giovedì 10 settembre 2026

L'ABOMINIO ORIGINARIO DELLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

 

La rivoluzione industriale e' alla base  dell’abominio della nostra civilta’ e altresi tutta la pratica e il teorico ad essa correlati - illuminismo, rivoluzione americana, rivoluzione francese, massoneria, cosidetta scienza economica e vari pseudo teorici tipo Smith, Ricardo, Say, Malthus, etc. siano una sorta di  ciarpame derivato da quell’unica mentalita’ mercantile che io preferisco chiamare bottegaia Si obiettera’: ma come tu ritieni la rivoluzione industriale un passo indietro dell’umanita’ e anche la Rivoluzione Francese, il principio dei diritti e della liberta’, dell’eguaglianza dell’uomo un abominio? In realta’ io dico e sono in grado di dimostrare con lo studio, la conoscenza e un po’ di capacita’ di ragionamento, che a proposito de la piu’ famosa delle rivoluzioni, quella francese del 1789, fu solo una farsa, come d’altronde tutte le piu’ strombazzate pandemie della storia, non diversamente che per gli altri pseudo cambiamenti socio/politici passati alla storia come rivoluzioni o anche guerre, mettendoci magari l’epiteto di “indipendenza”, di “successione” , di “secessione”, oppure dandogli un nominativo piu’ colorito, trasferito da qualche oggetto o luogo  del contesto:  “ guerra delle tre rose, guerra del te’, guerra dell’oppio, rivolta dei garofani , rivoluzione d’ottobre , rivoluzione delle camicie nere,  marcia del sale,  primavera di Praga”….e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Massimo comun denominatore di tutti questi sconvolgimenti, la assoluta falsita’ rispetto a quello che dovrebbe essere un raccontato  obiettivo e veritiero sulla storia  e questo non proprio da sempre, ma in ispecie con l’avvento nella storia del mondo dell’eta’ dei mercanti, o bottegai ovvero con il progressivo affermarsi di una classe sociale , la borghesia che pone alla base del suo stesso essere e di ogni possibile giudizio di valore :  il denaro, il mercato, lo scambio.

Ci si potrebbe domandare : ma perche’ prima nell’eta’ dei guerrieri ancora in auge non avveniva lo stesso? Il denaro non aveva questa rilevante importanza? Un Crasso non era l’uomo piu’ ricco di Roma  e per questo aveva accesso alle cariche piu’ prestigiose della Repubblica? E poi la stessa differenza fra patrizi e plebei non era,  tutto sommato, ascrivibile a questioni di censo? … “Cesare il popolo chiede sesterzi” dice una simpatica freddura… “no vado dritto” risponde il condottiero, mostrando così anche  a livello di barzelletta che tutto sommato l’andare diritto, ovvero per una strada che non comporti alcuna deviazione, alcuna sterzata dal cammino del grande interesse dello Stato,  può anche essere contemplata, ma il sesterzio o “se-sterzo” non sara’ mai il cammino principale. Ecco mettiamoci un Feynman ante-ante litteram alle prese con il suo integrale sui cammini e questo tragitto diritto, senza sterzate del piu’ grande degli antichi romani : quale credete che sarebbe stato quello piu’ rispondente alle migliori opportunita’????
In sostanza il denaro diviene sempre piu’ importante con il corso del tempo ma in eta’ dell’argento e quindi dei guerrieri resta sempre in auge  la famosa risposta di di Marco Furio Camillo al “Vai victis” di Brenno : “non auro, sed ferro, reuperanda patria est” ;  così e’ anche nel periodo medioevale, con le Cattedrali, con la Cavalleria, in un Poema come la Divina Commedia di Dante Alighieri, con personaggi come Federico II, ma così non sara’ più con l’Umanesimo impostosi come nuova modalita’ di essere al mondo, grazie alla grande pandemia del 1348 e ad una sensibilita’ fondata su di un egoistico individualismo dove può fare enorme breccia la paura e un codice di rappresentazione della realta’ fondato su di una convenzione riduttiva desunta da un codice non verificabile, come quello di un immaginario classico. 
 Assunto quindi il principio che alla origine di ogni sovvertimento sociale  c’è sempre un potere costituito  e organizzato secondo ferrei dettami di precisi interessi economici, e che il tanto ipocritamente e buonisticamente  strombazzato popolo conta, ed e’ sempre contato meno del due a briscola, torniamo ai nostri interessi di fisica teoretica nell’accezione quantistica  per vedere se siamo in grado di stabilire una sorta di continuum con quelle forze che al potere bottegaio con relativi garzoni si e’ sempre opposto. In eta’ prebottegaia abbiamo figure come gli Imperatori germanici che lottarono sopratutto contro il Papato Federico Barbarossa, Federico II detto lo Stupor mundi,
ma con l’avvento del potere mercantile (i banchieri, i commercianti, l’emergente borghesia) trovata una nazione guida l’Inghilterra e poi strutturatosi in una vera setta la Massoneria, la Rivoluzione Industriale di meta’ del settecento, di cui abbiamo precisato il ruolo di acutizzazione del principio economico, realizzando il connubio con un altro elemento che diverra’ indissolubile al suo spirito : il tecnicismo con l’esaltazione del ruolo della macchina come nuovo paradigma a cui riferire la stessa essenza umana, e’ un qualcosa, non a caso di  primogenitura anglosassone , proprio in quanto altamente rappresentante dello spirito commerciale della emergente classe borghese , che come abbiamo avuto modo di osservare ha una originaria localizzazione nazionale in una specifica nazione l’Inghilterra  che aveva giustappunto scelto il commercio e il denaro come elementi di connubio con la propria tradizione – un qualcosa,  attenzione che nessuna altra nazione, specie in termini di vertice aveva mai operato, facendo oggetto di scambio il  proprio lignaggio aristocratico con non meglio precisati meriti di censo, in relazione al quale si poteva annoverare la spregiudicatezza ma anche vere e propri portamenti banditeschi e criminali. Le opposizioni al galoppante spirito bottegaio vengono unicamente da quei popoli, quelle civilta’ che si rifanno alla tradizione e pongono alla base del loro vivere sociale un certo conservatorismo dello spirito appunto di tale tradizione, venendo tuttavia ampiamente a contatto soprattutto con il tecnicismo dei tempi. E’ il caso dei Grandi Imperi della terra, quello Russo, quello austro ungarico e ultimo quello Germanico dopo l’unita’ sotto la guida prussiana di tutti i regni e ducati tedeschi. Un quarto Impero ma in grande decadenza e’ quello cinese, che tornera’ alla ribalta mondiale solo con l’adesione alla teoria comunista di cui ne elaborera’ una versione di carattere orwelliano . Un ulteriore Impero potrebbe essere annoverato nel Giappone, ma non nel XVIII e XIX secolo;  la sua rilevanza comincera’ ad essere pronunciata  solo con l’inizio del XX secolo, prima nel contrasto con un altro Impero, quello Russo , ma successivamente venendo a trovarsi in rotta di collisione con il piu’ ipocrita degli imperi,  quello statunitense che rifugge da tale epiteto e contrabbanda parole di untuoso buonismo : liberta’, democrazia, ma  è in verita’ l’erede piu’ che legittimo della bottegaia Inghilterra della quale ha fortemente  esasperato i principi,  sviluppando come mai prima si era visto, un consumismo dilagante ed un tecnicismo spersonalizzante, dandosi anche quel lustro teorico che gia’ l’Inghilterra si era accaparrata prezzolando pseudo intellettuali come i gia’ citati Smith, Say, Malthus e compagnia. In tutto questo complesso assunto si ravvede il distinguo tra popoli di terra e popoli di mare  operato dal filosofo geo politico Carl Schmitt  nel lontano 1942 . Liberalismo era stata chiamata alludendo ipocritamente alla liberta’ questa sotto teoria e con la solita mancanza di originalita’ l’america si e’ andata stringendo sotto l’etichetta di “neo Liberalismo.  Comunque sia contro questi Imperi le forze bottegaie , ovvero l’  Inghilterra coadiuvata prima dal suo impero coloniale  ed anche abilmente coinvolgendo nelle sue camarille  altre nazioni europee meno rilevanti come  Francia, Italia, Belgio, Olanda, Serbia, Grecia ed infine passando totalmente il testimone agli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale, hanno sempre visceralmente e spasmodicamente combattuto. Si crede ingenuamente che il grande nemico dell’Inghilterra sia stato Napoleone, assolutamente non e’ così Napoleone ha rappresentato solo una forma di esasperazione di un movimento, la Rivoluzione francese, che la Massoneria inglese aveva perfettamente contemplato nei suoi piani di egemonia mondiale, e che proprio l’imprevedibilita’ dell’ascesa al potere di un parvenu,  aveva costretto a correre ai ripari. Sconfitto Napoleone a Waterloo, piu’ pero’ da Radetzski e da Blucher che da Wellington, la palma del potere europeo era stata colta da quel personaggio eccezionale che fu il Principe Metternich e finche ‘ fu operativo lui, l’Inghilterra dovette rinfoderare le sue mire egemoniche europee. Un periodo alquanto lunghetto perlomeno fino al 1848/49, quando
  non a caso l’inghilterra tramite i suoi faccendieri, tipo i  Rotschild, prese a fomentare le varie aspirazioni nazionaliste dei popoli  (Sicilia, Lombardo Veneto in Italia,  Ungheria, Boemia ) ed anche a creare discordie e contrasti nello stesso Impero austriaco. Con il 1849 si registrano le ultime vittorie di reazione degli Imperi conservatori e tradizionalisti, ma ecco che appena qualche anno dopo i bottegai tornano alla carica sfruttando la crisi dell’impero turco ottomano (non contemplato nella precedente elencazione per la poca rilevanza del suo impianto) e l’occasione della guerra di Crimea: perfino il risibile regno di Sardegna viene coinvolto nel conflitto fidando sulla compiacenza di uno dei piu’ solerti faccendieri dei Rotschild : quel Camillo Benso di Cavour annoverato tra i padri della patria unitamente ad un esaltato visionario (Mazzini) un brigante arruffapopoli (Garibaldi) ed un re cialtrone tipo Miles gloriosus. La miccia torna a riaccendersi e nel giro di due anni (1859- 1861) l’Inghilterra riesce a sconvolgere in suo favore non poco l’equilibrio europeo. Crea difatti  una nuova nazione sua vassalla (l’Italia) indebolisce sensibilmente l’Impero Asburgico che fa scrociare con la Francia, indebolendo anche quest’ultima (Solferino) , ratifica e afferma la sua influenza in Sicilia anche in virtù di profique iniziative commerciali (i famosi principi sotto il vulcano Ingham, Woodhouse, Whitaker),  propizia di li’ a poco uno scontro fratricida tra Austria e Prussia, non puo’ impedire pero’ l’affermazione della Prussia  nello scontro contro la Francia (1870). Tornera’ all’assalto nel 1914  favorendo una guerra fratricida dell’Europa e anzi riuscendo a coinvolgere gli Stati Uniti e ingenerare la Prima Guerra Mondiale che fara’ piazza pulita degli Imperi del territori europei . Come spesso avviene nella legge del mondo, il paradosso si insinua nei suoi anfrattie difatti il trionfo verso i Paesi Europei deve passare il
testimone agli USA che diventano i nuovi iper bottegai del mondo e l’Inghilterra passa da
padrone a garzone  in una dialettica che un filosofo tedesco aveva dato per scontato (fenomenologia dello spirito di Hegel) e che un altro tedesco Karl Marx ha cercato di tradurre in termini prettamente economici (non a caso sotto parcella di un industriale con spiccati interessi in Inghilterra  Friederic Engels)

CHIAMALA TECHNE'

Trascendenza, iper-trascendenza, individuazione, definizione, il confronto è sempre attraverso la "technè" ovvero chiamala tecnica, chiamala abilità, chiamala arte, dagli un "archè", uno svolgimento, e ovviamente i relativi mezzi di comunicazione e ti ritrovi sempre con uno strumento tra le mani di cui sei costretto a misurare le implicazioni: il graffite sulla roccia, la stele, la statua con gli occhi dilatati, il libello, il flauto e la lira, il Tempio, la Cattedrale, la prospettiva, l'alchimia; sono tutti mezzi di cui l'umanità si è servita per rapportarsi con il trascendere appunto, un qualcosa che si è sempre imposto come alternativa rispetto ad un organico, un biologico, eh si, anche un naturale, che con le loro "necessità" relegavano l'umano ad uno stato animale di cui tutti i Miti hanno valutato i tentativi di superamento. Così si comincia a cercare "un principio di tutte le cose", l'acqua, il fuoco, un non meglio precisato "Apeiron" arzigogolando su frecce che volano e sul "piè veloce Achille che non riesce a superare la sua tartaruga"... "l'uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono" diceva Protagora e certo la misura è importante, se si doveva decidere di mettere sul frontespizio all'Accademia la scritta "qui non si entra se non si è geometra!" Gheos = terra,

Metros = misura, misuratore della terra; l'Accademia è quella di Platone l'inventore del "concetto" ovvero "quell'uno che sta per molti" e che pone una netta separazione tra "terra" e "cielo" inaugurando tutti i dualismi dell'occidente, che non hanno la quasi liquida sinuosità del simbolo dello Yin e dello Yang dell'Oriente, ma sono sempre opposti, contrastanti, antitetici, immettendo anche il principio del "valore" il mondo della terra dove l'albero non è l'albero, ma qualcos'altro, qualcosa che potrai ritrovare nella sua essenza solo in un iperuranio, "il mondo delle idee". Da una parte quindi qualcosa che non vale, dall'altra quello che vale e che costituisce l'essenza, direbbe Kant "la cosa in sè, ma anche il "noumeno" Ma il criticismo colla sua ragione pura e pratica, col suo giudizio e ovviamente le "categorie" non esaurisce il problema, dato che l'uomo non si è limitato ai giochetti della sua mente, ha anche sempre cercato di mettere, diciamo così, dei paletti al suo rapporto coi mezzi che la "technè" gli ha via via fornito: un costante omaggio a Prometeo il titano che col suo "pensare prima, in anticipo" = pro- methes, la technè, l'ha inaugurata, spezzando la necessità del tempo ciclico, quell'eterno ritorno dell'identico, che il pro-getto quell' altro tempo, quello del "kairos" che i greci antichi individuavano nel "tempo opportuno"riesce a sottrarre alla necessità. La prospettiva di Brunelleschi, di Alberti, di Rossellino e di tutti gli artisti a seguire, che sono si geometri, ma architetti e anche ingegneri, consente già qualcosa di nuovo, che racchiude quella parolina magica "pro": pro-gettare, pro-vvedere, pro-tendere.... e il mondo sembra prenderne atto fino ad andare anche alla ricerca dei "lumi" che possano rischiarare il cammino e non farci sentire "soli, sperduti nel buio" U
na battaglia e' perduta, c'è il tempo di vincerne un'altra!" con questa frase, anche la prassi viene immessa nel contendere, si riveste di rutilanti uniformi, si impersona in un singolo, che viene gonfiato simulato, gli si fa recitare la parte del grande stratega e si convince la collettività manipolando, inventando, mentendo
(vedi mio articolo, anzi articoli sul "recitare una parte" nel blog principale Lenardullier.Blogspot.com ) si arriva a convincere persino lui che comincia a credere a quello che gli fanno recitare (Battaglia del Ponte di Lodi) entra nella parte e qualche anno dopo ha un ulteriore prestigiosissimo avallo dal filosofo per eccellenza, il filosofo della storia Hegel che vedendolo passare, sul suo cavallo bianco dopo la battaglia di Jena, esclama "ecco lo spirito del mondo!". La stampa , la comunicazione opportunamente manipolate servono a far passare idee e anche fatti come se fossero verità e la tendenza andrà moltiplicandosi :
La nuova Musa, sul finire dell'ottocento, il cinema, fa scorrere, rende mobili le immagini e qualche decennio dopo vi immette anche la parola "signori, aspettate, aspettate un momento: non avete ancora sentito niente!" Poi arriva la televisione, che porta il mondo tra le pareti di casa e quindi l'informatica, il computer, il cellulare, con il moltiplicarsi delle possibilità, anche se c'è sempre il pericolo della ridondanza "tutti parlano, ma nessuno ascolta" il "ci" Heideggeriano diventa dominante e il mondo rischia di tornare "quel mondo spaesato del tacere!" da cui si era partiti. Il disagio però c'è, e viene rappresentato, si fa "technè" anche lui : per un Dante Alighieri è una "Commedia" anche se l'epiteto di "Divina" dovrebbe dare una qualche soluzione, Cervantes la riveste dello spettro della follia, i mulini a vento e l'illusione di Dulcinea, per Goethe è il "patto col diavolo" e ci sono le esaltanti melodie di un Mozart, di un Beethoven, di un Bach, ed ancora le melanconiche liriche di un Leopardi, il Mondo come volontà e rappresentazione di Schopenauer, ma sostanzialmente nessuna "Gaia scienza" per Nietzsche. Si arriva a Freud e al suo inconscio come discorso "sempre mancato", che ha però proprio in tale mancato, la sua riuscita. Inconscio che è sempre "discorso dell'Altro" ed è canonicamente "strutturato come il linguaggio" per Lacan, mentre Mattè Blanco ipotizza per esso "gli insiemi infiniti" e quindi anche il correlarsi alla fisica sub atomica, la teoria dei Quanti, i diavoletti di Maxwell, il gattino
di Schrodinger, e tutta la relatività di Einstein e l'indeterminatezza di Heisenberg, ratificata da Niels Bohr e la sua Scuola di Copenaghen.
Insisto nella mia tesi, che il cinema però ha una possibilità in più di esprimere compiutamente tutto l'assunto, anche il disagio, perchè è in grado di moltiplicare e condensare ogni aspetto della realtà: la scalinata di Odessa
di Esestein in La corazzata Potemkin, la slitta di Orson Welles in Quarto Potere, la corsa della Magnani in Roma città aperta,la danza notturna con le pietre attorno alla Giara in Caos dei fratelli Taviani e tante altre sequenze che hanno la particolarità di spostamento e condensazione della

realtà (i meccanismi che Freud aveva individuato appunto come precipua manifestazione del sogno, ovvero la "via Regia" dell'inconscio). Un esempio ulteriore potrebbe essere il movimento della macchina di proiezione con lo schermo che scorre tra le case del paesetto in "Nuovo Cinema Paradiso" di Tornatore e restando a tale autore il recente film "La corrispondenza" dove i moderni mezzi di comunicazione vengono impiegati per andare "oltre la vita" una sorta di partita a scacchi dove il risultato non è così scontato.
Il tema, questo eterno contrasto tra la vita e la morte, è affrontato in termini molto più esasperati, quasi da fantascienza in un film che si chiama giustappunto "la Trascendenza" con Jonny Deep e Rebecca Hall, Morgan Freeman dove è proprio l'on-line, internet, l'informatizzazione generalizzata, a condurre il gioco, e bisogna riconoscere, anche con plausibile possibilità. In effetti, sembra proprio che ne sia passato di tempo, anzi di pellicola, da quando Stanley Kubrick, in "Odissea nello spazio" passava dal monolite alla macchina, il cervello elettronico che prendeva il dominio sull'uomo.

L'ABOMINIO ORIGINARIO DELLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

  L a rivoluzione industriale e' alla base  dell’abominio della nostra civilta’ e altresi tutta la pratica e il teorico ad essa correlat...