mercoledì 20 marzo 2024

BOTTEGUCCIA E BOTTEGONA


 Nazione bottegaia per antonomasia,  l'Inghilterra ha cominciato ad egemonizzare il mare nel XVI secolo  e una volta costruito un vero e proprio impero marittimo e cioe’ fondato sull’elemento fluido, mobile per eccellenza, senza confini e senza quasi limite se non quello della sua assoluta predominanza, si e'  spasmodicamente adoperata per espandere questo dominio a tutto il contesto continentale europeo. Va sottolineato come in tale prassi   non si sia servita di  mezzi diretti, tipici di tutte le compagini nazionali europee del calibro di Francia, Prussia, Austria, Russia, ma piuttosto abbia adoperato l’arma della spregiudicatezza, quando non addirittura  del vero e proprio intrigo con sistematici raggiri e inganni di diversa portata sempre al fine di seminare zizzania tra gli Stati continentali e indurli  a farsi guerra tra loro: questo sulla premessa del considerare il mondo intero come un grande mercato, raggiungendolo in ogni angolo, in ogni piu’ nascosto anfratto grazie al potenziale di movimento del libero scambio marittimo. Attenzione,  pero’ tale liberta’ del valore di scambio, su questo l’Inghilterra e’ sempre stata ben determinata, non e' stato mai applicato  con equita’ su tutti gli Stati, ma in forza del dominio del mare e di una tecnologia sempre piu’ concepita a proprio favore, cosa che diverra’ preminente a seguito della cosidetta Rivoluzione Industriale, fenomeno originariamente di chiara marca anglosassone, finisce per riguardare solo un Paese e cioe’ se stessa. V’e’ di piu’ : per operare al meglio con  tale prassi e rimanere ancora piu’ nascosta, lo Stato,  il potere reale, ma anche il  governo, i diversi potentati che operano sempre sul lato economico, che si compiacciono  di definirsi democratici non operano direttamente, ma utilizzano il meccanismo delle sette, rifacendosi, per convenienza e utilitarismo ancora piu’ mascherati, ad un antico passato molto poco verificato, e cioe’ al leggendario tempio di Salomone e alla confraternita della libera muratoria - cioe’ le persone abilitate all’esercizio della professione di architetto (archè – techne’ = tecnica del principio) nella impersonificazione del mitico Hiram appunto il costruttore del tempio, ucciso da alcuni suoi allievi per carpigli il segreto del fare edificatorio. Il nome di “setta”si tramuta in quello di “Loggia” e la Massoneria (anche il nome e tutta la simbologia ad essa correlata richiamano la Libera Muratoria di Hiram e del tempio di Salomone )  diviene di fatto una sorta di braccio operativo dello Stato che assume sempre maggiore rilevanza fino a incanalre lei la direttivita’ della politica e della stessa Casa Regnante, sempre piu’ subordinate al potere economico e al principio del libero mercato,  pero’ a senso univoco. Tramite la Massoneria,  lo spirito marittimo dell’Inghilterra si fa sempre piu’ subdolo e tende a seminare zizzania tra gli stati continentali unicamente per conseguire vantaggi economici che alla fin fine vanno a coincidere con i propositi di dominio di tutta l’area europea. Come diceva   Raleigh    “chi domina il mare, domina il commercio del mondo e a  chi domina il commercio del mondo, appartengono tutti i tesori del mondo e il mondo stesso” ecco questa potremmo definire la massima a mo’ di imperativo categorico della bottegaia Inghilterra e del suo braccio operativo: la Massoneria. Nell’ambito di quel seminare zizzania e provocare sempre piu’ scontri tra i popoli continentali, di certo grande piacere dovettero provare i nostri bottegai e loggisti  con le guerre fratricide tra Austria e Prussia e l’emergere di nuovi effimeri campioni di quell’ancora non appannato del tutto carisma del  prode guerriero come e’ il caso di Federico II di Prussia uno degli ultimi epigoni a essere qualificato dell’epigono di “grande”, ma ci sono altri ambiti che possono essere interpretati secondo canoni alquanto diversi da quelli ufficiali  come quello ad esempio del “cui prodest” di una rivoluzione, ovvero un sovvertimento violento e improvviso di un certo “Statu quo “ la risposta e’ presto data : sempre a loro: bottegai e loggisti, gente che oramai antepone a tutto l’interesse economico, il denaro, il commercio, il mercato e ne ha fatto dei veri e propri parametri di misurazione della rilevanza della potenza di una intera civilta’ nel mondo.

Cosi’ anche la cosidetta rivoluzione delle colonie americane di poco antecedente a quella in territorio europeo in Francia, denota quasi uno spirito di contro assicurazione, si' da garantirsi 
una entita’ territoriale piu' vasta,  ma sempre conservando lo spirito talassico  come per   per assicurarsi anche nel futuro una base operativa in grado di mantenere quella supremazia non territoriale, non militare, ma marittima e quindi continuare ad esercitare il potere commerciale. Non e’ quindi un caso che tutti i principali protagonisti della rivoluzione americana, sia dalla parte dei ribelli che da parte del governo inglese fossero dei conclamati massoni a cominciare da Washington ed anche dal famoso marchese   Lafayette, generale sia dell’esercito dei ribelli americani che successivamente della Francia rivoluzionaria. E lo stesso vale per tutti indiscriminatamente i protagonisti della rivoluzione in Francia: Lafayette,  Marat, Danton, Robespierre. Saint Just, Barrat, Carnot, tutti framassoni a prescindere dalle idee politiche di destra o sinistra secondo la pseudo differenza che deve proprio al periodo della Rivoluzione la ben nota differenziazione nominalistica. Viene quindi da chiedersi, stante questa pronunciata presenza massone (anche la celeberrima presa della Bastiglia difatti fu guidata da drappelli guidati da noti massoni) se l’Inghilterra non ci abbia messo lo zampino sia nella sua preparazione che nella sua realizzazione, ovviamente l’Inghilterra tramite il suo braccio operativo della Massoneria che, proprio in virtu’ di questi due eventi che fanno seguito alla Rivoluzione Industriale, piu’ che un braccio abbia assunto il ruolo della mente.  Si obiettera’ “ma come?” l’inghilterra nemica irriducibile di Napoleone, che addirittura sta dietro la rivoluzione francese? Suvvia….” Attenzione signori perche’ anche il Generale Napoleone Buonaparte fu originariamente affiliato alla Massoneria, anche per compiacere il suo piu’ indefesso padrino ovvero quel Paul Barras, che lo aveva favorito agli inizi della carriera  a Tolone promuovendolo da capitano a Generale e quale membro piu’ influente del Direttorio non solo nominato qualche anno dopo comandante dell’armata d’italia, ma gonfiate in maniera abnorme le sue battaglie, era stato il vero creatore del mito del nuovo genio militare. Solo che Napoleone una volta raggiunte le inusitate e insperate  vette della sua, diciamo  un po’ fortuna, un po’ opportunismo,  indubbiamente una certa scaltrezza, come aveva prontamente scaricato Barras, così aveva preso le distanze dalla massoneria e quindi anche dagli inglesi che anzi erano divenuti i suoi peggiori nemici. E’ successo spesso nella storia, che personaggi partiti da un certo contesto, lo abbiano poi abbandonato ed anzi si siano rivelati i piu’ strenui avversari di tale loro contesto:  così ad esempio il principe Eugenio di Savoia che aveva chiesto un incarico da Generale a Luigi XIV e non avendolo ottenuto era divenuto il suo grande nemico, prendendosi anche la soddisfazione di sconfiggerne spesso i suoi eserciti ,  così Benito Mussolini che partito da socialista massimalista e barricadiero era divenuto il Duce del fascismo e quindi il persecutore di tutta la sinistra, così perfino John Fitzgerald Kennedy dal pieno appoggio della mafia anche per la sua elezione, si era talmente  emancipato da tale influenza, che per impedirne ulteriori ritorsioni la grande mafia statunitense (Carlos Marcello, Santo Trafficante, Sam Giancana, etc.)  si era vista costretta a ucciderlo. La massoneria, e dietro di essa l’intero Paese dell’Inghilterra sempre piu’ asservito in ogni sua manifestazione al dio denaro, al commercio, al mercato e quindi all’elemento mare, entrambi sempre dietro ai disordini, alle sommosse, ad ogni piu’ piccolo turbamento dello “statu quo” di ogni singolo paese dell’europa continentale: Austria, nei suoi diversi

domini, ma anche nel cuore della sua capitale,  Regno delle Due Sicilie, financo nell’insignificante Regno di Sardegna, stimolando con tanto di generosi finanziamenti  da parte di uno della piu’ potente famiglia massone i Rotschild, a intervenire a favore degli insorti di Milano e dichiarare guerra all’Austria. Lo si sara’ capito,  siamo nel turbolento 1848, le feste per i bottegai cominciano in Sicilia nel gennaio e continuano per tutto l’anno a Milano, a Brescia, a Praga, a Budapest e come si e’ detto,  nella stessa capitale dell’Impero Asburgico Vienna, con strascichi anche nell’anno successivo. Strascichi che per fortuna sono stati tutti ricomposti e le rivolte tutte sedate. Sembra una sconfitta per le forze di mare ovvero i bottegai e i loro garzoni, pero’ sono riuscite nel colpo piu’ grosso e piu’ saturo di implicazioni : l’ allontanamento del principe di Metternich, il 
 garante di trenta e piu’ anni  di pace e di tutta terricola, senza bisogno di andare a ricercare astrusi mercati e un commercio che in verita’ alimenta piu’ che altro se stesso. E’ vero che il grande statista era alquanto invecchiato (75 anni) ma la sua perdita, si fara’ inesorabilmente sentire di li’ a poco, quando contando sulla pochezza dei successori di Metternich e sulla giovane eta’ e quindi inesperienza del nuovo imperatore Franz Joseph (diciott’anni al momento dell’ascesa al trono nel dicembre 1848), ancora una volta Inghilterra e Massoneria  erano  riuscite a seminare zizzania tra i Paesi  europei convincendo il borioso nipote di Napoleone, Luigi Napoleone autonominatosi anche lui imperatore, ad impegnarsi in guerra contro Turchia e Russia per il possesso della Crimea e finendo anche per coinvolgere l’altrettanto velleitario Regno di Sardegna tramite il proprio Capo del Governo il Conte Camillo Benso di Cavour  ovviamente fra massone anche lui e particolarmente asservito alla casa Rotschild, con la promessa di favorirne le ambizioni di sottrarre all'Austria il possesso dei territori dell'alta Italia di Lombardia e Veneto. La accennata inesperienza del giovane Imperatore austriaco, tra l’altro, proprio nel periodo piu’ acuto del conflitto per la Crimea, infiammato dalla passione di un romantico amore (per la famosa Sissi), e la assoluta incapacita’ dei governanti imperiali,  portera’ anche l’Austria dalla parte di Inghilterra, Francia e Piemonte finendo per mettersi contro l’altro grande impero di terra del continente difatti lo Zar di Russia infuriato per il mancato appoggio dell’Austria, che lui non aveva mancato di dare nel ’49 contro i ribelli Ungheresi, passera’ inesorabilmente dalla parte delle potenze succubi dell’Inghilterra e questo non solo non aiutando l’Austria contro Francia e Piemonte nella successiva guerra del ’59, ma mantenendo tale antistorica posizione ancora nel 1914 nella apocalisse della Grande Guerra. Come si vede  la bottegaia Inghilterra e la sua emanazione piu' informante la Massoneria,  sono state la zizzania d'Europa e con un'ottica un tantino piu' allungata  la disgrazia dell'intero pianeta che si e' trovato irretito in una spirale di violenza e  mercimonio che ancora oggi ne costituiscono come una ragnatela,  a protagonista cambiato pero' :  ricordate difatti quella sorta di di rivoluzione sotto controassicurazione come si era definita la guerra di indipendenza delle colonie americane? Ebbene si, sembra proprio che nella loro  spregiudicata gestione  dell'elemento liquido, mobile, marino ai fini commerciali, l'inghilterra o meglio con maggiore attinenza la Massoneria,  abbia avuto quel che si dice l'occhio lungo : le straordinarie potenzialita' dell'elemento meccanico  quale si era venuto ad affermare con la rivoluzione industriale difatti,  erano gia' chiare ai nostri volponi della massoneria  sul finire di quel XVIII secolo, con la considerazione parallela che l'Inghilterra era un'isola troppo piccola, troppo marginale per potere continuare ad  esercitare  un predominio mondiale dei mercati e dei commerci.  Ideale appunto una sconfinata isola quale si poneva il continente americano : l'america si configurava insomma come  una isola maggiore in grado di perpetuare il dominio  britannico del mare  su piu' vasta scala. In tal senso anche il politico Disraeli si era accorto di questo difetto di proporzione  in merito alla necessita' di mantenere  il predominio anglosassone del mare e difatti sotto forma di un romanzo nel 1847 aveva ipotizzato che la regina di Inghilterra si trasferisse in India ponendo la sua corte  a Delhi. Ma e' ancora  Schmitt nel suo libello Terra e mare che  ci informa che fu un ammiraglio americano  certo Mahan  che sul finire del XIX secolo  ratifico' in un saggio dal titolo inequivocabile
"The influence of sea power upon History 1660-1783" quell'antica visione di "isola maggiore " dei lungimiranti massoni che organizzarono la rivoluzione americana.  In tale saggio  si parla difatti delle possibilita' di una sempre piu' stretta cooperazione tra Inghilterra e Stati Uniti ravvisandone la piu' profonda ragione non tanto  nella  comunanza di cultura, lingua e costumi, quanto sul carattere insulare di entrambi le nazioni, differenziate solo dalle proporzioni e pertanto rendere necessario una sorta di passaggio del testimone dalla piu' piccola alla piu' grande , con il fine specifico  di mantenere il dominio mondiale dei mari anche nelle mutate e sempre piu' complesse situazioni geo politiche del pianeta.  Il carattere insulare degli Stati Uniti oramai palesatosi  all'affaccio del nuovo secolo, osservava Mahan in una nuova edizione del saggio nel 1904,  dovrebbe garantire la salvaguardia e prosecuzione  del dominio del mare  su base piu' ampia e con l'impiego piu' idoneo della tecnologia.  L'america insomma diventava  proprio quell'isola maggiore che i massoni della guerra di indipendenza delle colonie americane si erano configurati in grado di perpetuare la conquista britannica  del mare e anzi proseguirla e ampliarla su piu' vasta scala promuovendo quindi  un accezione di "mare angloamericano" sul mondo intero , cosi' come era accaduto in occidente solo una volta sia pure in una diversissima accezione : con l'Impero Romano e la denominazione di "mare nostrum"
Bisogna convenire che la prospettiva di Mahan (e della massoneria del 1776) ha avuto una piu' che concreta applicazione sia da parte dell'Inghilterra,  che  dall'America  nel corso delle due grandi guerre mondiali del XX secolo e con  crescente e anche arrogante incisivita' proprio dagli Stati Uniti che specie dopo la caduta del blocco comunista nel 1989 si sono assunti il ruolo di  non solo dominatore, ma anche di  guardiano del mondo e di piu' che volenteroso carnefice di ogni liberta' . 

sabato 16 marzo 2024

SI COMINCIA DA UMANESIMO E RINASCIMENTO

 

Insisto con la mia tesi di operare una vasta vastissima operazione  di revisione critica, direi criticissima in quanto la storia che la stragrande maggioranza di libri, soprattutto quelli di scuola e anche di universita' che  ci hanno propinato sono un lungo e anche profondo inganno, o meglio una grande farsa con tanto di copione di messa in scena: tra l'altro non e' che la cosa sia un fatto recente, io dico che è perlomeno dal 1348 con l'occasione di forse la prima grande pandemia dell'occidente che si e'  perseguito  con  questa farsa che ha forse avuto, ecco nei tempi odierni, in questo secondo ventennio del terzo millennio la sua manifestazione piu' eclatante e piu' preoccupante.  Le revisioni della nostra storia si rendono quindi assolutamente necessarie se vogliamo uscire dall'attuale dittatura ideologica fondata sulla menzogna e anche  su tutti quegli pseudo punti di vista che fino ad ieri prevalenti possono ed anzi debbono presentare un carattere decisamente iconoclastico. E' di grande aiuto tornare al pensiero di uno studioso realmente libero e originale quale solo un pensatore di "destra" puo' essere, ecco come Julius Evola che affronta proprio il concetto di evoluzione secondo il suo reale andamento che e' stato di involuzione e decadimento. Giustappunto una delle prime revisione affrontate da Evola fu quella del cosiddetto Rinascimento: questo periodo difatti viene correntemente considerato come una delle massime glorie della storia universale ed in particolare  italiana. Forse non è stato il Rinascimento, più che una antichità troppo remota, a conferire all’Italia la dignità di madre delle lettere e delle arti? Certo: ma altrettanto vero è che non per ultimo alla “tradizione” del Rinascimento si deve il fatto, che l’Italia fino ad ieri valse sì come un meraviglioso paese delle lettere, dei musei e dei monumenti, però abitato da un popolo, che dal punto di vista etico e politico non godeva proprio della miglior fama. In ogni civiltà “normale” il centro non può cadere nelle lettere e nelle arti: esso cade invece nei valori ascetici ed eroici, in una salda severa formazione della vita aliena da “espressionismi”, nella quale i principii superindividuali, le opere e le azioni stanno al disopra della “genialità” e della soggettività del singolo. Non è detto che in sensibilizzazione intuitiva ai principii generali – in sé stessi superiori al mondo delle arti e della “creatività” – che stanno al centro di una determinata civiltà. Ora, proprio l’opposto si è verificato nella civiltà del Rinascimento. In essa si è avuta una vera e propria orgia della soggettività “mediterranea” liberata da ogni vincolo, un pullulare tropicale di “creazioni” di ogni genere prive, in fondo, di ogni nesso unitario, non obbedienti ad un significato superiore, staccate da ogni forza formatrice politica o spirituale unitaria. Perciò, malgrado il suo splendore esteriore, la civiltà umanistica della Rinascenza rappresenta, da un punto di vista superiore, una caduta di livello, lo spezzarsi delle fila di una più seria e più profonda tradizione. Essa fu la controparte culturale e artistica di quell’individualismo disordinato, che si espresse politicamente nello stile delle Signorie e nelle eterne liti delle città italiane e dei loro condottieri. Essa contenne i germi, che dovevano dare a conoscere la loro vera natura nell’ illuminismo, nel razionalismo, nel naturalismo e in altri fenomeni della decadenza moderna. Infatti non è un caso che il Rinascimento goda di una predilezione non solo in ambienti letterari “neutri”, ma anche in ambienti massonici. Ancor parlando della famigerata Società delle Nazioni, in un congresso massonico internazionale, nel 1917, a Parigi, si celebrò “la rivolta, di cui l’umanismo della Rinascenza e la filosofia della grande rivoluzione francese sono le fasi salienti, più note e più prossime, e di cui lo spirito massonico esprime la stessa anima”. Il miraggio delle meravigliose creazioni del Rinascimento non deve in realtà far dimenticare il significato profondo relativo al fatto che la sua contemporaneità appunto con l’umanismo, col naturalismo e con la stessa Riforma, né deve far perder di vista la precisa funzione polemica e dialettica che tutti questi fenomeni, nel loro insieme e nella loro sinergia, ebbero di fronte alla precedente civiltà medievale. Chi non conosce la retorica della “affermazione della vita”, della “riscoperta della sacralità del corpo e della bellezza”, del superamento del “despotismo teologale e politico” e di tante altre espressioni di colorito fra l’immanentismo e il massonico che sono state applicate alla civiltà e al pensiero della Rinascenza? E lo stesso termine “Rinascenza” non svela già di per sé stesso l’istanza polemica, rivoluzionaria e antitradizionale ora accennata? Si rinasce da una morte o da un sogno: e ciò sarebbe stato il Medioevo imperiale, ghibellino, feudale e dantesco; il Medioevo, che noi possiamo senz’altro chiamare ario e romano-germanico e che come tale, per noi, fu esso la vera Rinascenza. Là dove forze prima contenute rigidamente in una unità per via di una tensione superiore passano di nuovo allo stato libero, si può aver la sensazione ingannevole di una maggiore vitalità, di un dinamismo, di un risveglio. invece non si tratta che di dissoluzione e di dispersione centrifuga. Questo è il vero senso del Rinascimento. Non è che in esso si manifestasse una vita nuova e giovane: al contrario. Tutte le sue creazioni non si spiegano che sulla base della lesione della tensione metafisica e politica del precedente mondo imperiale c feudale medievale: esse rientrano nella via di colui che – per usare l’espressione di Guénon – si e distaccato dai cieli con la scusa di conquistare la terra e, possiamo aggiungere noi, di scoprire l’“uomo”. A chi abbia un senso della “terza dimensione della storia” su tale base si rendono comprensibili altri fenomeni connessi all’epoca del Rinascimento; come per es. l’intero ciclo delle “scoperte” e lo slancio dell’Europa verso le avventure e le conquiste transoceaniche. Quel potenziale, che prima si concentrava sulla direzione verticale, che trovava cioè il suo oggetto adeguato in valori trascendenti, nel punto in cui perdette contatto con tale punto di riferimento, si scaricò, per dir così, sulla direzione orizzontale, cioè nel dominio umanistico, fisico, naturalistico, particolaristico: da qui uno slancio senza precedenti, da qui l’orgia delle arti, delle lettere, del “pensiero”, della “libera soggettività”; da qui la espansione illimitata verso mari e terre sconosciute: ma, soprattutto, come conseguenza, da qui una fondamentale irrequietezza ed instabilità, una insoddisfazione che nulla varrà più a placare, quell’impulso, che Spengler dirà “faustiano” e che, a parte tutti gli orpelli intellettualistici, tradisce solo un male simile a quello del morso della tarantola.Non si può infatti placare con oggetti di questa terra un impulso cui poteva esser solo adeguata una realtà trascendente e l’approssimazione temporale ad essa, cioè l’Impero. Nel punto in cui l”uomo occidentale tradì la sua più alta vocazione, si è creato in sé stesso, nell’inquietezza e nell’insoddisfazione già indicata, la pena per questo tradimento.Da un altro punto di vista, col Rinascimento va a prender definitivamente il sopravvento una componente razziale “mediterranea”, individualistica, insofferente di ogni superiore principio di ordine, che già nel Medioevo era stata un focolare perpetuo di anarchia e di divisione, resistendo ad oltranza alla renovatio romani imperii, al tentativo romano-germanico di formare l’Occidente cristiano secondo una superiore concezione. Là dove nella civiltà dell`alto ghibellinismo, nell’etica feudale dell’onore e della fedeltà, nell’ideale umano dei grandi ordini Cavallereschi, nel simbolo ascetico-guerriero del crociato e così via tornarono ad imperare, in Occidente, vene della razza “solare” dell’uomo ario, ario-romano e nordico-ario, nella civiltà del Rinascimento venne invece al primo piano la razza obliqua  dell’uomo “bottegaio" Chi non ricorda la ballata di Lorenzo de Medici che sottolinea la caducità dell’esistenza e conclude con le parole: «chi vuol esser lieto, sia – di doman non v`è certezza»? Questa è la controparte pratica della “grande parata” dei creatori di quel periodo: è l’antitesi di quel senso dell’eterno e di quella volontà dell’eterno, che caratterizzò l’alto Medioevo. Qui deve anche esser chiarito l’equivoco di coloro che pensano davvero che la Rinascenza sia stata una ripresa dell’antichità classica e “pagana”: ciò che fu ripreso, effettivamente, furono solo gli aspetti negativi, già decadenti e “afroditici”, esterioristici e razzialmente sospetti della civiltà antica, non quelli originari, eroici, sacrali, tradizionali. Non Sparta e non il simbolo dorico, ma Atene e Corinto. Non la Roma sacrale e catoniana, ma la Roma ellenizzata e soprattutto il crepuscolo dell’antichità: il mondo ellenistico-alessandrino. In più, nella Rinascenza mancavano i presupposti per poter cogliere e discriminare quel che di valido, malgrado tutto, poteva sussistere perfino in questa parte del mondo antico Oltre che di un uomo “afroditico”, abbiamo parlato di un uomo prometeico. Ad esso si riferisce propriamente l’umanesimo della Rinascenza. Contro quel si è or ora detto, qualcuno, a testimoniare la ripresa di elementi spirituali e perfino iniziatici del mondo antico da parte della Rinascenza, potrà citare nomi, come quelli di Bruno, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola. La funzionalità di simili elementi nella Rinascenza, peraltro, si connette proprio a quanto di più oscuro ha agito in una tale epoca. Noi abbiamo infatti un vero e proprio processo di inversione consistente nel materializzare lo spirituale per divinificare la materia, Dio divenendo l’uomo e l’uomo divenendo Dio. Questo, in fondo, è il senso ultimo dell’Umanesimo. Questo è l’oscuro mistero che fu celebrato in sette e in gruppi occulti, i quali dovevano continuarsi proprio nella massoneria e qui tradurre senz’altro in termini di una azione sovvertitrice politica metodica e cosciente la “tradizione” da essi ricevuta. Si ricordi che la stella dei Soviet, simbolo dell’uomo collettivizzato e materializzato onnipotente e senza Dio, è il pentagramma, un simbolo magico che proprio nei gruppi “iniziatici”, dei quali non pochi esponenti della Rinascenza subirono direttamente o indirettamente l’influsso, ebbe una parte speciale.  È un segno, tra i tanti, della inversione propria all’“umanismo”, culto terrestre dell’uomo divinificato. Bisogna rendersi dunque conto che la sovversione combattuta oggi nelle sue forme estreme dalle nostre rivoluzioni restauratrici, ha avuto origine  nella Rinascenza, secondo le intime connessioni di essa con l’umanesimo, la riforma e il naturalismo. Non siamo partiti dal punto di vista artistico, quindi il valore che nel dominio tecnico delle arti hanno la creazione della Rinascenza resta del tutto impregiudicato. A chi esplora la “terza dimensione” della storia, ciò non impedisce tuttavia di riconoscere, che lo splendore apparente, l’opulenza e la genialità di simili creazioni sono valse, un po’, come le cortine di fumo che in una guerra moderna talvolta si usano per coprire una avanzata. E l’avanzata è stata di forze, nelle quali chi oggi si sente compenetrato da una nuova serietà, da una nuova volontà di formazione ario-romana tradizionale e virile del carattere e della vita,  difficilmente saprebbe riconoscersi.

venerdì 1 marzo 2024

LA TECNICA DEL CONFRONTO/SCONTRO E I SUOI MEZZI

Trascendenza, iper-trascendenza, individuazione, definizione, il confronto è sempre attraverso la "technè" ovvero chiamala tecnica, chiamala abilità, chiamala arte, dagli un "archè", uno svolgimento, e ovviamente i relativi mezzi di comunicazione e ti ritrovi sempre con uno strumento tra le mani di cui sei costretto a misurare le implicazioni: il graffite sulla roccia, la stele, la statua con gli occhi dilatati, il libello, il flauto e la lira; sono tutti mezzi di cui l'umanità si è servita per rapportarsi con il trascendere appunto, un qualcosa che si è sempre imposto come alternativa rispetto ad un organico, un biologico, eh si, anche un naturale, che con le loro "necessità" relegavano l'umano ad uno stato animale di cui tutti i Miti hanno valutato i tentativi di superamento. Così si comincia a cercare "un principio di tutte le cose", l'acqua, il fuoco, un non meglio precisato "Apeiron" arzigogolando su frecce che volano e sul "piè veloce Achille che non riesce a superare la sua tartaruga"... "l'uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono" diceva Protagora e certo la misura è importante, se si doveva decidere di mettere sul frontespizio all'Accademia la scritta "qui non si entra se non si è geometra!" Gheos = terra, Metros = misura, misuratore della terra; l'Accademia è quella di Platone l'inventore del "concetto" ovvero "quell'uno che sta per molti" e che pone una netta separazione tra "terra" e "cielo" inaugurando tutti i dualismi dell'occidente, che non hanno la quasi liquida sinuosità del simbolo dello Yin e dello Yang dell'Oriente, ma sono sempre opposti, contrastanti, antitetici, immettendo anche il principio del "valore" il mondo della terra dove l'albero non è l'albero, ma qualcos'altro, qualcosa che potrai ritrovare nella sua essenza solo in un iperuranio, "il mondo delle idee". Da una parte quindi qualcosa che non vale, dall'altra quello che vale e che costituisce l'essenza, direbbe Kant "la cosa in sè, ma anche il "noumeno" Ma il criticismo colla sua ragione pura e pratica, col suo giudizio e ovviamente le "categorie" non esaurisce il problema, dato che l'uomo non si è limitato ai giochetti della sua mente, ha anche sempre cercato di mettere, diciamo così, dei paletti al suo rapporto coi mezzi che la "technè" gli ha via via fornito: un costante omaggio a Prometeo il titano che col suo "pensare prima, in anticipo" = pro- methes, la technè, l'ha inaugurata, spezzando la necessità del tempo ciclico, quell'eterno ritorno dell'identico, che il pro-getto quell' altro tempo, quello del "kairos" che i greci antichi individuavano nel "tempo opportuno"riesce a sottrarre alla necessità. La prospettiva di Brunelleschi, di Alberti, di Rossellino e di tutti gli artisti a seguire, che sono si geometri, ma architetti e anche ingegneri, consente già qualcosa di nuovo, che racchiude quella parolina magica "pro": pro-gettare, pro-vvedere, pro-tendere.... e il mondo sembra prenderne atto fino ad andare anche alla ricerca dei "lumi" che possano rischiarare il cammino e non farci sentire "soli, sperduti nel buio" Una battaglia e' perduta, c'è il tempo di vincerne un'altra!" con questa frase, anche la prassi viene immessa nel contendere, si riveste di rutilanti uniformi, si impersona in un singolo, che viene gonfiato simulato, gli si fa recitare la parte del grande stratega e si convince la collettività manipolando, inventando, mentendo,(vedi mio articolo, anzi articoli sul "recitare una parte" nel blog principale Lenardullier.Blogspot.com ) si arriva a convincere persino lui che comincia a credere a quello che gli fanno recitare (Battaglia del Ponte di Lodi) entra nella parte e qualche anno dopo ha un ulteriore prestigiosissimo avallo dal filosofo per eccellenza, il filosofo della storia Hegel che vedendolo passare, sul suo cavallo bianco dopo la battaglia di Jena, esclama "ecco lo spirito del mondo!". La stampa , la comunicazione opportunamente manipolate servono a far passare idee e anche fatti come se fossero verità e la tendenza andrà moltiplicandosi : La nuova Musa, sul finire dell'ottocento, il cinema, fa scorrere, rende mobili le immagini e qualche decennio dopo vi immette anche la parola "signori, aspettate, aspettate un momento: non avete ancora sentito niente!" Poi arriva la televisione, che porta il mondo tra le pareti di casa e quindi l'informatica, il computer, il cellulare, con il moltiplicarsi delle possibilità, anche se c'è sempre il pericolo della ridondanza "tutti parlano, ma nessuno ascolta" il "ci" Heideggeriano diventa dominante e il mondo rischia di tornare "quel mondo spaesato del tacere!" da cui si era partiti. Il disagio però c'è, e viene rappresentato, si fa "technè" anche lui : per un Dante Alighieri è una "Commedia" anche se l'epiteto di "Divina" dovrebbe dare una qualche soluzione, Cervantes la riveste dello spettro della follia, i mulini a vento e l'illusione di Dulcinea, per Goethe è il "patto col diavolo" e ci sono le esaltanti melodie di un Mozart, di un Beethoven, di un Bach, ed ancora le melanconiche liriche di un Leopardi, il Mondo come volontà e rappresentazione di Schopenauer, ma sostanzialmente nessuna "Gaia scienza" per Nietzsche. Si arriva a Freud e al suo inconscio come discorso "sempre mancato", che ha però proprio in tale mancato, la sua riuscita. Inconscio che è sempre "discorso dell'Altro" ed è canonicamente "strutturato come il linguaggio" per Lacan, mentre Mattè Blanco ipotizza per esso "gli insiemi infiniti" e quindi anche il correlarsi alla fisica sub atomica, la teoria dei Quanti, i diavoletti di Maxwell, il gattino di Schrodinger, e tutta la relatività di Einstein e l'indeterminatezza di Heisenberg, ratificata da Niels Bohr e la sua Scuola di Copenaghen. Insisto nella mia tesi, che il cinema però ha una possibilità in più di esprimere compiutamente tutto l'assunto, anche il disagio, perchè è in grado di moltiplicare e condensare ogni aspetto della realtà: la scalinata di Odessa di Esestein in La corazzata Potemkin, la slitta di Orson Welles in Quarto Potere, la corsa della Magnani in Roma città aperta,

la danza notturna con le pietre attorno alla Giara in Caos dei fratelli Taviani e tante altre sequenze che hanno la particolarità appunto di spostamento e condensazione della realtà (quelle che Freud aveva individuato appunto come precipua manifestazione del sogno, ovvero la "via Regia" dell'inconscio). Un esempio ulteriore potrebbe essere il movimento della macchina di proiezione con lo schermo che scorre tra le case del paesetto in "Nuovo Cinema Paradiso" di Tornatore e restando a tale autore il recente film "La corrispondenza" dove i moderni mezzi di comunicazione vengono impiegati per andare "oltre la vita" una sorta di partita a scacchi dove il risultato non è così scontato.
Il tema, questo eterno contrasto tra la vita e la morte, è affrontato in termini molto più esasperati, quasi da fantascienza in un film che si chiama giustappunto "la Trascendenza" con Jonny Deep e Rebecca Hall, Morgan Freeman dove è proprio l'on-line, internet, l'informatizzazione generalizzata, a condurre il gioco, e bisogna riconoscere, anche con plausibile possibilità. In effetti, sembra proprio che ne sia passato di tempo, anzi di pellicola, da quando Stanley Kubrick, in "Odissea nello spazio" passava dal monolite alla macchina, il cervello elettronico che prendeva il dominio sull'uomo.

MERCIMONIO ALL'ORIGINE DI FARMACI E VACCINI

LA GRANDE MENZOGNA DEL PROTOCOLLON FLEXNER
Chi riuscirebbe a concepire una medicina senza farmaci?  I farmaci simboleggiano il presunto progresso della medicina moderna o quello che viene ritenuto tale.  Un medico, che non prescrive farmaci, non è un vero medico e piu' sono costosi i farmaci, migliori sembrano essere. Si tratta, come nel caso dei vaccini, di una serie di menzogne che hanno una eziologia precisa :  il Protocollo Flexner del 1910 ( che sanci' inequivocabilmente la correlazione tra l'industria petrolifera rappresentata da Rockfeller e le cialtronerie di Pasteur su di una presunta teoria dei germi  che era davvero l'ideale per giustificare l'impiego della chimica nella fabbricazione dei medicinali. Abraham Flexner fu il chimico che si assunse  la responsabilita' di avallare il mercimonio (ovviamente sotto piu' che lauto compenso) -  Alla menzogna e la malafede si aggiunse l'ignoranza e l'imbecillita' : si pensava difatti anche a livello dei cervelloni del protocollo Flexner e della Classe Medica  indottrinata   dal profitto, che i farmaci avessero un effetto locale, sull'organo colpito e non sul cervello. Ma praticamente nessun farmaco agisce direttamente sull’organo, se non si tengono in considerazione reazioni locali dell’intestino nel caso di assunzione orale di tossine, tutti i farmaci hanno effetto sul cervello, ed il loro “effetto” è praticamente dato dall’intossicazione operata proprio sul cervello che si riflette poi a livello organico. Lasciando da parte gli stupefacenti, i narcotici ed i tranquillanti, restano due grandi gruppi di farmaci:

1.    I simpaticotonici – che aumentano lo stress,

2.    i vagotonici - che sostengono la fase di ripresa o di riposo.

Al 1° gruppo appartengono adrenalina e noradrenalina, cortisone,  idrocortisone e farmaci apparentemente molto differenti come caffeina, teina, penicillina, digitale e molti altri ancora. Fondamentalmente possono essere usati tutti per attenuare l’effetto vagotonico, per esempio quando si vuole ridurre un’edema cerebrale, che fondamentalmente è una cosa buona, ma il cui eccesso può comportare una complicazione.
Al 2° gruppo appartengono tutti i calmanti e gli spasmolitici che rinforzano la vagotonia o attutiscono la simpaticotonia. La loro differenza consiste nell’effetto differente che causano nel cervello.
La penicillina per esempio è un citostatico simpaticotonico. Il suo effetto sui batteri è insignificante ed è quasi un effetto collaterale a confronto del suo effetto primario sull’edema della sostanza bianca. Perciò può essere usato nella fase pcl per diminuire l’edema della sostanza bianca. Mentre questo suo effetto è inferiore a quello del cortisone per quanto riguarda le altre zone cerebrali.
Con questo non si vuole sminuire l’importanza della scoperta della penicillina e degli altri cosiddetti antibiotici, solo che questa scoperta è stata fatta con premesse ed immaginazioni sbagliate. Si era partiti dall’idea che i prodotti di decomposizione dei batteri agissero come tossine e causassero la febbre. Allora si doveva soltanto uccidere questi piccoli batteri cattivi per evitare le tossine cattive. Ma questo era un errore! Naturalmente con tali effetti anche i batteri, i nostri amici diligenti, sono compromessi, sono momentaneamente licenziati, in quanto il loro lavoro è stato rimandato a più tardi, quando il percorso sarà meno drammatico. Bisogna però porsi la domanda di quanto possa essere sensato di voler curare un processo di guarigione sensato della natura.
Con lo studio delle 5 Leggi Biologiche di Hamer  si ricusano i farmaci nella asserzione che la maggioranza dei processi sono ottimizzati da madre natura e non necessitano quasi mai di una terapia di sostengo, se non al massimo come palliativo . In caso di durata breve del conflitto, e con ciò di un massa conflittuale minima, di regola non bisogna aspettarsi particolari complicazioni nella fase di guarigione. Restano i casi particolari che in natura avrebbero esito letale, dei quali ci dobbiamo occupare in modo speciale per motivi di etica medica. Nonostante questo anche in futuro perderemo dei pazienti. Ma adesso abbiamo il vantaggio di sapere in partenza cosa aspettarci. Ad esempio non ci è servito a niente di aver ridotto il numero delle polmoniti, in quanto adesso la polmonite viene chiamata carcinoma bronchiale e di questo adesso i pazienti muoiono. Abbiamo semplicemente cambiato “etichetta” alla malattia. Adesso sappiamo che in caso di polmonite (fase di guarigione dopo un carcinoma bronchiale), quando il conflitto (conflitto di paura di territorio) è durato solo tre mesi, la lisi polmonare (crisi epilettoide) non avrà esito letale, anche quando non si interviene con i farmaci. Se il conflitto invece è durato nove mesi o di più, allora il medico sa, che nella crisi epilettoide della polmonite si tratta di vita o di morte, quando non si interviene in nessun modo. In questo caso, per esempio, si dovrebbero somministrare simpaticotonici anche in fase precoce, ma in aggiunta si dovrebbero dare cortisone in dose massiccia, cosa che prima non veniva fatto. Questo immediatamente nella crisi epilettoide per superare il punto critico, che si presenta sempre dopo la crisi epilettoide stessa. Di conseguenza e per logica in caso di DHS nuova o di un recidiva, con il paziente di nuovo in simpaticotonia, il cortisone è immediatamente controindicato. Ma non si può togliere il cortisone di colpo, bisogna ridurlo nell’arco di alcuni giorni o di alcune settimane. Se il paziente continua a prendere il cortisone, aumenta l’intensità del conflitto. Ma sarebbe anche sbagliato di somministrare adesso dei calmanti, in quanto essi darebbero un quadro offuscato con il pericolo di trasformare un conflitto attivo, acuto in un conflitto pendente, subacuto e il paziente potrebbe slittare in una costellazione schizofrenica col presentarsi di un altro conflitto.
Quando per esempio un paziente ha sintomi di angina pectoris, si dice: “Bisogna dargli beta bloccanti, calmanti, in modo che non presenti più il sintomi dell’angina pectoris.” In realtà la natura ha instaurato questi sintomi per risolvere il conflitto (conflitto di territorio; più si cerca di curare i sintomi meno motivo ha il paziente di risolvere il conflitto. A parte il fatto che non sviluppa più la sensazione istintiva di conflitto, sarebbe più indicato aiutare il paziente a trovare una soluzione per il suo conflitto. Appena risolto il conflitto, l’angina pectoris si risolve immediatamente, con o senza farmaci. Questo è il non senso quando si pensa di curare i sintomi e non le cause. Inoltre non sarebbe di nessun aiuto per il paziente, al contrario è molto pericoloso, se il paziente risolve il suo conflitto di territorio spontaneamente più tardi, ma il conflitto è rimasto attivo per più di 9 mesi. Allora il paziente muore in crisi epilettoide di infarto cardiaco. Bisogna per principio valutare molto bene se è consigliabile risolvere il conflitto o se è forse meglio, come fanno d’istinto gli animali (lupo secondario), di trasformare il conflitto di territorio diminuendolo d’intensità, ma non risolvendolo per tutta la vita.  È altrettanto evidente che in fasi che si differenziano fondamentalmente con parametri fisici opposti non può essere d’aiuto lo stesso identico farmaco. Bisogna chiedersi: “Questo farmaco aiuta in fase di conflitto attivo o nella fase di guarigione vagotonica?” Questo aspetto non è mai stato preso in considerazione in tutte le medicazioni. La faccenda si complica naturalmente quando sono in corso diversi conflitti biologici contemporaneamente e magari anche in fasi differenti. Per esempio nella gotta: carcinoma dei tubuli collettori renali attivo, cioè un conflitto esistenziale/del profugo e leucemia, cioè la fase di guarigione di un conflitto di crollo dell’autostima. O per esempio nella bulimia: una combinazione di due conflitti attivi, ipoglicemia e ulcera gastrica. Quale farmaco, globulo, goccetta o polverina dovrebbe funzionare come, dove e per che cosa? Forse si riesce a malapena far scomparire un sintomo o l’altro, ma sicuramente non si può parlare di effetto reale farmacologico e tanto meno di guarigione. Altrettanto vale per la pressione sanguigna alta, che si può sì abbassare artificialmente con dei farmaci, ma che ha il suo senso (biologico), in caso di conflitto dei liquidi per esempio, di compensare funzionalmente il “buco nei tessuti renali” durante la fase di conflitto attivo per garantire di espellere sufficientemente urina ed urea. Per tutta la durata del conflitto la pressione resta alta. Solo con la soluzione del conflitto e la formazione della ciste in fase di guarigione, la pressione si abbassa di nuovo da sola, perfino nei percorsi dei conflitti lunghi secondo i valori inerenti all’età, e questo senza farmaci.

Importante anche distinguere in tutte le fasi PCL se i sintomi scompaiono a causa di una guarigione completa o a causa di una nuova recidiva, che può sembrare un’apparente miglioramento. La somministrazione di pseudo terapia con tossine cellulari (chemio) in queste fasi pcl sembrava mostrare “successi” sintomatici ingiustificati, bloccando i sintomi sensati della guarigione e accettando in cambio intossicazioni gravissime dell’intero organismo. Ma anche tutti i cosiddetti metodi alternativi hanno qualcosa in comune con la medicina sintomatica, indipendentemente se sono dosati in modo omeopatico o allopatico, cioè danno poca o tanta sostanza, muesli, vischio o ossigeno, macrobiotica o fiori di Bach o chi sa cos’altro, e tutti questi rimedi dovevano agire sintomaticamente, a quanto si dice. In realtà l’unica cosa che comanda è il cervello, ed esso non viene preso in considerazione. Una volta chiesero ad Hamer “Signor Hamer, Lei non riesce a misurare l’anima, e cosa può avere
contro i fiori di Bach, che agiscono attraverso l’anima?”. La risposta fu esemplare “Posso dire solo: certo che posso misurare l’anima. Io vedo, che una persona con un determinato conflitto, che è un processo dell’anima, ha un focolaio corrispondente ad una determinata zona nel cervello ed un’alterazione corrispondente nell’organo. Con ciò ho dato determinati parametri all’anima. Non la posso misurare in modo quantitativo, ma la posso dimostrare in modo scientifico.
Naturalmente esiste anche il cosiddetto effetto placebo. Se si “vende bene” un farmaco ad un paziente, fa già effetto all’80 %. Questo non significa che la sostanza funzioni in qualche modo, ma semplicemente che il paziente ci crede. Anche se si fa di buon cuore del bene ad un paziente, questo funziona, indipendentemente da come chiamiamo questo processo.
Il nostro errore era di pensare di dover fare qualcosa, per esempio con i farmaci, poco importa se in dose massiccia o con solo una molecola. Vediamo comunque che negli animali ammalati avviene una guarigione spontanea nell’80 - 90 % dei casi, senza nessun farmaco. Su questo permettete una volta la domanda: com’è possibile risolvere un conflitto con qualche rimedio, visto che adesso sappiamo che questo è il criterio più importante per guarire? Come potremmo provocare con qualsiasi cosa un programma speciale biologico sensato della natura? Se potessimo farlo, allora usiamo pure queste cose. Ma non lo possiamo fare, non esistono queste cose. Perciò certe sostanze possono eventualmente aver solo un effetto di sostegno (lenitivo) nella fase di guarigione, per esempio lo sciroppo per la tosse, ma mai un effetto di guarigione secondo la nostra comprensione, in quanto la fase di guarigione è già iniziata con la soluzione del conflitto.
Le Leggi Biologiche di Hamer non sono  una disciplina parziale che per esempio può essere limitata alla soluzione del conflitto per delegare le complicazioni ad altre discipline parziali, piuttosto è una medicina complessiva, che deve tener d’occhio tutti i passi del percorso della malattia a livello psichico, cerebrale ed organico. Il medico che contempla nella sua prassi il ricorso alle Leggi Biologiche  deve essere un medico a tutto tondo che prende in considerazione sia il corpo che la mente il suo compito non deve essere limitato a somministrare farmaci, ma nel condurre il paziente a comprendere le cause del suo conflitto biologico e della sua cosiddetta malattia, e indurlo a  trovare  insieme il modo migliore per uscire dal suo conflitto ed evitare di cascarci di nuovo. Naturalmente un tale medico può usare per il suo paziente tutti i mezzi utili, anche di tipo farmacologico o chirurgico, ma solo se necessari, per esempio per evitare eventuali complicazioni nel decorso naturale della guarigione, e se lo farebbe anche su se stesso.
Quella che e’ stata definita su anche indicazione di Hamer “La Nuova Medicina Germanica” (di cui il sottoscritto è molto critico sulla dicitura)si basa unicamente sulle 5 leggi biologiche scoperte appunto da Hamer nella sua travagliata vicenda professionale e umana. Se vogliamo prendere in consegna una qualsiasi cosa, questa dovrebbe essere in sintonia con le 5 leggi della natura della Nuova Medicina Germanica. Fino a quando ci saranno ancora persone che credono di poter rinforzare il sistema immunitario (che detto per inciso proprio su convinzione dello stesso Hamer e' qualcosa che non esiste e difatti di cui nessuno ha provato l'esistenza)  con dei farmaci, significa che hanno compreso poco o nulla delle eccezionali scoperte di Hamer. Riguardo poi al successo o meno di una terapia, di una cura, di un  trattamento, lo sbaglio di fondo  e’ partire  dall’idea che il risultato  sia direttamente proporzionale all’impiego dei farmaci, quando Hamer ha sempre insistito su tale punto:  il merito non va ne’ al medico, ne’ ai farmaci, ma sempre e comunque del paziente stesso che ha capito il conflitto alla base del suo problema e ha operato quei cambiamenti che consentono al cervello di capire il messaggio insito nel sintomo corporeo del disagio che e’ stato chiamato malattia

giovedì 29 febbraio 2024

GENTAGLIA IGNORANTE E DI SINISTRA

 

Ho più volte rimarcato come la gente di sinistra, da Togliatti alla Schlein, specie oggi che la ancora non seppellita farsa pandemica e tutte le menzogne, i mezzucci, le imposizioni che hanno caratterizzato questi ultimi anni,  ha fatto cadere tutte le maschere di pseudo intellettualità e ancor più di  ipocrita impegno, si sia sempre caratterizzata per un dogmatismo di tipo scientista che è il più accreditato erede della religiosità alla Torquemada della Santa Inquisizione. Da Togliatti alla Schlein  "Non siamo mica all'anno zero" diceva uno di questi miei ex e oramai improponibili amici, riferendosi alla medicina, alla scienza sulle iper generali senza neppure un larvato accenno alla fisica quantistica  e ai suoi apparenti paradossi : la doppia fenditura , l'entanglement, l'effetto farfalla, i neuroni specchio, la relatività ristretta e generale di Einstein,  il principio di indeterminatezza di Heisenberg, l'equazione d'onda di Schrodinger, senza neppure un approfondimento alla psicoanalisi oltre quella accreditata dai rotocalchi scandalistici sul pantasessismo freudiano, senza menzione del ribaltamento del Al di là del principio del piacere, della pulsione di morte , della seconda topica, e a quell'analisi "interminabile" che indubbiamente non era in linea con la metodologia di sfruttamento consumista del capitalismo avanzato di dopo la prima e, vieppiù seconda guerra mondiale. "No che non siamo all'anno zero!..."  rispondevo tranquillo io "...siamo all'anno meno uno ! e guarda non ti ci metto neppure la radice quadrata  per passare ai numeri immaginari, perchè non c'è nessun immaginario da perseguire, nè tanto meno inversione di segno che mi riporti attraverso il coniugato al Reale, e quindi ad un reale senza quel razionale, che costituisce la ridicola presupposizione di Hegel e di tutti i suoi ronzini, primo fra tutti Marx, tra i più recenti Popper e il suo esecutore pratico Soros. Siamo all'anno meno uno, negatività totale, senza se e senza ma, che fanno pensare alle avversatissime idee di Guenon, di Evola, di Eliade, ovvero un mondo come declino e non evoluzione, o come disse Juan Donoso Cortes alla Camera dei Deputati di Madrid del 1849  "la causa di tutti i vostri errori, Signori, sta nel fatto che voi ignorate la direzione della civiltà e del mondo: voi credete che la civilta' e il mondo progrediscano, in verita' essi regrediscono"

I pensatori sopraccennati hanno tutti questa verità ben chiara (involuzione e non evoluzione) al contrario degli Hegeliani, i positivisti e sopratutto la mentalità di sinistra che fa il suo esordio nel mondo in uno dei peggiori periodi storici, quello della Rivoluzione francese, e viene ratificata oltre mezzo secolo dopo, con presupponenze non a caso millantate come scientifiche, da un parvenu della filosofia con la sua stracca adesione ai principi hegeliani. La scienza acritica  che i seguaci di Marx e le sue razzaffonate teorie hanno eletto a erede del dogmatismo religioso,  e', in verità e da oltre un secolo, quanto mai fallace e relativissima (anche a non voler considerare la famosa teoria di Einstein e i vari principi della fisica), e i muri delle sue impalcature sono pieni di falle. Viene da pensare a quel "mistero delle cattedrali" che il non meglio definito Fulcanelli un secolo fa indicava come  simbolo di quanto perduto a seguito dell'affermarsi del cosidetto 
 Umanesimo, cui persino un super razionalista come l'architetto Le Corbusier gli rispondeva con il suo "Quand les Cathedrales etaient blanches"  come nostalgia di quel Medioevo, un'epoca altra, indubbiamente migliore. Oggi di certo non ci sono più cattedrali così come non c'è niente che ricordi  la coralità del medioevo ed ecco perchè la cosidetta scienza appare come una sorta di muri diroccati dove tutti hanno sparato i loro proiettili e dove non rimane che lo scheletro dell'antica rappresentatività, però diciamolo, e questo assunto lo traggo non dalla conoscenza per così dire accreditata da questa cultura, che ha dato spazio a idiozie tipo la dialettica hegeliana e il suo ciò che è reale è razionale e viceversa, per non parlare della infame teoria marxiana che si è apoditticamente attribuita il termine di scientifico a
proposito del suo ridicolo materialismo, ma lo traggo da teorie e pensieri altri, tipo i sopraccennati Guenon, Evola, Eliade e tipo anche un libro di cui ho casualmente ripreso la lettura un paio di giorni fa, ritrovandolo come occultato in un ripiano della mia libreria:  "Il mattino dei maghi" di Pauwels e Bergier.

sabato 24 febbraio 2024

INTEGRALE SUI CAMMINI DELLE GOCCE

La vita di ciascuno di noi è come una goccia d'acqua, protesa verso il mare. Il percorso che porta da una nube alla distesa marina ha sempre un che di procelloso ed anche di paura che costituisce il rivestimento della goccia e che può appunto essere inteso come il processo della vita stessa, ma poi quando essa si congiunge con il mare, allora non conta più né rivestimento né paura, ma la goccia si è con-fusa nella distesa marina e la sua essenza e' solo l'acqua: focalizziamo la nostra attenzione  su quell’ infinitesimo rivestimento esterno, neppure palpabile,  che ha un correlato con il nostro essere al mondo nelle sue componenti di percorso di vita con tanto di impressioni, positive, di viaggio, di traiettoria sempre obbligata ma pur tuttavia differenziata, che da adito  a un integrale sui diversi cammini per dirla con Feynman, di una, cento , mille un miliardo di gocce . Il concetto di differenziato mi fa tornare in mente uno dei più grandi dei filosofi Julius Evola e il suo uomo in "cavalcare la tigre" ovvero l'uomo che persegue la tradizione pur senza disporre di una tradizione, ecco come piu’ volte lo stesso Evola ha affermato "l'uomo differenziato e' un tradizionalista senza tradizione" : colui cioe’ che si ribella contro il mondo  moderno non in quanto portatore di di una particolare ideologia, o identita’ conoscitiva, ma  in quanto negatore  in toto dell’essenza stessa della modernita’.
Recentemente il filosofo Aleksander Dugin ha ripreso questa figura evoliana del tradizionalista senza tradizione, dandogli l’epiteto di “Soggetto Radicale” che in sostanza ha la  stessa matrice  di rapportarsi con la tradizione , una matrice cioe’ non esterna suffragata da fatti, eventi, idee, ma interna, ecco viene da dire:  non ex-sistente, ma in-sistente , che promana dal se’ interiore dell’individuo differenziato, che non si limita a negare la modernita’ e rifarsi alla tradizione ma la crea da dentro di se’ in special modo quando essa e’ del tutto assente non solo dal piano del presenta, ma anche da quello del passato. Ecco perche’ di certo un Evola, e lo stesso dicasi per un Dugin e molte altre figure di pensatori non uniformati al pensiero dominante liberalista e sinistrorso ovvero Guenon, Heidegger,  Ionescu, Eliade, Pound, Junger, Codreanu, De Benoist. etc.non hanno mai avuto un riferimento programmatico con un dato periodo o  una data ideologia, e non si sono mai

identificati con nazismo, fascismo, comunismo che sia. Questa loro non appartenenza e differenziazione nel contempo che diviene aderenza ad un mondo non reale, ma solo immaginario  e’ molto piu’ problematica e difficile, soprattutto concettualmente ed ha dei correlati con una delle scienze apparentemente piu’ distanti dal  pensiero tradizionalista : la fisica quantistica. Sembrerebbe infatti di trovarvi una sorta di manuale d’uso in relazione appunto alle diverse possibilità di quell'integrale sui cammini di Feynman, sopra citato  che non segue solo una particella, ma anche un'onda, un flusso (flussione era l'epiteto originario del calcolo infinitesimale di Leibniz che faceva leva su di una sorta di "vis viva" promanante dall'interno di sé (in-sistente) e non dalle cose esterne (ex-sistente) come voleva Newton nella sua versione del calcolo infinitesimale. Tutto questo per affrontare l'altra flussione tutta in negativo che porta ad integrare il percorso della paura , più o meno indotta da mascalzoni, di cuispecie i tempi d'oggi ci danno tanti campioni, internazionali come
Soros,
Gates, Fauci, Schwab e relativi servi, cui purtroppo la nostra nazione ha offerto tanti esempi. La paura è la possibilità più penalizzante del cammino della nostra goccia, che in verità non dovrebbe curarsene, perché il suo thelos è sempre quello di confondersi nella distesa marina e quindi partecipare della sua essenza, l'infinitesimale che noi possiamo calcolare anche tenendo conto della possibilità di proiettare tutti gli elementi di negatività (numeri negativi -1, -2, -3,....-n = i.) e quindi istituire il registro dell'immaginario. Potremmo quindi definire questo assunto della tradizione senza tradizione  la “nostalgia ontologica fondamentale” essa difatti non si basa su nulla, esprimendosi solo  nel rifiuto radicale  del mondo moderno in tutte le sue manifestazioni Un individuo a tal punto differenziato, constata di trovarsi in una decadenza talmente pronunciata, in una oscurita’ cosi’ fitta, che non avendo, ne’ trovando  nulla  che lo

sostenga in tale posizione , deve voltarsi verso se’ stesso , alle profondita’ del suo essere, ed e’ in questo cammino che incontra la goccia che cade verso il mare con la sua forma particolare, con la sua massa, con la sua velocita’, con la sua essenza  che riflette uno stato di smarrimento e di vera e propria paura, cui hanno concorso molteplici fattori, ambientali, naturali, ma anche sociali, come abbiamo gia’ rilevato. Evola, si esprimeva in termini di differenziazione che potesse veicolare questo volgersi verso le profondita’ di se’ stesso, Dugin si rifa’ ad una interpretazione tradizionalista della filosofia di Martin Heidegger  facendo leva  sille figure del “Selbst” (se stesso) e del “Dasein” (esser-ci) io mi ci provo a ricorrere al calcolo infinitesimale leibniziano utilizzando numeri immaginari e la  fisica quantistica che cerca di interpretare i cambiamenti tra “stato” e “flusso”  tipo l’integrale sui cammini di Feynman ma anche quel famoso collasso dell’equazione d’onda  (De Broglie, Dirac, Schrodinger) 
che puo’ benissimo essere trasferito a questo post modernismo (accettiamo in questo la differenziazione Duginiana  tra pre moderno, moderno e post moderno come sorta di tappe della decadenza umana) e auguriamoci che il collasso possa essere trasferito anche e soprattutto all’attuale stato dell’umanita’ che si compone di sempre piu’ terribili minacce alla nostra liberta’ e alla nostra stessa vita . Quando la goccia raggiunge e diventa mare, entra cioe’ nella sua vera essenza non c’è piu’ alcuna ragione di avere paura.

domenica 4 febbraio 2024

RICORDI INVISIBILI

 

Grosso modo nel 1972 quando usci’ “Le Citta’ invisibili “ di Italo Calvino, rapito e affascinato  dalla costruzione di quel libro: le 55 citta’ tutte con nome di donna, il resoconto al Gran Khan di Marco Polo tra l’Immaginario e il Simbolico, ma molto poco del Reale, lo stile dello scritto così suggestivo e poetico di quello che gia’ allora era per me di gran lunga  il preferito degli scrittori italiano e molto ben messo in una ideale graduatoria mondiale dei contemporanei, sentii  l’impulso di far dono del libro a mio madre che sapevo aver conosciuto molto bene Calvino negli anni di guerra a Sanremo.  Dai racconti di mia madre e in parte di mia nonna che si erano ritirate in tale cittadina poco prima dello scoppio della guerra, causa un temporaneo trasferimento del rispettivo padre e marito che era un ufficiale di carriera dell’esercito, Sanremo era una sorta di microcosmo del panorama dell’Italia di allora con tanto presente dove si aggiravano personaggi che avrebbero fatto tanto futuro come appunto Calvino che
era ancora uno studente liceale , ma anche il suo amico Eugenio Scalfari e soprattutto uno parecchio piu’ grande, laureato in medicina dal 1942
 che  si chiamava Felice Cascione e che era un po’ il modello di entrambi, tant’è che dopo la uccisione di questi in uno  scontro contro i fascisti,  decisero di dedicarsi alla lotta armata nelle fila dei partigiani. Cascione era un medico, e si era adoperato in diverse occasioni per le cura a feriti, ma era anche un uomo d’azione che, dopo una gioventu’ tra littoriali e GUF con tanto
di premi, aveva scelto, sul proseguo degli smacchi del Paese in guerra, di impegnarsi prima intellettivamente contro il Fascismo, aderendo sul finire del ’42 al Partito Comunista,
  poi  dopo l’8 settembre anche militarmente come partigiano; era anche un sensibile intellettuale  e un paroliere di canzoni tant’è che sul refrain della canzone russa  Katiuscia aveva composto la famosa “Fischia il vento” vero inno della Resistenza e non la costruita a tavolino  di 20 anni dopo in occasione del Festival dei Due Mondi di Spoleto “Bella Ciao”. Una parabola comune a molti giovani quella di aderire alla resistenza e alle formazioni partigiane, ma anche quella opposta cioe’ di arruolarsi volontari nella RSI in particolare nella fascinosissima X Mas, erede della celeberrima X flottiglia Mas che tanto si era distinta in arditissime azioni contro la flotta inglese e che era comandata dal Principe Medaglia d’oro al v.m. Junio Valerio Borghese, e mia madre che era una ragazzetta che aveva 14 anni all’inizio della guerra  civile e 16 alla fine, era amicissima con entrambi i rappresentanti, pero’ debbo convenirne con una spiccata preferenza per i secondi cioe’ i Repubblichini con tanto di Sahariana della “Decima” baschetto sulle ventitre’ stemma con pugnale tra i denti e il motto
dannunziano “Memento audere semper”: il troppo chiacchierare come faceva Eugenio o anche il troppo pensare di Italo, le erano poco congeniali , tant’è che quando le regalai quel famoso libro de Le citta’ Invisibili” , il giorno seguente me lo rispedi’ al mittente con le parole “libro illeggibile, noiosissimo, come era noioso lui” per poi precisare "lui e tutta la cricca dei suoi amici". Ora qualche anno dopo intorno ai primi anni ottanta ricordo che fui presente ad un casuale incontro tra mia madre e Scalfari dalle parti della sede dell'orrido giornalaccio fondato da quello, e non fu per niente affabile,
come lo era stato con altri amici del periodo sanremese, il marito della grandissima amica Luciana che era un ex tenente dell'aviazione divenuto Generale, la stessa Luciana, un certo Pierino che faceva ancora il dentista a Sanremo  che presumo quello si essere stato un grande perduto amore  di mia madre e non certo Italo Calvino o Eugenio Scalfari e meno che mai Felice Cascione che di certo era 
troppo piu' vecchio, dato che ne faccio cenno solo adesso , pare che tutti quanti fossero stati follemente innamorati di lei, essendo in effetti piuttosto bella, in primis proprio Italo Calvino. Ho detto di Sanremo e del fatto che rappresentasse in se' un panorama ed anche una atmosfera di passato, presente e futuro nelle categorie del Reale, dell'Immaginario e del Simbolico un po' come il libro Le Citta' Invisibili, nel quale pensavo in qualche modo mia madre si riconoscesse. Ma così non era stato, nei ricordi di mia madre si affollavano personaggi alquanto variegati , un'altra grandissima amica era stata Isa Barzizza futura
soubrette di Macario e Toto' che allora era nota solo per essere la figlia di Pippo Barzizza uno dei maestri d'orchestra piu' in auge, un bellissimo Sottotenente della X Mas che era stato trucidato dai partigiani subito dopo la cosidetta liberazione, il nipote di Riccardo Bacchelli  che era Tenente dell'esercito nel reparto comandato dal padre il Colonnello Scarcia, un efferatissimo partigiano di 19 anni che si era nominato Ghepeu e che aveva le unghie intrise di sangue  che popolava il terrore di quel periodo visto nel suo culmine. Tutto questo io avevo assorbito appunto in racconti  che sia mia madre che mia nonna mi avevano trasmesso spesso e volentieri nelle sere d'estate sul balcone di via Nicolo' V e che a questo punto posso benissimo catalogare come ricordi invisibili in parallelo alle 55 citta' di Calvino, che per me che l'ho mai verificato nella realta' di certo noioso non e'

 

NASCITA, MORTE E MARE

  Abbiamo osservato nel parallelo articolo sul Blog capotesta Lenardullier.blogspot.com,  che la nascita ha come suo momento clou il parto, ...