domenica 10 novembre 2024

RITORNO ALLA BELLEZZA

 

Eh si!, con lui, il grande Donald che ha trionfato alle elezioni Presidenziali USA di questo 5 novembre 2024, e' tornata anche la moglie Melania, la piu' bella delle "First Lady" di ogni tempo, come dicevo nell'articolo in cui salutavo la sua dismissione, piu' bella persino della mitica Jacqueline Kennedy con il suo carico di fascino e bellezza , solo
appena velato dagli otto anni intercorsi dal suo primo mandato.
Melania Knauss con i suoi 54 anni e il suo ritorno, accanto al marito, alla Presidenza degli USA torna ad essere la piu' bella di tutte le donne correlate alla politica, caratterizzando quindi quel "ritorno alla bellezza" che in effetti gli ultimi quattro anni avevano fatto non poco obliare: quattro anni di tristezze, di inganni , di sopraffazione, di emergenze legate a presunte malattie, virus inventati, contagi non suffragati da alcun dato statistico (se fatto correttamente) ed anche, si ammettiamolo, da un panorama femminile decisamente sconfortante se ci si attiene al dato di rappresentanza politica e comunicativo.  Basti pensare chesso' alla Francia, alla Germania, all'Inghilterra ed anche da noi in Italia, be' non e' il caso di fare nomi, ma da qualsiasi parte  ci si volti, non si puo' che canticchiare melanconicamente il famoso ritornello siciliano...........
"quant'e' laria(brutta) la mia zita, tutta fracica e purrita (fradicia e marcia)  ahi laria e', chiu' laria d'idda nun ce n'e' ". uh uh ecco subito le accuse delle femministe, ma no le femministe oramai non esistono piu', oramai ci sono solo i "politically" e non solo politically, "corretti" , ovvero il pensiero  unico conformista e buonista, che parla di resilienza, di sviluppo sostenibile, che evita il dire le cose col proprio nome, che professa un mondo di falsa tolleranza che e' in realta' un seguire i dettami del sistema al potere come dimostra ad esempio uno dei maggiori propugnatori di questa cosidetta Societa' Aperta , quel George Soros che ha tradotto in pratica le teoria  del suo maestro e mentore Karl Popper dando il nome del risibile  saggio da questi scritto  "La Societa' aperta e i suoi nemici" alla sua societa' di speculazione finanziaria che ha turpilinato mezzo mondo ivi compreso il nostro Paese nel 1992, contando sull'incompetenza e la pressappocaggine dell'allora Governatore della nostra  Banca Centrale Ma non pensiamo allo squallore e a questi ultimi quattro anno che hanno visto la mortificazione di ogni manifestazione prettamente umana e quindi anche della bellezza  e  torniamo al suo  ritorno  che da questo 5 novembre  ha ri-assunto le fattezze di Melania Knauss, sulla quale avevo scritto  un articolo di questo stesso blog, quattro anni fa salutando mestamente il suo allontanamento (lungo ma alla fin fine  grazie a questo 5 novembre 2024 momentaneo - 2020-2024) di cui riporto alcuni stralci biografici : 
nata nel 1970 in Slovenia a Novo Mesto e proviente da una modesta famiglia  che trasferitasi a Sevnica nella ex Jugoslavia in uno dei tanti caseggiati dell'architettura comunista non le fu da impedimento dall'intraprendere intorno alla meta' degli anni novanta la carriera di modella, ovviamente propiziata dall'aspetto super attraente che la contraddistingue ancora oggi . In precedenza nel 1988 aveva  studiato design e architettura all'Universita'  di Lubiana, ma con gli anni novanta si dedico' interamente alla carriera di modella cominciando a lavorare  per le maggiori Case di Moda di Milano e Parigi,  trasferendosi quindi sui venticinque anni a New York nel 1996 e
l
avorando con i piu' famosi fotografi del mondo   i e apparendo sulle copertine di Vogue, Harper's Bazaar, Ocean Drive, In Style, New York Magazine, Avenue, Allure, Vanity Fair, Self, Glamour, GQ, Elle, FHM, MaxCome modella, venne associata con diverse ben conosciute agenzie di moda, inclusa quella di Donald Trump. E' giusto dopo essersi trasferita a New Jork nel 1996 che Melania incontrò DonaldTrump alla settimana della moda di New York e nacque la scintilla del loro amore  La loro relazione diventò di dominio pubblico tre anni dopo  in seguito a una intervista su Stern. e così all'alba del nuovo millennio la troviamo appunto al fianco di Trump durante la sua campagna elettorale in favore del Reform Party 2000 per la campagna presidenziale. Dopo essersi ufficialmente  fidanzati nel 2004, Trump e Melania si sono sposati il 22 gennaio 2005 alla The Episcopal Church di Bethesda-by-the-Sea a Palm Beach in Florida con un ricevimento nella sala da ballo nella tenuta Mar-A-Lago di Trump che vide la partecipazione di importantissimi personaggi pubblici e politici  tra cui l'ex presidente Bill Clinton e sua moglie Hilary.  Melania Trump e il marito sono stati compagni affiatati in molteplici occasioni  e sono spesso stati visti e fotografati agli eventi sociali e
ricevimenti piu' importanti del pianeta  e un po' come era successo all'attrice Hedy Lamar negli anni trenta e quaranta, lei ha avuto modo di stupire piu' di un interlocutore  non solo per la bellezza, il fascino e glamour, ma anche per l'intelligenza. "Forse perché è così carina, non ci aspettiamo che sia così intelligente " ha detto di intelligente" lei la giornalista Barbara Walter.
  Intervistata sulla precedente campagna presidenziale del marito, Melania ha affermato: "Lo incoraggio perché so che quello che farà è tutto quello che può fare per l'America. Ama gli americani e vuole aiutarli." Ed ecco che quella sua affermazione di 8 anni fa torna oggi prepotentemente alla ribalta sulla scia dell'epocale trionfo elettorale di Trump che ha visto sgominata non solo la sua evanescente  contendente, ma soprattutto tutte le forze della oscura macchinazione che ha cercato di rendere tutto il pianeta schiavo  di pochi magnati, eredi dei bottegai che cominciarono la conquista del mondo all'insegna del denaro e del commercio oltre mezzo millennio fa (Inghilterra di Elisabetta detta la Grande, Massoneria , spirito mercantile anglosassone e usuraio ebreo, rivoluzione industriale , liberalismo e cosidetta scienza economica, Stati Uniti come "isola piu' grande"  per il Mercato, secondo la felice espressione di Carl Schmitt 

martedì 29 ottobre 2024

VERITA' STORICA TRA CABALA E BOTTEGA

 

Se dovessimo costruire un inizio di verita’ nella storia, dovremmo far piazza pulita di non meno del 99% di quello che in questi ultimi sette secoli abbiamo appreso - partire non a caso da quel 1347/48 ovvero da quella pandemia denominata peste bubbonica e poi peste nera fino a  pervenire alla attuale pandemia con tutta probabilita’ ancora piu’ falsa e inventata di quella antica, in quanto veicolata con maggiore efficacia dai mezzi di comunicazione piu’ evoluti. Menzogna ieri, come menzogna oggi  e un percorso preferenziato nel corso dei secoli che richiama una sorta di integrale sui cammini , del tipo di quelli ideato da Richard Feynman, laddove quella che dovrebbe essere opportunita’ di scelta  si  e’ sempre sposata alla menzogna, alla macchinazione, all’inganno e soprattutto al perseguire l’interesse di pochi (ricchi bottegai) a scapito dei molti (poveri e gente comune non coinvolta in meccanismi di mercato): vale, come esemplificazione di massima, la  lapidaria osservazione di un famoso scrittore Alessandro Manzoni a proposito della descrizione di  uno dei tanti regurgiti (quello della peste degli anni trenta del ‘600 nell'Italia settentrionale) di questo ricorso alla pandemia e alla conseguente  paura di massa, come garanti di diffusione di straordinaria efficacia:  “Cabala ordita per far bottega del pubblico spavento”  - “far bottega” eccolo il principio informatore di ogni azione di ogni pensiero della nuova classe sociale che si e’ cominciata ad affermare giustappunto grazie ad una mobilitazione della paura, quella dei Mercanti o bottegai, che hanno deciso di uniformare il contesto sociale ad una enorme bottega, dove si muovono loro come padroni e manovratori di ogni manifestazione, grazie anche al servile ausilio di garzoni o servi, ricompensati con briciole di potere e di pecunia (politici, intellettuali, poliziotti e soldati, comunicatori prezzolati, etc). Oggi quindi che ancora non abbiamo attraversato del tutto la terribile penombra (per la verita' tenebre oscurissime) dell'ultima pandemia ascritta ad un improbabilissimo virus denominato covid 19, proprio se vogliamo ricostruire o meglio costruire ex novo un nuovo, diverso, piu' corretto sapere, improntato alla verita' e non alla menzogna e alla manipolazione, dobbiamo disporci con animo sereno, ma nel contempo attento, rispetto a tutta la narrazione della storia così come ci e' stata propinata.  Cominciamo magari con uno degli eventi piu’ dirompenti del racconto storico : una rivoluzione. Rivoluzione e’  un termini usato per parecchi eventi, molto spesso con diverse accezioni, qualche volta a sproposito, ma si intende in genere un sovvertimento di principi ed anche di modi di essere : c’è stata una rivoluzione industriale, una rivoluzione scientifica, una rivoluzione sociale, una rivoluzione politica, insomma un po’ chi piu’ ne ha piu’ ne metta; c’e’ stato anche chi ha, su questo  tema della rivoluzione vi ha  costruito una sorta di paradigma piu’ o meno ineluttabile come Thomas Kuhn con il suo saggio  “la struttura delle rivoluzioni scientifiche”del 1962, che al di la’

delle patetiche critiche di un ronzino del pensiero come  Popper, resta a tutt’oggi l’analisi piu’ dettagliata e piu’ precisa della rivoluzione, limitata pero al cambiamento anche di opinione in campo scientifico: nell’accezione del presente articolo intendiamo dedicarci al concetto piu’ rappresentativo della rivoluzione con tanto di movimento di opinione e anche di masse, non scevro di episodi di violenza e di vero e proprio terrore : Indubbiamente la rivoluzione diciamo così canonica per questo tipo di immaginario collettivo e’ quella francese  
Anzitutto siamo proprio  sicuri che la Rivoluzione Francese fu un moto spontaneo di rivolta,  partito da un popolo vessato da leggi ingiuste e da un potere corrotto, inefficace e del tutto indifferente delle afflizioni provocate sulla stragrande maggioranza della popolazione ???? O piuttosto non fu un qualcosa provocato a bella posta proprio da quel ristretto gruppo di potere  che anelava a raggiungere obiettivi più consoni alla sua posizione che da quattrocento anni andava consolidandosi come emergente ? stiamo parlando dell’avvento dell’eta’ dei Mercanti, così come postulata da Esiodo nel suo “Le Opere e i giorni” ma anche prospettata nei suoi esiti piu’ esiziali per l’umanita’, dalla cultura indu’ con l’ ulteriore avvento di una eta’ ancora piu’ buia  : il Kali Yuga,  che Esiodo definiva  "l'eta' dei servi”.  Ho detto che questi Mercanti io li chiamo soprattutto “bottegai” nel senso che l’instaurarsi di una cultura ove a dominare e’ il denaro con tutti i suoi meccanismi di scambio univoco e con le leggi che assegnano valore e appartenenza sono solo quelle di un enorme sconfinato mercato, non c’è piu’ posto per altri valori, quali la tradizione, il sapere, financo un certo tipo di comportamento e di trasmettibilita’ (la Cattedrale e la Cavalleria)  che un tempo venivano invece scambiati. I depositari di questo tipo di potere vanno anche identificati con un progressivo affermarsi di una classe media che potremmo anche cominciare a denominare borghesia, che e’ andata formandosi proprio con il passaggio dall’eta’ dei guerrieri a quella dei mercanti,  laddove l’elemento di distinguo  e di unico valore e’ diventato il denaro e il suo scambio, quindi la societa’ e’ andata sempre piu somigliando ad una bottega.
Come in ogni bottega che si rispetti c’è il padrone assoluto, quello che fa i commerci, compra vende e soprattutto guadagna ed uno stuolo di garzoni o servitori di diverso lignaggio: quelli che, per cosi’ dire hanno fatto carriera ed allora partecipano sia pure in modalita’ ridotta ai proventi della compravendita e quindi ne traggono relativi vantaggi e benefici (la classe dei politici, dei tecnici cosidetti esperti, dei comunicatori
  e specie coi tempi odierni praticamente la totalita’ degli addetti ai mass media, ovvero giornali, televisioni, social) ,e quelli invece mantenuti ad uno stato meramente esecutivo, di manovalanza (poliziotti, soldati ed anche la classe dei medici e degli addetti sanitari ). C’è da dire che questa suddivisione non e’ cosi’ precisa come indicato, spesso e volentieri una data categoria sociale sconfina nell’altra: anche se sempre nel libro paga delle elites commerciali v’e’ una grossa differenza tra un politico di livello governativo centrale ed uno di livello locale(per intenderci diverso un parlamentare, un ministro,  da un sottosegretario in qualche comune  di provincia così come differente e’ un Generale dell’esercito o della polizia da un semplice agente). Comunque sia, non al di sotto, ma di certo meno che mai al di sopra, di  questa suddivisione sociale, si colloca la gran massa della gente comune, che non si identifica coi padroni, ma non si identifica neppure nei garzoni;  e’ la gente che lavora, studia, discute, ma anche consuma, compra, ma solo marginalmente vende -  e’ la gente che cerca dei valori alternativi alla mera pecunia, la gente che studia,  fa cultura, ricerca, si informa, ma è anche la gente che persegue esclusivamente il proprio tornaconto, che se ne frega, che non vuole essere coinvolta, e che si limita a vivere e a consumare  - ecco la parola magica per le elites, per i bottegai e quindi anche per i garzoni  : consumare!!! questo e’ quello che conta in una eta’ contrassegnata dal termine di “mercanti”  gente che consuma e che apparentemente non sembra partecipare del mercimonio in atto nel mondo moderno da quasi sette secoli – paradossalmente e’ proprio questa gente che come detto costituisce la stragrande maggioranza della popolazione mondiale - che e’ oggetto dello spasmodico contendere delle classi dominanti, e’ questa la gente verso cui sono sempre state indirizzate le grandi macchinazioni, tutti i falsi, tutte le montature, di cui il cammino della recente (si fa per dire) storia e’ costellato: così nel 1348, così nei regurgiti di gonfiatissime e pilotate pandemie nel corso dei secoli, ma così anche con le guerre, gli assedi, i colpi di stato, le alternanze di potere e soprattutto…..le rivoluzioni. Prima di andare a approfondire la piu’ famosa delle rivoluzioni, quella francese, cerchiamo di chiarire chi sono queste elites, questi mercanti o bottegai, che da così lungo periodo perseguono nel tentativo di dominare la gran massa delle popolazioni di tutto il mondo, instaurando quindi una sorta di dittatura del denaro che possa fungere da principio informatore della socialita’.
Si e’ parlato molto degli ebrei come massimi rappresentanti di tale spirito commerciale e, trovandone anche la giustificazione a livello storico : estromessi da tempo immemorabile dalla effettiva conduzione di un proprio territorio o stato, essi sono andati vagando per i diversi stati nazionali spesso e volentieri osteggiati, discriminati soprattutto nell’esercizio del potere pubblico e quindi costretti a dedicarsi al commercio, all’usura, e a tutto quello che attiene il commercio.
  Subito dopo gli ebrei e’ stata messa in ballo proprio come entita’ sovranazionale,  lo spirito delle cosidette Societa’ segrete, i Rosacroce, i Templari, gli Illuminati di Baviera, ma soprattutto la Massoneria, che rappresenta un condensato di tale spirito incentrato sul denaro, sul commercio, e sulla distinzione sociale solo sulla base del censo …molti massoni furono ebrei, ma non necessariamente, in realta’ vi furono insigni massoni anche tra i gentili, però la massoneria piu’ influente e’ sempre stata quella inglese. Come mai ? Semplice, definita da Napoleone Bonaparte la nazione bottegaia, l’Inghilterra e’ stata sempre una antesignana nel preferenziare meccanismi di compravendita nei suoi affari nazionali e internazionali  fino a concedere con facilita’ dignita’sociale, prebende e titoli nobiliari proprio sulla base del riscontro economico, senza andare per il sottile in merito al come tale riscontro fosse stato ottenuto.
(vedi
  il titolo di Sir concesso dalla Regina Elisabetta al pirata Francis Drake, che ha avuto innumeri  esempi, fino ai nostri giorni ), quindi ovvio che una borghesia così solleticata dal potere politico, abbia fatto da battistrada in merito ad associazione che aveva come suo interesse precipuo quello di dilatare la sua influenza economica facendo appunto leva a fattori di censo. Nella prima delle pandemie considerata quella del 1348 ne’ ebrei ne’ inglesi hanno una rilevanza particolare, anzi per lo piu’ e’ l’area mediterranea coi suoi mercanti, banchieri  emergenti, tipo i Bardi, i Peruzzi, i Datini,  Chigi, i Medici, a dominare, per passare il testimone  nel secolo successivo a Mercanti tipo tedesco, anseatico, e dopo l’apertura del canale americano,  prima a spagnoli e Portoghesi, successivamente a mercanti olandesi, delle Fiandre e un po’ tutta l’europa centrale per vedere quindi nel corso del XVIII secolo l’affermarsi delle prime grandi compagnie commerciali  inglesi strettamente legate al potere reale, e di cui probabilmente quella dei Rotschild /che ha tra l’altro diversificazioni extra insulari, e’ una che ha maggiormente colpito l’immaginario collettivo

sabato 5 ottobre 2024

LE SINAPSI DELLA DISTOPIA

Quante cose sono cambiate nei nostri cervelli a seguito di questi anni di distopia e relativo ritorno alla normalita' !?  E non parlo solo di cose esterne, abitudini, comportamenti, convinzioni…. no! Parlo proprio di processi neuronali, sinapsi che si sono dovute sostituire con drammatica urgenza, e che hanno profondamente modificato cultura e conoscenza stesse, prese sia nei particolari che sulle generali  e che sono state sottoposte  ad un vero e proprio processo di revisione con tanto di ribaltamento. Una "res ex-tensa", per dirla alla Kant,  che ha fortemente e irreversibilmente condizionato una "res in-tensa", fino a produrre, di fatto e di pensiero, una nuova entita’ di ragion-amento.  La prima a passare a questa sorta di vaglio indotto e’ stata la cosidetta scienza, in particolare la medicina di cui si e’ toccato con mano l’inconsistenza e la sostanziale presupponenza e arbitrarita’ vieppiu’ aggravata dall’essere usata come strumento di paura e di controllo sociale da parte di una minoranza elitaria che si e'  servita di un unico valore quello dello scambio commerciale fra mercati che ha come suo referente il danaro; un qualcosa che l’aveva ben definito Manzoni descrivendo una precedente epidemia  quella del 1630 per lo scenario del suo famoso romanzo “I Promessi Sposi” : Cabala ordita per far bottega del pubblico spavento”  Mentalità bottegaia dunque per capire matrice e movente di quanto il sociale umano va assimilando nel suo presunto evolversi, che corrisponde piuttosto ad un continuo inesorabile passaggio dal bene al male, dal perfetto, o quasi, ben precisato da tutte le antiche storie della tradizione delle civilta’ del mondo (nelle nostre contrade occidentali il Mito delle Quattro Età  oro, argento, bronzo, ferro, in un costante deterioramento del vissuto, cui corrispondono i quattro Yuga della  cultura indiana), Comunque sia non una evoluzione, ma una involuzione, un declino, una continua perdita di valori; si va da quella Eta' dell'Oro rappresentata dagli Dei , a quella dell'Argento dei Guerrieri, al Bronzo dei Mercanti, che io preferisco chiamare "Bottegai" e che sarebbe quella corrispondente  alla Pandemia del 1348 e nella quale ci troviamo ancora sia pure  in un ulteriore declino  che caratterizza la Eta' del ferro che non e’ piu’ neppure un metallo puro, ma una lega , una mistura che informa la socialita’dei Servi, ovvero la quintessenza della decadenza e dell’abominio; i suoi prodromi sono la rivoluzione industriale di meta' del XVIII secolo e tutte le relative
emanazioni dovute al sempre maggiore  tecnicismo e alla concentrazione dell'unico valore  dominante nel pianeta  : il danaro e la sua diffusione come valore di scambio, nelle mani di pochi oligarchi che come si sta dimostrando oggi, secondo decennio del terzo millennio, sono quanto mai intenzionati  a fare di questi due fattori (strapotere economico e finanziario piu' virtuale che reale e esasperato tecnicismo a livello informatico/digitale) gli elementi su cui fondare il loro dominio sull'intero pianeta, che quindi sprofonderebbe dal bronzo al ferro, da mercanti evolutisi in magnati,  ma sempre piu' concentrati e ridotti di numero, ad una pletora di stragrande maggioranza ubbidiente ai loro voleri, appunto in stato di servitu'. Per la verità c'è un terzo fattore da considerare, che non ha la caratteristiche di estrema modernita' dei due precedenti, ma anzi e' da riferirsi ad un qualcosa di quanto mai antico, atavico addirittura, correlato alla specificita' umana : la Paura. E' proprio attraverso la paura che tutte le classe dominanti di ogni epoca hanno fatto leva per tener soggiogate le masse, sempre i medesimi meccanismi  accentuatisi con il passaggio dai Guerrieri ai Mercanti, ovvero dall'eta' dell'argento a quella del bronzo, come si dimostra dall'estrema virulenza con la quale e' stato perseguito il trapasso dalla coralita' medioevale, rappresentato dalla somma esperienziale delle Cattedrali, all'individualismo  sfrenato della riproduzione dei codici, tipo quello pochissimo verificato dei classici antichi, tramite il tecnicismo della prospettiva, che inaugura sostanzialmente quella riproducibilita' delle esperienze che diverra' 
 assoluta  e permeante di ogni aspetto del sociale nel XX secolo.
Come giustamente osserva Walter Benjamin nel suo "l'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilita' tecnica" la  paura piu' assoluta e' stata sempre quella che riguarda la propria fisicita', ovvero un qualcosa che la minaccia, che la corrode, e cosa c'e' piu' della malattia che ha tali caratteristiche ? La malattia distrugge a
l salute e porta con facilita' alla morte, dunque e' sempre stata la maggiore fonte di frattura della sicurezza umana, ovvio quindi che le classi di potere abbiano sempre fatto incetta di tale fattore, magari moltiplicandolo a dismisura, diffondendola dappertutto, anche come semplice flatus vocis, non piu' semplice malattia, ma epidemia  e addirittura pandemia , ovvero che riguarda tutto e tutti. Così gia' ai tempi della peste di Atene del 480 a,v. ovvero ancora in eta dei guerrieri e dell'argento laddove Tucidide rimarcava che non era la pestilenza ad uccidere gli ateniesi, ma la paura, paura opportunamente diffusa  dai suoi nemici. Così, come fatto cenno, in quella del 1348 sfruttando i disagi e la miseria di continui stati di guerra e anche quella di una grande carestia degli anni precedenti che aveva spopolato le campagne e fatto inurbare le citta' fino al collasso, favorendo infezioni per sporcizia e comunanza (la celeberrima peste bubbonica non mortale pero', in quanto interessante solo affezioni dermatologiche dovute appunto a carenze igieniche e sovrappopolazione in contesti limitati) , in verita' la peste passata alla storia come falcidia di intere citta' e popolazioni, fu quella aerea, cioe' riguardante i polmoni e l'apparato respiratorio,che e' spiccicata a quella spacciata, 
  ai giorni nostri come covid - e questo come fa notare l'unico vero medico apparso dopo Ippocrate, Rick Geerd Hamer:  perche' le affezioni polmonari e bronchiali sono in stretta dipendenza di uno stato di paura.Così a Roma nel famoso Sacco del 1527 operato dai Lanzichenecchi, dopo uno stato di grande disagio e indigenza - fase  attiva simpaticotonica  dell'affezione secondo le Leggi di Hamer- puntuale la fase  vagotonica di riparazione o passiva, ovvero la malattia in tutta la sua virulenza per riparare appunto un grande stato di paura. 
Lo stesso dicasi per tutte le altre epidemie e pandemie, sempre a monte uno stato di estremo disagio, miseria, guerra, assedi, cattivita' e quindi paura messa subdolamente in atto da chi persegue determinati scopi di dominio. Ieri come oggi, sempre il medesimo meccanismo

giovedì 3 ottobre 2024

LA RETORICA DELLE ORIGINI

 

Una delle maggiori necessita' dell'essere umano e' risalire alle origini : origini di se' stesso, delle cose del mondo, dello stesso mondo e dell'universo, quindi della vita  e anche di una origine di cio' che ha indotto la ricerca: una origine della esigenza di ricercare una origine Be' per questo sembrerebbe sufficiente ricercare una origine della coscienza che e' quella funzione che ci ha consentito di utilizzare un analogo metaforico in grado di formulare una simile domanda. Ma ecco che la funzione non ce la fa, la metafora non e' sufficiente, condensare significati non basta, occorre trascinare significanti e dunque  c'è bisogno di una metonimia da giustapporre alla metafora: costruire una composita retorica che sia della coscienza, ma anche dell'inconscio . In altre parole puo' essere ricercata una origine dell’inconscio, proprio in parallelo e in concomitanza con l’origine della coscienza!? Nessuno, nè Freud e neppure Julian Jaynes che ha scritto il piu' esauriente saggio sulla origine
della coscienza, lo ha mai preso in considerazione.  Eppure pensiamoci un pò sopra: se la comparsa dell’analogo-io, ovvero una evoluzione della specializzazione delle commissure cerebrali dell’emisfero sinistro ha consentito all’uomo di porre se’ stesso in relazione agli eventi, narratizzare cioè la sua presenza senza bisogno di attendere la voce che gli dicesse come comportarsi e sbrogliarsela da solo, non era certo plausibile che tutta la corrispondente parte dell’emisfero destro, quella che fino a poco prima era deputata appunto alle voci allucinatorie selezionate previa la somma delle esperienze e una ottimizzazione dei comportamenti più adattivi alla bisogna, si ritirasse così, in un mutismo senza alcuna funzione; la prima parte dell’istanza contenuta in quella originario archetipo/cambiamento, l’apparizione stessa della vita in un ambiente inanimato e totalmente indifferente, era stata assolta grazie proprio a quella stretta collaborazione tra linguaggio articolato fondato sulla condensazione di un significato ovvero la metafora, e in correlazione di un linguaggio allucinatorio prescrittivo, fondato invece sul continuo trascinamento di prescrizioni, quindi sulla metonimia, con compositi meccanismi di innesto proprio sul contesto di tale ambiente da piegare all’ adattamento, ma ricordiamo che l’anelito contenuto dall’apparire della vita non era limitato al semplice mantenimento di uno status quo: questo una volta raggiunta una evoluzione che consentisse all’uomo di camminare con le proprie gambe, ora lasciava aperta tutta la seconda istanza, quella dell’anelito al ritorno da dove era venuta, cioè il “de-sidera”. Che cosa è il desiderio? il fior fiore dei maggiori pensatori di ogni tempo hanno sempre cercato di dare una riposta a tale quesito, la più plausibile l’ha data lui il solito Freud e anche nominalmente è al di là del piacere contestuale, che lui stesso in una precedente formulazione teorica aveva elevato a principio. Però a rigore, se per la coscienza possiamo parlare di una origine caratterizzata da quel particolare analogo che non si appunta più su cose esterne all’individuo, ma dentro di sè e ne narratizza il suo essere in situazione, per quella parte che ne forniva voci allucinatorie e prescrittive, si tratta non di una condensazione dall’esterno all’interno, ma bensì pur sempre di un trascinamento di significato, che dopo aver esaurito tutte le sue possibilità di cooperazione con la parte della mente deputata all’adattamento all’ambiente, ora torna indietro, come la sonda del Voyager nel film Star Treck, alla ricerca di dov’è venuta e cioè quel “de-sidera” che informa il desiderio.
Possiamo quindi ragionevolmente sostenere che più di una origine si tratta di una anelito di ritorno, un recupero, una coazione a ripetere, che assume tutte le forme che il linguaggio articolato, il nominare le cose, non è assolutamente in grado di coprire, quindi diciamo che è una ristrutturazione, un restauro, proprio come un antico monumento, le cui parti nel corso del tempo si sono piegate ad accogliere altre funzioni, perdendo quella sua precipua ( un antico tempio adibito ad abitazione, l’oro della cupola del Pantheon per il baldacchino di San Pietro, etc) di quella parte che per lungo tempo si è piegata ad altre funzioni, ora con il procedere ed anche l’esaurirsi della sua funzione di aiuto, fa ritorno alla sua specifica essenza: occuparsi del desiderio, senza gli orpelli dell’adattamento all’ambiente più o meno ostile. Ma il desiderio non è un qualcosa che la coscienza può spassionatamente contemplare, per essere veramente de-siderio non deve avere gli imbrigliamenti della necessità, non può soggiacere nè alla logica della coscienza, nè agli stessi meccanismi del parlato, i suoi strumenti sono imprevedibili, fuori di ogni schema e hanno come referente tutto l’organico mente/corpo dell’unità biologica uomo; il desiderio sfugge ad ogni catalogazione, non si piega ad alcuna necessità, è del tutto casuale ed è sempre di difficile comprensione per la parte cosciente del cervello allocata nell’emisfero sinistro, essendo completamente allocata nella parte destra, e alla quale, come è stato fatto cenno, è stata data, non troppo tempo fa, la denominazione di incoscio, è , riflettiamoci un po’, molto molto simile a quell’Eta’ dell’oro, dove non vi è neppure un chiaro distinguo tra uomini e dei, e su tale rapporto ci si può mettere di tutto: la fantasia, la necessità, lo stress, il desiderio. Un tempo primordiale era un tutt’uno e non era dato distinguere neppure se alla voce allucinatoria e prescrittiva corrispondesse una immagine, ma ora che l’uomo è pervenuto alla coscienza, e alla suddivisione ben marcata di un diverso funzionamento degli emisferi cerebrali, l’inconscio non è tutto desiderio, così come il desiderio non è tutto inconscio, ma solo una metà, la metà che trova luogo in un solo emisfero cerebrale, quello destro, e che rappresenta la parte di essenza contenuta all’atto del turbamento vita, (la cometa, il frammento di spirale, l’energia primordiale) la parte di “nostos”, di ritorno, ma non quella di mantenimento, di permanenza nel proprio stato. De-siderare è quindi un volere a metà e precisamente quella metà di impulso insita nell’atto dell’apparire della vita in un contesto di preesistente inanimato, e in quanto metà si era giustappunto allocata solo in una metà del cervello, l’organo che in una incalzante evoluzione aveva avviato una sempre maggiore padronanza del pianeta ospitante: una volta che quella parte sinistra deputata al linguaggio articolato e quindi ai suoi precipui strumenti: la metaforizzazione di tutti i significati con costruzione di analoghi fino a quell’analogo io che non era più rivolto all’esterno, ma all’interno di sè e quindi non aveva più bisogno del supporto della parte destra operante invece per trascinamento di significante e quindi per metonimia, assistiamo sia alla origine della coscienza sulla base del linguaggio, ma assistiamo anche, se
non ad una origine perlomeno ad una ristrutturazione su base restaurativa dell’istanza di ritorno da dove quell’energia derivava...non solo il linguaggio articolato, ma tutta una serie di strumenti/messaggio impregnati di emozionalità proprio come erano le voci allucinatorie quando entrambi gli emisferi cerebrali erano in cooperazione : in altre parole, oramai libero da orpelli, l’emisfero destro poteva sviluppare autonomamente la propria specifica vocazione, non il mantenimento, ma il ritorno e lo faceva non solo con le voci, ma con tutta la serie di strumenti che erano alternativi proprio al linguaggio articolato ed in una maniera del tutto sradicata da necessità contingenti, ma in una apparente casualità, che soggiaceva solo a quell’istanza di desiderio in senso lato cui la coscienza solo con grande difficoltà e facendo leva non sui suoi strumenti prettamente logici, poteva genericamente e fumosamente pervenire. E’ la strada dei sogni, delle fantasie, delle intuizioni, dei mancati e di ciò che è rimosso, di tutto quello cioè che la coscienza ha trascurato, negletto, quasi ignorato e che trova sempre nuove modalità d’espressione, perlopiù relegate dalla coscienza a stranezze, a scarti del suo fluire. Tutto ciò va a confluire non in una conoscenza, ma in una emozione desiderante, quale si rivela ad una analisi dettagliata la prima di quelle Età del mondo che stiamo sottoponendo a verifica, passando in rassegna, tutti gli strumenti della ragione, della speculazione intellettiva anche dettata da istanze di modernità (quali possiamo ascrivere la psicoanalisi, la fisica quantistica, lo sviluppo di avanzatissime tecnologie), ma anche della tradizione e delle più antiche credenze che si ripresentano in uno dei nostri famosi integrali sui cammini In altre parole : l'origine dell'inconscio trova il suo spazio/tempo nella Età dell'Oro, quella a cui l'umanità da tempi immemorabili tende a ritornare. Abbiamo parlato di inconscio e di coscienza, di origine e di percorso, di mito dell'eterno ritorno e di Età dell'oro, rimarcando in questa sorta di multi integrale sui cammini, l'interesse emozionale che possiamo anche denominare "desiderio" il desiderio da sempre sotteso a tali argomenti, che ha caratterizzato l'anelito di una umanità alla ricerca di quel Paradiso perduto che non ha mai potuto ritrovare, ma solo postulare. Ricerca impossibile forse perchè non si è mai avuta la elasticità mentale, la spregiudicatezza di tentare un nuovo cammino, non uno stato con le sue parti e particelle e neppure un flusso necessariamente in avanti (la discutibile evoluzione), ma forse entrambi come in quel principio di indeterminazione di Heisenberg o in quell'equazione d'onda e il suo collasso di Schrodinger, come il famoso esperimento sulla "doppia fenditura" e la celeberrima Teoria della relatività di Einstein, sia "ristretta" che "generale" . Freud, Jaynes, la nutrita schiera dei fisici quantistici, e vari mistici, studiosi, profeti, ci accompagnano in questo cammino la cui localizzazione iniziale o anche finale , a sugello del principio archetipico dell'Uroboros, accetta sia le suggestioni di Cantor e dei suoi insiemi ed anche quelle di chi chi a tali insiemi ha dato l'essenza di "infiniti" individuando il meccanismo simmetrico ma di trascinamento dell'inconscio (Mattè Blanco = l'inconscio come insiemi infiniti). Ecco quindi che abbiamo fatto
ritorno a quell'età dell'oro postulata dalla tradizione, di cui azzardiamo l'ipotesi che gli dei , sottesi a tale età, potrebbero ancora abitare lì, funzione auditiva vestigiale non spaziale ma neppure temporale (le voci), che da forse troppo tempo non ci parlano più: come giustamente osservava Lacan "l'inconscio non parla più, si limita a dire sempre la stessa cosa: ripete! " e perchè non parla piu'? semplice ....perchè non è più capito: la coscienza , l'analogo-io non sono atte a comprenderlo, per capire bisogna cambiare punto di riferimento ed un buon inizio potrebbe essere quello di ripercorrere tutto il cammino (l'integrale di Feynman, ricordate!? che contempla anche la possibilità di arrivare alla Galassia di Andromeda e fare ritorno)

lunedì 30 settembre 2024

IL MALE DELLA COSCIENZA

 

Una domanda che l'umanita' si e' chiesta insistentemente : Chi o che cosa e' all'origine del male, tutto il male del mondo? -  Possibile e piu' che pensata risposta : la coscienza! e' lei, proprio lei  la responsabile del male del mondo, la coscienza intesa come consapevolezza dell’uomo di essere in situazione  con il proprio ambiente, ovvero il contesto che lo impegna. Siamo in presenza di una analogia tra uomo e ambiente , giustappunto un analogo,  solo che invece di fare riferimento tra due significati, uno piu’ conosciuto, uno meno, come avviene normalmente nel procedimento linguistico per ampliare ed arricchire una lingua, fa riferimento a se stesso in analogia al contesto, quindi un “analogo io”  il che sostanzialmente puo’ essere detto in altri termini, come un qualcosa di origine metaforica quindi di derivazione strettamente  linguistica. Se ne deduce che senza linguaggio articolato e senza metafora di condensazione uomo-ambiente, non vi e’ malvagita’ intenzionale, ma solo meccanismi istintuali del tutto simili a quelli del mondo animale. Altro elemento di fondamentale importanza nella eziologia del male nel mondo e’ la possibilita’ di tale consapevolezza di interazione fra uomo e ambiente  che puo’ non solo essere raccontata a voce, ma puo’ essere tramandata in quanto fissata con la parola scritta: eh si! anche  la scrittura , puo’ essere ascritta come  co-archetipa del male nel mondo. Possiamo anche dire che la nascita della storia, possibile solo attraverso il meccanismo dell’analogo.io, cioe’ la coscienza, corrisponde in tutto e per tutto all’Esser-ci Heideggeriano (Desein) sul teatro del mondo  e di avere il potere di cambiare le regole del gioco  - diciamo  che i tentativi di tali cambiamenti  buoni o cattivi che siano , vengono registrati, dapprima in un linguaggio orale, che ha ancora larghi margini di variabilita’ in virtu’ del carattere volatile della parola, per poi essere fissato con la parola scritta in un qualcosa di molto piu’ definitivo (il famoso verba volant, scripta manent,  suscettibile di farsi secondo l’ancora piu’ famosa Ode di Orazio un vero e proprio monumento  “piu’ duraturo del bronzo” ovvero lo “Èxegì monumèntum àere perènnius ”. Comprensibile l’orgoglio del grande poeta che ha come la sensazione di aver raggiunta l’immortalita’ “Nòn omnìs moriar  mùltaque pàrs mei vìtabìt Libitìnam  ùsque ego pòstera crèscam làude recèns”, peccato pero ‘ che a parte le lodevoli ma poche manifestazioni di grandezza ascritte all’arte, in parte alla tecnica, molto a buoni sentimenti umani tipo l’amore, la lealta’, la giustizia, la liberta’  e parecchio anche a faccende di solito non contemplate dalla tradizionale narrazione storica tipo l’alimentazione, il buon cibo, il vino, la birra, il formaggio, la cioccolata, un piatto di bucatini alla amatriciana o una bouillabaisse.

Il racconto della coscienza e quindi di un po’ tutta la storia umana,  sia essenzialmente un racconto  di guerre, eccidi, massacri, violenze, brutalita’ sopraffazione tra popoli e intolleranza. Quasi tutti gli antichi storici hanno descritto questa prima manifestazione della coscienza come l’eta’ dell’argento  per porre netto il distinguo con la precedente eta’ dell’oro, di cui però non era dato di sapere alcunche’ e che difatti non era solo una eta’, ma una totalmente differente organizzazione, addirittura biologica con un differente funzionamento del cervello umano, quello che lo psichiatra Julian Jaynes ha denominato “mente bicamerale” e che non contemplando ne’ la coscienza umana ne’ tanto meno la scrittura, non aveva modo di essere raccontato, ne’ tantomeno storicizzato : gli dei erano indicati come i rappresentanti dell’eta’ dell’oro, ma questo solo a posteriori, non sapendo niente di tali dei  e solo in virtu’ di quella messa in situazione tra io e ambiente che la coscienza aveva potuto effettuare, ma solo con la scomparsa della precedente organizzazione neuronale, quindi facendo ricorso all’immaginazione e incedendo alla fantasia. Così era venuto naturale, cercando di riportare quell’ordine e quella definizione che non era possibile trovare nel precedente periodo,   scegliere un metallo,  meno nobile dell’oro, meno splendente, soggetto ad invecchiamento e annerimento come l’argento e che trovava corrispondenza in una specifica classe sociale, quella dei “guerrieri” ovvero  coloro che  si trovavano ad esercitare con l’impiego di armi e strumenti appositi proprio quella specificita’ che meglio si adattava a esercitare il dominio della nuova organizzazione mentale, la coscienza. Per millenni si sono succedute societa’ e singole persone distintisi nell’esercitare le precipue specificita’ della coscienza e cioè la violenza, la sopraffazione, la distruzione;  per millenni abbiamo avuto continue guerre, popoli in lotta tra di loro e spesso e volentieri in  lotta dentro di loro, guerre di conquista, di annessione, guerra civili, e tutto questo ben lungi dal darne un giudizio di riprovazione, ma anzi….si e’ conferito il titolo di “grande” a personaggi distintisi un tale abominio, i re Orientali della Persia, degli assiri , quindi anche per uno venuto dalla culla della ragione  e del sapere: il re di Macedonia Alessandro che ebbe come 
precettore il filosofo Aristotele e che nessuno ancora oggi nomina se non con quell’epiteto di “Magno” valutando cioe’ questa supposta grandezza solo in termini di battaglie e conquiste militari, e non prendendo in minima considerazione il fatto di trovarsi al cospetto di una persona fortemente disturbata, malato, irascibile, psicopatico, dedito a droghe, morto giovanissimo per i suoi eccessi. Procedendo nella storia della coscienza  si perviene a periodi sempre piu' oscuri e vili, dove l'argento cede ad un metallo ancora meno prezioso, il bronzo e i guerrieri cedono la supremazia  ai mercanti, laddove non diminuiscono le violenze e le sopraffazioni, ma si fanno solo meno evidenti, piu' mascherate, piu' ipocrite
e l'elemento che era gia emerso nella eta' precedente, ovvero il denaro si fa prioritario.  Il "vir" del periodo di massima dell'eta' dei guerrieri cede il posto all'homo oeconomicus dell'eta' dei mercanti o come dico io, dei "bottegai", di una societa' equiparata ad un mero esercizio commerciale di compravendita su di un unico valore di scambio,  con pochi padroni ed una pletora di garzoni come 
 vili  servitori.
 Uno schema addirittura piu' odioso di quello dei guerrieri, aggravato dallo sviluppo della tecnologia che abilmente perseguita e promossa dai padroni delle ferriere e diffusa dai loro garzoni, sopratutto con l'avvento della Rivoluzione industriale di meta' secolo XVIII, sostituisce progressivamente la specificita' umana con quella della macchina.  

sabato 7 settembre 2024

LA FARSA SUPER

 

La farsa distopica  che ci ha oppresso per oltre due anni ha prodotto nella gente tutta una serie di sconvolgimenti, che nel mio caso si sono appuntate su differenti modalità di conoscenza e comportamento. La prima più vistosa e permeante è quella di una sorta di “eterno ritorno”, con tanto di implicazioni più mitiche ed emozionali che storiche, alle idee, convinzioni e anche passioni della primissima giovinezza, quasi infanzia (14-17 anni) ovvero una visione filosofica di destra, estrema destra, reazionaria e aristocratica, a volte anche esoterica, che specie ora fattomi più grandicello (inverti quel 17 e aggiungici anni qualche altro anno : 71 + 2 ) e arricchita di più di uno specifico all’impostazione originaria (filosofia, psicoanalisi, calcolo infinitesimale, fisica quantistica, pragmatica comunicazionale) si compiace di una aggiunta del prefisso “super” ad ogni sua manifestazione : SUPER DESTRA quindi e non estrema o altra definizione (meno che mai fascista), ma proprio quel “super” tanto diffuso proprio negli specifici di mio maggior interesse e dedizione - il famoso Super-io della psicoanalisi da me arricchito da un contrastante Super-es, per chiudere lo schema della seconda topica freudiana quella di Al di là del principio del piacere fondata sulla scoperta della pulsione di morte, il Super attribuito alle stringhe in fisica quantistica, ipotizzate da Gabriele Veneziano nel 1968 e quindi la Super Simmetria che, qualche annetto più tardi, va a comporre la sconvolgente M-Theory (Susskind-Greene-Witten), per intenderci quella che pone l’affascinante ipotesi dei multiuniversi, quindi il Super uomo di Zarathustra , ovvero Nietzsche con Schopenauer da sempre uno dei filosofi da me prediletto, ancora il Super man del fumetto che però ai miei tempi era stato italianizzato in Nembo Kid (anni cinquanta) , le Super Nove della fisica astronomica, financo la benzina SuperCorteMaggiore, col suo cane a sei zampe che incanalava la mia scelta di rifornimento anche per via dell’associazione con un personaggio come Enrico Mattei da sempre uno degli uomini d’azione da me più stimati. Super destra di recupero quindi, recupero dopo tanti anni anche di quella istanza politica, che dopo la uccisione di Kennedy nel novembre 1963 e la sconfitta di Barry Goldwater nelle elezioni del novembre 1964 era stata negletta e aveva portato ad una pronunciatissima e diffusa indifferenza di tale istanza ( a mò della demondizzazione professata da Carl Gustav Jung) anche per non incorrere in quella sindrome di Mephisto esposta da Klaus Mann nel suo famoso romanzo che ha contaminato la quasi totalità della intellettualità e anche artisticità di tanti illustri esponenti in relazione ieri al Fascismo, Nazismo e regimi dittatoriali in genere, oggi, e c’è da dire con ancora maggiore diffusione e partecipazione, rispetto alla distopia in atto del potere economico e finanziario con l’avallo incondizionato di tutta la mentalità cosidetta di sinistra. Un’altra componente di scoperta indotta dall’attuale cattività è stata quella di una profondissima revisione di tutto il fenomeno della storia, intesa nel senso proprio di una storiografia, laddove galeotto e’ stato il ritrovamento di un vecchio libro che parlava della campagna d’Italia del 1796/97 del Generale Napoleone Buonaparte : un saggetto di uno storico molto poco conosciuto Guglielmo Ferrero che con dati alla mano e profonda conoscenza elencava dati e battaglie di quella campagna dove veniva fuori senza ombra di dubbio che tutte le strombazzate vittorie sul territorio italiano altro non erano state che dei veri e propri falsi, marchiani errori dell’inesperto generale che aveva avuto il comando dell’Armata solo per “meriti di letto” avendo sposato Josephine Beauharnais l’ingombrante amante del più influente membro del Direttorio Barras, errori tattici e strategici rimediati sul campo di battaglia solo dalla perizia dei suoi Generali sottoposti, ma molto più esperti, ovvero soprattutto Massena, ma anche Augereau e Serurier e sostenuti da un Piano studiato dal Direttorio gia’ dal 1795 e commissionato a uno stuolo di Generali, di cui Buonaparte faceva parte parte, ma che di certo se non avesse ottemperato ai desideri di Barras di togliergli dai piedi l’amante , mai più ne sarebbe stato incaricato di eseguire; piano si badi bene dal quale Napoleone non si discosterà in nessuna delle sue indicazioni (in questo Ferrero fornisce delle prove inconfutabili) cambiate solo da eventi inaspettati e spesso fortuiti, tipo la defezione e resa del Piemonte che in verità non aspettava altro che togliersi dall’alleanza con l’Austria o tipo la piena adesione di Napoleone alle teorie piuttosto rivoluzionarie di un ufficiale di qualche decennio prima Guibert che propugnava una guerra senza orpelli tipo magazzini, salmerie, artiglierie pesanti, improntata alla massima rapidità d’azione e soprattutto al principio di una guerra che si alimentava da se’ , ovvero rifornirsi tramite razzie, saccheggi, un po’ a somiglianza delle compagnie di ventura di trecento quattrocento anni addietro. Una teoria controcorrente alla concezione stanziale dei grandi eserciti del recente passato, quella per interderci del Principe Eugenio di Savoia ed anche di Federico il Grande, teoria di cui uno dei sottoposti dell’Armata d’Italia il Generale Serurier era uno dei maggiori esperti e in tal senso aveva catechizzato Napoleone, di cui, in questo bisogna convenirne, il giovane Generale fu un esecutore esemplare, come d’altronde la condotta delle operazioni soprattutto della seconda fase della campagna, dopo gli scontri sul Mincio e le proditorie violazioni di neutralità della Repubblica di Venezia e altri Statarelli, dimostrarono in maniera lampante .

Eh si ! lo devo ammettere:  il libro di Guglielmo Ferrero che si chiama “Avventura”  e che cominciai a rileggere con maggiore attenzione  nel giugno 2020, riportandone impressioni e una sorta di riassunto in parecchi articoli del blog capotesta lenardullierblogspot,com. è stato la primigenia occasione per una capillare ri-lettura di tutta una serie di testi volti aduna profonda 
ri-assunzione di originarie e archetipiche istanze culturali e direi 
 anche di vera e propria impostazione  ideologica e caratteriale.  Tale istanza unita a determinate peculiarità fisiche - il ritrovamento di una forma eccellente, il peso di 35 anni prima – a miglioramenti caratteriali, a acquisizione di recenti impostazioni teoriche di carattere scientifico e culturale tipo la teoria di Hamer, gli studi di calcolo infinitesimale e una vera e propria passione per la fisica quantistica, e quant’altro che faceva come da contrappasso alle distopia sociale dilagante , cominciato a prendere in seria  considerazione la tesi di un “vantaggio secondario” si da bilanciare in soggettiva quanto perduto in collettività

domenica 1 settembre 2024

UNA SCIENZA "COMPOSITA"

  

“Scienza” è un termine molto più moderno di quel che si pensi e poco corrisponde ai vari “Περί Φύσεως “… “de natura” “de rerum natura” dell’antichità, dove lo studio appunto delle cose naturali, dell’organico, del biologico, era affrontato perlopiù con metodi più vicini ad un diffuso fare artistico che ad un sistematico studio, che oggi siamo portati a definire scientifico. La medicina, la botanica, la mineralogia, financo l’analisi dei fatti e degli eventi storici, che si avvalgono di illustri campioni anche dell’antichità, da Esculapio, Tucidide, fino a Linneo, Mehndelson, e vai con tutti  gli scienziati che sono proliferati soprattutto nel periodo della Rivoluzione Industriale e praticamente sono giunti ai giorni nostri : Galilei, Newton, Lavoisier, Darwin, Marconi, Plank, Einstein, Bohr, Fermi, Schrodinger,  Heisenberg, Feynman. etc.); si dirà: che relazione hanno queste discipline con l’arte, con il fare artistico? Nessuna!!!! Bhe anche questo non è esatto! Sono pur sempre interpretazioni della natura, prettamente umane e quindi alternative al cosidetto disegno naturale (anche questo termine non è alieno dall’uso di quella particella “Pro” che caratterizza
tutto ma proprio tutto l’agire umano, perlomeno da quando un certo “Pro–metheo” rubò quella fatidica scintilla di fuoco agli dei, che non inaugurò la scienza, ma inaugurò la “Technè”, tecnica e arte, di cui anche la scienza fa parte.). Molti, specie nella nostra cultura occidentale, 
quella che appunto ha la sua base nel pensiero dell’antica Grecia di cui il Mito di Prometeo fa parte,  hanno correlato tale origine della “technè” con una nuova modalità di rapportarsi con il tempo, un tempo progettuale fondato sul tempo opportuno in cui svolgere l’azione (kairòs)  e di cui sarebbe regista e attore l’apparizione di un meccanismo neuronale specifico: la “coscienza” ovvero un qualcosa fondata sul linguaggio articolato e che rappresenta quindi una peculiarità specificamente e unicamente umana , ovvero la capacità di mettere l’uomo in situazione sulla terra, narratizzare a se’ stesso e ai suoi simili una sua presenza che non soggiace più alle modalità del naturale, il giorno  – la notte, il caldo – il freddo, il chiaro – lo scuro, e stagioni, insomma l’eterno ritorno dell’identico, ma è in grado di porre dei cambiamenti, molto rilevanti a tale ordine naturale. Ma questa coscienza che ad un certo punto dell’evoluzione ha fatto la sua comparsa sulla terra è intimamente correlata a quella che potremmo anche definire un assoluta indifferenza della terra, della natura, e come
giustamente osservava Umberto Galimberti, quando ancora non si era venduto alle multinazionali del farmaco, facendosi paladino dei vaccini  : La terra senza il male Feltrinelli editori 2^ ed. febb.1988 “
indifferenza della terra , la cui totale estraneità all’ordine della finalità umana, la rende del tutti inidonea a costituire un punto di riferimento per la comprensione dei progetti umani..allora i significati che non si trovano vengono conferiti, i valori che non nascono dalla visione delle cose, sono postulati dall’umana volizione…  ovvero la volontà sostituisce lo sguardo , perché intorno ad esso  altro non si dispiega se non la totale contingenza  della nostra esistenza su una terra indifferente  che non ci conosce” Tale, sostanzialmente è la technè, ovvero l’abilità tecnica, la scelta di un tempo opportuno in cui inserire il proprio agire, e anche l’arte, il cui fine è sostanzialmente quello di sostituire all’indifferenza, la differenza: un atto di volontà, tutto sommato! volontà di  istituire un tentativo che tenga conto della presenza umana e far si  che essa si costituisca come risposta al domandare dell’uomo e quindi rientri, volente o nolente nel sotteso finalismo dell’intenzionalità umana  e dismetta finalmente la sua indifferenza “pro-vocata (sempre quel “pro” che dà il significato di “chiamare prima, in anticipo”) la terra risponde, ma risponde nei limiti della domanda: offre di sé cio’ che le si richiede, ma trattiene tutto quello che non fa parte della richiesta: l’errore di tutte le nostre costruzioni, della tecnica, dell’arte, della filosofia, della scienza,…di tutto, consiste nello scambiare le verità di queste risposte con la verità della terra” Ovviamente stiamo sempre alludendo, alle nostre contrade occidentali, perchè il discorso sarebbe  profondamente differente se dovessimo prendere in considerazione  la filosofia e cultura orientali: Le Upanishad,  I Veda , Lo Zen, il  Mahabaratta, il Bahagvadad Gita, le 4 nobili verità di Buddha, la meditazione Vipassana, il serpente della Kundalini, lo Yoga; il solco della nostra cultura  e tradizione, è senza dubbio questo, ma l’occidente  è anche il luogo di un fraintendimento, la sua coscienza difatti  ci ha portati  a scambiare la nostra volontà, che è sempre volontà di avere ragione e quindi di potenza, volontà di portare tutto  nell’ambito del linguaggio, e quindi della coscienza, anche il  senso 
della natura, dimenticando la massima di uno dei suoi più antichi campioni, Eraclito di
Efeso, che la natura ama nascondersi 
φύσις κρύπτεσθαι φιλεῖ “ Nascondersi da… e a… che cosa? “Elementare Watson!” avrebbe risposto Sherlock Holmes: dai giochi della parola e quindi dal linguaggio umano, in un’ultima analisi, dalla coscienza che del linguaggio è un derivato. Ma allora se, alla fin fine l’uomo occidentale è quell’essere che ha voluto ridurre tutto il senso della natura nei termini di una sua formazione linguistica, dobbiamo poi tanto stupirci se tutto quello che aveva dimenticato e che non aveva compreso in quel suo “chiamare prima” , diventerà pertinenza  di un qualcosa che cosciente non è, e che un certo signore di Vienna si incaricherà di disvelare al mondo, partendo proprio dalle lacune e dai mancati che tale millenaria operazione aveva giocoforza ingenerato!? La domanda è quindi : anche l’inconscio  come la coscienza è posteriore al linguaggio?  e questo come lo si deve intendere?  Con gli stessi meccanismi che Freud ha individuato trasferimento condensazione, ovvero metonimia e matafora che sono gli assi portanti del linguaggio?…e lapsus, atti mancati, soprattutto i sogni, che dell’inconscio sono stati individuati  come “via Regia” ? Un’altra imperiosa domanda è “cosa e come sognava l’uomo prima che dal suo linguaggio articolato scaturissero prima la coscienza e quindi a stretta correlazione, l’inconscio?” Il libro di Julian Jaynes “Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza",che interviene nella formulazione del presente articoletto, cercando di metterlo in relazione al pensiero freudiano, ovviamente quello successivo ad “Al di la’ del principio del piacere, dove vengono introdotti non solo la pulsione di morte, ma anche la coazione a ripetere  (vedi articolo precedente di questa stessa sezione), aveva postulato una sorta di inizio del momento di passaggio tra la mente bicamerale, che in sostanza altro non era che una serie di comportamenti codificati in presenza di situazioni diciamo così, istituzionalizzate, e la coscienza, mettendolo in relazione all’aumentare delle aggregazioni e complessità sociali e al non poter fare più riferimento a quella serie  di comportamenti codificati  dall’abitudine,  che da semplici precetti  erano assurte ad un qualcosa di soprannaturale identificandosi con una quasi costante presenza divina: In sostanza erano le voci e le visioni degli dei che indicavano il da farsi  nelle varie situazioni  in cui un uomo  in una determinata e ancora limitata contingenza sociale e di aggregazione si trovava a operare. Tali voci, tali allucinazioni potevano benissimo configurarsi come una sorta di pre-inconscio, con tanto di meccanismi di illogicità , tra l’altro non ancora formulata la logica. Ma cosa succede, quando ecco… esse non riescono più  coprire l’aumento  vertiginoso di situazioni e di compiti, che un’aggregazione troppo dilatata, un città di oltre diecimila abitanti o una messa in situazione con compiti inusitati , tipo un viaggio in mare, nuovi territori, nuove genti, nuove modalità di comportamento impongono con urgenza?  Le metafore delle voci, delle allucinazioni di dei che ti dicano cosa e come fare, si fanno insufficienti ed ecco che allora l’uomo è costretto a costruire una metafora che sia analogale, non più di una semplice azione e neppure di un qualcosa addotto dal ripetersi di situazioni simili, c’è bisogno di una metafora che metta in situazione non più la natura, il vento, la pioggia con una istituzionalizzata voce o visione divina, ma che metta in situazione sé stesso, la propria presenza in relazione a…., ovvero ancora una metafora certo, perché e’ col linguaggio articolato che funzione la metafora, ma una metafora particolare che sia un analogo certo, ma un analogo molto particolare: un analogo -Io. E’ questo l’Io che noi possiamo analizzare da Freud  che è un Io che è in grado di riflettere su se stesso sulla sua presenza, ma anche un Io che si trova subito alle prese con l’erede di quelle voci, di quella allucinazioni che nella precedente formazione mentale era stata attribuita agli dei. E questo erede, torniamo alla conclusione precedente, esula dalle attribuzioni della coscienza che in stretto ambito temporale si costruisce le proprie regole logiche che possiamo sintetizzare nei famosi tre principi della logica, ovvero identità, non contraddizione e terzo escluso, principi che quell’erede di allucinazioni auditive e visive, costituirà subito un’eccezione, anzi una assoluta disconoscenza, perché sostanzialmente esso fa riferimento a tutto quello che l’uomo non ha chiamato prima, pro-vocato, nella sua costruzione di se’ in un mondo, una natura, che non conosce se non nei termini di tale chiamare prima, un mondo che soprattutto non conosce lui, l’uomo ! Questa sorta di lunga premessa prima di affrontare il tema del secondo libro davvero fondamentale di Freud dopo la pubblicazione di Al di là del principio del piacere” ovvero “l’Io e l’Es” un saggio che tenta di mettere a punto da un punto di vista meta psicologico  l’intero funzionamento dello psichico umano, il sottoscritto è andato individuando, prima di arrivare alla formulazione del Super -io, così come  in quel saggio viene ipotizzato,  anche una parallela disposizione di porsi non solo rispetto all’Io, ma anche rispetto all’Es: conscio e inconscio. 
Se difatti ci dobbiamo misurare con un Super-io, forse  è altrettanto importante misurarsi con un  “Super-es”!? Così come possiamo dedurlo prendendo in esame un libro come il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza” di Jaynes, un Es,  con le sue manifestazioni del tutto estranee alla coscienza  ma con quell’antecedente di voci e allucinazioni, che andarono a costituire “gli dei” anche essi sempre  costruzioni di quell’essere al mondo
 dell’uomo. 

NASCITA, MORTE E MARE

  Abbiamo osservato nel parallelo articolo sul Blog capotesta Lenardullier.blogspot.com,  che la nascita ha come suo momento clou il parto, ...