mercoledì 21 maggio 2025

DAI PRINCIPI SOTTO IL VULCANO A CORRAO

Quanto c'e' di vero nella storia d'italia che ci hanno fatto studiare e che  ci hanno raccontato fin quasi ai nostri giorni  e quanto invece e' da addursi ad una sistematica alterazione della realta', in special modo considerando l'influenza perniciosa che la nazione bottegaia per eccellenza, l'Inghilterra,  ha avuto nelle vicende del nostro Paese. Quando si dice  Inghilterra , si dice in sostanza Massoneria, che con la Rivoluzione Industriale e' divenuta la vera protagonista della politica e ne ha incanalato e diretto ogni manifestazione.  Probabilmente le nostre logge massoniche non hanno la stessa rilevanza e neppure lo stesso prestigio di quelle inglesi e probabilmente neppure di quelle francesi o americane, pero’ la Massoneria ha recitato anche da noi e da tempo immemorabile la sua ingombrante influenza. Non sto parlando di Logge piu’ o meno deviate tipo la P2 di Licio Gelli degli anni settanta del novecento, ma della massoneria piu’ rinomata, quella inglese di cui le nostre confraternite sono state sempre delle derivate con un altissimo grado di sudditanza. Chi fu a finanziare la campagna sia pure rovinosa di Carlo Alberto nel 1848 contro l’Austria? C’è da chiederlo? Un esponente  della potentissima famiglie ebrea e massone dei Rotschild : il potere imperiale austriaco così come quello,  sia pure nella meta’ ottocento ancora frammentato,  della Germania,  sono stati sempre visti come il fumo negli occhi dalla Massoneria:  di certo per quel rifarsi ancora a quello spirito dell’Impero e per quel non volersi sottomettere al volere anche pseudo etico del denaro come collante di tutto. Se difatti leggiamo le pagine dei Buddendrock di Thomas Mann e vediamo la figura dei commercianti tedeschi, noteremo  che hanno delle caratteristiche molto differenti dai loro colleghi anglosassoni : accanto al denaro vi sono altri elementi tipo la  l’onore, il decoro, la lealta' .

Insomma in qualche maniera siamo ancora in una accezione di eta’ dei guerrieri e solo con una certa riluttanza la etnia germanica e mitteleuropea e’ scesa a patti con lo spirito bottegaio tipico dell’ascesa dei mercanti . Insomma lo abbiamo detto: anche Giulio Cesare indulgeva alla potenza del denaro, ma fino ad un certo punto, lui non sarebbe mai divenuto un Crasso e così un prussiano, un bavarese, un austriaco non sarebbe mai divenuto un inglese. La monarchia francese era stata come abbiamo visto eliminata e anche se dopo la rivoluzione era tornata in una accezione molto piu osservante del potere economico, tant’e’ che quando il Re Carlo X aveva manifestato tratti non in linea con le direttive del potere massone ecco che era stato fatto fuori nella solita maniera con rivolte tipo rivoluzione e al potere era salito quel Philippe Egalite’ che era stato favorevole alla decapitazione di Luigi XVI ed era un maestro massone di antichissima data. Cosi’ Napoleone III che doveva arrivare al potere prima come Presidente di una nuova Republica nel 1848 e poi come Imperatore ricalcando il suo famoso zio. E comunque i Rorschild tornarono a piu’ riprese nel finanziare il velleitario Regno di Sardegna specie quando al suo governo era salito il conte Cavour un docile esecutore delle loro direttive.
Così finanziarono per intero la ridicola spedizionedei famosi bersaglieri di Lamarmora  in Crimea nel 1855 a favore di inglesi e francesi nella famosa guerra di Sebastopoli, per poi ammettere il piccolo Stato al congresso di Plombiers e stringere quindi la discussa e pochissimo onorevole alleanza con la Francia di Napoleone III. L’Imperatore francese ci mise faccia e proprie truppe in cambio di Nizza e la Savoia , ma a tessere le fila dell’intera operazione fu ancora una volta la Massoneria inglese, che smise di appoggiare l’intera campagna solo dopo la carneficina della battaglia di Solferino tra Francesi e austriaci  e non certo dopo la scaramuccia di San Martino  con protagonisti i savoiardi dove solo nella nostra storia nazionale si mettono insieme le due localita’ quasi si fosse trattato di una stessa battaglia: meglio molto meglio finanziare la scalcinata spedizione dei mille capitanata dal noto brigante internazionale Giuseppe Garibaldi per la conquista di uno Stato da burla dove il capitale inglese controllava praticamente tutte le leve del  potere economico, ma anche militare, come ben si vide in tutte le fasi di tale campagna, dallo sbarco delle due navi di garibaldini di cui una si incaglio’ nel porto di Messina e solo l’intervento di una fregata inglese impedi’ che la flotta borbonica potesse profittare dell’occasione “ se una palla borbonica sfiora le vele di questa nave” fece sapere il comandante della fregata “voi siete in guerra con Sua Mesta’ la regina Vittoria” Stessa storia nella prima battaglia campale tra garibaldini ed esercito borbonico nella piana di Calatafimi. Il Gen. Landi che era stato comprato con piastre d’oro  turche ,  aveva assicurato che appena uno solo dei garibaldini avesse raggiunto il settimo terrazzamento della collina a fronte di Calatafimi,  avrebbe ordinato la ritirata dell’intero esercito  borbonico . Purtroppo questo settimo terrazzamento sembrava maledetto, perche’ non un solo uomo di tutta la compagine garibaldina riusciva a raggiungere tale obietttivo concordato per la ritirata dell’avversario  e questo non perche’ ci fosse un qualche fuoco di interdizione, ma proprio per la fatica di superare i diversi terrazzamento. Forse poteva riuscire qualcuno degli scavezzacolli arruolati  dal duo RosolinoPilo-Giovanni Corrao, nelle famose bande, poi denominate “picciotti” ragazzi giovani e forti foraggiati da una sorta di proto mafia, che però Garibaldi aveva disposto che attaccassero di lato, ripeto giovani forti e svelti di mano,probabilmente anche di gambe, ma totalmente digiuni  di guerra e combattimenti,  che malauguratamente per loro,  si  ritrovarono contro un reparto di uno dei pochissimi ufficiali che forse per il suo basso grado non era stato comprato, il Maggiore Sforza, il quale ordino’ il fuoco disperdendoli all’istante, Fu probabilmente a quel punto che Garibaldi pronuncio’ il suo famoso “Bixio qui si fa l’Italia o si muore “
Nino Bixio e’ stato spacciato per un generale indomito e coraggiosissimo; in effetti lo era , ma era anche un individuo collerico, severissimo coi sottoposti e anche sanguinario  - sembra che durante il viaggio da Quarto  avesse sparato in faccia ad un suo ufficiale che non lo aveva prontamente ubbidiito e non e’  un caso se pochi mesi  dopo gli inglesi pretesero che fosse lui a guidare la repressione per dei fatti incresciosi accaduti a Bronte una cittadina sotto giurisdizione inglese (la ducea di Bronte di proprieta’ degli eredi dell’Ammiraglio.Nelson ) dove la rabbia contadina sperando in una improbabile liberazione da servitù millenarie aveva ucciso alcuni notabili e proclamato la annessione  delle terre – comunque sia, li’ a Calatafimi Bixio era comandante in seconda  e dipendevano da lui i Colonnelli  dei tre settori centrali a fronte della collina, senza dubbio le parole di Garibaldi dovettero  spingerlo ad usare parole molto piu’ forti verso i suoi subalterni non scevre di tremende minacce, sicche’ in uno di questi settori finalmente un trafelato colonnello Sirtori raggiunse il fatidico settimo terrazzamento: come da copione scatto’ l’ordine di ritirata del comandante borbonico Gen. Landi  che aveva bellamente ignorato le richieste del maggiore Sforza di passare al contrattaco dopo lo sbandamento dei picciotti delle colonne laterali, Testimoni oculari, ovviamente  ignorati o messi a tecere,  riferirono che i soldati borboni piangevano all’idea di ritirarsi, imprecando contro i loro generali che impedivano loro di cogliere una sicura vittoria. Stesso copione per le fasi successive della campagna, che i libri di storia continuano a dirci gloriosa, ma che fu invece  dall’inizio alla fine una campagna sotto tutela della massoneria inglese che aveva tra l’altro in Sicilia tutta una serie di grandi famiglie di imprenditori, con le mani in pasta in vari settori commerciali:  l’estrazione dello zolfo, la commercializzazione del sale, tutta una serie di tonnare con locali e macchinari atti alla pesca e alla conservazione e inscatolartura del tonno con relativa spedizione in Inghilterra e persino negli Stati Uniti, grandi coltivazione di terreni agricoli con uliveti e vite  a scopo di diffusione di olio e vini e financo la produzione di uno speciale liquore fatto con uve della zona di Marsala, particolarmante gradito dagli anglosassoni in quanto molto simile allo Cherry : stiamo parlando degli Ingham, dei Woodhouse, dei Whitaker, i famosi “principi sotto il vulcano”, che da numerosi anni (piu' di sessanta,  al seguito della donazione  del re Ferdinando III Borbone, della Ducea di Bronte  all’ammiraglio Orazio Nelson per ricompensarlo del soffocamento della
Repubblica Partenopea) si erano trasferiti e stabiliti in Sicilia  e avevano avviato le diversificate attivita’ di cui fatto cenno. Furono proprio questi “  principi “tutti strettamente implicati nella Massoneria che cominciarono a lamentarsi con la Madre Patria dell’intrusione della famiglia reale dei  Borbone nei loro affari,  gia’ negli anni subito dopo il ’48: probabilmente e’ proprio da tali lamentele che comincio’ da parte del Governo inglese una vera e propria campagna denigratoria del regno delle Due Sicilie  che ebbe il suo clou nel 1851 in due  lettere scritta dal politico inglese William Gladstone  ad un suo collega parlamentare George Hamilton Gordon,  dove c’era quell’espressione “la negazione di dio eretta a sistema di governo” riferita appunto al Governo borbonico, che fece il giro del mondo e il suo eco non si del tutto spento neppure ai nostri giorni: era una frase che in realta’ si riferiva al sistema carcerario, ma non e’ questo il fatto importante, il fatto davvero importante  e’, che come qualche anno dopo lo stesso Gladstone in visita a Napoli oramai facente parte del regno d’Italia,  ammise,  che  tale frase  fu abilmente sfruttata dal leader liberale John Temple conosciuto come Lord Palmerson, che tra l’altro gli aveva  anche commissionato la stesura delle due lettere, per orchestrare una gigantesca campagna denigratoria del Regno delle Due Sicilie.
Per la cronaca Gladstone era stato si a Napoli  nel 1850, ma non aveva visitato alcun carcere e si era invece limitato a riferire delle livorose impressioni dei liberali napoletani a seguito dei fatti del ’48. Superflo sottolineare che tutti e tre i personaggi protagonisti di questa ante litteram “fake news” erano influenti Maestri Massoni.

I Principi sotto il Vulcano furono costanti interlocutori e consigliori (e detto per inciso qualcosa di piu’) durante la campagna di Sicilia, di Garibaldi e di tutto il suo Stato maggiore : Bixio, Sirtori, Crispi, La Masa, Turr, Corrao facevano la spola tra il Palazzo delle Aquile dove aveva sede il comando rivoluzionario e i sontuosi palazzi dove risiedevano i nobili inglesi e non a caso parlavano tutti fluentemente l’inglese, Vi e’ poi il giallo della cassa segreta con tutta la documentazione finanziaria della spedizione, di cui chi scrive è in grado di fornire una versione di prima mano, in quanto conoscente e amico di Stanislavo Nievo scrittore e regista televisivo, nonche autore del libro “Il prato in fondo al mare” dove si racconta del tragico naufragio con il piroscafo Ercole e del suo antenato lo scrittore Ippolito Nievo, in quel 1860 Tenente Colonnello responsabile dell’Intendenza militare, che giustappunto trasportava nel piroscafo tale cassa con non solo le riserve auree e di valuta dell’impresa, ma con anche tutta la documentazione finanziaria, che se non si fosse inabissata con il piroscafo e l'equipaggio tra cui lo stesso Ippolito Nievo, si sarebbe potuto risalire a chi realmente finanziò
l’Impresa. I misteri di Sicilia e le probabili ingerenze massoniche non finiscono con la conquista del regno delle Due Sicilie da parte di Garibaldi e quindi il passaggio tramite plebisciti al Regno d’Italia sotto sua Maesta’ Vittorio Emanuele II e Capo del governo il più ossequioso dei cavalier serventi della Massoneria Inglese Camillo Benso di Cavour: uno dei piu’ valenti sottoposti di Garibaldi il Colonnello e poi Generale, promosso sul campo Generale, Giovanni Corrao, l’amico intimo del concittadino palermitano Rosolino Pilo, tornato Colonnello con il passaggio dal cosidetto Esercito Meridionale all’Esercito Regio del nuovo Regno, non era durato a lungo nei ranghi dell’Esercito regolare e aveva fatto ritorno tra le fine garibaldine nel ’62 combattendo ad Aspromonte dove Garibaldi fu ferito dalle truppe Regie del Col. Pallavicini (episodio riportato nel film Il Gattopardo di Luchino Visconti con Ivo Garrani nella parte del Colonnello).

Amnistiato per la diserzione dalle truppe regolari e i fatti di Aspromonte,  Corrao  torno’ nella sua Palermo e comincio’ a tessere le fila di una sedizione popolare che rinnegava la spedizione di due anni prima e proponeva la secessione della Sicilia dal regno d’Italia. Le sue qualita’ di capo popolo e abile organizzatore, che si erano d’altronde messe in luce nel ’60 come co-arruolatore assieme a Rosolino Pilo, dei cosidetti picciotti, stavano tornando prepotentemente alla ribalta in quei primi mesi del 1863, tanto da preoccupare non poco il Governo centrale e la Corona (e aggiungiamo noi…. la Libera Muratoria, anche quella oltre Manica). Corrao era un personaggio pittoresco, alto, imponente, energico e volitivo. Poteva sembrare anche un Brigante con quella sua espressione fiera e l’aspetto minaccioso e difatti non mancarono le accuse di essere una sorta di trait d’union con la Mafia allora emergente. Sta di fatto che nell’agosto 1863, quando il suo movimento di opposizione al Governo centrale stava facendosi davvero pericoloso, venne ucciso da ignoti sicari, che pero’ una donna delle vicinanze testimonio’ di avere visto aggirarsi nei luoghi dell’agguato in divisa di carabinieri reali. Per la cronaca, nella relazione delle indagini sul  suo assassinio, venne utilizzato per la prima volta in un atto ufficiale del regno d’Italia, il termine Mafia.
Per giusto cent’anni, fino al 1963, la sua mummia era conservata nelle famose Catacombe dei Cappuccini  in via Pindemonte a Palermo e il sottoscritto la vide, di poi però’ con la revisione della sua figura storica, che era stata adombrata appunto di implicazioni proto mafiose, la sua salma e’ stata traslata nel cimitero di san Domenico, la Santa Croce palermitana, sepoltura dei Siciliani piu’ illustri. L’ultimo colpo di coda del malcoltento siciliano e’ di tre anni dopo, subito dopo la rovinosa guerra del nuovo regno d’Italia alla sua prima prova militare, battuta per terra (Custoza) e per mare (Lissa) : ultimo per modo di dire, perche’ all’endemica guerriglia con i Briganti per tutti gli anni sessanta, fara’ riscontro  nel 1894 la grande rivolta dei fasci siciliani repressa con stati di assedio e cariche di cavalleria, pero’ in quel  settembre del 1866 abbiamo degli insorti che prendono la citta’ di Palermo e la tengono per sette giorni e mezzo,  da cui la dicitura di “rivolta del sette e mezzo” si tratta di una nuova rivolta popolare che puo’ essere considerata una propaggine dell’azione sobillatrice di Corrao -  non a caso uno dei principali protagonisti Giuseppe Badia era un amico e collaboratore di Corrao fin dai tempi delle formazione delle bande di picciotti nel 
1860 – repressa con il fuoco dei cannoni della flotta della regia Marina e con un vero e proprio corpo di occupazione comandato dal Generale che 4 anni dopo occupera’ Roma : Raffaele Cadorna. Tratto velocemente di queste rivolte perche’ non vi si ravvede piu’ la matrice massone, ma si misura solo  la pochezza di una classe dirigente che battuta sui campi di battaglia in guerre vere, e da generali stranieri  veri,  riesce a rifarsi , giustappunto in accezione militare, solo contro dei quasi inermi cittadini

venerdì 16 maggio 2025

UN RACCONTO SEMPRE EGUALE

Difficile non notare le "somiglianze" di come la "medicina ufficiale" abbia in passato "raccontato" l'AIDS esattamente come ha fatto col presunto INVENTATISSIMO COVID19, O MEGLIO, NON INVENTATO, MA SOLO UTILIZZATO. (D'altronde, l'inciso e' mio: tutte le cosidette pandemie della storia umana sono state abbondantemente gonfiate e utilizzate previa la paura innescata dai poteri costituiti, specie quelli cosidetti "dei mercanti"  verso le masse, tramite un meccanismo che ha questo di straordinario:  malgrado il crescere dell'istruzione nei secoli, la scolarizzazione pressocche' completa in particolare nei Paesi occidentali e piu' civilizzati, le informazioni a disposizioni addirittura digitalizzate e dei piu' raffinati sistemi informatici, malgrado tutto questo e anche altro, tali masse sono sempre rozze e ignoranti, oggi come allora,  nel 1348 come nel 2020 e il processo di asservimento a tale paura segue sempre gli stessi identici passi passando per tutti gli eventi similari.  COSI',   UN QUALCOSA CHE C'ERA SEMPRE STATO: UNO STATO DI AFFEZIONE LEGGERO CON  ANCHE RISCONTRI LETALI SPECIE IN PAZIENTI ANZIANI O CON PRECEDENTI PATOLOLOGIE, un qualcosa che abbiamo sempre chiamata banalmente  INFLUENZA, viene trasformata in un Moloch terrificante  della cui consistenza
viene data colpa a innocenti animaletti sempre piu' microscopici (si era cominciato con ratti, poi scarafaggi, mosche, quindi con l'invenzione dei primi microscopi,  si trovano animaletti non distinguibili ad occhio nudo che vengono subito colpevolizzati in merito all'insorgenza di qualsivoglia affezione e li si chiamano microbi, (batteri, funghi, micobatteri)  poi quando neppure il microscopio e' sufficiente si inventano di sana pianta e gli si da' un nome che e' tutto un programma "virus"dal latino veleno. Poca importa che non si vedano e bisognera' aspettare gli anni trenta e successivi per dare corpo,  tramite elaborazioni in vitro, di microscopi a scansione elettronica,  mai nel loro terreno,  a queste infinitesimali  entita' che non sono neppure esseri viventi, ma un qualcosa di completamente avulso da qualsiasi contesto, che fa tornare alla mente un'altra associazione ben piu' probante di questo cumulo di sciocchezze e cioe' quella del Dottor Hamer tra tali microbi e i pompieri   e vieppiu' si fa sempre piu aderente l'associazione tra microbi e pompieri. Come in pompieri in un incendio difatti i vari microbi incanalati per foglietti embrionali (in questo stralcio meravigliosamente spiegato da Hamer nel suo fondamentale libro "Testamento per una nuova medicina" ) si attivano per riportare lo stato di normalità in un corpo. 

Detta in breve "HANNO UTILIZZATO L'INTUIZIONE DI HAMER CHE ALLA BASE DI TUTTE LE PATOLOGIE C'E' SEMPRE LA PAURA, INDOTTA DA MEDIA, MEDICINA UFFICIALE MAINSTREAM ECC, PERCHÈ LORO, PROPRIO GRAZIE ALLE SCOPERTE DI HAMER, LO SANNO BENISSIMO CHE LA PAURA È UNA DELLE ATTIVAZIONI BIOLOGICHE PIÙ POTENTI IN NATURA, CIOÈ... È PROPRIO LA "PAURA DI UNA DETERMINATA COSA", CHE "INNESCA LA COSA STESSA"...
 Ma lasciamo la parola ad Hamer : "Già nel 1987 quando l’invenzione del panico dell’"AIDS" andava a gonfie vele scrissi nel mio libro "Testamento di una Nuova Medicina", come l’"AIDS" fosse il più grande imbroglio del nostro secolo e questo per vari motivi!
L’argomento principale contro L’AIDS come "malattia" a se stante, sono le cognizioni sul sistema ontogenetico dei tumori e sul derivante sistema ontogenetico dei microbi (funghi, batteri, virus). "Come dimostrano le mie ricerche empiriche su più di 15.000 pazienti, è completamente impensabile, e addirittura molto semplice da confutare, che sia l’agire di un virus "cattivo", a voler distruggere per così dire le difese dell’organismo, indipendentemente dai processi psichici e cerebrali, come presupposto in provetta.
La regola ferrea del cancro dice che ogni cosiddetta malattia, cioè programma speciale biologico sensato della natura (non solo cancro), viene causata da una DHS (Dirk-Hamer-Syndrom), cioè da uno choc conflittuale biologico molto specifico, che nel momento stesso causa un focolaio di Hamer, verificabile con la TAC cerebrale, nel relè del cervello (HH) inerente all’organo e nell’organo causa cambiamenti corrispondenti come tumori, paralisi, disturbi funzionali, ecc.
Il sistema ontogenetico dei tumori, che trovai nel 1987, pone ogni malattia oncologica o malattia oncoequivalente secondo la sua appartenenza agli foglietti embrionali, cioè secondo i foglietti embrionali, che si evolvono già nelle prime settimane dello sviluppo embrionale umano: endoderma, mesoderma ed ectoderma.
Ad ognuno di questi foglietti embrionali appartiene dal punto di vista della storia evolutiva, una parte cerebrale specifica, un determinato tipo di contenuto conflittuale, come anche una specifica formazione cellulare istologica."
come si vede nel disegno al termine virus e' aggiunto un punto interrogativo. cio' e' dovuto al fatto che si tratta di un articolo antico del Dott. Hamer: negli ultimi anni si era difatti reso conto che i virus non esistevano affatto
I VIRUS SONO TUTTI INVENTATI

Il sistema ontogenetico dei microbi attribuisce i microbi ai tre foglietti embrionali:  questo comporta:
1. che i microbi più antichi (funghi e batteri fungiformi: micobatteri) sono responsabili per l’endoderma, in parte anche per il mesoderma del cervelletto, ma in ogni caso solo per gli organi governati dal cervello antico,
2. che i microbi antichi, cioè i batteri, sono responsabili per il mesoderma e per tutti gli organi da esso formati,
3. che i giovani, cosiddetti microbi, cioè i virus, che nel senso stretto non sono veri microbi, cioè non sono esseri viventi, sono responsabili esclusivamente per l’ectoderma o per gli organi governati dalla corteccia cerebrale.
Essere "responsabile" in questo contesto significa che ogni gruppo di microbi "elabora" solo determinati gruppi organici, che hanno appartengono allo stesso foglietto embrionale, cioè che derivano dallo stesso foglietto embrionale.
Un’eccezione forma la zona limitrofa degli organi mesodermali, governati dal cervelletto, che vengono "elaborati" sia (prevalentemente) dalle micosi e dai micobatteri sia anche (meno frequentemente) dai batteri, che normalmente sono responsabili per gli organi governati dalla sostanza bianca cerebrale del foglietto embrionale medio (mesoderma).
Il momento, da cui i microbi possono iniziare ad "elaborare", non dipende, come fino ad ora tutti noi presumevamo erroneamente, da fattori esterni, ma viene comandato esclusivamente dal nostro computer: il cervello. Si tratta sempre dell’inizio della fase di soluzione del conflitto, cioè della fase di guarigione.
La bifasicità delle malattie durante la soluzione del conflitto:
Fino ad ora la cosiddetta medicina moderna conosceva circa 1.000 presunte malattie, di cui circa la metà considerate "malattie fredde" come per esempio il cancro, l’angina pectoris, la sclerosi multipla, l’insufficienza renale, il diabete, ecc. e l’altra metà "malattie calde" come per esempio il reumatismo articolare, l’infiammazione renale, la leucemia, l’infarto cardiaco, le malattie infettive ecc.
Nelle "malattie fredde" i microbi si trovavano sempre come apatogeni, cioè non causavano sintomi. Nelle "malattie calde" invece gli trovavamo sempre "altamente virulenti", cioè abbiamo sempre creduto che essi "attaccavano" un organo.
Allora credevamo che fosse importante mobilitare l’armata di difesa del nostro corpo, il cosiddetto "sistema immunitario", contro l’armata attaccante maligna dei microbi o anche contro le cellule cancerogene, che volevano annientarci. Questa idea era errata, niente di tutto ciò era vero. Dobbiamo iniziare la "Nuova Medicina" tutta da capo!
Cos’ha tutto ciò a che fare con "l’AIDS"?
Nel caso dell’AIDS il nostro interesse è rivolto ai virus. Abbiamo appreso dal sistema dei microbi causato ontogeneticamente, che anche i virus hanno un loro posto stabile in questo sistema: essi sono responsabili per tutti gli organi derivanti dall’ectoderma (foglietto embrionale esterno) e che vengono governati dalla corteccia cerebrale. Essi "elaborano" questi organi, come già detto, esclusivamente nella fase di guarigione. I loro sintomi collaterali sono: vagotonia, di solito febbre, gonfiori dell’epidermide o della mucosa, cioè tra le diverse qualità di mucose esclusivamente gonfiore della mucosa di epitelio pavimentoso! Che tali sintomi evidenti comportino senza eccezione tutta una serie di reazioni del sangue e del siero, si comprende da se.
COSA E' IL SISTEMA IMMUNITARIO?
Per quanto concerne il "sistema immunitario", questa parola spugnosa, poco definita, che viene usata dappertutto, indistintamente nella fase di conflitto attivo e nella fase di conflitto risolto, in caso di cancro, sarcomi e leucemia, indistintamente in tutte le "malattie infettive", la completa non conoscenza sulla natura delle malattie corrispondeva ad una completa incapacità di valutare e classificare correttamente la moltitudine di fatti e sintomi del settore ematologico e sierologico. 
Con il cosiddetto virus dell’HIV si intendeva principalmente, se esso esiste come virus ( è stato chiamato dai suoi "scopritori" "virus dell’immunodeficienza"), che le persone colpite "dall’epidemia mortale di AIDS" morivano nella fase finale di cachessia e di panmieloftisi, cioè non potevano più produrre sangue.
Lo stesso processo troviamo nel cancro osseo o per meglio dire nel cancro di diminuzione ossea, cioè l’osteolisi nel sistema scheletrico, che comporta sempre una panmieloftisi (anemia), e il conflitto appartenente è sempre secondo la localizzazione della parte di scheletro colpito un conflitto specifico di crollo dell’autostima. La guarigione di un tale conflitto di crollo dell’autostima sarebbe sempre la neoformazione del callo nelle osteolisi (ricalcificazione) con il sintomi della leucemia. Se un ammalato di "AIDS" dovesse farcela a ripristinare la sua autostima contro ogni aspettativa, cade "dalla padella alla brace", se è in mano ai medici della medicina ufficiale, viene pseudo curato a morte con la chemio.
Per la completezza dovrei nominare a fondo molti argomenti contro l’"AIDS", ma in questo trattato breve non è possibile. Ne nomino solo alcuni che mi sembrano importanti.
- Nessuno ha mai osservato una sintomatologia specifica dopo una cosiddetta infezione di HIV come viene osservato per esempio in caso di morbillo o rosolia.
- Virus di HIV non vengono mai trovati nei pazienti di AIDS.
- Nella "sindrome da immunodeficienza acquisita, AIDS" è presunto un coinvolgimento dei linfociti T, dei quali solo uno ogni 10.000 avrebbe fagocitato "un frammento del virus", del quale non esistono neanche esemplari interi nei pazienti di "AIDS".
- In quanto non esiste una vera sintomatologia dell’"AIDS", si è in balia della diagnostica medica: se una persona non ha il test dell’HIV positivo e si ammala per esempio di cancro, reumatismo articolare, sarcoma, polmonite, diarrea, demenza, micosi, tubercolosi, febbre, herpes o ogni possibile sintomatologia neurologica o manifestazioni di deficit, allora si tratta di normali malattie secondo le idee correnti. Se la stessa persona però ha il test dell’HIV positivo, tutti questi sintomi sono immediatamente sintomi maligni dell’"AIDS", quasi viene da dire "Metastasi da AIDS", i quali segnalano la morte imminente e penosa del paziente di "AIDS" da compatire.
- È altrettanto strano che l"AIDS" come presunta malattia virale debba comportarsi in modo completamente diverso da tutte le altre malattie virali, le quali sono ritenute superate quando il test degli anticorpi risulta positivo.
- La cosa più strana però è il fatto, nominato da tutti i ricercatori solo casualmente e che non ha spinto nessuno ad una qualsivoglia reazione: si ammala di "AIDS" solo chi sa di essere HIV positivo o chi crede di esserlo!
Strano che nessuno ha seguito questi sorprendenti fenomeni? Conosciamo interi popoli che sono al 100% HIV positivi e non gli succede niente. Gli scimpanzé, nonostante siano HIV positivi, non si ammalano di nessun sintomo che potrebbe assomigliare all"AIDS".
Tutta la faccenda deve aver a che fare con la psiche. O meglio: Se le persone si ammalano in modo evidente solo se viene loro detto di essere HIV positive, è ora di immaginare cosa succede nella psiche di un paziente al quale è stata comunicata una tale diagnosi annientante 
virus = campato in aria 
con la prognosi del 50% di mortalità!
Sono i nostri medici talmente privi d’animo da non essersi potuti immaginare finora, cosa avviene nel paziente messo di fronte ad una tale diagnosi annientante?
Il paziente non sa che tutto ciò è campato in per aria. Il poveretto lo prende molto sul serio, anche perché tutta la messinscena avviene in un ambito apparentemente  molto professionale.

domenica 11 maggio 2025

ALTRO CHE PRIGIONIERE

 

Nel precedente articolo di questo blog rifacendomi al titolo dello stesso blog "la passeggiata delle cattive" avevo parlato di un luogo reale, concreto a Palermo dove le donne passeggiavano prigioniere (in latino captivae) di un qualcosa come il dolore della vedovanza costringendole ad una riservatezza e isolamento che tale luogo appunto suggeriva , in questo articolo, per paradosso mi piace parlare invece di donne libere,  liberissime, disponibili ad un sentimento del tutto opposto al dolore, e cioe' l'amore,  amore, che io come il protagonista di un famoso film di Francois  Truffaut e prima ancora di film una sceneggiatura in forma di romanzo, scritta dallo stesso Truffaut  "L'uomo che amava le donne", ho sempre  riservato o perlomeno cercato di espandere a tutte le donne che stimolano il mio desiderio offrire. riprendo appunto l'incipit  di tale desiderio come descritta dall'autore per il suo personaggio :   "per me niente è più bello da guardare di una donna che cammina con il vestito o la gonna ondeggianti al ritmo dei passi. Alcune vanno in fretta verso una meta, forse un appuntamento. Altre, al contrario, passeggiano con aria indolente. Altre  al contrario passeggiano con aria indolente , altre ancora sono così belle viste di spalle, che ritardo il momento di arrivare alla loro altezza per non restare deluso. Per la verità non sono mai deluso perchè quelle belle di dietro e brutte di faccia mi infondono una sensazione di conforto, visto che purtroppo non si possono avere tutte. Sono migliaia, ogni giorno, a camminare per le strade...Ma chi sono tutte queste donne? Dove vanno? A quale appuntamento? Se hanno il cuore libero i loro corpi sono disponibili e mi pare di non avere il diritto di lasciar perdere l’occasione . La verita’ e ‘ una soltanto : loro vogliono cio’ che voglio io... l’amore; tutti vogliono l’amore , ogni specie d’aqmore , quello fisico e quello sentimentale , o piu’ semplicemente la tenerezza  disinteressata di chi ha scelto qualcuno per la vita e non bada piu’ a nessuno. Non e’ il mio caso, io mi interesso a tutte"
Niente male eh!  come presentazione ed d incipit del personaggio e della storia che si va a raccontare dove il protagonista Bertrand Morane cerca di descrivere l'impulso del suo spasmodico desiderio di conquistare il piu' alto numero possibile di donne e questo non per una ragione di semplice collezione ma proprio per essere il piu' aperto possibile verso le posiibilita' che il sentimento dell'amore incarnato in un corpo femminil, e possa avere di esprimere le ragioni stesse dell'essenza umana, insomma per dirla un po' aulica una sorta di "integrale sui cammini" di Feynman che cerca negli infiniti percorsi  di una
equazione matematica sempre una nuova strada sempre diversa, una sorta di "futuro anteriore" in fieri , in verita' ogni possibile conquista si presenta nella sua doppia prospettiva di  storia  che ha il suo fondamento nel passato  ma di tale passato non parla mai, ecco semmai lascia solo intravedere una sorta di vuoto, di iato, un qualcosa di misterioso  che ha segnato la sensibilita', ma che non e' possibile abreagire, ma solo soggiacere al suo impulso e cercare ogni volta di esaurire la sua opportunita' d'essere ."
Morane", come disse una volta un critico della Rivista "Nuovi Argomenti" Marco Cubeddu,  insegue ogni donna non come terra di conquista, ma come forma di adesione ad un amore ogni volta diverso ed ogni volta possibile. Un gioioso sentimento vergato dalla nostalgia, da un passato che impedisce ogni forma di presente e che allontana all’istante ogni pensiero futuro. Anzi il futuro è il momento attuale in cui tutto cambia e in cui l’amore si trasforma in una scoperta successiva, in un brivido imprevisto. Morane non è alla ricerca di una conoscenza ossessiva di più donne, ma delle donne: qui i numeri non contano, non contano e non hanno senso. Quello che Morane insegue è un amore ideale che solo la diversità può realizzare, solo la continua successione di visi, corpi e discorsi può dare forma placando un dolore originario di abbandono e solitudine. Questo diciamo il filosofico un po' psicoanalitico un po' alla fisica quantistica dell'opera sia scritta che filmica di Truffaut, dove torniamo alle confessioni di Morane che hanno la precisa connotazione dello scandire le parti del corpo femminile in primis le gambe così come viene riportato nella locandine del film ed anche nella foderina del libro "le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutti i sensi dandogli il suo equilibrio e la sua armonia"  -   qui entro in gioco io, sentendomi chiamare in prima persona
con il mio vissuto e si anche con in miei diversi gusti  e trovando che t
utto, non solo le gambe nelle donne e' misura di tutte le cose, altro che la stronzata di Protagora che l'adduceva all'uomo, macche' uomo!!!! , la donna, e' solo la donna la misura di tutte le cose, aggiungerei pero' di tutte le cose che contano veramente e che pero' non sempre si possono contare ad esempio non solo le gambe , ricordate la canzoncina anni settanta "siamo donne, oltre le gambe c'è di piu'" eccome se c'è di piu' , le cosce, il petto, i capelli e siccome non voglio scendere nell'ovvio, tralascio le attrazioni femminili troppo scontate e mi riferisco ad una particolarita' che io ho cominciato a notare fin da piccolo (diciamo intorno al 1957) : le attaccature. le attaccature di varie parti del corpo femminile , quella delle cosce col busto e va be', quella e' canonica , ma va colta in determinati momenti, per esempio quando una donna si alzava dal sedile di una vettura (stratosferica era quella della 500 con le portiere controvento) ci ho passato l'infanzia con amichetti di
turno a stazionarmi davanti le vetture con femmina ovviamente che posteggiava (Nino che aveva tre anni piu' di me nel 1959 mentre il juke box suonava "Marina, Marina ti voglio al piu' presto sposar" quindi il 1959, Rodolfo che era il fratello di quella che doveva diventare una attrice di una certa notorieta' ed era ligure, ma veniva spesso a via Nicolo' V , pure nello stesso periodo, Giancarlo aspirante play boy che usava tubetti interi di Brylcreem "splendore dei capelli, ti da la personalita', usate sempre quello, ogni donna poi vi seguira'). Stupende poi l'attaccatura braccio busto cioe' le ascelle che pero' con l'uso della depilazione dei peli ha perso molto della sua antica fascinazione: quelle ascelle sudate che ti si paravano innanzi la faccia sugli autobus
con tanto di effluvi (ovviamente la portatrice doveva essere parecchio attraente) erano un qualcosa di ineffabile e ti potevi innamorare li' sullo spazio/tempo di una corsa (spazio affollato-tempo contato ma che conta) - c'è un film di Tinto Brass con Claudia Koll dove lei appunto sale su di un autobus affollato e alza il braccio per reggersi mostrando una meravigliosa ascella
con peli che condensa questa sensazione che le estati di quegli anni sessanta tendeva a ripetersi quotidianamente . in ultimo voglio parlare di una attaccatura che nell'immaginario erotico collettivo nessuno ha mai preso in considerazione quella della attaccatura dei capelli con la fronte (quella della nuca magari qualche film la prese in considerazione, se non ricordo male un film con Jane Fonda giovanissima ) che io ho sempre trovato se non proprio erotica, perlomeno assai sensuale e intrigante.

 

sabato 10 maggio 2025

CAPTIVAE DI IERI

 

"la passeggiata delle Cattive " ho dato questo nome al presente Blog  che fin da piccolo rimasi affascinato da questo  termine/sequenza, per una certa magia che il contesto mi suggeriva, giustappunto le Murasulle quali era come adagiato il viottolo  locus della passeggiata, lo specchio di mare azzurro davanti con sulla sinistra a mo' di quinta di sfondo,  il fantastico skyline di Monte Pellegrino  e poi quel termine “cattive” che mi richiamava uno scenario ricorrente della mia strada di nascita a Roma , Via Nicolo’ V , strada anche essa a ridosso di Mura, quelle Vaticane  e dominata dall’imponente mole del Cupolone di San Pietro che caratterizzava le giornate fin dal primo risveglio quando aprivo le vecchie persiane. La cattiva di via Nicolo’ V era una barbona, piccola, bruttissima, sudicia non a caso soprannominata Maria Zozzetta,  con il classico ghigno delle persone incattivite dalla vita, che di tanto in tanto quasi grugnendo attraversava veloce la via Nicolo' V scendendo da Primavalle, cui nessuno di noi ragazzetti ardiva avvicinarsi  dato l’aspetto terrificante ma che una volta un mio sprovveduto amico la apostrofo' appunto
chiamandola Maria Zozzetta provocando una sua terrificante reazione e prendendosi la serie piu' sboccacciata di insulti che mai le nostre giovani orecchie avev
ano udito.  F u mio zio Bino nel 1955 a spiegarmi il significato del termine, perche' io mentre degustavo l’inusitato sapore  dello spongato di gelsi e cannella  della gelateria Ilardo proprio a ridosso delle scalette che davano a questa famosa “passeggiata delle cattive” , me ne uscii con la convinzione che li' vi passavano tutte le donne piu' malvagie della citta' , eh si come quella Maria Zozzetta , ma anche come qualche strega delle prime favole che andavo leggendo; ebbene  quel pomeriggio di agosto a Palermo, col profumo misto di mare e di zagara e in bocca il sapore di un gelato che mai prima avevo gustato, ebbi la mia  prima  lezioncina di latino
giustappunto da mio zio Bino avvocato, anzi a detta di popolo il piu' quotato avvocato penalista di Palermo, assieme a Rocco Gullo, che mi fece osservare che captivus, e al femminile captiva, significava in latino prigioniero/a . , quindi la passeggiata delle prigioniere -
si ma prigioniere di cosa se camminavano per tutto quel corso della Mura che non era per niente breve o angusto? "
chiesi prontamente,  dato che anche a sette anni io non ero certo un ragazzino che si teneva qualcosa, ma anzi ero famoso per la mia chiacchiera ed anche per una sfrenata fantasia che faceva si che mi inve
ntassi storie delle piu’ assurde e fossi solito radunare crocchi di persone che si beavano di sentirsi raccontare. “ prigioniere del loro dolore" ribadi' mio zio " il termine infatti , mi spiego’ , si riferiva alle vedove che non potevano passeggiare per il corso lungo il mare, stante la loro perdita,  ma giustappunto in un percorso appartato, cui si accedeva per delle scalette e in tal senso potevano essere intese come prigioniere, prigioniere di un sentimento, il dolore della vedovanza che richiedeva isolamento e riservatezza , quale appunto quel viottolo assicurava. Passando gli anni e andando a precisare  determinati spuntirisalenti all'infanzia non poteva mancare questo della "passeggiata delle Cattive" che era stata come ho fatto cenno la mia prima lezione di latino ed ecco allora che  i "sentito dire" assumono corpo e tanti misteri si disvelano , così anche per le "Cattive" era arrivato il momento di fare i conti con la storia e non solo con il latino: a origine del nome come al solito un fatto tragico il terremoto del marzo 1823 in Palermo che colpi' sopratutto la parte a mare di Palermo  quella indicata col termine di Cassaro Morto:     riporta una cronaca del tempo:
«Addi' 5 marzo 1823, Giorno funestissimo per il Terremuoto che durò 22 minuti secondi, oscillando e saltando: non si può colla penna spiegare il terrore da per tutto, e la strage insieme, a vedere i palazzi e strade ad unirsi e ritornare ai loro posti per ben diverse volte in un atomo, osservando da diverse parti cader delle fabbriche e particolarmente nel quartiero della Kalsa»
 Fu subito dopo questa calamita'  che colpì  la città di Palermo, che si distinse l'animo e l'operosità dell'allora Luogotente di Sicilia Antonio Lucchesi Palli, principe di Campofranco.Si legge infatti nel suo Elogio storico: «Or tralasciando l'operosità del nostro Campofranco in tale luttuoso frangente, sino a correre a piedi per la desolata città onde rincorare i fuggenti, dare soccorsi ai morenti, frenare i malvagi che nel torbido cercavan pescare, ed a restituire la quiete, passiamo a far conoscere, come egli trasse utile da questa disgrazia per secondare il genio che avea di abbellire la città». Tra le varie accortezze che il principe di Campofranco ebbe per la nostra martoriata città, pensò di creare un luogo ameno per diletto del popolo, dove poter rasserenare lo spirito gravato dai pesi che solo la vita sa dare, e da qui nacque l'idea al benemerito cittadino di ridurre ad amenissima passeggiata quella via di ortiche e terra irregolarmente ammonticchiata ripiena e ciò col doppio scopo di rendere dilettevole quel luogo pria negletta, e di apprestare lavoro a tanti operai, che per mancanza di fatica marcivano nell'indigenza» cosi' si ebbe un vero e proprio piano di riqualificazione dove  si realizzo' appunto quel percorso rialzato a  ridosso del Palazzo Butera  che doveva divenire la famosa passeggiata . Alla fine della pubblica opera si doveva apporre una targa recitante il distico latino del poeta Francesco Nascé: Moenia funesto quondam devota dolori/Aspectu Antoni nunc ilarata vides. Secondo una traduzione non letterale il distico assumerebbe tale significato: Le mura che un tempo causarono dolorifatali, ora sono rinnovate da Antonio principe di Campofranco. 
La targa non fu mai apposta, ma la passeggiata alla quale si fa riferimento è la nota Passeggiata delle "cattive" che tuttavia inizialmente non venne realizzata esclusivamente per esse, né tanto meno venne chiamata in questo modo, ma semplicemente “Pubblico parterre”. Molto probabilmente  Il luogo cittadino in cui le "cattive", cioè le vedove, si radunavano, dovette esistere già prima della costruzione della nota passeggiata ed era certamente situato tra le mura bastionate della marina e la cortina edilizia di sontuosi palazzi nobiliari tra i quali, ricorda Rosario La Duca, Palazzo Butera, Palazzetto Piraino, l'Hotel Trinacria, Palazzo Aceto Lampedusa ed altri, con le vittime del terremoto del 1823  e quindi un cospicuo aumento di vedove, il viottolo probabilmente anche per la sua orografia di distacco dal piano stradale del Lungomare  ando' concentrando il suo caarattere di riservatezza e nel giro di qualche decennio assunse la connotazione attuale . Anni dopo avrei scelto questo nome per uno dei miei blog, magari immaginando la serie di argomenti, di storie e di vicissitudini, che le prigioniere, le captivae , si dicevano l’un l’altra nel loro riservato passeggio

 

giovedì 8 maggio 2025

PASSI DI FUTURO ANTERIORE

 

a mio modesto parere le fonti da cui bisogna  attingere in un cammino che sia scientifico, filosofico e artistico nel contempo,   e soddisfino i requisiti di un futuro che non sia piu' quel futuro semplice, indistinto e fumoso, tipico ad esempio della concezione sinistrorsa marxista di un sole dell'avvenire che non e' mai sorto e mai sorgera' in nessuna parte della terra, ma che sia un futuro con implicazioni nella storia, nella tradizione, ovvero  Futuro Anteriore, sono:

 (1 La fisica quantistica nelle sue accezioni  piu’ ardite : Schrodinger, Pauli  Feynman, Pensrose, Hakwing, Veneziano, Greene, Susskind, Witten ; 

(2 la psicoanalisi freudiana con le aggiunte piu’ ardite di Lacan, Matte’ Blanco ed anche il Julian Jaynes di "Il crollo della mente bicamerale e l'origine della coscienza ; 

(3  Le leggi biologiche di Hamer e la profonda revisione di tutta la medicina;

 (4 il  tradizionalismo integrale  di Guenon, Evola e anche il tradizionalismo morbido di Eliade e Jung : 

(5 il pensiero filosofico di Schopenauer e Nietzsche con le correlazioni e affinamenti di  Heidegger, Junger, Schmitt

(6 la destra francese di De Benoist con paralleli con il pensiero conservatore reazionario di Cianetti, Drieu de la Rochelle e  con i correttivi filosofici Lacan, Baudrillard, Focault e i pensatori rumeni Cioran, Eliade  con il pensiero e azione di Codreanu 

(7 La pragmatica comunicazionale di stampo americano (scuola di Palo Alto, Watzlavitch, PNL,  Milton Erickson) 

Previ questi sette  punti, una influenza operativa e pragmatica la si  deve nel  formidabile corrispettivo  del  filosofo russo Aleksander Dugin autore di una quarta teoria politica come espressione di un mondo multipolare consigliere di Putin. La quarta teoria politica apre una lotta escatologica contro tutto ciò che l'Occidente liberale-globalista incarna di nefasto, e apre al recupero di tutto ciò che non è moderno né occidentale: "il pre-moderno, il post-moderno, l'anti-moderno, l'Asia, la tradizione romana". Dugin teorizza la possibilità di una riorganizzazione della società nell'antica tripartizione indoeuropea di sacerdoti, guerrieri e contadini, affinché il Cielo riconquisti la Terra, in quello che identifica come un "socialismo indoeuropeo",o un verticale "platonismo politico". Si tratterebbe di invertire "il processo della modernità che iniziò con il posizionare,all'opposto, il materiale al di sopra dello spirituale la

Terra sopra il Cielo" come identificata da George Dumezil 
, le caste tradizionali sono tre, mentre la quarta casta, le moderne masse urbane, borghesi nel loro dualismo tra capitalisti e proletari, sono il frutto dell'unione dei rifiuti delle caste tradizionali, Centrale in tal senso diviene il principio del Desein Heideggeriano che proprio con Dugin  diviene una sorta di  principio informatore, in correlazione con la teoria del tutto perseguita dalla fisica quantistica con le stringhe .
Il Dasein infatti per Dugin  rappresenta il futuro nuovo centro per un nuovo inizio di civiltà,nuovo punto di congiunzione tra Cielo e Terra, che nascerà in Eurasia (nonostante, per Dugin come per Evola, il mondo a occidente giungerà prima rispetto all'Oriente all'instaurazione del nuovo ciclo di civiltà, in quanto l'Occidente è giunto ormai al fondo finale della degenerazione)  allo
stesso tempo l'uomo nuovo che lo indicherà "Riflettendosi" , un Dasein che si fa popolo", lingua, storia, spazio e tempo. Il Dasein è anche "una forma esistenziale di comprendere il popolo, che si oppone alle teorie dei liberali, con la loro idea vuota e insignificante di individuo; alle teorie dei comunisti, basate su classi e collettività, concetti altrettanto vuoti che non si oppongono affatto a quelli liberali, poiché questo tipo di collettività è solo un agglomerato di atomi individuali, come già detto; e, infine, alle teorie dei nazionalisti, che si rifanno al concetto di Stato nazionale, altra idea borghese antitetica all'impero e all'idea del sacro".Il Dasein e il Geviert (Il Quadrato, segno/simbolo in cui si manifestano le forze in gioco ) in cui sono rappresentati , nella post-modernità  di potenza liquida di mare secondo  l’accezione Schmittiana  risultata dall'involuzione delle caste sono completamente occultati e operanti nel nascondimento, sono funzione di ciò che Dugin chiama il "Soggetto Radicale" (o, secondo una traduzione migliore che lui stesso ha proposto, il "Sé Radicale"), corrispondente
all'"Individuo Assoluto" o "Uomo Differenziato" di Evola. Il 
Dasein è l'essenza ed esperienza più radicale dell'uomo, "pura presenza dell'intelletto", ciò che rimane dell'uomo quando è liberato da qualsiasi forma storica secondaria, e non è né individuale né collettivo. Tutte queste idee di Dugin tra l’altro in fieri e soggette a continue revisioni e aggiornamenti, affascinano oltre misura e rendono interessati a svolgere un ruolo di trasmissione e anche di correlazione con il decadente mondo occidentale che deve trovare al piu’ presto le ragioni di un suo ripensamento di essere nella storia, nella politica, nella civilta’, giustappunto un ESSER-CI

venerdì 25 aprile 2025

LA FESTA DEL SERVILISMO

 

25 aprile 1945 - 25 aprile 2025 : 80 anni di menzogne
Ma quale festa !? il 25 aprile e’ in realta’ una sorta di consuntivo del periodo piu’ buio della nostra storia nazionale, se poi volessimo andare per il sottile non e’ neppure una data esatta, ma un po’ manipolata come d’altronde un po’ tutto quello che attiene la Resistenza :  il 25 aprile non sanci’ ne’ la fine della guerra ne’ la resa di tedeschi o italiani della Repubblica di Salo’, e quindi non libero' alcunche', difatti tutto quello che dovrebbe rievocare avvenne solo parecchi  giorni dopo:  la fine della guerra con resa incondizionata addirittura l’8 maggio 1945. Semplicemente il 25 aprile inizio’ la ritirata dalle citta’ di Milano e Torino di truppe tedesche e italiane, ma rimasero parecchie sacche di resistenza in tutta l’Italia settentrionale,  Mussolini ad esempio fu ucciso  solo il 29 aprile e la repubblica Sociale tracollo’ senza neppure una resa ufficiale, mentre la X Mas non si arrese a nessuno , ma semplicemente smobilito’ e i suoi ufficiali a cominciare dal suo comandante Junio Valerio Borghese furono oggetto del massimo

rispetto da parte dei membri del CLN, che li lasciarono liberi.  Una data quindi inesatta come un po’ tutta la storia della cosidetta
 resistenza,dagli eventi onfiati a dismisura, falsa tutta anche nella sua colonna sonora con una canzone-inno “Bella ciao” fabbricata a tavolino vent’anni dopo da raffinati  artisti e cultori di musica popolare : gli interpreti  del  Nuovo Canzoniere Italiano (Sergio Liberovici, Roberto Leydi, Gianni Bosio,  Fausto Amodeo, Michele Straniero, Sandra Mantovani,etc. che l'avevano presentata
 al Festival dei due Mondi di Spoleto del 1964). Falsa nella narrazione con  eventi di valore strategico molto dubbi e stradiscussi tanto da indurre il cte alleato Gen, Alexander a lanciare un proclama nel dicembre 1944 ove si invitava le forze partigiane dal desistere dalle loro azioni di guerriglia in quanto assai
 spesso contrastanti con la strategia degli eserciti regolari, di poi  un comando fortemente egemonizzato dal Partito Comunista e quindi operante per obiettivi politici di parte, anzi di partito, e infine, elemento che solo pochi (vedi Giampaolo Pansa) hanno cercato di mettere in luce, un intento strettamente vendicativo, assai spesso con motivazioni del tutto  personali, che ha fatto decine di migliaia di vittime, del tutto da estrapolare a fattori bellici, di cui irrilevanti sono i dati di riscontro. Insomma una resistenza che di resistente ha molto poco, per non parlare di una alea di spirito guerriero che ha una indicizzazione di caduti e feriti irrilevanti, ascrivibili piu' ad azioni di polizia e ritorsione che ad azioni di combattimento effettive, Ci si provo', nel dopoguerra, specie negli anni sessanta quando le forze di sinistra si fecero piu' pretenziose a stabilire un ideale nesso tra Resistenza e Risorgimento, ma in verita' nell'immaginario collettivo della nazione  tale connubio non e' mai passato. Questo in verita' non perche' vi e' come  
sembrerebbe di primo acchitto una troppa vistosa sproporzione di valori e ideali tra i due mementi storici, quanto perche’ quella stessa sinistra che aveva caldeggiato la cosa si cominciava a rendere conto negli anni ottanta e novanta con la critica storica fattasi piu’ profonda e articolata che anche il Risorgimento era un movimento che aveva magagne
grosse come una casa, anzi come intere citta’ - vedi il film Bronte, le revisioni sulla Impresa dei Mille,  ed ancora il ruolo dei Rotschild nel finanziare il massone e faccendiere degli inglesi Conte di Cavour, l’altra faccia del fenomeno del cosidetto Brigantaggio nel sud
 italia che impegno’ le forze armate del nuovo Regno assai piu’ di quelle impiegate in tutte le campagne contro l’Austria. La Resistenza non era una mammoletta, ma il Risorgimento con cui era stato tentato l'accostamento,  era forse addirittura peggio:  se sulla prima  pesava l'influenza di un partito, quello comunista  e una troppo spiccata partigianeria,  sul secondo  si stendeva l'ombra della massoneria e gli interessi di una potenza straniera l'Inghilterra, che aveva fatto dell'inganno e della mercificazione l'emblema del suo potere . La perfida albione, la nazione bottegaia come l'aveva definita Napoleone, si ripresentava sul panorama nazionale questa volta affiancata  dalla sua degna erede, gli iper consumisti e capitalisti per eccellenza ovvero
gli Stati Uniti d''America : quell'Isola piu' grande che il filosofo e geo-politico Carl Schmitt aveva indicato  come naturale raccoglitrice dello spirito commerciale e quindi bottegaio inglese, ecco qui si che poteva allacciarsi una qualche associazione, dove a ben vedere il nostro Paese, l'Italia era sempre nella parte del complemento oggetto, la nazione da sfruttare da farci esperimenti, dal dominare tramite l'interesse economico : una terra di conquista per farne appunto una propaggine di bottega, una terra non di bottegai in quanto padroni 
di bottega, ma semplici garzoni . Ecco l'Italia che noi , gente che non  si contenta delle narrazioni di comodo e di parte-partito, ottanta anni dopo, siamo chiamati a non festeggiare

giovedì 10 aprile 2025

LA VISIONE DEL MONDO COME MACCHINA

 

Ogni periodo ha un suo paradigma storico, che a parte i cambiamenti individuati sopratutto dalle teorie di Khun in relazione alle rivoluzioni scientifiche, va inteso come una sorta di "visione generalizzata del mondo" sul quale sono costruite la maggior parte delle idee opinioni e anche comportamenti di una comunita' quando  non addirittura al senso comune di buona parte della societa' umana, così come un alltro gigante del pensiero  ha cercato di individuarne i meccanismi psicologici di formazione Ora questa sorta di "principium individuationis"  e’ dato oggi, da una parte dal meccanismo economico inauguratosi con l’eta’ dei mercanti o del bronzo, ovvero quel principio mercantile e commerciale, che io prediligo chiamare "bottegaio" riconoscendogli una precisa connotazione anglosassone e dall’altra parte,  a compendio da una ascesa delle macchine con la Rivoluzione Industriale. Su di entrambi aleggia a livello primordiale e originario uno spirito nefasto, infetto, malato, quale si riscontra con la diffusione piu’ o meno inventata, piu’ o meno gonfiata,  di una apocalittica pestilenza cui e’ stato dato il nome, piu’ che mai terrorifico,  di “peste nera”.  Ecco questi sono i tratti salienti, ovviamente paradigmatici su cui si e’ costruito il mondo moderno, dove contrariamente alla vulgata sempre avanzata dai bottegai e loro garzoni c’è da registrare un continuo costante degrado di ogni sua forma esteriore e sopratutto interiore. Cio’ a ben vedere,  rida’ pieno valore alle piu’ antiche istanze quelle riportate da Esiodo e da tutti i piu’ antichi testi delle Societa’ umana dove si rimarca come il mondo sia andato passando da uno stato di massimo splendore ad uno sempre peggiore, il che e’ simbolicamente rappresentato dal grado di purezza e valore del metallo corrispondente oro, argento, bronzo e in ultimo il vile ferro.  Malattia, Mercimonio, Macchine sono le tre emme del nostro scontento:  della prima superfluo sottolinearne la negativita’ stante l’impatto sulla salute di tutti nei meccanismi di diffusione etichettati come pandemia , del secondo se ne valuta piuttosto cosa ha significato
in termini di umanita’
  assegnare tutto il valore ed un solo elemento del processo della esistenza : un valore di scambio merce e valuta, che ha finito per elidere tutti quei valori che un tempo le comunita’ si scambiavano, In quanto all’ultima emme, le Macchine, ebbene dal XVIII secolo in poi  il mondo si e’ andato sempre piu’ identificando nelle macchine, assumendone lessico e modalita’ : leve, pulegge, ruote, ingranaggi sono divenuti dominanti, il corpo stesso dell’uomo si e’ andato conformando ad una macchina, di tal guisa si puo’ rompere , aggiustare, comprre, assemblare e riassemblare e al limite addirittura sostituire. La macchina e’ diventata l’ideale a cui tendere, nel corpo, nello spirito, nel pensiero, nell’azione, si richiede ad essa precisione , accuratezza, velocita’ sempre piu’ velocita’, regoliamo il tempo con una macchina – l’orologio -  comunichiamo tra di noi con macchine – prima il telefono, oggi i computer e i sempre piu’ onnipresenti “social” ci muoviamo con macchine - automobili, treni, navi, aerei e domani…. chissa’  !? Anche per vedere abbiamo bisogno di macchine, la luce elettrica, la televisione . La macchina e’ diventata il nostro modo di vivere  e la nostra visione del mondo e’ piu’ che mai costituita  su macchine. Tendiamo a vedere lo stesso universo come una grande macchina, messa in moto in un ipotetico Big Bang  da un ingegnere supremo, cui con una certa riluttanza siamo ancora  disposti a chiamare Dio. Il nostro pianeta e’ diventato un gigantesco magazzino di componenti, dove ogni sorta di pezzo aspetta di essere assemblato. La macchina e’ così ben ingranata nel nostro quotidiano   che e’ difficile rendersi conto dove essa finisce  e dove comincia l’uomo, persino le parole che escono dalla nostra bocca hanno assunto il lessico della macchina . noi
misuriamo i rapporti
  con gli altri dal grado di sincronia  con loro, i nostri sentimenti sono  vibrazioni che possono essere buone o cattive, cerchiamo di evitare attriti nell’ambiente di lavoro ed anche nei rapporti umani  e cerchiamo di sintonizzarci  con il tal dei tali  piuttosto che cercare amicizia  o attenzione, pensiamo alla vita  come a qualcosa che gira correttamente ed in caso contrario viene subito alla mente il guasto e la possibile riparazione.  Negli ultimi anni con il progredire della tecnologia si e’ andata sempre piu’ diffondendo l’idea di una “intelligenza artificiale” cioe’ del tutto meccanica,un cervello/macchina  che possa sostituire in toto non solo l’operato ma anche il pensiero umano

NASCITA, MORTE E MARE

  Abbiamo osservato nel parallelo articolo sul Blog capotesta Lenardullier.blogspot.com,  che la nascita ha come suo momento clou il parto, ...