Grosso modo nel 1972 quando usci’ “Le Citta’ invisibili “ di Italo Calvino, rapito e affascinato dalla costruzione di quel libro: le 55 citta’ tutte con nome di donna, il resoconto al Gran Khan di Marco Polo tra l’Immaginario e il Simbolico, ma molto poco del Reale, lo stile dello scritto così suggestivo e poetico di quello che gia’ allora era per me di gran lunga il preferito degli scrittori italiano e molto ben messo in una ideale graduatoria mondiale dei contemporanei, sentii l’impulso di far dono del libro a mio madre che sapevo aver conosciuto molto bene Calvino negli anni di guerra a Sanremo. Dai racconti di mia madre e in parte di mia nonna che si erano ritirate in tale cittadina poco prima dello scoppio della guerra, causa un temporaneo trasferimento del rispettivo padre e marito che era un ufficiale di carriera dell’esercito, Sanremo era una sorta di microcosmo del panorama dell’Italia di allora con tanto presente dove si aggiravano personaggi che avrebbero fatto tanto futuro come appunto Calvino che era ancora uno studente liceale , ma anche il suo amico Eugenio Scalfari e soprattutto uno parecchio piu’ grande, laureato in medicina dal 1942 che si chiamava Felice Cascione e che era un po’ il modello di entrambi, tant’è che dopo la uccisione di questi in uno scontro contro i fascisti, decisero di dedicarsi alla lotta armata nelle fila dei partigiani. Cascione era un medico, e si era adoperato in diverse occasioni per le cura a feriti, ma era anche un uomo d’azione che, dopo una gioventu’ tra littoriali e GUF con tanto di premi, aveva scelto, sul proseguo degli smacchi del Paese in guerra, di impegnarsi prima intellettivamente contro il Fascismo, aderendo sul finire del ’42 al Partito Comunista, poi dopo l’8 settembre anche militarmente come partigiano; era anche un sensibile intellettuale e un paroliere di canzoni tant’è che sul refrain della canzone russa Katiuscia aveva composto la famosa “Fischia il vento” vero inno della Resistenza e non la costruita a tavolino di 20 anni dopo in occasione del Festival dei Due Mondi di Spoleto “Bella Ciao”. Una parabola comune a molti giovani quella di aderire alla resistenza e alle formazioni partigiane, ma anche quella opposta cioe’ di arruolarsi volontari nella RSI in particolare nella fascinosissima X Mas, erede della celeberrima X flottiglia Mas che tanto si era distinta in arditissime azioni contro la flotta inglese e che era comandata dal Principe Medaglia d’oro al v.m. Junio Valerio Borghese, e mia madre che era una ragazzetta che aveva 14 anni all’inizio della guerra civile e 16 alla fine, era amicissima con entrambi i rappresentanti, pero’ debbo convenirne con una spiccata preferenza per i secondi cioe’ i Repubblichini con tanto di Sahariana della “Decima” baschetto sulle ventitre’ stemma con pugnale tra i denti e il motto dannunziano “Memento audere semper”: il troppo chiacchierare come faceva Eugenio o anche il troppo pensare di Italo, le erano poco congeniali , tant’è che quando le regalai quel famoso libro de Le citta’ Invisibili” , il giorno seguente me lo rispedi’ al mittente con le parole “libro illeggibile, noiosissimo, come era noioso lui” per poi precisare "lui e tutta la cricca dei suoi amici". Ora qualche anno dopo intorno ai primi anni ottanta ricordo che fui presente ad un casuale incontro tra mia madre e Scalfari dalle parti della sede dell'orrido giornalaccio fondato da quello, e non fu per niente affabile, come lo era stato con altri amici del periodo sanremese, il marito della grandissima amica Luciana che era un ex tenente dell'aviazione divenuto Generale, la stessa Luciana, un certo Pierino che faceva ancora il dentista a Sanremo che presumo quello si essere stato un grande perduto amore di mia madre e non certo Italo Calvino o Eugenio Scalfari e meno che mai Felice Cascione che di certo era troppo piu' vecchio, dato che ne faccio cenno solo adesso , pare che tutti quanti fossero stati follemente innamorati di lei, essendo in effetti piuttosto bella, in primis proprio Italo Calvino. Ho detto di Sanremo e del fatto che rappresentasse in se' un panorama ed anche una atmosfera di passato, presente e futuro nelle categorie del Reale, dell'Immaginario e del Simbolico un po' come il libro Le Citta' Invisibili, nel quale pensavo in qualche modo mia madre si riconoscesse. Ma così non era stato, nei ricordi di mia madre si affollavano personaggi alquanto variegati , un'altra grandissima amica era stata Isa Barzizza futura soubrette di Macario e Toto' che allora era nota solo per essere la figlia di Pippo Barzizza uno dei maestri d'orchestra piu' in auge, un bellissimo Sottotenente della X Mas che era stato trucidato dai partigiani subito dopo la cosidetta liberazione, il nipote di Riccardo Bacchelli che era Tenente dell'esercito nel reparto comandato dal padre il Colonnello Scarcia, un efferatissimo partigiano di 19 anni che si era nominato Ghepeu e che aveva le unghie intrise di sangue che popolava il terrore di quel periodo visto nel suo culmine. Tutto questo io avevo assorbito appunto in racconti che sia mia madre che mia nonna mi avevano trasmesso spesso e volentieri nelle sere d'estate sul balcone di via Nicolo' V e che a questo punto posso benissimo catalogare come ricordi invisibili in parallelo alle 55 citta' di Calvino, che per me che l'ho mai verificato nella realta' di certo noioso non e'
domenica 4 febbraio 2024
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