La Funzione d’onda è un numero complesso, ovvero caratterizzato da una parte reale e da una parte immaginaria con la peculiarità quest’ultima di essere restituita alla sua parte reale previa moltiplicazione per il suo coniugato ovvero il numero negativo cambiato di segno, che però perde la sua implicazione razionale, assorbendo anche l’irrazionale e quindi andando a comprendere il simbolico che come hanno osservato parecchi filosofi e psicoanalisti (Freud, Lacan, ma con più precisa formulazione Mattè Blanco) è la modalità di funzionamento dell’inconscio o Es, come forse più correttamente dovremmo denominarlo (alla Groddeck) . Va notato difatti che questo allargamento al simbolico dei numeri complessi consente di interpretare le funzioni d’onda al massimo come le intendeva Heisenberg ovvero “tendenze” a trovare il sistema di riferimento in una certa posizione ad un dato istante; ma ecco che sorge subito il problema che tali funzioni d’onda in quanto esperienze senzienti non possono essere valutate perchè le tendenze così riflesse nella coniugazione di un negativo con un positivo sono equiparate al reale, ma un reale che accoglie nella sua accezione non più solo il razionale ma anche l’irrazionale, per cui con buona pace di Hegel, la realtà partecipa, deve partecipare, di quell’irrazionale che va comporre il simbolico. Dobbiamo a questo punto pervenire all’ipotesi davvero geniale cui è pervenuto Hakwing : la funzione d’onda di un grande oggetto come un pianeta e persino dell’intero universo può essere paragonata alla funzione d’onda o tendenza riflessa di un qualcosa di abbastanza familiare : un gruppo in una città; ecco dato che siamo in questo periodo in cui ciò tende ad avvenire frequentemente stante la situazione distopica che impone a gente ancora dotata di intelletto e ragione di radunarsi per protestare e manifestare il proprio dissenso a tutte le imposizioni liberticide e di terrorismo mediatico sanitario di una sorta di individui che fanno leva sulle più ancestrali paure dell’umanità – terrore della malattia, senso di conformismo e uniformità di massa, dipendenza dai cosidetti media che oramai stravolgono impunemente qualsiasi informazione – Il gruppo che andiamo a prendere in esame è giustappunto quello, molto determinato e molto attuale, di tali persone che, potremmo anche immaginare che tendono a radunarsi in un dato punto della città a forte impatto emozionale, ecco ad esempio a Roma Piazza del Popolo, piazza della Bocca della Verità, a Parigi Place de la Concorde, a Vienna la Hofburg, a Londra Trafalgar Square, per diffondere con maggiore forza le loro intenzioni ….la funzione d’onda è questa tendenza a trovarsi in un dato punto in un dato tempo, analogamente la funzione d’onda per un insieme di pianeti è la tendenza a raggrupparsi in una certa zona dell’Universo che potrebbe avere anche essa una determinata caratteristica di opportunità: la descrizione della tendenza a trovarsi in un certo posto e in un certo istante è appunto la funzione d’onda che altro non è che la tendenza di una certa circostanza a verificarsi , quando viene coniugata con la riflessione del segno cambiato (quindi una simmetria) che ci dice dove è più probabile trovare le proprietà consensuali di un oggetto, di una persona, di un elettrone, di una particella, di un pianeta, di una folla, e alla fin fine dell’intero universo. Ecco è proprio su questo ultimo passaggio che Stephen Hawking ha compiuto il suo vero “balzo” intellettuale: ha sostituendo l’entità più piccola – la particella o anche il flusso - con quella più vasta: l’Universo intero. Invece di pensare ad una particella o ad un flusso la cui funzione si estende ovunque, ha pensato ad un Universo dove la funzione d’onda è dappertutto. Il ragionamento si presta quindi a dilatarsi ulteriormente andando a comprendere non più un solo Universo , ma una pluralità di Universi, tutti con un loro inizio e quindi una loro origine; se a questo punto ci disponiamo, facendo leva su di una buona dose di fantasia e quindi di quel connubio tra razionale, irrazionale, ed anche scorrendo i ben noti registri del reale, dell'immaginario e del simbolico, ecco che possiamo pervenire ad un racconto di volta in volta diverso, dove tutti i cammini che si possono scegliere portano ognuno ad un integrale ben calcolato sotto un aspetto davvero infinitesimale, perche' coniugandosi con il possibile, l'infinito diventa davvero una sorta di possibilita' di racconti sempre cangianti. Lo abbiamo fatto con lo spazio , immaginando persone che si radunano in un dato posto per manifestare contro certe imposizioni, possiamo farlo anche con il racconto della storia immaginando di cambiare alcuni eventi base si da percorrere differenti cammini e quindi comporre diversi integrali, per una sorta di simmetria tra tutti i cammini molto simile a quella dei multiuniversi delle ipotesi di Hakwing e degli altri fisici che si sono occupati di tale eventualita' . A livello microscopico, la materia appare composta da particelle, che però, come abbiamo visto con l’esperimento della Doppia Fenditura, diventano onde, appena cambiamo il riferimento, o anche lo stesso osservatore (cambiamo noi come punto di vista), ma tali onde risultano in sostanza aggregati di cariche energetiche. Ad una dimensione di analisi crescente, queste particelle si presentano composte da energia e quindi il costituente primo della materia si può ipotizzare come una serie di stringhe di energia che vibrano ad una determinata frequenza o lunghezza d’onda caratteristica. Gli infiniti universi paralleli potrebbero coesistere nello stesso continuum di dimensioni, vibrando a frequenze differenti. Il numero di dimensioni necessarie è indipendente dal numero di universi, ed è quello richiesto per definire una stringa (al momento 11 dimensioni). Questi universi potrebbero estendersi da un minimo di 4 a tutte le dimensioni in cui è definibile una stringa. Se occupano 4 dimensioni, queste sono il continuo spazio-temporale: nel nostro spazio-tempo, coesisterebbero un numero infinito o meno di universi paralleli di stringhe, che vibrano entro un range di lunghezze d'onda/frequenze caratteristico per ogni universo. Coesistendo nelle stesse nostre 4 dimensioni, tali universi sarebbero soggetti a leggi con significato fisico analogo a quelle del nostro universo. La novità di questa teoria è che gli infiniti universi non necessitano di postulare l'esistenza di più di 4 dimensioni di spazio-tempo ciò che consente di definire una pluralità di universi indipendenti non è un gruppo di 4 o più dimensioni per ogni universo, ma l'intervallo di lunghezze d'onda caratteristico. L'intervallo teorico di frequenze/lunghezze d'onda per le vibrazioni di una stringa determina anche il numero finito/infinito di universi paralleli definibili - ovviamente sulla base di questi studi più o meno fantastici ma con un sostrato di plausibilità dovuto alla lusinga di calcoli matematici trasferiti nella categoria dell'immaginario con scivolamento nel simbolico e alla coniugazione di numeri complessi, ecco che ciascuno di noi può immettere nel calcolo infinitesimale serissimo ed accreditato da quel pop o di scienziati e filosofi, le proprie fantasie che sono della stessa materia dei sogni ovvero quell’equivalente di materia oscura che compone il simbolico e quindi il funzionamento dell’inconscio o ES, suscettibile anche questi di appropriarsi dell’epiteto di Super. Le indicazioni di simili esperienze sono molteplici e costellano tutta la storia della letteratura e della creazione artistica: dalla poesia alla prosa, alla pittura, alla scultura, all’architettura e con forse maggiore frequenza nell’ultima delle arti la settima ovvero il cinema. Quanti film abbiamo visto con la trama del cambiamento alternativo, del salto di stato: Frank Capra, Ernest Lubitsh, Billy Wilder, Ingmar Bergman, Louis Bunuel? …. dove un quotidiano banalissimo evento determina due differenti destini della stessa persona che viaggiano appunto su due universi paralleli, ma su contesti di cui uno è alternativo all’altro proprio in virtù di quell’evento banale. Quanti eventi più o meno banali abbiamo riconsiderato nella nostra vita “ah se non avessi fatto questo, ma invece quello? Oppure il canonico “non ti avessi mai incontrato! La mia vita sarebbe stata tutt’altra cosa!” Abbiamo detto che le fantasie, così come tutti i processi creativi artistici e letterari sono della stessa materia dei sogni e in passato abbiamo ipotizzato che un sogno da svegli guidato alla maniera di Desoille,magari riveduto e correttopotrebbe essere equiparato al collasso dell’equazione d’onda così come supposto da Schrodinger e portare ad un nuovo integrale sui cammini di Feynman, quindi pervenire a qualche cosa di inusitato che merita ovviamente l’epiteto di “Super” sia che si voglia così considerare l’inconscio che appunto si nutre del simbolico dei sogni, ma anche di tutti gli altri meccanismi di rappresentazione: la simmetria che guida il suo funzionamento diventa super e le stringhe che si compongono di quell’energia vibrante che potrebbe dare origine al tutto, diventano Super anche esse. Io per la verità non ho mai creduta alla teoria di un unico primordiale Big Bang, semmai ecco un po’ alla maniera degli integrali sui cammini di Feynman, sono propenso ad ipotizzare una serie multipla, anzi una serie pressocchè infinita di tante origini, tanto da giustificare quella tesi di “inflazione cosmica” C’è da dire che l’universo dell’origine, o meglio delle multiple origini, abbia attraversato questa pochissima precisata inflazione cosmica è a tutt’oggi ancora materia di accesissime discussioni. Il punto è che se accettiamo tale idea dell’inflazione cosmica (ed io sono uno di questi) bisogna porci ancora una volta proprio come il Feynman dell’integrale sui cammini in relazione ad altrettanto numerose fenditure, che potrebbero benissimo venire intese come tante realtà, ognuna con un suo sviluppo, un suo processo, giustappunto un suo cammino. In verità l’inflazione cosmica potrebbe davvero dar luogo a tale famoso integrale sui cammini e quindi potrebbe essere la dimostrazione che il nostro universo possa essere solo una piccola infinitesimale parte di una realtà sterminata il cui solo pensarla fa girare la testa; il punto è che noi tutti abbiamo un orizzonte alquanto limitato e la sola idea di comunicare o entrare in contatto con regioni al di fuori del nostro Universo ci induce a dei salti vertiginosi per la nostra ragione. Il solo ammetterne la possibilità, fa subito vacillare la idea di unicità del nostro stesso essere e ci rende partecipi di una realtà fatta appunto di un numero molto vicino all’infinito di universi il cui numero e’ stato teoricamente calcolato in uno spaventoso “uno seguito da cinquecento zeri” , e neppure ciò esaurisce il problema perché nessuno può contraddire che il meccanismo che ha prodotto l’inflazione sia sempre attivo e quindi ingenerare un continuum spazio temporale che agisce praticamente sempre, ovvero una ipotesi da vertigine da far girare la testa, di un Super Universo fatto da quasi infiniti multi universi. Questo Super Universo inoltre proprio nei suoi oscuri, misteriosissimi, sconosciuti meccanismi iper segreti, l’ho detto per molti versi equiparabili a quell’inconscio come insiemi infiniti di Mattè Blanco che funziona per simmetria, può nascondere altro, molto altro: ad esempio potrebbe essere stabilita una equiparazione tra i funzionamenti della nostra mente di conscio e inconscio e il moto delle Galassie: se ammettiamo difatti che noi non siamo solo parte di un tutto, ma siamo il tutto, in totale interazione con ogni manifestazione dell’intero Universo o multi universi che siano, di tale interazione farà parte la nostra modalità di rappresentazione, ovvero una rappresentazione visibile, esterna, addirittura metaforica e logica come la coscienza, ma anche quella modalità non logica, metonimica e sempre oscura e misteriosa del nostro inconscio : dalla prima traiamo l’osservazione che le varie galassie a spirale come la nostra via Lattea oltre alla materia visibile, fatta di stelle, polveri, comete, asteroidi, nebulose e buchi neri, debbono contenere un altro elemento non meglio identificato, una forma di materia invisibile, inspiegabile, oscura senza luce che appunto viene chiamata “”MATERIA OSCURA” Tale materia oscura, cioè senza luce, ha straordinarie somiglianze con quello che perlomeno da Freud in poi siamo abituati a chiamare inconscio e proprio come l’inconscio sfugge a qualsivoglia rappresentazione e può essere riconosciuta solo attraverso i suoi effetti . Proprio come l’inconscio di gran lunga più vasto del conscio schematicamente rappresentato dalla parte sommersa dell’iceberg, la materia oscura avvolge completamente le galassie, riempiendo lo spazio che occupano con modalità completamente sconosciute. Continuando la nostra assimilazione di mente e universo scopriamo che le galassie si comportano un po’ come noi, amano infatti vivere in comunità, famiglia, tribù, città, nazioni, ovvero a livello cosmico in ammassi sempre più vasti composti di migliaia, milioni, probabilmente infiniti membri , tanto per rifarci al solito inconscio come insiemi infiniti. Nel vederli l’etologo, il biologo, lo psicologo ed in ultimo anche l’astrofisico si chiedono : cosa li tiene insieme? La risposta sembra ovvia: per i primi una sorta di attrazione, un affiato tra esseri umani alle prese con un ambiente comune poco propenso a lasciarsi abitare, per il fisico la forza di gravità , con cui le galassie si attraggono l’un l’altra. Ma ecco che quando si fanno i debiti calcoli, i conti non tornano: la massa visibile delle galassie, quella luminosa che possiamo osservare, un po’ come i pensieri della nostra logica, è ben poca cosa rispetto alla immensità del cosmo : bisogna ipotizzare una forma invisibile di materia per spiegarci la stabilità delle immense formazioni cosmiche , una materia misteriosa presente ovunque che permea ogni cosa della nostra e altre galassie, filamenti di “materia oscura” che sono come una ragnatela cosmica che avvolge ogni regione in cui è presente la materia visibile, e noi con la nostra piccola infinitesimale coscienza siamo come una torcia che fa luce solo nello spazio del suo raggio, lasciando nel buio la sterminata vastità di tutto quello che ci circonda:. Gli studi più recenti ci dicono che questa enorme, sterminata massa di materia oscura e invisibile che ci circonda rappresenta il 27% della massa totale del nostro universo e chissà quanto dei multiuniversi che potremmo enumerare. Da quando le prove di questa presenza di “materia oscura” si sono moltiplicate , i fisici teorici hanno elaborato una serie di possibili spiegazioni, una delle più suggestive è quella che alla simmetria che regola il meccanismo di funzionamento dell’inconscio come insiemi infiniti secondo la interessante teoria di Mattè Blanco, viene aggiunto quel prefisso “super” sicchè si perviene alla “supersimmetria” è una teoria che parte dall’ipotesi che la materia conosciuta sia solo una parte di quella materia primordiale ingenerata da quella inflazione cosmica che avrebbe prodotto quel Super Universo fatto di infiniti multiuniversi . La teoria prevede che ogni particella conosciuta abbia un partner super simmetrico , ovvero un’altra particella che le somiglia in tutto e per tutto salvo essere molto più pesante ed avere un diverso spin (che cosa è lo spin? È una proprietà molto simile alla rotazione attorno ad un asse, intrinseca di tutte le particelle). Tutte i partner supersimmetrici hanno lo stesso nome delle particelle conosciute, con però l’aggiunta di una “s” sicchè l’elettrone diventa il selettrone, il protone sprotone il quark top , stop, e così via. Per rendere sempre riconoscibile una teoria contemplante la supersimmetria è stato convenuto di usare l’acronimo “Susy” , che a me personalmente fa tornare alla memoria quei quesiti, denominati appunto “della Susy” che la Settimana Enigmistica proponeva per le nostre menti, di solito in un qualche cammino sul treno, per un viaggio di una certa lunghezza. I quesiti lasciando il treno e i quesiti che facevano il palo con il Bartezzaghi (padre), oggi dopo un bel gruppetto di anni sono diventati enigmi, e la sinuosa Susy richiederebbe che si trovino delle particelle simili ad essa, cosa che nessuno c’è mai riuscito; è stata avanzata l’obiezione che tali particelle popolavano il Super Universo in eguale proporzione rispetto alla materia ordinaria al verificarsi di ogni inflazione cosmica , tra le quali ad esempio è stato fatto rientrare il nostro Big Bang, ma poi con il rapidissimo raffreddarsi del fenomeno di inflazione si sarebbero estinte in massa, impossibilitate a sopravvivere e quindi disintegratesi.C’è però una escamotage di Susy che sostiene che una particella particolare quella che rappresenta la partner supersimmetrica del neutrino ed eccezionalmente è denominata non sneutrino, ma neutralino, in quanto molto pesante non interagisce con le altre forze di materia e quindi può costituire enormi ammassi capaci di intensa attrazione gravitazionale. Quindi la materia oscura potrebbe essere un gas di pesanti neutralini , residui fossili di un’epoca priomordiale in cui la materia supersimmetrica, Susy, dominava l’universo. Un bel rompicapo anche per i fisici quantistici che non hanno piu' il tempo di farsi un bel viaggetto in treno e sfogliare la Settimana Enigmistica
giovedì 19 gennaio 2023
lunedì 16 gennaio 2023
ENTRARE IN FLUSSIONE
Mi affascina la danza, ma debbo ammettere: la associo inevitabilmente al femminile, al corpo femminile: i capelli lunghi sciolti sulle spalle che ondeggiano seguendo il ritmo della musica e partecipano colle altre parti del corpo ai movimenti della danza; sono in verita’ i capelli e i piedi, le estremita’ che alla fin fine conducono questo coinvolgente gioco: quindi non e’ tanto una percezione in soggettiva, che riguarda noi stessi, ma e’ trasferita sull’altro (pardon sull’altra) Diciamo che un npo’ tutte le danze partecipano, o meglio fanno partecipare di questa sensazione: il tango, la baciata, il Paso doble, il valzer, ah! il caro vecchio valzer col suo bel Danubio blu , pero’ nella fattispecie della sensazione del coinvolgimento partecipe, forse la danza che maggiormente coinvolge occhio, cervello e anache il cuore, e’ la taranta o pizzica, dove l’elemento piedi gioca una parte di primaria importanza, piedi nudi che si muovono sinuosamente in una sorta di frenesia accelerata (non a caso il nome taranta viene dal morso della tarantola che un tempo si diceva generasse appunto una sorta di frenesia), cui nella contestualita’ del ballo si aggiunge questa volta un elemento esterno oltre la musica, una sciarpa di solito rossa che la ballerina di turno muovera’ sempre con consumata abilita’ e il trasferimento su di essa della sensualita’ che il corpo con le sue estremita’, i capelli e soprattutto i piedi nudi che si muovono sul terreno, trasmettono all’intero contesto, di cui fortunosamente e con grande piacere anche noi facciamo parte “inspirero’ considerando tutti i corpi, espirero’ considerando tutti i corpi” dice il ritornello della Meditazione Vipassana, ma qui la meditazione e’ accelerata e tutti corpi sono coinvolti nel movimento: la ballerina con i suoi capelli, i suoi piedi, i gesti e la sciarpa, quindi la musica, il contesto, gli altri ballerini, il pubblico. A questo punto proprio come faccio in numerose attivita' che comportano un nuovo apprendimento di nuove sequenze: imparare ad andare in bicicletta, esercitarmi sulle parallele per pervenire a tempi di kippe, sciare sulla neve
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| Ballerina di pizzica |
domenica 15 gennaio 2023
LA STRINGA SIMMETRICA n. 59
Un autunno davvero particolare quello del '59: le canzoni che ancora ti ruotavano per la testa erano la sensazionale Marina di un cantante fino ad allora sconosciuto Rocco Granata con quel ritornello che non ti dava tregua “marina, marina, marina ti voglio al piu’ presto sposare, o mia bella mora non mi devi rovionare oh no, no, no, no! La Tom Dooley del juke box allo stabilimento di Fregene ma anche The Diary di Neil Sedaka, Nun e’ peccato e Malatia di Peppino di Capri, la nuvola in due di Don Marino Barreto Junior I Singg ammore di Nicola Arigliano, il tuo bacio e’ come un rock di Celentano. Tintarella di luna di Mina e poi Joe Sentieri, Fred Buscaglione, Tony Dallara, Personality di Caterina valente, lo show di Perry Como, però diciamolo , ancora dominava il Ciao ciao bambina di Modugno ( gli struggenti mille violini suonati dal vento) e infine non meno di tre vecchi successi di Elvis Presley, militare in germania al moomento : Jailhouse Rock, Don’t be cruel, Love me tender, poi c’erano i film , i soliti Peplum con protagonista assoluto il formidabile Steve Reeves da Le fatiche di Ercole, solo appena insidiato dal Gordon Scott che aveva fatto Romolo e Remo con lui, ma si era un po’ dirottato su Tarzan, e poi il seguito dei film dell’orrore con Christoper Lee e Peter Cushing, quindi i vecchi film che ti passava l’Alce, la Sala Traspontina, il Degli Scipioni e a volte persino Il Principe che faceva anche cinema varieta’, cioe’ avanspettacolo. La televisione, rigorosamente un solo canale, ma a lui la televisione piaceva solo per il Musichiere e per i vecchi film che facevano. I fumetti oramai erano in ombra mentre cominciavano i libri propiziati dal defile’ dei vari cicli di Salgari ( Sandokan, Janez e Tremal Naik, la terribile Minneaha del Far West, il Corsaro Nero ), il primo, dopo il Cuore e quelli che ti avevano forzato a leggere a scuola (I ragazzi della via Pal, Senza Famiglia, Incompreso….dio che palle): in assoluto il primo della stagione diciamo così “seriosa” IL Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, seguito da qualcuno di quasi orrore che lo aveva intrigato Il Dr, Jeckill e Mister Hide di Stevenson, il ritratto di Dorian Grey di Oscar Wilde. Cosi’ all’appuntamento con l’inconscio in quel fine ottobre, quindi pieno autunno, cioe’ qualcosa che riflette e riassume il rapporto tra se’ e ambiente in termini pero’ non di causa e effetto e neppure di linguaggio articolato, cioe’ di coscienza, ma proprio di quello che Freud per primo chiamò inconscio. L’inconscio e’ il luogo dell’altro, doveva dire di li’ a qualche anno un seguace appunto di Freud e di la a qualche altro anno, un altro seguace prrospettare una serie di scivolamenti per insiemi infiniti secondo uno schema di rigida simmetria, del tutto avulsa dalla logica aristotelica, ma molto simile a quella che da un po’ di tempo studiosi un po’ sui generis andavano disquisendo : Einstein, Bohr, De Broglie, Heisenberg, Dirac, Bell, Schrodinger, Pauli, Feynman. L’altro di cui era luogo l’inconscio era in verita’ ben circoscritto e ben rappresentato senza bisogno di far scattare compensazione o quella famosa logica di simmetria: dunque c’era stato quell’incidente dello spaghetto nel naso finito per troppa foga nel mangiare, che pero’ la nonna aveva troncato l’impatto di panico con quel “soffiati il naso” e paffete era passato tutto. Nei giorni seguenti pero’ i meccanismi di nutrizione si erano fatti preoccupati, troppo attenti, troppo circospetti nel terrore di provocare qualche reazione corporea. Il corpo preoccupato cominciava a divenire una sorta di nemico e l’alimentazione ne era una specie di cavallo di Troia…un chicco di riso, il filo della cicoria, un pezzo di pizza, il tonno, tutto veniva investito di componenti aggiuntive in accezione negativa. Come riuscire ad abreagire quell’impasse che non aveva, stante l’eta’, ancora neppure precisato come altro, quel famoso inconscio, per non parlare degli insiemi infiniti? Una parte poteva passare per il far leva su quel corpo che cominciava anche dopo quel primo incidente a buttare giu’ chili, così del tutto inaspettatatamente, per coprisi davanti lo specchio in camera da letto che i Jeans gli stavano a pennello, niente piu’ ciccietta attorno ai fianchi, aspetto decisamente invitante, anche appariscente, sicche’ veniva presa la decisione di iscriversi alla palestra di ginnastica Borgo Prati in via Virgilio, giusto in occasione dell’anniversario della nascita effettiva del suo referente inconscio (25 novembre)/1888 -1959. E poi la successiva istanza di questo multinconscio su altri percorsi da integrare (1948 : l’integrale sui cammini di Richard Feynman) quella della controparte del femminile, che si conforma nel triplice aspetto delle ragazzette con il nome che comincia per la lettera elle (L) :Letizia (1942) Laura (1944) Lucietta(1946). Le riincontra una dopo l’altra un po’ sincronicicamente dopo la decisione di iscriversi alla Borgo Prati e ben che snellito con un aspetto decisamente piu’ allettante rispetto anche all’estate. La prima diciassettenne era quella della stringa del sandalo alla schiava, che si era allacciata lungo piede e polpaccio proprio sopra la sua coscia nella casa di via Sebastiano Veniero, scatenando la dirompente ma sotterranea esplosione di istinti dei sui nove anni (57) - bionda coi capelli a coda di cavallo la conosceva praticamente da sempre e la ricordava con due trecce poi con una treccia sola e infine quel pomeriggio proprio davanti la sua casa, con la nuova pettinatura a coda di cavallo. Niente piu’ sandali alla schiava, stante il freddo oramai incipiente, ed anzi un cappottone, che non esaltava certo la sua avvenenza, ma i ragazzi che passavano nel vedere come lei lo abbracciava, motteggiavano lo stesso “aho ragazzì beato atte’ che vieni spupazzato da sta’ gnocca….” Lo aveva invitato a salire su casa e c’era oltre alla madre, il fratello piu’ grande che si allenava al vogatore (era un canottiere della Rari Nantes, varie coppe facevano spicco nella sua camera e anche in salone, ma a lui facevano piu’ effetto i poderosi muscoli che gli suscitavano una forte invidia) . “Ammappelo come ti sei fatto grande” gli aveva fatto, “ bravo che ti sei iscritto alla Borgo Prati, l’ho frequentata anche io una decina d’anni fa”. Letizia si era tolta il cappottaccio e ostentava un fisico davvero da sturbo, uno sturbo che oramai si impadroniva di lui con sempre maggiore frequenza. gambe lunghe, fianchi torniti, la forma del petto perfettamente sottolineata da un golfetto leggero, insomma quel che si dice una bella ragazza, parecchio piu’ alta di lui, una buona decina di centimetri quindi sul metro e settanta forse anche qualcosa in piu’, per cui un po’ per l’eta’, un po’ anche per l’aspetto, la qualsivoglia illazione come oggetto di desiderio era bandita sul nascere. Quando si dice il caso, uscendo da via Sebastiano Veniero sul far della sesera, aveva attraversato la piazza Risorgimento e tagliato verso via Crescenzio che doveva appunto raggiungere la palestra, ma qui ecco chi incontra? Si proprio lei Laura, coi capelli scuri a caschetto ma senza piu’ quel vestitino rosso che gli aveva propiziato nell’estate di tre anni prima la dedica per opposizione della canzone di Modugno “Musetto” be’ d’altronde lui sveglio com’era anche a 8 anni (il 1956 poi era stato un anno di particolare apprendimento e esperienza : la grande nevicata, la cacciata dai corsi di catechismo per “blasfemia” la passione per la storia dei Greci e di Roma, e al solito canzoni e film a profusione)…. aveva colto i netti contrasti fra la fanciulla e i versi “ eh no, non tagliarti i capelli, non vestirti di rosso…”. Niente vestitino rosso che lei portava sempre, perlomeno in quel ‘56 e anche l’anno dopo nel ’57 in combine colle scarpette nere lucide, ma non nel ’58, che anche lei in quella torrida estate aveva messo i sandali alla schiava, troneggiando tra i ragazzi di via Nicolo’ coi suoi splendidi 14 anni. Era anche lei, ora in quel fine novembre piuttosto insaccata in cappotto e maglione a collo alto, quindi poco spazio a suggestioni pseudo erotiche: ben volentieri si era fermata a parlare dicendogli che la famiglia aveva deciso di prendere una casa lì in via Crescenzio per quando veniva a Roma. “ah così non stai piu’ a via Nicolo’? - “si ma tanto ci passo sempre qui non ho amici, lì conosco tutti!” chiacchierando del piu’ del meno arrivarono al portone della nuova casa e quindi lei promise che l’indomani pomeriggia sarebbe passata a via Nicolo’. Torno quindi verso casa, attraversando San Pietro, quindi Cavalleggeri, la scalinata e quindi via Nicolo’ V che oramai era sera fonda ed anzi aveva anche cominciato a piovigginare. Si aspettava di mettersi a cena , ma c’era una novita’, a cena erano stati invitati da Matteucci nella sua splendida casa a Via Dandolo, per cui mettiti in tiro, fai in modo che risalti il fisicaccio che cominciava a far capolino per quel metro e sessantatre’ di altezza (sempre piu’ di Matteucci che pero’ compensava coi milioni del suo lavoro di spedizioniere che gli permetteva di avere quel pop po di casa, la Ferrari e anche una Cadillac bianca, piu’ la Zagato Alfa Romeo da corsa con la quale aveva partecipato alla Mille Miglia, alla Targa Florio e ad una miriade di altre gare automobilistiche) Era giusto giusto una sera con gente del mondo delle corse Luigi Villoresi, Sergio Tullio Marchesi, Bornigia e c’era anche la amica Lucietta di Gabriella la figlia di Matteucci, che era la figlia di un famoso pilota della Ferrari morto l’anno precedente in una gara. In proposito, con Matteucci, Gabriella, il fratello, Litta, Iaio e suo padre erano stati al funerale, una tristissima e piovosa giornata di luglio che a lui lo aveva si contrito, ma anche un po’ colposamente ammaliato, alla vista di quella fanciulla un paio d’anni piu’ grande di lui, prostrata dal dolore. Ora quella sera la rivedeva, meno affranta ovviamente , anzi spigliata, volitiva ed era proprio lei a chiudere il cerchio di quelle tre “grazie” di una differente stringa che simmetricamente anzi super simmetricamente, percorre un diverso cammino, tutto da integrare
martedì 3 gennaio 2023
TUTTO IL MALE DEL MONDO
Gli americani non si sono limitati a raccogliere il testimone della bottegaia Inghilterra che per piu’ di tre secoli aveva spadroneggiato per il mondo forte dei suoi commerci e del suo motore : il denaro. Hanno con il loro avvento, dopo la seconda guerra mondiale, al vertice del potere mercantile, commerciale, e tecnologico, cioe’ in sintesi al potere iper-bottegaio, affinato metodi e modalita’, sviluppando la cosidetta “guerra della rete” ovvero una guerra condotta non solo in termini di mercato e di valore di scambio, ma di una informazione globale , basata su di uno spregiudicato uso giustappunto della nuova rete informatica globalizzata e della risonanza dei cosidetti “media”, e cioe’ giornalismo, televisione, publicita’, social e computer, tutti aggiogati al carro dell’iperconsumismo del neo-liberismo, ( o probabilmente piu’ attinente la definizione Duginiana di post-liberismo). Contro questo post-liberismo di oramai gretta individuazione statunitense che si e’ imposto come comun denominatore di tutto il mondo occidentale, qualificandosi come iper modernismo, ovvero lo spregiudicato utilizzo tutte le idee e tecniche piu’ ipocrite e falsamente buoniste che mai abbiano avuto diffusione, non solo negli USA e nel loro diretto precedente l’Inghilterra, ma anche in seno a quella che avrebbe dovuta essere la tradizione europea con la sua storia, il suo spirito e appunto le sue tradizioni, dequalificatasi in una spregevole sigla la UE espressione di un solo potere quello del denaro, del mercimonio e di una tecnologia al suo esclusivo servizio Ecco perche’ ogni possibile conservatorismo da parte di una sia pure esigua minoranza dovra’ sempre estrinsecarsi in un perentorio “NO !” al modernismo, e dovra’ sempre riferisi ad una tradizione, anche se non espressamente manifesta nel contesto della realta’ circostante. Si riconosce subito quell’individualismo “differenziato” espresso dal grande e ovviamente ostracizzato dalla cultura modernista vigente, filosofo Julius Evola in special modo nel suo saggio “Cavalcare la tigre” ovvero una sorta di manifesto di un “tradizionalista senza tradizione “. E’ questo tradizionalismo l’unico atteggiamento perseguibile appunto dall'uomo che non si riconosce in nessun aspetto del post modernismo. ma cio’ nonostante si affida al piu’ totale e assoluto rifiuto di qualsivoglia parametro della Societa’ attuale, che dopo aver esaurito il moderno gia’ da mezzo secolo a questa parte e’ oramai in quella fase di post modernismo che non esprime null’altro che negativita’ e nefandezza. La parola d’ordine di tale atteggiamento, che ha i suoi araldi in pochi personaggi di cultura e spessore: Evola in prima istanza, ma anche Guenon, Eliade, Cioran, Drieu de la Rochelle, Ezra Pound, Heidegger, Schmitt, Jungher. Spengler in una qualche maniera Freud, Jung, Pauli, Heisenberg, Schrodinger e piu’ recentemente, Matte’ Blanco, De Benoist, Freund, Dugin, persino i nostri Agamben e Cacciari: “IL MODERNO E’ IL MALE, IL POST-MODERNO E’ IL PEGGIO". Ribadiamo che l’uomo differenziato di Evola ovvero il tradizionalista senza tradizione, deve trovare all’interno di se (in-sistere) i motivi piu genuini per opporsi con tutte le sue forze al mondo di oggi post-moderno che propugna solo motivi di interesse e profitti (ex-sistere) , in sostanza deve fare una sorta di calcolo infinitesimale del tutto simile a quello che fece Leibniz rispetto a Newton , tradizionalmente indicati come i due ideatori di tale procedimento matematico: preferenziare quella “vis viva” interna indicata dal primo in opposizione al secondo che la ricercava invece all’esterno nelle leggi e cose del mondo, e farlo assumendo numeri del campo reale ma con connotazione negativa, identificandoli con mancanze, debiti, interruzioni, distruzioni e facendoli tornare positivi ma con connotati immaginari, tramite proiezioni per stabilire quindi un nuovo registro, giustappunto quello dell’immaginario dove possono rientrare le nuove interpretazioni di un mondo che non sia quello che ci si presenta oggi con caratteri di quasi esclusivita’ e che e’ stato recentemente in grado di imporre un vero e proprio fermo alla ragione, alla liberta’, ad una umanita’ che non si e’ ancora fatta irretire dalla paura e che appunto deve trovare la sua “proiezione immaginaria” per uscire dal tunnel della post modernita’ che non solo ha dimenticato la tradizione (compito eseguito questo gia’ dal moderno) ma la vuole del tutto annichilire in nome di una feticizzazione estrema del movente economico per una debacle di ogni traccia di umanita’ e l’affidamento assoluto ad un nichilismo fatto di merci, di mercato, di denaro e della loro proiezione sotto veste virtuale ed informatica (paradossalmente un netto processo inverso di quello che deve fare l’uomo che si differenzia nella tradizione). Sotto il profilo meno individuale, ma piu' collettivo, si potrebbe fare proprio la controversa ed anche abbastanza navigata teoria dell'unione eurosiatica rivisitata e elaborata recentemente da Alekxandr Dugin in ispecie nei suoi due saggi La quarta teoria politica e La teoria Mondo multipolare, di cui ho gia' parlato e di cui conto di parlare in maniera sempre piu' approfondita, perche' dismettendo quella "ubris" che fino a pochissimo tempo fa , prima che questa distopia recente , mi svegliasse dal mio sonno dogmatico a proposito dell'occidente, vado anche io alla ricerca di una nuova direzione in cui incanalare il mio desiderio di liberta' , di giustizia, di vera umanita' e magari scoprire un nuovo Eldoradonon fatto di oro come equiparazione di beni materiali, ma di quel vero purissimo oro di cui erano intessuti i tempi che nessuno e' mai riuscito a raccontare, se non come Mito, un Mito dell'eterno ritorno a cui tutto sommato un tradizionalista senza tradizione, scandita da precise metafore, deve sempre tendere: una Eta' dell'Oro per una tradizione che la coscienza umana non e' ancora riuscita a condensare, e che puo' solo intenderne un senso trascinando il suo significante che e' sempre altrove, sempre un tantino piu' in la' o un pochino piu' in qua, perche non e' una metafora : e' una metonimia e a parlare non sono piu' gli uomini, ma gli dei o perlomeno l'idea che di tali dei, se ne e' costruita la mente umana.
giovedì 3 novembre 2022
INCEDERE ELEGANTE
L'altro giorno ho incontrato qui sottocasa che discuteva con la mia amica siciliana Anna Maria Raia, un vecchio avvocato palermitano che conosceva tutte le persone che nomino nel successivo, ma vecchio articolo per la rivista Riflessi Storici su "Vecchio Frack": da Raimondo di Trabia a suo fratello Galvano, a zio Bino Napoli, al barone Rutelli (quello che mi fece "sarà Mario ma mi pari sempre un afferra cazzi n't'all'aria" . Bhe è notorio quanto io sia legato alla antica atmosfera palermitana, per cui è ovvio che siamo rimasti a discutere a lungo e mi sia lasciato prendere dai ricordi. Ecco La passeggiata delle Cattive lungo le Mura, la gelateria Ilardo dove si poteva gustare lo spongato di gelsi e cannella, O' Dutture do' brodo, a ridosso dei Quattro Canti di citta' . Eh si! Palermo ha avuto e ha tutt'ora un continuo impatto nella mia vita : da vecchi amici come Vittorio Gagliardi, Bepi Caiozzo, Max Manfredi, Vittoria Natoli, Mario Fecarotta Beppe Brignola, a più recenti : Comunque lasciamoci trasportare da quel vecchio frack che scivola sotto i ponti, e anche noi lasciamoci cullare, perdendoci nel mare..... Es- se s-ogni… UN uomo in frack... già nel titolo, c’è sottesa una ambiguità semantica, nominalistica : ogni uomo in frack e’ un po’ troppo generalizzante e così, se eludi il trattino si conforma un “sogni” che ovviamente allude a quel frack, ma anche ad un fiume su cui quel frack scivola lentamente, passando sotto i ponti e andando a perdersi in mare. Quando nel ‘57 uscì la canzone “vecchio frack” di Modugno , forse solo i siciliani veraci, quelli che gustavano gli spongati di gelsi e cannella, alla gelateria Ilardo, lì a ridosso delle “passeggiata della cattive”associarono immediatamente quel “S'avvicina lentamente con incedere elegante, ha l'aspetto trasognato, malinconico ed assente; non si sa da dove vien, ne’ dove va. chi mai sarà quell'uomo in frack ? “ al principe Raimondo Lanza di Trabia. I siciliani ed un ragazzino di non ancora dieci anni, che siciliano non era, un romano de Roma, con tanto di battezzo ar Cuppolone, ma che il personaggio in questione lo aveva, bè se non proprio conosciuto, in quanto all’epoca gli adulti parlavano poco con i bambini, perlomeno visto parecchio a lungo, e proprio in quell’atmosfera di lungomare tra quei gelati a triangolo, e vicino a quella “passeggiata” che lo zio Bino, personaggio di rilievo di quella Sicilia anni cinquanta, si era degnato di spiegargli perché si chiamava così “no no non sono donne cattive nel senso di maligne” gli aveva detto ridendo “in latino il termine captivae, significa prigioniere, e difatti e in questo senso che si intende quel cattive, in quanto riferite a donne che avevano perso il marito, delle vedove , cui appunto era stata ricavata questa stradella riservata, proprio a ridosso della Mura e sul lungo mare, perché potessero passeggiare con l’aria di mare, ma da sole, prigioniere del loro dolore, che non consentiva loro di frequentare altra gente” Il ragazzetto, che gia’ allora era irresistibilmente attratto da tutte le persone coi baffi, in quanto gli ricordavano qualcosa e soprattutto qualcuno, dandogli un senso di sicurezza, di protezione e di una misteriosa malia, si era subito focalizzato su quei baffetti , che un comico tanti anni dopo avrebbe detto “da sparviero” ma che oltre lui sembravano come catalizzare l’attenzione e l’interesse di tutti:lo chiamavano Principe e si diceva che era merito suo se la Targa Florio, la grande e antica corsa siciliana, voluta dai Florio, era tornata ai fasti di un tempo, si diceva che aveva sfidato in una gara nientemeno che il grande Tazio Nuvolari, il mantovano volante e l’aveva addirittura battuto, e poi si menzionavano le sue conoscenze e anche grandi amicizie con famosi personaggi storici, Galeazzo Ciano, Gianni Agnelli, Curzio Malaparte, attori di Hollywood tipo Errol Flynn di cui era intimo amico e anche l’accenno a presunte relazioni con attrici che nell’Italia di allora erano senza dubbio mitiche; ancora si faceva cenno dei suoi scherzi tremendi che faceva in Palermo ed anche fuori Palermo a famosi politici come il Conte Sforza, che lo zio Bino politico e assessore alla Regione, conosceva e riferiva con gusto, ed infine veniva citata quella copertina della Domenica del Corriere in cui era stato immortalato a torso nudo, in un duello. Insomma quel “chi mai sarà? della canzone di Modugno aveva sfondato una porta aperta per quel ragazzino romano che dopo quella “conoscenza” e ancor più dopo il misterioso “suicidio” o accidente nel novembre del ‘54 a Roma , si era andato quasi morbosamente a documentare sul tal personaggio “ma certo che era lui! E chi sennò? Quell’incedere elegante, l’aspetto trasognato, malinconico ed assente e poi quella stupenda immagine dello “sbadiglio di una finestra (quando mai si era vista sbadigliare una finestra ?) e quel galleggiare dolcemente sul fiume silenzioso di un cilindro un fiore, un frack…. dai che ce n’era di che aggiungere di fascino ad una persona del genere e il tutto anche accompagnato da quella melodia decisamente accattivante, con quel finale da sturbo “adieu, adieu, adieu al mondo, ai ricordi del passato, ad un sogno mai sognato, ad un attimo d’amore, che mai più ritornerà”. Vecchio Frack era rimasto scolpito nell’immaginario di fascinazione di quel ragazzetto ancor più dei successivi Volare, ecco “penso che un sogno così non ritorni mai piu’” e i “mille violini suonati dal vento” di Piove o “ciao ciao bambina” e quale la sorpresa quando molti anni dopo il ragazzetto oramai bello che cresciuto aveva fatto conoscenza, con assidua frequentazione e anche accompagnata da una certa confidenza, con il fratello di quel personaggio, cioè il fratello del “vecchio frack!” Galvano Lanza di Trabia. Niente baffetti "da sparviero" ma alto, distinto, la personificazione stessa della signorilità, era sopratutto amico del padre, al quale, sapendolo comunista gli faceva " Lucio se ti comporti bene ti faccio Cavaliere" e frequentava lo studio di Michele Pottino in via dei Pianellari dove suo padre e Pottino avevano costituito uno studio di consulenza in titoli di Borsa. "minchia" che studio! ci venivano gente davvero importante: Vito Guarrasi, Michele Sindona, Mimì La Cavera con la famosa attrice Eleonora Rossi Drago, ed era anche un via vai di pittori, artisti, dato che il marchese Pottino aveva la vocazione del Mecenate e gli piaceva circondarsi di una sorta di corte di tali personaggi; tra l'altro , un giorno si e un giorno no, telefonava a suo cugino, che indovinate un pò chi era? Enrico Cuccia di Mediobanca, il padrone dei padroni. Ora frequentando anche lui tale studio come una sorta di consulente ideativo (aveva entusiasmato Pottino stilando una cartina del centro di Roma con tanto di Tridente, ansa del Tevere e assi sistini dove aveva disegnato una caricatura di Pottino coi suoi baffoni all'Umberto che fungeva da stelle di merito per i ristoranti che lui frequentava e di cui era, manco a dirlo Mecenate: una faccina baffuta: mediocre, due: discreta, fino alle cinque bordate rosso (a mo' di Generale di corpo d'armata designato d'armata, o meglio alla Douglas Mc Arthur) . Pottino era miliardario, ma Galvano no, anzi andava sempre questuando soldi, ma era... il Principe di Trabia, e aveva nei cromosomi la signorilità "Michele!" gli faceva seduto sul tavolo della scrivania incurante di scompigliargli carte e gingilli "tuo nonno era campiere di mio nonno" e di certo sorrideva di quel suo titolo di marchese che a buon bisogno gli aveva conferito proprio il suo di nonno.Una volta erano tutti sulla Jaguar di Pottino alla ricerca di un posto dalle parti di piazza in Lucina, quel giovanotto col padre, dietro, Michele alla guida e Galvano a lato "non si trova niente" aveva esclamato spazientito Pottino "vai, entra in quel portone!" gli aveva fatto con una nonchalance da guinnes dei primati, roteando con un gesto sinuoso la sigaretta e spandendo volute di fumo nell'abitacolo "ma che scherzi quella è la sede de .... ci cacceranno via " "Vai , entra, ho detto!" aveva insistito con ancora più signorile sicumera. Come aveva temuto Pottino, il portiere in divisa si era subito precipitato con aria truce per cacciarli, ma poi scorrendo la vista sulla persona che era accanto al guidatore..."Principe!!!" aveva fatto con tanto di riverenza. Galvano gli dava sempre una strappo a casa sulla sua vecchia 850 dove c'erano una quantità enorme di cassette di Peppino di Capri "sai " diceva "fanno molto colpo sulle ragazzette quelle della tua età" e in quell'espressione ammiccante il pensiero andava ovviamente al fratello, di cui lui si era lasciato andare anche a confessioni sul vero motivo della sua strana dipartita, che era un po’ alla ultima defenestrazione di Praga , quella del 1948, del figlio del grande Thomas Masarych, Jan. Ma il mistero era bene che rimanesse, eh si proprio a quel “sogno mai sognato e all’immagine di quel frack che scivola lentamente nel fiume sotto i ponti lasciandosi cullare e perdendosi verso il mare.
venerdì 21 ottobre 2022
PER FAVORE NON TOCCATE LE.....
Bersani e' l'ultimo esempio della intolleranza verso il passato e quindi verso la storia. Lui vorrebbe rimuovere la foto di Mussolini, or non mi ricordo neppure se dall'elenco dei Presidenti del Consiglio a Palazzo Chigi, o da chissa' quale altro palazzo, ma in verita' e' solo l'ultimo di tanti imbecilli che hanno sempre cercato di cancellare quello accaduto prima del loro piu' o meno avvento a certe posizioni. Per gli antichi romani, oltre la confisca dei beni, magari la condanna a morte del personaggio caduto in disgrazia, scattava la "damnatio memoriae" che a guardare bene ha sempre sortito un effetto contrario in merito al ricordo del soggetto colpito da tale anatema (basti pensare a Caio Mario, a Catilina, a Nerone, a Caligola) Tanti tanti anni fa a Parigi, in una delle bancarelle lungo senna (Bouquinistes) capitai un curioso e gustosissimo romanzo "Mendelsshon c'est sur le toit" dello scrittore ceco Jiri Weil in essovi erano una serie di episodi della Praga durante il periodo dell'occupazione nazista, dove con sarcasmo veniva affrontato il tema del cambiamento di immagine anche a livello di memoria, che ogni regime che si sovrappone ad un precedente, tenta di effettuare a livello di collettivo, in una delle sue esternazioni più manifeste, ovvero quella di statue, monumenti. Nell'episodio che dà titolo al libro, i nazisti ordinano di rimuovere la statua del compositore Mendelsson, in quanto ebreo dal tetto dell'Accademia di Musica di Praga, ma il funzionario preposto, incapace di riconoscerla, opta per rimuovere la statua con il naso più grosso, che era quella di Wagner. Sempre nel medesimo romanzo si parla di un fotografo che girava per le piazze della città, fotografando i monumenti non ancora spostati. Decisamente ce ne aveva di lavoro!!!... e tutto questo mi faceva tornare alla memoria le discussioni e polemiche che si erano avute, tanto per cambiare, ad una lezione di Bruno Zevi, su quella ipotesi, assai controversa di "sventrare gli sventramenti", ovvero se sia lecito e legittimo che ogni manifestazione di un passato storico venga rimossa, cambiata, cancellata, avallando così quel principio alquanto inquietante che “la storia la fanno i vincitori”. Praga, molto probabilmente stante i cambiamenti di regime negli ultimi cent'anni, ha molte piu' statue ed icone varie, che sono state rimosse, sostituite, distrutte, che noi in Italia, dove la furia iconosclasta si e' grosso modo esaurita in un solo giorno, quello del 26 di luglio del 1943 alla notizia della sfiducia del Gran Consiglio del fascismo verso Mussolini; pero' forse anche questo accresce il fascino struggente della citta' d'oro, dove la rimozione si appunta sul suo corpo, facendone oggetto di mancato che spinge al suo recupero, sortendo quindi un effetto di contrasto un po' alla maniera della "damnatio memoriae" dei romani. Rimozione e mancato giocano quindi sul versante della fascinazione ed ecco perche' i vari Bersani e tutti i fautori dello "sventrare gli sventramenti " sono doppiamente idioti: chi ignora o peggio cerca di ignorare la storia, non fa altro che esaltare ed anzi ripeterne gli eventi, come diceva Santayana. Non mi ricordo quale deputato italiano in visita negli Usa si lamento' con Il Presidente Eisenowheer che ci fosse a Chicago una strada dedicata ad Italo Balbo, avendone in risposta "perche' Balbo non ha fatto la trasvolata atlantica?"... Ecco probabilmente l'america con la sua democrazia iper permissiva, ma anche iper consumista e' la Nazione con meno mancato, pero'. aggiungo io. e' anche per questo che e' la nazione con meno fascino: In Italia andiamo alla ricerca proprio degli angoli di citta' colpiti dagli sventramenti : la spina di Borgo, il Porto di Ripetta hanno molto piu' fascino della pur meravigliosa Scalinata di Trinita' de' Monti e questo vale non solo per l'architettura, ma un po' per tutto, come dimostra la popolarita' che di questi tempi ipertecnologici e di rapido accelleratissimo consumo, abbia tutto cio' che rientra nel termine di "vintage" Ecco perche', facendo ritorno a Praga, fanno molto piu' opinione i propositi di ricostruire la statua diRadetzsky che le polemiche sullo spirito provocatorio delle opere di Cerny. Io ad esempio che sono un ultra conservatore con innegabili suggestioni reazionarie, pur non essendo mai stato comunista ho un rimpianto struggente per il complesso della statua di Stalin che dominava maestosa dalla collina di Letna, memoria bruscamente interrotta di un'epoca! Il comunismo non è stato un giorno in Cecoslovacchia e di queste operazioni, con tanto di ripensamenti, brillature con dinamite delle precedenti rappresentazioni più o meno monumentali, vuoi con statue o semplici denominazioni toponomastiche di persone e fatti non più "allineati" ce ne sono a non finire. In proposito forse con la cattiva coscienza della continua ecatombe di statue, il vicepresidente del consiglio Vaclav Kopecky inaugurando il 1 maggio 1955 proprio il mastodontico monumento a Stalin, a Praga, sulla collina della Letna, volle provocatamente dichiarare : «questo monumento è destinato a durare nei secoli» - Durerà sette anni e qualche mese. Eppure il nuovo regime comunista ci si era messo d'impegno a partire dal ' 49 per onorare degnamente gli appena compiuti settanta anni del Dittatore per creare giustappunto un'opera immortale, quasi di risposta al Exsegi monumentum aere perennius" di Orazio.Il concorso aveva prodotto essenzialmente soluzioni stereotipe e semplicistiche: in genere uno Stalin a figura isolata, congelato nel gesto di muovere il passo, le braccia allargate come un Golem da film muto. Vennero esposti, quei modelli, nel dicembre del ' 49, in una sala della Casa di Rappresentanza: deve essere stato davvero inquietante metter piede là dentro, scivolare in piano sequenza lungo quei quaranta e più Stalin in miniatura, braccia larghe e sguardo accattivante e forse chissa' aveva inquietato lo stesso Stalin. Fatto sta che il vincitore Otakar Svec, li aveva sbaragliati tutti i suoi ingenui concorrenti, proponendo un imponente agglomerato, un cuneo simbolico che vedeva in testa Stalin con indosso un pastrano militare e in mano un libro. Dietro di lui, sui lati lunghi del parallelepipedo, i bassorilievi che raffiguravano - in due gruppi allegorici di quattro elementi ciascuno - il popolo sovietico e quello cecoslovacco: il soldato, l' intellettuale, l' operaio, il contadino... Una ben studiata campagna trasformerà l' impresa nel megacantiere a cielo aperto della costruzione del socialismo, quasi la sua rappresentazione figurata. Gli scrittori non stavano più nella pelle e, prima ancora che i lavori fossero avviati, già vedono svettare sulla collina la statua che ancora non c' è. Scriveva Pavel Kohout, il candido cantore di quegli anni: «Alto sopra la spalliera dei larici e dei viburni assopiti, / intessuto e sognato di marmo e di stelle, / nel so rriso nostro Stalin sorride, / sicura sentinella dei nostri lunghi cammini».Ma a partire dalla solenne inaugurazione di quel «colossale monumento al servilismo ceco e allo stesso tempo alla sua gigantomania» avviene però un fatto straordinario: il monumento ormai completato sembra non produrre più scrittura. La relazione segreta di Krusciov al XX Congresso del PCUS del febbraio 1956 (pur recepita in ritardo) spinge i censori alla cautela, gli scrittori al silenzio. La surrealista Eva Medkova scatta al monumento una foto: la macchina fotografica è puntata su Stalin, ma è quasi attaccata al piedistallo, molto in basso. Il risultato è un fantasma irreale, la punta di una scarpa, la piega del pastrano: un' assenza. Un' assenza a cui darà corpo l' esplosione del 20 agosto 1962, che non a caso si evolvera' in mancato, suscitando nell'animo di chi comunista non e' stato mai, un rimpianto struggente, come di una fetta di memoria storica perduta, anzi piu' che perduta, lacerata. E' sempre lo stesso meccanismo dell'effetto paradossale della "damnatio memoriae" dei Romani L' esplosione della statua di Stalin, incipit anticipato della Primavera di Praga, darà l' avvio a un revival del monumento che prenderà a riapparire per interposta figura, per allegoria, talvolta persino nella sua ingombrante fisicità. Ma, nel suo primo ritorno, appare solo nella propria assenza. Ciò avviene nel finale del bel cortometraggio di appena un anno dopo la distruzione di Pavel Juracek: Una persona da appoggiare (1963). L' inquadratura si allarga mostrando in lontananza il piedistallo vuoto del monumento. La cinepresa comincia a scendere sui gradini della scalinata. Lo sfondo sonoro trasmette il tonfo ripetuto di una caduta. Quel piedistallo vuoto però inquieta. Si cerca di esorcizzarlo, immaginandoci sopra schermi da proiezione per statisti intercambiabili, o magari uno Svejk da disegno di Lada. In una successiva vignetta di 5 anni dopo alla vigilia dell'invasione della Cecoslovacchia da parte dell'URSS, si vede un attonito passante a fronte un piedistallo vuoto che proietta sul muro l' ombra allarmante di un oratore in piena azione: il braccio alzato, un libro stretto nell' altra mano. Il mancato nel suo venir percepito come assenza proietta il suo impianto negativo nella suggestione umana, diviene immaginario come i numeri in un cambiamento da status a flusso del calcolo infinitesimale. Aveva ragione Bohumil Hrabal: «Che le lasciassero in pace le statue di Praga...». E non solo quelle di Praga: vaglielo a spiegare ai nostri ignoranti politici che esorcizzare il passato significa riaffermarlo, ma suvvia noi conservatori, noi reazionari, noi pensatori di destra , seguaci di Evola, di Mircea Eliade, prendiamo il tutto come augurio per questo nuovo Governo, finalmente di destra che guidera' la nostra Giorgia Meloni RICORDIAMOCI PERO' DI NON RECRIMINARE MAI E DI ACCETTTARE LA STORIA, TUTTA LA STORIA, SI! ANCHE QUELLA VERA!
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