venerdì 1 marzo 2024
LA TECNICA DEL CONFRONTO/SCONTRO E I SUOI MEZZI
MERCIMONIO ALL'ORIGINE DI FARMACI E VACCINI
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| LA GRANDE MENZOGNA DEL PROTOCOLLON FLEXNER |
1. I simpaticotonici – che aumentano lo stress,
2. i vagotonici - che sostengono la fase di ripresa o di riposo.
Al 1° gruppo appartengono adrenalina e noradrenalina, cortisone, idrocortisone e farmaci apparentemente molto differenti come caffeina, teina, penicillina, digitale e molti altri ancora. Fondamentalmente possono essere usati tutti per attenuare l’effetto vagotonico, per esempio quando si vuole ridurre un’edema cerebrale, che fondamentalmente è una cosa buona, ma il cui eccesso può comportare una complicazione.
Al 2° gruppo appartengono tutti i calmanti e gli spasmolitici che rinforzano la vagotonia o attutiscono la simpaticotonia. La loro differenza consiste nell’effetto differente che causano nel cervello.
La penicillina per esempio è un citostatico simpaticotonico. Il suo effetto sui batteri è insignificante ed è quasi un effetto collaterale a confronto del suo effetto primario sull’edema della sostanza bianca. Perciò può essere usato nella fase pcl per diminuire l’edema della sostanza bianca. Mentre questo suo effetto è inferiore a quello del cortisone per quanto riguarda le altre zone cerebrali.
Con questo non si vuole sminuire l’importanza della scoperta della penicillina e degli altri cosiddetti antibiotici, solo che questa scoperta è stata fatta con premesse ed immaginazioni sbagliate. Si era partiti dall’idea che i prodotti di decomposizione dei batteri agissero come tossine e causassero la febbre. Allora si doveva soltanto uccidere questi piccoli batteri cattivi per evitare le tossine cattive. Ma questo era un errore! Naturalmente con tali effetti anche i batteri, i nostri amici diligenti, sono compromessi, sono momentaneamente licenziati, in quanto il loro lavoro è stato rimandato a più tardi, quando il percorso sarà meno drammatico. Bisogna però porsi la domanda di quanto possa essere sensato di voler curare un processo di guarigione sensato della natura.
Con lo studio delle 5 Leggi Biologiche di Hamer si ricusano i farmaci nella asserzione che la maggioranza dei processi sono ottimizzati da madre natura e non necessitano quasi mai di una terapia di sostengo, se non al massimo come palliativo . In caso di durata breve del conflitto, e con ciò di un massa conflittuale minima, di regola non bisogna aspettarsi particolari complicazioni nella fase di guarigione. Restano i casi particolari che in natura avrebbero esito letale, dei quali ci dobbiamo occupare in modo speciale per motivi di etica medica. Nonostante questo anche in futuro perderemo dei pazienti. Ma adesso abbiamo il vantaggio di sapere in partenza cosa aspettarci. Ad esempio non ci è servito a niente di aver ridotto il numero delle polmoniti, in quanto adesso la polmonite viene chiamata carcinoma bronchiale e di questo adesso i pazienti muoiono. Abbiamo semplicemente cambiato “etichetta” alla malattia. Adesso sappiamo che in caso di polmonite (fase di guarigione dopo un carcinoma bronchiale), quando il conflitto (conflitto di paura di territorio) è durato solo tre mesi, la lisi polmonare (crisi epilettoide) non avrà esito letale, anche quando non si interviene con i farmaci. Se il conflitto invece è durato nove mesi o di più, allora il medico sa, che nella crisi epilettoide della polmonite si tratta di vita o di morte, quando non si interviene in nessun modo. In questo caso, per esempio, si dovrebbero somministrare simpaticotonici anche in fase precoce, ma in aggiunta si dovrebbero dare cortisone in dose massiccia, cosa che prima non veniva fatto. Questo immediatamente nella crisi epilettoide per superare il punto critico, che si presenta sempre dopo la crisi epilettoide stessa. Di conseguenza e per logica in caso di DHS nuova o di un recidiva, con il paziente di nuovo in simpaticotonia, il cortisone è immediatamente controindicato. Ma non si può togliere il cortisone di colpo, bisogna ridurlo nell’arco di alcuni giorni o di alcune settimane. Se il paziente continua a prendere il cortisone, aumenta l’intensità del conflitto. Ma sarebbe anche sbagliato di somministrare adesso dei calmanti, in quanto essi darebbero un quadro offuscato con il pericolo di trasformare un conflitto attivo, acuto in un conflitto pendente, subacuto e il paziente potrebbe slittare in una costellazione schizofrenica col presentarsi di un altro conflitto.
Quando per esempio un paziente ha sintomi di angina pectoris, si dice: “Bisogna dargli beta bloccanti, calmanti, in modo che non presenti più il sintomi dell’angina pectoris.” In realtà la natura ha instaurato questi sintomi per risolvere il conflitto (conflitto di territorio; più si cerca di curare i sintomi meno motivo ha il paziente di risolvere il conflitto. A parte il fatto che non sviluppa più la sensazione istintiva di conflitto, sarebbe più indicato aiutare il paziente a trovare una soluzione per il suo conflitto. Appena risolto il conflitto, l’angina pectoris si risolve immediatamente, con o senza farmaci. Questo è il non senso quando si pensa di curare i sintomi e non le cause. Inoltre non sarebbe di nessun aiuto per il paziente, al contrario è molto pericoloso, se il paziente risolve il suo conflitto di territorio spontaneamente più tardi, ma il conflitto è rimasto attivo per più di 9 mesi. Allora il paziente muore in crisi epilettoide di infarto cardiaco. Bisogna per principio valutare molto bene se è consigliabile risolvere il conflitto o se è forse meglio, come fanno d’istinto gli animali (lupo secondario), di trasformare il conflitto di territorio diminuendolo d’intensità, ma non risolvendolo per tutta la vita. È altrettanto evidente che in fasi che si differenziano fondamentalmente con parametri fisici opposti non può essere d’aiuto lo stesso identico farmaco. Bisogna chiedersi: “Questo farmaco aiuta in fase di conflitto attivo o nella fase di guarigione vagotonica?” Questo aspetto non è mai stato preso in considerazione in tutte le medicazioni. La faccenda si complica naturalmente quando sono in corso diversi conflitti biologici contemporaneamente e magari anche in fasi differenti. Per esempio nella gotta: carcinoma dei tubuli collettori renali attivo, cioè un conflitto esistenziale/del profugo e leucemia, cioè la fase di guarigione di un conflitto di crollo dell’autostima. O per esempio nella bulimia: una combinazione di due conflitti attivi, ipoglicemia e ulcera gastrica. Quale farmaco, globulo, goccetta o polverina dovrebbe funzionare come, dove e per che cosa? Forse si riesce a malapena far scomparire un sintomo o l’altro, ma sicuramente non si può parlare di effetto reale farmacologico e tanto meno di guarigione. Altrettanto vale per la pressione sanguigna alta, che si può sì abbassare artificialmente con dei farmaci, ma che ha il suo senso (biologico), in caso di conflitto dei liquidi per esempio, di compensare funzionalmente il “buco nei tessuti renali” durante la fase di conflitto attivo per garantire di espellere sufficientemente urina ed urea. Per tutta la durata del conflitto la pressione resta alta. Solo con la soluzione del conflitto e la formazione della ciste in fase di guarigione, la pressione si abbassa di nuovo da sola, perfino nei percorsi dei conflitti lunghi secondo i valori inerenti all’età, e questo senza farmaci.
Naturalmente esiste anche il cosiddetto effetto placebo. Se si “vende bene” un farmaco ad un paziente, fa già effetto all’80 %. Questo non significa che la sostanza funzioni in qualche modo, ma semplicemente che il paziente ci crede. Anche se si fa di buon cuore del bene ad un paziente, questo funziona, indipendentemente da come chiamiamo questo processo.
Il nostro errore era di pensare di dover fare qualcosa, per esempio con i farmaci, poco importa se in dose massiccia o con solo una molecola. Vediamo comunque che negli animali ammalati avviene una guarigione spontanea nell’80 - 90 % dei casi, senza nessun farmaco. Su questo permettete una volta la domanda: com’è possibile risolvere un conflitto con qualche rimedio, visto che adesso sappiamo che questo è il criterio più importante per guarire? Come potremmo provocare con qualsiasi cosa un programma speciale biologico sensato della natura? Se potessimo farlo, allora usiamo pure queste cose. Ma non lo possiamo fare, non esistono queste cose. Perciò certe sostanze possono eventualmente aver solo un effetto di sostegno (lenitivo) nella fase di guarigione, per esempio lo sciroppo per la tosse, ma mai un effetto di guarigione secondo la nostra comprensione, in quanto la fase di guarigione è già iniziata con la soluzione del conflitto.
Le Leggi Biologiche di Hamer non sono una disciplina parziale che per esempio può essere limitata alla soluzione del conflitto per delegare le complicazioni ad altre discipline parziali, piuttosto è una medicina complessiva, che deve tener d’occhio tutti i passi del percorso della malattia a livello psichico, cerebrale ed organico. Il medico che contempla nella sua prassi il ricorso alle Leggi Biologiche deve essere un medico a tutto tondo che prende in considerazione sia il corpo che la mente il suo compito non deve essere limitato a somministrare farmaci, ma nel condurre il paziente a comprendere le cause del suo conflitto biologico e della sua cosiddetta malattia, e indurlo a trovare insieme il modo migliore per uscire dal suo conflitto ed evitare di cascarci di nuovo. Naturalmente un tale medico può usare per il suo paziente tutti i mezzi utili, anche di tipo farmacologico o chirurgico, ma solo se necessari, per esempio per evitare eventuali complicazioni nel decorso naturale della guarigione, e se lo farebbe anche su se stesso.
Quella che e’ stata definita su anche indicazione di Hamer “La Nuova Medicina Germanica” (di cui il sottoscritto è molto critico sulla dicitura)si basa unicamente sulle 5 leggi biologiche scoperte appunto da Hamer nella sua travagliata vicenda professionale e umana. Se vogliamo prendere in consegna una qualsiasi cosa, questa dovrebbe essere in sintonia con le 5 leggi della natura della Nuova Medicina Germanica. Fino a quando ci saranno ancora persone che credono di poter rinforzare il sistema immunitario (che detto per inciso proprio su convinzione dello stesso Hamer e' qualcosa che non esiste e difatti di cui nessuno ha provato l'esistenza) con dei farmaci, significa che hanno compreso poco o nulla delle eccezionali scoperte di Hamer. Riguardo poi al successo o meno di una terapia, di una cura, di un trattamento, lo sbaglio di fondo e’ partire dall’idea che il risultato sia direttamente proporzionale all’impiego dei farmaci, quando Hamer ha sempre insistito su tale punto: il merito non va ne’ al medico, ne’ ai farmaci, ma sempre e comunque del paziente stesso che ha capito il conflitto alla base del suo problema e ha operato quei cambiamenti che consentono al cervello di capire il messaggio insito nel sintomo corporeo del disagio che e’ stato chiamato malattia
giovedì 29 febbraio 2024
GENTAGLIA IGNORANTE E DI SINISTRA
Ho più volte rimarcato come la gente di sinistra, da Togliatti alla Schlein, specie oggi che la ancora non seppellita farsa pandemica e tutte le menzogne, i mezzucci, le imposizioni che hanno caratterizzato questi ultimi anni, ha fatto cadere tutte le maschere di pseudo intellettualità e ancor più di ipocrita impegno, si sia sempre caratterizzata per un dogmatismo di tipo scientista che è il più accreditato erede della religiosità alla Torquemada della Santa Inquisizione. Da Togliatti alla Schlein "Non siamo mica all'anno zero" diceva uno di questi miei ex e oramai improponibili amici, riferendosi alla medicina, alla scienza sulle iper generali senza neppure un larvato accenno alla fisica quantistica e ai suoi apparenti paradossi : la doppia fenditura , l'entanglement, l'effetto farfalla, i neuroni specchio, la relatività ristretta e generale di Einstein, il principio di indeterminatezza di Heisenberg, l'equazione d'onda di Schrodinger, senza neppure un approfondimento alla psicoanalisi oltre quella accreditata dai rotocalchi scandalistici sul pantasessismo freudiano, senza menzione del ribaltamento del Al di là del principio del piacere, della pulsione di morte , della seconda topica, e a quell'analisi "interminabile" che indubbiamente non era in linea con la metodologia di sfruttamento consumista del capitalismo avanzato di dopo la prima e, vieppiù seconda guerra mondiale. "No che non siamo all'anno zero!..." rispondevo tranquillo io "...siamo all'anno meno uno ! e guarda non ti ci metto neppure la radice quadrata per passare ai numeri immaginari, perchè non c'è nessun immaginario da perseguire, nè tanto meno inversione di segno che mi riporti attraverso il coniugato al Reale, e quindi ad un reale senza quel razionale, che costituisce la ridicola presupposizione di Hegel e di tutti i suoi ronzini, primo fra tutti Marx, tra i più recenti Popper e il suo esecutore pratico Soros. Siamo all'anno meno uno, negatività totale, senza se e senza ma, che fanno pensare alle avversatissime idee di Guenon, di Evola, di Eliade, ovvero un mondo come declino e non evoluzione, o come disse Juan Donoso Cortes alla Camera dei Deputati di Madrid del 1849 "la causa di tutti i vostri errori, Signori, sta nel fatto che voi ignorate la direzione della civiltà e del mondo: voi credete che la civilta' e il mondo progrediscano, in verita' essi regrediscono"
sabato 24 febbraio 2024
INTEGRALE SUI CAMMINI DELLE GOCCE
domenica 4 febbraio 2024
RICORDI INVISIBILI
Grosso modo nel 1972 quando usci’ “Le Citta’ invisibili “ di Italo Calvino, rapito e affascinato dalla costruzione di quel libro: le 55 citta’ tutte con nome di donna, il resoconto al Gran Khan di Marco Polo tra l’Immaginario e il Simbolico, ma molto poco del Reale, lo stile dello scritto così suggestivo e poetico di quello che gia’ allora era per me di gran lunga il preferito degli scrittori italiano e molto ben messo in una ideale graduatoria mondiale dei contemporanei, sentii l’impulso di far dono del libro a mio madre che sapevo aver conosciuto molto bene Calvino negli anni di guerra a Sanremo. Dai racconti di mia madre e in parte di mia nonna che si erano ritirate in tale cittadina poco prima dello scoppio della guerra, causa un temporaneo trasferimento del rispettivo padre e marito che era un ufficiale di carriera dell’esercito, Sanremo era una sorta di microcosmo del panorama dell’Italia di allora con tanto presente dove si aggiravano personaggi che avrebbero fatto tanto futuro come appunto Calvino che era ancora uno studente liceale , ma anche il suo amico Eugenio Scalfari e soprattutto uno parecchio piu’ grande, laureato in medicina dal 1942 che si chiamava Felice Cascione e che era un po’ il modello di entrambi, tant’è che dopo la uccisione di questi in uno scontro contro i fascisti, decisero di dedicarsi alla lotta armata nelle fila dei partigiani. Cascione era un medico, e si era adoperato in diverse occasioni per le cura a feriti, ma era anche un uomo d’azione che, dopo una gioventu’ tra littoriali e GUF con tanto di premi, aveva scelto, sul proseguo degli smacchi del Paese in guerra, di impegnarsi prima intellettivamente contro il Fascismo, aderendo sul finire del ’42 al Partito Comunista, poi dopo l’8 settembre anche militarmente come partigiano; era anche un sensibile intellettuale e un paroliere di canzoni tant’è che sul refrain della canzone russa Katiuscia aveva composto la famosa “Fischia il vento” vero inno della Resistenza e non la costruita a tavolino di 20 anni dopo in occasione del Festival dei Due Mondi di Spoleto “Bella Ciao”. Una parabola comune a molti giovani quella di aderire alla resistenza e alle formazioni partigiane, ma anche quella opposta cioe’ di arruolarsi volontari nella RSI in particolare nella fascinosissima X Mas, erede della celeberrima X flottiglia Mas che tanto si era distinta in arditissime azioni contro la flotta inglese e che era comandata dal Principe Medaglia d’oro al v.m. Junio Valerio Borghese, e mia madre che era una ragazzetta che aveva 14 anni all’inizio della guerra civile e 16 alla fine, era amicissima con entrambi i rappresentanti, pero’ debbo convenirne con una spiccata preferenza per i secondi cioe’ i Repubblichini con tanto di Sahariana della “Decima” baschetto sulle ventitre’ stemma con pugnale tra i denti e il motto dannunziano “Memento audere semper”: il troppo chiacchierare come faceva Eugenio o anche il troppo pensare di Italo, le erano poco congeniali , tant’è che quando le regalai quel famoso libro de Le citta’ Invisibili” , il giorno seguente me lo rispedi’ al mittente con le parole “libro illeggibile, noiosissimo, come era noioso lui” per poi precisare "lui e tutta la cricca dei suoi amici". Ora qualche anno dopo intorno ai primi anni ottanta ricordo che fui presente ad un casuale incontro tra mia madre e Scalfari dalle parti della sede dell'orrido giornalaccio fondato da quello, e non fu per niente affabile, come lo era stato con altri amici del periodo sanremese, il marito della grandissima amica Luciana che era un ex tenente dell'aviazione divenuto Generale, la stessa Luciana, un certo Pierino che faceva ancora il dentista a Sanremo che presumo quello si essere stato un grande perduto amore di mia madre e non certo Italo Calvino o Eugenio Scalfari e meno che mai Felice Cascione che di certo era troppo piu' vecchio, dato che ne faccio cenno solo adesso , pare che tutti quanti fossero stati follemente innamorati di lei, essendo in effetti piuttosto bella, in primis proprio Italo Calvino. Ho detto di Sanremo e del fatto che rappresentasse in se' un panorama ed anche una atmosfera di passato, presente e futuro nelle categorie del Reale, dell'Immaginario e del Simbolico un po' come il libro Le Citta' Invisibili, nel quale pensavo in qualche modo mia madre si riconoscesse. Ma così non era stato, nei ricordi di mia madre si affollavano personaggi alquanto variegati , un'altra grandissima amica era stata Isa Barzizza futura soubrette di Macario e Toto' che allora era nota solo per essere la figlia di Pippo Barzizza uno dei maestri d'orchestra piu' in auge, un bellissimo Sottotenente della X Mas che era stato trucidato dai partigiani subito dopo la cosidetta liberazione, il nipote di Riccardo Bacchelli che era Tenente dell'esercito nel reparto comandato dal padre il Colonnello Scarcia, un efferatissimo partigiano di 19 anni che si era nominato Ghepeu e che aveva le unghie intrise di sangue che popolava il terrore di quel periodo visto nel suo culmine. Tutto questo io avevo assorbito appunto in racconti che sia mia madre che mia nonna mi avevano trasmesso spesso e volentieri nelle sere d'estate sul balcone di via Nicolo' V e che a questo punto posso benissimo catalogare come ricordi invisibili in parallelo alle 55 citta' di Calvino, che per me che l'ho mai verificato nella realta' di certo noioso non e'
lunedì 29 gennaio 2024
MASCHILE E FEMMINILE NELL'ORIGINE DI PRAGA
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sabato 20 gennaio 2024
ANNA DELLE RIVERENZE E IL PIU' GRANDE TERAPEUTA DI OGNI TEMPO
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NASCITA, MORTE E MARE
Abbiamo osservato nel parallelo articolo sul Blog capotesta Lenardullier.blogspot.com, che la nascita ha come suo momento clou il parto, ...
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