituzioni e  condizionarle e piegarle ai propri interessi sempre valutabili in termini di denaro . Ovvio e naturale che parole come Liberta’ e Verita’ sono,  in un tale sistema, non solo parole vuote, ma peggio, parole in vendita  …. in vendita del migliore offerente, ovvero quello che paga meglio, pronte a piegarsi ai dettami di volta in volta stabiliti dalle leggi di mercato, dove non ci sono piu’ valori da scambiarsi , ma vige un solo valore : il valore di scambio. Capitalismo e Sinistrismo, le famose due facce della stessa medaglia, così come un filosofo vero come Julius Evola aveva perfettamente denunciato negli anni trenta del novecento,    sono riuscite , bhe magari diciamo, stanno riuscendo ad imprimere  il loro sugello su tutto lo scibile   delle specifiche attivita’ umane  che vanno dal racconto della storia,  alla operativita’ della scienza, alla pratica della politica e  hanno oramai  egemonizzato  la cultura, o meglio la sub cultura coi loro mezzacci e  mezzucci, tra cui rientra  l'uso sconsiderato dei significati /significanti  delle parole, come giustappunto si rimarca con i termini di Liberta’ e verita’. Ecco perche’ e’ piacevolmente sorprendente e molto promettente un pensatore come Dugin che spostando il centro di osservazione , un po’ come farebbe un fisico quantistico alle prese con particelle e onde al cospetto di una doppia fenditura, opera una disgressione anche topica  servendosi giustappunto del tema dell’eurosiatismo.  «Per principio, l'Eurasia e la nostra terra, la Russia vera e propria, restano il centro di una nuova rivoluzione anti-borghese e anti-americana.  Il nuovo Impero Eurasiatico sarà costruito sul principio fondamentale del nemico comune: il rigetto dell'atlantismo, strategia di dominio degli USA, e il divieto di permettere ai valori liberali di dominarci. Questo impulso civilizzatore sarà la base di un'unione politica e strategica” Disgressione topica  significa sopratutto valutare il diverso impatto di diffusione ideologica in determinate aree geografiche quale appunto si configura l'entita' euroasiatica, ma anche riferirsi ad una precisa tradizione culturale, magari ecco spurgata degli elementi aggiunti per motivi utilitaristici dalle elites bottegaie  liberali e comuniste, secondo il ben noto principio di una coniugazione al futuro anteriore  Per far questo Dugin, ammettiamolo si serve di elementi culturali  della tradizione occidentale, d'accordo non quelli derivati dal pensiero dominante dei bottegai e loro garzoni, tipo Hegel , Marx e lo stuolo di ronzini della filosofia tipo Fichte, Schelling, Feurbach o i cosidetti pensatori di scuola economica Smith, Ricardo, Say, Malthus, ma piuttosto Schopenauer, Nietzsche anche un certo Freud, magari quello della seconda topica, cioe’ di dopo Al di la’ del principio del piacere “ quindi con ancor piu’ serrato riferimento i pensatori ultra ostracizzati dal potere bottegaio : Stirner, Guenon, Eliade, soprattutto Evola.
Nella prefazione all’edizione italiana de La quarta teoria politica Aleksander Dugin ha ampiamente documentato la sua formazione ammettendo la rilevanza assunta da quella che puo’ essere definita la  filosofia della tradizione, rappresentata appunto  dalle figure di René Guenon e di Julius Evola. .Il ponte tra La Quarta teoria e la tradizione è riconducibile  proprio ad uno dei testi cardine di Evola  Rivolta contro il mondo moderno, che per Evola, come per Dugin, sarebbe necessaria per restaurare quei principi di vera liberta’ e di unica verita’ contro cui il Rinascimento, l’Illuminismo, il liberalismo, si sono battuti per instaurare il loro meschino potere. Ad Evola Dugin accosta, con una certa disinvoltura, Martin Heidegger: pur evidenziando le ovvie differenze, ritrova nei due una comune avversione nei confronti della tecnica e della Rivoluzione scientifica.  Dugin intende rivolgersi non all’individuo astratto, o all’homo oeconomicus, ma al popolo, inteso come comunità organica.  Le ideologie del ‘900 avrebbero invece posto al centro il singolo in quanto tale (liberalismo), in quanto appartenente a una classe (socialismo), o in quanto elemento dello Stato (fascismo). Il progressivo affrancarsi dell’individuo moderno dalla sfera religiosa e dai vincoli comunitari, avrebbe poi condotto, dopo la caduta delle ideologie, a una disumanizzazione estrema, che la Quarta teoria  vuole combattere, auspicando una rinascita dei valori tradizionali premoderni. Dugin riprende così la critica heideggeriana al sapere strumentale, evocando una sorta di ritorno al sacro.
Se questo tema rinvia all’ultimo Heidegger, il concetto di Dasein é legato a Essere e Tempo, l’opera del 1927, in cui il filosofo tedesco descrive la condizione umana come essere- nel- mondo.  Ciascuno, infatti, è sempre collocato in una dimensione storica e non è concepibile al di fuori del mondo in cui dimora. Dugin legge il Dasein enfatizzandone la spazialità nel senso della territorializzazione e del Nomos della terra di Carl Schmitt. Il luogo e la tradizione in cui ciascuno vive rivendicano allora, per Dugin, la loro specificità contro l’individuo, considerato “astratto”, dell’Illuminismo e delle Dichiarazioni universali.  Le diverse forme di populismo, di destra e di sinistra, esprimono il disagio nei confronti del trionfo planetario del liberalismo, e Dugin si propone di smascherare quanti, dietro   lo schermo della Società aperta di Popperiana memoria come concezione ideologica  e di pragmatica applicazione  tramite il sordido allievo george Soros , sostengono le ragioni della finanza internazionale. Il liberalismo si rivela così, come egli stesso scrive, il “nemico principale della Quarta teoria politica“. - La società aperta di Karl Popper,  sostenendo la libertà individuale contro ogni concezione di carattere olistico, difenderebbe allora “non tanto i diritti dell’uomo, ma, piuttosto i diritti dell’ omuncolo”. Per Dugin, infatti, la libertà, deve coinvolgere l’uomo nel suo rapporto organico con la comunità in cui vive.
La Quarta Teoria incarnerebbe così, nelle intenzioni dell’autore, l’autenticità dell’essere-nel-mondo (Dasein), espressa nell’homo maximus, che si proietta al di là dei confini angusti dell’ “umanesimo minimalista”, difesi dall’individualismo liberale. Ecco quindi che L’eurasiatismo, a cui Dugin fa costante riferimento, si contrappone alla pretesa universalità del Logos occidentale,  rifiutando l’idea di  un processo storico unico in cui, come in una scala evolutiva, vengono collocate le diverse culture, dal momento che l’ “epistemologia eurasiatica” attribuisce alla civiltà russa (come alla cinese o all’islamica) una totale autonomia rispetto all’Occidente. Nel futuro anteriore di Dugin, che come abbiamo visto, malgrado la premessa di presa di sistanza dall’occidente , i significati , ma anche i significanti di Liberta’ e Verita’ si sottraggono alla esclusivita’ occidentale, ma entrano a far parte di un lessico altro che va alla ricerca di una sorta di concetto metastorico di tradizione . Nella critica alla modernità, accanto a  Evola e Guenon, troviamo anche, nel variegato atlante ideologico di Dugin, Spengler, Toynbee  Lévi-Strauss, Dumezil, Baudrillard e potrebbe essere molto molto interessante aggiungere  nella sua concezione determinate componenti che potrebbero offrire inusitati spunti di allargamento culturale e anche geografico :  i celeberrimi Seminari di Jacques Lacan, l'inconscio come insiemi infiniti del cileno Ignacio Matte' Blanco  ( che quindi esula anche dalla tradizione occidentale), un teoria davvero dirompente come quella dell'americano Julian Jaynes a proposito dell'origine della coscienza  ;infine una concezione scientifica come quella di 
Ryke Geerd  Hamer col  suo impianto anti scientista e anti medicina ufficiale (che 
non a caso si e' inventata la recente pandemia proprio per opprimere meglio l'umanita' ) , ha caratteri di  disvelamento del mercimonio insito nella prassi terapeutica ; E' la prima volta che lancio questa proposta di inclusione nella filosofia di quello che considero il piu' convincente ideologo di un nuovo modo di essere, di temi piu' che ostracizzati dalla bieca cultura e anche pragmatica  bottegaia liberal/comunista. Se davvero la linea Putin della tradizione  ed anche della topica  'eurosiatica la spuntera' su quella dell'illanguidito modernismo di societa' aperta alla Popper coi suoi piu' vistosi finanziatori Soros, Gates, Rotschild, Schwab, avremo bisogno proprio per essere tutti veramente liberi , di verita' non nuove , ma vere e non le reiterate menzogne che sono state contrabbandate negli ultimi secoli qui tra le foschi nubi delle nostre contrade occidentali.   D'altronde anche i russi e lo stesso Dugin non sono stati  esenti di errori : nel 1992 uno ambiguo intellettuale  Eduard Limonov, privilegiando gli aspetti nazionalisti sull’internazionalismo comunista, fondò il Fronte Nazionale Bolscevico. Ne derivò uno strano sincretismo, in cui coesistevano, e non solo sul piano iconografico, simboli nazisti e bolscevichi. Dugin, inizialmente fu un sostenitore di Limonov, ma per fortuna ne prese 
successivamente le distanze, proprio per dare vita alla citata  ideologia  eurasiatista, che intendeva gettare un ponte fra l’esperienza sovietica e la galassia della destra nazionalista, su ispirazione , come abbiamo visto del nostro Julius Evola. I
l progetto di Unione Eurasiatica, che venne adottato ed  elaborato da Putin già nell’ottobre del 2012, coniugava  i temi dell’eurasiatismo con la specificità geopolitica della Russia postsovietica, 
Un altro grande pensatore si e' unito a Dugin nel sostenere l'eurosiatismo di Putin, il francese   Alain De Benoist  che dopo aver scritto un poderoso saggio introduttivo all'opera di Evola "gli uomini e le rovine" ha collaborato con Dugin alla stesura di un saggio giustappunto  sulla grande politica eurosiatica di Putin -  difatti il progetto di Unione Eurosiatica  che venne adottato e elaborato da Putin nel 2012, coniugava i temi dell'eurosiatismo con la specificita' geopolitica della Russia. 
Noi siamo assertori convinti che tale concetti,una volta sconfitti i temi dei bottegai (alta finanza, lobby tecnologiche e sanitarie, transumanesimo) e le sporche
faccende  dei loro garzoni  (politici, giornalisti, opinionisti, pseudo esperti su diversi specifici ) forse saremo pronti per dare maggiore entita' al primo termine di tale topica "euro-siatica" senza per questo dimenticare tutte le altre conmponenti per un mondo davvero multipolare. Tutti i nuovi paladini di questo nuovo mondo che mi piace anche  denominare "mondo al Futuro Anteriore" sono mobilitati a tale realizzazione (Dugin, Putin, De Benoist, Trump, Orban, Luchacensko, Fico, Kennedy, Vance, etc.)   che ricaccera' nelle tenebre della ignominia i nefasti costruttori di malignita' e di squallido  mercimonio ovvero i vari Soros, Gates, Schwab e i loro cavalier serventi politici  de,lla schiera dei Macron, Van der layen, Draghi, Mertz, etc.) 

lunedì 29 giugno 2026

MATEMATICA COME CALCOLO E COME MITO

 

Le questioni di conoscenza e sulla conoscenza cominciarono ad andare diversamente   quando a prendere il posto del Mito  fu un tipo di costruzione logica  eminentemente umana, che non faceva ricorso ne’ alla fantasia, ne’ al sentito dire, ne’ al mistico o al leggendario :  la matematica. Questo vale gia' ai tempi della grecia antica  con studiosi come Pitagora, Euclide anche Archimede, ma e' con la matematica , diciamo così moderna,  ovvero  quella del  secolo XVII, che  da noi in occidente comincio’ a diffondersi un certo tipo di ragionamento che postulava una oggettivita’ con l’intero creato. Certamente da subito,  nel suo ambito cominciarono le  controversie, con  posizioni oggettivamente  categoriche e assolutiste tipo quella di Cartesio, da molti indicato come il fondatore del principio matematico  “tutti i problemi  possono considerarsi problemi matematici nei quali si andava a cercare un ordine e una misura e non era rilevante che si trattasse di numeri, figure, stelle, suoni o qualsiasi alto oggetto – vidi dunque che vi doveva essere qualcosa  di piu’ generale  che spiegava ogni particolare come una entita’ in cui si presentano problemi di ordine e di misura : e’ questo che io chiamo Matematica Universale – una tale scienza dovrebbe contenere la struttura di base della ragione umana  e il suo ambito dovrebbe estendersi fino ad estrarre il vero da ogni argomento." e si  arriva  a posizioni di scontro  come quella emersa tra i due grandi studiosi Leibniz e Newton a proposito del calcoloinfinitesimale,  che possono essere riassunte nella 

solita diatriba tra res extensa e rex intensa, ovvero nel principio  che  la struttura matematica dell’intero creato dovesse ricercarsi all’esterno, nella struttura delle cose fisiche del mondo,e quindi in un assoggettamento della natura alle leggi della matematica come sosteneva Newton, o piuttosto all’interno dell’uomo come una sorta di “vis viva” come invece postulava Leibniz. Va notato che Leibniz si serviva di una tale forza per formulare una visione opposta a quella del rivale inglese, anche se per molti versi del tutto speculare ai fini dei risultati pratici che porto’ appunto alla  alla definizione congiunta di Limiti, Derivate e Integrali  nelle equazioni differenziali ed anche alla ideazione dei numeri immaginari (negativi di proiezioni). Una ulteriore controversia si sviluppo’ praticamente da due concezioni parimenti opposte sulla natura della realta’, ovvero se i fenomeni che la natura, tutta la natura, ospita  hanno carattere  continuo  oppure discreto. Entrambi le concezioni  trovano riscontro di volta in  volta nella nostra intuizione, nel quotidiano, nei nostri organi di senso , nei dispositivi di misura e in generale nelle apparecchiature scientifiche. La distinzione  in realta’ continua e realta’ discreta  che si rispecchia altresi’  nella classificazione  degli strumenti analogici e digitali, di cui  negli ultimi anni abbiamo avuto così tanti riscontri  ha impresso alla matematica digitale uno slancio senza pari, facendo sì che la visione discreta  del mondo si affermasse quasi univocamente  . Sul “discreto” infatti  sembra basarsi il nostro mondo attuale, conformando appunto l’era del computer e degli strumenti analogici ai quali sembra che tutto si conformi e le sacche di resistenza di una concezione continua del nostro mondo  sembra venir relegata alla  obsolescenza ne’ piu’,  ne’ meno simile alle  nostalgie di vegliardo sui bei tempi andati  Probabilmente e’ la parallela strettissima  tra visione discreta  e il codice digitale di cui si occupa oggi la scienza e la tecnica della informazione che ha portato alla prevalenza della concezione discreta su quella continua. La fisica teorica vede costruirsi il suo piu’ promettente scenario, quello della meccanica quantistica, proprio sul predominio del discreto, laddove si parla di universo informato e integrato previa l’introduzione  di nozioni estranee alla solida e rigorosa disciplina Newtoniana  basata su cio’ che si puo’ misurare. Tornano quindi dopo un lungo periodo di quasi esilio  Democrito, Epicuro, Lucrezio con i loro atomi e Pitagora con i suoi numeri, mentre  recedono i primi ilozoisti come Talete  e Anassimene  che andavano alla ricerca di un principio di tutte le cose in entita’ naturali come l’acqua. L’aria  o il fuoco. Ritroviamo gia’ nei paradossi di Zenone una prima affilatissima critica alla concezione continua  della natura  dello spazio e del tempo, ma e’  con Newton e Leibniz e le loro diverse interpretazioni del calcolo infinitesimale  che la questione prende corpo e produrra’ la negazione della realta’ assegnata ai numeri reali proprio grazie all’introduzione del concetto di numero immaginario, che spezza appunto quella continuita’ in cui ancora riposava la scienza. La concezione quasi totalmente  discreta e operativa della matematica si afferma nel XX secolo  e la prima vistosa affermazione ne sono i programmi per computer, le operazioni logiche, discrete  e gli automi cellulari con il loro replicare l’andamento formale  degli organismi viventi, come platealmente dimostro’  sul finire degli anni sessanta
il matematico  John Conway  con il suo gioco della vita denominato LIFE, che e’ l’esempio piu’ famoso di “automa cellulare”  il cui scopo e’ quello di mostrare  come comportamenti simili alla vita  possano emergere  da regole semplici e interazioni a moti corpi. In tale gioco che e’ composto da un solo giocatore si parte da una configurazione iniziale a scelta e quindi  applicando una serie di regiole inderogabili  si perviene  ad una successione di ammirevoli strutture  la cui dinamica aperta e periodica  ricorda l’andamento dei fenomeni biologici e persino il comportamento di colonie di insetti o stormi di uccelli. In altre parole l’evoluzione del gioco e’ determinata dal suo stato 
Si svolge su una griglia di caselle quadrate (celle) che si estende all'infinito in tutte le direzioni; questa griglia è detta mondo. Ogni cella ha 8 vicini, che sono le celle ad essa adiacenti, includendo quelle in senso diagonale. Ogni cella può trovarsi in due stati : vita o morta  (o accesa e spentaon e off). Lo stato della griglia evolve in intervalli di tempo discreti, cioè scanditi in maniera netta. Gli stati di tutte le celle in un dato istante sono usati per calcolare lo stato delle celle all'istante successivo. Tutte le celle del mondo vengono quindi aggiornate simultaneamente nel passaggio da un istante a quello successivo: passa così una generazione.Le transizioni dipendono unicamente dallo stato delle celle vicine in quella generazione: Qualsiasi cella viva con meno di due celle vive adiacenti muore, come per effetto d'isolamento;Qualsiasi cella viva con due o tre celle vive adiacenti sopravvive alla generazione successiva; Qualsiasi cella viva con più di tre celle vive adiacenti muore, come per effetto di sovrappopolazione; Qualsiasi cella morta con esattamente tre celle vive adiacenti diventa una cella viva, come per effetto di riproduzione.I riferimenti di tale gioco  non sono solo nel regno della natura : in sostanza Conway gioca con le sue regole  come Italo Calvino gioca con i tarocchi  costruendo spazi narrativi a schema in Il Castello dei destini incrociati o con le fini e i nuovi principi   in “Se una notte d’inverno un viaggiatore, o anche

George Perec utilizza il salto del cavallo negli scacchi  per esplorare un condominio parigino  

 (La vie mode d'emploie). Possiamo osservare che il termine "gioco"  da una parte esprime una particolare relazione  tra scelta e regole , dall'altra rimanda ad una tradizione che si rifa' a tecniche combinatorie  consentita dalla discretezza degli elementi in gioco, in netta opposizione con la continuita'

sabato 27 giugno 2026

UNA METAFORA PARTICOLARE

 

Grosso modo tremila anni fa  qualche cosa di veramente epocale  a livello geo politico, ma sopratutto a livello di struttura cerebrale umana e'  cambiato. Si sono anche addotte delle entita' improvvisamente scomparse, che hanno quindi avrebbero propiziato la nascita di una  coscienza ovvero un analogo io  costruito su base linguistico/metaforica che poneva del tutto superfluo il meccanismo neuronale delle voci degli dei come trascinamento metonimico di significanti? ma possibile che queste raffinatissime stringhe di energia non avessero contemplato l’eventualita’ che ad un certo punto il cervello della parte sinistra della loro …non chiamiamola proprio creazione, ma insomma… “co-istruzione”,  non arrivasse a costituire una metafora-io, che si rende conto di essere in situazione con l’ambiente e quindi  pensa, con la logica conseguenza che qualche millennio piu’ tardi ci sara’ chi asserira’ convinto….” dunque sono” ????  O magari all’esaurimento del compito che era emerso impellente per tali entita’ e quindi al loro conseguente venire meno senza curarsi troppo di quello che sarebbe successo alle loro manipolazioni genetiche? Noi poi datiamo  il loro abbandono a tremila anni fa, ma potrebbe essere  molto, molto piu’ arcaico, cinquemila, diecimila anni fa, forse anche ventimila;  difatti cosa ci dice che l’uomo non abbia continuato a coabitare con le voci allucinatorie oramai saldamente assimilate nell’emisfero destro del proprio cervello, assolvendo tutte le necessita’ del vivere,  compatibili col proprio ambiente? Le voci non erano piu’ dirette come un tempo, la soglia di stress per provocarla si era fatta molto piu’ alta, magari abbisognavano di persone particolari per essere interpretate, ecco ad esempio Jaynes nel suo celeberrimo libro "Il crollo della mente bicamerale e l'origine della coscienza" vero e proprio riferimento costante di tutti i miei scritti, cita i due poemi dell’Iliade e dell’Odissea per ottolineare una forte differenza non 

solo di stile di scrittura, di ambientazione sociale, di costumi, ma anche di struttura mentale dei protagonisti nelle rispettive narrazioni: nell’Iliade la voce e persino la presenza  del dio, e’ giustappunto sempre diretta, immediata, senza alcun intermediario; al contrario nell’Odissea ci sono una pletora di auguri, di sibille e anche gli dei incedono sempre al travestimento o alla sostituzione con un personaggio familiare del personaggio cui vogliono comunicare. L’eta’ dell’oro o comunque la si voglia chiamare, non da’ alcuna certezza, così come non danno certezze le modalita’ dei comportamenti degli umani e di questa sorta di entita’ che potrebbero anche  configurarsi come stringhe energetiche in accordo tra di loro come le corde di un violino su alti e bassi di determinate frequenze, la cui melodia risuona ai due spettri di polarita’ per una misteriosa simmetria. Di concreto, di carnale c’e’ pero’ la corporeita’ umana che in effetti come per magia e soprattutto d’improvviso, risulta abissalmente differente rispetto a tutti gli altri esseri viventi del pianeta, anche quelli con i quali si vorrebbe stabilire una certa affinita’. come diceva un antropologo “e’ come se con l’uomo, l’evoluzione che fino ad un certo punto disegnava una linea diritta in lieve anche se costante rialzo, di colpo si impenna ad angolo retto sfrondando tutti gli schemi precostituiti” Tutti i famosi dilemmi della storia umana concorrono a questa tesi : l’anello mancante, l’assoluta mancanza di indizi che confortino una naturale evoluzione, l’elemento mare come sorta di demarcazione sulla fisicita’, i misteri sulla nascita repentina di tutte le piu’ celebrate civilta’ , le lampanti discrasie su certi assiomi legati al tipo di organizzazione sociale, tipo quello evidenziato in un  precedente articolo di questo stesso blog (l’uomo primitivo non ha mai abitato le caverne) ed infine la stessa aleatorieta’ del termine uomo primitivo e la questione sempre aperta sulla sua origine di cui la presente e’ solo  una delle tante , che cerca di non mancare come 
informazione, giustappunto  Esiodo, gli Yuga degli Indu’, Darwin, Lamark, Guenon, Evola, Biglino, piu’ qualche nuova aggiunta tipo la teoria della mente bicamerale di Julian Jaynes e in ultima analisi un apporto sul serio e il faceto di un bel po’ di fantasia . Ecco che ci facciamo improvvisamente propositivi e dismettiamo qualsivoglia cautela nei termini di possibile riscontro spazio/temporale, diamo per scontato, o quasi,  una narrazione che, ripeto intraprende da questo punto un percorso alquanto fantasioso, o magari diciamo immaginario, come i numeri che tanto apporto hanno dato al calcolo infinitesimale,  proiezioni di negativi, come ad esempio i -1, -2, -3….-n sotto radice quadrata: venendo meno gli impegni sul pianeta le entita’ dovettero allentare il controllo delle allucinazioni e subito si resero conto che tale diminuizione di una funzione cerebrale ampliava quella dell’emisfero opposto, ovvero difficolta’ di metonimie,  cioe’ trascinamento di significanti a favore di un proliferare di condensazioni metaforiche di cui per conseguenza ecco  cominciare a far capolino la metafora-io: non così immediata e repentina, ma insomma sempre piu’ frequente, in primis tra la gente di mare 
la cui navigazione su
  barche ed in mezzo a sconfinate distese d’acqua  poneva giocoforza delle situazioni del tutto inusitate  cui le famose voci non erano in grado di dare una soluzione così immediata: anche Jaynes e’ dell’idea che le prime formazioni di un analogo io, cioe’ di una coscienza, dovettero manifestarsi  in popoli dediti a lunghi viaggi di mare, quali ad esempio i Fenici. Abbiamo visto il grado di violenza, di devastazione, che comportarono  le prime manifestazioni di questa coscienza: mai e poi mai nei millenni  di mente bicamerale si era vista tanta crudelta’, tanta sistematica voglia di aggredire, di conquistare , tanto desiderio di sopraffazione di altri esseri umani. Di certo le entita’, che attenzione erano oramai in procinto di abbandonare la  loro frequentazione del pianeta,  dovettero riflettere sulle motivazioni di questa esplosione di violenza nei loro, un tempo, docili pupilli. Un qualcosa di assolutamente  imprevisto “colpa di questa dannata metafora che l’emisfero linguistico ha fatto di se stesso in relazione al contesto” dovette dire qualcuna delle entita’, non ovviamente con parole, ma con frequenze di stringa, per molti versi simili, come abbiamo detto a melodie ingenerate dalla tensione di corde di violino. “cosa si piò fare?” “e cosa vuoi fare? oramai stiamo rientrando della nostra dimensione  in altro universo. Probabilmente non avremo mai piu’  niente a che fare con questo pianeta, cosa ci importa? lasciamoli scannare da soli, vedi bene che dispongono tutti di quella dannata metafora-io che li fa essere così rabbiosi, così crudeli, ed in stretta correlazione  le difficoltà e la conseguente frustrazione, che il loro stato gli ha imposto: i peggiori tra di loro, quelli che vanno sempre alla ricerca di nuove conquiste di terre, di gente da dominare, da schiavizzare , sono quelli difatti che sono nati e cresciuti in territori brulli, aridi, con poche risorse, dove ogni cosa dal cibo, a certe comodita’, agi,  persino divertimenti , erano di difficile reperimento. “noi ce andiamo “ fece un’altra entita’ “  e lasciamo un pianeta dove praticamente in ogni angolo,  c’’e’ una guerra, uccisioni, eccidi , stupri, saccheggi” “.

 

DITTATURE E GLOBALISMO

Il tentativo di dittatura sanitaria perpetrato quattro anni fa in tutto il mondo e in Italia con particolare virulenza, con la scusa di prot...