E' un po' dalle considerazione degli articoli precedenti che prende corpo la teoria Biologica di un nuovo modo di intendere la medicina che quel medico tedesco, di cui abbiamo fatto cenno Ryke Geerd Hamer ha formulato, dopo aver subito in prima persona un trauma spaventoso, che ha anche avuto un certo riscontro di cronaca, ovvero l’uccisione nell’estate del 1978 da parte del Principe Vittorio Emanuele di Savoia, che per futili motivi si mise a sparare all’impazzata tra alcune barche attraccate a ridosso del’Isola di Cavallo in Corsica, colpendo appunto un giovane di 19 anni Dyk che era il figlio di Hamer. Il ragazzo morì dopo 4 mesi di agonia, evento che al padre ingenerò un cancro al testicolo, per il quale essendo lui un oncologo ne valutò sulla sua pelle l’eziologia, andando appunto a stabilire una connessione tra trauma e affezione. Nasce quindi da tale drammatico evento quella che questo medico arriverà a definire “ La ferrea legge del cancro” che costituisce la prima delle sue “5 Leggi” denominate “Biologiche” che stabilisce che quando uno dei conflitti dell’esistenza assume una virulenza inusitata e ha la peculiarità di un vero e proprio shock, improvviso, inaspettato e vissuto in uno stato, vero o supposto, di isolamento, ecco allora che la reazione del relativo foglietto embrionale sarà altrettanto virulenta e produrrà appunto un tumore ovvero una abnorme proliferazione di cellule o una drastica riduzione, a secondo del coinvolgimento della parte dell’encefalo preposta e questo semplicemente perchè rappresenta una forma ancestrale di reazione a quello specifico trauma per il quale è stato sollecitato un determinato foglietto embrionale, che si appunta su di una determinata parte del corpo che quindi si costituisce come una sorta di “organo/bersaglio” di un complesso processo di reazione e riparazione, che noi chiamiamo erroneamente malattia e anche cancro. La grande novità e diversità di tale concezione dalla ortodossia medica, è innanzi tutto quella di stabilire una totale sintonia tra mente e corpo, ovvero una perfetta entità integrata psico/fisica e proprio in quanto tale definita biologica, ma anche quella di differenziare due diverse fasi di risposta ad un trauma, anzi a tutti i traumi:una prima fase cui l’unità biologica mente/corpo reagisce di primo acchitto“a botta calda” dice il senso comune, ovvero mettendo in atto tutti quei sistemi di allarme e di pronta reazione per far fronte all’immediato pericolo: una reazione che possiamo spiegare a livello di sintomo dal verbo greco “συμπίπτω - accadere, capitare insieme, in quanto composto dalla particella σύν che significa appunto insieme e il verbo “πίπτω” che significa accadere; ovvero che cosa è che capita insieme? appunto l’evento traumatico e l’io conscio come “persona, come presenza che si trova in questa situazione di emergenza, Hamer la chama “fase fredda o simpaticotonica in quanto innesca le innervazione del sistema simpatico, ma se uno volesse andare ad adottare una terminologia psicoanalitica, questa è una fase in cui è in gioco solo il sistema conscio dell’individuo, ovvero l’Io, che come ha osservato Freud agisce sempre per per sintomi (accade insieme all’evento) - quindi una seconda fase, quella che si instaura quando l’emergenza è, per così dire, superata, che Hamer chiama Vagotonica o fase fredda, in quanto diretta dal nervo vago, quella che mette in azione i foglietti embrionali. E’ in questa fase vagotonica che si manifesta appunto la malattia, tanto più grave e virulenta, quanto più grave è stato lo schock traumatico, ma che sul proseguo dell’intenzione del presente scritto, di correlazione con la psicoanalisi, non sarà più da ascrivere solo al sistema conscio e quindi alla pronta reazione sintomatica bensì anche a quello inconscio la cui reazione è molto più elaborata, eminentemente simbolica, nel senso che deve “ri-mettere le cose a posto (sum-Ballein) che l’evento traumatico e il relativo conflitto innescatosi a livello di individualità biologica, hanno di fatto cercato di separare (dia-ballein) in una accezione di integrità e normotonia biologica. Dice Jacques Lacan che il tempo dell’inconscio è il Futuro Anteriore, quel “sarà stato” che da’ senso a quello che deve avvenire nel solco della tradizione e della ri-assunzione di un passato da cui trarre ispirazione; e’ quanto mai ovvio quindi che questo futuro anteriore è dato dalla psicoanalisi, per ora, in primissima istanza, la canonica psicoanalisi freudiana, l’interpretazione si, ma non solo dei sogni, ma di tutte le altre manifestazioni del cosiddetto inconscio, i lapsus, gli atti mancati, i motti di spirito, le fantasie, tutte le produzioni dell’arte, scrittura, musica, pittura, scultura, architettura, cinema, quindi la malattia e in un’ultima battuta, la morte: tutti meccanismi che Freud identificava come discorso di un linguaggio, la famosa “talking Cure” secondo la felice espressione di Anna O., una delle sue prime e più celebri pazienti, “l’inconscio è strutturato come il linguaggio” ribadiva Lacan, e in quanto a quel certo discorso, il discorso di ognuno dei prodotti dell’inconscio, che riflettono altro della coscienza...bhe! superfluo sottolineare, tornando a Freud e alle sue espresse parole, che “ogni discorso mancato è un discorso riuscito” Per verificare se questo discorso mancato è davvero un discorso riuscito, dobbiamo vedere in qual modo le tipiche funzioni simboliche dei prodotti dell’inconscio o Es, nel senso proprio del termine simbolo, possano conformarsi alle scoperte di Hamer sulle leggi biologiche e al funzionamento dei foglietti embrionali. Partiamo dall’inizio proprio dalle prime scoperte di Freud, ebbene si! tutto sembra correlato alle parole, e non solo, ma queste parole si riferiscono a fatti, episodi, circostanze, pensieri cheperlomeno fino ad allora erano considerate un pò uno scarto del linguaggio eanche del pensiero: il sogno, oh diamine! il sogno, ma ti rendi conto?: da quando in qua un medico, un professore, si mette alla stregua di una volgare “smorfia” per vincere al lotto? e come se non bastasse:il lapsus, che cosa è un lapsus? un svista linguistico/espressiva, del tutto irrilevante ai fini del significato di un discorso compiuto, ed ancora. l’atto mancato, un pò tutto il mancato e persino il motto di spirito, una boutade, l’ironia... da che mondo è mondo, tutto armamentario buono ecco al massimo per rappresentazioni senza pretese di un teatrino di evasione. Ma il signor Freud insiste e va oltre: tali “scarti” del linguaggio e dello stesso pensiero umano vanno sempre più assumendo un significato “altro” che tende addirittura a trascendere e superare quello tradizionalmente accreditato. E’ la famosa “rivoluzione copernicana” dell’inconscio, secondo la stessa definizione di Freud, che riprende una dizione che aveva già utilizzato Kant, perchè è così che l’inconscio viene postulato, non come parte oscura e misteriosa della mente umana, che questa era già stata espressa da più di uno studioso : Wundt e persino Schopenauer e Nietzsche, ma che viene esperito attraverso sue manifestazioni/effetti, che si discostano dal senso cosiddetto normale, come ho fatto cenno, addirittura considerati scarti. E’ questo il modo in cui Freud scopre l’inconscio: da effetti di significazione! Le parole sono solo uno dei mezzi per portare alla luce, tali meccanismi e sovente neppure il più importante, checchè ne abbia a dire Anna O., anzi per lo più vanno interpretate per quello che non dicono, per quella metà nascosta, ed è proprio tra le pieghe di tali parole e individuando altri messaggi del corpo, la svista, l’accenno, il mancato, le conversioni, insomma tutti i meccanismi dell’inconscio, che possiamo pervenire al senso profondo, appunto di quello che il corpo nella sua interezza ha da comunicarci In effetti la “scoperta” di Freud è epocale, ma anche la “scoperta” di Hamer è epocale :”l’Io non è più padrone a casa sua” si è detto a ragione, ma in questa casa ci sono proprietari e anche inquilini che utilizzano loro “credenze” e si comportano di conseguenza. Come giustamente ha affermato Lacan, l’Io funziona come un sintomo, anzi è il sintomo per eccellenza, per cui anche il linguaggio parlato sarà giocoforza sintomatico, ma non così l’inconscio o Es, che come dice sempre ancora Lacan, non parla, ma ripete, ovvero dice sempre la stessa cosa! e perchè lo fa? “elementare Watson!” direbbe lo Scherlock Holmes di Conan Doyle “...perchè non è mai capito!” Il punto è che l’Es non agisce per sintomi, ma con un altro meccanismo, ben più complesso : il SIMBOLO.
venerdì 22 novembre 2024
mercoledì 20 novembre 2024
MALATTIA TRA EDIPO E NARCISO
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| NARCISO E NON EDIPO |
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| LE 5 LEGGI BIOLOGICHE DI HAMER |
che un medico tedesco Rick Geerd Hamer ha ideato e stilato con la qualifica di “Biologiche” Come vedremo sono proprio questi foglietti embrionali gli elementi su cui stabilire una nuova, diversa e infinitamente più corretta e dettagliata eziologia di qualsivoglia affezione, stabilendo una precisissima e sistematica correlazione tra il fenomeno malattia e l’evento che l’ha ingenerata, ovvero sempre e comunque un trauma, un trauma di adattamento ad un ambiente, da cui si diparte un conflitto, con tanto di processo reattivo e di riparazione che non potrà non avere tutta una serie di vicissitudini, proprio come le antiche “pulsioni” freudiane, questa volta però che affonda la sua logica in tutta la filogenesi della specie e nella sua ricapitolazione con l’ontogenesi dell’individuo: da organismo monocellulare a pluricellulare, e sotto la spinta dei cambiamenti di stato cui un organismo sempre più complesso e articolato si trova ad interagire, che produrranno nuove abilità si, ma anche nuove modalità di reazione ai conflitti che il mondo naturale ci richiede per continuare a farsi abitare: occorrera’ difatti fornirsi di differenti specificità anatomiche nel passaggio da un elemento acqua ad un elemento terra, polmoni al posto di branchie, un apparato locomotore invece di pinne e coda, formazione di muscoli, tendini, uno scheletro, crescita di peli per far fronte alla rigidità del clima, la pelle dovrà ispessirsi per proteggersi dai raggi solari, quindi, nuove specializzazioni fisiche, continuare a sviluppare una locomozione sempre più efficace, e apparati atti a favorire una aggregazione in gruppi e relative nuove funzioni per fronteggiare le crescenti difficoltà, indotte anche dal vivere sociale (la più tipica e già specificamente umana, la parola e il linguaggio articolato) Tutto questo ha una traccia psichica, ma anche biologica in quello che siamo diventati, e una precisa traccia hanno anche i relativi conflitti che abbiamo dovuto affrontare, che si andranno appunto a localizzare nello sviluppo dei foglietti embrionali.
martedì 19 novembre 2024
DESIDERIO NASCOSTO
specificità dell’emisfero sinistro del suo cervello, è un qualcosa che sta anche localizzata nell’emisfero destro, che esaurita la sua funzione allucinatoria/prescrittiva, la evolve in una generalizzazione di quello che da sempre ha rappresentato l’istanza della presenza dell’uomo sulla terra, una sorta di pieno ritorno a quel “de-sidera” ovvero quel “venire dalle stelle”: un’entità più o meno misteriosa, certamente ancora sconosciuta, che ha rappresentato l’inizio della vita, ovvero, come dice Freud in Al di là del principio del piacere, un turbamento in un qualcosa di preesistente alla sua apparizione, una fenomenologia irrelata dove è presente un corpo turbato (il pianeta, terra, lo stato inanimato) che
tende incessantemente a ritornare nello stato precedente a tale turbamento e un corpo turbante (l’apparire della vita, non insita allo stato inanimato, ma proveniente da altrove) che ha invece una duplice istanza : quella di permanere nel proprio stato a tutti i costi (il famoso “la vita ama la vita), ma anche quella di tornare anch’essa da dove è venuta, una nostalgia, direbbe Freud “una coazione a ripetere” ovvero da altrove , lo spazio, il cielo...le stelle... e quindi ri-tornare tra le stelle (de-sidera).
IL THUMOS NON SOLO DI ACHILLE
Thumos è la parola di gran lunga più usata nell’Iliade di Omero… “cantami o diva….” eh si! siamo nell’accezione dell’ira più famosa di tutti i tempi, quella del Pelide Achille, che nell’Iliade, equiparata appunto ad un thumos, sta a rappresentare sempre un qualcosa di dipendente da modalità reattive a fattori esterni, che ingenerano un crescendo, una proliferazione, una massa incontrollata di sensazioni, che hanno quindi una manifestazione corporea localizzata in questo o quell’organo: il fiato corto , l’accellerarsi del battito del cuore, un aumento della pressione sanguigna; quindi più che altro uno stato fisico indotto da una emozione che ha una causa dall’esterno, ma è gestita internamente di noi stessi. Il Thumos in una lingua che possiamo decifrare e capire, senza ricorrere a interpretazioni più o meno fantasiose, tipo quelle di cui archeologi e interpreti si sono sempre serviti in merito a geroglifici e testi molto antichi proiettandovi la loro soggettività, non tenendo nel debito conto la distorsione del significato/significante del testo, è appunto questo, una parola che diciamoci la verità oggi un po’ genericamente è andata a comporre la minacciosissima, terrificante parola tumore che è una sorta di summa di paura e spauracchio in ambito di malattie, che ha numerose altre diciture, cancro, carcinoma, adecarcinoma, formazione neoplastica, ma che la vulgata popolare tende in genere a parafrasarlo con l’espressione “il brutto male”; Parliamo di malattie, tutte le malattie, dal raffreddore appunto al tumore/cancro/brutto male come vogliamo denominarlo, non però da un punto di vista nosografico, ma sulle credenze che la medicina tradizionale continua a propinarci da cui deriva quel sottotitolo del presente saggio “non esiste” cui fa seguito il contrappunto “ma insiste”, per focalizzare il perchè la malattia continua imperterrita a terrorizzarci specie con le sue manifestazioni più estreme, apice il tumore. Le parole, nomi, aggettivi anche i verbi, si sa, possono sempre avere un significato ambiguo, spesso e volentieri antitetico, e anche questo “in-sistere” può essere inteso sia come qualcosa che ha una valenza specifica di essere e promanare da dentro di noi, non da fuori, ma anche come ripetizione, insistenza appunto, che come vedremo informa un meccanismo altro della nostra ragione, o meglio della nostra entità biologica integrata. Ecco quindi che, fatto un salto di qualche migliaia d’anni, anche oggi, il Thumos o tumore ovvero “il brutto male” è anche lui una cosa che non esiste, perchè il principio base è quello che nulla di quanto c’è all’esterno, cioè che sta fuori di noi, non può veramente nuocerci se non siamo noi che glielo consentiamo, ecco ci può capitare, ma solo una volta avuto tale permesso... solo allora... si!!!! possiamo dire che “in-siste”...e spesso e volentieri... fino alla morte! Fu Kant a ratificare che “la cosa in sè” è inconoscibile in quanto “esterno da noi” ; l’essenza delle cose è incommensurabile al pensiero umano, anche se bisogna convenire che fu proprio Kant a porre come correttivo l’antico termine, usato da Platone, di “noumeno” ovvero quella sorta di idea della ragione che è proprio quello che il pensiero umano cerca di rappresentare di cio’ che va oltre la sua comprensione. Detta un pò alla buona la cosa in sè sarebbe il Reale, mentre il noumeno, grosso modo l’Immaginario; però se a tale dualità, ci aggiungiamo un terzo meccanismo, direbbe lo psicanalista Lacan “un terzo registro”, ovvero quello del Simbolico, non potremmo pervenire ad una sintesi, una sorta di dialettica, laddove la “cosa in sè” siamo noi? o perlomeno quella parte di noi di cui abbiamo sopra fatto cenno e che abbiamo, per ora, definito “altra” si configuri come preminente? Un qualcosa che giustappunto “non esiste, ma insiste!“.Ebbene le stessa cosa è sostanzialmente la malattia che così come è rappresentata ha sempre a che fare con qualcosa di esterno che ci capita così per caso, per nostre cattive abitudini, alimentari, di vizio, di abitudine oppure per sfiga biologica o genetica ed ha una pseudo conferma in procedimenti statistici. Cosa succede però se ci disponiamo ad accogliere quel distinguo appena accennato: cosa succede se la cosa in sè, invece di cercarla all’esterno, la ricerchiamo all’interno di noi ? non il noumeno, come idea di ragione della coscienza, ma qualcosa di “altro” che pure fa parte di noi e che abbiamo denominato inconscio? Questo si che potrebbe essere un capovolgimento radicale di qualsiasi riferimento, quello cui anche Kant faceva menzione in merito alle sue categorie, ovvero una “rivoluzione copernicana”, ma che non disponendo della nozione di inconscio, non poteva rappresentarsi e rappresentare: quello che cambia è appunto l’indice referenziale che non sta più fuori di noi, ma dentro, appunto non ex-siste, ma in-siste. Al contrario di Kant, qui però di categorie ce n’è in gioco una sola, o meglio due: quella della coscienza e quella dell’inconscio, ed è appunto questa doppia strada l’unica percorribile dalla nostra entità biologica di corpo e pensiero: ovvero ammettere che noi siamo fatti di una coscienza, che appunto valuta, misura, più che altro si serve di un linguaggio per nominare tutte le cose e così facendo le cataloga secondo dei principi di condensazione logica, ma siamo anche fatti di un inconscio, che non nomina, ma accenna, non condensa alcun significato connesso alle cose del mondo esterno, ma piuttosto trascina i significanti, ovvero non le sole parole, bensi tutto il vissuto, tutto il sentito di una e anche di più vite.Nella prima accezione non è possibile addivenire ad una netta separazione con la cosa esterna, perchè tutto fin dal primo apparire della vita e vieppiù con l’inizio della vita animale nella specifica umana, e’ relativo al di fuori di noi ed è questo referente che costituisce il termine di paragone e rassomiglianza con cui costruire nuovi termini e quindi nuovi significati, ma e’ diverso se invece prendiamo in esame la seconda accezione, allora non è più tanto l’esterno che costituisce il paradigma, quanto l’interno, ovvero tutto il proprio vissuto e anche quello precedente, la somma delle esperienze così come sono state incamerate e che un individuo, ma anche un gruppo, hanno assimilato nel corso della loro evoluzione e sono in grado di trasmettere sia a sè stessi, che ai propri simili, che ai successori. C’è da dire che se “il fuori da se”, il mondo, l’ambiente, le sue cose, sono fortemente condizionanti del tipo di adattamento e di evoluzione cui l’entità biologica doveva far fronte per mantenere la sua “presenza” il suo essere in vita, l’interno di sè” delinea una differente modalità di funzione adattiva, ovvero è in grado di trascinare alcuni non più significati, ma significanti, non spiegazioni, ma prescrizioni, che non abbisognano di similitudini e paragoni bensì di ammaestramenti, un qualcosa che per un lungo periodo è di stretto supporto all’evoluzione, ma poi, come avremo modo in seguito di dimostrare, se ne distacca. Per la prima si parla di condensazione non a caso, in quanto è proprio il meccanismo del linguaggio che appuntandosi su tutto quello che costituisce il suo ambiente, nomina cosa per cosa e nominando fa paragoni, similitudini, fino a costituire tutta una serie di analoghi che gli consentono di muoversi con sempre maggiore padronanza in un mondo, una terra che per la verità non lo conosce, lo ignora ed è del tutto indifferente alla sua presenza. Nominando il mondo, le cose del mondo, condensando significati attraverso paragoni, per i quali possiamo adottare la denominazione che la linguistica fa di tale funzione ovvero la parola greca “μεταφορά,= metafora”” dal verbo “phero” che significa portare e il prefisso “meta’” che significa “con, insieme”, l’uomo conosce sempre “più mondo “ Per la seconda però non possiamo utlizzare lo stesso parametro, perchè ciò che viene da dentro di sè e non da fuori, non condensa significati, ma trasmette significanti ovvero non è una metafora, ma è una μετωνυμία = metonimia, ovvero un termine composto sempre dal prefisso metà, qui più nel senso di "attraverso/oltre" e ” = "onoma” = nome" ed è precisamente quel meccanismo che dà indicazioni sul da farsi, su come far fronte alle necessità, ai bisogni che un mondo non certo accogliente poneva costantemente di fronte, ovvero una funzione, meno circostanziata, meno sintomatica, ma parimenti importantissima, eminentemente simbolica (nel senso proprio del termine: che ri-mette insieme comportamento e ambiente) dove la somma di tutte le situazioni, tutte le esperienze si vanno a codificare in un qualcosa di analogale si, ma con caratteristiche di ammaestramento, un linguaggio anch’esso, ma profondamente diverso e con elementi di ineluttabilità, laddove l’analogia non è incentrata su acquisizioni di nuovi termini, messi in relazione dalla metafora, quel “ cosa è questo? bhe!...è come…” che opera per meccanismi di paragone e rassomiglianza, ma per prescrizioni di carattere comportamentale che è necessario che siano il più possibile categoriche: un linguaggio e quindi una voce si, ma una voce un pò particolare, un “sentito dire” non scandito da parole del linguaggio articolato, ma piuttosto trasmesso da norme , ammaestramenti, ovvero una voce con carattere allucinatorio, non portata da apparati fonetici, ma evocata mentalmente da una diversa formazione neuronale del cervello che si assume il compito di sostituirsi a quella ordinaria quando sono in gioco fattori di sopravvivenza, con caratteri di immediatezza dell’individuo e del gruppo. Una componente allucinatoria che e’ resa necessaria dal carattere prescrittivo del messaggio, che non può limitarsi al fatto di essere “ab-udito=udito”, ma deve essere “ubbidito” cioè “ob-audito : ovvero non un nuovo termine che arricchisca il linguaggio articolato, ma un suggerimento, una prescrizione, una norma che non può essere elusa, una sorta di imperativo categorico, che non abbisogna di spiegazione, ma di esecuzione, pronta esecuzione: “vai a costruire quell’argine!” “porta arco e frecce quando ti indentri nella foresta!” “lascia delle tracce nel tuo cammino!”, un qualcosa che solo una voce allucinatoria, che promana però dal profondo della tua mente, può importi. Possiamo ragionevolmente sostenere che se l’uomo con la metafora conosce più mondo, con la metonimia ci si muove meglio.
martedì 12 novembre 2024
GOCCIA E ONDA
domenica 10 novembre 2024
RITORNO ALLA BELLEZZA
Eh si!, con lui, il grande Donald che ha trionfato alle elezioni Presidenziali USA di questo 5 novembre 2024, e' tornata anche la moglie Melania, la piu' bella delle "First Lady" di ogni tempo, come dicevo nell'articolo in cui salutavo la sua dismissione, piu' bella persino della mitica Jacqueline Kennedy con il suo carico di fascino e bellezza , solo appena velato dagli otto anni intercorsi dal suo primo mandato.
Melania Knauss con i suoi 54 anni e il suo ritorno, accanto al marito, alla Presidenza degli USA torna ad essere la piu' bella di tutte le donne correlate alla politica, caratterizzando quindi quel "ritorno alla bellezza" che in effetti gli ultimi quattro anni avevano fatto non poco obliare: quattro anni di tristezze, di inganni , di sopraffazione, di emergenze legate a presunte malattie, virus inventati, contagi non suffragati da alcun dato statistico (se fatto correttamente) ed anche, si ammettiamolo, da un panorama femminile decisamente sconfortante se ci si attiene al dato di rappresentanza politica e comunicativo. Basti pensare chesso' alla Francia, alla Germania, all'Inghilterra ed anche da noi in Italia, be' non e' il caso di fare nomi, ma da qualsiasi parte ci si volti, non si puo' che canticchiare melanconicamente il famoso ritornello siciliano..........."quant'e' laria(brutta) la mia zita, tutta fracica e purrita (fradicia e marcia) ahi laria e', chiu' laria d'idda nun ce n'e' ". uh uh ecco subito le accuse delle femministe, ma no le femministe oramai non esistono piu', oramai ci sono solo i "politically" e non solo politically, "corretti" , ovvero il pensiero unico conformista e buonista, che parla di resilienza, di sviluppo sostenibile, che evita il dire le cose col proprio nome, che professa un mondo di falsa tolleranza che e' in realta' un seguire i dettami del sistema al potere come dimostra ad esempio uno dei maggiori propugnatori di questa cosidetta Societa' Aperta , quel George Soros che ha tradotto in pratica le teoria del suo maestro e mentore Karl Popper dando il nome del risibile saggio da questi scritto "La Societa' aperta e i suoi nemici" alla sua societa' di speculazione finanziaria che ha turpilinato mezzo mondo ivi compreso il nostro Paese nel 1992, contando sull'incompetenza e la pressappocaggine dell'allora Governatore della nostra Banca Centrale Ma non pensiamo allo squallore e a questi ultimi quattro anno che hanno visto la mortificazione di ogni manifestazione prettamente umana e quindi anche della bellezza e torniamo al suo ritorno che da questo 5 novembre ha ri-assunto le fattezze di Melania Knauss, sulla quale avevo scritto un articolo di questo stesso blog, quattro anni fa salutando mestamente il suo allontanamento (lungo ma alla fin fine grazie a questo 5 novembre 2024 momentaneo - 2020-2024) di cui riporto alcuni stralci biografici : nata nel 1970 in Slovenia a Novo Mesto e proviente da una modesta famiglia che trasferitasi a Sevnica nella ex Jugoslavia in uno dei tanti caseggiati dell'architettura comunista non le fu da impedimento dall'intraprendere intorno alla meta' degli anni novanta la carriera di modella, ovviamente propiziata dall'aspetto super attraente che la contraddistingue ancora oggi . In precedenza nel 1988 aveva studiato design e architettura all'Universita' di Lubiana, ma con gli anni novanta si dedico' interamente alla carriera di modella cominciando a lavorare per le maggiori Case di Moda di Milano e Parigi, trasferendosi quindi sui venticinque anni a New York nel 1996 e lavorando con i piu' famosi fotografi del mondo i e apparendo sulle copertine di Vogue, Harper's Bazaar, Ocean Drive, In Style, New York Magazine, Avenue, Allure, Vanity Fair, Self, Glamour, GQ, Elle, FHM, Max. Come modella, venne associata con diverse ben conosciute agenzie di moda, inclusa quella di Donald Trump. E' giusto dopo essersi trasferita a New Jork nel 1996 che Melania incontrò DonaldTrump alla settimana della moda di New York e nacque la scintilla del loro amore La loro relazione diventò di dominio pubblico tre anni dopo in seguito a una intervista su Stern. e così all'alba del nuovo millennio la troviamo appunto al fianco di Trump durante la sua campagna elettorale in favore del Reform Party 2000 per la campagna presidenziale. Dopo essersi ufficialmente fidanzati nel 2004, Trump e Melania si sono sposati il 22 gennaio 2005 alla The Episcopal Church di Bethesda-by-the-Sea a Palm Beach in Florida con un ricevimento nella sala da ballo nella tenuta Mar-A-Lago di Trump che vide la partecipazione di importantissimi personaggi pubblici e politici tra cui l'ex presidente Bill Clinton e sua moglie Hilary. Melania Trump e il marito sono stati compagni affiatati in molteplici occasioni e sono spesso stati visti e fotografati agli eventi sociali e ricevimenti piu' importanti del pianeta e un po' come era successo all'attrice Hedy Lamar negli anni trenta e quaranta, lei ha avuto modo di stupire piu' di un interlocutore non solo per la bellezza, il fascino e glamour, ma anche per l'intelligenza. "Forse perché è così carina, non ci aspettiamo che sia così intelligente " ha detto di intelligente" lei la giornalista Barbara Walter. Intervistata sulla precedente campagna presidenziale del marito, Melania ha affermato: "Lo incoraggio perché so che quello che farà è tutto quello che può fare per l'America. Ama gli americani e vuole aiutarli." Ed ecco che quella sua affermazione di 8 anni fa torna oggi prepotentemente alla ribalta sulla scia dell'epocale trionfo elettorale di Trump che ha visto sgominata non solo la sua evanescente contendente, ma soprattutto tutte le forze della oscura macchinazione che ha cercato di rendere tutto il pianeta schiavo di pochi magnati, eredi dei bottegai che cominciarono la conquista del mondo all'insegna del denaro e del commercio oltre mezzo millennio fa (Inghilterra di Elisabetta detta la Grande, Massoneria , spirito mercantile anglosassone e usuraio ebreo, rivoluzione industriale , liberalismo e cosidetta scienza economica, Stati Uniti come "isola piu' grande" per il Mercato, secondo la felice espressione di Carl Schmitt
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