martedì 3 ottobre 2023

800A - OTTOCENTO A - OTTO, ZERO, ZERO, A

 

800A   - Questa e’ una  scritta che per chi si trova a girare per la citta’ di Palermo trovera’ onnipresente:  riportata  su muri, cartelli, portoni, interni di palazzi, soprattutto bagni pubblici, per non parlare poi dei bagni dei vari istituti scolastici;  scritta che e’ una vera e propria sigla dell’immaginario collettivo palermitano perche ‘ sempre riportata cosi’ nel suo estremo schematismo  di in numero che puo’ essere ottocento, ma anche  otto, zero, zero, e una lettera “A” e’ l’espressione di un vero e proprio vissuto o forse desiderio di vissuto, storico, direi proprio immutabile  scavalcando computer, cellulari, codici binari e quant’altro : 800A che andando ad indagare risulta una manipolazione da aggiunta di una originaria espressione molto usata anche essa come scritta, ma soprattutto strausata a livello verbale ….la aggiunta scritta e’ data  dal chiudere le due estremità della S maiuscola fino appunto a pervenire ad un otto e chiudere  invece a zero la lettera U e la lettera C , sempre maiuscole con un piccolo tratto…. da “SUCA” a “800A” appunto. Una parolaccia ordunque, mascherata o meglio manipolata, aggiunta,   tale da non incorrere,  forse originariamente,  nella riprovazione o nell’interdetto, quando non addirittura nella sanzione dell’ordine costituito o pubblica moralita’ . La parola originaria “SUCA” e’ senza dubbio il piu’ famoso intercalare del dialetto siciliano che non e’ pero’ stata sdoganata come il celeberrimo “minchia” che solo fino a qualche tempo fa veniva solo allusa con un prolungato “Miiiiii…” che pero’ poteva anche essere inteso come una riduzione del termine “mizzica”.  
La parola Minchia che e’ poi il corrispettivo siciliano del termine che indica l’organo sessuale maschile, e’ entrata oramai nel linguaggio ordinario e probabilmente non solo regionale e  nazionale, ma mondiale, questo specie negli ultimi cinquant’anni grazie soprattutto ai film, alle vulgate in dialetto siciliano a tutta una serie di attori ; così non e ‘ stato  ad esempio per il corrispettivo dell’organo sessuale femminile  “sticchio”  che e’ rimasta, forse per un indubbio effetto cacofonico, nell’ambito regionale e anzi specie nelle ultime generazioni sta via via per essere soppiantata da espressioni meno contorte e anche piu’ semplici come il diffusissimo  
“fica”. In proposito voglio riferire un gustoso aneddoto di me ragazzino dell’estate del 1961, quando l’interesse per quella determinata cosa cominciava a farsi predominante. Non ero da troppi giorni a Palermo e avevo fatto amicizia con gruppi di ragazzetti grosso modo della mia eta’ tutti super arrapati e in velleita’ di entrare a far parte della terminologia specifica siciliana del modo di dire “canazzi di bancata”  ovvero  espressione indicante quella sorta di metafora che la folcloristica di un luogo pone tra due elementi del suo costume e delle sue abitudini : da una parte appunto quei ragazzi alla ricerca di una identita’con peculiarita’ molto pronunciate da un punto di vista maschile e dall’altra quei cani che cominciano ad aggirarsi tra i banchi dell’appena dismesso mercato che debbono essere estremamente decisi e volitivi se vogliono accaparrarsi qualche resto di cibo.
Mi trovavo, io romano tredici anni appena compiuti (giugno 1961),
  facente parte di questa  combriccola, con i miei modi di dire, i miei atteggiamenti, il mio modo di fare,  diversi d’accordo, ma che pure avevano  avuto i loro ammaestramenti, la serie di prove da superare negli equivalenti delle comunita’ di ragazzetti di via Nicolo’ V, di Monte del Gallo, e persino della Borgata di Primavalle da dove di tanto in tanto qualche appartenente calava. Cos’ io cercavo di tenere il passo anche in quel siciliano ecco con le sue parolacce specifiche, il minchia, il suca ed anche quel termine che non riuscivo a decifrare bene, sticchio appunto. “ma guarda un po’ quanto sono strani questi siciliani” mi dicevo arrovellandomi non poco “ invece di guardare, chesso’ il culo, le tette, il corpo, si fissano su di un particolare che francamente mi lascia proprio perplesso : gli stinchi !  - che bello stinco !!!!  Miii...du’ stinco … !!! , ma cristo che cazzarola di attrattiva erotica puo’ avere uno stinco?” finalmente trovai il coraggio di dirlo ad uno del gruppo con il quale ero entrato piu’ in confidenza e quello…beh non ci crederete… non si riusciva piu’ a fermare dal ridere   “ u sticchio, mala minchiata d’un romano, u’ sticchio, non lo stinco !”  - ma vaffanculo te e la tua lingua perversa,  come si  puo’ dare un nome simile alla fica  ?!”  avevo cercato di ribattere  Anche il termine suca e neppure la sua forma siglata 800A si e’ sdoganata dai confini siculi, eppure in Sicilia , lo ripeto, letteralmente dominante, si certo,  anche piu’ dei termini minchia e soprattutto sticchio, non solo ma ci sono tutta una serie di risposte, rispostine, frasi fatte,  quando qualcuno (e sono tanti ve lo assicuro) vi gratifica del termine Suca, che a ben vedere e sentire non indica uno status, ma un evento, un qualcosa che si fa, un po’ come la differenza tra la particella e il flusso in fisica quantistica, vale a dire  Heisenberg e Schrodinger,  principio di indeterminatezza e equazione d’onda, interpretazione di Copenaghen e doppia fenditura.
effetto doppia fenditura
La prima fresetta di pronta reazione e’ “a mia “ cioe’ fallo tu a me, che puo’ essere ulteriormente colorita “a mia e a o’ Duca… “ chissa’ a quale Duca si allude, ma c’e’ ancora un continuo “ e a o’ cane… con conclusione ancora piu’ contorta “ e co o’ culo te vuschi o’ pane!” Non chiedetemi dove sono state prese queste coloritissime, anche se
 poco giustificate frasi e quali origini abbiano: non e’ come per i “canazzi di bancata” o mille altre espressioni siciliane che hanno una loro stringente logica e precisissimi riferimenti storici, di costume, di tradizioni : Garibaldi e il suo grido “voglio Pilo “ su doppio
significante del nome del suo luogotenente e de “o pilo” con il quale si suole anche indicare l’organo sessuale femminile, questo quando ancora non si era diffusa la moda del depilarsi, “cu mancia fa muddichi” chi mangia fa mollica, “o’ cane muzzica
  sempre o’ sfardatu” -  il cane morde sempre il disgraziato,  “nuddu se pigghia si nun s’assomigghia” - nessuno si prende se non si assomiglia  “si nuddu miscato cu’ gnenti” - sei nulla mschiato con niente “afferra cazzi n’t’all’aria” di uno che insegue cose non concrete , e tante,  tantissime altre. Sempre sul suca ci sono altre  aggiunte, magari appannaggio di determinate categorie di persone come gli studenti del vecchio ginnasio che commentando pezzi dell’Eneide tipo l’invocazione fatta alla vergine guerriera Camilla potevano anche indirizzare l’epiteto con un’ aggiuntina di classico “Suca…milla forte,guerriera” scandendo opportunamente la frase . 
  

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