Ecco un autore, che avevo un pò dimenticato, ma che è stato importantissimo nella mia formazione: Jen Baudrillard, in ispecie per un libro il cui titolo e' per me ancora tutto un programma "Lo scambio simbolico e la morte" ecco! mi viene di rinfrescarmi un pò la memoria, anche perchè segna il mio definitivo abbandono di ogni velleità di comprensione politica (grosso modo col 1989), partendo da quell' idea di equivalenza che rappresenta un sequel del famoso libro di Benjamin su "l'epoca d'arte nel'epoca della sua riproduciblità tecnica". difatti con l'equivalenza di tutte le cose il principio di simulazione ha sostituito il principio di realtà. Alla contraffazione della prima età moderna e alla produzione di quella industriale, segue la simulazione, intesa da Baudrillard in termini assai complessi, a partire dalla universale riproducibilità tecnologica, artificiale e mediatica di ogni ente, evento e processo: «Per le opinioni, come per i beni materiali, la produzione è morta, viva la riproduzione!» e, con essa, una cultura impregnata della morte artificiale e della equivalenza generale di ogni cosa con ogni altra, fondamento dello scambio capitalistico che ha sostituito e distrutto lo scambio simbolico, quello che veniva platealmente manifestato nel Potlac (la distruzione della parte eccedente, dell'accumulo) Le forme dell’equivalenza si possono trovare in ambiti molto diversi tra di loro, quali: la centralità nella medicina contemporanea del del corpo-cadavere, rispetto al Leib, il corpo vissuto; la natura razziale dell’Umanesimo, poiché prima di esso culture e razze «si sono ignorate o annientate, ma mai sotto il segno d’una Ragione universale. Non c’è un criterio dell’uomo, non la divisione dell’Inumano, soltanto delle differenze che possono affrontarsi a morte. Ma è il nostro concetto indifferenziato dell’Uomo che fa sorgere la discriminazione» ; la profonda corrispondenza tra monoteismo e potere politico unificato, così diverso dallo scambio molteplice dei politeismi; il sostanziale matriarcato delle società senza Padre quali sempre più vanno diventando le nostre “avanzate” strutture sociali, un matriarcato dell’equivalenza tra madri e figli che impedisce la crescita autonoma del «soggetto perverso» il cui lavoro «consiste nell’installarsi in questo miraggio di se stesso e di trovarvi l’appagamento del suo desiderio –in realtà appagamento del desiderio della madre, da cui appunto il mio "son tutte brutte e cattive le madri del mondo"Processo identico a quello dell’incesto: non si esce più dalla famiglia» L’equivalenza tesa a cancellare ogni differenza si esprime soprattutto nell’utopia negativa e mercantile della abolizione della morte, in ciò che Norbert Elias ha definito la «solitudine del morente» e che Baudrillard descrive come «paranoia della ragione, i cui assiomi fanno sorgere ovunque l’inintelligibile assoluto, la Morte come inaccettabile e insolubile» poiché «tutta la nostra cultura non è che un immenso sforzo per dissociare la vita dalla morte, scongiurare l’ambivalenza della morte a solo vantaggio della riproduzione della vita come valore, e del tempo come equivalente generale. Abolire la morte è il nostro fantasma che si ramifica in tutte le direzioni: quella della sopravvivenza e dell’eternità per le religioni, quella della verità per la scienza, quella della produttività e dell’accumulazione per l’economia» Si capiscono adesso i miei spasmodici tentativi, perlomeno a livello personale di "de-finizione" di cambiamento di indice referenziale: via questa vita di equivalenti o meglio da simulacri come dice Baudrillard da copia intesa come concettualmente assoluta. Contro questi deliri di equivalenza vanno difesi il senso e la realtà dello scambio simbolico che permette ai primitivi di vivere con i loro morti «sotto gli auspici del rituale e della festa» mentre «noi commerciamo con i nostri morti con la moneta della malinconia» Ecco perché, rispetto alla sterile superficialità di ogni riduzionismo economicistico, psicologistico, sociologico, Baudrillard può giustamente asserire che «la rivoluzione è simbolica, o non lo è affatto» . Lo spazio del simbolico è infatti l’ambito nel quale l’umano esplica le proprie esigenze più fonde, le speranze assolute, le forme delle culture e delle comunità, la potenza dei sentimenti, l’edificazione delle arti e delle filosofie, la sfera del senso. L’umano è un dispositivo semantico perché non vive di solo pane e per riuscire letteralmente a muoversi, agire, prendere la costante serie di decisioni che intesse la vita, ha bisogno di trovare un significato – un qualsiasi significato, dato che oramai siamo in un tempo che le cose non hanno più nessun significato e nessun significante .L’incessante scambio simbolico in cui la vita consiste comprende in sé anche la morte, soprattutto la morte, e solo in questa com-prensione le può dare un significato né soltanto biologico né malinconicamente disperante né economicamente in perdita ma colmo della pienezza del dono che ogni presente è, anche quello della fine. Eh si!!! Baudrillard va recuperato e va urgentemente aggiunto ad Al di là del principio del piacere di Freud, a Lacan a Mattè Blanco, a Heidegger, un pò a Jaynes e anche al pragmatico delle Leggi Biologiche di Hamer
martedì 17 novembre 2020
SCAMBI SIMBOLICI
Ecco un autore, che avevo un pò dimenticato, ma che è stato importantissimo nella mia formazione: Jen Baudrillard, in ispecie per un libro il cui titolo e' per me ancora tutto un programma "Lo scambio simbolico e la morte" ecco! mi viene di rinfrescarmi un pò la memoria, anche perchè segna il mio definitivo abbandono di ogni velleità di comprensione politica (grosso modo col 1989), partendo da quell' idea di equivalenza che rappresenta un sequel del famoso libro di Benjamin su "l'epoca d'arte nel'epoca della sua riproduciblità tecnica". difatti con l'equivalenza di tutte le cose il principio di simulazione ha sostituito il principio di realtà. Alla contraffazione della prima età moderna e alla produzione di quella industriale, segue la simulazione, intesa da Baudrillard in termini assai complessi, a partire dalla universale riproducibilità tecnologica, artificiale e mediatica di ogni ente, evento e processo: «Per le opinioni, come per i beni materiali, la produzione è morta, viva la riproduzione!» e, con essa, una cultura impregnata della morte artificiale e della equivalenza generale di ogni cosa con ogni altra, fondamento dello scambio capitalistico che ha sostituito e distrutto lo scambio simbolico, quello che veniva platealmente manifestato nel Potlac (la distruzione della parte eccedente, dell'accumulo) Le forme dell’equivalenza si possono trovare in ambiti molto diversi tra di loro, quali: la centralità nella medicina contemporanea del del corpo-cadavere, rispetto al Leib, il corpo vissuto; la natura razziale dell’Umanesimo, poiché prima di esso culture e razze «si sono ignorate o annientate, ma mai sotto il segno d’una Ragione universale. Non c’è un criterio dell’uomo, non la divisione dell’Inumano, soltanto delle differenze che possono affrontarsi a morte. Ma è il nostro concetto indifferenziato dell’Uomo che fa sorgere la discriminazione» ; la profonda corrispondenza tra monoteismo e potere politico unificato, così diverso dallo scambio molteplice dei politeismi; il sostanziale matriarcato delle società senza Padre quali sempre più vanno diventando le nostre “avanzate” strutture sociali, un matriarcato dell’equivalenza tra madri e figli che impedisce la crescita autonoma del «soggetto perverso» il cui lavoro «consiste nell’installarsi in questo miraggio di se stesso e di trovarvi l’appagamento del suo desiderio –in realtà appagamento del desiderio della madre, da cui appunto il mio "son tutte brutte e cattive le madri del mondo"Processo identico a quello dell’incesto: non si esce più dalla famiglia» L’equivalenza tesa a cancellare ogni differenza si esprime soprattutto nell’utopia negativa e mercantile della abolizione della morte, in ciò che Norbert Elias ha definito la «solitudine del morente» e che Baudrillard descrive come «paranoia della ragione, i cui assiomi fanno sorgere ovunque l’inintelligibile assoluto, la Morte come inaccettabile e insolubile» poiché «tutta la nostra cultura non è che un immenso sforzo per dissociare la vita dalla morte, scongiurare l’ambivalenza della morte a solo vantaggio della riproduzione della vita come valore, e del tempo come equivalente generale. Abolire la morte è il nostro fantasma che si ramifica in tutte le direzioni: quella della sopravvivenza e dell’eternità per le religioni, quella della verità per la scienza, quella della produttività e dell’accumulazione per l’economia» Si capiscono adesso i miei spasmodici tentativi, perlomeno a livello personale di "de-finizione" di cambiamento di indice referenziale: via questa vita di equivalenti o meglio da simulacri come dice Baudrillard da copia intesa come concettualmente assoluta. Contro questi deliri di equivalenza vanno difesi il senso e la realtà dello scambio simbolico che permette ai primitivi di vivere con i loro morti «sotto gli auspici del rituale e della festa» mentre «noi commerciamo con i nostri morti con la moneta della malinconia» Ecco perché, rispetto alla sterile superficialità di ogni riduzionismo economicistico, psicologistico, sociologico, Baudrillard può giustamente asserire che «la rivoluzione è simbolica, o non lo è affatto» . Lo spazio del simbolico è infatti l’ambito nel quale l’umano esplica le proprie esigenze più fonde, le speranze assolute, le forme delle culture e delle comunità, la potenza dei sentimenti, l’edificazione delle arti e delle filosofie, la sfera del senso. L’umano è un dispositivo semantico perché non vive di solo pane e per riuscire letteralmente a muoversi, agire, prendere la costante serie di decisioni che intesse la vita, ha bisogno di trovare un significato – un qualsiasi significato, dato che oramai siamo in un tempo che le cose non hanno più nessun significato e nessun significante .L’incessante scambio simbolico in cui la vita consiste comprende in sé anche la morte, soprattutto la morte, e solo in questa com-prensione le può dare un significato né soltanto biologico né malinconicamente disperante né economicamente in perdita ma colmo della pienezza del dono che ogni presente è, anche quello della fine. Eh si!!! Baudrillard va recuperato e va urgentemente aggiunto ad Al di là del principio del piacere di Freud, a Lacan a Mattè Blanco, a Heidegger, un pò a Jaynes e anche al pragmatico delle Leggi Biologiche di Hamer
lunedì 16 novembre 2020
METAFORA E METONIMIA (Desaix-Trump)
Un religioso, un dogmatico, un fideista, quale che sia la fede, io non lo sono stato mai, di converso il mio quasi assoluto relativismo, il criticismo, una forte componente di bastian contrario, ha fatto sempre si che non sia stato mai granché ottimista, anzi diciamo che aggiundovi a questo una forte dose di informazione, conoscenza e ricerca culturale, sia pervenuto ad un relativo pessimismo, che stante il mio forte individualismo mi sono piccato di chiamare narcisismo, aggiungendovi sempre però una componente di misurazione con tanto di limiti, derivate e integrali che ho tratto dal calcolo infinitesimale di impostazione Leibzeniana, magari utilizzando proiezioni di numeri negativi, quindi immaginari.... ed ecco il mio narcisismo infinitesimale. Narcisismo infinitesimale significa contrariamente alla vulgata sul primo termine, che si presta attenzione ad ogni minima variazione (velocità, accellerazione, spazio, tempo, sensazioni, sintomi e anche simboli) del flusso della nostra sensibilità. Ovviamente in questo particolare frangente di cattività, ciò si traduce in in cambiamento continuo, che può avere dei momenti, punti, parti, flussi anche piuttosto antipatici) ad esempio i sintomi diretti dall'io, ma non dall'es, che è meno influenzabile, sopratutto meno repentino e anche ovviamente portato al simbolico che può desumere sia dal reale che dall'immaginario (lo vedi i registri di Lacan???) metafora, ma anche metonimia passate in riesamina pre- o forse in-conscia, ecco perchè io che come è noto sono piuttosto di impostazione storica, mi sento come Bonaparte a Marengo, laddove il generale nemico Melas é smontato da cavallo e ha mandato dispacci a tutte le corti europee che Napoleone é stato sconfitto, battuto sul campo di Marengo. (per inciso saranno dolori per Mario Cavaradossi ne la Tosca e ovviamente anche per lei) perché é proprio su questo infinitesimale episodio così lontano, distante, dalla vicenda di una Roma di inizio estate del 1800, che i due daranno modo al compiersi della tragedia. "nun je da retta Roma, che t'hanno cojonato" Nell'infinitesimale dello spazio/tempo si muovono infatti a ritroso da Rivalta a Marengo le due divisioni ed anche una demi-brigade, comandate dal Gen. DEXAIS, coetaneo e buon amico di Bonaparte, troppo avvezzo ai combattimenti per farsi ingannare dal rombo dei cannoni di uno scontro che non poteva essere solo di una retroguardia austriaca, come era successo a Ceva o anche al famoso Ponte di Lodi. Ho detto al mio amico Mario Haussman, che lui per me in questo frangente, incarna la frase di risposta al superiore generale, che pure gli aveva impartito l'ordine di non tornare indietro "visto Desaix che parapiglia? Abbiamo perduto la battaglia"..... "una battaglia é perduta!?... c'è il tempo di vincerne un'altra!" e aveva gettato le sue fresche truppe contro il nemico che oramai si cullava di una quanto mai cangiante vittoria. Mario e anche altri Pad Mini, Gaspare Cervo, Sabrina Dell'Omo, Papi Simonetti e altri che hanno il potere di ribaltare il mio infinitesimale sogettivo, cioè narcisismo, sono per me quelle divisioni e quella demi-brigade...Si lo ammetto io sono appassionato di storia militare e quindi di guerra : per carità tutto il male del mondo della guerra: le armi, il cruento di una battaglia, antica o moderna, però bisogna ammettere che a volte succede che alla guerra vengano spesso associate emozioni, suggestioni e quindi atmosfere di una certa estasi, che si prestano a essere assunte come metafore e anche come metonimie in momenti quale il presente dove si sta rischiando davvero tutto, si sta rischiando la Libertà, ed ecco spiegato il perchè sono tanto preoccupato per situazioni che un tempo non mi avrebbero fatto nè caldo nè freddo(figuriamoci l'elezione del Presidente degli USA ???? per trovare un qualcosa di simile bisogna risalire giusto a 60 anni fa ovvero alla vittoria di John Fitzgerald Kennedy su Richard Nixon. La guerra informa sensazioni ed emozioni forti, fortissime, spesso non proprio la guerra tutta, ma una singola battaglia: c’è un caso emblematico ed anche curioso in tal senso: una sola battaglia che ha caricato su di se una ridda di sensazioni si, ma anche informazioni di diversa natura: il periglioso, il cruento, la morte, è ovvio , ma anche la fortuna più sfacciata, il paradosso, l’inverazione del proverbio “non dire quattro se non l’hai nel sacco” …sto parlando di MARENGO, la battaglia di Marengo 14 giugno 1800: lupus in fabula…. eh beh !? chi se non lui, il Generale per antonomasia : Napoleone Bonaparte, e la battaglia di Marengo, la più fortuita, la più assurda di tutte le vittorie di Napoleone : Folgorante vittoria, una di quelle che cambiano la storia e i più impensati riferimenti storici , tipo la vicenda della Tosca, dove Mario Cavaradossi si uccide, quando arriva la notizia della sconfitta di Bonaparte appunto a Marengo; e qui la prima delle particolarità di Marengo, il fatto che così a posteriori a noi non può far altro che sorridere, ma che all’epoca dovette ingenerare non poche illusioni, disillusioni e quant’altro: il comandante austriaco Melas che oramai tranquillo, a battaglia per lui finita con la piena vittoria in tasca, smonta da cavallo e manda dispacci a tutta Europa, che Napoleone è vinto, battuto! “non dire quattro…. eh già ! quel quattro aveva un incarnato : il giovane Generale, coetaneo e amico personale di Napoleone con il quale aveva combattuto insieme in Egitto, Louis Charles Antoine Desaix. Desaix in quella battaglia aveva il grado di comandante di corpo d’armata, con ai suoi ordini due divisioni (generali Boudet e Monnier) ed una Demi Brigade di riserva : Napoleone gli aveva data la consegna di raggiungere e attestarsi verso Rivalta, dato che lui intendeva attaccare nella piana di Marengo gli austriaci di Melas e quindi tagliargli la ritirata giustappunto con le forze di Desaix. Napoleone aveva già battuto in scontri però non decisivi il nemico, ed era convinto di poter ripetere la cosa, ma quello che non si aspettava è che fossero gli austriaci ad attaccare, e non come aveva pensato agli inizi, un attacco di una semplice avanguardia, che non l’aveva indotto a cambiare la consegna di Desaix, ma l’intero esercito di Melas, sicchè nel corso della mattinata era non solo in gravissima difficoltà, ma praticamente battuto; qualche rinforzo come quello del Gen. Lannes al Gen.Victor che aveva oramai le truppe in sfacelo, non aveva cambiato di granchè la situazione: per proteggere la ritirata Napoleone si era visto costretto ad impiegare perfino la Guardia Consolare che aveva subito ingentissime perdite, ma perlomeno aveva permesso a Victor di ripiegare. E’ a questo punto intorno ad ora di pranzo, che va collocato il comico episodio del comandante in capo austriaco Gen.Melas che scende da cavallo e manda quel famoso dispaccio di vittoria. Ma Desaix? Dov’era intanto Desaix? C’è chi dice che Napoleone gli aveva inviato disperatamente una richiesta di aiuto e quindi di tornare indietro, ma anche chi invece sostiene, che fu il rombo lontano dei cannoni della battaglia in corso, che aveva convinto l’esperto generale che non poteva trattarsi di una battaglia contro semplici avanguardie e quindi di voltare le sue Divisioni e contraddire alle disposizioni di Napoleone (cosa che attenzione, dati i tempi e gli usi dell’esercito francese, poteva costare la fucilazione sul campo) ed arrivare quindi a cose apparentemente fatte. A questo punto altra piece del Mito: Desaix arriva a fronte di Bonaparte e questi gli fa “Visto Desaix che parapiglia!? Che ne pensi? “ e quello di rimando “Bhe! Questa è una battaglia completamente perduta, ma sono soltanto le due, c’è il tempo di vincerne un’altra!” Mitica eh!?, puro mito! quando mai nel passato, ma anche nel futuro, un Generale aveva pronunciato una frase simile “c’è il tempo di vincerne un’altra!” e in pieno campo di battaglia, diremmo con enfasi “sotto il rombo del cannone!?” Il giovane Generale però non ebbe il tempo di valutare le straordinarie implicazioni di simili parole, difatti slanciatosi con foga nell’assalto che doveva ribaltare l’esito della battaglia, una palla gli spezzò il cuore, facendolo stramazzare senza una grido (assolutamente non vero il fatto che morendo abbia detto le canoniche ultime frasi di circostanza, “muoio contento per la gloria del Primo Console…. o altre balle del genere” V’è di fatto che nel giro di breve tempo, le sorti della battaglia furono completamente rovesciate, anche grazie un successivo e decisivo intervento della cavalleria di Kellerman, e quella che per gli Austriaci sembrava una vittoria già conseguita si tramutò in una disastrosa sconfitta. Ovviamente Napoleone dispose l’imbalsamazione dell’amico che diremmo oggi “tanto gli aveva parato il …..” e ne ordinò la tumulazione in un luogo, che pensò degno di rappresentare per sempre la grandezza di Desaix, un luogo ove è ancora possibile oggi infatti visitare la tomba del giovane e grandissimo Generale, presso una pittoresca chiesetta del Gran San Bernardo. Mai nel tempo Napoleone rinnegò o diminui’ la portata dell’intervento di Desaix, che pure aveva marchiatamente messo in forse la sua fama di invincibilità, ma anzi Marengo diventò nella personale visione dell’allora Primo Console e poi Imperatore, la “battaglia” per antonomasia, quella più cara , superiore a Jena, a Austerliz, a Wagram e anche a quelle precedenti tipo quella al Ponte di Lodi, dove diceva aver avuto per la prima volta la visione della sua futura gloria. Nessuna battaglia e non solo di quelle Napoleoniche, ha avuto tante differenti implicazioni e tanto riscontro nell’immaginario collettivo dell’umanità. Certo si tratto di una di quelle battaglie veramente decisive, come disse lo storico De Norvins “ Così con una sola battaglia vinta,sono state nuovamente poste sotto l’influenza della Francia, la Lombardia, il Piemonte, la Liguria e le dodici piazze fortificate che difendono tali Stati». C’è chi sostiene che fu la battaglia di Hohenlinden in Germania, nel dicembre vinta dal grande rivale di Napoleone, Jean Victor Marie Moreau, e non Marengo a porre le basi effettive del totale dominio della Francia, ratificato dal trattato di Luneville nel gennaio 1801, ma Hohenliden chi la ricorda? Ecco non la si riesce neppure a scrivere senza difficoltà, mentre Marengo…bhe Marengo è Marengo! Per Napoleone carezzava quella sua venerazione che aveva della fortuna “E’ fortunato” pare chiedesse quando c’era da nominare qualche nuovo Generale! Ed in quanto alle altre implicazioni, si comincia col famoso “pollo alla Marengo” ancora oggi alla ribalta nelle cucine di tutto il mondo, la cui ricetta che utilizzava i gamberi del prospiciente fiume Bormida, fu improvvisata proprio per festeggiare la vittoria, probabilmente quella stessa sera; si continua nel tempo con la numismatica e non soltanto del periodo napoleonico, il Marengo d’oro era coniato ancora dopo la caduta di napoleone in Francia, ma anche in Svizzera, Belgio e persino in Italia, con l’effige di Carlo Alberto di Vittorio Emanuele II e di Umberto I, e con innumerevoli citazioni in romanzi (I Buddendrock) Opere Liriche (La Tosca) films (I duellanti), fumetti (storie monografiche) e la famosa frase di Desaix “una battaglia è perduta c’è il tempo di vincerne un’altra” è diventata addirittura proverbiale .
domenica 15 novembre 2020
UNA PUNTUALIZZAZIONE SUI VIRUS
Articolo ripreso da degli appunti di Valdo Vaccaro che sui virus è davvero una autorità “Se ti dai una rinfrescata culturale sull’Enciclopedia Britannica, che è in teoria il massimo della scienza libera e indipendente raccolta nel cartaceo, ci sono decine di pagine dedicate a virus e infezioni. Ma neanche due righe dedicate al pulviscolo virale e alla non-infezione. Neanche due righe dedicate agli enzimi, all’anima, ai minerali organicati e disorganicati. Neanche due righe dedicate alla vera causa delle malattie. Neanche due righe dedicate alle centinaia di esperimenti scomodi e imbarazzanti per il potere. Neanche due righe dedicate ai medici igienisti. Come dire che la storia, ma purtroppo anche la scienza, vengono sempre scritte dal pugno dei vincitori. Tutte le enciclopedie, tutti i testi, dalle materne alle elementari, dalle medie inferiori-superiori alle università, dai Vangeli ai Corani, dai Capitali ai bollettini di Wall Street, dalle prediche papali ai telegiornali, dalle rubriche televisive alle pubblicità più sconce, portano il DNA e il marchio dei vincitori. Il problema è che i valori più importanti, come quelli riguardanti la salute del corpo e dell’anima, non stanno mai tutti da una parte. Non intendiamo qui dire che ha sempre ragione il perdente. Non sarebbe nemmeno vero. Però non è vero nemmeno che ha sempre ragione il vincitore. Sempre sulla Enciclopedia Britannica, si apprende che un virus è una particella minuta e sottile che non si può osservare con un microscopio ottico. Consiste in un pacchetto di composti organici (acido nucleico, Dna) circondato da un velo o da un involucro proteico chiamato capside. Misura dai 20 ai 250 nanometri di diametro (un nanometro uguale 10 metri elevati alla meno 9, che dovrebbe equivalere a un centomillionesimo di metro), mentre il più piccolo batterio conosciuto misura 400 nanometri). E fin qui tutto va bene. Le cose cominciano a guastarsi quando, abbandonati gli strumenti, la mente ballerina dell’uomo comincia a fare i voli pindarici, per cui scattano inesorabili le cinematografie preordinate e i movimenti immaginari. Ecco allora che il virus, riconosciuto come morto e cadavere, ma forse qualcosa di meno di cadavere, privo di qualsiasi meccanismo metabolico, privo di coglioni e di bocca, si comporta improvvisamente da Gesù Cristo e resuscita: Diventa scattante e attivo, non si sa come e non si sa perché. Non si sa tra l’altro cosa ha mangiato e come l’ha digerito, essendo privo di stomaco e intestino. Tutto questo lo fa non da solo. Lo fa con la collaborazione e la complicità della vittima. Non appena entra in qualche modo nella cellula vivente di una pianta, di un batterio, di un animale o di un uomo, avviene il miracolo cruciale del morto che respira, mangia e cammina. Alimentato dagli enzimi della cellula ospite, si stiracchia e fa una bella dormita, si nasconde sotto le lenzuola e fa il latitante, poi si risveglia e prende possesso della cellula stessa. Siccome è pure incazzato nero, non si sa bene perché, o forse per aver avuto degli incubi, decide di fare il Lanzichenecco e di distruggere la cellula che lo ospita e, per effetto domino, l’intero organismo all’interno del quale si è insinuato. Una volta che la cellula subisce l’informazione genetica di un virus, le sue istruzioni genetiche vengono alterate ed essa va a formare tante altre copie degeneri di se stessa. Un lavoro davvero diabolico e mefistofelico, con il divino creatore che sta magari sadico a sghignazzare, quanto e più del demonio, per lo scherzo da prete inflitto alle sue creature. Per dare un maggior tocco di credibilità al tutto, si scomoda il retrovirus (tipo i LAV, gli HTLV-I, II e III) che immagazzina il suo programma genetico nell’acido nucleico RNA, e usa un particolare enzima, la trascrittasi inversa, per fare una copia del DNA dal RNA, in una conversione che permette facilmente ai retrovirus di insinuarsi nel DNA delle cellule, trasformandole in fabbriche malvagie di altri virus mortali. Trattasi di un’interpretazione che definire inverosimile, paradossale e fantascientifica è addirittura generoso ed eufemistico, degno delle favole dysneyane in versione malefica. Interpretazione che possiede però una qualità fondamentale, ed è quella di inquadrarsi alla perfezione negli schemi terroristici che fanno comodo al venale apparato medico-farmaceutico. Il bello è che pure il movimento contestatore, quello che si oppone al monattismo internazionale, cade nella stessa trappola ideologica e terminologica, e finisce per utilizzare pure lui termini e concetti aberranti. Come nel caso del dr Mercola che su Internet informa giustamente come le vaccinazioni siano un grave pericolo per il corpo umano, il quale già possiede le IgA (immunoglobuline o anticorpi) per proteggere le mucose del naso, della bocca, del sistema polmonare e del tratto digestivo, nonché le IgD, le IgE, le IgG e le IgM, che fanno da barriera contro gli agenti inquinanti esterni ed interni. Introdurre dei vaccini non è solo rovinoso per le sostanze micidiali in sé, ma anche sballante, perché iniettare un vaccino significa bypassare ed esautorare il sistema immunitario, mettendo a soqquadro l’intero organismo. Ma poi, pure il dr Mercola cade indecorosamente nei consueti tranelli, nelle solite sciocchezze quando parla degli ingredienti del vaccino. I maggiori ingredienti del vaccino, dice, sono i virus morti e quelli vivi, che sono stati attenuati, cioè indeboliti e resi meno nocivi. Qui cade il palco e tutti i burattini. Meglio restare coi monatti e predicare vaccinazione a oltranza, se prima non ripuliamo il nostro dizionario e i nostri residui di cultura monatta. Adottando i ragionamenti contorti e antiscientifici del monattismo, corriamo il rischio di inficiare il tutto e di rendere le nostre giuste affermazioni controproducenti. Tutta l’argomentazione successiva verte poi sulla sicurezza dei vaccini, la quale viene messa in dubbio dalla presenza di adiuvanti tipo lo squalene. Capirai che scoperta. Lo squalene è solo la punta dell’iceberg. I virus, caro Mercola, non sono mai vivi, e trovo strano che tu l’abbia scritto, a meno che non sia stata la traduttrice Cristina Bassi, o il blog Lampis, a modificare il tuo testo. Quanto all’attenuazione, stesso discorso. La qualità di un morto non si modifica. Morto è e morto rimane. Pulviscolo minerale è e pulviscolo minerale rimane. Sporcizia esautorata col marchio (DNA) è e sporcizia rimane. Polvere sei e polvere ritornerai, pare aver detto Dio negli scritti biblici, in ammonimento alla protervia e alla superbia umana. Tutta la montagna di ghiaccio sommersa, tutto il processo vaccinatorio è il mostro da colpire. Tutta la montagna di iniquità e di vigliaccheria, di farabutti imbrogli contro l’innocenza dei bambini e la debolezza della gente ignorante, insiti nel discorso vaccini e farmaci in generale, insiti nel discorso guerre batteriologiche e virologiche, sono materiale da colpire e da estirpare al più presto, se vogliamo che la civiltà umana possa finalmente progredire e svilupparsi, e non finire devastata e distrutta da un branco di fanfaroni arrivati nella torre di controllo e insediativisi a tempo indeterminato, per l’inerzia e la fiacchezza, la pigrizia e l’incompetenza, il lasciar-fare e il colludersi di una opposizione al potere che non esiste, se non nella forma di misere bollicine di acqua e sapone. La tesi del dr Mercola offre alla fine delle vie alternative ai vaccini, che invece condivido in pieno, tipo eliminare radicalmente tutti gli zuccheri industriali in commercio (in tutte le forme e variazioni evidenti e nascoste), che hanno effetti di mostruosa debilitazione del sistema immunitario (mentre resta chiaramente fuori da tale considerazione la frutta viva, che è amica intima del sistema). O tipo ottimizzare il livello di vitamina C-naturale (soprattutto nel periodo estivo) e il livello di vitamina D-naturale (soprattutto nel periodo freddo), nonché eliminare le paure e lo stress, che spaccano le reni al sistema immunitario quanto e più dei veleni. . La peste e il pellegrino un bel giorno si incontrano in mezzo al deserto. La peste dice a “Vado a Baghdad a uccidere 5000 persone”. Si reincontrano sullo stesso punto dopo sei mesi. Il pellegrino obietta “Dicevi 5000, ma ne hai fatti fuori 100mila, cioè 20 volte tanto”. “Balle”, risponde quella. “Ne ho fatti fuori esattamente 5000. Tutti gli altri li ha uccisi la paura”. Ed ecco qui che incontriamo Hamer e la sua straordinara teoria: la malattia è un processo di guarigione diretto intelligentemente dal sistema immunitario La malattia non è un’entità individuale e differenziata dalle altre 40mila malattie, come vogliono farci credere i medici. La malattia è un processo iniziato dal corpo stesso (dal saggio direttore generale interno che si chiama sistema immunitario), al preciso scopo di rifiatare, ripulirsi, ristabilirsi, rigenerarsi, riadattarsi al nuovo clima o al nuovo ambiente. Un processo iniziato, diretto, gestito e terminato dal corpo stesso, e non da un miliardo di piccole bestie assatanate. Non esiste e non è mai esistita una prova scientifica che germi e virus provochino le malattie Non c’è, e non c’è mai stato, un frammento di prova che i germi e i virus possano provocare delle malattie. Non a caso, il mondo è letteralmente saturo di batteri e virus. Se essi fossero davvero degli infidi assalitori, come descritto sulle enciclopedie dell’establishment, il mondo si sarebbe estinto da secoli e da millenni. La medicina medievale affibiò la colpa delle malattie agli spiriti maligni, a qualcosa che non poteva essere visto, tastato e provato, ma che poteva attaccare a sua discrezione e a suo piacimento il corpo e l’anima della gente. Ma l’incredulità e lo scetticismo erano sempre più marcati. La reputazione di preti, papi, esorcisti, speziali, fattucchieri, stregoni e medici stava davvero sotto i tacchi. Era l’epoca in cui il regresso della religione davanti alla scienza lasciava un vuoto enorme. Luigi Pasteur l’occupò con arguzia, rivestendo contemporaneamente le virtù di un santo e gli attributi di un dio. L’immagine mitica di Pasteur, simbolo di una civiltà nuova, razionale, progressista, si adornò dell’aureola dorata dello scienziato e del padre dell’umanità. La sua prestigiosa parola diventò sacra più del vangelo. Guai all’eretico che osasse contestarla e metterla in dubbio. Pasteur adattò dunque la sua teoria dei germi (conosciuti e non) a tutte le malattie, e convinse il mondo che sono i microbi ad attaccare e ad invadere il nostro corpo. Ma, a dispetto delle vaccinazioni e delle pastorizzazioni, delle bolliture e delle cotture di ogni alimento, della disinfezione di ogni possibile oggetto a portata di mano, di bocca e di naso, della protezione profilattica plastificata di ogni membro e di ogni vagina, le vecchie malattie continuavano a farsi le beffe della scema civiltà bipede. I vaccini e i veleni al chinino o al mercurio, escogitati per combattere i batteri, portavano solo all’avvelenamento puro e semplice dei pazienti, e a malattie ben più gravi di quelle originarie. Sembra che Fu lo stesso Pasteur, tardivamente e sul letto di morte, a dar ragione a Bernard con l’ormai celebre frase “Il terreno è tutto ed il microbo è niente”. Agli inizi del XX secolo, la gente dotata di cervello cominciò a capire e a riflettere saggiamente che i microbi stavano dappertutto e che tuttavia si sopravviveva, per cui era lecito non credere una virgola di quanto sostenevano i medici e i biochimici. Con questo crescente scetticismo, la sanità mondiale si sentiva persa e vagava senza speranza, col vuoto negli occhi, il gelo nell’anima e, quel che è peggio, pochi centesimi bucati nel portamonete. Per fortuna vennero fuori i virus e il loro DNA. Ecco gli autori del misfatto chiamato malattia. I virus furono immediatamente catapultati sul banco degli imputati. Si dimenticavano, i miseri, di considerare che i virus erano in ogni caso particelle estremamente piccole, nonché prive di movimento e di vita propria, pari dunque alle vitamine, agli ormoni, agli enzimi, ai minerali. I virus sono detriti mitocondriali di cellule morte I virus, come scrive l’indimenticato T.C. Fry, salutista americano e direttore del gruppo igienistico scissionista Life Science di Tampa (Florida), premiato con laurea in medicina ad honorem dalla Sorbona di Parigi, “sono dei puri miti”. Trattasi di detriti mitocondriali di cellule morte. Perdiamo centinaia di miliardi di cellule al giorno, da un organismo che ne contiene più o meno 75000 miliardi, e la maggior parte di tali perdite viene regolarmente rimpiazzata e ricostituita. La CDC, prostituta ufficiale e concubina mercantile di quel mostro tentacolare che si chiama Big-Pharma, è specializzata nel fabbricare isterie preparatorie per le sue odiose campagne commerciali. Si crea il panico e si produce il vaccino. Si crea la paura dello spirito maligno e si commercializza l’acqua santa in convenienti e comode boccette. Il contagio è una pura superstizione dei secoli bui, quando la morte nera e la peste bubbonica imperversavano, favorite dalla sporcizia e dalla miseria, dalla fame e dal freddo, dalla mancanza di acqua corrente, di servizi igienici e di sistemi fognari, dall’ignoranza e dai tarocchi, dalle oppressioni del clero e dei signorotti di turno, dalla continua paura di finire in prigione o sul patibolo per i più assurdi e futili motivi.Le peggiori malattie sono causate proprio da farmaci e vacciniIl potere medico-farmaceutico usa in lungo e in largo questa credenza vuduistica, allo scopo di trasformare la Terra in un mercato planetario dei suoi infidi veleni, come se l’umanità non ne consumasse già abbastanza. Ironia della sorte, le peggiori malattie, quelle più croniche e indebolenti, quelle che fanno saltare il sistema immunitario, derivano proprio dai troppi farmaci e vaccini prescritti e distribuiti generosamente da Mamma Medicina. Le droghe, i farmaci tutti e i vaccini tutti, sono altamente distruttivi per le facoltà umane, specialmente per le facoltà difensive svolte dai linfociti (creati dalle cellule linfatiche come la milza), e dai leucociti (creati nel midollo osseo). Asserire che la deficienza si può acquisire, come nel caso dell’AIDS dove la A significa Acquired, vuol dire coprirsi di ridicolo. Non si può acquisire una carenza altrui con nessun mezzo, nessun atto, normale o anormale che sia. Non siamo dei vasi comunicanti, e le carenze, materiali o immateriali, non sono sostanze trasportabili e cedibili. Il mondo medico-farmaceutico ha escogitato tramite il CDC (Center Disease Control) il mito dei virus maligni. Il mondo contemporaneo vive in questa fase precaria e derelitta, in netto contrasto con tutte le meraviglie della tecnologia che lo circondano. I sostenitori del virus, i monatti e gli untori di manzoniana memoria, includono non solo i produttori di vaccini e i commercianti coinvolti nel business, gli immunologi e certi virologi, non solo certi medici e certi farmacologi, ma anche le vittime stesse dell’intera operazione truffaldina, per non dire di presidenti, ministri, attori e VIP di ogni categoria e specie. A questa gente non serve portare prove o dare dimostrazioni. Se ne fregano altamente. L’onere della prova è a carico dell’opposizione, o a carico della gente.
La prova che hanno è inconfutabile. Consiste nel fatto di poter tenere la siringa nella destra e la mascherina nella sinistra, indossando un camice bianco che vale ancor più della divisa militare. Consiste nel fatto di poter entrare nelle antenne televisive, nei tipi dei giornali, nelle scuole e nelle case della gente, senza nemmeno dover bussare e chiedere permesso. “Il potere sta nella canna del fucile”, diceva un certo Mao Tse Tung. Oggi per il mostro medico-farmaceutico, vale un altro motto: Il potere sta nella canna della siringa. Generato il panico, esso si trasmette automaticamente come uno tsunami. C’è da aspettarsi un vaccino contro il virus della paura. Questa gente è troppo potente perché una piccola voce come quella del movimento igienistico mondiale, o quella ancora più insignificante di chi scrive, possa minacciarla. Oggi occorrono milioni di Euro per diffondere un messaggio o un semplice slogan, ripetendolo adeguatamente e provocando il lavaggio del cervello. L’ondata di paura, quando è generata, si diffonde da sé in modo gratuito e progressivo come un’onda tsunami. Il vero virus è dunque la paura. Chissà che non stiano studiando un vaccino anche contro di essa. Esiste una propaganda incessante che prepara tutta la popolazione mondiale a credere con fede e reverenza al potere sanitario mondiale. Il dogma dell’innocuità e dell’efficacia dei vaccini è protetto e diffuso in modo capillare. Più un paese è sottosviluppato o colonizzato, più è paese delle banane, è più grande è il dominio di Rockefeller e compagni, di Coca-Cola e McDonalds. Se in Europa il rateo di vaccinazione tocca il 30%, in Filippine si va al 90%. Fin dall’infanzia, dalle scuole materne alle elementari, al collegio e al liceo, i giovani si abituano all’idea della vaccinazione, a considerarla come una formalità utile, indispensabile e senza pericoli. Nella mente ricettiva e malleabile dei ragazzi il credo vaccinatorio viene sistematicamente inculcato Non esistono solo i devianti bollettini ministeriali Esiste una vasta e convincente letteratura sui pericoli, sulle bugie, sulle statistiche manovrate ed artefatte, sui misfatti della vaccinazione. Lunghe liste di casi terribili e sconvolgenti, di gente caduta in serie come mosche stecchite, in barba a una decina di marchi vaccinatori sulle braccia, di poliomielitici diventati tali grazie ai vaccini di Sabin e compagni. Una serie impressionante e tragica di casi terribili, di foto sconvolgenti. Una mente scientifica dovrebbe esigere lo studio di tutti gli aspetti del problema, per fare almeno una sintesi integrale, sottoponendo l’argomento vaccini alla prova dei fatti. Ma la medicina è tutto fuorché una scienza. È piuttosto una sofisticata tecnica mestieristica e mercantile, basata troppo frequentemente sul marketing, la promozione vendite, la commissione e la venalità. Ogni virologo e ogni microbiologo vi dirà che tutto ciò che viene definito virus consiste di materiale morto. Morto, in lingua italiana, significa morto. Stessa cosa per dead, in quella inglese e americana. In effetti il virus non è mai stato vivo, essendo un frammento o un pulviscolo. Non è nemmeno un veleno, come intendevano i romani, trattandosi di normalissimo scarto fisiologico. Diventa veleno, ovvero pulviscolo scomodo e ingombrante, solo se rallentiamo patologicamente il nostro ritmo metabolico. Il suo DNA dice solo che è stato vivo come mitocondrio cellulare punto e basta, prima di essere frantumato ed espulso. Virus significa non creatura vivente, non significa nemmeno zombie o spirito, ancor meno vuol dire pianta o animale. Virus significa pietra, ovvero frammento di sostanza pietrificata. Materiale genetico morto e tritato, mai più resuscitabile Ogni microbiologo serio vi dirà che il virus è costituito da materiale genetico mort, con Dna e proteine, privo di facoltà e poteri, privo di capacità di agire e uccidere. E aggiungerà che i virus derivano dalla miriade di cellule che abbiamo, o più precisamente dai mitocondri, chiamati anche organelle o piccoli organi, i creatori della nostra energia, che nelle cellule sanguigne stanno al ritmo di un migliaio per cellula, ma che in quelle del tessuto muscolare arrivano a 30mila per cellula. Volendo, ti dirà pure che un mitocondrio è più o meno grande quanto un batterio, che è dotato di suo specifico metabolismo e di DNA, e che metabolizza il glucosio fornendoci energia sottoforma di ATP (adenosin-trifosfato). Il ruolo disgregatore dei lisozomi Alla fine dunque, essendoci nel corpo 75 trilioni di cellule, con migliaia di mitocondri per ciascuna di esse, avremo qualcosa come quadrilioni o quintilioni di questi minutissimi forni autonomi intracellulari. Quando una cellula muore, viene rimpiazzata da un’altra cellula, creatasi per mitosi o suddivisione di un’altra cellula ancora. La cellula morta viene disintegrata da un enzima corporale chiamato lisozoma, il quale la frantuma in minuscoli frammenti allo scopo di farli espellere metabolicamente come rifiuti.Morendo la cellula, muoiono pure le migliaia di sue organelle interne, e tutto il DNA protetto da doppia membrana, nonché i virioni improtetti, e tutto questo materiale subisce lo stesso trattamento sminuzzatorio dei lisozomi. Insomma, siamo di fonte a una cellula infinitesimale e invisibile, eppure dentro di essa avvengono più fatti, più attività, più azioni e reazioni di quelle che hanno luogo in una grossa metropoli con i suoi sovrappassi e le sue stazioni, coi suoi taxi e le sue metropolitane, con le sue fabbriche e le sue abitazioni, col suo vociare e il suo traffico. Tutto ordinato e incredibilmente affascinante. Qualcosa di stupefacente, che dovrebbe indurre l’uomo a inginocchiarsi e pregare, in omaggio reverente al suo creatore, per avergli affidato una realtà corporale-spirituale così incredibilmente ricca e straordinaria. .L’unica cosa dissonante e fuoriposto, stridente e stonata, in tutta questa storia è proprio la barzelletta virale inserita bifolcamente da bipedi parassiti, incompetenti e irreligiosi, che qualcuno ha fatto ingiustamente studiare e piazzare accanto a degli strumenti preziosi ma assai male-utilizzati. Ecco allora come si sviluppa la storia ufficiale dei testi medici ed enciclopedici, per cui i virus oltrepassano le barriere e si intromettono nelle cellule, ordinando loro di riprodurre le proprie magagne virali e poi di esplodere. Una storia che sa da giornale del brivido e dei misteri, e che ha ben poco di scientifico addosso. Molto più sensato, razionale e logico definire i cosiddetti virus come frammenti subcellulari o meglio ancora mitocondriali. Tanto più che, anche se vuoi convincere tuo figlio piccolo, che non si fa incantare dalle scemenze, non puoi raccontargli che un virus, grande quanto un miliardesimo di cellula, può prendere controllo di un universo un miliardo di volte più grande di lui. Sarebbe come pretendere che un moscerino velenoso si introducesse in un grosso elefante africano e ordinasse al pachiderma di riprodurre miliardi di moscerini fino a farlo scoppiare. La vita sana crea salute, tutto il resto sono balle Ignorare le farabutte balle sull’AIDS e su tutte le malattie infettive è il minimo che si possa fare. Vivete tutti in modo naturale e rilassato. Fate una sonora pernacchia alle sconcezze che arrivano a ripetizione dal video o dalla carta stampata. Primi causatori di malattie immunitarie sono i farmaci e i vaccini. La vita sana crea salute e libera da tutte le malattie. Gli igienisti sono testimoni viventi di tutto questo. ristudiamo il grande John Tilden e il suo illuminante concetto di tossiemia Lo studio delle leggi del dr John Tilden sulla tossiemia è certamente mille volte più importante ed illuminante di tutte le nefandezze sciorinate dalla medicina negli ultimi anni. La tossiemia è il terreno. La tossiemia è la presenza nel sangue, nella linfa, nei fluidi, negli organi, nei tessuti e nelle cellule, di non importa quale sostanza estranea e incompatibile con la salute del nostro corpo. Un livello minimo di tossiemia ce l’abbiamo sempre, ed è pertanto fisiologico, innocente. I guai cominciano quando si passa il limite di tolleranza La tossiemia diventa tossica quando il suo accumulo oltrepassa il limite di tolleranza, e produce la goccia che fa traboccare il vaso. La tossiemia può essere endogena naturale (autointossicazione da scarti cellulari mitocondriali non espulsi regolarmente), endogena intestinale (autointossicazione da decomposizione alimenti non digeriti), ed esogeno-chimica (dovuta a farmaci, vaccini, coloranti, fumi, insetticidi). Senza un’elevata tossiemia non svilupperemo mai alcuna malattia. Gli antibiotici e i microrganismi Nel caso di raffreddore o febbre, i batteri hanno il compito di sgomberare il terreno, per cui occorre lasciarli fare tranquilli il loro lavoro. Se si prendono degli antibiotici, i batteri muoiono e la febbre se ne va, ma il terreno rimane tossico come e più di prima, col risultato che alla prossima occasione ci ritroviamo con una crisi peggiore da dover risolvere. Chiaro che gli antibiotici non servono contro i virus, perché nei virus non c’è bio, non c’è vita (ennesima prova di quanto squinternate siano le asserzioni contro i mostriciattoli virali, non solo vivi ma pure sadici e agguerriti). La carica dei virus e dei batteri di origine esterna Quanto ai virus esterni, provenienti da altre persone o da animali o piante, è sempre un giochino da ragazzi per il nostro sistema immunitario isolare e fagocitare questo tipo di invasori. A condizione che il proprio sistema immunitario non sia stato messo fuori uso dai vaccini e dai farmaci. Ed è proprio per tutti questi motivi che non esistono e non sono mai esistite malattie propriamente microbiche, cioè causate direttamente da batteri e virus, ma soltanto malattie tossicologiche e malattie di carenza. Chiaro che i consumatori di carni altrui si imbottiscono pure di virus e tossine degli animali morti, nonché dei batteri che intervengono in soccorso, ovvero di materiali che mettono a dura prova il sistema immunitario.Nessuna trasmissione di malattia e nessuna vera ereditarietà Ognuno ha il suo grado individuale di tossiemia, e questa realtà non può essere trasmessa. Al massimo, se uno è intossicato brutalmente, la sua pelle trasmetterà odori pesanti e sgradevoli, portatori di asfissia e di fastidio. Tutti i sintomi influenzali, inclusi quelli del cosiddetto AIDS (febbre, diarrea, tosse, eruzioni cutanee, debolezza estrema), rappresentano un indispensabile processo di eliminazione. Nessuna malattia può essere propriamente ereditaria. Possiamo però ereditare una predisposizione, una diatesi (inclinazione) nervosa, tubercolare, artritica, linfatica, cardiaca, cancerogenica. Oppure possiamo ereditare degli organi piccoli, un petto piccolo, una carenza di difese immunitarie. .Ecco spiegato il perché il contagio non esiste se non nella mente distorta e superstiziosa dei monatti. La teoria del contagio proviene direttamente dalla magia e dalla stregoneria antica, dalle fattucchiere e dalle streghe con la scopa. La natura controlla tutto, proprio tutto. Se tiri una fucilata a una lepre, essa muore. Nel giro di poco tempo, se i corvi non l’hanno già divorata, i microbi si moltiplicano per mangiare il suo cadavere e, quando non restano che le misere ossa e della peluria, anche i germi spariranno. La natura controlla anche la febbre. Non c’è alcun pericolo di sforare, poiché il corpo non si suicida mai, per cui il pericolo è nullo. Quando i batteri hanno finito di gozzovigliare al nostro interno con le porcherie che trovano in surplus, per cui la tossiemia è rientrata nei limiti, essi spariscono. L’unico pericolo mortale sta semmai nel voler contrastare testardamente la natura. Il dr Max Joseph von Pettenkofer (1818-1905), fisiologo igienista bavarese, professore di batteriologia all’Università di Vienna, pur disinteressandosi delle diatribe dei suoi contemporanei Pasteur, Béchamp e Koch, era arrivato da anni alla conclusione che i microbi non causano alcuna malattia.Un giorno, mentre dava un corso nel laboratorio di batteriologia, con grande stupore dei suoi allievi, prese un bicchiere colmo di un liquido, e lo fece verificare strumentalmente uno per uno dai suoi ragazzi. Tutti si accertarono che conteneva milioni di microbi viventi di colera. Richiamò la loro attenzione e inghiottì l’intero contenuto. Il dr Kruif, che era presente alla lezione, scrisse poi che in quel bicchiere erano presenti milioni di bacilli attorcigliati, fatti apposta per infettare e sterminare potenzialmente un intero reggimento. Pettenkofer non si prese alcuna malattia. I vani sforzi di ammalarsi di colera e di peste bubbonica del dr Powell Il dr Thomas Powell, morto a 80 anni, negli anni 30, aveva ridicolizzato l’intero mondo della medicina. Aveva lanciato la sfida di produrre nel suo corpo anche una sola malattia, inoculando in lui sotto controllo di una giuria, i germi del colera, della peste bubbonica, e microbi di ogni genere, facendo a gara nel recuperare ogni schifezza non velenosa reperibile sul pianeta e mescolabile in un bicchiere. Si fece spargere questi microbi in tutti gli alimenti che mangiava. Si spennellò varie volte la gola con i germi della difterite. Ma tutti gli sforzi per ammalarsi non approdarono a nulla. Gli esperimenti di Fraser con la difterite Il dr John B. Fraser di Toronto, descrisse sulla rivista americana Physical Culture (maggio 1919) i suoi 150 esperimenti realizzati dal 1914 al 1918 per determinare se i microbi causano davvero la malattia, o se invece sia la malattia generata da altre cause a produrre i microbi in eccesso. Cominciò nel 1914 a dissetare gruppi di volontari con dell’acqua contenente 50 mila microbi di difterite. Si attese qualche giorno, e nessuno si ammalò. Passò allora a un secondo esperimento, con del latte contenente 150 mila microbi di difterite. Nessun sintomo. Nel terzo esperimento, si spennellarono le tonsille, il palato, le narici ed il sotto-lingua. Nemmeno farlo apposta, nessun caso di malattia. Si pensò che la difterite fosse poco adatta. E quelli col raffreddore e l’influenza Presero poi 10 soggetti maschi diversi, di varia provenienza e corporatura, e li tennero 45 minuti accanto a 10 casi freschi di raffreddore acuto, appositamente selezionati tra i più gravi. Dieci malati diversi che tossivano in faccia contemporaneamente a ciascuna persona sana, senza barriere e senza mascherine. Ma nessuno dei volontari sviluppò sintomi di influenza o di raffreddore.
Le conclusioni sono molto semplici e chiare: la
malattia è pre-esistente ai microbi
La verità è molto semplice.
Batteri e virus sono onnipresenti ed ubiquitari sia nei sani che nei malati. Le
malattie scattano per motivi che esulano totalmente dai microrganismi. Lo
stato di malattia, sempre di derivazione tossicologica e mai microbica,
porta in seconda istanza a disfunzioni metaboliche e a conseguente intasamento cellulare-virale e
intestinale.
I virus e i batteri che accompagnano e caratterizzano la
malattia senza esserne minimamente la causa L’accumulo di virus
non espulsi da un lato e di tossine gastriche e intestinali dall’altro, stimola la moltiplicazione dei batteri, che
sono gli unici microrganismi vivi e in grado di proliferare. Ed è a questo
punto che alla malattia pre-esistente si aggiunge l’intensificato traffico
interno di microrganismi che la accompagnano, comportando pure qualche
ulteriore fastidio e febbre prolungata, visto che i batteri mangiano e
defecano, e a loro volta muoiono e si virusizzano all’interno del corpo, prima
che tutto ritorni tranquillamente alla normalità, non appena le immondizie in
eccedenza sono state divorate e la tossiemia è rientrata sotto il suo livello
di tolleranza corporale, sotto il livello di guardia.
sabato 14 novembre 2020
UNIVERSI PARALLELI PORTATILI
Si respira la Spagna , la Catalogna .Barcellona , la Rambla e la musica catalana fanno da sfondo alle storie dei protagonisti. Giovani studenti anche impacciati come la versione da giovane nerd del protagonista si trovano a fronteggiare e interagire con la loro versione adulta ( ah gli attori son sempre gli stessi)....piombata davanti a loro improvvisamente riflesso di qualcosa che non riescono a capire che non sentono loro, ma che inevitabilmente gli apparterrà .In Si no t’hagues conegut ci sono tanti bivi , diverse strade che porteranno a diverse scelte con conseguenze ogni volta diverse su tutti i protagonisti : Parole non dette fraintendimenti vengono poi completamente rovesciati nella puntata seguente a quella appena finita con un risultato completamente inaspettato .Molto bello è uno dei due temi musicali portanti della serie interpretato da Andrea Ros che interpreta Elisa, unico punto costante in tutti gli universi per Eduard.
mercoledì 11 novembre 2020
DONALD JOHN TRUMP E L'ORIGINE DEL PIANO Q
Questo non è un articolo mio: e' del mio amico Mario Haussman che per l'ottimismo e l'entusiasmo che ci mette nella sua adorazione a Trump merita di essere messo e custodito sul mio Blog Ricevo molto spesso messaggi, comunicazioni e richieste da parte di persone per altro ben informate, che però denotano una scarsa conoscenza del personaggio che attualmente ricopre la carica di Presidente degli Stati Uniti. Per costoro voglio soffermarmi a descrivere brevemente Donald Trump, così come l’ho conosciuto io. Donald Trump è nato il 14 giugno 1946, in una delle famiglie più ricche d’America, nella tenuta di famiglia nei pressi di New York, quarto di cinque figli. Alla morte del padre ereditò un vasto impero immobiliare e partecipazioni in vari settori. Sin da piccolo Donald mostrò un temperamento generoso e altruista e anche quando subentrò al padre alla direzione degli affari di famiglia, pur sentendosi a suo agio nel ruolo del magnate e divertendosi nel fare affari, non ha mai mostrato i tratti da squalo della finanza, propri a tanti suoi colleghi. Egli ha sempre sostenuto di avere abbastanza denaro, più di quanto gliene possa servire, e di fare i suoi affari più per il gusto e l’eccitamento, che per incrementare il suo già cospicuo patrimonio. Infatti in tutti i suoi business ha sempre tenuto conto degli altri, facendo guadagnare collaboratori e piccole imprese e creando nuovi posti di lavoro. Sempre attento che le sue realizzazioni portassero vantaggio anche ad altri, ha mostrato in tutta la sua carriera di essere un uomo dall’indole generosa. Costantemente largo di maniche per le giuste cause, onesto nelle sue transazioni, Trump ha anche sempre dimostrato di essere signorile e benefico pure nella vita privata, come mostrano la sua condotta verso i subalterni e la sontuosità delle mance che ha in ogni occasione elargito. Un esempio fra tanti rende chiaro come in quest’uomo la grandezza d’animo sia unita intimamente all’amore patriottico: nel 2001 a New York, quando ancora non aveva alcuna mira politica, si presentò immediatamente dopo la catastrofe dell’11 settembre sul luogo del disastro con una squadra di centinaia di operai, pagati da lui, per aiutare i soccorritori. Donald Trump non ha mai ambito alla presidenza. Egli, ricco e spregiudicato sin dalla nascita, conduceva un esistenza da sogno, diventando sempre più ricco grazie all’innato istinto per gli affari e alle sue straordinarie capacità di trattativa. Ma, da quando nel 1993 è nata l’idea di “Q”, un gruppo di patrioti, giuristi, politici e militari, erano alla ricerca di un uomo adatto a comparire sulla scena per attuare il piano e l’intelligence militare identificò Trump come il più idoneo. Trump era restio ad accettare l’impegno e in ultima analisi furono le suppliche del suo migliore amico, John Fitzgerald Kennedy junior, a persuaderlo. John John aveva giurato di portare alla luce i retroscena della cospirazione che condusse alla morte di suo padre e di esporne gli assassini. J. F. K. jr. però era troppo esposto e i poteri forti lo volevano morto prima che potesse attuare il suo proposito. Quindi, per lui la migliore soluzione era quella di sparire di scena. Ma poco prima di scomparire in seguito ad un misterioso incidente aereo, confidò quelle parole che ci permettono di comprendere meglio ciò che sta avvenendo, ovvero che se fosse riuscito a convincere il suo amico Donald ad abbandonare la sua futile esistenza da miliardario, allora avrebbero avuto “l’uomo giusto”. Trump non voleva fare il presidente – egli è stato cooptato, reclutato dai patrioti d’alto livello, che formavano il gruppo che appoggiava Kennedy. Venne quasi arruolato a forza dai generali e dai funzionari dell’intelligence che hanno dato vita a gruppo “Q”. Gli fu chiesto e intimato di divenire la facciata presidenziale del gruppo e l’argomento che lo convinse ad accettare furono le prove che gli furono mostrate delle pratiche perverse a cui i satanisti sottopongono i bambini rapiti. Praticamente nessuno, nel 2016, aveva i mezzi e la volontà di finanziare la campagna elettorale del candidato semi-sconosciuto prescelto. Ma uno dei motivi per cui la scelta dei patrioti era caduta su Trump era la sua ricchezza, che ne garantiva l’assoluta incorruttibilità. E su richiesta dei patrioti egli accettò persino di pagarsi in gran parte da solo la campagna elettorale, pur sapendo che la sua elezione avrebbe avuto effetti molto negativi sui suoi affari privati.
Infatti, da quando è divenuto presidente, Trump ha subito ingenti perdite economiche a livello personale, non potendosi più occupare dei suoi affari come prima. Ma nonostante ciò egli è non solo il primo presidente degli Stati Uniti che si è finanziato la campagna elettorale senza l’aiuto delle potenti lobby finanziare, ma, fatto ancora più singolare, egli è il primo e l’unico presidente ad avere rinunciato per tutto il suo mandato allo stipendio presidenziale di oltre 400.000 dollari. Con questo gesto unico Trump ha dimostrato di non fare politica per denaro, ma di essere fedele al suo motto di quattro parole: Dio – Patria – Servizio - Amore. Appena ebbe vinte le elezioni nel 2016 è iniziato tutto un carosello di avvenimenti per intralciare la sua opera, un vento gelido ha iniziato a soffiargli in faccia da tutto l’establishment e tutti quanti i media non hanno più perso occasione per denigrarlo e diffamarlo, inventandosi perfino notizie false atte a screditarlo. Da quando ha prestato il giuramento tutti i poteri forti del mondo hanno cominciato a remargli contro con un impeto mai visto prima. Da quando è divenuto presidente ci sono stati almeno sei attentati alla sua vita e c’è sempre in giro qualcuno che tenta di eliminarlo con qualsiasi mezzo. Nessun presidente ha mai dovuto sottostare ad una simile minaccia continua. Ma nessun presidente, escluso John F. Kennedy, ha mai sfidato così apertamente il potere satanico che tiene in pugno il mondo e quindi nessuno ha mai avuto così tanti nemici così potenti. Di certo nessuno è mai stato sotto attacco su più fronti per tutta la durata della sua carica. Nonostante questo nessun presidente americano ha mai fatto di più durante il suo primo mandato. A parte i successi spettacolari in politica estera, il fatto che sia riuscito a tenere fuori l’America da qualsiasi conflitto, che abbia stabilito la pace in varie zone del mondo, egli ha soprattutto attaccato in pieno molti poteri forti che dissanguavano la nazione, dai concorrenti cinesi ai colossi farmaceutici. Nessun presidente ha mai preso tanti provvedimenti a favore dei poveri, dei disoccupati e delle minoranze dei nativi, dei neri, degli ispanici, ecc., nonché a favore dell’ambiente. Egli ha stanziato cifre astronomiche per i parchi nazionali e per la conservazione del patrimonio naturale e un buon esempio del suo amore per la Natura è la sua recente adesione ad un progetto internazionale che si propone di piantare in tempi brevi 1000 miliardi di alberi. La domanda fondamentale che bisogna porsi per comprendere il presidente Trump e il suo operato è: Che cosa spinge un uomo anziano, che ha raggiunto le vette della società e che può soddisfarsi qualsiasi desiderio e concedersi ogni lusso, ad abbandonare lo stile di vita raggiunto, per impegnarsi in un lavoro durissimo e faticoso, che inoltre mette costantemente in pericolo la sua vita e quella dei suoi famigliari? Perché quest’uomo non fa come la maggioranza degli appartenenti alla sua classe sociale, che lavorano solo per diventare ancora più ricchi, mentre passano il resto del loro tempo in sollazzi e gozzovigli? Quale motivo lo ha portato a lasciare quella vita per mettere tutta la propria energia al servizio del benessere di tutti? Di sicuro si tratta di una scelta ponderata e consapevole, dato che con un quoziente intellettivo vicino a 150 Trump è un uomo tutt’altro che sciocco. Ma non è possibile, per il momento, fornire una risposta univoca e comprensibile a chiunque. Ognuno deve trovare la propria risposta a questa domanda. Per me è però chiaro che una simile scelta è prerogativa di persona con un forte contatto con la propria luce interiore. Una tale abnegazione e un tale altruismo sono privilegi che solo anime antiche e profonde possono comprendere e accettare. Solo uomini eccezionali sono in grado di capire appieno altri uomini eccezionali. E Trump brilla di una luce sui generis, che fa dire a molti che è stato mandato da Dio. Comunque, siccome ha appena terminato i preparativi necessari per compiere la sua straordinaria opera e poiché “il bello deve ancora venire”, aspettiamoci ancora grandi sorprese da quest’anima eccelsa, quanto tutt’ora incompresa.
MARIO HAUSSMAN
Iscriviti a:
Post (Atom)
MATEMATICA COME CALCOLO E COME MITO
Le questioni di conoscenza e sulla conoscenza cominciarono ad andare diversamente quando a prendere il posto del Mito fu un tipo di co...
-
La cultura puo' tradire le sue premesse di corretta conoscenza del mondo ? Eccome ! La cultura e' difatti quasi sempre al servizio...
-
Le questioni di conoscenza e sulla conoscenza cominciarono ad andare diversamente quando a prendere il posto del Mito fu un tipo di co...
-
" Dovremmo sempre indugiare sulla riflessione" e' una delle tanti frase programmatiche di Lacan che per lo piu' ci azze...






