lunedì 13 novembre 2023

OCCUPARE LA CULTURA : L'IMPERATIVO DELLA SINISTRA SU COMMISSIONE DEL LIBERISMO

Dovremmo analizzare come mai quelle che un tempo erano sfruttate  minoranze sono assurte a dominanti e  liberticide di questo sistema sociale che ha la sua origine nella Rivoluzione industriale (grosso modo seconda parte del XVIII secolo ). Karl Marx profetizzava che la rivoluzione socialista sarebbe stata realizzata ovunque da lavoratori, che liberi dalle manette del capitalismo, avrebbero re-inventato le loro diverse nazioni sotto forma di repubbliche socialiste unite in un sodalizio mondiale. Alla base del suo ineluttabile ragionamento c'era la famosa dialettica Hegeliana ed anche  quella esemplificazione dello scontro tra Padrone e Servo come affrontata in Fenomenologia dello spirito dallo stesso Hegel.  Superfluo sottolineare che questo  non avvenne mai secondo i meccanismi previsti ne' da Hegel ne' da Marx, semmai per tutto l'ottocento e in special modo nel novecento pareva che in tutto il mondo sia servi che il famoso proletariato  fossero più interessati alla possibilità di arricchirsi anch’essi, che ad eliminare tutte le strade verso quella meta. Così è successo che l’eredità filosofica di Hegel e politica di Marx è diventata il rispetto forzoso di regole socialiste distopiche imposte da ideologhi criminali. Il comunista italiano Antonio Gramsci individuò un modo più intelligente e non violento per conseguire il trionfo del socialismo in Occidente: ‘occupare la cultura’. Come osservò in tarda età l’intellettuale conservatore Richard Grenier, «Gramsci era il più lungimirante analista delle odierne relazioni tra arte e politica. Gramsci riteneva che la cultura non fosse una semplice sovrastruttura del sistema economico, così come la considerava il marxismo ortodosso, ma fosse centrale nel processo di conquista del potere alla società». Andrew Breitbart sintetizzò così questo concetto: «La politica è a valle della cultura», mentre il rivale/nemico Palmiro Togliatti che dopo la morte di questi fu l'unico a detenere la egemonia in tutto il Partito, ne sviluppò in termini eminentemente pratici il concetto,  offrendo un rifugio e protezione sicure a tutta la congerie di artisti e intellettuali che non avevano avuto alcun problema ad appoggiare il fascismo e che erano alla disperata ricerca di rifarsi una verginità di  comodo per continuare ad occupare un certo ruolo nella Società. Operazione condotta indubbiamente con grande efficacia dal vero e unico padre padrone del Partito Comunista Italiano, non a caso definito "il migliore" che cominciò a lavorare su tale prassi molto molto prima della cosidetta svolta di Salerno, addirittura da un proclama che lanciò nel 1936 subito dopo la campagna d'Etiopia indirizzato  non al proletariato o genericamente al mondo di sinistra, ma a quelli che chiamò tranquillamente "fratelli in camicia nera". Anche dopo la sua morte l'operazione di arruolamento della cultura e dell'intellettualità continuò imperterrita, perlomeno per altri 20 anni , malgrado forti incidenti di percorso del comunismo reale , ovvero della URSS (invasione dell'Ungheria nel 1956 - invasione della Cecoslovacchia nel 1968 - Charta 77 a Praga nel 1976/77 . Anche il più noto seguace di Togliatti Enrico Berlinguer continuò l'operazione, anche se con sempre maggiori discrasie che finirono per sradicare del tutto il concetto di collaborazione tra cultura e politica, preferenziando decisamente il secondo aspetto che finiva per fare della prima una semplice ancella, quasi una inverazione del famosissimo romanzo Mephisto del figlio di Thomas Mann : Klaus.

Ancor parecchio prima del collasso della Unione Sovietica, la versione leninista del socialismo con la rivoluzione, era bella che superata (sempre Berlinguer, e altri leader europei tipo Mitterand) e il Paese del Socialismo Reale offriva ben poche attrattive per i militanti comunisti. Alla serie crescente di insuccessi pratici, diciamolo sinceramente, anche per la pessima strategia utilizzata dal più noto e potente dei  leader europei, Berlinguer, corrispondeva però una sempre maggiore attenzione dei capitalismo e consumismo di servirsi di quell'egemonia culturale che oramai contraddistingueva  la mentalità della persona "di sinistra", di cui  poteva anche accettarne la prosecuzione di tale egemonia in cambio di farsi docili esecutori delle più bieche strategie di mercato    In Occidente gli accoliti di Gramsci divennero ‘estremisti di professione’ e – con le università come loro parco giochi – indottrinavano giovani occidentali al proprio deleterio sistema di valori. Il risultato fu una certa inverazione del celeberrimo Paradigma di Kuhn, applicato al campo non tanto della scienza, quanto della cultura, difatti quando gli studenti si laurearono e intrapresero la scalata alle professioni, ogni singola istituzione di cui siamo stati abituati a fidarci – istruzione, salute fisica e mentale, media, arti, sport, giurisprudenza – fu contagiata da ciò che Grenier identificò come la ‘politica delle intenzioni’ opposta alla ‘politica dei traguardi’. Coloro i quali credono nella politica delle intenzioni ritengono che se le intenzioni sono nobili, i cuori puri, la compassione senza limiti (per coloro designati come oppressi) e gli ideali alti, essi non possono essere considerati responsabili di tutte le conseguenze negative derivanti dalle politiche ispirate dalle loro pie intenzioni. Essi rigettano qualsiasi allusione al fatto che siano le loro idee a spianare la strada alla disgregazione sociale, all’ingiustizia verso gli innocenti o a tragedie ancor più grandi. Coloro i quali osano segnalare in pubblico questi collegamenti vengono immancabilmente disonorati o ‘cancellati’. Il più efficace ed efficiente strumento di ‘occupazione della cultura’ è il dominio del linguaggio. Gli ideologhi sanno bene che non possiamo padroneggiare le idee se non abbiamo il dominio del linguaggio. Letteralmente non sappiamo cosa stiamo pensando, se non siamo in grado di parlare senza auto-censura.   E non serve la baionetta per instillare dapprima l’incertezza e in seguito la paura di esprimersi liberamente. Ciò non di meno, l’impulso ad infondere la paura è totalitario. I totalitaristi, siano essi della specie terroristica o ‘al velluto’, sanno che la paura di esprimersi liberamente alla fine inibisce la capacità di discernere la semplice verità dalla ‘verità’’ ideologica.  Questo è un passo tutto della scrittrice Kay, ma debbo dire che lo trovo quanto mai informante e dolorosamente istruttivo: si riferisce ad un aspetto  emblematico della situazione attuale, specie  coi recentissimi eventi della controversa e truffaldina elezione di Biden alla Presidenza degli USA e la spaventosa lotta ingaggiata dal neoliberismo consumista e comunista che ha appunto come volenterosi carnefici della libertà umana tutta la ipocrita mentalità buonista di sinistra  per eliminare il loro maggior pericolo: il fuori schema e fuori regole appunto delle intenzioni, ovvero Donald Trump . Ebbene sono notizie oramai all'ordine del giorno della particolare predilizione per questo pseudo Presidente, che ovviamente è solo il fantoccio di ben altri interesse e persone, verso il mondo della omosessualità, dei gay, lesbiche, trans.......
Gli attivisti ‘trans’, ad esempio, sono maestri nello sfruttare la politica delle intenzioni, . Solo una frazione minuscola della popolazione si identifica con il sesso opposto, ciò nondimeno essi rappresentano un gruppo oppresso designato. Nell’attuare le politiche, la compassione per la loro sofferenza combinata al sommo ideale ‘dell’inclusione’ devono quindi prevalere su qualunque altra considerazione. La soluzione individuata è una ridefinizione della ‘donna’ che comprenda ogni uomo che desiderava essere donna.  Le parole ‘uomo’ e ‘donna’ sono fondate su realtà biologiche. Ma quale è il valore della realtà biologica di fronte al valore del sostegno psicologico agli oppressi? Et voilà, una ‘donna’ – saremo obbligati a convenire – è un essere umano che si identifica in una donna. Una donna può quindi avere un pene. 
Conseguenza di questa Grande Balla gender: misure che mettono a rischio la sicurezza e il trattamento delle vere donne nelle prigioni, nei dormitori o nello sport. Ma perché le politiche abbiano i denti, la menzogna deve essere ben radicata nella legge. E in parte è così. Alla corte dei diritti umani, i diritti di genere hanno lo stesso status legale dei diritti sessuali (che sono nella Carta dei Diritti del Canada). Nessuno dei nostri cervelloni avvocati si è accorto che attribuire gli stessi diritti a soggetti riconoscibilmente di un sesso e a quelli che avrebbero voluto esserlo – ma non lo sono – era ipso facto una contraddizione giuridica grossolana. Ma anche la legislazione sui diritti non è sufficiente. Le persone devono essere obbligate a dar voce alla menzogna. Devono utilizzare pubblicamente i ‘loro’ pronomi nelle aule scolastiche, nelle conferenze e anche nelle aule di giustizia. Come se i pronomi fossero di proprietà privata e come se l’obbligo di dar voce ai ‘vostri’ pronomi fosse paragonabile al valore della libertà di espressione. E perfino questo non è abbastanza. I genitori devono sottoporre i propri figli all’indottrinamento basato sulla menzogna. E così il processo di distruzione dei legami familiari e l’appropriazione dei figli da parte dello Stato – obiettivo finale del socialismo gender – va avanti. Opponiti alla menzogna e affronterai le baionette di oggi: aggressione sui social media e carriera in rovina. Oggi un biologo evoluzionista che insistesse nel dire che la biologia umana è dimorfica e che rifiutasse di acconsentire a mantra anti-scientifici e avulsi dalla realtà può vedersi negata la nomina, su queste basi. Volendo seguire l’esortazione di Alexandr Solzhenitsyn a «non vivere di menzogne» molti onesti ricercatori hanno scelto di abbandonare le università. E così, i ranghi accademici si svuotano di uomini schietti e il loro posto viene preso da quanti hanno deciso di vivere secondo la menzogna, nel nome di una presunta compassione che in realtà è un attacco ben organizzato alla società dei liberi, con l’obiettivo di rimpiazzarla. Simili battaglie linguistiche (e capitolazioni) stanno avendo luogo in campo razziale (‘privilegio bianco’) e artistico (‘appropriazione culturale’). A chiunque segua l’alternarsi dei notiziari è estremamente chiaro che la politica delle intenzioni regna sovrana.  Gli ideologhi preferirebbero vedere le città bruciare piuttosto che ammettere che il razzismo in polizia non è una spiegazione organica dei problemi della comunità nera. La comunità artistica preferirebbe vedere le pareti dei musei rivestite di opere del realismo sovietico, piuttosto che garantire libertà creativa agli artisti.
La politica delle intenzioni non ha mai riguardato la compassione, la sofferenza dei gruppi oppressi o i diritti dell’uomo. In Attraverso lo specchio (e quello che Alice vi trovò) lo scrittore vittoriano Lewis Carroll faceva la tara all’ossessione della sinistra per le parole e la loro definizione, ben prima che il socialismo acquistasse consenso politico in occidente:   «Quando io uso una parola, — disse Unto Dunto in tono d’alterigia, — essa significa ciò che appunto voglio che significhi: né più né meno». «Si tratta di sapere, — disse Alice, — se voi potete dare alle parole tanti diversi significati».«Si tratta di sapere, — disse Unto Dunto, — chi ha da essere il padrone…  Questo è tutto».

lunedì 6 novembre 2023

IL TERRENO E', IL MICROBO NON E'

 

Nella diatriba tra Tra Bernard e Pasteur, ovvero sulla tesi della disputa tra microbo e terreno non dovremmo dimenticare Antoine  Bechamp che fu un ulteriore grande scienziato il quale dimostrò quanto fosse sbagliata la teoria della nocivita' dei germi  di Louis Pasteur,  il quale semmai va solo ascritto  come colui che ha permesso alle case farmaceutiche di incrementare esponenzialmente i loro profitti. Ancora oggi La “scienza” medica e la biologia sono state tenute all’oscuro delle teorie di Béchamp per preservare gli interessi delle Big Pharma cosi come la formula di Bernard “IL TERRENO È TUTTO, IL MICROBO È NULLA” che e' stata sistematicamente ignorata:  eppure gia' alla fine del 1800 si sapeva che la  teoria di Pasteur aveva  moltissimi punti oscuri e non chiariti Il prof. Béchamp osservò che i BATTERI CAMBIANO FORMA e che NON SONO LA CAUSA MA IL RISULTATO DELLA PATOLOGIA, POICHÉ PROVENGONO DAI TESSUTI STESSI. La sua TEORIA PLEOMORFICA è anche chiamata “TEORIA DELLA PATOLOGIA CELLULARE”. Quindi Béchamp capì che i BATTERI-SPAZZINI provengono dai “MICROZIMI”, enzimi immortali normalmente presenti nella materia e quindi nei tessuti, i quali hanno la capacità di dare la vita o la morte, a seconda del terreno cellulare. Il MICROZIMA è un elemento che PRECEDE LA VITA CELLULARE, ed è ALLA BASE
DELL’ORGANIZZAZIONE DELLA VITA, è l’elemento tramite il quale si formano CELLULE, TESSUTI ORGANI e l’INTERO ORGANISMO. Quindi i MICROZIMI sono COSTRUTTORI E DISTRUTTORI DELLE CELLULE. È l’attività distruttiva del microzima a scatenare la malattia. I microzimi SONO I PRECURSORI DI BATTERI, VIRUS, LIEVITI E FUNGHI / MICETI, i quali attuano la decomposizione. Béchamp spiegò che se il corpo è in salute i MICROZIMI funzionano in modo armonico, mentre in caso di malattia diventano patologici, causano cambiamenti nell’organismo, disorganizzazione dei tessuti e infine distruzione delle cellule. ALLA BASE DELLA VITA NON C’È LA CELLULA MA UN “GENE VIVENTE”, il MICROZIMA. I VIRUS / BATTERI, trasformazioni dello stesso MICROZIMA, possono essere INNOCUI O PERICOLOSI, A
SECONDA DELLE CONDIZIONI IN CUI SI TROVA L’ORGANISMO, ovvero a seconda dello stato psicologico ed emotivo della persona. La MEDICINA ALLOPATICA UFFICIALE segue le orme di ABRAHAM FLEXNER, personaggio che non aveva nemmeno la laurea in medicina e che sposò ciecamente la teoria dei germi. Flexner si occupava di sistemi educativi e additò la pratica dei medici afro-americani, i quali non attenendosi alla teoria dei germi costituivano una minaccia per i bianchi; promosse quindi l’aderenza alla TEORIA DEI GERMI tramite il Flexner Report del 1910, pubblicazione nella quale esaminava lo stato in cui versava la scuola americana e spiegava quale formazione avrebbero dovuto ricevere i dottori in medicina. Prima di Flexner negli Stati Uniti i dottori erano liberi di scegliere quale teoria medica seguire prima di ottenere l’abilitazione, da Flexner in poi per diventare “medico” occorre studiare e aderire alla “teoria dei germi”.Oggi persino la medicina allopatica riconosce che le cellule batteriche sono maggiori di quelle umane, in un rapporto 10:1 – che di recente è stato ridotto a 1,3:1. Il MICROBIOMA “è quell’insieme di batteri, virus, funghi e parassiti che si trovano in particolare nell’intestino, nella bocca, sulla pelle e nell’apparato genitale”, spiega Nicola Segata dell’Università di Trento. “Il microbioma, con cui le cellule umane vivono in simbiosi, svolge funzioni cruciali per il corpo, dal metabolismo all’attività sull’asse intestino-cervello, dalla protezione diretta contro organismi patogeni alla regolazione del sistema immunitario Ora proviamo a spiegare in maggior dettaglio la teoria pleomorfica. Béchamp dimostrò che l’aria è piena di organismi microscopici in grado di fermentare qualsiasi corpo o mezzo sul quale approdino. Spiegò che la trasformazione chimica viene svolta da un fermento solubile prodotto dall’organismo, e che tale fermento è analogo ai succhi gastrici dello stomaco, per cui identificò la fermentazione con il processo digestivo. La conclusione più importante alla quale arrivò Béchamp è che c’è un elemento micro-anatomico vitale e indipendente nelle cellule e nei fluidi di tutti gli organismi, che è per l’appunto il “Microzima” o “piccolo fermento / fermentazione”. Gli diede il nome “microzima” perché ai suoi tempi il processo della fermentazione non era ancora compreso. Quindi i Microzimi spesso diventano forme che definiamo “batteri”, e questi ultimi possono regredire tornando ad essere dei Microzimi. Inoltre i GERMI ATMOSFERICI sono dei MICROZIMI, o meglio, EVOLUZIONI DEI MICROZIMI che sono stati espulsi dall’organismo vegetale o animale che abitavano, a causa della morte di tale organismo (quindi morte di una pianta, di un animale o di una persona).Béchamp scoprì che i MICROZIMI SOPRAVVIVONO ALLA DECOMPOSIZIONE DELL’ORGANISMO OSPITANTE e che SVOLGONO L’ATTIVITÀ IMPORTANTE DELLA DECOMPOSIZIONE, essendo i PRECURSORI DI BATTERI, LIEVITI, FUNGI / MICETI, i quali attuano la decomposizione. Gli studi di Béchamp vennero ripresi e ampliati dal biologo e microscopista americano Raymond Rife, dal canadese Gaston Naessens (creatore del “somatoscopio”, un microscopio che raggiunge livelli di risoluzione di 20.000-30.000 diametri, mentre il limite dei microscopi moderni è di 2500 diametri), e Günter Enderlein, l’ultimo dei pleomorfisti, il quale affermò che il processo di sviluppo dei microbi si ha solo in un ambiente acido, mentre in un ambiente alcalino i microbi sono innocui.LA “SCIENZA” È ORMAI DIVENTATA UNA RELIGIONE DOGMATICA INCAPACE DI FARE VERA RICERCA E DI METTERSI IN DISCUSSIONE QUANDO È EVIDENTE CHE COMMETTE MOLTI ERRORI. Infatti la persecuzione di medici e ricercatori che propongono teorie e terapie anticonvenzionali indica che tale “scienza” si poggia su basi a dir poco instabili, che possono essere smentite in qualsiasi momento. CHE COSA SONO I VIRUS E I BATTERI? E QUAL È LA LORO FUNZIONE? I VIRUS sono sempre morti, dato che non sono altro che scarti proteici di cellule morenti, ovvero prodotti di scarto delle apoptosi cellulari (morte cellulare programmata che avviene quando una cellula è danneggiata oltre le sue capacità di riparazione) causate dal disgregamento dei mitocondri e del nucleo della cellula che contiene il DNA. I virus, non essendo altro che prodotti di scarto di cellule morenti e quindi una parte del DNA cellulare, sono sempre MORTI e INATTIVI, non possiedono né metabolismo né vita. Secondo la teoria medica sono molecole di DNA e proteine complesse con un involucro o capside di lipidi grassi, ma mancano di enzimi e non possiedono una vita propria dato che mancano dei prerequisiti fondamentali della vita, cioè dei meccanismi di controllo metabolico che persino i batteri inferiori possiedono. Il GUYTON’S MEDICAL TEXTBOOK riconosce che i virus non hanno nessun sistema riproduttivo, nessuna capacità di locomozione, nessun metabolismo e che non possono essere riprodotti in vitro come entità viventi.Le malattie non sono altro che processi di purificazione del corpo e non sono mai provocate dai virus; i batteri sono presenti nei tessuti malati perché agiscono da “spazzini” per aiutare l’organismo a depurarsi. Tutto dipende dallo stile di vita, dallo stato emotivo e dalla spiritualità (come vive il suo rapporto col divino, sempre se crede che esista una divinità creatrice) della persona. Quando in un organismo malato vengono introdotti dei farmaci dovrà far fronte a questa seconda minaccia, perdendo così energie preziose e rallentando o arrestando del tutto il processo di guarigione. Le “malattie contagiose” sono un’invenzione dato che un individuo in salute (psico-fisica e spirituale) non è a rischio di “contagio”, ovvero il suo “terreno” non ha bisogno di scatenare crisi di depurazione (a volte si tratta di stress e / o stanchezza). Invece se una persona ha un terreno malato o è in squilibrio si ammala, ma mai a causa dei virus; ad esempio tanti si ammalano di disturbi “virali” perché nel loro subconscio ci sono dei programmi che li portano a credere ad un “contagio”, sia pure di una semplice influenza stagionale. C’è sempre qualcuno che sfugge a tali “contagi” e il motivo è che ha dei programmi subconsci che lo porta a credere di essere immune a tali infezioni, oppure è semplicemente in uno stato di benessere. Quando la persona sembra essere stata “contagiata” in verità il suo organismo era già malato, instabile, e la patologia si sarebbe comunque manifestata di lì a poco tempo.Siccome l’influenza e le cosiddette malattie “virali” non sono altro che crisi di disintossicazione, se si dà all’organismo il tempo e un aiuto per completare la sua opera, il paziente guarisce da solo. Oggi poi c’è una nuova piaga sociale: le malattie iatrogene, cioè causate dai farmaci e dalle terapie mediche stesse. Questo è il “contagio medicalmente indotto”, che in certi casi consiste nell’inoculamento del carico di tossicità di una persona malata nel corpo di un individuo sano, e che si verifica tramite le trasfusioni, le donazioni di sangue, di organi, e così via (sempre che uno dei due abbia un “terreno” inquinato). TUTTO DIPENDE DALLO STATO DI SALUTE DELLA PERSONA, LA QUALE SE HA UN TERRENO INQUINATO PUÒ AMMALARSI IN QUALSIASI MOMENTO, CHE VENGA O NO ESPOSTA AL “CONTAGIO”. Infatti le persone isolate negli osservatori del Polo Nord o del Polo Sud si “prendono” lo stesso il raffreddore, pure se non vengono “contagiate” da nessuno!Ci sono poi dubbi fondati sulle cosiddette “malattie veneree” che si sta scoprendo essere provocate da credenze religiose, e infatti nella storia ci sono state grandi “epidemie” di malattie veneree proprio in epoche durante le quali le persone erano particolarmente legate alla religione (anche in questo caso non possiamo trattare oltre delle malattie veneree, ma ci sono molti documenti e ricerche interessanti disponibili online). LA TEORIA DEL CONTAGIO SERVE A TENERE ALTA LA DOMANDA DI FARMACI E DI CURE MEDICHE E OSPEDALIERE. Se non avesse “vinto” Pasteur oggi le cure mediche sarebbero completamente diverse – e ciò riguarda anche e soprattutto le cure per i tumori… Alla luce di tutto ciò capiamo come i vaccini non servano a nulla, e anzi sappiamo che tanti si ammalano e / o muoiono a seguito delle vaccinazioni ricevute… Le “epidemie” e le “pandemie” sono create a tavolino per diffondere il terrore e vendere farmaci; oggi molti medici iniziano a dire apertamente che il famoso “HIV” è stato inventato per far diminuire le nascite e quindi per far decrescere il numero della popolazione. Essendo entità minuscole è molto difficile distinguere i virus e ci viene detto che possono essere osservati solo con il microscopio elettronico. Il virus dell’HIV non è ancora stato isolato, per cui il legame fra HIV e AIDS non è mai stato provato, così come non è mai stata provata la pericolosità di un virus: tutto poggia su una cosa sola…la paura!Siccome l’essere vivente va in crisi quando si stacca dall’ambiente naturale per vivere in modo artificiale, l’equilibrio del suo organismo viene meno. Quindi non ci deve sorprendere che nella nostra società ci siano tante malattie (dovute in gran parte a convinzioni opprimenti). QUANDO IL TERRENO NEL QUALE VIVE UNA PIANTA VIENE CHIMICAMENTE AVVELENATO E IMPOVERITO, l’organismo tenta di adattarsi alle nuove condizioni di vita e così si sviluppano dei “microrganismi simbionti”, i quali in qualche modo sostengono e aiutano il funzionamento metabolico dell’intero sistema vitale dell’ospite consentendogli di continuare a vivere; ovvero questi microrganismi sopperiscono con il loro metabolismo a funzioni del corpo che sono state compromesse, fungendo quindi da organo vicario. Lo stesso avviene nel corpo umano quando questo è intossicato: i BATTERI SVOLGONO FUNZIONI VICARIANTI DI ORGANI DIFETTATI, permettendo così la SOPRAVVIVENZA DELL’ORGANISMO. Per cui la MOLTIPLICAZIONE DI BATTERI E MICRORGANISMI VIVENTI in generale sono un TENTATIVO DI RIPORTARE IN EQUILIBRIO L’ORGANISMO. Le infiammazioni, ad esempio, sono una risposta immunitaria a una intossicazione in atto. I BATTERI DIGERISCONO CIÒ CHE L’ORGANISMO NON RIESCE A METABOLIZZARE. I “microzimi” di Béchamp furono ribattezzati “somatidi” dal biologo canadese Gaston Naessens. Questi “somatidi” o “microzimi” sono spazzini che si trasfigurano col cambiare della composizione del terreno che li ospita, adattando il loro metabolismo. Diventano “saprofiti” (cioè si cibano dei cadaveri) quando la materia passa dall’essere viva all’essere morta, e deve essere decomposta in materiale elementare per essere poi riutilizzata nei vari cicli della vita. I BATTERI NON ATTACCANO MAI UN TESSUNTO FINO A CHE ESSO RIMANE VIVO. Il primo a scoprire che l’ORGANISMO CERCA SEMPRE DI MANTENERSI IN EQUILIBRIO è stato CLAUDE BERNARD (1813-1878), il fisiologo e scienziato francese che propose il termine “MILIEU INTÉRIEUR”, che in italiano è stato tradotto come “Ambiente / Mezzo interno”. Successivamente il fisiologo americano WALTER BRADFORD CANNON chiamò questo ambiente interno “OMEOSTASI”.  Tra le molte scoperte “sconvolgenti” non possiamo non citare quella del Dottor Bruce Lipton, biologo cellulare statunitense e fondatore dell’EPIGENETICA.
Mentre la GENETICA ci dice che I GENI CONTROLLANO LA NOSTRA VITA, l’EPIGENETICA rivela che È L’AMBIENTE CHE CONTROLLA I GENI. Per cui non siamo legati alle “eredità familiari”, e cambiando coscienza cambiamo vita.Il GENE è un PROGETTO CHE SERVE A CREARE LE PROTEINE, e queste ultime sono i “MATTONI” SUI QUALI È COSTRUITO IL CORPO FISICO. Ma dallo STESSO GENE POSSONO NASCERE PIÙ DI 3000 VERSIONI DIVERSE DI PROTEINE, in base al modo in cui reagiamo agli eventi della vita. È la COSCIENZA che INFLUENZA TUTTO. SIAMO NOI A CONTROLLARE I NOSTRI GENI. NON esiste nessun “gene che causa il cancro”.
Infatti i geni sono correlati al cancro ma NON lo causano: questa malattia è il risultato di tantissimi fattori, che variano da individuo ad individuo, e che generalmente sono conflitti tra la volontà del Vero Sé e quella della personalità, carenze emotive, squilibri, rancori, stile di vita errato, pensieri distruttivi,… Infatti è stato scoperto che i bambini adottati da famiglie nelle quali tutti si ammalavano di cancro da diverse generazioni una volta adulti hanno sviluppato lo stesso tipo di cancro dei genitori / della famiglia adottiva, pur possedendo una genetica completamente diversa… Ciò dimostra che tanti si ammalano perché pensano di essere vittima delle eredità di famiglia, e alcuni muoiono alla stessa età dei genitori proprio perché credono di essere schiavi dei geni! Le “cellule cancerogene” sono solamente un sintomo e non serve a nulla distruggerle, dato che il problema risiede nel modo di pensare e nello stile di vita errato (oggi possiamo dire anche che le diagnosi precoci servono a far ammalare, o meglio a far credere alle persone sane di essere malate, e quindi a curare chi non ha bisogno di essere curato), per cui se vengono distrutte si riformeranno in un’altra parte del corpo, a meno che non si riesca a risolvere la vera causa del problema.Tutto ciò che ho riportato in questo articolo è veramente sconvolgente, persino per me, ma è necessario conoscere tali informazioni se si vuole essere veramente liberi. Siamo stati condizionati a credere che il mondo sia pieno di limiti e confini e che la Sorgente di Vita sia in qualche modo perversa per aver creato la sofferenza e il male che in questo periodo storico è rappresentato dai “virus”, dai “germi” che causerebbero contagi…Se tutto ciò fosse vero la vita sarebbe un’esperienza senza senso, destinata al fallimento, e qualsiasi forma creativa un qualcosa di puro male sadico e perverso. Ma ecco che si interrompe il famoso assioma di Hegel "cio' che e' razionale e' reale, cio' che e' reale e' irrazionale " ammettendo Invece il principio opposto che in verita' e' piu' l'irrazionale ad essere reale, dobbiamo convenire che la vita e' aleatoria ma non certo per pseudo “agenti patogeni” difatti in tal caso saremmo tutti a rischio, moriremmo letteralmente come le mosche dato che non sarebbe mai possibile difendersi da tutti questi germi. Se esistesse veramente un germe infettante che vola nell’aria la famosa mascherina non servirebbe assolutamente a nulla, ci vorrebbe una spessa tuta da astronauta per proteggersi e non bisognerebbe togliersela nemmeno per mangiare…stare in una stanza anche solo con un’altra persona in presenza di germi infettanti e indossare un pezzo di stoffa o di carta sul volto comunque non ci proteggerebbe dal contagio! Dovremmo vivere tutta la vita in isolamento e l’umanità si estinguerebbe nel giro di poco tempo. Di certo la scoperta che non esiste nessun “germe patogeno” non ci autorizza a vivere nella sporcizia…la pulizia è importante perché ci fa condurre un’esistenza dignitosa e ordinata, e tutti noi sappiamo quanto sia importante vivere in un ambiente pulito e ben organizzato. L’unica vera epidemia / piaga dell’umanità è la distorsione del reale, la mancanza di discernimento e di coscienza (ovvero il dominio dell'irrazionale), che ben lungi dallo scacciarlo con formulette idiote, bisogna prenderlo di petto e convenire che... si!!! esso fa parte della possibilita' umana, e' un essere ma e anche un non essere che e' qualcosa di differente dall'essere 

giovedì 2 novembre 2023

SUPER ES E PULSIONE DI MORTE (NARCISO E NON EDIPO)

 


Non è da oggi che il termine “super” viene attribuito con intenti ovviamente di esaltazione e di “superiorità” un po’ a tutto il lessico della nostra lingua parlata e scritta, ma forse ancor più immaginata o meglio da immaginarsi: così anche Freud che della parola, bè!… è considerato un po’ uno dei grandi “guru” : (la talking cure, secondo la definizione della mitica Anna.O. la celeberrima paziente di Breuer)  quel termine “super” doveva andare ad affibbiarlo a qualche sua nuova idea o formulazione, nella fattispecie, nientemeno che al suo nuovo modello strutturale del funzionamento psichico umano, andando a denominare uno dei tre agenti specifici di tale funzionamento: l’epiteto di “super” anteposto al termine “Io” stava così a delineare la focalizzazione di una nuova funzione, che, nella precedente fase teorica quella non ancora rivoluzionata con la scoperta della “pulsione di morte” era adombrata : il Super-io. Dice lo stesso Freud:  “Apprendiamo dalle nostre analisi che vi sono persone nelle quali l’autocritica e la coscienza morale – e cioè prestazioni della psiche alle quali viene attribuito un valore grandissimo – sono inconsce, e producono, proprio in quanto tali, i loro effetti più rilevanti… La nuova esperienza, che ci costringe – a dispetto della nostra migliore consapevolezza critica – a parlare di un “senso di colpa inconscio”, è molto più imbarazzante e ci propone un nuovo enigma, specialmente se  finiamo col renderci conto che un tale senso di colpa inconscio svolge in un gran numero di nevrosi una funzione decisiva da un punto di vista economico, opponendo i più potenti ostacoli sul cammino della guarigione”  Egli dunque andava paradossalmente a ricavare la genesi del Super-Io, da una “colpa” che aveva finito per individuare nell’Edipo, ovvero la ben nota figura della tragedia greca di colui che uccise il proprio padre e ne sposò la moglie, cioè la madre.  Ora questa identificazione,  così marcata con il complesso di castrazione, che verrà oltremodo sviluppato da Lacan, ed anche con quel concetto che in Freud ha sempre costituito un assioma, ovvero che il bambino abbia uno spasmodico  desiderio di eliminare il padre e tenere la madre tutta per sé, con tanto di correlati sessuali, che appunto resterebbero individuati nell’Edipo, sono a mio parere, non solo un tantino stiracchiati, ma anche inesatti. 
Nessuno sano di mente, neppure un bambino che si affaccia alla sessualità, sarebbe tanto  di cattivo gusto dal venire attratto da una donna molto più vecchia, spesso e volentieri dimessa, brutta, sciatta,  né tanto meno ciò potrebbe essere indotto da un inconscio, un Es, deputato, prima della svolta del “al di là del principio del piacere” appunto  al piacere (eros). Solo dopo quel libro che è del 1920, quando cioè Freud aveva 64 anni, si giustapporrà quello opposto di morte (thanatos), che ha delle peculiarità assolutamente 
non coincidenti col complesso di castrazione e comunque con l’Edipo. La verità è che nessuno, salvo casi di vera psicopatologia, e’ attratto sessualmente dalla propria madre; quello di cui  semmai si è attratti è il senso di sicurezza che la figura materna può infondere, quel tanto strombazzato “amore incondizionato” quel proverbiale “ogni scarrafone è bello a mamma sua” che fa si che ogni individuo sia portato a perseguire un desiderio che non si rifà all’Eros, ma piuttosto a Thanatos: il desiderio di sicurezza, di quiete, di far ritorno da dove si è venuti, insomma coazione a ripetere all’insegna del 2° principio della termodinamica  e dell’entropia: la vita appunto come apparire di un qualcosa che turba un ordine costituito ovvero turbamento di uno stato di quiete  e continuo aumento di disordine, cui la madre, l’utero, rappresentano  una sorta di contro assicurazione, un mito dell’eterno ritorno. La vita è pericolosa,  traumatica, una continua incessante lotta per la sopravvivenza e l’Io reagisce con il sintomo, perché è lui nella sua stessa costituzione originaria un sintomo come giustamente osserva Lacan,  ma se potessimo tutti tornare alla quiete dell’utero, allo stato di pre-nascita ecco che non dovremmo lottare, non dovremmo faticare, non dovremmo soffrire  e non ci troveremmo mai soli, sperduti nel buio. Se potessimo trovare la madre che informa quell’amore incondizionato e quindi quel “non rischio” di vita, tutto sarebbe perfetto, assoluto, ma ecco!… anche dannatamente coincidente con quel Thanatos scoperto da Freud in “al di là del principio del piacere” perché sostanzialmente la pulsione di morte e’ in verità desiderio di non-essere, desiderio di far ritorno in quel nulla dove non esistono contrasti, un qualcosa che gli antichi avevano perfettamente inteso e rappresentato con il segno dell’Uroboros, il serpente che si morde la coda, simbolo dell’infinito; un desiderio molto ma molto più ancestrale e più potente di quello di Eros, cui semmai il principio paterno, col suo amore condizionato, legato alla prassi, all’osservanza di leggi e prescrizioni e anche alla capacità, al talento, all’accaparrarsi donne giovani e belle, cerca di perseguire. A  mio parere proprio la scoperta della pulsione di morte e della coazione a ripetere, scardina le fondamenta del contrasto tra principio di realtà e di piacere che si svolgerebbe tra Io e Es, immettendo nuovi parametri  e nuovi termini di conflitto, dove quel “super” va ascritto si all’Io che può anche rappresentare certe influenze esercitate  dall’ambiente sociale e culturale, ascritte  all’identificazione paterna, e dove, detto per inciso, l’Edipo rappresenta solo una di tali identificazioni (quella riferita al complesso di castrazione) non escludendone altre, ma può  benissimo essere adottata anche all’Es (l’inconscio) che non ha da apporre i suoi veti alla rigidità delle prescrizioni sociali, ed è invece è tutto devoluto ad un qualcosa che non si rifà all’Eros e quindi al sociale, all’ambiente, ai rapporti, ma si rifà a Thanatos, cioè al nulla, a quel non-essere  nel quale se diamo per buona tutta la grande revisione del pensiero e della teoria freudiana, riposa  la più profonda essenza del desiderio.  Non c’è da sorprendersi se Freud riprende la teoria delle pulsioni che aveva affrontato in un saggio antecedente, ovviamente rivedendole nell’ottica di una opposizione radicale tra pulsioni sessuali e di morte, ma è proprio questo l’assunto che non convince, laddove  pone l’io succube sia del servaggio del super io, sia dell’Es, senza distinguere tra i due che provocherebbero impulsi qualitativamente differenziati  di natura erotica o distruttiva. E’ la strada che porterà al saggio “Inibizione sintomo e angoscia”:  dando per scontato la preminenza del conflitto tra Io e Super Io, per approdare però nel suo ultimo saggio di rilevanza meta psicologica “Analisi terminabile e interminabile”, alla inutilità di tutta la terapia, inutilità messa in evidenza non dal Super io, bensì da un Es per il quale si potrebbe benissimo adottare la dicitura di Super Es, in quanto non amputabile alla conflittualità sociale, edipica, di adattamento all’ambiente col desiderio istintuale,  bensì a quella molto ma molto più ancestrale e profonda di una pulsione di morte, che con la sua coazione a ripetere, e quindi anche ad un eterno ritorno, ritorno da dove si è venuti, cioè il nulla, comporta gioco forza la cessazione di ogni conflitto, e quindi anche alla necessità dell’analisi che di fatto è interminabile nei termini dell’aumento del disordine e della dispersione(entropia), mentre è terminabile solo nella totale e finalistica adesione alla pulsione di morte  (2° principio della termodinamica “in un sistema chiuso tutte le forze tendono allo stato di quiete”). Ecco anche perché, a parere di chi scrive questo appuntino, una figura anch’essa presa dal Mito Greco: Narciso con il suo riflettersi nella specularità della sua immagine nella superficie dell’acqua appena oltre la quale troverà proprio lei Thanatos, la Morte, ha molte, ma molte più probabilità di Edipo, di rappresentare la giustificazione stessa della seconda parte della evoluzione teorica Freudiana, quella appunto inaugurata dal saggio Al di là del principio del piacere e imperniata più sul desiderio che sulla rimozione e per la quale si parla appunto di “Seconda topica“ : Io , Es , Super Io, che però senza Super Es risulta come una sedia a cui non è ancora stata aggiunta una gamba

martedì 31 ottobre 2023

UNA TRADIZIONE BOTTEGAIA

 

E’ proprio Schmitt, lo scrittore, filosofo, giurista, geo-politico che, con questa farsa della pandemia e anche con l’ipocrita condanna occidentale della guerra di Putin contro l’Ucraina e’ andato ad occupare un posto di tutto rilievo nel mio panorama culturale di alternativa al racconto attuale della storia, che nel suo libello “Terra e mare “ del 1942 parla di una conquista britannica del mare e la definisce la linea fondamentale del primo ordinamento spaziale/planetario (sua definizione) la cui essenza risiede nel netto contrasto fra potenze dedite alla terra e potenze dedite al mare:  che cosa e’ un ordinamento spaziale/planetario secondo la definizione del grande giurista? La risposta e’ presto data nelle righe dell’accennato libello: e’ un qualcosa di estremamente piu’ importante di una guerra, diciamo che puo ‘ essere equiparata ad una grande riviouzione tipo quella di Copernico, tipo la rivoluzione francese o quella bolscevica, forse addirittura di piu’ perche’ nella portata delle poste in gioco vi sono  ordinamento sociale, usi e costumi, addirittura scelta di civilta’  “l’uomo ha del suo spazio una determinata coscienza, soggetta a continue mutazioni, perfino in una medesima epoca  nella prassi del quotidiano , l’ambiente del singolo  e’ predeterminato in maniera diversa a secondo dell’attivita’ svolta; l’abitante di una grande citta’ ha una visione del mondo  assai diversa da quellla di un contadino e ancor piu’ da quella di un marinaio, le differenze di concezione spaziale poi si fanno davvero abissali quando entrano in gioco intere popolazioni  e differenti epoche storiche,alla fin fine  afferma  Schmitt  ad ogni trasformazione  storica,  fa  di riflesso obbligato  un mutamento della concezione dello spazio. Possiamo dunque affermare che con la conquista del mare iniziata con il XVI secolo su iniziativa e prassi della Regina Elisabetta, anche lei detta “la grande” come tanti altri felloni che hanno cavalcato il corso della storia, l’Inghilterra si fa protagonista di quel famoso nuovo ordinamento spaziale/planetario. La vittoria sulla Invencible Armada di Spagna nella battaglia di Gravelinda del 1588 ad opera dell'ex pirata Francis Drake ratifico' il nuovo corso : un ex criminale che guida la flotta inglese.  L’ordinamento della terra difatti consiste nella delimitazione di territori e suddivisione in stati, al contrario il mare e’ libero, senza confini quasi senza limiti, nominalmente appartenente a tutti (anche a ex-criminali) e a nessuno nel contempo,  ma ecco che dal 

‘500 all’improvviso appartiene ad uno solo : all’Inghilterra appunto. Ci fa notare Schmitt che solo alla luce  di questa conquista del mare  e della radicale separazione con l’elemento terricolo che rimarra’ appannaggio dei popoli continentali d’Europa , anzi non  dei popoli, ma dei diversi stati nazionali con elementi spesso e volentieri di profonda ostilita’ tra di  loro e che verranno sfruttati a beneficio dell’Inghilterra per affermare la sua superiorita’, si comprendono tutta una serie  di frasi, formule, principi che personaggi inglesi si compiacciono di citare: cosi’ la massima sir Walter Raleigh  “chi domina il mare, domina il commercio del mondo e a  chi domina il commercio del mondo, appartengono tutti i tesori del mondo e il mondo stesso. Non potrebbe essere affermata con maggiore enfasi  l’esaltazione del principio mercantile, ovvero il passaggio dall’eta’ dei guerrieri o dell’argento,  all’eta’ del bronzo o giustappunto dei mercanti, secondo le ben note suddivisioni di Esiodo e di tutti i piu’ antichi racconti dell’intera umanita’. Vale quindi l’assioma che ogni commercio se mondiale deve essere marittimo, fluido, proprio come l’elemento dove esso si svolge, senza confini, senza limiti, libero ma solo finche’ in esso non venga esercitata quella superiorita’ che giustappunto costituira’ la stessa essenza del popolo inglese.  E’ a partire dalla conquista britannica del mare rafforzatasi in maniera dirompente con la rivoluzione industriale di meta’ del secolo XVIII, che si configura la possibilita’ di una supremazia mondiale su basi del tutto differenti da quella che si era verificata nei secoli precedenti con i grandi Imperi  terricoli, tipo la Persia, quello Macedone,  quello di Roma e quello dei tentativi di recupero dell’Impero Romano; per il tipo di guerra terrestre o anche marittima ma svolta secondo meccanismi terrestri (i famosi rostri romani per l’arrembaggio e’  sostanzialmente un conflitto di tipo tradizionale trasferito  sulle tolde delle navi , ma dal XVI secolo la situazione muta, la diffusione della navigazione a vela e soprattutto l’artiglieria posizionata a bordo delle navi cambiano radicalmente il tipo di guerra, niente piu’ arrembaaggi, ma lotta a distanza, abilita’ di manovra e precisione di tiro dei cannoni ecco il vero specifico della guerra marittima, parimenti la guerra terrestre era stata sempre un rapporto tra Stati: da entrambi le parti in conflitto ci sono potenze militari organizzate statalmente con gli eserciti che si scontrano in batrtaglie campali, ma  come nemici si fronteggiano solo  le truppe impegnate nello scontro, mentre la popolazione civile rimane  esclusa  dalle ostilita’, la guerra marittima specie dopo che vengono aggiunte ad essa le applicazione tecnologiche esperite dalla Rivoluzione industriale di meta’ del settecento come abbiamo gia rilevato sopra, diventa guerra totale assoluta dove non si distingue piu’ il militare dal civile  e anzi tende a coinvolgere anche il neutrale colpevole solo di  mantenere relazioni commerciali con il nemico: diciamo  che sempre più nel panorama mondiale  si affaccia una piccola isola situata ai margini del continente europeo  che volgendo le spalle
alla terraferma ha sviluppato quasi esclusivamente una modalita’ di guerra radicalmente diversa, fondata anche sui blocchi che le navi possono effettuare appunto ai commerci e quindi affamare chiunque abbia a che fare anche marginalmente con il concetto di nemico la popolazione nemica che gioco forza si vede parte integrante del conflitto, questa e’ la guerra che abbiamo cominciato a conoscere soprattutto in quest’ultimo secolo e che informa oramai l’essenza stessa della guerra moderna. Da notare  che dopo tale separazione tra terra e mare e l’opposizione tra tali elementi si era trasformate in prassi operativa, sostenuta da uno spregiudicato impiego della tecnologia, si e’ cercato di dare una impalcatura teorica  a tale assunto sostenendo una serie di teorie, principi e sistemi piu’ o meno scientifici che hanno finito  per convincere un po’ tutti della ragionevolezza quasi etica  di tale concetto, senza pero’ tenere conto  del dato originario che ha ingenerato tutto questo : ovvero  la conquista britannica del mare che ha fatto di tale fattore  il centro di un impero mondiale  fondato non piu’ sulla potenza militare, sulla superiorita’ in truppe e armamenti, insomma quello che erano stati un tempo  i grandi imperi terrestri dell’eta’ dei guerrieri,  ma sostanzialmente sulla diffusione di quell’elemento fluido, mobile che e’ il commercio, il mercato e quindi il fattore economico e farne il perno della sua supremazia. Diciamola tutta Napoleone sara’ stato enormemente gonfiato come generale e stratega, le sue vittorie per la piu’ parte favorite o da una bella dose di fortuna (Ceva, Arcole, Marengo, Wagram) e anche da provvidenziali sottoposti che ripararono a suoi errori piu’ strategici che t attici (Massena, Augerau, Desaix, Lannes, Soult), pero’ in quanto a frasi 
adatte all’occasione era davvero incomparabile : quel suo “dio me l’ha data e guai a chi me la tocca” o quel suo saper prendere i soldati “io vi condurrò nelle pianure piu’ fertili del mlondo , la dove i fiumi riluccicano come scimitarre d’oro” e anche saper come riprendere i suoi Generali “Duca di Rivoli’ non siete piu’ Massena?” sono
  delle pietre miliari forse le piu’ vere della sua carriera , ebbene fu Napoleone a definire l’Inghilterra “la nazione bottegaia “ Contro Napoleone giustappunto si ritorce la potenza marittima dell'Inghilterra che a Capo Trafalgar distrugge qualsiasi velleita' di competere nell'elemento mare con la sua flotta e quindi rinunziare a qualsivoglia progetto di invasione dell'isola. Si inaugura così un periodo di relativa non belligeranza tra potenze di mare e potenze di terra, che si fara' ancora piu' pronunciato dopo la sconfitta del Corso a Waterloo, dove l'inghilterra scende in campo anche con il suo esercito per rintuzzare le  intemperanze del principio terrestre troppo gonfiatosi con le velleita' di un singolo. Nel periodo della Santa Alleanza dominato dall'Austria di Metternich si stabilisce quasi un patto : alla terra cioe' al suo piu' illustre rappresentante il principe di  Metternich il compito di impedire il regurgito della idea rivoluzionaria come emersa in Francia, e con i suoi pericolosi sviluppi, all'Inghilterra l'incontrastato dominio marittimo per consolidare il suo Impero. L'idillio dura fino al 1848 quando oramai l'Impero inglese e' al suo acme e tornano le istanze di rivolgersi ora alla terra ferma, non per conquiste territoriali, quelle sono faccende che nel territorio europeo non interessano punto alla perfida albione. quello che le interessa e' seminare zizzania proprio all'interno delle potenze di terra, tra i forzati e spessissimo arbitrari  confini nazionali. Lo fa abilmente sempre dietro le quinte quasi mai in prima persona, cosi si mettono in moto gli esecutori piu' biechi dei principi economici suffragati sempre piu' da impianti teorici e pseudo culturali, si serve o forse e' lei come entita' politica che serve a tali soggetti non a caso conformati sotto lo status di sette o Logge, tipo quella massonica che si richiama ad astratti e fumosi principi di Libera Muratoria arbitrariamente dedotti da un passato molto poco verificabile, quello della costruzione da parte di Salomone e del suo Architetto Hiram del famoso Tempio di Salomone, proprio come trecento cinquanta anni prima era stato fatto 
dai mercanti di allora (fiorentini, romani, veneziani genovesi, olandesi) per imporre un nuovo ordine sociale e anche estetico al troppo poco flessibile mondo gotico con l'invenzione di un codice arbitrariamente definito classico da utilizzare come sorta di riduzione a elementi prestabiliti per normare tutte o quasi le possibilita' del fare costruttivo con l'avallo di quanto di piu' ardito avesse  allora da offrire la tecnologia : lo strumento della prospettiva.  Questo e' in sintesi il vero senso del Rinascimento, ma  l'aggravante e elemento che lo fa dannatamente simile alla nostra epoca e' che, il potere emergente per riuscire nell'intento di cambiare il mondo per i propri fini si sia servito come elemento di rottura di una grande supposta pandemia,  all'epoca una affezione dermatologica (peste bubbonica) oggi una banale influenza entrambi malattie normalmente insignificanti, promosse a veri e propri flagelli in grado di innescare paura nelle masse rozze e ignoranti, ieri come oggi, senza nessuna differenza

venerdì 27 ottobre 2023

IL MARTELLO COME DHS


Orbene l'amico Amos Boilini  ha centrato con semplicita’ e lampante evidenza il senso, il vero senso e tutti i significati e significanti delle 5 Leggi Biologiche di Ricke Geerd Hamer :  per farlo si e’ servito di un semplice martello e ha fatto il gesto di picchiarlo contro una mano …beh! tale azione puo’ essere annoverata ad una sorta di trauma, del tutto identico a quello che potremmo avere in circostanze meno volontarie ed anche costituire una classica DHS (sindrome di Dick Hamer per dirla in gergo delle 5 Leggi Biologiche) di notevole
e crescente entita’ se non si smette di picchiare il martello sulla mano, Ora e’ proprio qui che si divide la medicina di Hamer da quella tradizionale: nell’una e nell’altro abbiamo un martello che e’ espressione di una causa , ma mentre la medicina tradizionale  tende a vedere la mano maciullata e comincia a dare dei rimedi  facendo assumere un antidolorifico, un antifiammatorio, un antibiotico, ovvero ti da qualcosa per lenire, per riparare un danno, ma non si preoccupa minimamente di risalire alla causa che tale danno  ha provocato e  cioe’ il nostro martello che continua ad infierire sulla mano, al contrario la seconda non sta a li’ a trovare rimedi del danno oramai prodotto, ma cerca subito di eliminare il martello o perlomeno quel continuo picchiare sulla mano che non fa altro che intensificare i danni . Cessati i colpi di martello non e’ che si ha una pronta guarigione dell’arto offeso, ed ecco qui ci potrebbe essere una commistione tra le due medicine:  solo dopo aver eliminato la causa del danno, cioe’ tolto il martello, ed eliminato l’atto di continuare a picchiare sulla mano, potremo pensare a qualche lenitivo del dolore,  ingessare le ossa rotte, assumere antiinfiammatori e antibiotici per scongiurare il pericolo di infezioni;  diciamo che la medicina tradizionale e’ una medicina che si ferma alle apparenze e trova lenitivi solo a posteriori (detto per inciso la medicina di pronto intervento  perche’ quella che si prefigge di prevenire con farmaci, vaccini e quant’altro  e’ decisamente inutile, controproducente e sempre piu’ iatrogena )....
mentre la medicina di Hamer con l’andare innanzi tutto alla ricerca di cio’ che ha causato il danno,  va individuando  un effetto di contemporaneita’  ovvero di un “qui ed ora” e quindi  la ricerca di un futuro di guarigione e benessere, soggiace ad una certa anteriorita’ che si riferisce al momento in cui e’ stata presa la decisione di martellare la mano - siamo nella medesima accezione  di quanto diceva Lacan a proposito del’inconscio,  un qualcosa , nel nostro caso una medicina,  al “futuro anteriore” ovvero quella modalita’ temporale che  prende in esame tutto quello che fa da sostrato ad un certo tipo di comportamento  che potrebbe presentare problemi e proprio nello scioglimento della sua reattivita’,  perviene allo scioglimento di tali nodi onde concorrere ad un “av-venire” di ben-essere, di quello cioe'che la medicina tradizionale indica come guarigione. Possiamo aggiungere che il martello puo’ benissimo essere omologato anche ad una malattia, la causa che ingenera la malattia, per cui in termini hameriani parlare di guarigione e’ un po’ un non senso: come si fa a guarire quello che  sostanzialmente e’ gia’ guarigione?
ovvero individuare la causa dell’affezione si potra’, come e’ stato detto in precedenza cercare di curare certi effetti del trauma della DHS e in questo puo’ andare anche bene qualche ritrovato della medicina allopatica, ma una volta eliminata la causa  del trauma e quindi dell’affezione, sara’ sufficiente  attenersi al piano di recupero che il nostro organismo biologico ha sempre bello e pronto:  ecco anche per questo le 5 Leggi Biologiche hanno la qualifica di “biologiche” perche piu’ che alla medicina, alla psicologia, alla terapia, hanno innanzi tutto a che fare con la  Biologia, ovvero  una intrinseca e naturale  finalita' corporea volta al ben-essere.                                                                Diciamo dunque che l'amico Boilini e' stato chiarissimo nell'identificare un semplice martello con la complessita' di una DHS così come elaborata nel pensiero e nella prassi di Ricke Geerd Hamer sulle ben note vicende del trauma dell'uccisione del figlio giustappunto Dick Hamer  che ha dato  nome alla sindrome.
D'altronde il martello e' stato  sempre un referente molto utilizzato nel meccanismo metaforico di formazione del nostro linguaggio, chi non ha in mente la famosa canzone di protesta di Peter Seeger "If iI had hammer " - il martello della giustizia è la campana della liberta'  è la canzone sull'amore tra i miei fratelli e le mie sorelle per tutta questa terra" che la can tera' anche con il trio The Weavers e sara' un grande successo di  Peter Paul and Mary e anche della nostra Rita Pavone, sia pure spurgato del senso di protesta, con un martello genericamente utilizzato per "darlo in testa a chi non va" . Il martello e' stato preso ad esempio per molti test di psicologia : la giusta martellata nella prefazione del saggio "la ristrutturazione" di Bandler e Grinder, il martello del dio Thor nelle saghe nibelungiche, quindi il martello che compare nel logo del comunismo ed infine suvvia  sorridiamo un pochino
per il traslato del termine  sulla persona del famoso Re Francese Carlo Martello, quello pero' della canzone  di De Andre'  che ritorna dalla battaglia di Poitiers 
«È mai possibile, o porco di un cane, che le avventure in codesto reame debban risolversi tutte con grandi puttane? Anche sul prezzo v'è poi da ridire: ben mi ricordo che pria di partire v'eran tariffe inferiori alle tremila lire!»

martedì 3 ottobre 2023

800A - OTTOCENTO A - OTTO, ZERO, ZERO, A

 

800A   - Questa e’ una  scritta che per chi si trova a girare per la citta’ di Palermo trovera’ onnipresente:  riportata  su muri, cartelli, portoni, interni di palazzi, soprattutto bagni pubblici, per non parlare poi dei bagni dei vari istituti scolastici;  scritta che e’ una vera e propria sigla dell’immaginario collettivo palermitano perche ‘ sempre riportata cosi’ nel suo estremo schematismo  di in numero che puo’ essere ottocento, ma anche  otto, zero, zero, e una lettera “A” e’ l’espressione di un vero e proprio vissuto o forse desiderio di vissuto, storico, direi proprio immutabile  scavalcando computer, cellulari, codici binari e quant’altro : 800A che andando ad indagare risulta una manipolazione da aggiunta di una originaria espressione molto usata anche essa come scritta, ma soprattutto strausata a livello verbale ….la aggiunta scritta e’ data  dal chiudere le due estremità della S maiuscola fino appunto a pervenire ad un otto e chiudere  invece a zero la lettera U e la lettera C , sempre maiuscole con un piccolo tratto…. da “SUCA” a “800A” appunto. Una parolaccia ordunque, mascherata o meglio manipolata, aggiunta,   tale da non incorrere,  forse originariamente,  nella riprovazione o nell’interdetto, quando non addirittura nella sanzione dell’ordine costituito o pubblica moralita’ . La parola originaria “SUCA” e’ senza dubbio il piu’ famoso intercalare del dialetto siciliano che non e’ pero’ stata sdoganata come il celeberrimo “minchia” che solo fino a qualche tempo fa veniva solo allusa con un prolungato “Miiiiii…” che pero’ poteva anche essere inteso come una riduzione del termine “mizzica”.  
La parola Minchia che e’ poi il corrispettivo siciliano del termine che indica l’organo sessuale maschile, e’ entrata oramai nel linguaggio ordinario e probabilmente non solo regionale e  nazionale, ma mondiale, questo specie negli ultimi cinquant’anni grazie soprattutto ai film, alle vulgate in dialetto siciliano a tutta una serie di attori ; così non e ‘ stato  ad esempio per il corrispettivo dell’organo sessuale femminile  “sticchio”  che e’ rimasta, forse per un indubbio effetto cacofonico, nell’ambito regionale e anzi specie nelle ultime generazioni sta via via per essere soppiantata da espressioni meno contorte e anche piu’ semplici come il diffusissimo  
“fica”. In proposito voglio riferire un gustoso aneddoto di me ragazzino dell’estate del 1961, quando l’interesse per quella determinata cosa cominciava a farsi predominante. Non ero da troppi giorni a Palermo e avevo fatto amicizia con gruppi di ragazzetti grosso modo della mia eta’ tutti super arrapati e in velleita’ di entrare a far parte della terminologia specifica siciliana del modo di dire “canazzi di bancata”  ovvero  espressione indicante quella sorta di metafora che la folcloristica di un luogo pone tra due elementi del suo costume e delle sue abitudini : da una parte appunto quei ragazzi alla ricerca di una identita’con peculiarita’ molto pronunciate da un punto di vista maschile e dall’altra quei cani che cominciano ad aggirarsi tra i banchi dell’appena dismesso mercato che debbono essere estremamente decisi e volitivi se vogliono accaparrarsi qualche resto di cibo.
Mi trovavo, io romano tredici anni appena compiuti (giugno 1961),
  facente parte di questa  combriccola, con i miei modi di dire, i miei atteggiamenti, il mio modo di fare,  diversi d’accordo, ma che pure avevano  avuto i loro ammaestramenti, la serie di prove da superare negli equivalenti delle comunita’ di ragazzetti di via Nicolo’ V, di Monte del Gallo, e persino della Borgata di Primavalle da dove di tanto in tanto qualche appartenente calava. Cos’ io cercavo di tenere il passo anche in quel siciliano ecco con le sue parolacce specifiche, il minchia, il suca ed anche quel termine che non riuscivo a decifrare bene, sticchio appunto. “ma guarda un po’ quanto sono strani questi siciliani” mi dicevo arrovellandomi non poco “ invece di guardare, chesso’ il culo, le tette, il corpo, si fissano su di un particolare che francamente mi lascia proprio perplesso : gli stinchi !  - che bello stinco !!!!  Miii...du’ stinco … !!! , ma cristo che cazzarola di attrattiva erotica puo’ avere uno stinco?” finalmente trovai il coraggio di dirlo ad uno del gruppo con il quale ero entrato piu’ in confidenza e quello…beh non ci crederete… non si riusciva piu’ a fermare dal ridere   “ u sticchio, mala minchiata d’un romano, u’ sticchio, non lo stinco !”  - ma vaffanculo te e la tua lingua perversa,  come si  puo’ dare un nome simile alla fica  ?!”  avevo cercato di ribattere  Anche il termine suca e neppure la sua forma siglata 800A si e’ sdoganata dai confini siculi, eppure in Sicilia , lo ripeto, letteralmente dominante, si certo,  anche piu’ dei termini minchia e soprattutto sticchio, non solo ma ci sono tutta una serie di risposte, rispostine, frasi fatte,  quando qualcuno (e sono tanti ve lo assicuro) vi gratifica del termine Suca, che a ben vedere e sentire non indica uno status, ma un evento, un qualcosa che si fa, un po’ come la differenza tra la particella e il flusso in fisica quantistica, vale a dire  Heisenberg e Schrodinger,  principio di indeterminatezza e equazione d’onda, interpretazione di Copenaghen e doppia fenditura.
effetto doppia fenditura
La prima fresetta di pronta reazione e’ “a mia “ cioe’ fallo tu a me, che puo’ essere ulteriormente colorita “a mia e a o’ Duca… “ chissa’ a quale Duca si allude, ma c’e’ ancora un continuo “ e a o’ cane… con conclusione ancora piu’ contorta “ e co o’ culo te vuschi o’ pane!” Non chiedetemi dove sono state prese queste coloritissime, anche se
 poco giustificate frasi e quali origini abbiano: non e’ come per i “canazzi di bancata” o mille altre espressioni siciliane che hanno una loro stringente logica e precisissimi riferimenti storici, di costume, di tradizioni : Garibaldi e il suo grido “voglio Pilo “ su doppio
significante del nome del suo luogotenente e de “o pilo” con il quale si suole anche indicare l’organo sessuale femminile, questo quando ancora non si era diffusa la moda del depilarsi, “cu mancia fa muddichi” chi mangia fa mollica, “o’ cane muzzica
  sempre o’ sfardatu” -  il cane morde sempre il disgraziato,  “nuddu se pigghia si nun s’assomigghia” - nessuno si prende se non si assomiglia  “si nuddu miscato cu’ gnenti” - sei nulla mschiato con niente “afferra cazzi n’t’all’aria” di uno che insegue cose non concrete , e tante,  tantissime altre. Sempre sul suca ci sono altre  aggiunte, magari appannaggio di determinate categorie di persone come gli studenti del vecchio ginnasio che commentando pezzi dell’Eneide tipo l’invocazione fatta alla vergine guerriera Camilla potevano anche indirizzare l’epiteto con un’ aggiuntina di classico “Suca…milla forte,guerriera” scandendo opportunamente la frase . 
  

MATEMATICA COME CALCOLO E COME MITO

  Le questioni di conoscenza e sulla conoscenza  cominciarono ad andare diversamente   quando a prendere il posto del Mito  fu un tipo di co...