martedì 7 ottobre 2025

DISCORSI SENSATI SULLA ORIGINE DELLA MALATTIA

 

il cosidetto immaginario collettivo si è sempre lasciato convincere con facilità da una sorta di paradigma fondato sulla paura  che ha informato tutte le strutture sociali, sia quelle di tipo religioso fideistico dove la paura era in funzione del peccato con la  malattia come  la giusta punizione di stampo divino , sia di tipo economico consumistico dove invece  la paura della  malattia era di un tipo più legato a consumismo e mercimonio con avallo di procedimenti statistici, ma nel contempo ha anche costruito una vera e propria credenza, comune ad entrambi le Società, ovvero una incondizionata ammirazione per una supposta perfezione della natura, con però alcune falle, incidenti di percorso,sotto un aspetto non biologico, ovvero terremoti, glaciazioni, nubifragi,  ma veri e propri tilt se passiamo all’aspetto biologico, dove la malattia, specie con il suo assurgere a indicizzazione generale con le epidemie, fa indubbiamente la parte del leone - un ulteriore  aspetto di tutto il correlato sotteso al termine malattia, che però, diciamocela tutta, da un punto di vista dell’utilità delle classi detentrici del potere, di qualsiasi periodo e orientamento,  è stata una vera manna. Come si evince dunque da ogni modalità di approccio alla tematica malattia torniamo sempre alla convinzione di una coscienza più o meno collettiva, che ricerca le sue motivazioni e la sua stessa logica sempre all’esterno da sè, ma mai e poi mai all’interno, nelle pieghe del suo essere al mondo e in precise modalità di reazione della sua entità biologica (un corpo, ma anche una mente in stretta correlazione, per dirla tutta: un tutt’uno!) ad un mondo che la impegna. La struttura e le cause della malattia sono andate, nel corso dei millenni e  delle varie società, sempre ricercate in qualcosa di esterno:  il peccato, la punizione, la contravvenzione a precisi dettami, sia etico/religiosi, sia di abitudine e di prassi di vita, nè il paradigma è granchè mutato quando si è addivenuti alla cosidetta mentalità scientifica della medicina moderna, laddove ci si è limitati a sostituire  i termini: il protocollo nosologico al
posto della offesa al divino, una casualità a mò di sfiga, alla bisogna  biologica e genetica, al posto della colpa e vieppiù il procedimento statistico, ovvero una sorta di gioco del cucuzzaro come procedimento distintivo per l’individuazione dei meccanismi di diffusione della malattia. 
Insomma, parliamoci chiaro, il principio di mantenere a stretto giro di coscienza e quindi nè più nè meno come uno dei tanti analoghi individuati attraverso il meccanismo metaforico della condensazione e quindi con un referente sempre esterno che funge da paragone, è quanto mai inadatto a trattare un qualcosa che invece riposa ben dentro di noi e semmai abbisogna di tutt’altri meccanismi di disvelazione, non dissimili da quelli adottati dagli altri messaggi del’inconscio. Qual’è quindi la tesi del presente scritto?  che  se cambiamo  la modalità di percezione anche la malattia si configura  come un messaggio sensato e in un certo qual modo “riuscito” non certo rispetto ad una coscienza che classifica, cataloga, ma rispetto ad un inconscio che ha come abbiamo la esigenza di mantenere il suo stato biologico di entità vitale,  direbbe Heidegger di "esser-ci", ma  è anche depositario del desiderio di ritornare da dove è venuto (de-sidera)  e quindi è proprio la malattia che ci fa pervenire a quella pulsione di morte che rappresenta il girone più ardito della speculazione di
il desiderio come ritorno
Freud sull’inconscio e il suo fine ultimo che identifica il desiderio come ritorno ad uno stato precedente all’apparire della vita (Al di là del principio del piacere) .
Malattia e morte...capirai ce n’è di che saltare della sedia! stiamo affrontando le due bestie nere della coscienza: ma possiamo dire parimenti che si tratta anche della bestia nera di un inconscio? del meccanismo fondato cioè non tanto sulla metafora, quanto sulla metonimia,  di un qualcosa che non va alla ricerca di sempre nuovi significati esterni  da attribuire alle proprie analogie, bensì del significante di tutta la sua ontogenesi, un trascinamento di emozioni, allucinazioni, ispirazioni ma anche sviste, fantasie, sogni, che pervenute a quel famoso giro di boa della costruzione della coscienza, sono state libere  di dedicarsi alla seconda istanza  dell’apparire della vita biologica, quella del desiderio! E il desiderio, come dice Freud, come dice il principio del Nirvana e anche  il 2° principio della termodinamica, è principalmente desiderio di ritorno, ritorno da quel nulla da dove si è venuti o magari da stelle lontane la cui luce che ancora ci raggiunge è anch’essa morta da milioni di anni. E se ci provassimo ad individuare un certo discorso sensato per queste due bestie nere della coscienza? e farlo non con il linguaggio simbolico dell’inconscio, ma proprio con quello della stessa coscienza: parole, scritti, studio, conoscenza e riflessioni, pervenuto finalmente però ad una modalita’ non più di diniego o svalutazione di quella parte di sè che solo da poco più di un secolo ha avuto il suo diritto di cittadinanza in merito al funzionamento di quel cervello che coordina tutte ma proprio tutte le attività della nostra entità biologica in una totale integrazione psicofisica. Per comprenderla davvero la malattia,  di questa auspicata modalità sinergica,  per ricercarne la causa, quella che in termini scientifici viene  denominata “eziologia” ovvero dalla parola greca “αἰτιολογία, comp. di αἰτιο- «ezio-» causa  e -λογία «-logia» discorso, dobbiamo spogliarci di tutte le credenze che ci sono state propinate nei secoli e affrontare il problema da un diverso punto di osservazione e anche di mentalità...eh si!  fare un pò quello i fisici quantistici fanno da qualche tempo:  doppia fenditura, neuroni specchio, entanglement, utilizzando anche varie figure che magari non te le aspetteresti in trattati scientifici: diavoletti dispettosi, farfalle, gattini che vanno e vengono da una certa scatola, e dove si parla di “indeterminazione” (Heisenberg)  “complementarietà” (Bohr) “relatività” (Einstein)  “dualismo onda/particella De Broglie) “funzione e collasso d’onda (Schrodinger) e parecchi altri tra  formule e principi.  Io suggerirei di fare quello che ha fatto la natura biologica:  partire   proprio dall’inizio, da dove è partita lei, ovvero  dall’origine embrionale dei tessuti costituenti  gli organismi viventi, ovvero dalla cellula uovo fecondata, laddove vale l’assioma della filogenesi ricapitolata dall’ontogenesi, ovvero la storia e intera vicenda dell’evoluzione della specie che ha una puntuale riproposizione nella storia e vicenda di ogni singolo individuo, cioè l’embrione. Proprio come a livello macroscopico un elemento esterno filiforme che può benissimo essere visto come una cometa, quindi un qualcosa di origine siderea (de - sidera)  si impatta e penetra in un elemento tondo tipo un pianeta quale la terra, quindi una filogenesi anche cosmogonica per l’apparire della vita, a livello biologic0/soggettivo un elemento della stessa forma di una cometa (spermatozoo maschile ) penetra nell’uovo  femminile per dare avvio ad una nuova vita. L’inizio è obbligato ed è rappresentato dall’embriologia, una branca che non è stata mai troppo considerata nell’accezione della medicina tradizionale, più attenta a procedure di carattere nosografico, i famosi protocolli, con formulazione di diagnosi e prognosi e valutazioni a livello statistico. Uno studio, una attenta esamina dei tessuti  costituenti  gli organismi viventi, che hanno appunto origine nell’embrione, in effetti potrebbe rappresentare quel salto di qualità, in grado da dare
alla medicina una marcia in più, anzi  proprio ad  un cambiamento di marcia, per individuare nuovi parametri di intervento. Noi sappiamo che dopo il concepimento la cellula uovo fecondata  comincia un processo di  divisione e moltiplicazione della sua struttura:  da una singola cellula a due, a quattro a otto, fino al numero di sedici le cellule sono chiamate totipotenti, perchè da ognuna di queste singole cellule, può ingenerarsi un organismo completo, dalla 16^ in poi però comincia un ulteriore processo di  differenziazione, che porta alcune a posizionarsi all’esterno dell’ammasso cellulare, altre all’interno, un pò come se ci fosse quel famoso diavoletto di Maxwell che posiziona particelle incanalandone da una parte all’altra della stanza, ma la peculiarità più significativa  di questa suddivisione oltre la sedicesima cellula è che esse non sono più totipotenti, cioè non possono dar luogo ad un organismo completo, non possono diventare una qualsiasi cellula di tale organismo, ma solo un determinato tipo di tessuto, un tessuto che è stato denominato embrionale e ha dato appunto luogo alla formazione di foglietti embrionali, che andremo a dettagliare tra pochissimo, come terza delle Cinque Leggi che un medico tedesco ha ideato e stilato con la qualifica di “Biologiche” Come vedremo sono proprio  questi  foglietti embrionali gli elementi su cui stabilire una nuova, diversa e infinitamente più corretta e dettagliata eziologia di qualsivoglia affezione, stabilendo una precisissima e sistematica correlazione tra il fenomeno malattia e l’evento che l’ha ingenerata, ovvero sempre e comunque un trauma, un trauma di adattamento ad un ambiente, da cui si diparte un conflitto, con tanto di processo reattivo e di riparazione che non potrà non avere tutta una serie di vicissitudini, proprio come le antiche “pulsioni” freudiane,
questa volta però che affonda la sua logica in tutta la filogenesi della specie e nella sua ricapitolazione con l’ontogenesi dell’individuo:  da organismo monocellulare a pluricellulare, e sotto la spinta dei cambiamenti di stato cui un organismo sempre più complesso e articolato si trova ad interagire, che  produrranno nuove abilità si, ma anche nuove modalità di reazione ai conflitti che il mondo naturale ci richiede per continuare a farsi abitare:  occorrera’ difatti  fornirsi di differenti specificità anatomiche nel passaggio da un elemento acqua ad un elemento terra, polmoni al  posto di branchie, un apparato locomotore invece di pinne e coda,  formazione di  muscoli, tendini, uno scheletro, crescita di  peli per far fronte alla rigidità del clima, la pelle dovrà ispessirsi per proteggersi dai raggi solari, quindi, nuove specializzazioni fisiche, continuare a sviluppare  una locomozione sempre più efficace, e apparati atti a favorire una aggregazione in gruppi e relative nuove funzioni per fronteggiare le crescenti difficoltà, indotte anche dal vivere sociale (la più tipica e già specificamente umana, la parola e il linguaggio articolato) Tutto questo ha una traccia psichica, ma anche biologica in quello che siamo diventati, e una precisa traccia hanno anche i relativi conflitti che abbiamo dovuto affrontare, che si andranno appunto a localizzare nello sviluppo dei foglietti embrionali. E’ proprio da queste considerazioni che prende corpo la teoria Biologica di un nuovo modo di intendere la medicina che quel medico tedesco, di cui abbiamo fatto cenno:  Ryke Geerd  Hamer ha formulato, dopo aver subito in prima persona un trauma spaventoso che ha anche avuto un certo riscontro di cronaca, ovvero l’uccisione nell’estate del 1978  da parte del Principe Vittorio Emanuele di Savoia, che per futili motivi  si mise a sparare all’impazzata tra alcune barche attraccate a ridosso del’Isola di Cavallo in Corsica, colpendo casualmente  un giovane di 19 anni Dyk che era appunto il figlio di Hamer, morto dopo 4 mesi di agonia, evento che  al padre  ingenerò un cancro al testicolo, per il quale essendo lui un oncologo ne valutò sulla sua pelle l’eziologia andando appunto a stabilire una connessione tra trauma e affezione. Nasce da tale drammatico evento quella che questo medico arriverà a definire “ La ferrea legge del cancro” che costituisce la prima delle sue “5 Leggi” denominate  “Biologiche”  e stabilisce che  quando uno dei conflitti dell’esistenza assume una virulenza inusitata e ha la  peculiarità di un  vero e proprio shock, improvviso, inaspettato e vissuto in uno stato, vero o supposto, di isolamento, ecco allora che la reazione del relativo foglietto embrionale sarà altrettanto virulenta e produrrà appunto un tumore ovvero una abnorme proliferazione di cellule  o una drastica riduzione, a secondo del  coinvolgimento della parte dell’encefalo preposta e questo semplicemente perchè rappresenta una forma ancestrale di reazione a quello specifico trauma per il quale è stato sollecitato un determinato foglietto embrionale, che si appunta su di una determinata parte del corpo che quindi si costituisce come una sorta di “organo/bersaglio” di un complesso processo di reazione e riparazione, che noi chiamiamo erroneamente malattia e anche cancro. La grande novità e diversità di tale concezione dalla ortodossia medica,  è innanzi tutto quella di stabilire una totale sintonia tra  mente e corpo,  ovvero una perfetta entità integrata psico/fisica e proprio in quanto tale definita biologica, ma anche quella di differenziare due diverse fasi di risposta ad un trauma, anzi a tutti i traumi: una prima fase  cui l’unità biologica mente/corpo reagisce di primo acchitto... “a botta calda” dice il senso comune, ovvero mettendo in atto tutti quei sistemi di allarme e di pronta reazione per far fronte all’immediato pericolo: una reazione che possiamo spiegare  a livello di sintomo dal verbo greco “συμπίπτω - accadere, capitare insieme, in quanto composto dalla particella  σύν  che significa  appunto insieme  e il verbo  “πίπτω” che significa accadere;  ovvero che cosa è che capita insieme? appunto l’evento traumatico e l’io conscio come “persona, come presenza che si trova in questa situazione di emergenza, Hamer la chama “fase fredda o simpaticotonica in quanto innesca le innervazione del sistema simpatico, ma se uno volesse andare ad adottare una terminologia psicoanalitica, questa è una fase in cui è in gioco solo il sistema conscio dell’individuo, ovvero l’Io, che come ha osservato Freud agisce sempre per  per sintomi (accade insieme all’evento) - quindi una seconda fase, quella che si instaura quando l’emergenza è, per così dire, superata, che Hamer chiama Vagotonica o fase fredda, in quanto
diretta dal nervo vago, quella che mette in azione i foglietti embrionali.  E’ in questa fase vagotonica  che si manifesta appunto la malattia, tanto più grave e virulenta, quanto più grave è stato lo schock traumatico, ma che sul proseguo dell’intenzione del presente scritto, di correlazione con la psicoanalisi, non sarà più da ascrivere solo  al sistema conscio e quindi alla pronta reazione  sintomatica bensì  anche a  quello inconscio la cui reazione è molto più elaborata, eminentemente simbolica, nel senso che deve “ri-mettere le cose a posto (sum-Ballein) che l’evento traumatico e il relativo conflitto innescatosi a livello di individualità biologica, hanno di fatto cercato di separare (dia-ballein) in una accezione di integrità e normotonia biologica. 
Dice uno psicoanalista, seguace di Freud, Jacques Lacan che il tempo dell’inconscio è il Futuro Anteriore, quel “sarà stato” che da’ senso a quello che deve avvenire nel solco della tradizione e della ri-assunzione  di un passato da cui trarre ispirazione; e’ quanto mai ovvio quindi che questo futuro anteriore è dato dalla psicoanalisi, per ora, in primissima istanza, la canonica psicoanalisi freudiana, l’interpretazione si, ma non solo dei sogni, ma di tutte le altre manifestazioni del cosiddetto inconscio, i lapsus, gli atti mancati, i motti di spirito,  le fantasie, tutte le produzioni dell’arte, scrittura, musica, pittura, scultura, architettura, cinema, quindi la malattia e in un’ultima battuta, la morte: tutti meccanismi che Freud identificava come discorso di un linguaggio, la famosa “talking Cure” secondo la felice espressione di Anna O., una delle sue prime e più celebri pazienti, “l’inconscio è strutturato come il linguaggio” ribadiva  Lacan, e in quanto a quel certo discorso, il discorso di ognuno dei prodotti dell’inconscio, che riflettono altro della coscienza...bhe! superfluo sottolineare, tornando a Freud  e alle sue espresse parole,  che “ogni discorso mancato è un discorso riuscito”Per  verificare se questo discorso mancato è davvero un discorso riuscito, dobbiamo vedere in qual modo le tipiche funzioni simboliche dei prodotti  dell’inconscio o Es, nel senso proprio del termine simbolo, possano conformarsi alle scoperte di Hamer sulle leggi biologiche e al funzionamento dei foglietti embrionali. Partiamo dall’inizio proprio dalle prime scoperte di Freud,  ebbene si! tutto sembra correlato alle parole, e non solo, ma queste parole si riferiscono a fatti, episodi, circostanze, pensieri che perlomeno fino ad allora erano considerate un pò uno scarto del linguaggio articolato e anche del pensiero: il sogno, oh diamine!  il sogno, ma ti rendi conto?:  da quando in qua un medico, un professore, si mette alla stregua di una volgare “smorfia” per vincere al lotto? e come se non bastasse:il lapsus, che cosa è un lapsus? un svista linguistico/espressiva, del tutto irrilevante ai fini del significato di un discorso compiuto, ed ancora. l’atto mancato, un pò tutto il mancato e persino il motto di spirito, una boutade, l’ironia... da che mondo è mondo, tutto armamentario buono ecco al massimo per rappresentazioni senza pretese di un teatrino di evasione. Ma il signor Freud insiste e va oltre:  tali “scarti” del linguaggio e dello stesso pensiero umano vanno sempre più assumendo un significato “altro” che tende addirittura a trascendere e superare quello tradizionalmente accreditato. E’ la famosa “rivoluzione copernicana” dell’inconscio, secondo la stessa definizione di Freud, che riprende una dizione che aveva già utilizzato Kant,  perchè è così che l’inconscio viene postulato, non come parte oscura e misteriosa della mente umana, che questa era già stata espressa da più di uno studioso : Wundt e persino Schopenauer e Nietzsche, ma che viene esperito attraverso sue manifestazioni/effetti, che si discostano dal senso cosiddetto normale, come ho fatto cenno, addirittura considerati scarti. E’ questo il modo in cui Freud scopre l’inconscio: da effetti di significazione!  Le parole sono solo uno dei  mezzi per portare alla luce, tali meccanismi e sovente neppure il più importante, checchè ne abbia a dire Anna O., anzi per lo più vanno interpretate per quello che non dicono, per quella metà nascosta, ed è proprio tra le pieghe di tali parole e individuando altri messaggi del corpo, la svista, l’accenno, il mancato, le conversioni, insomma tutti i meccanismi dell’inconscio, che possiamo pervenire al senso profondo, appunto di quello che il corpo nella sua interezza ha da comunicarci In effetti la “scoperta” di Freud è epocale, ma anche la “scoperta” di Hamer è epocale :”l’Io non è più padrone a casa sua” si è detto a ragione,  ma in questa casa ci sono proprietari e anche inquilini che utilizzano loro “credenze” e si comportano di conseguenza. Come giustamente ha affermato Lacan, l’Io funziona come un sintomo, anzi è il sintomo per
eccellenza, per cui anche il linguaggio parlato sarà giocoforza sintomatico, ma non così l’inconscio o Es,  che come dice sempre ancora Lacan, non parla, ma ripete, ovvero dice sempre la stessa cosa! e perchè lo fa? “elementare Watson!”  direbbe lo Scherlock Holmes di Conan Doyle “...perchè non è mai capito!” Il punto è che l’Es non agisce per sintomi, ma con un altro meccanismo, ben più complesso : il SIMBOLO.
e' quindi solo dal misurarsi col simbolo ecco l'unica change che abbiamo per poter azzardare una qualche, non dico comprensione, ma perlomeno intuizione sul funzionamento dell'inconscio.

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