domenica 31 dicembre 2023

STRINGHE E SUPERSTRINGHE e la "M"

 

Gabriele Veneziano ed Edward Witten 
La versione originaria e originale della teoria delle stringhe e' stata sviluppata nel 1968  da Gabriele Veneziano un fisico italiano e all'epoca  giovanissimo (CL.1942) che si era  laureato a Firenze nel 1965 e che dopo aver collaborato a vari studi quantistici  nello Stato di Israele  era stato chiamato alla Università di Ginevra  dove aveva pubblicato le sue ricerche che giustappunto  hanno dato avvio alla teoria delle stringhe. L’associazione basilare  che aveva dato  inizio alla teoria  è quella  della musica  e gli strumenti a corda, difatti quando si tende una corda di un pianoforte fra due piroli e la si fa vibrare, si raggiunge una certa frequenza La frequenza è il numero di vibrazioni al secondo. Una corda di pianoforte ha pure armonici di vibrazione: tonalità più alte che si mescolano con la sua frequenza fondamentale, sì da produrre il particolare suono che associamo allo strumento…

 Possiamo mettere a confronto in maniera diretta una corda di pianoforte con le stringhe della teoria sopracitata. Per distinguere fra tipi differenti di stringhe chiameremo quelle di cui ci parla la teoria fisica stringhe relativistiche...Si conviene che le stringhe relativistiche terminino su oggetti chiamati D-brane. Se sopprimiamo gli effetti delle interazioni fra stringhe, le D-brane sono infinitamente "pesanti"...
La più semplice delle D-brane è chiamata D0-brana: è una particella puntiforme...Tendiamo una stringa relativistica fra 2 piroli. Le D0-brane non sono attaccate a nulla, ma non si muovono perché sono infinitamente pesanti....Il livello di energia più basso della stringa tesa non ha vibrazioni - bé, non ne ha 
quasi. C'è sempre una debole vibrazione quantomeccanica. Il modo corretto per comprendere lo stato fondamentale della stringa è pensare che essa possieda tanta poca energia vibrazionale quanta ne ammette la meccanica quantistica. La stringa relativistica ha stati eccitati in cui vibra - alla sua frequenza fondamentale oppure su uno dei suoi armonici. Proprio come la corda di un pianoforte, può vibrare simultaneamente su moltissime frequenze differenti. Tuttavia, così come in un atomo d'idrogeno l'elettrone non può muoversi in maniera arbitraria, anche una stringa relativistica non può vibrare a suo piacimento...La stringa deve "scegliere" entro una sequenza di stati vibrazionali.
Questi possiedono energie differenti, ma siccome energia e massa sono legate dall'equazione 
E = mc², i differenti stati vibrazionali di una stringa hanno masse diverse… La massa totale di una stringa è frutto di molteplici contributi. Anzitutto, c'è la sua massa a riposo: la massa che essa possiede per il fatto di essere tesa da una D0-brana all'altra. Inoltre, c'è l'energia vibrazionale in ciascun armonico: questa contribuisce alla massa, giacché, stando all'equazione E = mc², l'energia è massa! Infine, c'è un contributo che viene dalla quantità minima di vibrazione consentita dalla meccanica quantistica. Tale contributo causato dalle fluttuazioni quantistiche è chiamato energia di punto zero. Siffatta espressione dovrebbe ricordarci che questo contributo quantistico è ineludibile. Il contributo dell'energia di punto zero alla massa è negativo. Il che è strano, molto strano! Se ci limitiamo a considerare un unico modo vibrazionale della stringa, l'energia di punto zero è negativa. Armonici più alti accrescono i contributi positivi all'energia di punto zero. Ma quando li si somma tutti quanti in maniera opportuna, si ottiene un numero negativo. Se ciò non bastasse, c'è di peggio: tutti questi effetti - massa a riposo, energie vibrazionali ed energia di punto zero - si sommano al quadrato della massa totale. Quindi se l'energia di punto zero è dominante, il quadrato della massa è negativo. Ciò significa che la massa è immaginaria, come √-1...
Per riassumere la cosa in poche parole, una stringa relativistica nel suo stato energetico quantico più basso ha massa negativa al quadrato. Una stringa in tale stato è detta 
tachione...Nello scenario  descritto, ove una stringa è tesa fra 2 D0-brane, possiamo liberarci [dei tachioni] soltanto separando le D0-brane in misura sufficiente affinché il contributo della massa ottenuto dalla tensione della stringa sia maggiore delle fluttuazioni quantistiche. Ma anche in assenza di D0-brane, ci sono comunque stringhe. Anziché finire su qualcosa, esse si richiudono su se stesse. Non sono affatto tese. Possono ancora vibrare, ma non devono farlo obbligatoriamente. L'unica cosa di cui non possono fare a meno è fluttuare secondo quanto previsto dalla meccanica quantistica. E come prima, tali fluttuazioni  quantistiche di punto zero tendono a renderle tachioniche...
 I tachioni sono sintomo d'instabilità - un'instabilità simile a quella di una matita in equilibrio sulla punta. Se qualcuno è particolarmente insistente e abile, magari riesce davvero a far sì che la matita si regga in quel modo. Ma il minimo soffio di vento la farà cadere. La teoria delle stringhe con i tachioni è quasi come una teoria del moto di un milione di matite distribuite su tutto lo spazio e tutte quante in equilibrio sulla punta...[Ma] c'è qualcosa di buono nei tachioni. Accettiamo che lo stato fondamentale di una stringa è un tachione, con massa negativa al quadrato:  < 0. L'energia vibrazionale rende m² "meno" negativa. Di fatto, se giochiamo bene le nostre carte, il più piccolo incremento di energia vibrazionale consentito dalla meccanica quantistica rende m esattamente pari a 0. Ottima cosa, dato che sappiamo che esistono in natura particelle senza massa: fotoni e gravitoni. Così, se le stringhe devono descrivere il mondo, bisogna che ci siano stringhe prive di massa - più precisamente, esisteranno stati quantici vibrazionali delle stringhe privi di massa. "Giocare bene le nostre carte" significa che abbiamo bisogno di 26 dimensioni dello spazio-tempo...Quando qualcosa vibra - poniamo, la corda di un pianoforte-, vibra in una direzione definita. La corda di un piano vibra nella direzione in cui è stata percossa. In un pianoforte orizzontale ciò significa che la corda vibra "su e giù" anziché da una parte all'altra. Le vibrazioni prendono una direzione, e ignorano tutte le altre. Per contrasto, le fluttuazioni quantistiche di punto zero vanno in ogni direzione possibile. Ogni nuova dimensione che viene introdotta dà alle fluttuazioni quantistiche un'ulteriore direzione da esplorare. Più direzioni significano più fluttuazioni di punto zero, cioè un maggiore contributo negativo a m². Non resta che chiedersi come si mantenga l'equilibrio fra le vibrazioni e le irriducibili fluttuazioni quantistiche di punto zero. A quanto risulta, la quantità minima di vibrazione si neutralizza a vicenda con il valore delle 26 dimensioni della fluttuazione quantistica, portando - come si voleva - a stati di stringa privi di massa. Abbiamo buone notizie, cattive notizie e pessime notizie. Le stringhe hanno modi vibrazionali e possono comportarsi come fotoni o come gravitoni - e questa è la buona notizia. Possono farlo soltanto in 26 dimensioni: ecco la cattiva notizia. C'è pure un modo vibrazionale di una stringa che ha massa immaginaria, il tachione=Ciò indica un'instabilità nell'intera teoria.
Negli anni '70, tuttavia, c'è l'avvento della nozione di supersimmetria e la nascita della cosiddetta Teoria delle Superstringhe  Per cercare di comprendere almeno l'essenza del concetto di supersimmetria, dobbiamo un attimo ritornare sulle particelle che costituiscono la materia. La meccanica quantistica ci permette di classificare le particelle in 2 categorie fondamentali: bosoni e fermioniLa differenza sostanziale sta nel fatto che i bosoni non sono soggetti al principio di esclusione di Pauli, mentre i fermioni lo sono! Il principio afferma infatti che 2 fermioni identici (come ad esempio gli elettroni) non possono occupare simultaneamente lo stesso stato quantico (in parole povere, la rappresentazione matematica di un sistema fisico).Un'ulteriore differenza tra bosoni e fermioni è data dal tipo di momento angolare di spin che essi possiedono. Lo spin è una particolare grandezza (o se vogliamo essere precisi, un numero quantico) che va appunto (assieme ad altre grandezze) a definire uno stato quantico. Ed è in particolare una forma di momento angolareSussiste il cosiddetto teorema spin-statistica, il quale afferma che i bosoni presentano spin intero, mentre i fermioni hanno spin seminteroPer esempio i fotoni, che sono bosoni  di gauge ovvero  sono bosoni elementari mediatori delle forze fondamentali della natura, sono descritte da  teorie di gauge in cui le forze si esercitano mediante lo scambio di particelle che potrebbero anche essere stringhe  che sono bosoni che presentano spin pari a 1, mentre gli elettroni (che sono fermioni) hanno spin uguale ad 1/2. Detto ciò, la supersimmetria (abbreviata SUSY) è quella teoria che individua una certa simmetria per cui ad ogni fermione e ad ogni bosone vanno a corrispondere rispettivamente un bosone e un fermione di egual massa, comporta che all'elettrone (fermione di spin 1/2), corrisponde il selettrone  (bosone di spin 0), al quark (fermione di spin 1/2) corrisponde lo squark (bosone di spin 0) e così via. La teoria delle superstringhe rappresenta una cura per il problema dei tachioni e abbassa il numero delle dimensioni da 26 a 10. Produce anche nuovi modi vibrazionali che fanno sì che le stringhe si comportino come elettroni.
La superstringa fluttua non solo nello spazio e nel tempo ma anche in altre modalità più astratte. Questi nuovi tipi di fluttuazioni sono in parte - ma non del tutto - diretti alla soluzione della questione dei tachioni. Rimane ancora un modo vibrazionale con massa negativa quadrata. La chiave di tutto è che se si comincia con modi vibrazionali che rappresentano
 fotoni, elettroni o altre particelle a nostra scelta, a prescindere da quali collisioni si provochino fra loro, non si potrà mai ottenere un tachione. È un po' come se l'intera teoria fosse in equilibrio sulla lama di un coltello. C'è, però, una particolare simmetria che aiuta a mantenere l'equilibrio: ed ecco che facciamo ritorno alla  supersimmetria., laddove intorno alla fine degli anni ottanta ai fisici divenne chiaro che la teoria delle stringhe, per quanto arrivi molto vicino a una descrizione unificante dell'Universo, non riesce però a raggiungere tale obiettivo in pieno.Tra l'altro, si era scoperto che esistevano ben 5 tipologie differenti di teoria delle superstringhe:
1) tipo I;
2) tipo IIA;
3) tipo IIB;
4) eterotica-O;
5) eterotica-E.   
Tutte hanno in comune numerose caratteristiche fondamentali, ad esempio: necessitano di 10 dimensioni spaziali, di cui 6 compattificate in uno spazio di Calabi-Yau (spazio a 6 dimensioni che prende la denominazione dai matematici Eugenio Calabi e Shing-Tung Yau) ; i modi di vibrazione determinano le masse e le "cariche di gauge".
Ma le differenze tra le suddette teorie esistono e crearono un certo imbarazzo negli studiosi di teoria delle stringhe.
D'altronde un conto è avere un'unica teoria che potrebbe spiegare il meccanismo dell'intero Universo, un altro è averne 5 diverse, un eccesso che finisce per indebolirle tutte quante!
Più recentemente si arrivò a una svolta
 "Ad un congresso di altissimo livello  del 1995 scientifico il fisico statunitense di origini ebraiche Edward Witten (cl.1951) argomentò che, partendo con una stringa di tipo IIA e aumentando la sua costante di accoppiamento da un valore molto minore di 1 fino a un valore molto maggiore di 1, la fisica che è ancora possibile analizzare ha un'approssimazione a basse energie che è la supergravità in 11 dimensioni. Quando Witten annunciò questa scoperta, i presenti restarono stupefatti. Si trattava di uno sviluppo per quasi tutti completamente inaspettato. Witten riuscì a riunire le 5 teorie di superstringa differenti in un'unica teoria madre, chiamata  "M - Teoria"  la quale invece di supporre l'esistenza di 10 dimensioni, ne prevede11! Qual è il significato della M? Witten non specificò inizialmente cosa intendesse con quella lettera, lasciando il lettore libero di immaginare che si riferisse a "magia", "mistero", oppure (teoria) "madre" o ancora "matrice". 

giovedì 28 dicembre 2023

LA MEDICINA MODERNA E IL COMPLESSO DEI RICCHI E POVERI

 

E’ uno dei piu’ triti luoghi comuni quello di affermare  che la medicina moderna avrebbe allungato la vita della gente - si riportano dati che dicono che l’età media di vita, chesso’ dei tempi dei Romani o ancor peggio del medioevo non arrivava ai trent’anni di vita, salvo pero’ a rimarcare che un Giulio Cesare non era considerato affatto vecchio all’eta’ di 56 anni e per toglierlo di torno erano stati costretti ad assassinarlo, così lo stesso per la piu’ parte dei personaggi  famosi, quando non uccisi in congiure o pronunciamenti, quasi tutti arrivati ad una eta’ piu’ che ragguardevole (Scipione, Catone, Cicerone, Augusto, Tiberio etc.) e lo stesso dicasi per i cosidetti “secoli bui” del Medioevo (i vari Papi, i Reali, i Dogi di Venezia  molti dei quali ancora attivi superato i novantenni), fino ai secoli successivi antecedenti la Rivoluzione Industriale di meta’ secolo XVIII con la quale si suole indicare l’inizio della eta’ moderna. Abbiamo fatto cenno della longevita’ì di Papi, Reali, Dogi e comunque persone di spicco:  un Dante indicava il limite di “nostra vita” nei settant'anni e siamo nel 1300, nei secoli successivi ci sono stati politici, artisti ottuagenari e addirittura novantenni ancora perfettamente attivi come Michelangelo, ribadendo comunque che la maggior parte delle persone di agiatezza o anche di media agiatezza, arrivavano  tutti abbondantemente sopra la soglia della sessantacinque anni, eta’ che ancor oggi e’ giudicata di limite alla soglia della vecchiezza e questo molto molto prima dell’affermarsi della medicina cosidetta moderna. Sembra insomma che la statistica non  si applichi alle persone con un certo tenore di vita, ma solo alla massa di diseredati, che vivevano per lo piu’ in disastrose condizioni di igiene ed anche di enorme penuria alimentare, aggiungendovi a questo le fatiche e i pericoli  del vivere quotidiano cui erano  esposti contadini, manovali, financo artigiani e soldati di basso grado, tra carestie, guerre, assediInsomma per farla breve la medicina moderna potrebbe elevare a proprio simbolo e cliche' il complesso canore dei "Ricchi e poveri" perche' e' proprio in questa dicotomia che risiede il segreto della lunga o breve vita  considerando l’eta’ media delle persone si sarebbe piu’ che raddoppiata quella famosa  eta’ media di vita,  ma nulla o quasi nulla si sarebbe aggiunto all’eta’ di una persona benestante. Quindi precisiamo che la medicina moderna, ovvero quella serie di scoperte, invenzioni, anche nozioni e nuove abitudini, che ha cominciato ad affermarsi parecchio dopo la Rivoluzione Industriale e soprattutto col positivismo del XIX secolo, riguarda non la vita in generale come fenomeno biologico, che ripetiamo non ha aggiunto un giorno di piu’ a quello che e’ sempre stata   ottantenni, novantenni, come abbiamo visto anche arzilli, ce ne sono sempre stati e neppure sono mancati i centenari- per cui lo straordinario allungamento non puo ‘ essere addotto ad una qualche nuova pratica di chissa’ quanto  nuova straordinaria scoperta, ma piuttosto ad una diffusione di uno stato che prima era di pochissimi e via via col tempo e’ cominciato a diffondersi:  potremmo azzardare  ad una sorta di democratizzazione, di emancipazione di uno stato d’essere privilegiato, divenuto sempre piu’ comune  : quello della persona ben nutrita, non oberata da pesanti lavori, non sottoposta a  ripetuti disagi. Non si tratta quindi di efficacia, ma piuttosto di diffusione e per la verita’ in questo la medicina c’entra poco,  anche perche’ quella che si considera al massimo grado medicina moderna non e’ quell’insieme di  conoscenze, abilita’ che farebbero si che la qualsivoglia affezione  venga subito contrastata e respinta , ma piuttosto una serie di rimedi a posteriori che pochissimo incidono sul decorso di una patologia. Quando questa medicina ha voluto poi cimentarsi sulla prevenzione di tali patologie o malattie, come sempre piu’ tali stati sono stati denominati, ha mostrato tutta la sua pochezza. Non parliamo infatti piu’ di quel famoso “occhio clinico” cui faceva riferimento anche il grande Medico dell’antichita’ Ippocrate, di cui i medici di vecchissima generazione quelli che la nostra generazione (nati intorno alla meta’ del XX secolo) ha fatto appena a tempo a conoscere nell’infanzia, esercitavano con naturalezza e
vera competenza 
 e neppure di quella medicina fondata sulla fattualita’ del pronto intervento su organo colpito da trauma,  come l’anestesia e la chirurgia, che in effetti hanno risolto molti problemi, legati alla contingenza dell’evento, secondo il detto da alcuni attribuito sempre ad Ippocrate, ma da altri a Galeno, del “Divinum est sedare dolorem”, parliamo in verita’ della medicina affermatasi grazie al nume tutelare del denaro e di societa’ fondate sulle speculazioni commerciali e di mercato, quella che ha origine nella Rivoluzione industriale e nello spirito bottegaio della cultura anglosassone, affermatasi soprattutto nel XIX secolo con lo sviluppo di quella cultura positivista e tutto sommato commerciale cui avevano dato impulso  una serie di teorie  di pensatori prevalentemente inglesi (Smith, Malthus, Say, Ricardo, Stuart Mill, Spencer, etc) , ma di ispirazione hegeliana, il cui corpus filosofico al di la’ delle apparenze si sposava appieno ad una concezione di compravendita anche di idee;  così soprattutto nel conflitto “servo-padrone” della Fenomenologia dello Spirito,  o vieppiu’ in tutte le morti rituali della storia, dell’arte, scandite dalla famosa dialettica ed anche di risibili incontri con personaggi, improbabili rappresentanti di un certo spirito come ad esempio il mediocre e gonfiatissimo genio militare di Napoleone Bonaparte, visto all’indomani della battaglia di Jena,  che avrebbe 

incarnato lo spirito della storia  (sarebbe stato curioso vedere come si sarebbe portato il nostro super filosofo avesse avuto lo stesso incontro con Napoleone, ma appena qualche mese dopo, ovvero dopo Eylau e non Jena ).  L’unico vero spirito che sta alla base della medicina moderna e’ come abbiamo detto, quello commerciale, bottegaio che ha i suoi prodromi nella mentalita’ bottegaia anglosassone, il cui testimone e’ stato piu’ che degnamente raccolto dagli Stati Uniti d’America come ulteriore elemento di potere e dominio  talassico e non terricolo secondo la illuminante interpretazione di Carl Schmitt in “Terra e Mare”. Diciamo che l’atto di nascita della medicina moderna e allopatica si ha con le pseudo scoperte di Louis Pasteur un vero e proprio arruffone della scienza che aveva spacciato delle teorie di suoi maestri (soprattutto Bechamp) per sue al fine di  acquisire credibilita’ non tanto per desiderio di gloria, quanto di vil denaro, favorendo una concezione di perniciosita’ dei microbi, che ben si adattava alle speculazioni di un onnipotente industriale del petrolio come Rockfeller che con la sua fondazione e l’avallo di prezzolati scienziati intendeva dominare il mondo della farmacologia scagliandosi contro la medicina naturale e favorendo l’impiego della chimica e quindi del petrolio nei farmaci. Io non credo come e’ stato ipotizzato da qualcuno,  che la fondazione Rockefeller con l'invenzione della medicina moderna avesse intenzione di ridurre l'età media di vita della gente, rendendo  sempre più deboli e malate le masse, questo e' un fenomeno 
indotto ed e’ un po’ di contrappasso a quanto osservato su eta’ media di vita e vita biologica A Rockfeller e ai suoi accoliti delle lobbies farmaceutiche, soprattutto dopo il famigerato Protocollo Flexner del 1910 (siamo quindi arrivati al XX secolo, cioe’ appena ieri) importava sancire la fine di ogni naturalezza dei trattamenti terapeutici e stabilire il primato assoluto del farmaco chimico derivato dal petriolio, proprio facendo leva sulla teoria di una perniciosita’ dei microbi, invisibili e spesso e volentieri neppure esistenti animaletti nemici del genere umano, la teoria appunto che gli aveva confezionato a bella posta Pasteur contraddicendo platealmente l’assioma del grande fisiologo Claude Bernard  “il microbo e’ nulla, il terreno e’ tutto!”   
E’ stato detto anche questo che  attraverso farmaci, vaccini e piu’ recentemente  chemioterapia la fondazione Rockefeller ha avuto,  e anche questo testimone e’ stato prontamente raccolto (Big Pharma, OMS, Bill Gates, Open Society di Soros, etc.), e ha intenzione di eliminare gran parte della popolazione mondiale( sorta di ritornello dei vari eredi di Rockfeller, di Schwab, Kissinger, Gates, insomma i soliti noti) Eppure come spiegare il fatto che proprio la popolazione mondiale intesa come massa e non come singolarita’ biologica  Eppure paradossalmente e’ proprio l'età media si innalzata. Come è possibile ciò? In realtà se noi diamo uno sguardo ai libri di storia vediamo che l'età media di vita delle classi agiate del passato (Roma antica, medioevo, età dei lumi, ecc.) si aggirava - come oggi - intorno agli 80 anni. Per lo più - vedendo quanto riportato dai libri di storia - la vita di condottieri, monarchi, nobili, scrittori, filosofi e di tutti gli appartenenti alle classi superiori era molto lunga e terminava in media intorno ai 70 - 80 anni. Chi moriva prima erano gli uomini appartenenti alle classi inferiori, alle classi disagiate e senza redditi. Ma perché questa gente moriva prima? Forse perchè la medicina antica era meno efficace della medicina moderna? La medicina antica non era per nulla meno efficace della medicina moderna, anzi, considerando quel famoso “occhio clinico” la perizia acquisita sul campo da medici di buona volonta’,  forse era anche migliore. Ma allora perchè l'età media della gente si è innalzata e le aspettative di vita si sono fatte così  dilatate ? ? La risposta è più semplice di quanto si creda: l'età media si è innalzata perchè sono stati inventati l'Istituito delle pensioni, i servizi sociali e tutto l'insieme di misure di sostegno che lo Stato prevede per le classi più umili e disagiate. L'erogazione delle pensioni ha fatto sì che le persone non più in età di lavoro potessero vivere più a lungo una volta espulsi dal mondo del lavoro.
Ciò che faceva morire prematuramente queste persone infatti era - non il fatto che non fosse stata ancora inventata la medicina allopatica - ma il fatto che non disponessero di alcun reddito una volta buttati fuori dal mondo del lavoro. Se queste persone non muoiono più a 50 o 60 anni è perchè essi adesso hanno di che vivere, perchè hanno un reddito sicuro. Togli a queste persone la pensione (o la disoccupazione prevista per chi perde il lavoro) e vedrai come da subito l'età media di vita della popolazione si riduce bruscamente di 20 o di 30 anni. Lo stesso discorso si deve fare per bambini orfani, vedove, handicappati, mutilati, ecc. Senza l'aiuto dello Stato queste persone non avrebbero nessuna possibilità di sopravvivere. Dunque non è stata la medicina moderna ad innalzare l'età media di vita della popolazione ma semmai, l'invenzione dello Stato Sociale, la creazione di istituti quali la pensione, la disoccupazione e dei servizi sociali, tutto un insieme di istituzioni che
specie i Paesi che non si sono fatti irretire dal populismo buonista e ipocrita delle ideologie di sinistra, hanno sviluppato proprio in concomitanza con l’affermarsi purtroppo della malefica medicina moderna fondata sulla chimica e sul petrolio In uno stato di estrema povertà e di miseria  la funzione della medicina e' praticamente inesistente, non solo la cosidetta medicina tradizionale, ma anche quella omeopatica , la Ayurvedica, i vari metodi terapeutici, le strumentazioni piu' sofisticate e, udite udite... persino l'unica medicina valida e
scientificamente  fondata, in quanto riposante sulla connessione cervello-corpo-organo  come la medicina di Hamer  potrebbe fare fare ben poco; difatti la gente muore  ugualmente di fame, di abbandono di disperazione... nonostante Hamer e le sue 5 Leggi Biologiche…una persona senza mezzi e senza prospettive di vita, senza reddito e senza lavoro, abbandonata a se stessa è praticamente impossibile, 
 che non cada malata, aggredita da tutti i traumi, da tutte le DHS di questo mondo.

 

lunedì 11 dicembre 2023

LE PANDEMIE SONO INVENZIONI

 

La domanda e' : ma ci sono mai state pandemie vere? un principio espresso, mi pare, da Paul Watzlavitch del Gruppo di Palo Alto  recita perentoriamente ….. “NULLA E’ MAI SUCCESSO DAVVERO” Ecco si …“nulla e’ mai successo davvero….” con la precisazione necessaria “nulla e’ mai successo davvero, così come crediamo che sia successo” Tutto, ma proprio tutto e’ ed e’ stato sempre artefatto, costruito, sfalsato, gonfiato. Bhe! magari il "sempre" e’ un tantino esagerato, ma di certo gli ultimi seicento, settecento anni sono improntati a questo principio, che guarda caso si rivela coincidente  con una pandemia (quella del 1348) molto  simile a quella di  oggi, una spudorata  menzogna opportunamente perseguita e gonfiata dalle cosidette classi  al potere che e’ indicata con quell’eta’ del bronzo riportata per la prima volta nella “Opere e i giorni” di Esiodo  e nei testi indu’ dei vari yuga, e riproposta da studiosi seri come Guenon, Evola  e non ronzini della cosidetta filosofia come

 Hegel o Marx, in quanto coincidente con l’ascesa al potere dei mercanti  (ovvero la borghesia che io magari con un po’ di enfasi in negativo definisco “eta’ dei bottegai”). Non e’ certo il primo articolo che scrivo su tale tema, ne’ sono il primo a farlo : illustri pensatori , tutti pero’ rigorosamente pensatori della cosidetta  destra e nessuno della razzaffonata e velleitaria cultura sinistrorsa che ha un solo vero  referente, giustappunto quel Giorgio Hegel della dialettica e della idiozia somma  espressa in una sorta di formula con tanto di carisma “cio’ che e’ reale e’ razionale e cio’ che  è razionale è reale”, ne hanno fatto il caposaldo del loro costrutto ; Schopenauer, Nietzsche, Freud, Guenon, Evola, Eliade, Heisenberg, Schrodinger, Jaynes, tutti hanno perfettamente capito e denunciato l’ascesa dei mercanti e la messa in crisi della cosidetta eta’ dell’argento che fu quella dei guerrieri, come il predominio della mentalita’ mercantile, del commercio,  dei mercati, del denaro, 
 del valore di scambio, ma non degli scambi di valore, come meccanismi di potere e di oppressione verso la stragrande massa dell’umanita’. Quale fu la causa, ma anche lo strumento specifico di questa messa in crisi di una determinata classe a favore dell’ascesa di un’altra? Ebbene si! Fu una pandemia o meglio, il racconto, la  gonfiatura di una pandemia. Si comincio’ a dire che era stata portata in occidente da mercanti genovesi provenienti dall’oriente, poi furono tirati in ballo topi, mosche , scarafaggi, pidocchi, tutti animali che in effetti proliferano quando sussistono condizioni igieniche molto ridotte, gia’ ma il tipo di affezione la cosidetta peste bubbonica, che in prima battuta si era diffusa nelle citta’ (molto meno nei paesi quasi sconosciuta  nelle campagne ) non e’ che uccidesse questo gran numero di persone, insomma niente su cui si potesse far leva se si voleva incidere sul corpo sociale delle comunita’, era piu’ che altro una affezione  superficiale del derma, che provocava sgradevoli bubboni sottocutanei, ma di certo non mortali (per intenderci un misto tra una psoriasi  ed una lebbra) la tragedia, ovvero i morti a grappoli,  arrivo’ colla seconda ondata della pestilenza che non interesso’ piu’ la pelle e le parti ben in vista del corpo, bensì il sistema respiratorio:  ecco questa si e’ passata alla storia come peste nera e il suo bel numero di morti la fece, parecchi si, ma niente a che vedere con il numero stratosferico che fu contrabbandato a bella posta e che e’ arrivato fino a noi.
Tutte le cosidette pandemie sono state delle marchiane gonfiature e guarda caso hanno sempre contrassegnato un forte cambiamento sociale, così in quella meta’ del trecento, come nei  secoli successivi anche se con un andamento piu’ localizzato e circoscritto, tipo a Roma nel 1528 subito dopo il famoso sacco e le scorribande dei Lanzichenecchi, nel ‘600 la peste di Milano e Lombardia tramandata da Manzoni nel suo “I Promessi Sposi” con quella lapidaria osservazione “cabala ordita per far bottega del pubblico spavento” Una frase che specie oggi si rivela quanto mai attuale e
 dovrebbe farci riflettere sulle vere ragioni di una diffusione di una malattia; ed ancora, trovata la scusa la si ripete all’infinito,   sempre con epicentro in zone colpite da qualche contrarieta’ tipo una carestia, una guerra, un assedio, tutti eventi che con il disagio derivante e soprattutto con la paura diffusasi,  mettono in crisi il sistema di difesa del corpo umano e che qualcuno in alto, molto in alto e con potere emergente decide di sfruttare per i propri interesse e il proprio  tornaconto. Ecco prendiamo la prima e piu’ famosa pandemia, quella iniziata nel 1347 cui si diede colpa prima ai mercanti genovesi proveniente dall’oriente (un po’ il tristemente noto mercato di Wuhan in Cina ) e poi ad animaletti vari (piu’ avanti con il progredire  degli strumenti di indagine, i microscopi si scendera’ a funghi e batteri e oggi con i microscopi a scansione particellare, si e’ arrivati ai fantomatici virus si da addurre la responsabilita’ sia dell’affezione che del contagio)
In realta’ qual’era il contesto sociale di quella meta’ del XIV secolo? Quello che per tutti gli anni quaranta del trecento c’era stata una persistente siccita’ con conseguente carestia,  e quindi un massiccio abbandono delle campagne che aveva inurbato in maniera parossistica le citta’ specie quelle piu’ grandi, dove la manovalanza dei contadini oramai senza piu’ terra da lavorare poteva trovare un parziale sbocco in attivita’ di servaggio che aveva però la controparte di esigue ricompense e quindi condizioni di vita estremamente compromesse cui si aggiungeva un sensibile aumento della popolazione cittadina con conseguente esplosione della situazione igienico/sanitaria. In parole povere la situazione di tutte le maggiori citta’ di quel periodo era veramente al collasso e non c’è da stupirsi che in capo a poco tempo cominciassero a sorgere problemi non solo di disagio, ma anche di salute (le affezioni dermatologiche hanno sempre una motivazione di forzata convivenza). Come fatto cenno pero’ le affezioni della pelle solo moltissimo tempo dopo e in presenza di gravissime malattie tipo lebbra o vaiolo, possono uccidere, al contrario delle affezioni del sistema respiratorio come polmoniti, bronchiti, broncopolmoniti, tumori e enfisemi. E qual’e’ la origine, l’essenza sessa delle malattie dell’apparato respiratorio?
Una sola : la paura! Ed e’ sempre la paura, irrazionale, immotivata, assurda, il sentimento che le classi di potere emergenti, o meglio che vogliono emergere, che perseguono l’interesse di sovvertire l’ordine costituito non piu’ rispondente ai loro magheggi, cercano di diffondere : nel 1348 come nel 2020 : e’ rimasta la Cina, come suggestione topica, mentre  i ratti e pidocchi si sono fatti piu’ piccoli, invisibili all’occhio nudo, ma non a quello di una tecnologia di raccatto, che al microscopio a scansione adduce il compito di vedere anche quello che non esiste, come appunto e’ il famigerato CORONAVIRUS

sabato 25 novembre 2023

TUTTO IL MALE DEL MONDO

 

Di chi, o di cosa e' la colpa del male, tutto il male del mondo ? La risposta e' presto data: e' la coscienza la responsabile, la coscienza intesa come consapevolezza dell’uomo di essere in situazione  con il proprio ambiente, ovvero il contesto che lo impegna. Siamo in presenza di una analogia tra uomo e ambiente , giustappunto un analogo,  solo che invece di fare riferimento tra due significati, uno piu’ conosciuto, uno meno, come avviene normalmente nel procedimento linguistico per ampliare ed arricchire una lingua, in questo caso siamo in presenza di un riferimento a se stesso in analogia al contesto, quindi un “analogo io”  il che sostanzialmente puo’ essere detto in altri termini, come un qualcosa di origine metaforica quindi di derivazione strettamente  linguistica. Se ne deduce che senza linguaggio articolato e senza metafora di condensazione uomo-ambiente, non vi e’ malvagita’ intenzionale, ma solo meccanismi istintuali del tutto simili a quelli del mondo animale. Altro elemento di fondamentale importanza nella eziologia del male nel mondo e’ la possibilita’ di tale consapevolezza di interazione fra uomo e ambiente  che puo’ non solo essere raccontata a voce, ma puo’ essere tramandata in quanto fissata con la parola scritta: eh si! anche  la scrittura , puo’ essere ascritta come  co-archetipa del male nel mondo.
Possiamo anche dire che la nascita della storia, possibile solo attraverso il meccanismo dell’analogo.io, cioe’ la coscienza, corrisponde in tutto e per tutto all’Esser-ci Heideggeriano (Desein) sul teatro del mondo  e di avere il potere di cambiare le regole del gioco  - diciamo  che i tentativi di tali cambiamenti  buoni o cattivi che siano , vengono registrati, dapprima in un linguaggio orale, che ha ancora larghi margini di variabilita’ in virtu’ del carattere volatile della parola, per poi essere fissato con la parola scritta in un qualcosa di molto piu’ definitivo (il famoso verba volant, scripta manent,  suscettibile di farsi secondo l’ancora piu’ famosa Ode di Orazio un vero e proprio monumento  “piu’ duraturo del bronzo” ovvero lo “Èxegì monumèntum àere perènnius ”. Comprensibile l’orgoglio del grande poeta che ha come la sensazione di aver raggiunta l’immortalita’ “Nòn omnìs moriar  mùltaque pàrs mei vìtabìt Libitìnam  ùsque ego pòstera crèscam làude recèns”, peccato pero ‘ che a parte le lodevoli ma poche manifestazioni di grandezza ascritte all’arte, in parte alla tecnica, molto a buoni sentimenti umani tipo l’amore, la lealta’, la giustizia, la liberta’  e parecchio anche a faccende di solito non contemplate dalla tradizionale narrazione storica tipo l’alimentazione, il buon cibo, il vino, la birra, il formaggio, la cioccolata, un piatto di bucatini alla amatriciana o una bouillabaisse.

Il racconto della coscienza e quindi di un po’ tutta la storia umana,  sia essenzialmente un racconto  di guerre, eccidi, massacri, violenze, brutalita’ sopraffazione tra popoli e intolleranza. Quasi tutti gli antichi storici hanno descritto questa prima manifestazione della coscienza come l’eta’ dell’argento  per porre netto il distinguo con la precedente eta’ dell’oro, di cui però non era dato di sapere alcunche’ e che difatti non era solo una eta’, ma una totalmente differente organizzazione, addirittura biologica con un differente funzionamento del cervello umano, quello che lo psichiatra Julian Jaynes ha denominato “mente bicamerale” e che non contemplando ne’ la coscienza umana ne’ tanto meno la scrittura, non aveva modo di essere raccontato, ne’ tantomeno storicizzato : gli dei erano indicati come i rappresentanti dell’eta’ dell’oro, ma questo solo a posteriori, non sapendo niente di tali dei  e solo in virtu’ di quella messa in situazione tra io e ambiente che la coscienza aveva potuto effettuare, ma solo con la scomparsa della precedente organizzazione neuronale, quindi facendo ricorso all’immaginazione e incedendo alla fantasia. Così era venuto naturale, cercando di riportare quell’ordine e quella definizione che non era possibile trovare nel precedente periodo, scegliere un metallo,  meno nobile dell’oro, meno splendente, soggetto ad invecchiamento e annerimento come l’argento e che trovava corrispondenza in una specifica classe sociale, quella dei “guerrieri” ovvero  coloro che  si trovavano ad esercitare con l’impiego di armi e strumenti appositi proprio quella specificita’ che meglio si adattava a esercitare il dominio della nuova organizzazione mentale, la coscienza. Per millenni si sono succedute societa’ e singole persone distintisi nell’esercitare le precipue specificita’ della coscienza e cioè la violenza, la sopraffazione, la distruzione;  per millenni abbiamo avuto continue guerre, popoli in lotta tra di loro e spesso e volentieri in  lotta dentro di loro, guerre di conquista, di annessione, guerra civili, e tutto questo ben lungi dal darne un giudizio di riprovazione, ma anzi….si e’ conferito il titolo di “grande” a personaggi distintisi un tale abominio, i re Orientali della Persia, degli assiri , quindi anche per uno venuto dalla culla della ragione  e del sapere: il re di Macedonia Alessandro che ebbe come 
precettore il filosofo Aristotele e che nessuno ancora oggi nomina se non con quell’epiteto di “Magno” valutando cioe’ questa supposta grandezza solo in termini di battaglie e conquiste militari, e non prendendo in minima considerazione il fatto di trovarsi al cospetto di una persona fortemente disturbata, malato, irascibile, psicopatico, dedito a droghe, morto giovanissimo per i suoi eccessi. Procedendo nella storia della coscienza  si perviene a periodi sempre piu' oscuri e vili, dove l'argento cede ad un metallo ancora meno prezioso, il bronzo e i guerrieri cedono la supremazia  ai mercanti, laddove non diminuiscono le violenze e le sopraffazioni, ma si fanno solo meno evidenti, piu' mascherate, piu' ipocrite e l'elemento che era
gia emerso nella eta' precedente, ovvero il denaro si fa prioritario.  Il "vir" del periodo di massima dell'eta' dei guerrieri cede il posto allo "homo oeconomicus" dell'eta' dei mercanti o come dico io, dei "bottegai", di una societa' equiparata ad un mero esercizio commerciale di compravendita su di un unico valore di scambio,  con pochi padroni ed una pletora di garzoni come 
 vili  servitori.
 Uno schema addirittura piu' odioso di quello dei guerrieri, aggravato dallo sviluppo della tecnologia che abilmente perseguita e promossa dai padroni delle ferriere e diffusa dai loro garzoni, soprattutto con l'avvento della Rivoluzione industriale di meta' secolo XVIII, sostituisce progressivamente la specificita' umana con quella della macchina.  

lunedì 13 novembre 2023

OCCUPARE LA CULTURA : L'IMPERATIVO DELLA SINISTRA SU COMMISSIONE DEL LIBERISMO

Dovremmo analizzare come mai quelle che un tempo erano sfruttate  minoranze sono assurte a dominanti e  liberticide di questo sistema sociale che ha la sua origine nella Rivoluzione industriale (grosso modo seconda parte del XVIII secolo ). Karl Marx profetizzava che la rivoluzione socialista sarebbe stata realizzata ovunque da lavoratori, che liberi dalle manette del capitalismo, avrebbero re-inventato le loro diverse nazioni sotto forma di repubbliche socialiste unite in un sodalizio mondiale. Alla base del suo ineluttabile ragionamento c'era la famosa dialettica Hegeliana ed anche  quella esemplificazione dello scontro tra Padrone e Servo come affrontata in Fenomenologia dello spirito dallo stesso Hegel.  Superfluo sottolineare che questo  non avvenne mai secondo i meccanismi previsti ne' da Hegel ne' da Marx, semmai per tutto l'ottocento e in special modo nel novecento pareva che in tutto il mondo sia servi che il famoso proletariato  fossero più interessati alla possibilità di arricchirsi anch’essi, che ad eliminare tutte le strade verso quella meta. Così è successo che l’eredità filosofica di Hegel e politica di Marx è diventata il rispetto forzoso di regole socialiste distopiche imposte da ideologhi criminali. Il comunista italiano Antonio Gramsci individuò un modo più intelligente e non violento per conseguire il trionfo del socialismo in Occidente: ‘occupare la cultura’. Come osservò in tarda età l’intellettuale conservatore Richard Grenier, «Gramsci era il più lungimirante analista delle odierne relazioni tra arte e politica. Gramsci riteneva che la cultura non fosse una semplice sovrastruttura del sistema economico, così come la considerava il marxismo ortodosso, ma fosse centrale nel processo di conquista del potere alla società». Andrew Breitbart sintetizzò così questo concetto: «La politica è a valle della cultura», mentre il rivale/nemico Palmiro Togliatti che dopo la morte di questi fu l'unico a detenere la egemonia in tutto il Partito, ne sviluppò in termini eminentemente pratici il concetto,  offrendo un rifugio e protezione sicure a tutta la congerie di artisti e intellettuali che non avevano avuto alcun problema ad appoggiare il fascismo e che erano alla disperata ricerca di rifarsi una verginità di  comodo per continuare ad occupare un certo ruolo nella Società. Operazione condotta indubbiamente con grande efficacia dal vero e unico padre padrone del Partito Comunista Italiano, non a caso definito "il migliore" che cominciò a lavorare su tale prassi molto molto prima della cosidetta svolta di Salerno, addirittura da un proclama che lanciò nel 1936 subito dopo la campagna d'Etiopia indirizzato  non al proletariato o genericamente al mondo di sinistra, ma a quelli che chiamò tranquillamente "fratelli in camicia nera". Anche dopo la sua morte l'operazione di arruolamento della cultura e dell'intellettualità continuò imperterrita, perlomeno per altri 20 anni , malgrado forti incidenti di percorso del comunismo reale , ovvero della URSS (invasione dell'Ungheria nel 1956 - invasione della Cecoslovacchia nel 1968 - Charta 77 a Praga nel 1976/77 . Anche il più noto seguace di Togliatti Enrico Berlinguer continuò l'operazione, anche se con sempre maggiori discrasie che finirono per sradicare del tutto il concetto di collaborazione tra cultura e politica, preferenziando decisamente il secondo aspetto che finiva per fare della prima una semplice ancella, quasi una inverazione del famosissimo romanzo Mephisto del figlio di Thomas Mann : Klaus.

Ancor parecchio prima del collasso della Unione Sovietica, la versione leninista del socialismo con la rivoluzione, era bella che superata (sempre Berlinguer, e altri leader europei tipo Mitterand) e il Paese del Socialismo Reale offriva ben poche attrattive per i militanti comunisti. Alla serie crescente di insuccessi pratici, diciamolo sinceramente, anche per la pessima strategia utilizzata dal più noto e potente dei  leader europei, Berlinguer, corrispondeva però una sempre maggiore attenzione dei capitalismo e consumismo di servirsi di quell'egemonia culturale che oramai contraddistingueva  la mentalità della persona "di sinistra", di cui  poteva anche accettarne la prosecuzione di tale egemonia in cambio di farsi docili esecutori delle più bieche strategie di mercato    In Occidente gli accoliti di Gramsci divennero ‘estremisti di professione’ e – con le università come loro parco giochi – indottrinavano giovani occidentali al proprio deleterio sistema di valori. Il risultato fu una certa inverazione del celeberrimo Paradigma di Kuhn, applicato al campo non tanto della scienza, quanto della cultura, difatti quando gli studenti si laurearono e intrapresero la scalata alle professioni, ogni singola istituzione di cui siamo stati abituati a fidarci – istruzione, salute fisica e mentale, media, arti, sport, giurisprudenza – fu contagiata da ciò che Grenier identificò come la ‘politica delle intenzioni’ opposta alla ‘politica dei traguardi’. Coloro i quali credono nella politica delle intenzioni ritengono che se le intenzioni sono nobili, i cuori puri, la compassione senza limiti (per coloro designati come oppressi) e gli ideali alti, essi non possono essere considerati responsabili di tutte le conseguenze negative derivanti dalle politiche ispirate dalle loro pie intenzioni. Essi rigettano qualsiasi allusione al fatto che siano le loro idee a spianare la strada alla disgregazione sociale, all’ingiustizia verso gli innocenti o a tragedie ancor più grandi. Coloro i quali osano segnalare in pubblico questi collegamenti vengono immancabilmente disonorati o ‘cancellati’. Il più efficace ed efficiente strumento di ‘occupazione della cultura’ è il dominio del linguaggio. Gli ideologhi sanno bene che non possiamo padroneggiare le idee se non abbiamo il dominio del linguaggio. Letteralmente non sappiamo cosa stiamo pensando, se non siamo in grado di parlare senza auto-censura.   E non serve la baionetta per instillare dapprima l’incertezza e in seguito la paura di esprimersi liberamente. Ciò non di meno, l’impulso ad infondere la paura è totalitario. I totalitaristi, siano essi della specie terroristica o ‘al velluto’, sanno che la paura di esprimersi liberamente alla fine inibisce la capacità di discernere la semplice verità dalla ‘verità’’ ideologica.  Questo è un passo tutto della scrittrice Kay, ma debbo dire che lo trovo quanto mai informante e dolorosamente istruttivo: si riferisce ad un aspetto  emblematico della situazione attuale, specie  coi recentissimi eventi della controversa e truffaldina elezione di Biden alla Presidenza degli USA e la spaventosa lotta ingaggiata dal neoliberismo consumista e comunista che ha appunto come volenterosi carnefici della libertà umana tutta la ipocrita mentalità buonista di sinistra  per eliminare il loro maggior pericolo: il fuori schema e fuori regole appunto delle intenzioni, ovvero Donald Trump . Ebbene sono notizie oramai all'ordine del giorno della particolare predilizione per questo pseudo Presidente, che ovviamente è solo il fantoccio di ben altri interesse e persone, verso il mondo della omosessualità, dei gay, lesbiche, trans.......
Gli attivisti ‘trans’, ad esempio, sono maestri nello sfruttare la politica delle intenzioni, . Solo una frazione minuscola della popolazione si identifica con il sesso opposto, ciò nondimeno essi rappresentano un gruppo oppresso designato. Nell’attuare le politiche, la compassione per la loro sofferenza combinata al sommo ideale ‘dell’inclusione’ devono quindi prevalere su qualunque altra considerazione. La soluzione individuata è una ridefinizione della ‘donna’ che comprenda ogni uomo che desiderava essere donna.  Le parole ‘uomo’ e ‘donna’ sono fondate su realtà biologiche. Ma quale è il valore della realtà biologica di fronte al valore del sostegno psicologico agli oppressi? Et voilà, una ‘donna’ – saremo obbligati a convenire – è un essere umano che si identifica in una donna. Una donna può quindi avere un pene. 
Conseguenza di questa Grande Balla gender: misure che mettono a rischio la sicurezza e il trattamento delle vere donne nelle prigioni, nei dormitori o nello sport. Ma perché le politiche abbiano i denti, la menzogna deve essere ben radicata nella legge. E in parte è così. Alla corte dei diritti umani, i diritti di genere hanno lo stesso status legale dei diritti sessuali (che sono nella Carta dei Diritti del Canada). Nessuno dei nostri cervelloni avvocati si è accorto che attribuire gli stessi diritti a soggetti riconoscibilmente di un sesso e a quelli che avrebbero voluto esserlo – ma non lo sono – era ipso facto una contraddizione giuridica grossolana. Ma anche la legislazione sui diritti non è sufficiente. Le persone devono essere obbligate a dar voce alla menzogna. Devono utilizzare pubblicamente i ‘loro’ pronomi nelle aule scolastiche, nelle conferenze e anche nelle aule di giustizia. Come se i pronomi fossero di proprietà privata e come se l’obbligo di dar voce ai ‘vostri’ pronomi fosse paragonabile al valore della libertà di espressione. E perfino questo non è abbastanza. I genitori devono sottoporre i propri figli all’indottrinamento basato sulla menzogna. E così il processo di distruzione dei legami familiari e l’appropriazione dei figli da parte dello Stato – obiettivo finale del socialismo gender – va avanti. Opponiti alla menzogna e affronterai le baionette di oggi: aggressione sui social media e carriera in rovina. Oggi un biologo evoluzionista che insistesse nel dire che la biologia umana è dimorfica e che rifiutasse di acconsentire a mantra anti-scientifici e avulsi dalla realtà può vedersi negata la nomina, su queste basi. Volendo seguire l’esortazione di Alexandr Solzhenitsyn a «non vivere di menzogne» molti onesti ricercatori hanno scelto di abbandonare le università. E così, i ranghi accademici si svuotano di uomini schietti e il loro posto viene preso da quanti hanno deciso di vivere secondo la menzogna, nel nome di una presunta compassione che in realtà è un attacco ben organizzato alla società dei liberi, con l’obiettivo di rimpiazzarla. Simili battaglie linguistiche (e capitolazioni) stanno avendo luogo in campo razziale (‘privilegio bianco’) e artistico (‘appropriazione culturale’). A chiunque segua l’alternarsi dei notiziari è estremamente chiaro che la politica delle intenzioni regna sovrana.  Gli ideologhi preferirebbero vedere le città bruciare piuttosto che ammettere che il razzismo in polizia non è una spiegazione organica dei problemi della comunità nera. La comunità artistica preferirebbe vedere le pareti dei musei rivestite di opere del realismo sovietico, piuttosto che garantire libertà creativa agli artisti.
La politica delle intenzioni non ha mai riguardato la compassione, la sofferenza dei gruppi oppressi o i diritti dell’uomo. In Attraverso lo specchio (e quello che Alice vi trovò) lo scrittore vittoriano Lewis Carroll faceva la tara all’ossessione della sinistra per le parole e la loro definizione, ben prima che il socialismo acquistasse consenso politico in occidente:   «Quando io uso una parola, — disse Unto Dunto in tono d’alterigia, — essa significa ciò che appunto voglio che significhi: né più né meno». «Si tratta di sapere, — disse Alice, — se voi potete dare alle parole tanti diversi significati».«Si tratta di sapere, — disse Unto Dunto, — chi ha da essere il padrone…  Questo è tutto».

NASCITA, MORTE E MARE

  Abbiamo osservato nel parallelo articolo sul Blog capotesta Lenardullier.blogspot.com,  che la nascita ha come suo momento clou il parto, ...