lunedì 10 febbraio 2025

LA PAURA COME ORIGINE DEL PECCATO

 

E' la paura il peccato originale della vita? Mi viene da riflettere sulle mie prime esperienze ragionate e riflesse dai tempi del catechismo per la prima comunione, da cui fui allontanato proprio perchè ragazzino di 8 anni chiedevo spiegazioni.... be' più originario di cosi' :  sul peccato originale. "blasfemo suo figlio è blasfemo" disse il pretazzo a mia madre motivando tale allontanamento proprio su quelle mie perplessità su cosa consistesse questo "peccato originale" . C'era quella immagine del serpente tentatore, la mela, l'albero e la cacciata dal paradiso terrestre,  eppure  sette anni dopo, nel marzo 1963 ebbi finalmente una esplicazione più che ragionata di quella mia insistente domanda dove non c'era tutto il solito armamentario di tale peccato originale,  ma era una risposta non disegnata e non  parlata , ma scritta, con tanto però di carisma perchè portava la firma di Sigmund Freud (il "me cojoni" ci sta tutto anche in quel me quindicenne, che di certo ero
alquanto disvezzato in tema di linguaggio spinto) il libro era Totem e tabu', il tema la cosidetta "teoria dell'orda paterna " che l'aveva già affrontata Darwin, ma certo Freud fornì una spiegazione più che convincente di cosa davvero ci fosse dietro quelle due parole : peccato originale...dove in genere c'era il sequel di un albero , una mela , un divieto, un serpente tentatore, una bella fanciulla ritratta nuda, il che anche a 8 anni poteva avere quel certo precoce impatto nel desiderio e una infrazione, un quadretto che non mi aveva proprio convinto "ma via.... tutto per una mela, ma siamo seri!!! manco fosse stato un barattolo di marmellata fatto con 100 di quelle mele, un barattolo che sta nella "credenza" in cucina, dove in genere stanno tutte le credenze e tutti i barattoli di marmellata " Il signor Freud ci andava molto più seriamente : un padre , maschio dominante tiranno, che teneva per se' tutte le femmine e condannava i figli maschi all'esogamia, ovvero a vagare fuori dal gruppo, magari finchè uno più fortunato rimediava anche lui di straforo una qualche femmina e faceva un nuovo gruppo. Ma tutti i non fortunati???? Ecco il principio della comunanza anche se non ancora della convivenza : tanti piccoli gruppi tutti con maschi dominanti tirannici e uno stuolo di femmine a disposizione , ma i meno fortunati dicevamo ? ebbene ecco il meccanismo ancora istintuale, ma protointenzionale di tale schema di comportamento : i maschi in esogamia un bel giorno si radunano tutti insieme, attendono il passaggio del padre tiranno, lo assalgono, lo uccidono se lo mangiano e si spartiscono le femmine del gruppo originario del padre , andando ognuno a ricostituire un proprio più piccolo gruppo Questo lo schema comportamentale degli animali : leoni, bufali, cavalli e niente lascia pensare che non lo fosse anche per l’uomo primitivo , solo che ad un certo punto, scrive Freud, avviene qualcosa di nuovo, di unico, qualcosa
  peculiare solo della specie umana : il senso di colpa. Ognuno dei maschi artefici di quel primordiale omicidio, non dimentichiamo omicidio del padre: parricidio,   comincia a sentire nostalgia di quell’antico padre  tanto potente , che dominava vasti territori tenendo per se’ tutte le femmine e che idealmente ognuno degli uccisori  ha divorato per incamerare una parte di quell’antica prestanza; nostalgia sempre più acuta fino a stravolgere la stessa sostanza di quel parricidio  che si fa rituale, si frammenta in manifestazioni sacrificali , ovvero fondate sull’uccisione di un animale che il più possibile suggerisce una associazione con l’antico padre, un orso, un bufalo, ove tutti i maschi del gruppo si radunano, “sacrificano” l’animale in maniera violenta con spargimento di sangue e squartamento del corpo, di cui ognuno dei partecipanti ne mangia una parte. Un sacrificio rituale  dal quale sono rigorosamente escluse le donne, osserva Freud, alla base del principio originario della convivenza tra gruppi, una sorta di fratellanza dei maschi che si sono spartiti il corpo del padre e quindi una parte di colpa, in nome di un nuovo patto di non aggressione tra i membri del gruppo che si fonda su precisi tabù, il più importante quello di prendere ciascuno una propria femmina e non insidiare quella di altri. Ecco quindi che in linea con la sua teoria della Libido (il libro è di prima della Grande Guerra e quindi di parecchio antecedente al saggio  Al di là del principio del piacere (1921) che inaugura la seconda fase della costruzione freudiana, quella non della libido, ma della “pulsione di morte” ) Freud inaugura nel parricidio e nella sua elaborazione in sacrificio rituale il meccanismo originario del principio del peccato originale: non un albero con mele, serpenti tentatori e donnine disubbidienti, rivisitati  in termini di favoletta con la scusa del metaforico, ma precisi meccanismi di biologia animale, rivisitati alla luce di una conoscenza approfondita e circostanziata , ben inseriti in  uno schema di evidente rappresentabilità, sia pure nella ritualita’ del sacrificio. Eppure non e’ da Freud che ho ripreso la frase “LA PAURA E’ IL PECCATO ORIGINALE DELLA VITA” e non è neppure dalle mie esperienze di infanzia, né da quelle dal confronto con la evidente distopia di questo primo ventennio del terzo millennio. E’ da uno studio che una serie di fortuite circostanze mi hanno fatto iniziare, proprio di questo periodo distopico di cattività forzato, su di un lontano periodo storico dove ho un po’ ipotizzato che prenda inizio l’attuale  tendenza a costruire parti immaginarie rispetto ad una realtà da modificare per i propri intendimenti, facendo incetta in tal senso di tutti quei meccanismi di manipolazione, inganno, bugie, forzature che possano costituire un vero e proprio nuovo copione da sfruttare per modificare la realtà.  Galeotto , anche in questo caso fu il libro, ma Lancillotto non c’entra , o meglio a forzarne  vicende e personaggio, potremmo benissimo farcelo rientrare: non un cavaliere ma un artigliere  con un migliaio d’anni di stacco, e in quanto a pregnanza storica, bhe! pur trattandosi il primo di leggenda e il secondo invece di storia con tanto di cronaca e documentazione circostanziata , siamo a livello di pregnanza e rilevanza decisamente a favore del secondo , che tutti , dico tutti conoscono e della cui fama e nomea ben pochi sarebbero disposti ad ammetterne la relatività, anzi la colossale
montatura : stiamo parlando di Napoleone Bonaparte. Il libro che ha innescato questa mia riesamina storica è di un autore poco conosciuto,  specie in Italia per via del fatto che ne è stato per venti anni lontano, per contrasti politici col regime fascista, Guglielmo Ferrero classe 1871, che tuttavia ha pubblicato soprattutto all’estero una serie di saggi molto interessati che tuttavia non hanno mai fatto né breccia  nel grande pubblico, né hanno fatto scuola negli addetti ai lavori, forse anche per certe adesioni  personali di tale studioso a idee tipo la teoria Lombrosiana, che l’intellettualità affermatasi nel dopoguerra in Italia, in forza di una precisa strategia politico culturale del Segretario del PCI Palmiro Togliatti , non ha mai accettato: e’ notorio difatti  che  Il PCI e la sinistra in genere,  devocando al potere sociale  effettivo nel 1947, ha fatto leva proprio sulla classe intellettuale e artistica, sempre alla ricerca di un mecenate da ossequiare, per costituire una propria immagine alternativa  di pregio…..una macchinazione anche questa,  che solo oggi con la distopia in corso di questo potere di esasperato neo liberismo e monopolio assoluto delle lobbies farmaceutiche e informatico/digitali , ha messo chiaramente in evidenza, ma solo per pochi, quei pochi che ancora non hanno fatto addormentare la loro ragione, evitando di rimanere irretiti dallo spaventoso potere mediatico di un terrorismo sanitario e quindi della paura. Il libro  “Avventura” di Guglielmo Ferrero da me ritrovato in un antico cassetta ove erano conservati libri di mio nonno  Mario Nardulli  quasi in attesa di essere disvelato, tratta appunto dell’ascesa di Napoleone Bonaparte tramite la campagna d’Italia del 1796/97 , ascesa tutta manipolata e letteralmente costruita a tavolino con tanto di copione dove le varie parti sono assegnate in anticipo, come ogni rappresentazione di messa in scena comporta;  direi proprio come  teatrino o anche come film,  dove però la dicitura  che chiosa la rappresentazione “ogni riferimento a persone vive o morte,  realmente esistite sono puramente  casuali” andrebbe ribaltata   in “ fatti e persone descritte come reali sono del tutto inventate “Così approssimandomi alla fine del libro deI Ferrero e anche alla conclusione del mio saggetto , ti ritrovo proprio in tale libro che attenzione è di una edizione del 1948 l’anno in cui sono nato io,  la frase che titola il volume  in oggetto ed anche una sua esplicazione che sembra scritta oggi, non per descrivere la Rivoluzione Francese e Napoleone, ma per descrivere questo oggi tanto irretito dalla “paura”, di cui ecco !... ho il sospetto  che evento e personaggio possano essere gli ideali ispiratori. La Rivoluzione e Napoleone hanno abusato della forza perché  ad un certo momento hanno avuto paura…la paura  è la forza sovrana che domina il mondo…fra gli esseri viventi  l’uomo è il piu’ pauroso  e il più terribile ad un tempo, trema davanti a se’ stesso e ai pericoli immaginari creati dalla sua mente , inventa e perfeziona i mezzi per fare paura, per creare, regolare e manovrare   la fisica della forza. E’ proprio perché ha paura  e sa far paura , crede di mettersi al riparo  dalla paura, facendo paura , ma più ha paura , più ne provoca , sicuro che niente può resistere  alla fisica della forza e quindi ne vuole sempre più abusare : Il Direttorio e Napoleone ieri, i vari magnati con interessi nel farmaceutico e nel digitale oggi più tutte le masse irretite dalla paura che sono succubi di tale abuso con l’avallo di un ipocrita buonismo manierato, appannaggio della cosidetta mentalità di sinistra che si è fatta volenterosa carnefice di quella Libertà che potrebbe rappresentare con il coraggio l’alternativa alla paura. La civiltà in una accezione di Libertà e di Coraggio dovrebbe rappresentare  la lotta contro la paura  e perciò contro gli abusi della forza e dell’arbitrio e non può e non deve lasciarsi manipolare  da espedienti distopici quali quelli messi in atto in questo terzo millennio, sempre imperniati  sul denaro e su una sua diffusione informatizzata,  che avranno sì rinunciato al dio geloso e ingiusto dei secoli passati, ma lo hanno sostituito con quello ancora più subdolo e ipocrita di un salutismo mercificato Facendo ritorno a quella Campoformio del 1797 troviamo un generale universalmente considerato vincitore e trionfatore, novello Alessandro del nuovo mondo affermatosi con la Rivoluzione e lo Stato rappresentante per antonomasia dell’Ancien Regime sconfitto e costretto a subire  la legge del più forte contraddistinta da una serie di battaglie/scaramucce che forse una sola Rivoli, poteva davvero addursi ad una vittoria;  battaglie tutte condotte apparentemente da lui il novello Alessandro, che se non fosse stato per i suoi più esperti generali subordinati, con tutta probabilità non sarebbe pervenuto neppure ad un qualche risultato di parità. Una strana legge,  comunque questa portata dalla Rivoluzione, di una forza che in verità consegna alla parte sconfitta territori di gran lunga più ricchi e importanti  assicurando altresì un dominio pressocchè totale sull’intero scacchiere europeo. Tra l’altro la Francia terrà Milano e Bruxelles, finchè ci sarà Napoleone , l’Austria si riprenderà Milano e  tutta la Lombardia per altri 44 anni dopo la caduta di napoleone (1815 – 1859) e  terrà  Venezia e il Veneto per un totale di 69 anni (1797-1866) . Dove sta la vittoria, dove la sconfitta, dove sta la forza , dove la debolezza e quale parte ha la Fortuna in tutto questo grande processo? Rivediamo con  lo storico Gugliemo Ferrero tutto questo periodo fondamentale e rivediamoloappunto con lo straordinario saggetto, casualmente ritrovato, saggetto il cui titolo, e’ proprio il caso di dirlo,  è tutto un programma : AVVENTURA.   Risaliamo alla origine di tutto  a quell’incarico che il Direttorio aveva  dato al Comitato Topografico Militare di cui facevano parte una serie di bellicosi generali  tutti giovanissimi che dovevano le loro spalline unicamente alla Rivoluzione, di studiare un piano di aggiramento del fronte germanico  dove erano impegnate due armate ( Genn. Hoche – Moreau) , da parte di una terza amata quella d’Italia , che oramai da troppo tempo si era incancrenita in azioni frammentarie e non risolutive contro un contingente dell’esercito austriaco e quello alleato  del Regno di Savoia. Di quella combriccola di generali di sfrenata ma fumosa ambizione, faceva anche parte un corso di 26 anni  proveniente dall’esercito regolare, che sfruttando un meccanismo di facili concessioni di lunghe licenze si era impantanato in squinternate azioni nella sua isola natia  dove da Tenente dell’Esercito di Sua Maestà Luigi XVI era stato nominato Tenente Colonnello  del locale esercito corso. Una avventura dalla quale si era sottratto con una veloce fuga rientrando nei ranghi  dell’esercito regolare dove era riuscito con qualche conoscenza opportuna (in particolare il fratello del Capo Supremo del Comitato di Salute Pubblica Maximilien Robespierre: Augustin) a salire qualche grado   e soprattutto a mettersi in mostra come comandante dell’artiglieria alla presa di Tolone, nel settembre –dicembre 1793,  meritando la promozione a Colonnello per aver catturato assieme al suo superiore Dugommier,  il  generale britannico O’Hara e successivamente conquistato la strategica punta dell’Eguillette che gli valse a fine anno le spalline di Generale . Li’ a Tolone però aveva fatto la conoscenza di un personaggio che si
PAUL  BARRAS
rivelerà fondamentale per la sua carriera e addirittura per la sua gloria:  Paul Barras che era il Deputato che aveva la responsabilità della conquista di Tolone e  che lo aveva preso sotto la sua protezione nominandolo ufficiale superiore e poi dopo l’Eguillet Generale. Barras  che, nel luglio successivo,  fu il principale artefice della caduta di Robespierre  e il nuovo più influente membro politico della Rivoluzione,  lo proteggerà per la sua pericolosa amicizia con Augustin Robespierre  e sarà sempre più portato ad avvalersi dei suoi servigi per la sua incondizionata ubbidienza ad ogni sua richiesta, fosse quella di bombardare la folla alla chiesa di S.Rocco (ottobre 1795) per scongiurare una insurrezione Realista o quella ancora più densa di futuro di avergli tolto dai piedi per sempre, l’ingombrantissima amante Josephine de Beauhrneais  una creola vedova di un Generale ghigliottinato , addirittura sposandola e quindi avergli dato come regalo di nozze il comando dell’Armata d’Italia che doveva mettere in atto quel piano di cui anche lui si era occupato e che ora si trovava a eseguire, come comandante supremo. Abbiamo dettagliato battaglia dopo battaglia, scoprendone grazie  al nostro pigmalione storico Ferrero, le sconvolgenti verità :  di un generale in capo contrabbandato come novello Alessandro , fulmine di guerra, invincibile stratega, in realtà indeciso e costantemente salvato dai suoi molto piu' esperti sottoposti, però favorito dalla fortuna di cui la prima fu indubbiamente la inaspettata debolezza dell’esercito piemontese, che avrebbe portato all’armistizio separato  appunto  con la corte di Torino che in verità nascondeva ben altro; la seconda fortuna come sottolinea Ferrero fu l’apatia ed anche la paura, che tutti i vari stati d’italia ostentarono a fronte del suo incalzare nel territorio italiano e il cedere a tutte le sue pretese (di gabelle, razzie, indennità in denaro e anche in beni artistici),  che in questo si !!! ….il giovane Generale superò in  prepotenza qualsivoglia predecessore e anche la teoria di un
IL SAGGIO GUIDA DI GUIBERT
libello di 25 anni prima  di un ufficiale francese  certo Guibert  che aveva proposto per una guerra di rapida conquista non affidarsi a magazzini, salmerie e neppure parchi di artiglieria pesante, ma improntare tutto nella rapidità di azione offensiva, prendendo ad esempio le compagnie di ventura di tre quattro secoli prima che in quanto ad approvvigionamenti vivevano di razzie , ovvero il concetto che “la guerra alimenta la guerra “  Il fatto che quando il Direttorio oramai sazio di essere rimpinzato di gabelle e trofei artistici, chiede al generale, che attenzione oramai in pochi mesi è divenuto un mito, di proseguire nell’esecuzione del Piano del ’95, si fermi dopo aver appena valicato la valle del Po  e cominci ad accampare tutta una serie di scuse per far ritorno in Italia e avviare i preliminari per  le trattative di quello che sarà l’armistizio di Campoformio, va inteso non come una debolezza di Napoleone, ma anzi probabilmente come una sua indubbia e pragmatica lucidità: questo perché il Piano del ’95 era un piano impossibile, una avventura dell’immaginazione più che un piano strategico, che però ha assunto nella storia una rilevanza preponderante e ciò è stato dovuto proprio al fatto che il suo effetto è stato differito non tanto nello spazio (la saldatura con le Armate del Reno e della Mosa e la marcia su Vienna) quanto nel tempo . Non riconoscendo l’insuccesso strategico  Bonaparte ed anche il Direttorio (una volta eliminato, con il colpo di Stato contro i Realisti del settembre 1797 Carnot,  che era l’unico che aveva intravisto la verità ) rinunciano a tutto il fronte del Reno , si contentano  del Belgio, di Milano e della Repubblica Cisalpina, ma rinunciano al Reno e sopratutto  consegnano la antica Repubblica di venezia all’Austria . Campoformio  riuscirà a mascherare per la massa, lo smacco del Piano del ’95 e l’effimero delle vittorie conseguite in Italia e un paio di scaramuccie in Austria;  insiste Ferrero
IL TRATTATO DI CAMPOFORMIO
“Campoformio non fu una pace , ma il principio di una immensa guerra generale  che non finirà che a Waterloo e la cui causa prima non sarà il Belgio, l’opposizione inglese, poi quella Russa e di tutti i principi dell’Anciene Regime, ma Milano, la Cispadana, la Cisalpina e Venezia all’Austria. L’italia è stata il trabocchetto  teso dal destino e dal principio di legittimità alla Rivoluzione in cerca di avventura e di predominio in Europa . La storia di un generale con poca esperienza, grande boria, una buona dose di fortuna e pochissimi scrupoli, che ha ingannato tutti persino uno che è stato definito il Filosofo della Storia del cui spirito si e’ compiaciuto di veder incarnato al passaggio sul suo cavallo bianco dopo la battaglia di Jena,  e’ tutta racchiusa in quei pochi mesi che vanno dall’affidamento di esecuzione di un piano “impossibile” di aggiramento strategico al suo sostanziale fallimento, ma contemporaneo mascheramento a beneficio di quell’immaginario collettivo che proprio con Napoleone Bonaparte ha  il suo abbaglio più macroscopico. Quello che verrà dopo sarà una conseguenza di questi controversi  18 mesi  che imprimeranno tutto un altro corso alla storia  umana con buona pace di quello stesso filosofo  che a lui Napoleone Bonaparte lo aveva identificato come spirito della storia, quel filosofo che a parte notevoli forzature nello scibile umano,  identificava il reale con il razionale e  che parlava anche di astuzia della ragione . Non si ravvede nessuna identificazione tra reale e razionale nella vicenda sia della Rivoluzione francese sia del suo logico continuatore, anzi semmai uno stridere acutissimo e in quanto all’astuzia della ragione è un assioma mal posto:  non c’è nessuna astuzia in una ragione che allestisce una recita di parti cercando di seguire un copione,  ma semmai mala fede e volontà di …..ecco semmai non Hegel, ma piuttosto il Nietzsche della ….volontà di potenza; in quanto poi a quello che si intende per  potenza, può benissimo essere scambiato con manipolazione e quindi volontà di aver ragione e se questa non si piega ai propri intenti, adattarla, proprio come impone il nuovo ordine inaugurato appena pochi decenni prima della rivoluzione francese, l’ordine della rivoluzione industriale che pone a suo referente generale, non l’uomo , ma la macchina, con la sua possibilità di essere costruita, assemblata, anche per singoli pezzi, e quando oramai troppo deteriorata, sostituita con una altra. Così la macchina Napoleone Bonaparte rivelatasi tanto proficua, una volta pervenuta alla conclusione della sua possibilità viene posta per così dire in stand-bay  mandandolo a combattere in Egitto con la scusa di colpire gli interessi della nazione che si stava rivelando la più ostica ad accettare il nuovo principio della rivoluzione, antitetico al principio di legittimità dell’Ancien Regime: un campo d’azione facile e scevro di riscontri che potessero  mettere in crisi tutto quel merito così facilmente, ma anche platealmente, conseguito: insomma proprio come si fa nel mondo del pugilato dove i grandi organizzatori e gli interessi che stanno dietro gli incontri, non vogliono rovinare la fama e anche l’integrità del giovane campione , magari un po’ fortunosamente pervenuto al titolo mondiale e gli si allestiscono incontri, non proprio truccati, ma insomma addomesticati, con avversari non di grosso calibro, per gonfiare un curriculum non ancora precisato. Scontri militari di esito scontato e in più una serie di  operazioni di tutt’altro tenore  per una Campagna quella d’Egitto che lo stesso oramai smaliziato Generale Bonaparte aveva proposto subito dopo la fine della campagna d’Italia, come alternativa ad una invasione dell’Inghilterra: difatti un aspetto che fu considerato come correlato alle conquiste militari fu l’aggregamento di un gruppo di insigni studiosi della Commission des Scienze et des Arts, oltre 150 guidati  da Joseph Fourier  per occuparsi di  esplorazioni archeologiche, geografiche e storiche dell’Egitto, per avallare il principio che le forze della rivoluzione non operavano solo per sconfiggere la tirannide, ma anche per disvelare le forze della ragione, cosa che un oramai consumato attore come il Generale Napoleone Bonaparte non si lasciò certo scappare di enfatizzare. Difatti il gruppo di scienziati comprendeva anche una serie di chimici, fisici, matematici che diversificarono in maniera esemplare i dati raccolti e composero oltre 7000 pagine di approfonditi studi, di cui come è noto quello più eclatante fu la scoperta della Stele di Rosetta, che permise allo studioso Champollion di decifrare  i geroglifici egizi.  Una cosa è però certa:  né la campagna d’Egitto, ne quella successiva di Siria, con le loro scontate vittorie militari  influirono minimamente nel colpire gli interessi inglesi, però ecco proprio come nell’esempio del boxeur da aumentarne il prestigio con incontri di comodo, servirono ulteriormente  ad aumentare la fama del giovane generale come la più fulgida emanazione dello spirito, non della Storia come avrebbe voluto Hegel, ma della Rivoluzione , si!    Alla fine di tale esotica campagna difatti sembra quasi che Napoleone sia tornato in Francia come spinto da un impulso irresistibile e sovrastorico di rimettere le cose a posto con il famoso colpo di stato del 18 brumaio 1799. Ma anche in questa occasione come tutte le precedenti, la verità è di tutt’altro segno. Il 18 brumaio non è stato  né concepito, né preparato da Napoleone, ma dal Direttorio raggruppassi attorno a Seyez, che aveva allestito ogni cosa e Napoleone fu ammesso a partecipare al complotto in virtù del suo prestigio (come abbiamo visto gonfiato) acquisito in Italia e anche nell’inutile ma suggestiva campagna d’Egitto: va notato che il Direttorio aveva pensato di servirsi di un altro Generale, magari meno gonfiato, ma molto più concreto e con truppe a disposizione  come ad esempio Moreau, o Augereau o Bernadotte, ma ecco,  proprio quel particolare di avere  truppe a disposizione era si un elemento di sicurezza per il piano, ma era un qualcosa che avrebbe potuto incanalare il  colpo di stato in una dittatura militare; ancora una volta il fortunoso Generale aveva un elemento a suo favore:  quello di avere tutto il suo esercito in Egitto e a Parigi non avere nessuno che lo conosceva, nessun soldato, che fosse tenuto ad ubbidirgli. E difatti quanto successe a Saint-Cloud  quel famoso 18 brumaio,  sulle prime sembrò confermare le riserve che Seyes e il suo gruppo di complottisti avevano osservato scegliendo Napoleone: al momento di invadere il Parlamento  i Granatieri che non conoscevano personalmente Napoleone non si sentirono
legati ad alcun obbligo di marciare, e sembrò che tutto stesse lì lì per fallire ; il colpo di Stato riuscì perché Luciano Bonaparte si presentò non come fratello del Generale  ma come Presidente del Consiglio dei Cinquecento, solo allora i soldati intervennero: Fu qui, in questa occasione che il generale senza esercito, ma con crescente spregiudicatezza riuscì a fare quello che gli riusciva meglio : il bluff ! …e con consumata abilità tornare a giocare la partita a cui lui doveva tutto e cioè l’avventura italiana e a rimettere nel piatto la posta di quell’apparente trionfo ed enorme prestigio cui la Francia intera nata giusto 10 anni prima dalla Rivoluzione dell’89, doveva il suo lustro. La presunta necessità di ristabilire l’ordine del trattato di Campoformio cui l’Austria nel periodo della sua assenza era tornata a rimetterne in discussione le clausole, era il pass partout che consentì a Napoleone di prevalere nel triumvirato  con Seyez  e Ducos, farsi nominare Primo Console e indire una seconda campagna d’Italia che cominciava nella maniera più appariscente e suggestiva possibile, con il rifarsi alla celeberrima traversata di Annibale delle Alpi. Qui siamo in un quadro assai differente di quello della  prima campagna d’Italia, ora Napoleone in quanto Primo Console non deve più sottostare a piani precostituiti  e fa di testa sua.  L
a seconda coalizione antifrancese che si era costituita coi primi mesi del 1799 , questa volta ispirata soprattutto dalla Gran Bretagna e sempre imperniata sull’Austria con la preziosa alleanza della Russia, che aveva gettato nella bilancia tutto il suo numerosissimo esercito e che sulle prime era riuscita  per merito del suo Maresciallo Suvorov  a riconquistare  gran parte dell’Italia settentrionale e abolire le varie Repubbliche  ispirate alla Francese:  la Cisalpina, ma anche quelle tipo la Napoletana e la Romana che si erano andate costituendo tra numerose potenze europee: Il 1799 era stato un anno turbo lentissimo da un punto di vista militare con alti e bassi da ambo le parti, bisogna  dire però che già prima del ritorno sulla scena di Napoleone, le armate rivoluzionarie francesi in quel turbolento ultimo anno del secolo , avevano effettuato una serie di controffensive vittoriose  come quella del Gen.Guillame Brune in Belgio che aveva respinto un esercito britannico  sbarcato per aiutare gli alleati della coalizione e soprattutto quella del Generale Andrea Massena  che aveva sbaragliato russi e austriaci a Zurigo, costringendo il Maresciallo Suvorov ad una disastrosa ritirata  attraverso le montagne. Quindi anche il fatto che l’arrivo di Napoleone con la sua nuova Armata che aveva denominata “Armata di Riserva” sia coinciso con un radicale cambiamento di musica è vero solo in parte. Con l’inizio del nuovo anno lo Zar Paolo ritirava il contingente russo  e l’Austria si ritrovò praticamente sola contro la Francia Anche il Generale Moreau d’altronde  aveva ricominciato a muoversi sul Reno e con notevole successo, mentre   Massena il grande, l’invincibile  Massena ritiratosi per opportunità strategiche dalla Svizzera si era trincerato in Genova e l’aveva difesa strenuamente, tenendo  impegnato  il grosso dell’esercito e consentendo pertanto a Napoleone di effettuare il suo fantasioso e roboante piano di attraversamento delle Alpi .
L'IMMAGINARIO GONFIATO
L'Armata di Riserva attraversò il Gran San Bernardo dal 14 al 23 maggio; le truppe, ostacolate dal forte di Bard  e quasi prive di artiglieria, sbucarono con difficoltà nella pianura ad Ivrea e Bonaparte prese l'audace decisione di marciare subito su Milano per interporsi alla linea di comunicazioni dell'armata austriaca impegnata a Genova e ricercare una battaglia immediata e decisiva. Il 2 giugno l'armata entrò a Milano e quindi il Primo console avanzò verso sud, attraversò il 
Po,  deviò verso ovest e raggiunse Stradella . Il 4 giugno però il generale Masséna aveva dovuto cessare la resistenza a Genova ed evacuare la città con le sue truppe ed il generale von Melas poté dirigere una parte delle sue forze contro Bonaparte. A questo punto il Cte Austriaco Melas pensò bene di radunare il grosso del suo esercito e attaccare battaglia, nella pioana di Marengo,  cosa però che non fu affatto capita dal grande genio militare Napoleone Bonaparte che fece il netto contrario di quanto aveva fatto a Lodi: in quella battaglia cui lui stesso adduceva l’inizio del suo straordinario successo come stratega,  aveva difatti scambiato una retroguardia per  il grosso dell’esercito, qui a Marengo aveva fatto di molto peggio, aveva scambiato il grosso dell’esercito per una retroguardia e quindi aveva frammentato le sue forze nel territorio tra
la fortuna di marengo
Stradella e Marengo , ivi compreso le due divisioni del valentissimo generale Dexais che lo aveva appena raggiunto dall’Egitto unendosi all’ultimo momento all’Armata di Riserva. Fatto a pezzi  dalla disparità di forze in campo  l’esercito francese sembrava irreparabilmente battuto e difatti il Generale austriaco  Melas era smontato da cavallo per inviare  dispacci a tutte le corti d’Europa che l’Armata di Napoleone era annientata. A Marengo il vincitore quindi non era stato Bonaparte, ma Dexais che disubbidendo agli ordini del suo superiore  aveva rinunciato a raggiungere gli obiettivi  da quello assegnategli, insospettito dal rumore delle artiglierie che non era quello di uno scontro con una retroguardia e era sopraggiunto alla piana di Marengo per lanciare le sue fresche  divisioni contro un nemico convinto di avere vinto unitamente a quella frase che
ancora oggi viene utlizzata per indicare una vittoria improvvisa e insperata “una battaglia è perduta!?”  pare rispondesse a Napoleone che gli dettagliava la situazione “c’è il tempo di vincerne un’altra!” Grande Generale Dexais, pessimo Bonaparte che era caduto in una trappola come un principiante o comunque come di uno che di tattica e strategia ne masticava pochino; e vieppiù molto molto opportuno,  il giovane subalterno che nello slancio dell’attacco aveva avuto il buon gusto (per Napoleone) di farsi attraversare il cuore da una palla nemica, che non gli aveva dato il tempo neppure di dire “ah”   e di certo non quella litania che il solito teatralismo di Bonaparte, oramai non solo attore protagonista , ma egli stesso regista, anzi proprio come si dirà in seguito nella lingua francese per indicare lo specifico mestiere di chi è preposto a inventare storie “metteur en scene” ,   aveva imbastito a bella posta…. “muoio per la gloria del Nuovo Console e la grandezza della Francia” o balle del genere. Dexais a Marengo nel giugno  e Moreau in Germania a Hoehnliden nel dicembre,  consentirono al Primo Console Napoleone Bonaparte di ristabilire ed anzi rafforzare l’ordine di Campoformio, con due successivi trattati quello di Luneville con l’Austria (1801)  e quello di Amiens con l’Inghilterra (1802)  ed ergersi davvero come l’unico continuatore della Rivoluzione  nonche’ arbitro della delicata situazione europea.Tra i fattori più rilevanti  di tale nuova situazione  la Repubblica Cisalpina  si trasformava nella Repubblica Italiana con capitale Milano e Bonaparte Presidente, e alla Francia andava anche tutta la riva sinistra del Reno: sembra il trionfo dopo 13 anni dalla Presa della Bastiglia, ma è un equilbrio molto fragile perché  fondato solo sulla forza delle Armate francesi e sulla capacità di bluffeur del suo Generale/Primo Console, che all’indomani di Amiens, già nel 1803 ne forzava le clausole, annettendosi il Piemonte la cui sorte non era stata regolata dal trattato. Comincia così quel “gioco al massacro” della guerra come unica possibilità, che avevamo già indicato come maledizione di un personaggio che non può far altro se vuole conservare il potere : guerra e….vincere, sempre vincere, quasi senza appello, come lui stesso in più di una occasione aveva rimarcato. A protestare per l’annessione del Piemonte  è l’Inghilterra , ma ben presto anche Austria e Russia e poi anche Prussia saranno trascinate  nel vortice. Se a questo punto ci fosse stato il generaluccio del ’96, molto probabilmente le cose non si sarebbero così prolungate, ma è doveroso ammettere che a questo punto il personaggio proclamatesi Imperatore aveva cominciato ad imparare anche  il mestiere di Generale;  la fortuna poi continuava a tenerlo sotto la sua protezione ed ecco la serie di battaglie  che hanno enfatizzato la sua fama: Austerliz ! ecco questa si!... sfolgorante vittoria  che 
coronava tutta una serie di  scontri vittoriosi minori attribuibili però più a singoli suoi sottoposti che a lui, Austerliz  è  comunque una grande vittoria,  è una Rivoli ancora più magnifica che toglie dall’agone l’Austria costringendola al duro armistizio di  Presburgo  e l’Imperatore all’abdicazione, e almeno momentaneamente induce lo Zar Alessandro al ritiro del suo contingente dalla guerra. L’entrata in campo della Prussia  riaccende la guerra, ma oramai non c’è che dire l’uomo delle gonfiature, delle vittorie di comodo enfatizzate da un potere opportunista e manipolatore,  è diventato un esperto miltare e va osservato dispone di sottoposti di prim’ordine: il solito Massena, ancora Augereau,  Bernadotte, Murat   e nuovi nomi, Davout, Soult, Lannes, Brune, Ney tutti Grandi Signori della guerra : A Jena Napoleone sbaragliava i Prussiani , mentre nella stessa giornata il suo Maresciallo Davout  travolgeva ad Austadt un secondo contingente prussiano . La battaglia successiva  di Eylau contro Russi e Prussiani  avrebbe dovuto rappresentare un campanello di allarme perché dopo oltre un anno di successi  fu una vera e propria battuta d’arresto e la vittoria fu accreditata ai francesi solo perché con una abile manovra del proprio comandante  Benningsen l’esercito russo effettuò una perfetta ritirata strategica e i Francesi rimasero padroni del ghiacciato e desolato campo di battaglia stracolmo di cadaveri. Qualche mese dopo oramai in estate, una netta e bella vittoria a Friedland fecero dimenticare la carneficina di Eylau e portarono all’armistizio di Tilsit , ma di lì a poco altre nubi cominciarono ad adombrare l’apparentemente fulgore dell’Impero:  la campagna di Spagna e una seconda terribile battaglia-carneficina a Wagram, anche questa una sorta di vittoria di Pirro  E’ sempre quella maledizione alla guerra continua di cui abbiamo parlato, ma è una maledizione che ha una struttura precisa, che risiede sempre nello spazio/tempo in cui tutto era cominciato, ovvero quella valle del Po in Italia dove un giovane inesperto  generale era stato fatto passare per un novello Cesare con vittorie gonfiate, inesistenti e seguite  da un meccanismo di accumulo di ruberie e gabelle cui il giovane generale aveva prestato un suo volenteroso talento. Wagram fu l’ultima vittoria di Napoleone di poi il destino cominciò a volgere il suo lato più oscuro e non ci fu più la fortuna a proteggerlo a dimostrargli il suo favore: Bisogna ammettere che come Generale era diventato bravino , in Russia a Lipsia, nella difesa dei confini francesi  nel 1814 ed anche nella stessa Waterloo, più volte mostrò un oramai consumato talento militare “manovra l’artiglieria come una pistola” pare disse di lui Wellington,
WATERLOO
ma questa discreta bravura non lo salvò dal disastro, dalla rovina senza più appello e a concludere tristemente la vita in un isolotto sperduto in un quotidiano struggente rimpianto. Una amarissima conclusione che in qualche modo faceva parte di quella ardimentosa teoria dell’azione scritta da un ufficialetto francese Guibert ai tempi degli scontri di Federico II e Maria Teresa, e che durante quella prima campagna d’Italia fu il breviario operativo del giovane generale Napoleone Buonaparte, cui restano affidate molte delle controverse azioni militari e civili in territorio italiano .  La tesi del presente scritto è che a consuntivo l’intera vicenda dell’uomo Napoleone Bonaparte, può essere addotta proprio a quella prima campagna d’Italia del 1797/97:  l’essere preso quasi casualmente e comunque con molti lati oscuri, ad attore protagonista di tutta una serie di manipolazioni abilmente condotte e propagandate da un potere corrotto e spregiudicato, la recita di una parte nella quale poi finì per identificarsi fino a dirigere lui stesso le scene successive, doveva per forza di cose consegnare il soggetto ad una totale dipendenza da tutte le varie maschere indossate. Chi ha sempre usato maschere non riesce più a disidentificarsi dalle varie rappresentazioni e finisce per non ritrovare più se’ stesso frammentandolo in tali rappresentazioni. Avrebbe detto Pirandello “uno, nessuno, centomila”   

mercoledì 29 gennaio 2025

SONO STATE TUTTE STRONZATE

 

Diciamo che la recente farsa pandemica e' stata un po' il mio Hume come risveglio del sogno dogmatico per Kant : qual'era il mio sonno dogmatico prima che i virus dalle cinque alle sette, i caffe' in piedi ma non seduti, i parchi ostracizzati, ma non le riunioni politiche e tutta la serie di inaudite stronzate tra museruole, green pass, vaccini inutili e anzi iatrogeni, venissero a irrompere nel quotidiano fino a fare esplodere ogni precedente certezza. Nasceva così il sospetto che non solo la coeva stronzata fosse quanto mai di fuori di ogni ragione, ma anche tutte quelle che l'avevavo preceduta : la peste di Atene del 480 a. c. quella di metà trecento, la piu' tristemente nota e anche per molti versi la più simile all'attuale, quindi quella di Roma nel 1528, quella dell'europa centrale e dell'italia settentrionale del 1630 e infine la Spagnola di dopo la Grande Guerra : ebbene proprio se ci disponiamo ad un'attenta riesamina di tali pestilenze vedremo che hanno tutte tratti comuni, ovvero un precedente, anzi una concomitanza di precedenti: carestia, guerra, assedi, spopolamento di campagne e inurbamento di città, condizioni igieniche al collasso, sporcizia e sudiciume - altro che pulci, ratti, pipistrelli, semmai questi erano delle concause del sudiciume e delle difficoltà sociali, dando legittimo credito alla nota affermazione di Bernard " il microbo é nulla, il terreno è tutto " e ridicolizzando la tesi dei microbi maligni del cialtrone e copione di Pasteur (che si avvalse degli studi di un ben altro studioso Bechamp, che ovviamente si rifaceva a Bernard.) Allora ci si chiederà; qual'è la causa delle grandi epidemie della storia? Lo volete davvero sapere? Ebbene ve lo dirò in un
orecchio : LA PAURA. Solo la paura e il terrorismo mediatico indotto dai soliti noti e qualche volta meno noti. Perché lo devo dire sottovoce? : eh signori!!!c'è solo una cosa che fa paura a chi sparge la paura : chi non ha paura.... e su costui dagli con gli insulti, gli anatemi, l'indignazione, a suo tempo della religione, ora della cosidetta scienza.

Quello che vado dicendo da mesi, e che se qualche dubbio me lo dava, che fosse la solita pappa, gonfiata per non chiari fini, ora i recenti fatti, la spasmodica viscerale incollatura di governo e loro lacchè, alle poltrone, il modo di imitare i kapo' dei volenterosi carnefici di sinistra, carnefici della Libertà, mi ha convinto del tutto. Non c'è nessun virus, anche perche' nessuno ha mai visto nella realta' del terreno un virus, quindi niente di diverso dai soliti. Di vero e anche lampante c'è solo il complotto per tutto un resettaggio mondiale della civiltà che è ordito dalla intesa tra consumismo e comunismo in una accezione di terrorismo mediatico sanitario ad alto livello informatico. Utilizzo un articolo di un Manager Luca Carta che scrive su FB che affronta i documenti che il World Economic Forum (WEF) espone .: "Il documento spiega senza mezzi termini che la recessione dovuta ai lockdown non è un fatto negativo, ma è un'occasione preziosa per togliere di mezzo finalmente alcuni mercati giudicati obsoleti e sostituirli con 20 nuovi grandi "mercati" che permetteranno una gloriosa rinascita in tutti i paesi che aderiranno a questa "rivoluzione". La parola "mercato", usata nel documento, è assolutamente riduttiva, perché in realtà si tratta di 20 nuovi sistemi economici, sociali e politici che cambieranno il nostro modo di lavorare, di produrre, di prendere decisioni politiche e, non ultimo, di usare il nostro denaro. In effetti tale "resettaggio su 20 punti" questo Schwab
l'ideologo, e promotore del Great Reset lo ha detto molto chiaramente : se viene a mancare l'America sarà alquan
to Zoppo, e a ben vedere tutta la colossale truffa e mistificazione delle elezioni americane del 2020 che hanno visto mobilitate tutte le forze piu' bieche e piu' oscure del neoliberismo postmodernista nonche' del sinistrismo ipocrita e buonista, era volta a scongiurare la rielezione dell'unico uomo che poteva impedire all'America di entrare a farne parte : Donald Trump. Difatti Il documento fa una disamina dei vari paesi del mondo, facendo una distinzione ben precisa del ruolo che potranno avere in questo "Reset". Quali paesi governeranno questo grande reset e quali lo subiranno I paesi piu' qualificati per governare il Grande Reset sono: Per il loro elevato sviluppo socio istituzionale: Olanda, Lussemburgo, Danimarca, Germania e Norvegia. Per le loro potenzialità di generare dirompenti innovazioni tecnologiche: Giappone, ancora Germania, Stati Uniti, Sud Corea e... Francia. Seguono poi paesi con economie ricche, ma con un sistema tecnologico immaturo che richiede ulteriore innovazione: Medio Oriente (Bahrain, Saudi Arabia, United Arab Emirates), Est Asiatico (Indonesia, Malaysia) Isole (Barbados, Cipro, Malta, Mauritius, Seychelles) Africa (Kenya e Namibia). Per ultimi vengono citati paesi con economie avanzate (anche se obsolete) che richiedono un reset sociale e istituzionale (indovina un pò chi fa parte di questo gruppo? - Repubblica Ceca, Israele, Italia, Giappone, Spagna, Polonia e Ungheria. Questi paesi hanno due alternative: restare indietro e subire tutte le conseguenze della recessione causata dai vari lockdown, oppure modificare profondamente la propria società e le proprie istituzioni per renderle adatte a sviluppare i 20 nuovi settori instaurati dal Grande Reset. Lo ammetto questa spiegazione di Luca Carta, mi ha reso le cose molto più comprensibli : Da tutto questo discorso possiamo spiegarci alcune cose del lockdown italiano che ci erano sempre apparse strane. Ad esempio: 1. Perché il governo non sembra preoccupato di "darsi la zappa sui piedi" portando alla morte alcune attività che in fondo gli pagano le tasse? Risposta: Alcune attività produttive giudicate "sacrificabili" dal Grande Reset possono essere colpite dal lockdwon senza rimorsi. La tua impresa è fra quelle considerate "sacrificabili"? Lo scoprirai quando il secondo lockdown non si farà scrupolo di varare misure che la affosseranno del tutto.
2. Perché il governo mette in lockdown le prestazioni sanitarie ordinarie pur sapendo di allungare cosi' le liste di attesa a livelli tali da rendere poi quasi impossibile smaltirle nei prossimi anni? Risposta: Il Grande Reset prevede un rapporto diverso tra istituzioni e i nuovi settori.Tra questi "nuovi settori" ci sono anche nuove forme di assistenza medica e di servizi e prodotti sanitari che verranno diffusi in modo molto diverso da oggi. In futuro, le istituzioni pubbliche non saranno piu' un ostacolo alla diffusione di tali servizi, che diventeranno in gran parte a pagamento. Al contrario, ci sarà una perfetta sinergia tra la politica e le esigenze di marketing di "Big Pharma" e degli altri settori della scienza medica. Ma per arrivare a questo, bisogna prima neutralizzare e rendere inutilizzabili i servizi sanitari tradizionali. 3. Perché il governo sembra in alcuni casi andare controcorrente rispetto alle direttive del Grande Reset, ad esempio promuovendo ancora la scuola in presenza come un "valore" quando la didattica digitale è al contrario tra le priorità del Grande ? Risposta: l'Italia, quella di questo Governo sta già cercando di attuare i drastici cambiamenti richiesti dal Grande Reset, che potrebbero essere proprio quelli che dico io : le lobbies farmaceutiche sanitarie, unite ad un diffuso controllo mediatico/sanitario di tipo terroristico, che utilizza l'impianto comunista come il più appropriato ai suoi scopi e si serve di una classe politica totalmente squalificata pronta a farsi "volenterosi carnefici di libertà, e che restano individuati dalla ipocrita buonista mntallitaà di sinistra. Ci sono alcuni campi un po' complicati in cui il cambiamento sarebbe uno shock per la popolazione o andrebbe contro gli interessi dei gruppi di potere che lo sostengono. Per tale ragione, il governo cercherà sempre di capire in quali settori potrà "scappottarsela", ritardando un po' il cambiamento e facendo il "finto tonto". D'altra parte, i fautori del Grande Reset sanno bene che non tutti i paesi "fanalini di coda" dell'elenco precedente (fra cui l'Italia) riusciranno a realizzare del tutto o in parte l'ideale cambiamento da loro propugnato. Come avviene già da anni fra i paesi membri dell'UE, anche il Grande Reset tollererà la presenza di "pecore nere" da sovvenzionare con soldi pubblici mentre vanno alla deriva della storia (e l'Italia è un buon candidato per questo ruolo). Purché questi paesi non combattano i cambiamenti in atto e rinuncino ad essere protagonisti sulla ribalta internazionale, limitandosi a fare da utili comparse in vari scenari. In sostanza, quindi, possiamo dire che in questo secondo lockdown l'Italia puo' procedere con maggior sicurezza nel limitare i diritti costituzionali delle persone e nell'instaurare fenomeni recessivi che potranno distruggere alcuni settori, sia privati che pubblici. In questo movimento globale coordinato, si mescolano come sempre interessi generali (gli ideali del Grande Reset) e interessi locali (le esigenze di consenso interno e gli interessi di bottega dei vari supporter governativi). Diciamo che il World Economic Forum fornisce la cornice ideale, gli strumenti scientifici e tecnologici, le direttive generali che permettono a ogni lockdown di avere un senso storico e quindi una giustificazione politica e morale. I paesi non sono tutti uguali e quindi non faranno tutti lo stesso balzo in avanti economico e sociale auspicato dal Grande Reset. Per alcuni di questi, la recessione non sarà un "evento salvifico", una seconda nascita di stampo quasi religioso, sarà recessione e basta...In conclusione, certamente il processo di "reset" è iniziato anche in Italia, ma fino a quale profondità e in quali settori si spingerà in questo angolo di mondo è ancora presto per dirlo. Al momento, di certo possiamo dire che la sanità, il denaro digitale e poco altro sono già in profonda trasformazione. Ma ci sono li' fuori altri 18 settori strategici che l'Italia non ha nemmeno iniziato a sfiorare col pensiero, figuriamoci iniziare una profonda riforma all'interno di essi. e diciamoci la verità forse, anzi di sicuro io sono troppo vecchio per accettare toutt court queste profonde modificazioni davvero alla Grande Fratello che qui sono prospettate. Riporto l'articolo, mi colpisce per la lucidità dell'analisi, ma ovviamente non posso essere d'accordo e mi batterò fino allo spasimo, mi batterò fino alla morte che rappresenta una fin troppo desiderabile evenienza pur di non finire come nel libro di Orwell È davvero surreale il mondo in cui ci stanno portando, l'intento supremo é quello di abrogare del tutto qualsiasi anelito di rapporto e scambio sociale, difatti lo si vede dai settori e attività presi di mira: tutti luoghi di aggregazione e di socialità. Come fino a poco tempo fa l'unico valore accettato dal capitalismo a carattere consumista  era quello di scambio, ora in questa ultima fase dove il consumismo ha trovato un insperato alleato delle sue più perverse intenzioni il comunismo (nell’accezione della Cina certamente  per via del tipo di capillare controllo messo in atto da tale regime) e un esecutore delle sue mire di deprivazione della libertà individuale e dell’abrogazione di ogni vita sociale,  la odiosa mentalità invidiosa e ipocritamente buonista di sinistra l'unico interlocutore accettato non è l'uomo, ma la macchina Si porta così a conclusione il processo iniziatosi con la Rivoluzione Industriale di espropriazione di riferimento  di essere al mondo dall'uomo alla macchina, che viene quindi assimilato ad un complesso di ingranaggi con insita la possibilità di usura e sostituzione di pezzi, assemblaggio e composizione. In questa fase l'uomo non solo é diventato come una macchina, ma le sue possibilità di rapporto e comunicazione vengono ammesse solo nella modalità di scambio non più con altri esseri umani, sia pure automatizzati, ma con meccanismi informatizzati. Nel vocabolarioTreccani si dice alla voce Negazionismo: " Termine con cui viene indicata polemicamente una forma estrema di revisionismo storico (v. revisionismo), la quale, mossa da intenti di carattere ideologico o politico, non si limita a reinterpretare determinati fenomeni della storia moderna ma, spec. con riferimento ad alcuni avvenimenti connessi al fascismo e al nazismo (per es., l’istituzione dei campi di sterminio nella Germania nazista), si spinge fino a negarne l’esistenza o la storicità. .Sarà la Treccani, ma trovo la interpretazione molto riduttiva e faziosissima, direi quasi commissionata a bella posta. assurdo poi attribuire tale termine solo al fascismo e al nazismo , ma come mostro più avanti io cerco di applicarla ad ogni periodo storico Io mi sento negazionista questo è ovvio, ma in un senso più critico, più da studioso minuzioso, come legittimo dubbio su interpretazioni un pò troppo stereotipate della storia tipo chessò la spedizione dei Mille che da sola avrebbe liberato l'Italia meridionale e senza l'aiuto dell'Inghilterra, il ruolo della Contessa di Castiglione e la meschina spregiudicatezza di un Cavour, l'odio feroce tra Garibaldi e Cavour che portò quest'ultimo ad un colpo apoplettico durante una burrascosa seduta della Camera sulla questione dell'Esercito Meridionale, in cui Garibaldi apostrofò il presidente del consiglio dell'epiteto di lenone (pensiamoci bene: mica tanto a torto!) ed ancor prima: che il Generale Bonaparte sia stato quel fulmine di guerra durante la campagna d'Italia del 1796/97 e non solo un solerte esecutore delle disposizioni del Direttorio , molto aiutato dalla fortuna e anche dopo, come ad esempio a Marengo, e venendo a tempi più recenti: che Kennedy sia stato ucciso a Dallas dal solo Oswald, che Moro sia stato ucciso dalle BR e non da qualcuno molto, ma molto più potente e si!!!!! arriviamo all'oggi : che ci sia in atto una pandemia di un micidiale virus (quando anzitutto bisognerebbe appurare cosa sia veramente un virus e guardare un pò più a Bernard (il microbo è nulla, il terreno è tutto) , a Bechamp e non a Pasteur che di quest'ultimo ha saccheggiato le sue scoperte, quindi a Rife e infine ovviamente ad Hamer che ha rivisitato la maggior parte delle cosiddette scoperte della medicina allopatica altamente iatrogena, come proprio i recenti fatti hanno dimostrato . Insomma per me negazionista significa essere un tantino anticonformista nei giudizi storici ed anche scientifici: anticonformisti, ma anche informati, aperti alle più svariate possibilità e senza mai dare nulla di scontato. Se dobbiamo dar retta al signor "non-so-tutto-ma-ci-provo!" ,responsabile di tutta questa situazione non è il virus impazzito, complotti di poteri forti, fuga di bacilli da laboratori...., no! niente di tutto questo, più o meno alla Spectre, senza che spunti fuori il James Bond di turno, anzi quello originale, lui il grande Sean Connery, ma la cosa più semplice, più banale e anche più antica di tutte : LA PAURA. si-vabbè, lui ha parlato di sintomo che coi grandi numeri transiterebbe nel simbolo, un io penso che deve cedere il passo ad un es, che non parla, non spiega, non giustifica, ma semmai ripete con tutte le sue modalità sempre una certa cosa, ripete per il semplice motivo che non è mai capita. La paura e' la più efficace delle emozioni, a volte può tornare utile nell'economia e tornaconto dell'esserci, ma se estrapolata dall'accadimento contingente e trasferita con appunto il sintomo, nell'organico , allora diventa davvero pericolosa e nefanda; peggio ancora, se con l'applicarsi ad una moltitudine, allora dal sintomo passa al simbolo, dove il referente non è più un singolo corpo, ma quello di tutti, o quasi tutti. Ecco che abbiamo il quadro della epidemia o addirittura pandemia, che è riscontrabile oggi con inquietantissime similitudini a tutte le precedenti occasioni di diffusione: la spagnola del 1919, la peste di Milano del 1630 di cui abbiamo un eccezionale resoconto nelle pagine dei Promessi Sposi, quella di Roma dopo il Sacco del 1528 e quella davvero globale, tanto da essere definita la pandemia per eccellenza, la peste nera del 1348. Ma viene da chiedersi : la paura di che? Del male in sè, è ovvio, del contagio, con tutto il diffondersi di quegli episodi di isteria collettiva, che sempre Manzoni ha condensato nel saggio aggiunto a I Promessi Sposi "Storia della colonna infame" ma viene ulteriormente da domandarsi "questa paura però è paura di paura, ma qual'è la sua origine, da dove viene ? dai topi, dalle mosche, dagli scarafaggi o da altri animali, serpenti, pipistrelli, vampiri, insomma sempre animali che nell'immaginario collettivo hanno sempre una valenza fortemente ripulsiva, oppure da untori che agiscono all'ombra di chissà quale complotto (l'untore della Colonna Infame si è evoluto oggi in un tecnico di laboratorio che per dolo o per sbaglio si è lasciato sfuggire un non meglio precisato batterio, virus che sia, in grado di diffondersi a macchia d'olio e seminare morte , distruzione e....panico : ecco ci siamo ritornati alla paura ....ma se invece di essere un effetto fosse proprio lei la causa ? come i sintomi più pericolosi sono quelli indotti dalle loro stesse manifestazioni, innescando nel corpo una sorta di corto circuito, (sempre il solito discorso perchè non sono capiti) così a livello di simbolo che si ripete, più grande e impressionabile è una moltitudine più quel certo effetto sarà moltiplicato e ingigantito. Eh si! bisogna ammettere che il "signor-non-so-tutto-ma-ci-provo" sarà un pò complicato, astruso e anche un titinin criptico, però va preso nella debita considerazione : LA PAURA ALLA BASE DI UNA PANDEMIA! diciamocela tutta: è piuttosto plausibile. D'altronde anche la sua cura, preventiva o correttiva che sia è piuttosto opinabile: venuta da dove non si sa? originata da chi? anche in merito al suo superamento, alla auspicata guarigione, nessuno può stabilirne con precisione a chi o a cosa sia dovuta. e se fosse proprio ...nevvero signor non-so-tutto-ma-ci-provo???? all'allentamento della paura, fino alla sua totale dismissione ! (non ce se ne ricorda più!) Dimenticarsi di aver paura, bello no? c'è una cosa però da rimarcare: tale dimenticanza è sempre avversata e scongiurata dalle classi al potere e dai loro lacchè i cosidetti media ed anche apposite classi sacerdotali, che fanno di tutto perchè mai e poi mai l'uomo superi del tutto la paura, non c'è niente come la paura che tenga imbrigliate le genti , le renda docili e ossequiose ed anche all'occorrenza astiosi e ostili verso chi non rientra in tale ordine , perchè ricordiamolo sempre: niente fa paura come chi non ha paura. Non a caso una persona che alla cosidetta scienza riduzionista in particolare nella sua emanazione della medicina istituzionale e iatrogena, ha fatto una paura proprio "nera" e' stato Rick Geerd Hamer lo scopritore del nesso tra mente e corpo e l'ideatore delle 5 leggi Biologiche , ovvero un tutt'altro modo di affrontare i problemi della salute e della malattia. Proprio per il suo nuovo approccio a tale problematica, che in sostanza ha debellato tutte le oscure paure correlate al morbo maligno, alle diagnosi infauste, e ha disvelato la iatrogenicita' della medicina farmacologica, Hamer e' uno che al sistema fa paura. In verita' paura e pandemia sarebbero un prodotto di un Es rozzo non mediato dalla ragione e quindi un simbolo, a integrazione e moltiplicazione della malattia individuale, così come registrata attraverso il sintomo dall'io !? Sostanzialmente la sconvolgente rivelazione del sogno di stamane sarebbe tutta qui, e francamente passate un certo numero di ore, non mi pare niente di così sconvolgente. Certo c'è la diversa modalità di rapportarsi ora con l'una ora con l'altra, anche se poi a ben vedere le cose non sono così nettamente separate, anzi rappresentano quella solita musica delle due facce di una stessa medaglia. Difatti anche il sintomo che sarà pure l'essenza stessa dell'io, ha una valenza simbolica, solo che non è quasi mai riconosciuta, rientrando subito nella catalogazione della coscienza e andando a costituire una rigida nosografia che si presta ai vari protocolli di cura, spacciati per guarigione . Il signor Mario Nardulli di cui questo "signor-non-so-tutto-però-ci-provo" si è fatto portatore, però rappresenta una notevole eccezione per non dire una vera e propria discrasia a tale assunto e questo fin dalle prime esternazioni del rapporto con la malattia : la tubercolosi dell'autunno del 1959, gli orecchioni della primavera del 1963.Per la prima vigeva il simbolo della cattiveria incarnato in un bulletto più grande soprannominato Ovatta, che lo vessava negli anni dell'infanzia, che successivamente si era andato ad ammalare di tubercolosi con grande impressione e clamore di tutto il quartiere e anche suo , il cui inconscio aveva pensato bene di anticipare la traslazione di classi di appartenenza teorizzata da Ignacio Matte' Blanco nel trascinamento del suo inconscio da un insieme infinito all'altro (ovviamente rapporto individuato una trentina d'anni dopo); per la seconda gli orecchioni, aveva fatto leva sul significato letterale del termine e non su quello diagnostico: orecchioni = grandi orecchie. e come mai ? semplice? per sentire meglio la serie di racconti e resoconti della nonna paterna sulla persona del nonno paterno e suo omonimo tra vari periodi storici per lui di grande fascinazione (Era Umbertina, Belle Epoque, Esposizioni Universali, Palermo dei Florio, poesie d D'Annunzio, Gea della Garisenda e Campagna di Libia , Grande Guerra , Rivoluzione d'ottobre, Fascismo, etc.) Più simbolico di così???? proprio eguale ad un sogno, ad un atto mancato, ad un lapsus , ovvero tutti i famosi "discorsi riusciti" analizzati da Freud di cui malattia e sopratutto pandemia che vede decuplicare gli effetti, sono espressione.

lunedì 27 gennaio 2025

CAMBIAMENTI NOSTRO MALGRADO

 

Quanto siamo stati cambiati  dalla recente disavventura che l'umanità ha appena attraversato? I Parchi interdetti ai bambini, le spiagge deserte e con inseguimenti sul filo di lana se ad uno veniva la voglia di farsi quattro passi tra mare e sabbia, i caffe' dalle 5 alle 8 , in piedi e non seduti, i lasciapasssare chiamati suggestivamente green pass, le restrizioni, insomma  l'assurdo piu' assurdfo  eletto a comun denominatore di tutto questo nostro pseudo civilizzatissimomondo  del terzo millennio: L'assurdo eletto a prassi quotidiana   ha indubbiamente prodotto dei vistosi cambiamrnti  che prima di quel marzo 2020, almeno nel mio caso  non  si lasciava tanto condizionare  da illazioni piu’ o meno fantasiose su di un presunto e costante complotto di oscure e imprecisate  forze a danno dell’intera umanita’ con palesi intenti di predominio e prevaricazione;  insomma il libri di Huxley, di Orwell e anche quelli di un Philip Dick, di un Breadbury, di un Matheson restavano nel serbatoio della fantasia, mescolando scienza e politica giustappunto con quella  parola di premessa “fanta” che aveva un correlato forse ancora più immediato piu’ che nei romanzi di Ian Fleming, nella serie di traduzione cinematografica che ne era stata fatta dell’agente 007James Bond, cui ancora oggi il volto dell’attore Sean Connery ne resta il piu’ convincente protagonista Un Agente 007  in  perenne lotta contro il subdolo “Dottor No”di una ancora

piu’ fantomatica setta  denominata Spectre, dove tutte le paure e apprensioni in materia di distopia e complotti venivano come accantonate e mantenute in una sorta di cassetto di ripiano piu’ basso, riservato appunto alle fantasie e sogni meno probabili.  Quello che e’ accaduto nel marzo 2020 e l’incubo dei mesi, addirittura anni,  successivi, perlomeno fino alla fine dell’estate del 2022 ha spalancato quel 
cassetto   e all’improvviso tutto il materiale informe in esso contenuto a cominciato a prender forma, andandosi a depositare sui neuroni del nostro cervello con lo specchio di disvelare un qualcosa che si era sempre relegato alla fantasia, ad un irrazionale persino un tantino  caricato e di certo neppure pensabile che potesse informare la realta’ . La verita’ e’ che  di colpo siamo stati costretti a fare marcia indietro sulle  nostre convinzioni, sulle nostre credenze di razionalita'  e tutto sommato di intrinseca giustezza dello status quo,   e non solo in termini di idea,  ma con tanto di interpreti atti a recitare la parte del Dr.No con molta piu’ veridicita’ dei vari attori che nei film di James Bond si erano succeduti, ovvero i quanto mai vivi e vegeti quindi concreti reali :
Rotschild, Rockfeller, Soros, Gates, Schwab, con in piu’ gli svariati livelli di  servi (Macron, Trudeau, Merkel,etc.) i vari finanzieri e banchieri (Draghi, Monti,etc) fino alle infime categorie dei giornalisti, opinionisti e pseudo esperti da TV. (talmente infimi da non meritare neppure una menzione). Questo va rilevato sull'intera concezione storica, che ha un riscontro preciso in teorie e prassi emerse negli ultimi secoli, con l'avvento di una concezione del mondo incentrata sul denaro, il commercio, l'economia, il mercato e il riferimento ad un solo valore, dopo l'elisione di tutti i valori che un tempo si scambiavano, che è il valore di scambio. Beh!!! non nego che qualche volta anche io avevo inceduto in fantasie poco ortodosse, tipo dubbi sul fatto che fossimo stati sulla luna, che invece del Titanic fosse affondato il suo piroscafo gemello Olimpic, la teoria delle quattro lune di Horbiger e qualche altra fantasia riprese da un ricettacolo di simili  informazioni che fu il libro di Pauwels e Bergier “Il mattino dei Maghi”   che avevo letteralmente divorato nella mia fanciullezza. l’alchimia, il Mistero della cattedrali come  riportato da Fulcanelli, pero’ ecco mai e poi mai mi ero lasciato minimamente convincere dagli avvistamenti di UFO, alieni e roba del genere con tanto di rapimenti con tutto che negli anni sessanta e settanta ero un assiduo frequentatore del caffe’ lo Zodiaco , il cui proprietario

Epifanio Del Buono straconvinto assertore della,  non solo esistenza ma addirittura frequentazione di frotte di alieni,  ti si sedeva nel tavolo dove eri magari con una bella ragazza  per raccontarti le sue strampalate avventure di alieni mostrandoti anche un ritratto del capo di tali alieni, ovviamente suo intimo amico  che guarda caso  era spiccicato a lui. 
Al di la’ di tali sempre un po’ estemporanei entusiasmi per questa o quella teoria,  o fantasia come la si voglia chiamare, c’è stato in me pero’ un sospetto: non e’ che tutte queste illazioni  di complotti nasconda in realta’ una sorta di compensazione sulla società, di chi, ecco il punto dolens,  nella vita professionale e sociale non è riuscito a combinare un granché? Si lo ammetto questo e’ il sospetto che mi ha sempre tenuto nei limiti e non mi ha fatto mai oltrepassare il confine della credenza assoluta in simili teorie. Gli alieni, le astronavi  nella preistoria di Kolosimiana memoria, Il terrapiattismo e vai chi piu’ ne ha piu’ne metta….e anche quel
 tipo di lamentela che fa si che ci si senta eternamente vittime, un ampliamento del “piove governo ladro”, che si riversa nel troppo caldo, nel troppo freddo, nel “le stagioni non sono piu’ quelle di un tempo” ed ancora  geremiadi sulla troppa delinquenza, sul traffico, sull’inquinamento, sul buco dell’ozono, sulla crisi energetica , sul traffico, sull'insicurezza, insomma su tutto, che poi e’ anche  un po’ quello che l’immancabile Freud aveva osservato nei suoi studi, nella fattispecie nel saggio “il perturbante “ dove c’e’ appunto questo individuo sempre insoddisfatto sempre lamentoso che finisce
per essere giustappunto estremamente fastidioso, nelle sue connessioni  patologiche di continua geremiade e che nel mio caso personale ha sempre informato la dizione di “rompicoglioni” - rompicoglioni che ha una sorta di imprimatur di immaginario collettivo nella quasi religioso ossequio dell’antico adagio popolare “ muore il bue e l’asinello, muore la gente piena di guai, solo i rompicoglioni non muoiono mai”. Riserve dunque grosse come una casa su questo vero e proprio mondo del complottismo, dove gioca, anche questa componente non secondaria del suo credo, che pero’ un po’ paradossalmente la farsa della recente distopia, ha  enfatizzato in maniera abnorme creando una ridda di figure di uccelli del malaugurio spacciati per esperti, pennivendoli da strapazzo e quant’altro che hanno affollato fino al parossismo tutti i mezzi di comunicazioni, dalle televisioni, ai social, alla stampa, financo  agli intrattenimenti ancora  concessi con l’adozione forzata di   strumenti di coercizione, tipo i lasciapassare per vaccinati, le museruole, l’interdetto, la forzata riprovazione sociale con tanto di paladini ingaggiati dal sempre in vendita mondo dello spettacolo e della informazione  (attori di cinema, di serie televisive, conduttori di programmi, giornalisti, opinionisti  etc.) ed ancor su disposizioni degne del migliore Woody Allen nel film “il dittatore dello stato libero di Bananas :
il non poter prendere il caffe’ seduto, ma in piedi si - in casa si, ma fuori no - in un tram si, sulla spiaggia no,  per scongiurare il contagio da  un sempre piu’ improbabile virus che aveva i suoi tempi dalle cinque alle sette  come una stanza ad ore di una puttana. Sono queste figure, la totale irrazionalita’ dei vari provvedimenti adottati, che hanno manifestato la nefandezza del potere e quindi, come nel mio caso, hanno ridato corpo ad una serie di perplessita’ che prima di tale grande farsa erano state accantonate e relegate nel registro del “ poco maturo “ o addirittura nel “perturbante “ del saggio Freudiano. Vedere capi di Stato che mandavano amatemi, cosidetti esperti che cantavano canzoncine  natalizie sul tema del “vaccinatevi, vaccinatevi” era insomma  vedere la realizzazione delle assurde disposizioni del Woody Allen nel citato film, insomma un vero e proprio “cio’ che e’ irrazionale e’ reale e viceversa, in netta contrapposizione con la massima Hegel, che quindi anche questa e  la sua tanto strombazzata filosofia della dialettica, delle varie morti:  dell'arte, della scienza, della storia, con le sue vacche tutte nere e una improbabile nottola che volava solo sul fare del tramonto, diventava una cumulo di  emerite stronzate. 


venerdì 17 gennaio 2025

LA ORRIDA PENOMBRA CHE ABBIAMO ATTRAVERSATO

E' finito il "peggior periodo della nostra vita" tristemente personalizzato da questo anziano demente  John  Biden elevato  ad epiteto di una figura tragica, che esprime perfettamente l’intima crudeltà e l'impietoso cinismo della politica neo liberale e globalista  - le situazioni imbarazzanti e tragicomiche in cui  Biden è stato  coinvolto con cadenza quotidiana, in mondovisione, travalicano il concetto di “gaffe” 
trattandosi  infatti di impudiche esibizioni di un anziano, gravemente senescente, con una manifesta condizione di avanzato deperimento mentale, qualcosa che meriterebbe solo la pietà dei suoi cari ( ecco  nonno Biden meriterebbe di trascorrere i suoi ultimi anni con dei cani da compagnia o magari dei nipotini, che, se sufficientemente piccoli, potrebbero trovarsi perfettamente a loro agio nelle sue patetiche esibizioni )... invece no, ce lo siamo trovato quotidianamente spiaggiato in un’atroce rappresentazione di sfaldamento fisico e mentale, che ci rammenta mestamente l’inesorabile trascorrere del tempo,  ma anche il grado di perversione del capitalismo avanzato odierno con la sua prassi di liberismo mescolato al piu’ rigido comunismo (per intenderci di stampo cinese o al limite del leninismo della rivoluzione bolscevica e del regime staliniano). In un’epoca che mostra sempre più apertamente l’essenza del liberismo reale, così come i precedenti trenta anni avevano messo
alle corde il sistema del comunismo reale, 
Biden ha rappresentato  l’esemplificazione piu' cruda del modo in cui il liberismo va a braccetto con il comunismo riassumendo le due cosidette ideologie nel nel melange del consumismo di mercato, laddove emerge la considerazione che questa unica prassi considera la politica : una manipolazione di marionette i cui fili sono tessuti e tenuti fuori scena dagli interessi del capitale e mantenuti in vita con i volenterosi carnefici della sinistra, una sinistra si badi bene oramai piu’ che venduta al dio denaro.  Già, perché il fatto che Biden fosse un fantoccio  era chiaro come il sole da ben prima delle elezioni del 2020  a chiunque avesse gli occhi per vedere Lo sapevano tutti…  si anche quelli del PD e del buonismo sinistrorso, e ovviamente anche lo stuolo sempre disponibile dei servi,  tipo  gli addetti ai mezzi di informazione di massa e a quelle specifiche professioni che potevano trarre enormi vantaggi economici dallo schierarsi senza onore e pudicizia dalla parte dei detentori di denaro e potere. In quell’unica medaglia con le due facce, quella lustrata dei bottegai e mercanti (liberismo)
e quella oscura sempre corrosa dall’invidia e dalla frustrazione dei comunisti e sinistrorsi in genere;  il problema del merito, del valore, della dignita’ ed anche della semplice competenza ed efficacia sono da questi  estremi rappresentanti del  "bottegaismo " della cultura anglosassone e ora americana,  non solo sconosciuti ma addirittura sistematicamente avversati. Per il liberalismo come per il comunismo il problema del merito e della competenza
  non si pone, perché il politico idealmente è semplicemente un prestanome, eventualmente con doti attoriali
attori e consimili come politici 

(da Reagan a Cicciolina, a Grillo a Zelensky esiste anche una brillante tradizione di trasferimenti diretti dallo schermo alla scena politica).
Ecco quindi spiegata la persistenza di biden per interi quattro anni  sulla scena del mondo : un individuo menomato e stolido  messo lì a recitare la parte  de “L’UOMO PIU’ POTENTE DEL MONDO”,  del “ COMANDANTE IN CAPO” dello  impero americano del commercio, del mercato, del denaro. Possiamo dire “Paradosso e basta così “ - senza contro paradosso, che era un po’ la controparte di un mondo vissuto con quella certa alternanza tra  arbitrio e ragione. Un Biden, forse figura un po’ piu’ tragica di altri epigoni di questa perversa prassi di potere nella melanconiadella estrema vecchiezza debilitante, tipo chesso’ il nostro Draghi, un altro figuro per fortuna scomparso dalla scena politica, anche se non ancora da quella economica finanziaria un vile usuraio come ha detto qualcuno degli ultimi esponenti di una politica non
ancora totalmente asservita al danaro, un mediocre ragionierucolo per dirlo con meno acritudine,  scelto come Capo del Governo e una marea di comprimari ognuno con una peculiarita’ fortemente debilitante (la sicumera pretestuosa di un Conte, la ignoranza di un De Maio, la psicopatologia ipocondriaca di uno Speranza, 
 l’inconsistenza di  quello che sono stati i governi di questa nostra povera Italia durante il buio periodo della farsa del virus inventato e della pandemia piu'  una serie di pseudo esperti fin troppo palesemente interessati solo alla mercede di un frequente apparire sui mezzi di comunicazione, a mo’ dell’eterno verso carducciano sul tirar le quattro paghe per il lesso”.
UNA NUOVA ETA' DELL'ORO?
Diciamo quindi che si e' fatta piazza pulita, con la strepitosa vittora e il ritorno di Trump, della punta massima di perversione del sistema capital/comunista, questo perche’ per il liberale così come per il comunista, il servo interessato solo alla mercede, è semplicemente l’ultimo dei problemi, visto che il politico è solo l'ultima rotella di una catena di trasmissione dell'interesse del capitale alla propria moltiplicazione - anzi, se qualcuno dovesse avere delle idee proprie, questo potrebbe rappresentare un grosso  problema: si creerebbe difatti  un attrito nel passaggio dei contenuti dalla sorgente al ricevitore. Il ruolo del politico liberale è idealmente quello di megafono stipendiato dei "desiderata" di chi paga il conto delle elezioni. I
l nocciolo della politica liberale sta infatti nel trovare i finanziamenti, canalizzarli, e garantire che chi paga veda tutelato il proprio investimento. Il resto, elezioni, discussioni, ecc. è vissuto con fastidio, come superfluo folclore. Ed è 
il sonno della ragione genera mostri
precisamente questa cosa che, altri stipendiati dagli stessi datori di lavoro, chiamano sui giornali "liberaldemocrazie occidentali", i 
 cui valori dichiarati ipocritamente eterni, siamo tutti chiamati a difendere costi quel che costi. Finche’ magari qualcuno non esca dal gregge e cominci a pensare con la sua testa, uscendo da quel sonno piu’ che dogmatico, che altro non ha fatto che generare i mostri del nostro quotidiano, impersonati giustappunto dalla melanconica figura di un Biden o dalle poco umane persone dei suoi padroni, i bottegai che da quasi settecento anni a questa parte si sono impadroniti delle leve,  non solo del potere, ma anche dell'essenza stessa dell'umanita' 

 

lunedì 23 dicembre 2024

UN REALE SEMPRE SFUGGENTE

 

Ho piu’ volte ribadito tutto  il mio disprezzo per l’ideologia marxista in quanto troppo dipendente dal filosofo per me piu’ abominevole e cioe’ Giorgio Hegel che fin dai primi approcci,  ancor prima della terza liceo,  mi e’ sempre apparso quanto mai antitetico a tutto il mio sentire e sapere  - la famosa dialettica per me di un semplicismo disarmante con quel suo schematismo, di tesi, antitesi e sintesi - le varie morti di praticamente tutti gli specifici umani Storia, Arte, Musica, Letteratura, financo Socialita’ come espresso in Fenomenologia dello Spirito col conflitto Servo-Padrone  in nome di una non meglio specificata funzione della filosofia -  le varie formulette e aforismi su voli notturni della nottola di Minerva, vacche tutte nere e quella vera e propria formula di pseudo logica col suo simmetrismo imperfetto  del “cio’ che e’ reale e razionale e cio’ che e’ razionale e’ reale”,  che mi ha sempre dato il senso della quintessenza della castroneria - come se non bastasse, poi c’è quell’ incontro con un gonfiatissimo personaggio storico, semplice attore di una parte  su copione prestabilito come Napoleone Bonaparte,  da lui identificato come spirito della storia, (laddove la parola spirito ha un che di fantasmatico e quindi ha sempre a che fare con la  morte, nella fattispecie la storia come senso dell’esaurimento di ogni tensione, stante la battaglia di Jena appena vinta da tale generale  e quindi una sorta di secondo principio della termodinamica, addirittura una sottospecie  di anticipazione della pulsione di morte de Al di la’ del principio del piacere di Freud: se una piu’ o meno fortunosa battaglia puo’ decidere di tutta la storia e farne un residuato di tensione mi sembra quanto mai riduttivo affidarsi ad personaggio così aleatorio anche da un punto di vista  dell’azione - difatti viene da chiedersi che cosa avrebbe provato Hegel appena pochi mesi dopo se il suo incontro con Napoleone fosse stato  all’indomani non della battaglia di Jena, ma di Eylau nel febbraio 1807 ? Nutro  tutti i dubbi possibili e immaginabili su tali profeti di apocalittiche tensioni che hanno probabilmente in Hegel  un primissimo assertore e di cui anche l’ultimo  della lista Francis Fukayama ,  individuando nella caduta del comunismo a Berlino,  a Praga, a Bucarest  e poi nel crollo dell’intera URSS (1991),  una ennesima fine della storia, in verita' ha sempre  un  po' il contrappasso del Vincent Price di l''ultimo uomo sulla terra" eccezionale e senza dubbio la migliore trasposizione del  romanzo di Matheson I am legend, che appunto riproponendo semptre il rituale de l'ultimo, enfatizza sempre la differenza .
Tutte queste morti annunciate hanno sempre come epilogo qualcuno che si ripresenta come fantasma, appunto giocando sui diversi significanti della parola “spirito” così ad esempio  Alain Badiou che ha tentato di riproporre l’ipotesi comunista  come cornice di riferimento per  analizzare e forse superare  la crisi dei tempi attuali. Diciamo che Badiou fa parte di quei pochi Marxisti che sono riusciti a trascendere il mio disprezzo per tale pensiero, ma non la mia perplessita’ per la sinistra in generale che come
abbiamo visto in occasione delle recente farsa, si e’ fatta serva dei piu’ marchiani interessi consumistici di turbo capitalismo e più esasperato neo liberismo.  Badiou si rifa’ ad Althusser e a Lacan e questo compensa  alquanto il suo dogmatismo, ma rimane sempre un marxista e le sue ipotesi di lettura della crisi odierna in  chiave della sua non sconfessata ideologia, non solo non convincono, ma sostanzialmente risultano velleitarie. Un altro discorso va fatto per un altro pensatore di estrazione marxista Slavoj Zizek , di cui proprio in questi giorni ho tra le mani un suo libro  “PROBLEMI IN PARADISO“ con sottotitolo  “il comunismo dopo la fine della storia"  che mi ha particolarmente intrigato per il suo tentativo di far riferimento da una parte a Lacan come Badiou, ma dall’altra al mezzo cinematografico inteso in senso scopico e didascalico/popolare trattando un immaginario che ricambia lo sguardo del reale solleticando un simbolico che non mostra la sua provenienza e neppure il supporto su cui tale sguardo si posa. Una chiara interpretazione psicoanalitica dunque che fa piazza pulita di tutti quei tentativi di seppellire storia, specifici e anche ideologie da Hegel a Fukayama,  che invece ribadiscono ad ogni angolo la loro perfetta vitalita’ e attendono solo di essere ancora una volta comprese, un po’ a mo’ del famoso integrale sui cammini di Feynman di cui vi e’ sempre un percorso alternativo per intenderne la rappresentazione di una certa sfaccettatura della realta’. Con Feyman siamo in presenza di particelle, flussi, onde, recentemente anche stringhe e superstringhe operanti in supersimmetrie - con Zizek mi e’ sembrato di ripercorrere  un tentativo di senso,  servendoci anche  dei mezzi di rappresentazione  di anche una mirata produzione cinematografica che  
ci mostrano come non solo l'ideologia non è morta, ma è possibile comprendere e spiegare complessi fenomeni sociali, come lacrisi di valori e di senso attuali, partendo

da quella che potrebbe essere intesa come evasione o forse per dirla,  facendo il verso al binomio Freud/Lacan,  come “svista”  Nel libro citato poi Zizek si serve, gia’ a partire dal titolo “ Problemi  in paradiso” di quello che e’ probabilmente il regista piu’ idoneo a rivestire il ruolo dell’integrale sui cammini di una diversa rappresentazione della realta’ che e’ arrivata a circondarci  in questo secondo decennio del terzo millennio : Ernst Lubitsch. Ecco l’incipit introduttivo del filosofo in relazione al confronto con il famoso film di Lubitsch del 1932 “Trouble in paradise” “ il film e’ la storia  di una coppia di ladri Gaston e Lily che ruba solo ai ricchi . La loro storia si complica quando Gaston si innamora di una delle sue vittime Mariette e qui cominciano “il problema = Trouble” , come indicato dal titolo che magari noi italiani non afferriamo subito per quell’inveterato viziaccio di cambiare i titoli originali, stravolgendone spesso il significato, anzi il significante , difatti in Italia il film arrivo’ col titolo “Mancia competente “  Nelle immagini di testa e’ difatti gia’ contenuto il senso del film : prima appaiono le parole “trouble in” = problemi in”  con sotto un letto e solo dopo la intera sequenza con anche la parola “paradise”  allora ecco che e’ subito chiaro che il paradiso in questione  ha a che fare con il sesso come sottolinea la canzoncina che fa da colonna sonora ai titoli : “that’s paradise/while arms entwine and lips are kissing/but if there’s somethings missing/that signifies/trouble in  paradise = questo e’ il paradiso/quando braccia  si intrecciano e labbra si baciano/ma se manca qualcosa/allora sono/problemi in paradiso “.
Quindi per dirla tutta, i problemi in paradiso sono problemi di sesso e uno come Zizek che e’ un cultore di Lacan non poteva che intenderlo come parafraso della celeberrima massima  lacaniana  “Il n’ya pas de rapport sexuel”
  non esiste alcun rapporto sessuale – il che nell’universo Zizekiano si traduce nell’attenersi al Reale  che e’ quello minaccioso e di Lacan  aggirando l’ordine speculare dell’immaginario e sfuggire il significante del Simbolico. Tuttavia questa passione condivisa dalla pornografia e dalla scienza è destinata a infrangersi contro l’irrappresentabilità del Reale stesso: più siamo convinti di approssimarci a questo nucleo incandescente, più esso ci sfugge. Žižek in questo senso è categorico: «Che cosa separa noi umani dal “reale Reale” cui la scienza mira, che cosa ce lo rende inaccessibile? Non è la ragnatela dell’Immaginario (illusioni, false percezioni) che deforma quel che percepiamo, né il “muro del linguaggio”, ossia la rete simbolica attraverso la quale ci rapportiamo alla realtà, bensì un altro Reale. Questo Reale è, per Lacan, il Reale inscritto nel nucleo stesso della sessualità umana: “Non c‘è rapporto sessuale”.
La sessualità umana è segnata da un irriducibile fallimento; la differenza sessuale è infatti la rivalità fra i due punti di vista sessuali, che non condividono un denominatore comune. Il godimento può essere dunque ottenuto solo sullo sfondo di una perdita fondamentale»
  che Lubitsch aveva intuito nel suo film essere quella della comprensione nel rapporto di entrambi le donne. La incompiutezza del comprendere tutti e tre  conferisce un tocco malinconico al film , dove nel finale campeggia  l’immagine di un letto vuoto  che richiama e conclude giustappunto nella malinconia del mancato appagamento, l’immagine dei titoli di testa   Vedere ciò che non deve essere visto non coincide con ciò che non può essere scorto se non in negativo, insomma. Sono esattamente le lacune dell’Immaginario e del Simbolico a tradire l’insistenza del Reale, sono i vuoti delle formazioni immaginarie e delle costruzioni simboliche a suggerire, nella loro irrimediabile lacunosità, la sua inafferrabile eccedenza, e per far questo ben venga la rappresentazione filmica che si inserisce come discorso mancato nell’ottica di una futura diversa comprensione, non solo attraverso l’analisi d capolavori, ma anche nella produzione meno raffinata e persino di film hard come dimostra l’esemplificazione di un recente tentativo di un porno divo e regista Raphael Siboni  che ha scelto giusto il titolo dell’aforisma lacaniano «Il n’y a pas de rapport sexuel» per evidenziare la mancanza del reale che il rapporto sessuale non esiste, è reso impossibile dal godimento dell’organo che impedisce la fusione dei corpi, che trasforma l’atto sessuale in una sorta di masturbazione in presenza del partner. : «Per quanti rapporti sessuali io possa avere, nessun rapporto sessuale mi permetterà mai “di fare e di essere Uno con l’Altro”. Esiste una obiezione irriducibile all’integrazione reciproca del corpo dell’Uno nel corpo dell’Altro. È come e’ noto  la tesi centrale del Seminario XX giustappunto il rapporto sessuale non esiste. Manipolando il meno possibile il materiale di partenza Siboni trasferisce l’aforisma lacaniano nel genere che, apparentemente, si presta meno a convalidarne l’autenticità.
A giocare un ruolo decisivo è proprio l’avverbio “apparentemente”, poiché, concatenando blocchi di sequenze con stacchi ridotti al minimo, Siboni  ottiene un doppio, antitetico risultato: parlare direttamente della pornografia contemporanea, articolata per categorie repertoriate con parole chiave per facilitare la ricerca sul web, e mostrare indirettamente l’irriducibile distanza dall’oggetto rappresentato di questi frammenti meta-cinematografici archiviati in privato, dal momento che mostra il film nel suo farsi, dal momento che filma il film, intrattiene necessariamente una distanza col suo oggetto. Nel caso delle riprese questa materia siamo ancor piu’  nell’ambiguo, poiché è al tempo stesso un archivio personale e un prodotto commerciale destinato allo sfruttamento commerciale sotto forma di “falsa diretta”» Proprio quello che oggi si e’ ridotto il mondo nell’alludere a valori che forse non ci sono mai stati come la lealta’, l’onore, la tradizione, una forma addirittura di sacro, presentando solo il vuoto di una mancanza nella forma di una vacua rappresentazione, che si colora di parole oramai sempre piu’ vuote ….ecco il perche’ il pasticcio in paradiso che puo’ essere benissimo inteso come l’impasse attuale dove c’e’ chi parla di morte di storia e altri specifici (Hegel, Fukayama), chi di Kali yuga, o eta’ dei servi (Esiodo e antiche culture), chi invoca un nominalismo senza riscontro come la sinistra e le varie aporie tipo Societa’ Aperta di Popper e tentaivo di messa in pratica del suo allievo George Soros, chi pero’ anche di ripresa, di recupero, magari con nuove formule di organizzazione sociale la teoria del mondo multipolare di Dugin, l’euroasiatismo, chi ha parlato di cavalcare la tigre come sosteneva  Evola, per  recuperare una tradizione anche senza averla mai avuta, contando sul fatto che tanto sono solo giochi di parte  nei vari registri indicati da Lacan ; Immaginario e Simbolico per ovviare ad un Reale che e’ sempre mancanza

sabato 21 dicembre 2024

SCIABORDIO D'ONDA

 Quando si parla di onde e relative funzioni con tanto di collasso, c'e' da scattare dalla sedia e  disporsi a sentirle tutte, perchè v'e' netta la sensazione che daje e daje , alla fin fine, si possa pervenire a qualche risultato di valore e non soltanto da un punto di vista teorico. I richiami sono molteplici e vanno dal vecchissimo calcolo infinitesimale di Leibniz con limiti e derivate, che allora erano dette flussioni, agli integrali con calcolo di nuove aree mentali

quale ad esempio quello sui cammini di Feynman, ma ci si puo' ispirarsi a D'annuzio che l'onda la faceva sciacquare, sciabordare e anche altro. solo onde dunque? L'equazione di Schrodinger in effetti mi sembra piu' elegante, salvo a tener conto   di Heisenberg e al suo principio di indeterminatezza, e sopratutto allo assioma di cambiare opinione ad ogni punto di vista, per quanto tu calcoli faccia, ovviamente infinitesimali. Idealmente mi servo di un amico fisico quantistico e immaginiamo una vasca vuota. Una pallina lanciata in questa vasca seguirà un percorso, districandosi tra le curve, gli incavi, le eventuali scanalature anti-scivolo. Ora riempiamo la vasca con del liquido opaco, che non ci faccia più vedere le forme del fondo: che so, acqua e inchiostro. Se lanciamo un'altra pallina, questa affonderà creando piccole onde sulla superficie dell’acqua. Se prima, alla domanda “dov’è la pallina?” avremmo potuto rispondere con certezza in ogni istante, ora la domanda ci troverebbe un po’ spiazzati: “È sott’acqua, di preciso non saprei. Per quello che ne so, può essere ovunque”. Proprio in quel momento squilla il telefono. È il nostro amico fisico che, anche lui, aveva riempito la sua vasca di acqua e inchiostro. È una strana moda a quanto pare. Ci chiama per raccontarci una scoperta sensazionale. Le onde scaturitesi sulla superficie dell’acqua dal luogo di inabissamento della pallina non sono semplici onde d’acqua, hanno un significato più profondo: la loro ampiezza indica la probabilità di trovare la pallina in un punto se infiliamo proprio lì la mano in acqua.“Se immergi la mano in corrispondenza di una cresta dell’onda vedrai che è molto più probabile trovare la pallina, rispetto a pescare in un altro punto”, ci dice. Nonostante la teoria suoni bizzarra e poco plausibile, decidiamo di testarla. Dopo molte, molte, molte, molte, molte immersioni di mano, l’implausibile idea del nostro amico sembra in effetti spiegare la realtà. La probabilità di trovare la pallina in ogni punto è in perfetta corrispondenza con l’ampiezza dell’onda. Ma questo è nulla in confronto a quanto scopriamo effettuando l’esperimento. Ogni volta che la mano immersa trova ed afferra la palla, l’ondeggiare dell’acqua smette istantaneamente! La superficie torna tutta perfettamente piatta, eccetto in corrispondenza del nostro braccio immerso. L’amico fisico non sembra così sconvolto anzi. “Beh, è ovvio”,  dice, “quando la tua mano trova la pallina in un determinato punto, per esempio sopra al buco dello scarico, la probabilità che la pallina sia sopra il buco dello scarico diventa istantaneamente certezza, e la probabilità che la pallina sia in qualsiasi punto diverso da quello diventa istantaneamente zero. Quindi la superficie dell’acqua deve tornare piatta”, conclude spavaldo, come se non si rendesse conto che quanto affermato contraddice qualsivoglia intuizione e buonsenso. A livello di particelle elementari, ci dice la meccanica quantistica, non solo esistono onde di probabilità, non solo esse collassano improvvisamente non appena una particella elementare viene “afferrata” durante un esperimento come nel nostro assurdo esempio della vasca, ma dobbiamo anche dimenticarci del fondo della vasca e della pallina. Ci sono solo le onde di probabilità. Dobbiamo smettere di pensare il fotone, l’elettrone e le altre particelle elementari come palline che si muovono nello spazio, che possiamo seguire e delle quali possiamo prevedere il moto. Addio determinismo, addio fisica classica. I nostri oggetti e sistemi descrivibili in maniera deterministica che tanto ci sono cari sono solo l’approssimazione di un mondo microscopico dove non ci sono palline e particelle come siamo abituati a pensarle, ma — come vogliamo chiamarle, entità? cose? stati? — cose di cui possiamo descrivere solo la probabilità di essere in una determinata posizione, o di avere una determinata proprietà, come ad esempio la velocità.

Questa probabilità evolve nel tempo seguendo un’equazione (l’equazione di Schrodinger) molto simile all’equazione che descrive il moto di un’onda che scaturisce da una pallina che cade in acqua. Queste cose, queste entità, le vediamo solo quando si manifestano in uno dei nostri strumenti di misura (come l’occhio per i fotoni). Solo cioè quando interagiscono con qualcos'altro. 

NASCITA, MORTE E MARE

  Abbiamo osservato nel parallelo articolo sul Blog capotesta Lenardullier.blogspot.com,  che la nascita ha come suo momento clou il parto, ...