domenica 11 maggio 2025

ALTRO CHE PRIGIONIERE

 

Nel precedente articolo di questo blog rifacendomi al titolo dello stesso blog "la passeggiata delle cattive" avevo parlato di un luogo reale, concreto a Palermo dove le donne passeggiavano prigioniere (in latino captivae) di un qualcosa come il dolore della vedovanza costringendole ad una riservatezza e isolamento che tale luogo appunto suggeriva , in questo articolo, per paradosso mi piace parlare invece di donne libere,  liberissime, disponibili ad un sentimento del tutto opposto al dolore, e cioe' l'amore,  amore, che io come il protagonista di un famoso film di Francois  Truffaut e prima ancora di film una sceneggiatura in forma di romanzo, scritta dallo stesso Truffaut  "L'uomo che amava le donne", ho sempre  riservato o perlomeno cercato di espandere a tutte le donne che stimolano il mio desiderio offrire. riprendo appunto l'incipit  di tale desiderio come descritta dall'autore per il suo personaggio :   "per me niente è più bello da guardare di una donna che cammina con il vestito o la gonna ondeggianti al ritmo dei passi. Alcune vanno in fretta verso una meta, forse un appuntamento. Altre, al contrario, passeggiano con aria indolente. Altre  al contrario passeggiano con aria indolente , altre ancora sono così belle viste di spalle, che ritardo il momento di arrivare alla loro altezza per non restare deluso. Per la verità non sono mai deluso perchè quelle belle di dietro e brutte di faccia mi infondono una sensazione di conforto, visto che purtroppo non si possono avere tutte. Sono migliaia, ogni giorno, a camminare per le strade...Ma chi sono tutte queste donne? Dove vanno? A quale appuntamento? Se hanno il cuore libero i loro corpi sono disponibili e mi pare di non avere il diritto di lasciar perdere l’occasione . La verita’ e ‘ una soltanto : loro vogliono cio’ che voglio io... l’amore; tutti vogliono l’amore , ogni specie d’aqmore , quello fisico e quello sentimentale , o piu’ semplicemente la tenerezza  disinteressata di chi ha scelto qualcuno per la vita e non bada piu’ a nessuno. Non e’ il mio caso, io mi interesso a tutte"
Niente male eh!  come presentazione ed d incipit del personaggio e della storia che si va a raccontare dove il protagonista Bertrand Morane cerca di descrivere l'impulso del suo spasmodico desiderio di conquistare il piu' alto numero possibile di donne e questo non per una ragione di semplice collezione ma proprio per essere il piu' aperto possibile verso le posiibilita' che il sentimento dell'amore incarnato in un corpo femminil, e possa avere di esprimere le ragioni stesse dell'essenza umana, insomma per dirla un po' aulica una sorta di "integrale sui cammini" di Feynman che cerca negli infiniti percorsi  di una
equazione matematica sempre una nuova strada sempre diversa, una sorta di "futuro anteriore" in fieri , in verita' ogni possibile conquista si presenta nella sua doppia prospettiva di  storia  che ha il suo fondamento nel passato  ma di tale passato non parla mai, ecco semmai lascia solo intravedere una sorta di vuoto, di iato, un qualcosa di misterioso  che ha segnato la sensibilita', ma che non e' possibile abreagire, ma solo soggiacere al suo impulso e cercare ogni volta di esaurire la sua opportunita' d'essere ."
Morane", come disse una volta un critico della Rivista "Nuovi Argomenti" Marco Cubeddu,  insegue ogni donna non come terra di conquista, ma come forma di adesione ad un amore ogni volta diverso ed ogni volta possibile. Un gioioso sentimento vergato dalla nostalgia, da un passato che impedisce ogni forma di presente e che allontana all’istante ogni pensiero futuro. Anzi il futuro è il momento attuale in cui tutto cambia e in cui l’amore si trasforma in una scoperta successiva, in un brivido imprevisto. Morane non è alla ricerca di una conoscenza ossessiva di più donne, ma delle donne: qui i numeri non contano, non contano e non hanno senso. Quello che Morane insegue è un amore ideale che solo la diversità può realizzare, solo la continua successione di visi, corpi e discorsi può dare forma placando un dolore originario di abbandono e solitudine. Questo diciamo il filosofico un po' psicoanalitico un po' alla fisica quantistica dell'opera sia scritta che filmica di Truffaut, dove torniamo alle confessioni di Morane che hanno la precisa connotazione dello scandire le parti del corpo femminile in primis le gambe così come viene riportato nella locandine del film ed anche nella foderina del libro "le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutti i sensi dandogli il suo equilibrio e la sua armonia"  -   qui entro in gioco io, sentendomi chiamare in prima persona
con il mio vissuto e si anche con in miei diversi gusti  e trovando che t
utto, non solo le gambe nelle donne e' misura di tutte le cose, altro che la stronzata di Protagora che l'adduceva all'uomo, macche' uomo!!!! , la donna, e' solo la donna la misura di tutte le cose, aggiungerei pero' di tutte le cose che contano veramente e che pero' non sempre si possono contare ad esempio non solo le gambe , ricordate la canzoncina anni settanta "siamo donne, oltre le gambe c'è di piu'" eccome se c'è di piu' , le cosce, il petto, i capelli e siccome non voglio scendere nell'ovvio, tralascio le attrazioni femminili troppo scontate e mi riferisco ad una particolarita' che io ho cominciato a notare fin da piccolo (diciamo intorno al 1957) : le attaccature. le attaccature di varie parti del corpo femminile , quella delle cosce col busto e va be', quella e' canonica , ma va colta in determinati momenti, per esempio quando una donna si alzava dal sedile di una vettura (stratosferica era quella della 500 con le portiere controvento) ci ho passato l'infanzia con amichetti di
turno a stazionarmi davanti le vetture con femmina ovviamente che posteggiava (Nino che aveva tre anni piu' di me nel 1959 mentre il juke box suonava "Marina, Marina ti voglio al piu' presto sposar" quindi il 1959, Rodolfo che era il fratello di quella che doveva diventare una attrice di una certa notorieta' ed era ligure, ma veniva spesso a via Nicolo' V , pure nello stesso periodo, Giancarlo aspirante play boy che usava tubetti interi di Brylcreem "splendore dei capelli, ti da la personalita', usate sempre quello, ogni donna poi vi seguira'). Stupende poi l'attaccatura braccio busto cioe' le ascelle che pero' con l'uso della depilazione dei peli ha perso molto della sua antica fascinazione: quelle ascelle sudate che ti si paravano innanzi la faccia sugli autobus
con tanto di effluvi (ovviamente la portatrice doveva essere parecchio attraente) erano un qualcosa di ineffabile e ti potevi innamorare li' sullo spazio/tempo di una corsa (spazio affollato-tempo contato ma che conta) - c'è un film di Tinto Brass con Claudia Koll dove lei appunto sale su di un autobus affollato e alza il braccio per reggersi mostrando una meravigliosa ascella
con peli che condensa questa sensazione che le estati di quegli anni sessanta tendeva a ripetersi quotidianamente . in ultimo voglio parlare di una attaccatura che nell'immaginario erotico collettivo nessuno ha mai preso in considerazione quella della attaccatura dei capelli con la fronte (quella della nuca magari qualche film la prese in considerazione, se non ricordo male un film con Jane Fonda giovanissima ) che io ho sempre trovato se non proprio erotica, perlomeno assai sensuale e intrigante.

 

sabato 10 maggio 2025

CAPTIVAE DI IERI

 

"la passeggiata delle Cattive " ho dato questo nome al presente Blog  che fin da piccolo rimasi affascinato da questo  termine/sequenza, per una certa magia che il contesto mi suggeriva, giustappunto le Murasulle quali era come adagiato il viottolo  locus della passeggiata, lo specchio di mare azzurro davanti con sulla sinistra a mo' di quinta di sfondo,  il fantastico skyline di Monte Pellegrino  e poi quel termine “cattive” che mi richiamava uno scenario ricorrente della mia strada di nascita a Roma , Via Nicolo’ V , strada anche essa a ridosso di Mura, quelle Vaticane  e dominata dall’imponente mole del Cupolone di San Pietro che caratterizzava le giornate fin dal primo risveglio quando aprivo le vecchie persiane. La cattiva di via Nicolo’ V era una barbona, piccola, bruttissima, sudicia non a caso soprannominata Maria Zozzetta,  con il classico ghigno delle persone incattivite dalla vita, che di tanto in tanto quasi grugnendo attraversava veloce la via Nicolo' V scendendo da Primavalle, cui nessuno di noi ragazzetti ardiva avvicinarsi  dato l’aspetto terrificante ma che una volta un mio sprovveduto amico la apostrofo' appunto
chiamandola Maria Zozzetta provocando una sua terrificante reazione e prendendosi la serie piu' sboccacciata di insulti che mai le nostre giovani orecchie avev
ano udito.  F u mio zio Bino nel 1955 a spiegarmi il significato del termine, perche' io mentre degustavo l’inusitato sapore  dello spongato di gelsi e cannella  della gelateria Ilardo proprio a ridosso delle scalette che davano a questa famosa “passeggiata delle cattive” , me ne uscii con la convinzione che li' vi passavano tutte le donne piu' malvagie della citta' , eh si come quella Maria Zozzetta , ma anche come qualche strega delle prime favole che andavo leggendo; ebbene  quel pomeriggio di agosto a Palermo, col profumo misto di mare e di zagara e in bocca il sapore di un gelato che mai prima avevo gustato, ebbi la mia  prima  lezioncina di latino
giustappunto da mio zio Bino avvocato, anzi a detta di popolo il piu' quotato avvocato penalista di Palermo, assieme a Rocco Gullo, che mi fece osservare che captivus, e al femminile captiva, significava in latino prigioniero/a . , quindi la passeggiata delle prigioniere -
si ma prigioniere di cosa se camminavano per tutto quel corso della Mura che non era per niente breve o angusto? "
chiesi prontamente,  dato che anche a sette anni io non ero certo un ragazzino che si teneva qualcosa, ma anzi ero famoso per la mia chiacchiera ed anche per una sfrenata fantasia che faceva si che mi inve
ntassi storie delle piu’ assurde e fossi solito radunare crocchi di persone che si beavano di sentirsi raccontare. “ prigioniere del loro dolore" ribadi' mio zio " il termine infatti , mi spiego’ , si riferiva alle vedove che non potevano passeggiare per il corso lungo il mare, stante la loro perdita,  ma giustappunto in un percorso appartato, cui si accedeva per delle scalette e in tal senso potevano essere intese come prigioniere, prigioniere di un sentimento, il dolore della vedovanza che richiedeva isolamento e riservatezza , quale appunto quel viottolo assicurava. Passando gli anni e andando a precisare  determinati spuntirisalenti all'infanzia non poteva mancare questo della "passeggiata delle Cattive" che era stata come ho fatto cenno la mia prima lezione di latino ed ecco allora che  i "sentito dire" assumono corpo e tanti misteri si disvelano , così anche per le "Cattive" era arrivato il momento di fare i conti con la storia e non solo con il latino: a origine del nome come al solito un fatto tragico il terremoto del marzo 1823 in Palermo che colpi' sopratutto la parte a mare di Palermo  quella indicata col termine di Cassaro Morto:     riporta una cronaca del tempo:
«Addi' 5 marzo 1823, Giorno funestissimo per il Terremuoto che durò 22 minuti secondi, oscillando e saltando: non si può colla penna spiegare il terrore da per tutto, e la strage insieme, a vedere i palazzi e strade ad unirsi e ritornare ai loro posti per ben diverse volte in un atomo, osservando da diverse parti cader delle fabbriche e particolarmente nel quartiero della Kalsa»
 Fu subito dopo questa calamita'  che colpì  la città di Palermo, che si distinse l'animo e l'operosità dell'allora Luogotente di Sicilia Antonio Lucchesi Palli, principe di Campofranco.Si legge infatti nel suo Elogio storico: «Or tralasciando l'operosità del nostro Campofranco in tale luttuoso frangente, sino a correre a piedi per la desolata città onde rincorare i fuggenti, dare soccorsi ai morenti, frenare i malvagi che nel torbido cercavan pescare, ed a restituire la quiete, passiamo a far conoscere, come egli trasse utile da questa disgrazia per secondare il genio che avea di abbellire la città». Tra le varie accortezze che il principe di Campofranco ebbe per la nostra martoriata città, pensò di creare un luogo ameno per diletto del popolo, dove poter rasserenare lo spirito gravato dai pesi che solo la vita sa dare, e da qui nacque l'idea al benemerito cittadino di ridurre ad amenissima passeggiata quella via di ortiche e terra irregolarmente ammonticchiata ripiena e ciò col doppio scopo di rendere dilettevole quel luogo pria negletta, e di apprestare lavoro a tanti operai, che per mancanza di fatica marcivano nell'indigenza» cosi' si ebbe un vero e proprio piano di riqualificazione dove  si realizzo' appunto quel percorso rialzato a  ridosso del Palazzo Butera  che doveva divenire la famosa passeggiata . Alla fine della pubblica opera si doveva apporre una targa recitante il distico latino del poeta Francesco Nascé: Moenia funesto quondam devota dolori/Aspectu Antoni nunc ilarata vides. Secondo una traduzione non letterale il distico assumerebbe tale significato: Le mura che un tempo causarono dolorifatali, ora sono rinnovate da Antonio principe di Campofranco. 
La targa non fu mai apposta, ma la passeggiata alla quale si fa riferimento è la nota Passeggiata delle "cattive" che tuttavia inizialmente non venne realizzata esclusivamente per esse, né tanto meno venne chiamata in questo modo, ma semplicemente “Pubblico parterre”. Molto probabilmente  Il luogo cittadino in cui le "cattive", cioè le vedove, si radunavano, dovette esistere già prima della costruzione della nota passeggiata ed era certamente situato tra le mura bastionate della marina e la cortina edilizia di sontuosi palazzi nobiliari tra i quali, ricorda Rosario La Duca, Palazzo Butera, Palazzetto Piraino, l'Hotel Trinacria, Palazzo Aceto Lampedusa ed altri, con le vittime del terremoto del 1823  e quindi un cospicuo aumento di vedove, il viottolo probabilmente anche per la sua orografia di distacco dal piano stradale del Lungomare  ando' concentrando il suo caarattere di riservatezza e nel giro di qualche decennio assunse la connotazione attuale . Anni dopo avrei scelto questo nome per uno dei miei blog, magari immaginando la serie di argomenti, di storie e di vicissitudini, che le prigioniere, le captivae , si dicevano l’un l’altra nel loro riservato passeggio

 

giovedì 8 maggio 2025

PASSI DI FUTURO ANTERIORE

 

a mio modesto parere le fonti da cui bisogna  attingere in un cammino che sia scientifico, filosofico e artistico nel contempo,   e soddisfino i requisiti di un futuro che non sia piu' quel futuro semplice, indistinto e fumoso, tipico ad esempio della concezione sinistrorsa marxista di un sole dell'avvenire che non e' mai sorto e mai sorgera' in nessuna parte della terra, ma che sia un futuro con implicazioni nella storia, nella tradizione, ovvero  Futuro Anteriore, sono:

 (1 La fisica quantistica nelle sue accezioni  piu’ ardite : Schrodinger, Pauli  Feynman, Pensrose, Hakwing, Veneziano, Greene, Susskind, Witten ; 

(2 la psicoanalisi freudiana con le aggiunte piu’ ardite di Lacan, Matte’ Blanco ed anche il Julian Jaynes di "Il crollo della mente bicamerale e l'origine della coscienza ; 

(3  Le leggi biologiche di Hamer e la profonda revisione di tutta la medicina;

 (4 il  tradizionalismo integrale  di Guenon, Evola e anche il tradizionalismo morbido di Eliade e Jung : 

(5 il pensiero filosofico di Schopenauer e Nietzsche con le correlazioni e affinamenti di  Heidegger, Junger, Schmitt

(6 la destra francese di De Benoist con paralleli con il pensiero conservatore reazionario di Cianetti, Drieu de la Rochelle e  con i correttivi filosofici Lacan, Baudrillard, Focault e i pensatori rumeni Cioran, Eliade  con il pensiero e azione di Codreanu 

(7 La pragmatica comunicazionale di stampo americano (scuola di Palo Alto, Watzlavitch, PNL,  Milton Erickson) 

Previ questi sette  punti, una influenza operativa e pragmatica la si  deve nel  formidabile corrispettivo  del  filosofo russo Aleksander Dugin autore di una quarta teoria politica come espressione di un mondo multipolare consigliere di Putin. La quarta teoria politica apre una lotta escatologica contro tutto ciò che l'Occidente liberale-globalista incarna di nefasto, e apre al recupero di tutto ciò che non è moderno né occidentale: "il pre-moderno, il post-moderno, l'anti-moderno, l'Asia, la tradizione romana". Dugin teorizza la possibilità di una riorganizzazione della società nell'antica tripartizione indoeuropea di sacerdoti, guerrieri e contadini, affinché il Cielo riconquisti la Terra, in quello che identifica come un "socialismo indoeuropeo",o un verticale "platonismo politico". Si tratterebbe di invertire "il processo della modernità che iniziò con il posizionare,all'opposto, il materiale al di sopra dello spirituale la

Terra sopra il Cielo" come identificata da George Dumezil 
, le caste tradizionali sono tre, mentre la quarta casta, le moderne masse urbane, borghesi nel loro dualismo tra capitalisti e proletari, sono il frutto dell'unione dei rifiuti delle caste tradizionali, Centrale in tal senso diviene il principio del Desein Heideggeriano che proprio con Dugin  diviene una sorta di  principio informatore, in correlazione con la teoria del tutto perseguita dalla fisica quantistica con le stringhe .
Il Dasein infatti per Dugin  rappresenta il futuro nuovo centro per un nuovo inizio di civiltà,nuovo punto di congiunzione tra Cielo e Terra, che nascerà in Eurasia (nonostante, per Dugin come per Evola, il mondo a occidente giungerà prima rispetto all'Oriente all'instaurazione del nuovo ciclo di civiltà, in quanto l'Occidente è giunto ormai al fondo finale della degenerazione)  allo
stesso tempo l'uomo nuovo che lo indicherà "Riflettendosi" , un Dasein che si fa popolo", lingua, storia, spazio e tempo. Il Dasein è anche "una forma esistenziale di comprendere il popolo, che si oppone alle teorie dei liberali, con la loro idea vuota e insignificante di individuo; alle teorie dei comunisti, basate su classi e collettività, concetti altrettanto vuoti che non si oppongono affatto a quelli liberali, poiché questo tipo di collettività è solo un agglomerato di atomi individuali, come già detto; e, infine, alle teorie dei nazionalisti, che si rifanno al concetto di Stato nazionale, altra idea borghese antitetica all'impero e all'idea del sacro".Il Dasein e il Geviert (Il Quadrato, segno/simbolo in cui si manifestano le forze in gioco ) in cui sono rappresentati , nella post-modernità  di potenza liquida di mare secondo  l’accezione Schmittiana  risultata dall'involuzione delle caste sono completamente occultati e operanti nel nascondimento, sono funzione di ciò che Dugin chiama il "Soggetto Radicale" (o, secondo una traduzione migliore che lui stesso ha proposto, il "Sé Radicale"), corrispondente
all'"Individuo Assoluto" o "Uomo Differenziato" di Evola. Il 
Dasein è l'essenza ed esperienza più radicale dell'uomo, "pura presenza dell'intelletto", ciò che rimane dell'uomo quando è liberato da qualsiasi forma storica secondaria, e non è né individuale né collettivo. Tutte queste idee di Dugin tra l’altro in fieri e soggette a continue revisioni e aggiornamenti, affascinano oltre misura e rendono interessati a svolgere un ruolo di trasmissione e anche di correlazione con il decadente mondo occidentale che deve trovare al piu’ presto le ragioni di un suo ripensamento di essere nella storia, nella politica, nella civilta’, giustappunto un ESSER-CI

venerdì 25 aprile 2025

LA FESTA DEL SERVILISMO

 

25 aprile 1945 - 25 aprile 2025 : 80 anni di menzogne
Ma quale festa !? il 25 aprile e’ in realta’ una sorta di consuntivo del periodo piu’ buio della nostra storia nazionale, se poi volessimo andare per il sottile non e’ neppure una data esatta, ma un po’ manipolata come d’altronde un po’ tutto quello che attiene la Resistenza :  il 25 aprile non sanci’ ne’ la fine della guerra ne’ la resa di tedeschi o italiani della Repubblica di Salo’, e quindi non libero' alcunche', difatti tutto quello che dovrebbe rievocare avvenne solo parecchi  giorni dopo:  la fine della guerra con resa incondizionata addirittura l’8 maggio 1945. Semplicemente il 25 aprile inizio’ la ritirata dalle citta’ di Milano e Torino di truppe tedesche e italiane, ma rimasero parecchie sacche di resistenza in tutta l’Italia settentrionale,  Mussolini ad esempio fu ucciso  solo il 29 aprile e la repubblica Sociale tracollo’ senza neppure una resa ufficiale, mentre la X Mas non si arrese a nessuno , ma semplicemente smobilito’ e i suoi ufficiali a cominciare dal suo comandante Junio Valerio Borghese furono oggetto del massimo

rispetto da parte dei membri del CLN, che li lasciarono liberi.  Una data quindi inesatta come un po’ tutta la storia della cosidetta
 resistenza,dagli eventi onfiati a dismisura, falsa tutta anche nella sua colonna sonora con una canzone-inno “Bella ciao” fabbricata a tavolino vent’anni dopo da raffinati  artisti e cultori di musica popolare : gli interpreti  del  Nuovo Canzoniere Italiano (Sergio Liberovici, Roberto Leydi, Gianni Bosio,  Fausto Amodeo, Michele Straniero, Sandra Mantovani,etc. che l'avevano presentata
 al Festival dei due Mondi di Spoleto del 1964). Falsa nella narrazione con  eventi di valore strategico molto dubbi e stradiscussi tanto da indurre il cte alleato Gen, Alexander a lanciare un proclama nel dicembre 1944 ove si invitava le forze partigiane dal desistere dalle loro azioni di guerriglia in quanto assai
 spesso contrastanti con la strategia degli eserciti regolari, di poi  un comando fortemente egemonizzato dal Partito Comunista e quindi operante per obiettivi politici di parte, anzi di partito, e infine, elemento che solo pochi (vedi Giampaolo Pansa) hanno cercato di mettere in luce, un intento strettamente vendicativo, assai spesso con motivazioni del tutto  personali, che ha fatto decine di migliaia di vittime, del tutto da estrapolare a fattori bellici, di cui irrilevanti sono i dati di riscontro. Insomma una resistenza che di resistente ha molto poco, per non parlare di una alea di spirito guerriero che ha una indicizzazione di caduti e feriti irrilevanti, ascrivibili piu' ad azioni di polizia e ritorsione che ad azioni di combattimento effettive, Ci si provo', nel dopoguerra, specie negli anni sessanta quando le forze di sinistra si fecero piu' pretenziose a stabilire un ideale nesso tra Resistenza e Risorgimento, ma in verita' nell'immaginario collettivo della nazione  tale connubio non e' mai passato. Questo in verita' non perche' vi e' come  
sembrerebbe di primo acchitto una troppa vistosa sproporzione di valori e ideali tra i due mementi storici, quanto perche’ quella stessa sinistra che aveva caldeggiato la cosa si cominciava a rendere conto negli anni ottanta e novanta con la critica storica fattasi piu’ profonda e articolata che anche il Risorgimento era un movimento che aveva magagne
grosse come una casa, anzi come intere citta’ - vedi il film Bronte, le revisioni sulla Impresa dei Mille,  ed ancora il ruolo dei Rotschild nel finanziare il massone e faccendiere degli inglesi Conte di Cavour, l’altra faccia del fenomeno del cosidetto Brigantaggio nel sud
 italia che impegno’ le forze armate del nuovo Regno assai piu’ di quelle impiegate in tutte le campagne contro l’Austria. La Resistenza non era una mammoletta, ma il Risorgimento con cui era stato tentato l'accostamento,  era forse addirittura peggio:  se sulla prima  pesava l'influenza di un partito, quello comunista  e una troppo spiccata partigianeria,  sul secondo  si stendeva l'ombra della massoneria e gli interessi di una potenza straniera l'Inghilterra, che aveva fatto dell'inganno e della mercificazione l'emblema del suo potere . La perfida albione, la nazione bottegaia come l'aveva definita Napoleone, si ripresentava sul panorama nazionale questa volta affiancata  dalla sua degna erede, gli iper consumisti e capitalisti per eccellenza ovvero
gli Stati Uniti d''America : quell'Isola piu' grande che il filosofo e geo-politico Carl Schmitt aveva indicato  come naturale raccoglitrice dello spirito commerciale e quindi bottegaio inglese, ecco qui si che poteva allacciarsi una qualche associazione, dove a ben vedere il nostro Paese, l'Italia era sempre nella parte del complemento oggetto, la nazione da sfruttare da farci esperimenti, dal dominare tramite l'interesse economico : una terra di conquista per farne appunto una propaggine di bottega, una terra non di bottegai in quanto padroni 
di bottega, ma semplici garzoni . Ecco l'Italia che noi , gente che non  si contenta delle narrazioni di comodo e di parte-partito, ottanta anni dopo, siamo chiamati a non festeggiare

giovedì 10 aprile 2025

LA VISIONE DEL MONDO COME MACCHINA

 

Ogni periodo ha un suo paradigma storico, che a parte i cambiamenti individuati sopratutto dalle teorie di Khun in relazione alle rivoluzioni scientifiche, va inteso come una sorta di "visione generalizzata del mondo" sul quale sono costruite la maggior parte delle idee opinioni e anche comportamenti di una comunita' quando  non addirittura al senso comune di buona parte della societa' umana, così come un alltro gigante del pensiero  ha cercato di individuarne i meccanismi psicologici di formazione Ora questa sorta di "principium individuationis"  e’ dato oggi, da una parte dal meccanismo economico inauguratosi con l’eta’ dei mercanti o del bronzo, ovvero quel principio mercantile e commerciale, che io prediligo chiamare "bottegaio" riconoscendogli una precisa connotazione anglosassone e dall’altra parte,  a compendio da una ascesa delle macchine con la Rivoluzione Industriale. Su di entrambi aleggia a livello primordiale e originario uno spirito nefasto, infetto, malato, quale si riscontra con la diffusione piu’ o meno inventata, piu’ o meno gonfiata,  di una apocalittica pestilenza cui e’ stato dato il nome, piu’ che mai terrorifico,  di “peste nera”.  Ecco questi sono i tratti salienti, ovviamente paradigmatici su cui si e’ costruito il mondo moderno, dove contrariamente alla vulgata sempre avanzata dai bottegai e loro garzoni c’è da registrare un continuo costante degrado di ogni sua forma esteriore e sopratutto interiore. Cio’ a ben vedere,  rida’ pieno valore alle piu’ antiche istanze quelle riportate da Esiodo e da tutti i piu’ antichi testi delle Societa’ umana dove si rimarca come il mondo sia andato passando da uno stato di massimo splendore ad uno sempre peggiore, il che e’ simbolicamente rappresentato dal grado di purezza e valore del metallo corrispondente oro, argento, bronzo e in ultimo il vile ferro.  Malattia, Mercimonio, Macchine sono le tre emme del nostro scontento:  della prima superfluo sottolinearne la negativita’ stante l’impatto sulla salute di tutti nei meccanismi di diffusione etichettati come pandemia , del secondo se ne valuta piuttosto cosa ha significato
in termini di umanita’
  assegnare tutto il valore ed un solo elemento del processo della esistenza : un valore di scambio merce e valuta, che ha finito per elidere tutti quei valori che un tempo le comunita’ si scambiavano, In quanto all’ultima emme, le Macchine, ebbene dal XVIII secolo in poi  il mondo si e’ andato sempre piu’ identificando nelle macchine, assumendone lessico e modalita’ : leve, pulegge, ruote, ingranaggi sono divenuti dominanti, il corpo stesso dell’uomo si e’ andato conformando ad una macchina, di tal guisa si puo’ rompere , aggiustare, comprre, assemblare e riassemblare e al limite addirittura sostituire. La macchina e’ diventata l’ideale a cui tendere, nel corpo, nello spirito, nel pensiero, nell’azione, si richiede ad essa precisione , accuratezza, velocita’ sempre piu’ velocita’, regoliamo il tempo con una macchina – l’orologio -  comunichiamo tra di noi con macchine – prima il telefono, oggi i computer e i sempre piu’ onnipresenti “social” ci muoviamo con macchine - automobili, treni, navi, aerei e domani…. chissa’  !? Anche per vedere abbiamo bisogno di macchine, la luce elettrica, la televisione . La macchina e’ diventata il nostro modo di vivere  e la nostra visione del mondo e’ piu’ che mai costituita  su macchine. Tendiamo a vedere lo stesso universo come una grande macchina, messa in moto in un ipotetico Big Bang  da un ingegnere supremo, cui con una certa riluttanza siamo ancora  disposti a chiamare Dio. Il nostro pianeta e’ diventato un gigantesco magazzino di componenti, dove ogni sorta di pezzo aspetta di essere assemblato. La macchina e’ così ben ingranata nel nostro quotidiano   che e’ difficile rendersi conto dove essa finisce  e dove comincia l’uomo, persino le parole che escono dalla nostra bocca hanno assunto il lessico della macchina . noi
misuriamo i rapporti
  con gli altri dal grado di sincronia  con loro, i nostri sentimenti sono  vibrazioni che possono essere buone o cattive, cerchiamo di evitare attriti nell’ambiente di lavoro ed anche nei rapporti umani  e cerchiamo di sintonizzarci  con il tal dei tali  piuttosto che cercare amicizia  o attenzione, pensiamo alla vita  come a qualcosa che gira correttamente ed in caso contrario viene subito alla mente il guasto e la possibile riparazione.  Negli ultimi anni con il progredire della tecnologia si e’ andata sempre piu’ diffondendo l’idea di una “intelligenza artificiale” cioe’ del tutto meccanica,un cervello/macchina  che possa sostituire in toto non solo l’operato ma anche il pensiero umano

lunedì 31 marzo 2025

IL COLLASSO RIPETUTO

 

Una ipotesi da non sottovalutare potrebbe essere quella che ipotizza che l’intero Universo possa obbedire alle leggi che un gruppetto di geni dei primi trent’anni del XX secolo,  era andato formulando, geni che rispondono al nome di Einstein, De Broglie, Dirac e soprattutto Erwin Schrodinger che pervenne alla famosa  equazione d’onda, ovvero una unica, ma reiterata funzione d’onda con tanto di collasso, per l’intero Universo? Gia’ qui non si parla di una semplice origine , della specie, dell’uomo, della coscienza, ma di una origine di proprio tutto, dell’intero Universo e cioè Galassie, nebulose, pianeti, stelle, comete, asteroidi, buchi neri,

materia oscura, tutto coinvolto in una unica equazione d’onda che non collassa una sola volta, ma infinite volte dando ogni volta origine ad un inizio, che quindi coinvolge anche noi, infinitesimi abitanti di un minuscolo pianeta, equiparati all’intero universo o ad una particella o giustappunto ad un flusso caratterizzato da onde, e che qualcuno parecchio piu’ tardi e’ andato a pensare come infinitesime stringhe, ovvero qualcosa in piu’ di una particella, qualcosa in meno di un flusso, ma che insomma andasse a costituire l’intera architettura appunto dell’Universo. Tra l’altro c’e’ da dire che la funzione d’onda che e’ senza dubbio un insieme di particella e flusso va senz’altro calcolata  con  numeri complessi, ovvero caratterizzati da una parte reale e da una parte immaginaria con la peculiarità quest’ultima di essere restituita alla sua parte reale previa moltiplicazione per il suo coniugato ovvero il numero negativo cambiato di segno, che però perde la sua implicazione razionale, assorbendo anche l’irrazionale e quindi andando a comprendere il simbolico che come hanno osservato parecchi filosofi e psicoanalisti (Freud, Lacan, ma con più precisa formulazione Mattè Blanco) è la modalità di funzionamento dell’inconscio o Es, come forse più correttamente dovremmo denominarlo (alla Groddeck) . Va notato difatti che questo allargamento al simbolico dei numeri complessi consente di interpretare le funzioni d’onda al massimo come le intendeva Heisenberg ovvero “tendenze” a trovare il sistema di riferimento in una certa posizione ad un dato istante; ma ecco che sorge subito il problema che tali funzioni d’onda in quanto esperienze senzienti non possono essere valutate perchè le tendenze così riflesse nella coniugazione di un negativo con un positivo sono equiparate al reale, ma un reale che accoglie nella sua accezione non più solo il razionale ma anche l’irrazionale, per cui con buona pace di Hegel, la realtà partecipa, deve partecipare, di quell’irrazionale che va a comporre il simbolico. Torniamo quindi all’ipotesi davvero geniale cui è pervenuto  uno degli ultimi esponenti di quella teoria di fisici  a cui dovremmo attenerci per capire il tutto : Stephen  Hakwing : la funzione d’onda diun grande oggetto come un pianeta 
e persino dell’intero universo può essere paragonata alla funzione d’onda o tendenza riflessa di un qualcosa di abbastanza familiare : un gruppo in una città; ecco dato che siamo in questo periodo in cui ciò tende ad avvenire frequentemente stante la situazione distopica che impone a gente ancora dotata di intelletto e ragione di radunarsi per protestare e manifestare il proprio dissenso a tutte le imposizioni liberticide e di terrorismo mediatico sanitario di una sorta di individui che fanno leva sulle più ancestrali paure dell’umanità – terrore della malattia, senso di conformismo e uniformità di massa, dipendenza dai cosidetti media che oramai stravolgono impunemente qualsiasi informazione – Il gruppo che andiamo a prendere in esame è giustappunto quello, molto determinato e molto attuale, di tali persone che tendono a radunarsi in un dato
punto della città a forte impatto emozionale, ecco ad esempio a Roma Piazza del Popolo, piazza della Bocca della Verità, a Parigi Place de la Concorde, a Vienna la Hofburg, a Londra Trafalgar Square….la funzione d’onda è questa tendenza a trovarsi in un dato punto in un dato tempo, analogamente la funzione d’onda per un insieme di pianeti è la tendenza a raggrupparsi in una certa zona dell’Universo che potrebbe avere anche essa una determinata caratteristica di opportunità: la descrizione della tendenza a trovarsi in un certo posto e in un certo istante è appunto la funzione d’onda che altro non è che la tendenza di una certa circostanza a verificarsi , quando viene coniugata con la riflessione del segno cambiato (quindi una simmetria) che ci dice dove è più probabile trovare le proprietà consensuali di un oggetto, di una persona, di un elettrone, di una particella, di una stringa di un pianeta, di una folla, e alla fin fine dell’intero universo. Ecco è proprio su questo ultimo passaggio che Stephen Hawking ha compiuto il suo vero “balzo” intellettuale : ha sostituito  l’entità più piccola – la particella o anche la stringa, il flusso-  con quella più vasta dell’Universo intero 4e di tutti gli universi possibili  pensabili e immaginabili . Invece di pensare ad una particella o ad un flusso la cui funzione si estende ovunque , ha pensato ad un Universo dove la funzione d’onda è dappertutto. Il ragionamento si presta quindi a dilatarsi ulteriormente andando a comprendere non più un solo Universo , ma una pluralità di Universi, tutti con un loro inizio e quindi una loro origine.
 E’ questa la premessa logica e necessaria per intendere l’ipotesi del principio degli Universi paralleli che in Hawking affianca quella di Everett e De Witt, stabilendovi però una differenza : nella concezione di Everett e De Witt gli universi paralleli sono indipendenti e non hanno nessun collegamento tra di loro, in Hakwing che si trova ad applicare le equazioni di Einstein della Relatività generale, gli universi paralleli sono localizzati nella discontinuità di tali equazioni e hanno quindi
interconnessioni tra di loro attraverso condotti spazio-temporali che, d’accordo nessuno è mai riuscito finora a trovare, ma come diceva l’ultimo film di Sean Connery su James Bond : “mai dire mai”; 
va sottolineato inoltre che concordando con Hakwing, ma anche con tutti i fisici quantistici specie quelli della teoria del flusso e quindi dell’onda (Einstein, De Broglie, Dirac, Feynman e appunto Hawkings) più di quelli particellari (Bohr, Heisenberg, Pauli) l’Universo sembra dotato di una tendenza ad esistere per se stesso ed è una tendenza che non si verifica una sola volta , ma molteplici, anzi infinite, presupponendo qualcosa o qualcuno che ha cominciato a osservarlo coniugando la sua funzione d’onda , ovvero riflettendo la sua essenza senziente, trasformando la sua tendenza in realta’ non solo reale, ma soprattutto simbolica. Come alcuni dei suoi abitanti, cioè noi essere umani dotati di intelletto e non tutti, ma solo alcuni, del tipo dei personaggi sopracitati, cui qualcun altro potremmo anche aggiungere e non solo fisici quantistici, ma poeti, artisti, filosofi, romanzieri, sciamani, l’Universo è curioso, ovvero è un Universo senziente, sognante e capace di riflettere su se stesso: più si espande e più si autoriflette. Proprio come noi quando ci svegliamo la mattina, chiedendoci chi siamo, cosa facciamo, cosa vogliamo, dove andiamo e la curiosità ci costringe a guardarci allo specchio , dove ci riflettiamo e considerando la nostra
immagine riflessa acquistiamo la nostra personalità, la nostra essenza. Analogamente il nostro universo è il suo stesso osservatore , il suo riflettente, il suo auto creatore. Tutte le antiche mitologie le credenze primigenie hanno questo principio: il dio Awanawilona dei nativi americani Zuni ha concepito se stesso attraverso il pensiero e si è dato forma di nebulosa, il dio indù Purusha si è pensato e diviso in maschio e femmina, i greci immaginavano le parti dell’universo riflettersi in un uovo cosmico diviso in due, anche i Navajo delle americhe pensavano ad una divisione tra cielo e terra che crea il mondo. Ogni mito cosmologico è caratterizzato da una simmetria di opposti e da una diagramma simile a quella dell’equazione d’onda con una parte reale, una parte immaginaria ossia “a+ib” ed una parte coniugata “a-ib” che fa accedere al simbolico e quindi ad una realtà composita che riflette sia l’essere che il non essere

domenica 9 marzo 2025

FUTURO ANTERIORE : CON TRUMP SI PARTE DA HAMER

 

Si impone oggi  che il ritorno di Trump promette di inaugurare una nuova eta' dell'Oro, un Futuro Anteriore, ri-assumere e coniugare il meglio della conoscenza umana : Kant- Schopenauer-Freud-Guenon-Evola-Heidegger-Keynes-Jaynes-Milton Erickson-Lacan-MattèBlanco–Bohr-Einstein-Schrodinger–Feynman e qualche altro (pochi) fino a pervenire ad una diversa sensibilità  e sinergia di sforzi e conoscenze  ed e' bene partire da un diverso  modo di intendere noi stessi, il nostro pensiero e il nostro corpo secondo una accezione che ha molto a che fare con la medicina, ma non quella cosidetta ufficiale, anzi agli antipodi della concezione unilaterale , parziale, e sostanzialmente iatrogena della medicina attuale, ingagliatasi con il peggior consumismo che ha anche trovato il suo ultimo alleato nel pensiero sinistrorso e sostanzialmente ipocrita della democrazia. Si impone a questo punto il riferimento al pensiero
e all'opera di Rick Geerd Hamer (1935-2017)  che con le sue 5 Leggi Biologiche di una Nuova Medicina ha realmente tracciato il solco di tale prospettiva ( un ingtegrale sui cammini per dirla con Feynman). 
Credo di aver individuato un distinguo nella manifestazione dei...stavo a dire,  sintomi, ma non sono sintomi, non avvengono in presa diretta sul fattore conflittuale, ma diciamo così, in differita, quindi sono "simboli" e il loro significante non sta lì a disposizione per essere condensato, ma piuttosto scivola indietro nel tempo (qualche volta anche avanti) e si sovrappone con altri simboli, anche provenienti da altri foglietti embrionali che hanno ontogenicamente innescato la reattività (un pò come il funzionamento del conscio e dell'inconscio coi due meccanismi privilegiati del linguaggio : la metafora e la metonimia) : quindi potremmo convenire che il fattore di disagi principali ed altri secondari nonchè recidive, costellazioni e anche binari (chi ha la fortuna di conoscere un pò della teoria di Hamer, mi comprende) risiede in una sorta di scansione temporale di tali simboli che si!!!...sono ovviamente simboli (e non sintomi ) di conversione corporea. Ecco difatti che un bruciore alla bocca dello stomaco non è mai in sintonia immediata con una frustrazione sul lavoro, un  dolore ai reni con problemi di rischiare di perdere la casa e neppure  fitte di ernia ad una delusione, ma ecco , li procede  segue, così come una tossettina che magari ti innesca quella mancanza di respiro , ma che subito dopo, dopo aver compiuto il suo lavoro di disturbo che ti polarizza e incanala l'attenzione, se ti distrai scompare. Affascinante eh!? il funzionamento dei foglietti embrionali che poi altro non sono che la modalità filogenetica, ricapitolata dall'ontogenesi che perviene alla specie e all'individuo umano, di specializzazione di tutto il sistema cerebrale, appunto in parti più o meno evolute, preposte alla risoluzione dei vari conflitti, scanditi nel tempo, dell'essere al mondo, ed anche del "non essere". Avevo dapprima ipotizzato che l'ernia e le fitte a stomaco, fianchi, schiena all'altezza dei reni, fossero tutti da addurre ad un originale conflitto del boccone (sporco) quindi imputabile al foglietto embrionale dell'endoderma, messo in gioco dalla annosa diatriba con esponenti familiari in relazione ad appunto "sporchi" interessi economici, un boccone che per le implicazioni appunto di insudiciamento di tutta una serie di credenze, non si riusciva a mandare giù e si cercava di sputare. Ero stato propenso a ritenere di tutta una infiammazione dell'intero tratto del colon, che si muoveva appunto nei vari tratti del suo sviluppo, ma sempre in riferimento ad un unico foglietto embrionale, quello dell'endoderma, innescato sempre da quella DHS per dirla alla Hamer, ma la cosa mi appariva strana per via del suo frequente ripresentarsi, e a risoluzione oramai bella che assimilata anche volendoci mettere la crisi epilettoide No! c'era qualcos'altro e devo dire la rilettura dei testi originali di Hamer, che ad una prima lettura mi erano sembrati non solo ostici, ma anche presupponenti ed un titinin spocchiosi, si è rivelata illuminante: in questi difatti è analizzata al dettaglio la distinzione dei foglietti embrionali ed è chiaramente intesa la frequentissima possibilità che questi vadano mescolandosi in una stessa parte del corpo, che può avere parti di altri foglietti (un esempio classico proprio i rivestimenti parietali del colon e dello stomaco che hanno diverse composizioni a secondo del loro riferimento evolutivo - sempre quella benedetta ontogenesi ricapitolante la filogenesi - e quindi non un solo conflitto a monte dell'affezione, ma molteplici: quello del sentirsi più o meno adeguato ad un certo contesto, di avere paura di non farcela (foglietto embrionale del mesoderma recente) , quello della protezione e del "nido" che mette in gioco l'ectoderma e quindi anche i reni e, se la cosa è più pronunciata, anche il cuore e le coronarie. Succede un pò la stessa cosa sul fatto delle metastasi del cancro, che sono intese come una specie di diffondersi dello stesso male, ma in realtà altro non sono che nuove conflittualità, spesso e volentieri innescate da diagnosi infauste che innescano la paura; certamente non un fantomatico diffondersi dell'affezione, ma neppure un qualcosa di reiterato (la cosidetta recidiva) o un binario, ma differenti conflitti che innescano differenti foglietti embrionali, magari dello stesso organo corporeo. E’ proprio vero che la medicina di Hamer, come dicono gli Spagnoli è da denominarsi “Sagrada” = Sacra, in quanto qualcosa di veramente sacro in ambito di nosologia ma anche alla fin fine di cura, perché se è pur vero che “sapere di cosa si soffre non esclude il soffrire” come dicevano Epicuro ed Epitteto, e’ evidente come disporsi in termini  di conoscenza ed accettazione rispetto al proprio corpo e al diverso funzionamento degli organi, rappresenta una conquista dell’intelletto umano che vale la meta finale dell’alchimia, la pietra filosofale, l’illuminazione , la Grande Trasformazione. Superare determinate discrasie sopratutto di una poco reale  separazione mente-corpo, di metodologie fondate su protocolli nosologici quanto mai riduttivi, di inaffidabili procedimenti statistici e di diagnosi basate sul puro caso o su di una supposta “sfiga” con peculiarità più o meno genetiche, dovrebbe essere l’imperativo categorico di questo inizio terzo millennio e non certo quello di lasciarsi irretire dal solito terrorismo mediatico delle infami classi al potere di questo mondo mercantilistico e bottegaio, che si avvalgono dei più spregevoli mezzi di convinzione (paura e denaro) messi in atto con stucchevole periodicità in questa Età dei Mercanti  coi suoi servili esecutori ( mentalità sinistrorsa e pecoronismo delle masse). Si aggiunge un nuovo campione di riferimento e precisamente Thomas Kuhn  e al suo celeberrimo paradigma   che  afferma che la scienza attraversa ciclicamente alcune fasi indicative della sua operatività
e quindi va assimilata ad una curva continua che in corrispondenza dei cambi di paradigma subisce delle discontinuità. Come è noto Kuhn suddivide tale paradigma in 5 fasi: La Fase 0 è il periodo chiamato pre-paradigmatico, caratterizzato dall'esistenza di molte scuole differenti in competizione tra di loro prive di un sistema di principi condivisi. In questa fase, lo sviluppo di una scienza assomiglia più a quello delle arti e presenta molta confusione. A un certo punto della storia della scienza in esame, viene sviluppata una teoria in grado di spiegare molti degli effetti studiati dalle scuole precedenti; nasce così il paradigma, l'insieme di teorie, leggi e strumenti che definiscono una tradizione di ricerca all'interno della quale le teorie sono accettate da tutti i cultori.Questa adesione condivisa dà inizio alla Fase 1, ovvero, l'accettazione del paradigma. Una volta definito il paradigma ha inizio la Fase 2, ovvero, quella che Kuhn chiama la scienza normale:  nel periodo di scienza normale gli scienziati sono visti come risolutori di problemi, lavorando per migliorare l'accordo tra il paradigma e la natura. Questa fase, infatti, è basata sull'insieme dei principi di fondo dettati dal paradigma, che non vengono messi in discussione, ma ai quali, anzi, è affidato il compito di indicare le coordinate dei lavori successivi. In tale fase vengono sviluppati gli strumenti di misura con cui si svolge l'attività sperimentale, vengono prodotti la maggior parte degli articoli scientifici, ed i suoi risultati costituiscono la maggior parte della crescita della conoscenza scientifica.Durante la fase di scienza normale si otterranno sia successi, che insuccessi, che per Kuhn, prendono il nome di anomalie, ovvero eventi che vanno contro il paradigma. Lo scienziato normale, da buon risolutore di problemi quale è, tenta di risolvere tali anomalie. Si passa così alla Fase 3, nella quale il ricercatore si scontra con le anomalie. Quando il fallimento è particolarmente ostinato o evidente, può avvenire che l'anomalia metta in dubbio tecniche e credenze consolidate, aprendo così la Fase 4, ovvero la crisi del paradigma. Come conseguenza della crisi, in tale periodo si creeranno paradigmi diversi. Tali nuovi paradigmi non nasceranno quindi dai risultati raggiunti dalla teoria precedente ma, piuttosto, dall'abbandono degli schemi precostituiti del paradigma dominante.Si entra così nella Fase 5, la rivoluzione (scientifica) che viene chiamata “scienza straordinaria” e dove si aprirà  una discussione all'interno della comunità scientifica su quali dei nuovi paradigmi accettare.Però non sarà necessariamente il paradigma più "vero" o il più efficiente ad imporsi, ma quello in grado di catturare l'interesse di un numero sufficiente di scienziati, e di guadagnarsi la fiducia della comunità scientifica. I paradigmi che partecipano a tale scontro, secondo Kuhn, non condividono nulla, neanche le basi e quindi non sono paragonabili (sono "incommensurabili"). La scelta del paradigma avviene, come detto, per basi socio-psicologiche oppure biologiche (giovani scienziati sostituiscono quelli anziani). La battaglia tra paradigmi risolverà la crisi, sarà nominato il nuovo paradigma e la scienza sarà riportata a una Fase 1. 
Col libro La struttura delle rivoluzioni Scientifiche,  Kuhn definisce cambiamento di paradigma  epistemologico  una rivoluzione scientificaquando gli scienziati incontrano anomalie che non possono essere spiegate dai paradigmi universalmente accettati, all'interno dei quali s'era sviluppato il progresso scientifico. Il paradigma, nella visione di Kuhn, non è semplicemente la teoria corrente, ma l'intera visione del mondo nel quale la teoria esiste e tutte le implicazioni che ne derivino. Ogni paradigma ha le sue anomalie, sostiene Kuhn, che sono spazzate via come livelli d'errore accettabili, o semplicemente ignorate e neglette (l'argomento principale usato da Kuhn per refutare un'altra baggianata  dello pseudo filosofo Popper : il modello di falsicabilità come motore decisivo del cambiamento scientifico). Secondo Kuhn, quando un numero sufficiente di anomalie si sono accumulate contro un paradigma corrente, la disciplina scientifica si trova in uno stato di crisi. Durante queste crisi nuove idee, a volte scartate in precedenza, sono messe alla prova. Infine si forma un nuovo paradigma, che conquista un suo seguito, e una battaglia intellettuale ha luogo tra i seguaci del nuovo paradigma e quelli del vecchio. Ancora a proposito della fisica del primo '900, la transizione tra la visione di James Clerk Maxwell dell'elettromagnetismo e le teorie relativistiche di Albert Einstein non fu istantanea e serena, ma comportò una lunga serie di attacchi da entrambi i lati. Gli attacchi erano basati su dati empirici e argomenti retorici o filosofici, e la teoria einsteiniana vinse solo nel lungo termine.Il peso delle prove e l'importanza dei nuovi dati dovette infatti passare dal setaccio della mente umana: alcuni scienziati trovarono molto convincente la semplicità delle equazioni di Einstein, mentre altri le ritennero più complicate della nozione di etere di Maxwell. A volte il giudice decisivo è il tempo e il suo conteggio dei corpi, dice Kuhn citando Max Planck: "Una nuova verità scientifica non trionfa quando convince e illumina i suoi avversari, ma piuttosto quando essi muoiono e arriva una nuova generazione, familiare con essa." Quando una disciplina completa il suo mutamento di paradigma, si definisce l'evento, nella terminologia di Kuhn, rivoluzione scientifica o cambiamento di paradigma. Così ecco che il Paradigma di Kuhn si combina con la Teoria delle Età del mondo (oro, argento, bronzo e ferro)  della Tradizione riportata da illustri pensatori come Evola o Guenon e che abbiamo cercato di scandagliare al di la' di presupposti scientisti di antiscientificità. Io personalmente non amo gli schemi, tutti gli schemi,  in cui storia del mondo o anche del singolo verrebbero catalogati: Ho sempre detestato Platone e il suo Concetto come origine archetipa di ogni dualismo di valori, o anche la rigidità sillogistica di Aristotele, preferenziando la relatività dei Sofisti : Protagora, Gorgia, Anassagora,  per,  una volta pervenuti in età moderna, fare piazza pulita del famoso Cogito Cartesiano (le malefatte del Cogito ha avanzato qualcuno) e tutti i movimenti post rivoluzione industriale che hanno cercato di giustificare il nuovo referente di essenza del mondo (la macchina), in primis la risibile dialettica Hegeliana e il suo strafalcione epistemologico "ciò che è reale è razionale, ciò che è razionale è reale", quindi le cosidette Teorie economiche  alla Smith, alla Ricardo, Malthus, Say, che suonano come tentativo di dare rispettabilità ad una delle tendenze  più spregevoli della specie umana (il mercantilismo e l'accumulazione che gli antichi scongiuravano con il Potlac) : al macero anche le teorie di Marx scopiazzate su una presunta validità della dialettica hegeliana e mettendosi a bastian contrario rispetto ai testi cosidetti classici del Liberismo. Meglio molto meglio la Negazione di uno Schopenauer o di un Nietzsche per pervenire quindi ad un lato decisamente "altro" della coscienza con Freud, per quindi riagganciarci e tutti i campioni citati all'inizio del presente articolo, per scongiurare l'inverazione di uno schema ben più antico, quello dell'Eta' del mondo, che malauguratamente ci pone a noi uomini che sono pervenuti al terzo millennio,  in posizione quanto mai trubola e pericolosa : finire servi (età del ferro, per gli Indù Kali Yuga)  di questi bottegai di mercanti e dei loro burattini/kapò,  oppure recuperare tutto quell'oro dei tempi antichi e mitici, come le recenti  affermazioni di uomini e eventi sembrano di prospettare 

MATEMATICA COME CALCOLO E COME MITO

  Le questioni di conoscenza e sulla conoscenza  cominciarono ad andare diversamente   quando a prendere il posto del Mito  fu un tipo di co...