sabato 20 dicembre 2025

LA NEGAZIONE E L'IMMAGINARIO

 

Cio' che si nega e' sempre intrigante, anzitutto perche' la negazione,  come ci insegna FREUD, l'inconscio non la  conosce. quindi e' una qualcosa che ha a che fare solo con la coscienza, con l'io penso, ma se  si ci approcciamo ad essa con il simbolico dell'inconscio, e' scontato che non arriveremmo a nulla di fatto. Estremamente intrigante e' di conseguenza avere a che fare con i numeri negativi e le loro proiezioni  : La "proiezione" di un numero negativo in matematica si riferisce principalmente a come i numeri negativi si comportano nelle operazioni (segni) e nelle potenze con esponente negativo: in generale, un numero negativo moltiplicato per un positivo dà un negativo, per un negativo dà un positivo, mentre una potenza con esponente negativo si risolve come reciproco  trasformando quindi un numero negativo  in una frazione positiva(se la base è negativa), o mantenendo la negatività se l'esponente è dispari, ma diventando positiva se è pari.

a.a
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      l'amico immaginario 


Quel “ -1” mi ha sempre dato l’idea di contrastare la spocchia dei razionalisti e super positivisti, per non dire peggio progressisti e modernisti : “bhe non siamo mica all’anno zero” diceva un mio ex amico che oggi mi guarderei bene  persino da rivolgergli la parola, stante che da buon sinistroide è ovviamente oggi un convinto e fanatico scientista, vaccinista inde-fesso, seguace dei vari Soros, Gates, Fauci, Draghi etc. e del loro tentativo di deciso affossamento della Libertà “già !...” rispondevo io a quella sua asserzione presuntuosa, presupponente e sostanzialmente ignorante  “non siamo all’anno zero, infatti siamo all’anno meno uno”  :
eccoci quindi 
 in presenza  del fascinoso, sempre un po’ misterioso -1. Un bello schiaffone in faccia agli arroganti e saccenti il caro vecchio “-1”, che diventa ancora più fascinoso e stimolante se poi usi la proiezione, ECCO TIPO UNA RADICE QUADRATA  : la radice quadrata di un numero negativo, inventata dai matematici del '600, per rendere più completo il calcolo infinitesimale nella sue due ideazioni di Leibniz e Newton, ci introduce nel mondo dei numeri immaginari, che sostanzialmente rappresentano una ulteriore possibilità per i numeri reali di comprendere, se non il tutto, perlomeno molto di più della cosidetta realtà, indagando le sue accezioni immaginarie. Ora è piuttosto noto che il numero negativo è in genere  utilizzato, per denotare un debito, una qualche mancanza, e questo da tempi antichissimi, in particolare dall’introduzione dell’algebra da parte degli Arabi; proiettando tale debito o mancanza, otteniamo qualche cosa, che d’accordo non sta nei registri contabili, ma sta nella nostra percezione, come una sorta di possibilità aggiunta all’ordine delle  cose, un qualcosa che non puoi calcolare coi metodi ordinari, ma puoi farlo se accetti l’idea che a giocare la partita della conoscenza delle cose del mondo, non c’è solo la ragione cosciente, ma  qualcosa che prescinde da essa….eh si! siamo nell’accezione di quella molteplicità di effetti  di significazione che il buon Sigmund Freud denominò inconscio, andandolo a scovare nei risvolti e assai spesso anche nelle pause ed assenze della comunicazione conscia. Proiettare  un numero negativo significa che in qualche modo bisogna restituire qualcosa in termini di comprensione  ed ecco perché i numeri che esprimono tale proiezioni  vanno a costituire quel registro immaginario che è promozionale per  disporci alla comprensione di un altro registro quello del simbolico dove riposa appunto  la totalità della comunicazione. In virtù di tale processo possiamo sostenere  che la radice quadrata di un numero  negativo è la radice quadrata di una proiezione, ovvero ha a che fare con quel registro simbolico che informa  tutti i meccanismi dell’inconscio: sogni, lapsus, fantasie, atti mancati, arte, malattie e financo la morte. Il momento che si esce dal meccanismo della proiezione, ad esempio al risveglio da un sogno o subito dopo un lapsus o alle prese con una esperienza di sincronicità, la proiezione della mancanza viene inseguita come pelle d’asino   e può essere amplificata  fino a riconoscere  che  sogni, lapsus, atti mancati sono sostanzialmente dei debiti con una realtà che vengono  passati tra le maglie di un immaginario per dar adito ad un simbolico. Ora c’è un ulteriore meccanismo che in matematica consente di operare  con quel registro immaginario che la realtà tout court aveva escluso dai suoi procedimenti definendo l’insieme dei numeri complessi, ovvero reali + immaginari: servirsi dell’immagine speculare  di un numero immaginario, rifletterne segno e senso, rimanendo nell’ambito dell’insieme dei numeri complessi, con una nuova categoria di numeri : i coniugati  (due numeri complessi sono il coniugato uno dell’altro se differiscono solo per il segno 4 - 3i =  4 + 3i , ovvero moltiplicando un numero immaginario per il suo coniugato si  ottiene un numero reale. Tornando al nostro parallelismo tra processi matematici e processi inconsci  avremo di riflesso che un sogno, un atto mancato, una fantasia opportunamente riflessi attraverso i coniugati della mente  fanno ritorno a quella realtà che sembrava elusa.

Utilissimo l’impiego dei coniugati  in matematica , soprattutto per lanciarci nei meccanismi del calcolo infinitesimale come abbiamo già fatto cenno, ma parimenti necessari in Fisica  quantistica  dove è proprio con i coniugati  che si può affrontare  la descrizione di un elettrone, passando da una visione particellare ad “funzione d’onda” e quindi pervenendo a quel simbolico che fa si che ad esempio un albero  non sia solo espressione di quel concetto nominalistico e assoluto di albero come ad esempio voleva Platone che difatti era costretto ad ipotizzare un mondo delle idee dove vi erano gli originali dell’essenza dell‘albero, mentre i vari alberi qui sulla terra ne erano solo copie (il concetto è quell’uno che sta per molti, ovvero l’origine di tutti  i dualismi e l’archetipo del giudizio di valore), ma si presti ad una fluttuazione non solo di significati, ma di significanti, sì che l’albero rappresenti anche  sensazioni psichiche ed emozioni, la saldezza, la forza, l’energia, etc. Se ne evince  che per descrivere  qualsiasi cosa del nostro mondo  avremo sempre bisogno  di una parte reale e di una parte immaginaria che possono essere giustappunto coniugate insieme. Restando nella nostra fisica quantistica, passando da una visione particellare ad una che consideri flussi e quindi equazioni d’onda , dobbiamo sempre rattenere che moltiplicando  quel numero complesso 4 – 3i per il suo coniugato 4 + 3i, scompare ogni parte immaginaria nel risultato che consente quindi di passare ad un nuovo registro che è quello del simbolico. 

 

lunedì 15 dicembre 2025

CAMMINI SULL'IMMAGINARIO

 

Se dovessimo seguire i percorsi suggeriti da Feynman nel suo "integrale sui cammini"  puo' darsi che  una volta ci troveremmo a   percorrere  il tragitto fino alla galassia di Andromaca, mentre nell'altra  non  supereremo il tavolino del secretaire dove sta il computer; così faremo sia passi avanti, sia indietro, magari  fino alla Mitica età dell’oro, per la quale  potremmo  agevolmente servirci di una ipotesi di teoria quale quella di Julian Jaynes della mente bicamerale, detta anche “la mente degli dei” come precedente assai lungo e indistinto (probabilmente svariate decine di migliaia di anni),  della coscienza umana ascrivibile al linguaggio, e quindi identificata  tout court con la storia conosciuta (con una certa larghezza facciamo gli ultimi tremila anni ) Detta così sembra un’affermazione un  po’ pretestuosa, per cui mi rendo conto che prima dovrei fare un lungo inciso giustappunto sui punti salienti di tale teoria, ed è quanto conto di fare su questo sequel di articoli su tutti i miei  blog che si dipartono dal confronto e particolare ri-assunzione del saggio di Evola “Rivolta contro il mondo moderno”  e quello similare di Guenon "la crisi del mondo moderno" Tra gli oramai parecchi riconosciuti vantaggi secondari (che poi tanto secondari non sono) di questa attuale contingenza distopica, che tra virus e pandemia inventati, terrorismo mediatico, creduloneria e pecoronismo delle masse, disgustosi interessi particolaristici di lobbies farmaceutiche e ipertecnologiche, sembra aver sospeso del tutto il normale raziocinio umano e affossato l’intelligenza ed anche le altre più nobili peculiarità umane tipo la dignità, la cultura, la fratellanza, la ricerca della verità, ed infine la stessa la libertà,  vi sono tutta una serie  giustappunto di ri-assunzioni che riguardano aspetti di questa nuova modalità di esistenza, sui quali occorre far leva se si vuole controbattere a questa terribile offensiva del…. “male” - lo ammetto un tempo non avrei neppure per ischerzo usato un termine  simile, per non passare da invasato complottista, quasi un affiliato  del Dottor No della Spectre dei romanzi di Jan Fleming con  protagonista e irriducibile nemico  il mitico James Bond agente 007, ma oggi, oggi l’ho detto:  siamo tutti stati costretti ad una profonda revisione del nostro “sapere” ed anche del nostro operare, che ci ha anche costretti a prendere atto che il mondo così come l’abbiamo conosciuto e come oggi ci si è drammaticamente rivelato, non è affatto quel mondo tutto sommato “giusto e razionale” che uno dei peggiori filosofi della storia ci aveva lasciato intendere; lo si sarà capito , intendo quel falsissimo e risibile “ciò che reale è razionale e cio’ che è razionale è reale” di Hegel, che, per così dire, ha fatto da battistrada a tutte le menzogne di questi ultimi duecentocinquanta anni. Non è assolutamente vero che il merito, la giustizia, l’onore, la lealtà e anche l’intelligenza, il raziocinio sono stati protagonisti della storia del mondo, anzi è vero il netto contrario: incompetenza, cialtroneria, menzogne, falsi a ripetizione, corruttela e collusione sono stati loro gli assoluti protagonisti della storia e non è un caso che sempre quel sedicente filosofo, Hegel si compiaceva di aver ravvisato l’incarnazione dello spirito della storia in Napoleone Bonaparte uno dei più marchiani rappresentanti di tale cialtroneria, incompetenza falsità nonché  totalmente asservito ai dettami di un copione di parte, fatto di vergognosi compromessi specie ai primordi dell’apparire sulla scena del mondo di tale 

l'incontro Hegel Napoleone dopo Jena
individuo, costantemente monitorizzato e pilotato, previ controlli e indicazioni dell’apparato politico che lo proteggeva (Il Direttorio post Terrore   diretto da Barras - l ’uomo che aveva  appunto eliminato Robespierre) ed anche provvidenziali aiuti dei sottoposti, ma molto più esperti Generali che gli avevano in gergo “parato il culo” nei suoi disastrosi interventi militari a Cairo Montenotte, a Ceva,  sul Mincio, persino al Ponte di Lodi e ad Arcole (vedi in tal senso i miei numerosi articoli sul blog capotesta di questo set di articoli Lenardullier.blogspot.com.  sulla campagna d’Italia del 1796/97 titolati “Recitare una parte” ) La rilettura di tali testi  testi molto ostracizzati dalla cultura ufficiale e quel continuo integrare ulteriori conoscenze recuperati appunto con quell’integrale sui cammini di Feynman, ha sfrondato anche il riferimento temporale dei 250 anni a questa parte, identificandolo grosso modo con la Rivoluzione Industriale e quindi con l’avvento della “macchina” sostituibile, assemblabile, ripetibile,  quale nuova essenza dell’essere al mondo. Difatti con l’adottare un diverso e  inusitato punto di vista,  molte delle credenze sulla storia dell’umanità vanno valutate in tutt’altro modo: un esempio proprio classico e’ sulla nascita dell’ordine classico, ovvero Umanesimo e Rinascimento, che non sono stati affatto quello squarciare le tenebre dell’ignoranza e della superstizione con cui la storia ufficiale ha bollato il Medioevo, anzi semmai è vero il netto contrario. Sostituire la coralità delle esperienze quale appunto perseguiva la concezione medioevale con un codice arbitrariamente desunto da una serie di parziali ritrovamenti di un passato non verificato e adattarlo ad un fare costruttivo generalizzato, significa difatti operare una “reductio” laddove sono persi tutti i grandi riferimenti simbolici per adottarne di nuovi non poggianti su alcuna tradizione, ma solo su un giudizio individuale di ipervalutazione egoica e poggiante come unica verifica di uno strumento tecnico anticipatore come la prospettiva. Un qualcosa di simile ravvisiamo nel concetto platonico ovvero “quell’uno che sta per molti”  che inaugura il principio dualistico di giudizio sul valore, leit motive della cultura occidentale : non il simbolo proprio delle antiche comunità ove una cosa era quello , ma anche altro:  l’albero ad esempio era si’ la pianta, ma anche la forza, la resistenza, la temporalità, e così una roccia, un fiume od anche lo stesso individuo;  oggetti, cose che si fanno altro,  assumono a loro sostegno sempre il fare metaforico del simbolo per ri-mettere insieme una composita esperienza: dal greco antico appunto “sum-ballein = ri-unire, ri-mettere insieme”, ma il dividere tra una cosa che ha valore  da una che non ne ha , giustappunto quel mondo delle idee su cui riposa il concetto platonico sempre dal greco antico “dia-ballein= dividere, separare:  crolla il mondo “simbolico” della coralità delle percezioni e delle esperienze, si inaugura quello “diabolico” del giudizio e della differenza nei valori e che porteranno, molto prima della Rivoluzione Industriale, ma ecco a cavallo del trecento, con la piena entrata dell’età del ferro, l’età dei mercanti e la fine dei regurgiti dell’età degli eroi, al metallo che non è più tale, ma solo una mescolanza , una lega : il ferro,  dove nessuno dei valori di un tempo possono essere scambiati e dove rimane  un solo valore : quello di scambio, ovvero di merci e di danaro. I mercanti si vanno appropinquando all’ultima era,  quella dei Servi, come giustamente rileva Evola e il mondo che sorge dall’avvento
della macchina lo rappresenta in toto. Anche Guenon aveva scritto un’opera sulla crisi del mondo moderno di cui Evola ne aveva redatto l’introduzione: un’opera che a somiglianza di quella di Evola, che perseguiva il medesimo intento. ovvero dimostrare che l’Umanesimo
  non aveva rappresentato affatto quella uscita  dalla ignoranza e dalla barbarie del medioevo, ma semmai il netto contrario, ovvero una netta involuzione di cui la teoria delle quattro età del mondo ne era significazione. Più di Evola Guenon faceva riferimento alla cultura indiana e all’ultima delle grandi età, quella del Kali Yuga corrispondente alla Età del ferro o dei servi. Guenon e Evola, e un po’ tutta la cultura di destra, esoterica ed elitaria  vanno a braccetto nell’individuare nella storia dell’umanità una costante tendenza involutiva, fatta di continue perdite di centro e di riferimento, proprio il contrario della cosidetta cultura moderna  che invece ha posto Umanesimo e Rinascimento alla base  di ogni concezione di progresso e civiltà. Logico e naturale, pertanto che tali autori e tutta la cultura di destra elitaria, aristocratica nel senso pieno del termine ovvero  “potere dei migliori”, quindi non populista, non democratica, ma neppure falsamente individualista, peculiarità questa che l’Umanesimo porrà come costitutiva del suo affermarsi, sia stata sistematicamente ostracizzata: abbiamo guadagnato una individualità che però non è quella dell’antica Ellade che perseguiva il filosofo Eraclito alla continua ricerca del suo Logos, o anche Protagora nel suo indicare l’uomo come misura di tutte le cose, ma è una individualità fittizia fondata su di un io egoico, incentrata in tutta una serie di sintomi che vanno dal manifestare sempre una dipendenza da fattori esterni, merceologici, spesso e volentieri ripugnanti, quale l’affermazione sociale e soprattutto il denaro, creando e moltiplicando bisogni che hanno la caratteristica di non poter mai essere soddisfatti. Per Guenon è la “crisi”del mondo moderno, Evola sottende una “rivolta” che come dice Risè nel suo saggio introduttivo  alla sua grande opera “non finirà così!....l’uomo dopo l’esperienza disseccante della modernità…” e vi aggiungo io …“ durante  il trauma della distopia estrema, come trasposto di sana pianta  dalle maggiori (e anche minori) letture di fantascienza e fanta politica (Orwell, Huxley, Breadbury, Matheson, Dick, etc)  e vissuto sulla propria pelle dai primi mesi del 2020 “vuole tornare ad appartenersi, a darsi forma, a riconoscersi in una trascendenza….Si profila dopo questa ultima offensiva apparentemente trionfante  della modernità, della iper tecnologia, delmercantilismo oramai dilagante e quindi del consumismo e di un relativismo di societa’ ad apertura totale come teorizzato dal tristo
filosofo Karl Popper
  e pragmatizzato dal suo allievo più sponsorizzato dalle lobbies multifinanziarie, George Soros , più vari compagnucci (Bill Gates, Schwab, Fauci e varie magnati di famiglie che hanno fatto del lucro e del mercimonio il loro modus vivendi), questa famosa “RIVOLTA” contro il mondo moderno, questa re-azione alla massificazione nella modalità servile dell’età del ferro. Un qualcosa che la teoria delle età del mondo ancora non contempla, ma che sta a noi uomini davvero moderni nel
ritorno all’antico, inverare,
  con il rivolgersi alla tradizione delle proprie culture , la tensione a   risalire ai ceppi originari  delle diverse civiltà, e quindi abolire la plurisecolare esperienza  subumana della società dei consumi e dei bottega. E’ il “Nouvel Enchantement” di cui parla  Gilbert Durand  nel suo saggio sulle strutture antropologiche dell'immaginario che dovrà sostituirsi a quel disincanto descritto da Max Weber  che ha prodotto il mondo moderno, col suo  richiamo grossolano al “sarò”, “avro’ “ della modalità temporale di un semplice futuro che non riposa su niente,  e adottare nel suo esplicarsi la modalità composta di una diversa coniugabilità verbale : il “sarò stato “ del futuro anteriore.

sabato 13 dicembre 2025

RICORRENZE A DIVERSO IMPATTO

Lo sai ...le feste come ricorrenze, sono sempre legate a certe persone che spesso e volentieri scompaiono come rituali d'uso con la scomparsa della persona ad esse correlate . ovviamente sto parlando di feste non istituzionalizzate tipo chessò il natale, la pasqua . Il 12 e 13 dicembre erano due feste entrambi legate a familiari per cui abbastanza seguite , ma poi passate nel dimenticatoio specie la prima di cui ho ieri 12 dicembre ho sancito con un certo ermetismo la assoluta rimozione anche dal novero dei ricordi per quella accezione riconosciuta con un numero della smorfia napoletana, questo perche' la personain questione pur essendo un parente stretto, anzi vieppiu' per questo, ha avuto dei comportamenti assolutamente riprorevoli che lo hanno da parte del sottoscritto, perennemente bandito dal consesso delle frequentazioni anche a livello di ricordo. Il riferimento alla smorfia napoletana e' nella coincidenza della ricorrenza del numero con il compleanno dello stesso che quindi ha un che di univoco, per poterlo passare sotto silenzio. La seconda persona la cui
coincidenza si appunta invece su di una festa alquanto istituzionalizzata specie nelle regioni meridionali del nostro paese e sopratutto della sicilia e' quella di mia nonna Lucia di cui il 13 dicembre ricorre invece l'omomastico. qui siamo in presenza di una scomparsa effettiva proprio all'inizio di questo millennio l' 8 giugno del 2000. lei non informa piu' alcuna ricorrenza pero' per me che sono stato parecchi anni a Palermo, la festa di Santa Lucia e' stata soprattutto occasione per le formidabili abbuffate di arancine, cannoli, panelle dolci e sopratutto di cuccia,. - la "cuccia" uno dei dolci piu' rinomati della pasticceria siciliana , legato pero' solo a tal giorno il 13 dicembre, in cui tutte le case palermitane si mettevano a fare appunto tale prelibatezza. ricordo quella ottima di Vera Brignola la moglie indimenticata del mio caro amico Beppe Brignola .o anche quella di Marinella Enea sorella del caro
amico Ninni
che di solito ne faceva di due tipi , una bianca con ovviamente grano, canditi, scorze d'arancio e pezzi di cioccolata e una invece scura di cioccolata, Non mi picco di essere uno storico delle tradizioni popolari e soprattutto culinarie , ma questa della cuccia e dell'uso del grano ammollato l'ho sentita , ecco così dalla strada, senza mai verificarla . sembra che la citta' fosse afflitta da parecchi giorni da una feroce carestia quando all'improvviso da monte Pellegrino si scorse un bastimento che portava un carico di grano; il sole era gia tramontato ed essendo come e' noto Santa Lucia la giornata piu' corta che ci sia, non ci si vedeva neppure per sminuzzare il grano, farne farina e avviare la panificazione, sicche' fu deciso di dare così
una veloce bollita al grano e condirlo con quello che ci si trovava in cucina, magari che capitava anche per caso, ecco ricotta anzitutto e e poi scorze di arancio e limone, frutta secca, tutto quanto nel calderone ed ecco qui la CUCCIA

giovedì 11 dicembre 2025

RIFLESSI COMPOSTI

 

"Dovremmo sempre indugiare  sulla riflessione" e' una delle tanti frase programmatiche di Lacan che per lo piu' ci azzeccava quasi sempre e anche in questo caso, cioe' sull’oggetto concreto, il mezzo con il quale otteniamo la immagine della riflessione, ovvero lo specchio, ha fatto, per sua stessa ammissione l’ingresso nel mondo della psicoanalisi  “ho fatto il mio ingresso nella psicoanalisi con uno scopino…”(si ha detto proprio così: uno scopino) “che si chiama stadio dello specchio”  Nel l936,  difatti nell’ambito del Congresso di Marienbad, Lacan aveva presentato un suo intervento intitolato “Le stade su miroir. Théorie d’un moment structurant et génétique de la constitution de la réalité conçu en relation avec l’expérience et la doctrine psychanalytique”  Diciamo che  questo già di per sé rappresentava un tentativo di fare il punto sulle molteplici istanze a proposito della costruzione dell’identità personale, che in quel periodo con Freud ancora vivo, ma  messo un po’ da parte nel consesso psicoanalitico  per le sua ben nota revisione della teoria della Libido e la scoperta di un istinto o pulsione di morte, 
era alla ricerca di una qualche nuova concezione che potesse fare da contraltare alla seconda topica dell’inconscio e  alle ultime conclusioni  freudiane. Lo specchio in quanto luogo 
della riflessione era appunto uno di questi elementi e  questo vale poteva valere anche quando lo specchio  non era ancora stato inventato o per permetterselo ci volevano 7 anni di grandi sacrifici economici:  la superficie di un ruscello, come ci rende fin troppo edotti Narciso, un vetro opacizzato, un pavimento tirato a lucido …..eh si!!!!… specchio! ….“Specchio delle mie brame…”  dice la matrigna di Biancaneve “chi è la più bella del Reame?””

Lo specchio “riflette” ma lo fa assai spesso  appropriandosi dell’altro significato semantico connesso a tale verbo: riflette si l’immagine, ma anche il  
pensiero, e quello si sa, va ben oltre quel che appare:  gli anni che passano per l’odiosa matrigna e il paragone impietoso con la fresca  nipotina, così come la linea del naso nel romanzo di Pirandello “uno, nessuno e centomila” Lo specchio riflette l’immagine, ma anche quello che fa seguito all’immagine, e questo può ingenerare conseguenze inaspettate. Logico e naturale che dello specchio se ne sono occupati in parecchi, trovandoci sempre qualche cosa di ambiguo, di estremamente pericoloso, come Narciso ci ha insegnato  e tutto sommato lo stesso Freud sottende quando individua quella famosa e controversissima “pulsione di morte” - cosa c’è dietro l’ultima superficie della riflessione, cosa c’è oltre? Freud è stato il primo che non ha avuto il coraggio di  andare quell’oltre:  mancando di identificare  la morte con la figura di Narciso,  ha perduto l'occasione di
 trovare un ben diverso referente da quel forzato Edipo come estremo  soggetto di de-siderio, sicchè le arditissime tesi di Al di là del principio del piacere rimangono sempre un po’ zoppe, claudicanti proprio sul tema cardine del desiderio: Da qui anche il fatto che alla parola “specchio”  poeti, romanzieri, filosofi e soprattutto psicoanalisti, abbiano sempre avuto paura di indentrarsi
  in un sorta di campo minato, dove quello che è, non è sempre quello che sembra e viceversa:  massima ambiguità e poliformità non solo di immagine, ma anche di pensiero, di idee, che spesso e volentieri sono parecchio al di là della riflessione. Lacan aveva un po’ aggirato il problema, facendo dello “stadio dello specchio” una sorta di epistemologia metodologica della identità umana, ovvero  un qualcosa che  consiste nel riconoscimento da parte del bambino nella sua immagine speculare, cosa che grosso modo si verificava nel periodo che va dai sei a diciotto mesi, quindi in un periodo in cui la formazione sia psichica che motoria è ben lungi dall’essersi definita. L’assunzione della propria immagine come propria, provoca nel bambino dice Lacan, uno stato di giubilo, tuttavia, quell’immagine, che nello specchio appare completa e unitaria, è discordante con lo stato d’insufficiente coordinazione motoria che caratterizza l’infanzia in quel periodo, nonché con la non padronanza del linguaggio. Il riconoscimento della propria immagine costituisce una vera e propria identificazione, nel senso che provoca una trasformazione soggettiva. Nella prospettiva di Lacan, la nozione di “stadio dello specchio” non ha niente a che fare con un vero stadio, nel senso di “fase”, né con un vero “specchio”. Lo stadio diventa un’operazione psichica, ontologica, a partire dalla quale si costituisce l’essere umano in un’identificazione  In francese, “Io” si può dire Je oppure Moi. Per Lacan, il Je fa riferimento al soggetto dell’inconscio, il Moi, invece, allude all’istanza psichica che si costituisce a livello immaginario;   In quanto poi alla gioia giubilatoria con cui il bambino riconosce l’immagine riflessa come sua, Lacan pone l’accento su  questa illusione di completezza e unità, che non ha effettivi riscontri sulla realtà, e dice la famosa frase “”lo specchio dovrebbe attendere un tantino, prima di riflettere” perché come ci insegnano anche i più antichi testi dell’umanità, l’Iliade in primis, la
originaria percezione che l’uomo ha di se stesso è divisa per parti e non unitaria “il piè veloce Achille, Atena dalle bianche braccia, il ceruleo occhio di Afrodite, financo il multiforme ingegno di Odisseo; quindi costituito in questo modo, l’Io è, di fatto, la sede di un  misconoscimento, poiché l’immagine che lo specchio rimanda dà l’illusione di unità e di padronanza, ma di fatto ’Io si costituisce fin dall’inizio come identificazione di
 un Io ideale e come ceppo di tutte le successive identificazioni secondarie. Si capisce da queste succinte note, che tipo di importanza abbia  lo specchio a livello psichico e anche comportamentale,  tanto da poter essere considerato come un punto di inizio della struttura soggettiva di ciascuno di noi, non aliena però da problematiche legate appunto sia alla riflessione che all’identificazione, sicchè si fa ritorno sia a Biancaneve, che al naso  di Pirandello e ben presto si passa ad investire non solo la struttura soggettiva, ma anche quella delle relazioni interpersonali, e questo anche nell’arte più moderna il cinema, che sullo specchio gioca molteplici dei suoi registri, dal sequel  di spazi interni  nel film di Resnais “l’anno scorso a Marienbad” forse solo casualmente con accenno al luogo dove la teoria di Lacan venne la prima volta enunciata
 o addirittura citato espressamente già dal titolo “come in uno specchio” dal grande Ingmar Bergman.Psicoanalisi, Il cinema e anche tutte le altre arti, sono tutte in qualche modo coinvolte nella definizione dello specchio, che quindi non è solo una fase, sia pure della rilevanza di quella quasi dell’inizio, ma investe tutto il nostro essere nelle varie sequenze della
 vita e soprattutto si pone a ultimo diaframma della morte andando a coincidere col desiderio

 

lunedì 1 dicembre 2025

"ἐνθουσιασμός" AVERE UN DIO ENTRO DI SE'


Una modalita' piu' raffinata di rappresentazione e anche interpretazione del mondo e' quella che  gli antichi greci chiamavano  “techne’”,  un termine che nel suo significato originario aveva pero’ un senso  molto piu’ profondo e composito della mera tecnica, termine per la verita' affermatosi  in eta’ dei mercanti, anzi sopratutto con la rivoluzione industriale  (meta’ XVIII secolo). Diciamo che la techne’ antica era  un concentrato di abilita’ e ispirazione, che magari noi in epoca piu’ recente siamo stati abituati a chiamare “arte”, facendo un distinguo con il termine originario e quindi stabilendo una sorta di parallelismo quanddo non addirittura una vera antitesi, che tende ad  utilizzare   quello spazio lasciato vuoto dal venir meno delle voci allucinatorie degli dei, la parte destra del cervello, dove tali voci avevano sede, ma dove avevano luogo  anche determinati meccanismi neuronali  tra cui lo stress ingenerato dalla  emergenza di una situazione particolare e possiamo aggiungere anche di una sempre piu’ sviluppata intuizione, che sara’ proprio quella che dara’ adito all’insorgere della disposizione artistica. Ovviamente il nostro riferimento e' sempre il per saggio/bibbia di Julian Jaynes "il crollo della mente bicamerale e l'oriigine della coscienza " da cui abbiamo la asserzione  che nell'organizzazione della mente bicamerale 

non c’era bisogno di espressione artistica, perche’ l’intuizione era tutta al servizio del recepimento delle voci degli dei, ma quando questi dei non ci sono piu’, ecco che rimane  uno spazio vuoto da occupare con qualcosa. Un qualcosa  che magari richiama quelle voci, cerca  di farne il verso, si sforza di utilizzarne l’impianto di suggestione, di convincimento, di fascinazione e trascina con un vigore inusitato  tutta l’essenza stessa della disposizione umana. C’e’ una parola che e’ stata impiegata per descrivere tale stato, una parola in greco antico che piu’ che ad  uno stato somiglia ad un fluire di passione, un sentimento di cui alcuni piu’ che altri sembrano esserne come soggiogati ed e' entusiasmo, ovvero 
 "ἐνθουσιασμός"   da ἐνen («in») con theós (θεός, dio) e ousía (οὐσία, essenza), “ il cui significato letterale e’ “avere un dio dentro”. Tutti in determinate occasioni eccezionali partecipano di questo entusiasmo, di avere questo dio dentro di se’,  ma alcuni individui ne sono piu’ investititi:  sono coloro che sono stati additati come  profeti, sibille, sciamani, stregoni, auguri e in ultima istanza come poeti, musicisti, in una parola che dovrebbe risassumere tutta questa disposizione : “artisti”  persone che in qualche modo stabiliscono una sorta di ponte tra il mondo concreto, pratico e purtroppo anche doloroso della vita cosidetta normale, ordinaria per l’individuo umano e il mondo invece della suggestione, dell’intuizione, dell’estasi proprio del riferimento a quelle antiche voci attribuite agli dei e che noi abbiamo ipotizzato potessero essere delle misteriose entita’ che in un periodo imprecisato della vita del nostro pianeta, abbiano avuto a che fare con i nostri antenati umani e li abbiano incanalati verso una specializzazione che non ha alcun riscontro tra le altre specie degli animali viventi su questo pianeta. La mia ipotesi, diversa da quella dei vari Biglino, Sitkin e non contemplata neppure  dallo stesso Jaynes che e’ lo studioso che ha scoperto l’escamotage della mente bicamerale , e’  che tali entita’ non fossero corporee, ma diciamo cosi’ solamente energetiche e avessero percio’ bisogno di trovare una corporeizzazione per mettere in atto determinate loro necessita’ (ovviamente a noi del tutto sconosciute) : da qui l’ottimo escamotage di un doppio cervello per avere assolti i compiti assegnati ai prescelti animali indigeni, uno metaforico operante per condensazione di significati, l’altro metonimico che invece funzionava per trascinamento di significanti, si da avere degli esecutori molto capaci, dotati anche di loro autonomia, ma sempre rigidamente sotto controllo.
Ecco come funzionava l’eta’ dell’oro : delle entita’ sempre presenti ma  che non si vedevano, pero’ si sentivano tramite  voci allucinatorie innescate dal bisogno e dalle necessita’ sia dell’interagire con l’ambiente, sia di assolvere ai compiti assegnati;  una padronanza crescente del mondo circostante sempre pero’ regolata da queste entita’ che non commettevano errori, ma indicavano sempre la cosa migliore da farsi; una temporalita’ dilatatissima, oltre l’esperienza e presenza di ogni singolo individuo umano, ma che non riguardava le entita’  che mai nessuno aveva visto, ma che  tutti avevano udito e alla quali non era neppure concepibile non “ob-audire”; la risultanza di tutte queste componenti era un mondo estremamente regolare, ordinato,  il cui unico elemento di novita’ era il presentarsi di  una situazione non ancora contemplata dall’abitudine e dalla ripetizione, che in breve veniva assorbita e trasmessa dalle entita’ ai loro attraverso la metonimia secondo asse portante del linguaggio che in sostanza assolveva perfettamente alla funzione di un codice di trasmissione, duplice trasmissione come abbiamo avuto modo di osservare. Gli individui morivano, questo tutte le comunita’ umane se ne rendevano conto, con tutta probabilita’ avevano una vita molto simile a quella attuale, forse piu’ breve per via del fatto che le entita’ contavano su di una efficienza e su capacita’ costanti e affidabili e quindi non erano molto propense a consentire uno stracco eccessivo della persona per effetto della vecchiezza, quindi vite piu’ brevi, ma sempre contrassegnate da assoluta prestanza e nessun decadimento di qualsivoglia capacita’, ma le voci e le sensazioni innescate dalle voci, quelle non morivano, erano eterne, immortali come appunto gli dei la cui presenza era costantemente avvertita da qualsiasi soggetto umano, presenza che veniva avvertita non solo attraverso la propria formazione neuronale, ma anche ricordata attraverso quello che abbiamo esposto in merito all’arte : statue, idoli, spesso e volentieri con tratti distintivi che accentuavano il loro potere allucinatorio, quasi ipnotico : globi oculari enormemente dilatati che ancora oggi sembrano osservarci  dal loro  oramai misterioso silenzio, colori vivaci di antichi templi capaci di innescare improvvise sensazioni, maestosita’ di monumenti e forme particolari, tutte con scopi di rammemorazione o soggezione e non solo elementi esterni, ma anche musiche cadenzate, nenie, cantilene, e tutta una serie di elementi che servivano per aumentare quel potere di suggestione ed anche di soggezione  che rimaneva l’elemento base del rapporto tra entita’ e umani, ma che noi oggi possiamo solo supporre, ma assolutamente non comprendere. In proposito sulla identita’ di tali entita’ io avanzo l’ipotesi che non di viaggiatori  intergalattici dovette trattarsi, ma piuttosto di entita’ energetiche per molti versi assai simili alle stringhe della famosa teoria della fisica quantistica che negli ultimi sessant’anni, per la precisazione dalla loro prima formulazione da parte del fisico Italiano Gabriele Veneziano nel 1968, hanno infiammato il dibattito scientifico anche andando a confluire nella teoria dei multiuniversi formulata da 10 anni prima da Hugh Everett III e approfondita da eminenti studiosi negli anni successivi in particolare dal famosissimo Stephen Hakwing, che ne ha
proposto una variante assai suggestiva,rifacendosi all’integrale sui cammi

ni di Feynmann e ipotizzandone una serie pressocche' infinita di percorsi si da produrre una inflazione  cosmologica, laddove quello che e’ successo per il big bang non farebbe che riproporsi continuamente con espansioni continue e sempre in corso, anche in questo preciso momento.  Questo perché gli effetti quantistici all’origine dell’inflazione, invece di arrestarsi, non farebbero altro che propagarsi all’infinito, innescando a cascata un’inarrestabile ramificazione di processi inflattivi in nuove regioni dell’universo e  dando così origine a una struttura  che per alcuni va equiparata ad un frattale senza fine, per altri a bolle  nella quale ciascuna “bolla” finirebbe per rappresentare un universo a sé e quindi per altri come per Hawking e suoi illustri colleghi tipo  Hertog, Greene, il ricorso alle stringhe,  evolutesi in anni piu’ recenti in superstringhe che in quanto fonti energetiche  potrebbero essere aggregate a membrane 3 D (o più) immerse in uno spazio molto più ampio (iperspazio) laddove ogni  membrana è un universo distintoUn vero e proprio multiuniverso, dunque, nel quale il nostro particolare universo non sarebbe altro che una bolla, una stringa, una super stringa, una membrana, nella quale, essendo l’inflazione già terminata, si sono potute formare stelle, galassie, pianeti,  esseri come noi ed  anche come quelle famose entita’ che per supersimmetria in un periodo imprecisato potrebbero anche  essersi incontrate tra loro. La straordinarieta’ della teoria di Hawking, cui per dovere va menzionato l’apporto collaborativo del collega Hertog che ha firmato assieme a lui  l’articolo dove tale teoria e’ stata proposta, sta in una sorta di limite che si cerca di porre  all’infinita’ di  questa misteriosa struttura, arrivando così a isolare un insieme circoscritto di universi possibili e alle possibilita’ di interconnessione tra di essi. Secondo la  teoria delle stringhe e super stringhe le ipotesi di natura corpuscolare e ondulatoria della materia non sono alternative. A livello microscopico, la materia appare composta da particelle, in realtà aggregati di cariche energetiche. Ad una dimensione di analisi crescente, queste particelle si presentano composte da energia. Il costituente primo della materia sono stringhe  di energia che vibrano ad una determinata frequenza o lunghezza d'onda caratteristica, e che si aggregano a formare particelle. Gli infiniti universi paralleli potrebbero coesistere nello stesso continuum di dimensioni, vibrando a frequenze differenti. Il numero di dimensioni necessarie è indipendente dal numero di universi, ed è quello richiesto per definire una stringa (al momento 11 dimensioni). Questi universi potrebbero estendersi da un minimo di 4 a tutte le dimensioni in cui è definibile una stringa. Se occupano 4 dimensioni, queste sono il continuo spazio-temporale: nel nostro spazio-tempo, coesisterebbero un numero infinito o meno di universi paralleli di stringhe, che vibrano entro un range di lunghezze d'onda/frequenze caratteristico per ogni universo. Coesistendo nelle stesse nostre 4 dimensioni, tali universi sarebbero soggetti a leggi con significato fisico analogo a quelle del nostro universo. La novità di questa teoria è che gli infiniti universi non vivono in dimensioni parallele  e non necessitano di postulare l’esistenza di piu’ di 4 dimensioni di spazio-tempo, ciò che consente di definire una pluralità di universi indipendenti non è un gruppo di 4 o più dimensioni per ogni universo, ma l'intervallo di lunghezze d'onda caratteristico. L'intervallo teorico di frequenze/lunghezze d'onda per le vibrazioni di una stringa determina anche il numero finito/infinito di universi paralleli definibili. Questi sono calcoli complessi e diciamolo pure di addetti ai Super-Lavori: piu’ terra terra, sia pure con ambizioni spazio/cosmiche, noi
torniamo alle nostre supposizioni di interazioni tra umani e entita’ in una accezione che strizza l’occhio a tali ipotesi, non dunque viaggiatori dello spazio con astronavi, tute e caschi, ma semplicemente stringhe di energia vibranti in un range di lunghezza d’onda caratteristico, che per una serie di ragioni del tutto incommensurabili alla nostra mente anche quella odierna, si e’ trovato in supersimmetria con la dimensione di un altro universo indipendente, proprio in virtu’ della sua  simmetria, comunicante. Entita’ di diverse dimensioni si sono trovati in un rapporto e da questo rapporto ne e’  promanato un periodo di lunghezza indefinita, che le piu’ antiche civilita’ hanno denominato “eta’ dell’oro” o “eta’ degli dei”   

IL SOGNO DELLA MERLA

  Si ritorna sul sogno, laddove sempre piu’ vige la credenza che dietro a tutto il simbolismo e, spesso e volentieri,  l’assurdo delle rappr...