giovedì 8 maggio 2025

PASSI DI FUTURO ANTERIORE

 

a mio modesto parere le fonti da cui bisogna  attingere in un cammino che sia scientifico, filosofico e artistico nel contempo,   e soddisfino i requisiti di un futuro che non sia piu' quel futuro semplice, indistinto e fumoso, tipico ad esempio della concezione sinistrorsa marxista di un sole dell'avvenire che non e' mai sorto e mai sorgera' in nessuna parte della terra, ma che sia un futuro con implicazioni nella storia, nella tradizione, ovvero  Futuro Anteriore, sono:

 (1 La fisica quantistica nelle sue accezioni  piu’ ardite : Schrodinger, Pauli  Feynman, Pensrose, Hakwing, Veneziano, Greene, Susskind, Witten ; 

(2 la psicoanalisi freudiana con le aggiunte piu’ ardite di Lacan, Matte’ Blanco ed anche il Julian Jaynes di "Il crollo della mente bicamerale e l'origine della coscienza ; 

(3  Le leggi biologiche di Hamer e la profonda revisione di tutta la medicina;

 (4 il  tradizionalismo integrale  di Guenon, Evola e anche il tradizionalismo morbido di Eliade e Jung : 

(5 il pensiero filosofico di Schopenauer e Nietzsche con le correlazioni e affinamenti di  Heidegger, Junger, Schmitt

(6 la destra francese di De Benoist con paralleli con il pensiero conservatore reazionario di Cianetti, Drieu de la Rochelle e  con i correttivi filosofici Lacan, Baudrillard, Focault e i pensatori rumeni Cioran, Eliade  con il pensiero e azione di Codreanu 

(7 La pragmatica comunicazionale di stampo americano (scuola di Palo Alto, Watzlavitch, PNL,  Milton Erickson) 

Previ questi sette  punti, una influenza operativa e pragmatica la si  deve nel  formidabile corrispettivo  del  filosofo russo Aleksander Dugin autore di una quarta teoria politica come espressione di un mondo multipolare consigliere di Putin. La quarta teoria politica apre una lotta escatologica contro tutto ciò che l'Occidente liberale-globalista incarna di nefasto, e apre al recupero di tutto ciò che non è moderno né occidentale: "il pre-moderno, il post-moderno, l'anti-moderno, l'Asia, la tradizione romana". Dugin teorizza la possibilità di una riorganizzazione della società nell'antica tripartizione indoeuropea di sacerdoti, guerrieri e contadini, affinché il Cielo riconquisti la Terra, in quello che identifica come un "socialismo indoeuropeo",o un verticale "platonismo politico". Si tratterebbe di invertire "il processo della modernità che iniziò con il posizionare,all'opposto, il materiale al di sopra dello spirituale la

Terra sopra il Cielo" come identificata da George Dumezil 
, le caste tradizionali sono tre, mentre la quarta casta, le moderne masse urbane, borghesi nel loro dualismo tra capitalisti e proletari, sono il frutto dell'unione dei rifiuti delle caste tradizionali, Centrale in tal senso diviene il principio del Desein Heideggeriano che proprio con Dugin  diviene una sorta di  principio informatore, in correlazione con la teoria del tutto perseguita dalla fisica quantistica con le stringhe .
Il Dasein infatti per Dugin  rappresenta il futuro nuovo centro per un nuovo inizio di civiltà,nuovo punto di congiunzione tra Cielo e Terra, che nascerà in Eurasia (nonostante, per Dugin come per Evola, il mondo a occidente giungerà prima rispetto all'Oriente all'instaurazione del nuovo ciclo di civiltà, in quanto l'Occidente è giunto ormai al fondo finale della degenerazione)  allo
stesso tempo l'uomo nuovo che lo indicherà "Riflettendosi" , un Dasein che si fa popolo", lingua, storia, spazio e tempo. Il Dasein è anche "una forma esistenziale di comprendere il popolo, che si oppone alle teorie dei liberali, con la loro idea vuota e insignificante di individuo; alle teorie dei comunisti, basate su classi e collettività, concetti altrettanto vuoti che non si oppongono affatto a quelli liberali, poiché questo tipo di collettività è solo un agglomerato di atomi individuali, come già detto; e, infine, alle teorie dei nazionalisti, che si rifanno al concetto di Stato nazionale, altra idea borghese antitetica all'impero e all'idea del sacro".Il Dasein e il Geviert (Il Quadrato, segno/simbolo in cui si manifestano le forze in gioco ) in cui sono rappresentati , nella post-modernità  di potenza liquida di mare secondo  l’accezione Schmittiana  risultata dall'involuzione delle caste sono completamente occultati e operanti nel nascondimento, sono funzione di ciò che Dugin chiama il "Soggetto Radicale" (o, secondo una traduzione migliore che lui stesso ha proposto, il "Sé Radicale"), corrispondente
all'"Individuo Assoluto" o "Uomo Differenziato" di Evola. Il 
Dasein è l'essenza ed esperienza più radicale dell'uomo, "pura presenza dell'intelletto", ciò che rimane dell'uomo quando è liberato da qualsiasi forma storica secondaria, e non è né individuale né collettivo. Tutte queste idee di Dugin tra l’altro in fieri e soggette a continue revisioni e aggiornamenti, affascinano oltre misura e rendono interessati a svolgere un ruolo di trasmissione e anche di correlazione con il decadente mondo occidentale che deve trovare al piu’ presto le ragioni di un suo ripensamento di essere nella storia, nella politica, nella civilta’, giustappunto un ESSER-CI

venerdì 25 aprile 2025

LA FESTA DEL SERVILISMO

 

25 aprile 1945 - 25 aprile 2025 : 80 anni di menzogne
Ma quale festa !? il 25 aprile e’ in realta’ una sorta di consuntivo del periodo piu’ buio della nostra storia nazionale, se poi volessimo andare per il sottile non e’ neppure una data esatta, ma un po’ manipolata come d’altronde un po’ tutto quello che attiene la Resistenza :  il 25 aprile non sanci’ ne’ la fine della guerra ne’ la resa di tedeschi o italiani della Repubblica di Salo’, e quindi non libero' alcunche', difatti tutto quello che dovrebbe rievocare avvenne solo parecchi  giorni dopo:  la fine della guerra con resa incondizionata addirittura l’8 maggio 1945. Semplicemente il 25 aprile inizio’ la ritirata dalle citta’ di Milano e Torino di truppe tedesche e italiane, ma rimasero parecchie sacche di resistenza in tutta l’Italia settentrionale,  Mussolini ad esempio fu ucciso  solo il 29 aprile e la repubblica Sociale tracollo’ senza neppure una resa ufficiale, mentre la X Mas non si arrese a nessuno , ma semplicemente smobilito’ e i suoi ufficiali a cominciare dal suo comandante Junio Valerio Borghese furono oggetto del massimo

rispetto da parte dei membri del CLN, che li lasciarono liberi.  Una data quindi inesatta come un po’ tutta la storia della cosidetta
 resistenza,dagli eventi onfiati a dismisura, falsa tutta anche nella sua colonna sonora con una canzone-inno “Bella ciao” fabbricata a tavolino vent’anni dopo da raffinati  artisti e cultori di musica popolare : gli interpreti  del  Nuovo Canzoniere Italiano (Sergio Liberovici, Roberto Leydi, Gianni Bosio,  Fausto Amodeo, Michele Straniero, Sandra Mantovani,etc. che l'avevano presentata
 al Festival dei due Mondi di Spoleto del 1964). Falsa nella narrazione con  eventi di valore strategico molto dubbi e stradiscussi tanto da indurre il cte alleato Gen, Alexander a lanciare un proclama nel dicembre 1944 ove si invitava le forze partigiane dal desistere dalle loro azioni di guerriglia in quanto assai
 spesso contrastanti con la strategia degli eserciti regolari, di poi  un comando fortemente egemonizzato dal Partito Comunista e quindi operante per obiettivi politici di parte, anzi di partito, e infine, elemento che solo pochi (vedi Giampaolo Pansa) hanno cercato di mettere in luce, un intento strettamente vendicativo, assai spesso con motivazioni del tutto  personali, che ha fatto decine di migliaia di vittime, del tutto da estrapolare a fattori bellici, di cui irrilevanti sono i dati di riscontro. Insomma una resistenza che di resistente ha molto poco, per non parlare di una alea di spirito guerriero che ha una indicizzazione di caduti e feriti irrilevanti, ascrivibili piu' ad azioni di polizia e ritorsione che ad azioni di combattimento effettive, Ci si provo', nel dopoguerra, specie negli anni sessanta quando le forze di sinistra si fecero piu' pretenziose a stabilire un ideale nesso tra Resistenza e Risorgimento, ma in verita' nell'immaginario collettivo della nazione  tale connubio non e' mai passato. Questo in verita' non perche' vi e' come  
sembrerebbe di primo acchitto una troppa vistosa sproporzione di valori e ideali tra i due mementi storici, quanto perche’ quella stessa sinistra che aveva caldeggiato la cosa si cominciava a rendere conto negli anni ottanta e novanta con la critica storica fattasi piu’ profonda e articolata che anche il Risorgimento era un movimento che aveva magagne
grosse come una casa, anzi come intere citta’ - vedi il film Bronte, le revisioni sulla Impresa dei Mille,  ed ancora il ruolo dei Rotschild nel finanziare il massone e faccendiere degli inglesi Conte di Cavour, l’altra faccia del fenomeno del cosidetto Brigantaggio nel sud
 italia che impegno’ le forze armate del nuovo Regno assai piu’ di quelle impiegate in tutte le campagne contro l’Austria. La Resistenza non era una mammoletta, ma il Risorgimento con cui era stato tentato l'accostamento,  era forse addirittura peggio:  se sulla prima  pesava l'influenza di un partito, quello comunista  e una troppo spiccata partigianeria,  sul secondo  si stendeva l'ombra della massoneria e gli interessi di una potenza straniera l'Inghilterra, che aveva fatto dell'inganno e della mercificazione l'emblema del suo potere . La perfida albione, la nazione bottegaia come l'aveva definita Napoleone, si ripresentava sul panorama nazionale questa volta affiancata  dalla sua degna erede, gli iper consumisti e capitalisti per eccellenza ovvero
gli Stati Uniti d''America : quell'Isola piu' grande che il filosofo e geo-politico Carl Schmitt aveva indicato  come naturale raccoglitrice dello spirito commerciale e quindi bottegaio inglese, ecco qui si che poteva allacciarsi una qualche associazione, dove a ben vedere il nostro Paese, l'Italia era sempre nella parte del complemento oggetto, la nazione da sfruttare da farci esperimenti, dal dominare tramite l'interesse economico : una terra di conquista per farne appunto una propaggine di bottega, una terra non di bottegai in quanto padroni 
di bottega, ma semplici garzoni . Ecco l'Italia che noi , gente che non  si contenta delle narrazioni di comodo e di parte-partito, ottanta anni dopo, siamo chiamati a non festeggiare

giovedì 10 aprile 2025

LA VISIONE DEL MONDO COME MACCHINA

 

Ogni periodo ha un suo paradigma storico, che a parte i cambiamenti individuati sopratutto dalle teorie di Khun in relazione alle rivoluzioni scientifiche, va inteso come una sorta di "visione generalizzata del mondo" sul quale sono costruite la maggior parte delle idee opinioni e anche comportamenti di una comunita' quando  non addirittura al senso comune di buona parte della societa' umana, così come un alltro gigante del pensiero  ha cercato di individuarne i meccanismi psicologici di formazione Ora questa sorta di "principium individuationis"  e’ dato oggi, da una parte dal meccanismo economico inauguratosi con l’eta’ dei mercanti o del bronzo, ovvero quel principio mercantile e commerciale, che io prediligo chiamare "bottegaio" riconoscendogli una precisa connotazione anglosassone e dall’altra parte,  a compendio da una ascesa delle macchine con la Rivoluzione Industriale. Su di entrambi aleggia a livello primordiale e originario uno spirito nefasto, infetto, malato, quale si riscontra con la diffusione piu’ o meno inventata, piu’ o meno gonfiata,  di una apocalittica pestilenza cui e’ stato dato il nome, piu’ che mai terrorifico,  di “peste nera”.  Ecco questi sono i tratti salienti, ovviamente paradigmatici su cui si e’ costruito il mondo moderno, dove contrariamente alla vulgata sempre avanzata dai bottegai e loro garzoni c’è da registrare un continuo costante degrado di ogni sua forma esteriore e sopratutto interiore. Cio’ a ben vedere,  rida’ pieno valore alle piu’ antiche istanze quelle riportate da Esiodo e da tutti i piu’ antichi testi delle Societa’ umana dove si rimarca come il mondo sia andato passando da uno stato di massimo splendore ad uno sempre peggiore, il che e’ simbolicamente rappresentato dal grado di purezza e valore del metallo corrispondente oro, argento, bronzo e in ultimo il vile ferro.  Malattia, Mercimonio, Macchine sono le tre emme del nostro scontento:  della prima superfluo sottolinearne la negativita’ stante l’impatto sulla salute di tutti nei meccanismi di diffusione etichettati come pandemia , del secondo se ne valuta piuttosto cosa ha significato
in termini di umanita’
  assegnare tutto il valore ed un solo elemento del processo della esistenza : un valore di scambio merce e valuta, che ha finito per elidere tutti quei valori che un tempo le comunita’ si scambiavano, In quanto all’ultima emme, le Macchine, ebbene dal XVIII secolo in poi  il mondo si e’ andato sempre piu’ identificando nelle macchine, assumendone lessico e modalita’ : leve, pulegge, ruote, ingranaggi sono divenuti dominanti, il corpo stesso dell’uomo si e’ andato conformando ad una macchina, di tal guisa si puo’ rompere , aggiustare, comprre, assemblare e riassemblare e al limite addirittura sostituire. La macchina e’ diventata l’ideale a cui tendere, nel corpo, nello spirito, nel pensiero, nell’azione, si richiede ad essa precisione , accuratezza, velocita’ sempre piu’ velocita’, regoliamo il tempo con una macchina – l’orologio -  comunichiamo tra di noi con macchine – prima il telefono, oggi i computer e i sempre piu’ onnipresenti “social” ci muoviamo con macchine - automobili, treni, navi, aerei e domani…. chissa’  !? Anche per vedere abbiamo bisogno di macchine, la luce elettrica, la televisione . La macchina e’ diventata il nostro modo di vivere  e la nostra visione del mondo e’ piu’ che mai costituita  su macchine. Tendiamo a vedere lo stesso universo come una grande macchina, messa in moto in un ipotetico Big Bang  da un ingegnere supremo, cui con una certa riluttanza siamo ancora  disposti a chiamare Dio. Il nostro pianeta e’ diventato un gigantesco magazzino di componenti, dove ogni sorta di pezzo aspetta di essere assemblato. La macchina e’ così ben ingranata nel nostro quotidiano   che e’ difficile rendersi conto dove essa finisce  e dove comincia l’uomo, persino le parole che escono dalla nostra bocca hanno assunto il lessico della macchina . noi
misuriamo i rapporti
  con gli altri dal grado di sincronia  con loro, i nostri sentimenti sono  vibrazioni che possono essere buone o cattive, cerchiamo di evitare attriti nell’ambiente di lavoro ed anche nei rapporti umani  e cerchiamo di sintonizzarci  con il tal dei tali  piuttosto che cercare amicizia  o attenzione, pensiamo alla vita  come a qualcosa che gira correttamente ed in caso contrario viene subito alla mente il guasto e la possibile riparazione.  Negli ultimi anni con il progredire della tecnologia si e’ andata sempre piu’ diffondendo l’idea di una “intelligenza artificiale” cioe’ del tutto meccanica,un cervello/macchina  che possa sostituire in toto non solo l’operato ma anche il pensiero umano

lunedì 31 marzo 2025

IL COLLASSO RIPETUTO

 

Una ipotesi da non sottovalutare potrebbe essere quella che ipotizza che l’intero Universo possa obbedire alle leggi che un gruppetto di geni dei primi trent’anni del XX secolo,  era andato formulando, geni che rispondono al nome di Einstein, De Broglie, Dirac e soprattutto Erwin Schrodinger che pervenne alla famosa  equazione d’onda, ovvero una unica, ma reiterata funzione d’onda con tanto di collasso, per l’intero Universo? Gia’ qui non si parla di una semplice origine , della specie, dell’uomo, della coscienza, ma di una origine di proprio tutto, dell’intero Universo e cioè Galassie, nebulose, pianeti, stelle, comete, asteroidi, buchi neri,

materia oscura, tutto coinvolto in una unica equazione d’onda che non collassa una sola volta, ma infinite volte dando ogni volta origine ad un inizio, che quindi coinvolge anche noi, infinitesimi abitanti di un minuscolo pianeta, equiparati all’intero universo o ad una particella o giustappunto ad un flusso caratterizzato da onde, e che qualcuno parecchio piu’ tardi e’ andato a pensare come infinitesime stringhe, ovvero qualcosa in piu’ di una particella, qualcosa in meno di un flusso, ma che insomma andasse a costituire l’intera architettura appunto dell’Universo. Tra l’altro c’e’ da dire che la funzione d’onda che e’ senza dubbio un insieme di particella e flusso va senz’altro calcolata  con  numeri complessi, ovvero caratterizzati da una parte reale e da una parte immaginaria con la peculiarità quest’ultima di essere restituita alla sua parte reale previa moltiplicazione per il suo coniugato ovvero il numero negativo cambiato di segno, che però perde la sua implicazione razionale, assorbendo anche l’irrazionale e quindi andando a comprendere il simbolico che come hanno osservato parecchi filosofi e psicoanalisti (Freud, Lacan, ma con più precisa formulazione Mattè Blanco) è la modalità di funzionamento dell’inconscio o Es, come forse più correttamente dovremmo denominarlo (alla Groddeck) . Va notato difatti che questo allargamento al simbolico dei numeri complessi consente di interpretare le funzioni d’onda al massimo come le intendeva Heisenberg ovvero “tendenze” a trovare il sistema di riferimento in una certa posizione ad un dato istante; ma ecco che sorge subito il problema che tali funzioni d’onda in quanto esperienze senzienti non possono essere valutate perchè le tendenze così riflesse nella coniugazione di un negativo con un positivo sono equiparate al reale, ma un reale che accoglie nella sua accezione non più solo il razionale ma anche l’irrazionale, per cui con buona pace di Hegel, la realtà partecipa, deve partecipare, di quell’irrazionale che va a comporre il simbolico. Torniamo quindi all’ipotesi davvero geniale cui è pervenuto  uno degli ultimi esponenti di quella teoria di fisici  a cui dovremmo attenerci per capire il tutto : Stephen  Hakwing : la funzione d’onda diun grande oggetto come un pianeta 
e persino dell’intero universo può essere paragonata alla funzione d’onda o tendenza riflessa di un qualcosa di abbastanza familiare : un gruppo in una città; ecco dato che siamo in questo periodo in cui ciò tende ad avvenire frequentemente stante la situazione distopica che impone a gente ancora dotata di intelletto e ragione di radunarsi per protestare e manifestare il proprio dissenso a tutte le imposizioni liberticide e di terrorismo mediatico sanitario di una sorta di individui che fanno leva sulle più ancestrali paure dell’umanità – terrore della malattia, senso di conformismo e uniformità di massa, dipendenza dai cosidetti media che oramai stravolgono impunemente qualsiasi informazione – Il gruppo che andiamo a prendere in esame è giustappunto quello, molto determinato e molto attuale, di tali persone che tendono a radunarsi in un dato
punto della città a forte impatto emozionale, ecco ad esempio a Roma Piazza del Popolo, piazza della Bocca della Verità, a Parigi Place de la Concorde, a Vienna la Hofburg, a Londra Trafalgar Square….la funzione d’onda è questa tendenza a trovarsi in un dato punto in un dato tempo, analogamente la funzione d’onda per un insieme di pianeti è la tendenza a raggrupparsi in una certa zona dell’Universo che potrebbe avere anche essa una determinata caratteristica di opportunità: la descrizione della tendenza a trovarsi in un certo posto e in un certo istante è appunto la funzione d’onda che altro non è che la tendenza di una certa circostanza a verificarsi , quando viene coniugata con la riflessione del segno cambiato (quindi una simmetria) che ci dice dove è più probabile trovare le proprietà consensuali di un oggetto, di una persona, di un elettrone, di una particella, di una stringa di un pianeta, di una folla, e alla fin fine dell’intero universo. Ecco è proprio su questo ultimo passaggio che Stephen Hawking ha compiuto il suo vero “balzo” intellettuale : ha sostituito  l’entità più piccola – la particella o anche la stringa, il flusso-  con quella più vasta dell’Universo intero 4e di tutti gli universi possibili  pensabili e immaginabili . Invece di pensare ad una particella o ad un flusso la cui funzione si estende ovunque , ha pensato ad un Universo dove la funzione d’onda è dappertutto. Il ragionamento si presta quindi a dilatarsi ulteriormente andando a comprendere non più un solo Universo , ma una pluralità di Universi, tutti con un loro inizio e quindi una loro origine.
 E’ questa la premessa logica e necessaria per intendere l’ipotesi del principio degli Universi paralleli che in Hawking affianca quella di Everett e De Witt, stabilendovi però una differenza : nella concezione di Everett e De Witt gli universi paralleli sono indipendenti e non hanno nessun collegamento tra di loro, in Hakwing che si trova ad applicare le equazioni di Einstein della Relatività generale, gli universi paralleli sono localizzati nella discontinuità di tali equazioni e hanno quindi
interconnessioni tra di loro attraverso condotti spazio-temporali che, d’accordo nessuno è mai riuscito finora a trovare, ma come diceva l’ultimo film di Sean Connery su James Bond : “mai dire mai”; 
va sottolineato inoltre che concordando con Hakwing, ma anche con tutti i fisici quantistici specie quelli della teoria del flusso e quindi dell’onda (Einstein, De Broglie, Dirac, Feynman e appunto Hawkings) più di quelli particellari (Bohr, Heisenberg, Pauli) l’Universo sembra dotato di una tendenza ad esistere per se stesso ed è una tendenza che non si verifica una sola volta , ma molteplici, anzi infinite, presupponendo qualcosa o qualcuno che ha cominciato a osservarlo coniugando la sua funzione d’onda , ovvero riflettendo la sua essenza senziente, trasformando la sua tendenza in realta’ non solo reale, ma soprattutto simbolica. Come alcuni dei suoi abitanti, cioè noi essere umani dotati di intelletto e non tutti, ma solo alcuni, del tipo dei personaggi sopracitati, cui qualcun altro potremmo anche aggiungere e non solo fisici quantistici, ma poeti, artisti, filosofi, romanzieri, sciamani, l’Universo è curioso, ovvero è un Universo senziente, sognante e capace di riflettere su se stesso: più si espande e più si autoriflette. Proprio come noi quando ci svegliamo la mattina, chiedendoci chi siamo, cosa facciamo, cosa vogliamo, dove andiamo e la curiosità ci costringe a guardarci allo specchio , dove ci riflettiamo e considerando la nostra
immagine riflessa acquistiamo la nostra personalità, la nostra essenza. Analogamente il nostro universo è il suo stesso osservatore , il suo riflettente, il suo auto creatore. Tutte le antiche mitologie le credenze primigenie hanno questo principio: il dio Awanawilona dei nativi americani Zuni ha concepito se stesso attraverso il pensiero e si è dato forma di nebulosa, il dio indù Purusha si è pensato e diviso in maschio e femmina, i greci immaginavano le parti dell’universo riflettersi in un uovo cosmico diviso in due, anche i Navajo delle americhe pensavano ad una divisione tra cielo e terra che crea il mondo. Ogni mito cosmologico è caratterizzato da una simmetria di opposti e da una diagramma simile a quella dell’equazione d’onda con una parte reale, una parte immaginaria ossia “a+ib” ed una parte coniugata “a-ib” che fa accedere al simbolico e quindi ad una realtà composita che riflette sia l’essere che il non essere

domenica 9 marzo 2025

FUTURO ANTERIORE : CON TRUMP SI PARTE DA HAMER

 

Si impone oggi  che il ritorno di Trump promette di inaugurare una nuova eta' dell'Oro, un Futuro Anteriore, ri-assumere e coniugare il meglio della conoscenza umana : Kant- Schopenauer-Freud-Guenon-Evola-Heidegger-Keynes-Jaynes-Milton Erickson-Lacan-MattèBlanco–Bohr-Einstein-Schrodinger–Feynman e qualche altro (pochi) fino a pervenire ad una diversa sensibilità  e sinergia di sforzi e conoscenze  ed e' bene partire da un diverso  modo di intendere noi stessi, il nostro pensiero e il nostro corpo secondo una accezione che ha molto a che fare con la medicina, ma non quella cosidetta ufficiale, anzi agli antipodi della concezione unilaterale , parziale, e sostanzialmente iatrogena della medicina attuale, ingagliatasi con il peggior consumismo che ha anche trovato il suo ultimo alleato nel pensiero sinistrorso e sostanzialmente ipocrita della democrazia. Si impone a questo punto il riferimento al pensiero
e all'opera di Rick Geerd Hamer (1935-2017)  che con le sue 5 Leggi Biologiche di una Nuova Medicina ha realmente tracciato il solco di tale prospettiva ( un ingtegrale sui cammini per dirla con Feynman). 
Credo di aver individuato un distinguo nella manifestazione dei...stavo a dire,  sintomi, ma non sono sintomi, non avvengono in presa diretta sul fattore conflittuale, ma diciamo così, in differita, quindi sono "simboli" e il loro significante non sta lì a disposizione per essere condensato, ma piuttosto scivola indietro nel tempo (qualche volta anche avanti) e si sovrappone con altri simboli, anche provenienti da altri foglietti embrionali che hanno ontogenicamente innescato la reattività (un pò come il funzionamento del conscio e dell'inconscio coi due meccanismi privilegiati del linguaggio : la metafora e la metonimia) : quindi potremmo convenire che il fattore di disagi principali ed altri secondari nonchè recidive, costellazioni e anche binari (chi ha la fortuna di conoscere un pò della teoria di Hamer, mi comprende) risiede in una sorta di scansione temporale di tali simboli che si!!!...sono ovviamente simboli (e non sintomi ) di conversione corporea. Ecco difatti che un bruciore alla bocca dello stomaco non è mai in sintonia immediata con una frustrazione sul lavoro, un  dolore ai reni con problemi di rischiare di perdere la casa e neppure  fitte di ernia ad una delusione, ma ecco , li procede  segue, così come una tossettina che magari ti innesca quella mancanza di respiro , ma che subito dopo, dopo aver compiuto il suo lavoro di disturbo che ti polarizza e incanala l'attenzione, se ti distrai scompare. Affascinante eh!? il funzionamento dei foglietti embrionali che poi altro non sono che la modalità filogenetica, ricapitolata dall'ontogenesi che perviene alla specie e all'individuo umano, di specializzazione di tutto il sistema cerebrale, appunto in parti più o meno evolute, preposte alla risoluzione dei vari conflitti, scanditi nel tempo, dell'essere al mondo, ed anche del "non essere". Avevo dapprima ipotizzato che l'ernia e le fitte a stomaco, fianchi, schiena all'altezza dei reni, fossero tutti da addurre ad un originale conflitto del boccone (sporco) quindi imputabile al foglietto embrionale dell'endoderma, messo in gioco dalla annosa diatriba con esponenti familiari in relazione ad appunto "sporchi" interessi economici, un boccone che per le implicazioni appunto di insudiciamento di tutta una serie di credenze, non si riusciva a mandare giù e si cercava di sputare. Ero stato propenso a ritenere di tutta una infiammazione dell'intero tratto del colon, che si muoveva appunto nei vari tratti del suo sviluppo, ma sempre in riferimento ad un unico foglietto embrionale, quello dell'endoderma, innescato sempre da quella DHS per dirla alla Hamer, ma la cosa mi appariva strana per via del suo frequente ripresentarsi, e a risoluzione oramai bella che assimilata anche volendoci mettere la crisi epilettoide No! c'era qualcos'altro e devo dire la rilettura dei testi originali di Hamer, che ad una prima lettura mi erano sembrati non solo ostici, ma anche presupponenti ed un titinin spocchiosi, si è rivelata illuminante: in questi difatti è analizzata al dettaglio la distinzione dei foglietti embrionali ed è chiaramente intesa la frequentissima possibilità che questi vadano mescolandosi in una stessa parte del corpo, che può avere parti di altri foglietti (un esempio classico proprio i rivestimenti parietali del colon e dello stomaco che hanno diverse composizioni a secondo del loro riferimento evolutivo - sempre quella benedetta ontogenesi ricapitolante la filogenesi - e quindi non un solo conflitto a monte dell'affezione, ma molteplici: quello del sentirsi più o meno adeguato ad un certo contesto, di avere paura di non farcela (foglietto embrionale del mesoderma recente) , quello della protezione e del "nido" che mette in gioco l'ectoderma e quindi anche i reni e, se la cosa è più pronunciata, anche il cuore e le coronarie. Succede un pò la stessa cosa sul fatto delle metastasi del cancro, che sono intese come una specie di diffondersi dello stesso male, ma in realtà altro non sono che nuove conflittualità, spesso e volentieri innescate da diagnosi infauste che innescano la paura; certamente non un fantomatico diffondersi dell'affezione, ma neppure un qualcosa di reiterato (la cosidetta recidiva) o un binario, ma differenti conflitti che innescano differenti foglietti embrionali, magari dello stesso organo corporeo. E’ proprio vero che la medicina di Hamer, come dicono gli Spagnoli è da denominarsi “Sagrada” = Sacra, in quanto qualcosa di veramente sacro in ambito di nosologia ma anche alla fin fine di cura, perché se è pur vero che “sapere di cosa si soffre non esclude il soffrire” come dicevano Epicuro ed Epitteto, e’ evidente come disporsi in termini  di conoscenza ed accettazione rispetto al proprio corpo e al diverso funzionamento degli organi, rappresenta una conquista dell’intelletto umano che vale la meta finale dell’alchimia, la pietra filosofale, l’illuminazione , la Grande Trasformazione. Superare determinate discrasie sopratutto di una poco reale  separazione mente-corpo, di metodologie fondate su protocolli nosologici quanto mai riduttivi, di inaffidabili procedimenti statistici e di diagnosi basate sul puro caso o su di una supposta “sfiga” con peculiarità più o meno genetiche, dovrebbe essere l’imperativo categorico di questo inizio terzo millennio e non certo quello di lasciarsi irretire dal solito terrorismo mediatico delle infami classi al potere di questo mondo mercantilistico e bottegaio, che si avvalgono dei più spregevoli mezzi di convinzione (paura e denaro) messi in atto con stucchevole periodicità in questa Età dei Mercanti  coi suoi servili esecutori ( mentalità sinistrorsa e pecoronismo delle masse). Si aggiunge un nuovo campione di riferimento e precisamente Thomas Kuhn  e al suo celeberrimo paradigma   che  afferma che la scienza attraversa ciclicamente alcune fasi indicative della sua operatività
e quindi va assimilata ad una curva continua che in corrispondenza dei cambi di paradigma subisce delle discontinuità. Come è noto Kuhn suddivide tale paradigma in 5 fasi: La Fase 0 è il periodo chiamato pre-paradigmatico, caratterizzato dall'esistenza di molte scuole differenti in competizione tra di loro prive di un sistema di principi condivisi. In questa fase, lo sviluppo di una scienza assomiglia più a quello delle arti e presenta molta confusione. A un certo punto della storia della scienza in esame, viene sviluppata una teoria in grado di spiegare molti degli effetti studiati dalle scuole precedenti; nasce così il paradigma, l'insieme di teorie, leggi e strumenti che definiscono una tradizione di ricerca all'interno della quale le teorie sono accettate da tutti i cultori.Questa adesione condivisa dà inizio alla Fase 1, ovvero, l'accettazione del paradigma. Una volta definito il paradigma ha inizio la Fase 2, ovvero, quella che Kuhn chiama la scienza normale:  nel periodo di scienza normale gli scienziati sono visti come risolutori di problemi, lavorando per migliorare l'accordo tra il paradigma e la natura. Questa fase, infatti, è basata sull'insieme dei principi di fondo dettati dal paradigma, che non vengono messi in discussione, ma ai quali, anzi, è affidato il compito di indicare le coordinate dei lavori successivi. In tale fase vengono sviluppati gli strumenti di misura con cui si svolge l'attività sperimentale, vengono prodotti la maggior parte degli articoli scientifici, ed i suoi risultati costituiscono la maggior parte della crescita della conoscenza scientifica.Durante la fase di scienza normale si otterranno sia successi, che insuccessi, che per Kuhn, prendono il nome di anomalie, ovvero eventi che vanno contro il paradigma. Lo scienziato normale, da buon risolutore di problemi quale è, tenta di risolvere tali anomalie. Si passa così alla Fase 3, nella quale il ricercatore si scontra con le anomalie. Quando il fallimento è particolarmente ostinato o evidente, può avvenire che l'anomalia metta in dubbio tecniche e credenze consolidate, aprendo così la Fase 4, ovvero la crisi del paradigma. Come conseguenza della crisi, in tale periodo si creeranno paradigmi diversi. Tali nuovi paradigmi non nasceranno quindi dai risultati raggiunti dalla teoria precedente ma, piuttosto, dall'abbandono degli schemi precostituiti del paradigma dominante.Si entra così nella Fase 5, la rivoluzione (scientifica) che viene chiamata “scienza straordinaria” e dove si aprirà  una discussione all'interno della comunità scientifica su quali dei nuovi paradigmi accettare.Però non sarà necessariamente il paradigma più "vero" o il più efficiente ad imporsi, ma quello in grado di catturare l'interesse di un numero sufficiente di scienziati, e di guadagnarsi la fiducia della comunità scientifica. I paradigmi che partecipano a tale scontro, secondo Kuhn, non condividono nulla, neanche le basi e quindi non sono paragonabili (sono "incommensurabili"). La scelta del paradigma avviene, come detto, per basi socio-psicologiche oppure biologiche (giovani scienziati sostituiscono quelli anziani). La battaglia tra paradigmi risolverà la crisi, sarà nominato il nuovo paradigma e la scienza sarà riportata a una Fase 1. 
Col libro La struttura delle rivoluzioni Scientifiche,  Kuhn definisce cambiamento di paradigma  epistemologico  una rivoluzione scientificaquando gli scienziati incontrano anomalie che non possono essere spiegate dai paradigmi universalmente accettati, all'interno dei quali s'era sviluppato il progresso scientifico. Il paradigma, nella visione di Kuhn, non è semplicemente la teoria corrente, ma l'intera visione del mondo nel quale la teoria esiste e tutte le implicazioni che ne derivino. Ogni paradigma ha le sue anomalie, sostiene Kuhn, che sono spazzate via come livelli d'errore accettabili, o semplicemente ignorate e neglette (l'argomento principale usato da Kuhn per refutare un'altra baggianata  dello pseudo filosofo Popper : il modello di falsicabilità come motore decisivo del cambiamento scientifico). Secondo Kuhn, quando un numero sufficiente di anomalie si sono accumulate contro un paradigma corrente, la disciplina scientifica si trova in uno stato di crisi. Durante queste crisi nuove idee, a volte scartate in precedenza, sono messe alla prova. Infine si forma un nuovo paradigma, che conquista un suo seguito, e una battaglia intellettuale ha luogo tra i seguaci del nuovo paradigma e quelli del vecchio. Ancora a proposito della fisica del primo '900, la transizione tra la visione di James Clerk Maxwell dell'elettromagnetismo e le teorie relativistiche di Albert Einstein non fu istantanea e serena, ma comportò una lunga serie di attacchi da entrambi i lati. Gli attacchi erano basati su dati empirici e argomenti retorici o filosofici, e la teoria einsteiniana vinse solo nel lungo termine.Il peso delle prove e l'importanza dei nuovi dati dovette infatti passare dal setaccio della mente umana: alcuni scienziati trovarono molto convincente la semplicità delle equazioni di Einstein, mentre altri le ritennero più complicate della nozione di etere di Maxwell. A volte il giudice decisivo è il tempo e il suo conteggio dei corpi, dice Kuhn citando Max Planck: "Una nuova verità scientifica non trionfa quando convince e illumina i suoi avversari, ma piuttosto quando essi muoiono e arriva una nuova generazione, familiare con essa." Quando una disciplina completa il suo mutamento di paradigma, si definisce l'evento, nella terminologia di Kuhn, rivoluzione scientifica o cambiamento di paradigma. Così ecco che il Paradigma di Kuhn si combina con la Teoria delle Età del mondo (oro, argento, bronzo e ferro)  della Tradizione riportata da illustri pensatori come Evola o Guenon e che abbiamo cercato di scandagliare al di la' di presupposti scientisti di antiscientificità. Io personalmente non amo gli schemi, tutti gli schemi,  in cui storia del mondo o anche del singolo verrebbero catalogati: Ho sempre detestato Platone e il suo Concetto come origine archetipa di ogni dualismo di valori, o anche la rigidità sillogistica di Aristotele, preferenziando la relatività dei Sofisti : Protagora, Gorgia, Anassagora,  per,  una volta pervenuti in età moderna, fare piazza pulita del famoso Cogito Cartesiano (le malefatte del Cogito ha avanzato qualcuno) e tutti i movimenti post rivoluzione industriale che hanno cercato di giustificare il nuovo referente di essenza del mondo (la macchina), in primis la risibile dialettica Hegeliana e il suo strafalcione epistemologico "ciò che è reale è razionale, ciò che è razionale è reale", quindi le cosidette Teorie economiche  alla Smith, alla Ricardo, Malthus, Say, che suonano come tentativo di dare rispettabilità ad una delle tendenze  più spregevoli della specie umana (il mercantilismo e l'accumulazione che gli antichi scongiuravano con il Potlac) : al macero anche le teorie di Marx scopiazzate su una presunta validità della dialettica hegeliana e mettendosi a bastian contrario rispetto ai testi cosidetti classici del Liberismo. Meglio molto meglio la Negazione di uno Schopenauer o di un Nietzsche per pervenire quindi ad un lato decisamente "altro" della coscienza con Freud, per quindi riagganciarci e tutti i campioni citati all'inizio del presente articolo, per scongiurare l'inverazione di uno schema ben più antico, quello dell'Eta' del mondo, che malauguratamente ci pone a noi uomini che sono pervenuti al terzo millennio,  in posizione quanto mai trubola e pericolosa : finire servi (età del ferro, per gli Indù Kali Yuga)  di questi bottegai di mercanti e dei loro burattini/kapò,  oppure recuperare tutto quell'oro dei tempi antichi e mitici, come le recenti  affermazioni di uomini e eventi sembrano di prospettare 

lunedì 10 febbraio 2025

LA PAURA COME ORIGINE DEL PECCATO

 

E' la paura il peccato originale della vita? Mi viene da riflettere sulle mie prime esperienze ragionate e riflesse dai tempi del catechismo per la prima comunione, da cui fui allontanato proprio perchè ragazzino di 8 anni chiedevo spiegazioni.... be' più originario di cosi' :  sul peccato originale. "blasfemo suo figlio è blasfemo" disse il pretazzo a mia madre motivando tale allontanamento proprio su quelle mie perplessità su cosa consistesse questo "peccato originale" . C'era quella immagine del serpente tentatore, la mela, l'albero e la cacciata dal paradiso terrestre,  eppure  sette anni dopo, nel marzo 1963 ebbi finalmente una esplicazione più che ragionata di quella mia insistente domanda dove non c'era tutto il solito armamentario di tale peccato originale,  ma era una risposta non disegnata e non  parlata , ma scritta, con tanto però di carisma perchè portava la firma di Sigmund Freud (il "me cojoni" ci sta tutto anche in quel me quindicenne, che di certo ero
alquanto disvezzato in tema di linguaggio spinto) il libro era Totem e tabu', il tema la cosidetta "teoria dell'orda paterna " che l'aveva già affrontata Darwin, ma certo Freud fornì una spiegazione più che convincente di cosa davvero ci fosse dietro quelle due parole : peccato originale...dove in genere c'era il sequel di un albero , una mela , un divieto, un serpente tentatore, una bella fanciulla ritratta nuda, il che anche a 8 anni poteva avere quel certo precoce impatto nel desiderio e una infrazione, un quadretto che non mi aveva proprio convinto "ma via.... tutto per una mela, ma siamo seri!!! manco fosse stato un barattolo di marmellata fatto con 100 di quelle mele, un barattolo che sta nella "credenza" in cucina, dove in genere stanno tutte le credenze e tutti i barattoli di marmellata " Il signor Freud ci andava molto più seriamente : un padre , maschio dominante tiranno, che teneva per se' tutte le femmine e condannava i figli maschi all'esogamia, ovvero a vagare fuori dal gruppo, magari finchè uno più fortunato rimediava anche lui di straforo una qualche femmina e faceva un nuovo gruppo. Ma tutti i non fortunati???? Ecco il principio della comunanza anche se non ancora della convivenza : tanti piccoli gruppi tutti con maschi dominanti tirannici e uno stuolo di femmine a disposizione , ma i meno fortunati dicevamo ? ebbene ecco il meccanismo ancora istintuale, ma protointenzionale di tale schema di comportamento : i maschi in esogamia un bel giorno si radunano tutti insieme, attendono il passaggio del padre tiranno, lo assalgono, lo uccidono se lo mangiano e si spartiscono le femmine del gruppo originario del padre , andando ognuno a ricostituire un proprio più piccolo gruppo Questo lo schema comportamentale degli animali : leoni, bufali, cavalli e niente lascia pensare che non lo fosse anche per l’uomo primitivo , solo che ad un certo punto, scrive Freud, avviene qualcosa di nuovo, di unico, qualcosa
  peculiare solo della specie umana : il senso di colpa. Ognuno dei maschi artefici di quel primordiale omicidio, non dimentichiamo omicidio del padre: parricidio,   comincia a sentire nostalgia di quell’antico padre  tanto potente , che dominava vasti territori tenendo per se’ tutte le femmine e che idealmente ognuno degli uccisori  ha divorato per incamerare una parte di quell’antica prestanza; nostalgia sempre più acuta fino a stravolgere la stessa sostanza di quel parricidio  che si fa rituale, si frammenta in manifestazioni sacrificali , ovvero fondate sull’uccisione di un animale che il più possibile suggerisce una associazione con l’antico padre, un orso, un bufalo, ove tutti i maschi del gruppo si radunano, “sacrificano” l’animale in maniera violenta con spargimento di sangue e squartamento del corpo, di cui ognuno dei partecipanti ne mangia una parte. Un sacrificio rituale  dal quale sono rigorosamente escluse le donne, osserva Freud, alla base del principio originario della convivenza tra gruppi, una sorta di fratellanza dei maschi che si sono spartiti il corpo del padre e quindi una parte di colpa, in nome di un nuovo patto di non aggressione tra i membri del gruppo che si fonda su precisi tabù, il più importante quello di prendere ciascuno una propria femmina e non insidiare quella di altri. Ecco quindi che in linea con la sua teoria della Libido (il libro è di prima della Grande Guerra e quindi di parecchio antecedente al saggio  Al di là del principio del piacere (1921) che inaugura la seconda fase della costruzione freudiana, quella non della libido, ma della “pulsione di morte” ) Freud inaugura nel parricidio e nella sua elaborazione in sacrificio rituale il meccanismo originario del principio del peccato originale: non un albero con mele, serpenti tentatori e donnine disubbidienti, rivisitati  in termini di favoletta con la scusa del metaforico, ma precisi meccanismi di biologia animale, rivisitati alla luce di una conoscenza approfondita e circostanziata , ben inseriti in  uno schema di evidente rappresentabilità, sia pure nella ritualita’ del sacrificio. Eppure non e’ da Freud che ho ripreso la frase “LA PAURA E’ IL PECCATO ORIGINALE DELLA VITA” e non è neppure dalle mie esperienze di infanzia, né da quelle dal confronto con la evidente distopia di questo primo ventennio del terzo millennio. E’ da uno studio che una serie di fortuite circostanze mi hanno fatto iniziare, proprio di questo periodo distopico di cattività forzato, su di un lontano periodo storico dove ho un po’ ipotizzato che prenda inizio l’attuale  tendenza a costruire parti immaginarie rispetto ad una realtà da modificare per i propri intendimenti, facendo incetta in tal senso di tutti quei meccanismi di manipolazione, inganno, bugie, forzature che possano costituire un vero e proprio nuovo copione da sfruttare per modificare la realtà.  Galeotto , anche in questo caso fu il libro, ma Lancillotto non c’entra , o meglio a forzarne  vicende e personaggio, potremmo benissimo farcelo rientrare: non un cavaliere ma un artigliere  con un migliaio d’anni di stacco, e in quanto a pregnanza storica, bhe! pur trattandosi il primo di leggenda e il secondo invece di storia con tanto di cronaca e documentazione circostanziata , siamo a livello di pregnanza e rilevanza decisamente a favore del secondo , che tutti , dico tutti conoscono e della cui fama e nomea ben pochi sarebbero disposti ad ammetterne la relatività, anzi la colossale
montatura : stiamo parlando di Napoleone Bonaparte. Il libro che ha innescato questa mia riesamina storica è di un autore poco conosciuto,  specie in Italia per via del fatto che ne è stato per venti anni lontano, per contrasti politici col regime fascista, Guglielmo Ferrero classe 1871, che tuttavia ha pubblicato soprattutto all’estero una serie di saggi molto interessati che tuttavia non hanno mai fatto né breccia  nel grande pubblico, né hanno fatto scuola negli addetti ai lavori, forse anche per certe adesioni  personali di tale studioso a idee tipo la teoria Lombrosiana, che l’intellettualità affermatasi nel dopoguerra in Italia, in forza di una precisa strategia politico culturale del Segretario del PCI Palmiro Togliatti , non ha mai accettato: e’ notorio difatti  che  Il PCI e la sinistra in genere,  devocando al potere sociale  effettivo nel 1947, ha fatto leva proprio sulla classe intellettuale e artistica, sempre alla ricerca di un mecenate da ossequiare, per costituire una propria immagine alternativa  di pregio…..una macchinazione anche questa,  che solo oggi con la distopia in corso di questo potere di esasperato neo liberismo e monopolio assoluto delle lobbies farmaceutiche e informatico/digitali , ha messo chiaramente in evidenza, ma solo per pochi, quei pochi che ancora non hanno fatto addormentare la loro ragione, evitando di rimanere irretiti dallo spaventoso potere mediatico di un terrorismo sanitario e quindi della paura. Il libro  “Avventura” di Guglielmo Ferrero da me ritrovato in un antico cassetta ove erano conservati libri di mio nonno  Mario Nardulli  quasi in attesa di essere disvelato, tratta appunto dell’ascesa di Napoleone Bonaparte tramite la campagna d’Italia del 1796/97 , ascesa tutta manipolata e letteralmente costruita a tavolino con tanto di copione dove le varie parti sono assegnate in anticipo, come ogni rappresentazione di messa in scena comporta;  direi proprio come  teatrino o anche come film,  dove però la dicitura  che chiosa la rappresentazione “ogni riferimento a persone vive o morte,  realmente esistite sono puramente  casuali” andrebbe ribaltata   in “ fatti e persone descritte come reali sono del tutto inventate “Così approssimandomi alla fine del libro deI Ferrero e anche alla conclusione del mio saggetto , ti ritrovo proprio in tale libro che attenzione è di una edizione del 1948 l’anno in cui sono nato io,  la frase che titola il volume  in oggetto ed anche una sua esplicazione che sembra scritta oggi, non per descrivere la Rivoluzione Francese e Napoleone, ma per descrivere questo oggi tanto irretito dalla “paura”, di cui ecco !... ho il sospetto  che evento e personaggio possano essere gli ideali ispiratori. La Rivoluzione e Napoleone hanno abusato della forza perché  ad un certo momento hanno avuto paura…la paura  è la forza sovrana che domina il mondo…fra gli esseri viventi  l’uomo è il piu’ pauroso  e il più terribile ad un tempo, trema davanti a se’ stesso e ai pericoli immaginari creati dalla sua mente , inventa e perfeziona i mezzi per fare paura, per creare, regolare e manovrare   la fisica della forza. E’ proprio perché ha paura  e sa far paura , crede di mettersi al riparo  dalla paura, facendo paura , ma più ha paura , più ne provoca , sicuro che niente può resistere  alla fisica della forza e quindi ne vuole sempre più abusare : Il Direttorio e Napoleone ieri, i vari magnati con interessi nel farmaceutico e nel digitale oggi più tutte le masse irretite dalla paura che sono succubi di tale abuso con l’avallo di un ipocrita buonismo manierato, appannaggio della cosidetta mentalità di sinistra che si è fatta volenterosa carnefice di quella Libertà che potrebbe rappresentare con il coraggio l’alternativa alla paura. La civiltà in una accezione di Libertà e di Coraggio dovrebbe rappresentare  la lotta contro la paura  e perciò contro gli abusi della forza e dell’arbitrio e non può e non deve lasciarsi manipolare  da espedienti distopici quali quelli messi in atto in questo terzo millennio, sempre imperniati  sul denaro e su una sua diffusione informatizzata,  che avranno sì rinunciato al dio geloso e ingiusto dei secoli passati, ma lo hanno sostituito con quello ancora più subdolo e ipocrita di un salutismo mercificato Facendo ritorno a quella Campoformio del 1797 troviamo un generale universalmente considerato vincitore e trionfatore, novello Alessandro del nuovo mondo affermatosi con la Rivoluzione e lo Stato rappresentante per antonomasia dell’Ancien Regime sconfitto e costretto a subire  la legge del più forte contraddistinta da una serie di battaglie/scaramucce che forse una sola Rivoli, poteva davvero addursi ad una vittoria;  battaglie tutte condotte apparentemente da lui il novello Alessandro, che se non fosse stato per i suoi più esperti generali subordinati, con tutta probabilità non sarebbe pervenuto neppure ad un qualche risultato di parità. Una strana legge,  comunque questa portata dalla Rivoluzione, di una forza che in verità consegna alla parte sconfitta territori di gran lunga più ricchi e importanti  assicurando altresì un dominio pressocchè totale sull’intero scacchiere europeo. Tra l’altro la Francia terrà Milano e Bruxelles, finchè ci sarà Napoleone , l’Austria si riprenderà Milano e  tutta la Lombardia per altri 44 anni dopo la caduta di napoleone (1815 – 1859) e  terrà  Venezia e il Veneto per un totale di 69 anni (1797-1866) . Dove sta la vittoria, dove la sconfitta, dove sta la forza , dove la debolezza e quale parte ha la Fortuna in tutto questo grande processo? Rivediamo con  lo storico Gugliemo Ferrero tutto questo periodo fondamentale e rivediamoloappunto con lo straordinario saggetto, casualmente ritrovato, saggetto il cui titolo, e’ proprio il caso di dirlo,  è tutto un programma : AVVENTURA.   Risaliamo alla origine di tutto  a quell’incarico che il Direttorio aveva  dato al Comitato Topografico Militare di cui facevano parte una serie di bellicosi generali  tutti giovanissimi che dovevano le loro spalline unicamente alla Rivoluzione, di studiare un piano di aggiramento del fronte germanico  dove erano impegnate due armate ( Genn. Hoche – Moreau) , da parte di una terza amata quella d’Italia , che oramai da troppo tempo si era incancrenita in azioni frammentarie e non risolutive contro un contingente dell’esercito austriaco e quello alleato  del Regno di Savoia. Di quella combriccola di generali di sfrenata ma fumosa ambizione, faceva anche parte un corso di 26 anni  proveniente dall’esercito regolare, che sfruttando un meccanismo di facili concessioni di lunghe licenze si era impantanato in squinternate azioni nella sua isola natia  dove da Tenente dell’Esercito di Sua Maestà Luigi XVI era stato nominato Tenente Colonnello  del locale esercito corso. Una avventura dalla quale si era sottratto con una veloce fuga rientrando nei ranghi  dell’esercito regolare dove era riuscito con qualche conoscenza opportuna (in particolare il fratello del Capo Supremo del Comitato di Salute Pubblica Maximilien Robespierre: Augustin) a salire qualche grado   e soprattutto a mettersi in mostra come comandante dell’artiglieria alla presa di Tolone, nel settembre –dicembre 1793,  meritando la promozione a Colonnello per aver catturato assieme al suo superiore Dugommier,  il  generale britannico O’Hara e successivamente conquistato la strategica punta dell’Eguillette che gli valse a fine anno le spalline di Generale . Li’ a Tolone però aveva fatto la conoscenza di un personaggio che si
PAUL  BARRAS
rivelerà fondamentale per la sua carriera e addirittura per la sua gloria:  Paul Barras che era il Deputato che aveva la responsabilità della conquista di Tolone e  che lo aveva preso sotto la sua protezione nominandolo ufficiale superiore e poi dopo l’Eguillet Generale. Barras  che, nel luglio successivo,  fu il principale artefice della caduta di Robespierre  e il nuovo più influente membro politico della Rivoluzione,  lo proteggerà per la sua pericolosa amicizia con Augustin Robespierre  e sarà sempre più portato ad avvalersi dei suoi servigi per la sua incondizionata ubbidienza ad ogni sua richiesta, fosse quella di bombardare la folla alla chiesa di S.Rocco (ottobre 1795) per scongiurare una insurrezione Realista o quella ancora più densa di futuro di avergli tolto dai piedi per sempre, l’ingombrantissima amante Josephine de Beauhrneais  una creola vedova di un Generale ghigliottinato , addirittura sposandola e quindi avergli dato come regalo di nozze il comando dell’Armata d’Italia che doveva mettere in atto quel piano di cui anche lui si era occupato e che ora si trovava a eseguire, come comandante supremo. Abbiamo dettagliato battaglia dopo battaglia, scoprendone grazie  al nostro pigmalione storico Ferrero, le sconvolgenti verità :  di un generale in capo contrabbandato come novello Alessandro , fulmine di guerra, invincibile stratega, in realtà indeciso e costantemente salvato dai suoi molto piu' esperti sottoposti, però favorito dalla fortuna di cui la prima fu indubbiamente la inaspettata debolezza dell’esercito piemontese, che avrebbe portato all’armistizio separato  appunto  con la corte di Torino che in verità nascondeva ben altro; la seconda fortuna come sottolinea Ferrero fu l’apatia ed anche la paura, che tutti i vari stati d’italia ostentarono a fronte del suo incalzare nel territorio italiano e il cedere a tutte le sue pretese (di gabelle, razzie, indennità in denaro e anche in beni artistici),  che in questo si !!! ….il giovane Generale superò in  prepotenza qualsivoglia predecessore e anche la teoria di un
IL SAGGIO GUIDA DI GUIBERT
libello di 25 anni prima  di un ufficiale francese  certo Guibert  che aveva proposto per una guerra di rapida conquista non affidarsi a magazzini, salmerie e neppure parchi di artiglieria pesante, ma improntare tutto nella rapidità di azione offensiva, prendendo ad esempio le compagnie di ventura di tre quattro secoli prima che in quanto ad approvvigionamenti vivevano di razzie , ovvero il concetto che “la guerra alimenta la guerra “  Il fatto che quando il Direttorio oramai sazio di essere rimpinzato di gabelle e trofei artistici, chiede al generale, che attenzione oramai in pochi mesi è divenuto un mito, di proseguire nell’esecuzione del Piano del ’95, si fermi dopo aver appena valicato la valle del Po  e cominci ad accampare tutta una serie di scuse per far ritorno in Italia e avviare i preliminari per  le trattative di quello che sarà l’armistizio di Campoformio, va inteso non come una debolezza di Napoleone, ma anzi probabilmente come una sua indubbia e pragmatica lucidità: questo perché il Piano del ’95 era un piano impossibile, una avventura dell’immaginazione più che un piano strategico, che però ha assunto nella storia una rilevanza preponderante e ciò è stato dovuto proprio al fatto che il suo effetto è stato differito non tanto nello spazio (la saldatura con le Armate del Reno e della Mosa e la marcia su Vienna) quanto nel tempo . Non riconoscendo l’insuccesso strategico  Bonaparte ed anche il Direttorio (una volta eliminato, con il colpo di Stato contro i Realisti del settembre 1797 Carnot,  che era l’unico che aveva intravisto la verità ) rinunciano a tutto il fronte del Reno , si contentano  del Belgio, di Milano e della Repubblica Cisalpina, ma rinunciano al Reno e sopratutto  consegnano la antica Repubblica di venezia all’Austria . Campoformio  riuscirà a mascherare per la massa, lo smacco del Piano del ’95 e l’effimero delle vittorie conseguite in Italia e un paio di scaramuccie in Austria;  insiste Ferrero
IL TRATTATO DI CAMPOFORMIO
“Campoformio non fu una pace , ma il principio di una immensa guerra generale  che non finirà che a Waterloo e la cui causa prima non sarà il Belgio, l’opposizione inglese, poi quella Russa e di tutti i principi dell’Anciene Regime, ma Milano, la Cispadana, la Cisalpina e Venezia all’Austria. L’italia è stata il trabocchetto  teso dal destino e dal principio di legittimità alla Rivoluzione in cerca di avventura e di predominio in Europa . La storia di un generale con poca esperienza, grande boria, una buona dose di fortuna e pochissimi scrupoli, che ha ingannato tutti persino uno che è stato definito il Filosofo della Storia del cui spirito si e’ compiaciuto di veder incarnato al passaggio sul suo cavallo bianco dopo la battaglia di Jena,  e’ tutta racchiusa in quei pochi mesi che vanno dall’affidamento di esecuzione di un piano “impossibile” di aggiramento strategico al suo sostanziale fallimento, ma contemporaneo mascheramento a beneficio di quell’immaginario collettivo che proprio con Napoleone Bonaparte ha  il suo abbaglio più macroscopico. Quello che verrà dopo sarà una conseguenza di questi controversi  18 mesi  che imprimeranno tutto un altro corso alla storia  umana con buona pace di quello stesso filosofo  che a lui Napoleone Bonaparte lo aveva identificato come spirito della storia, quel filosofo che a parte notevoli forzature nello scibile umano,  identificava il reale con il razionale e  che parlava anche di astuzia della ragione . Non si ravvede nessuna identificazione tra reale e razionale nella vicenda sia della Rivoluzione francese sia del suo logico continuatore, anzi semmai uno stridere acutissimo e in quanto all’astuzia della ragione è un assioma mal posto:  non c’è nessuna astuzia in una ragione che allestisce una recita di parti cercando di seguire un copione,  ma semmai mala fede e volontà di …..ecco semmai non Hegel, ma piuttosto il Nietzsche della ….volontà di potenza; in quanto poi a quello che si intende per  potenza, può benissimo essere scambiato con manipolazione e quindi volontà di aver ragione e se questa non si piega ai propri intenti, adattarla, proprio come impone il nuovo ordine inaugurato appena pochi decenni prima della rivoluzione francese, l’ordine della rivoluzione industriale che pone a suo referente generale, non l’uomo , ma la macchina, con la sua possibilità di essere costruita, assemblata, anche per singoli pezzi, e quando oramai troppo deteriorata, sostituita con una altra. Così la macchina Napoleone Bonaparte rivelatasi tanto proficua, una volta pervenuta alla conclusione della sua possibilità viene posta per così dire in stand-bay  mandandolo a combattere in Egitto con la scusa di colpire gli interessi della nazione che si stava rivelando la più ostica ad accettare il nuovo principio della rivoluzione, antitetico al principio di legittimità dell’Ancien Regime: un campo d’azione facile e scevro di riscontri che potessero  mettere in crisi tutto quel merito così facilmente, ma anche platealmente, conseguito: insomma proprio come si fa nel mondo del pugilato dove i grandi organizzatori e gli interessi che stanno dietro gli incontri, non vogliono rovinare la fama e anche l’integrità del giovane campione , magari un po’ fortunosamente pervenuto al titolo mondiale e gli si allestiscono incontri, non proprio truccati, ma insomma addomesticati, con avversari non di grosso calibro, per gonfiare un curriculum non ancora precisato. Scontri militari di esito scontato e in più una serie di  operazioni di tutt’altro tenore  per una Campagna quella d’Egitto che lo stesso oramai smaliziato Generale Bonaparte aveva proposto subito dopo la fine della campagna d’Italia, come alternativa ad una invasione dell’Inghilterra: difatti un aspetto che fu considerato come correlato alle conquiste militari fu l’aggregamento di un gruppo di insigni studiosi della Commission des Scienze et des Arts, oltre 150 guidati  da Joseph Fourier  per occuparsi di  esplorazioni archeologiche, geografiche e storiche dell’Egitto, per avallare il principio che le forze della rivoluzione non operavano solo per sconfiggere la tirannide, ma anche per disvelare le forze della ragione, cosa che un oramai consumato attore come il Generale Napoleone Bonaparte non si lasciò certo scappare di enfatizzare. Difatti il gruppo di scienziati comprendeva anche una serie di chimici, fisici, matematici che diversificarono in maniera esemplare i dati raccolti e composero oltre 7000 pagine di approfonditi studi, di cui come è noto quello più eclatante fu la scoperta della Stele di Rosetta, che permise allo studioso Champollion di decifrare  i geroglifici egizi.  Una cosa è però certa:  né la campagna d’Egitto, ne quella successiva di Siria, con le loro scontate vittorie militari  influirono minimamente nel colpire gli interessi inglesi, però ecco proprio come nell’esempio del boxeur da aumentarne il prestigio con incontri di comodo, servirono ulteriormente  ad aumentare la fama del giovane generale come la più fulgida emanazione dello spirito, non della Storia come avrebbe voluto Hegel, ma della Rivoluzione , si!    Alla fine di tale esotica campagna difatti sembra quasi che Napoleone sia tornato in Francia come spinto da un impulso irresistibile e sovrastorico di rimettere le cose a posto con il famoso colpo di stato del 18 brumaio 1799. Ma anche in questa occasione come tutte le precedenti, la verità è di tutt’altro segno. Il 18 brumaio non è stato  né concepito, né preparato da Napoleone, ma dal Direttorio raggruppassi attorno a Seyez, che aveva allestito ogni cosa e Napoleone fu ammesso a partecipare al complotto in virtù del suo prestigio (come abbiamo visto gonfiato) acquisito in Italia e anche nell’inutile ma suggestiva campagna d’Egitto: va notato che il Direttorio aveva pensato di servirsi di un altro Generale, magari meno gonfiato, ma molto più concreto e con truppe a disposizione  come ad esempio Moreau, o Augereau o Bernadotte, ma ecco,  proprio quel particolare di avere  truppe a disposizione era si un elemento di sicurezza per il piano, ma era un qualcosa che avrebbe potuto incanalare il  colpo di stato in una dittatura militare; ancora una volta il fortunoso Generale aveva un elemento a suo favore:  quello di avere tutto il suo esercito in Egitto e a Parigi non avere nessuno che lo conosceva, nessun soldato, che fosse tenuto ad ubbidirgli. E difatti quanto successe a Saint-Cloud  quel famoso 18 brumaio,  sulle prime sembrò confermare le riserve che Seyes e il suo gruppo di complottisti avevano osservato scegliendo Napoleone: al momento di invadere il Parlamento  i Granatieri che non conoscevano personalmente Napoleone non si sentirono
legati ad alcun obbligo di marciare, e sembrò che tutto stesse lì lì per fallire ; il colpo di Stato riuscì perché Luciano Bonaparte si presentò non come fratello del Generale  ma come Presidente del Consiglio dei Cinquecento, solo allora i soldati intervennero: Fu qui, in questa occasione che il generale senza esercito, ma con crescente spregiudicatezza riuscì a fare quello che gli riusciva meglio : il bluff ! …e con consumata abilità tornare a giocare la partita a cui lui doveva tutto e cioè l’avventura italiana e a rimettere nel piatto la posta di quell’apparente trionfo ed enorme prestigio cui la Francia intera nata giusto 10 anni prima dalla Rivoluzione dell’89, doveva il suo lustro. La presunta necessità di ristabilire l’ordine del trattato di Campoformio cui l’Austria nel periodo della sua assenza era tornata a rimetterne in discussione le clausole, era il pass partout che consentì a Napoleone di prevalere nel triumvirato  con Seyez  e Ducos, farsi nominare Primo Console e indire una seconda campagna d’Italia che cominciava nella maniera più appariscente e suggestiva possibile, con il rifarsi alla celeberrima traversata di Annibale delle Alpi. Qui siamo in un quadro assai differente di quello della  prima campagna d’Italia, ora Napoleone in quanto Primo Console non deve più sottostare a piani precostituiti  e fa di testa sua.  L
a seconda coalizione antifrancese che si era costituita coi primi mesi del 1799 , questa volta ispirata soprattutto dalla Gran Bretagna e sempre imperniata sull’Austria con la preziosa alleanza della Russia, che aveva gettato nella bilancia tutto il suo numerosissimo esercito e che sulle prime era riuscita  per merito del suo Maresciallo Suvorov  a riconquistare  gran parte dell’Italia settentrionale e abolire le varie Repubbliche  ispirate alla Francese:  la Cisalpina, ma anche quelle tipo la Napoletana e la Romana che si erano andate costituendo tra numerose potenze europee: Il 1799 era stato un anno turbo lentissimo da un punto di vista militare con alti e bassi da ambo le parti, bisogna  dire però che già prima del ritorno sulla scena di Napoleone, le armate rivoluzionarie francesi in quel turbolento ultimo anno del secolo , avevano effettuato una serie di controffensive vittoriose  come quella del Gen.Guillame Brune in Belgio che aveva respinto un esercito britannico  sbarcato per aiutare gli alleati della coalizione e soprattutto quella del Generale Andrea Massena  che aveva sbaragliato russi e austriaci a Zurigo, costringendo il Maresciallo Suvorov ad una disastrosa ritirata  attraverso le montagne. Quindi anche il fatto che l’arrivo di Napoleone con la sua nuova Armata che aveva denominata “Armata di Riserva” sia coinciso con un radicale cambiamento di musica è vero solo in parte. Con l’inizio del nuovo anno lo Zar Paolo ritirava il contingente russo  e l’Austria si ritrovò praticamente sola contro la Francia Anche il Generale Moreau d’altronde  aveva ricominciato a muoversi sul Reno e con notevole successo, mentre   Massena il grande, l’invincibile  Massena ritiratosi per opportunità strategiche dalla Svizzera si era trincerato in Genova e l’aveva difesa strenuamente, tenendo  impegnato  il grosso dell’esercito e consentendo pertanto a Napoleone di effettuare il suo fantasioso e roboante piano di attraversamento delle Alpi .
L'IMMAGINARIO GONFIATO
L'Armata di Riserva attraversò il Gran San Bernardo dal 14 al 23 maggio; le truppe, ostacolate dal forte di Bard  e quasi prive di artiglieria, sbucarono con difficoltà nella pianura ad Ivrea e Bonaparte prese l'audace decisione di marciare subito su Milano per interporsi alla linea di comunicazioni dell'armata austriaca impegnata a Genova e ricercare una battaglia immediata e decisiva. Il 2 giugno l'armata entrò a Milano e quindi il Primo console avanzò verso sud, attraversò il 
Po,  deviò verso ovest e raggiunse Stradella . Il 4 giugno però il generale Masséna aveva dovuto cessare la resistenza a Genova ed evacuare la città con le sue truppe ed il generale von Melas poté dirigere una parte delle sue forze contro Bonaparte. A questo punto il Cte Austriaco Melas pensò bene di radunare il grosso del suo esercito e attaccare battaglia, nella pioana di Marengo,  cosa però che non fu affatto capita dal grande genio militare Napoleone Bonaparte che fece il netto contrario di quanto aveva fatto a Lodi: in quella battaglia cui lui stesso adduceva l’inizio del suo straordinario successo come stratega,  aveva difatti scambiato una retroguardia per  il grosso dell’esercito, qui a Marengo aveva fatto di molto peggio, aveva scambiato il grosso dell’esercito per una retroguardia e quindi aveva frammentato le sue forze nel territorio tra
la fortuna di marengo
Stradella e Marengo , ivi compreso le due divisioni del valentissimo generale Dexais che lo aveva appena raggiunto dall’Egitto unendosi all’ultimo momento all’Armata di Riserva. Fatto a pezzi  dalla disparità di forze in campo  l’esercito francese sembrava irreparabilmente battuto e difatti il Generale austriaco  Melas era smontato da cavallo per inviare  dispacci a tutte le corti d’Europa che l’Armata di Napoleone era annientata. A Marengo il vincitore quindi non era stato Bonaparte, ma Dexais che disubbidendo agli ordini del suo superiore  aveva rinunciato a raggiungere gli obiettivi  da quello assegnategli, insospettito dal rumore delle artiglierie che non era quello di uno scontro con una retroguardia e era sopraggiunto alla piana di Marengo per lanciare le sue fresche  divisioni contro un nemico convinto di avere vinto unitamente a quella frase che
ancora oggi viene utlizzata per indicare una vittoria improvvisa e insperata “una battaglia è perduta!?”  pare rispondesse a Napoleone che gli dettagliava la situazione “c’è il tempo di vincerne un’altra!” Grande Generale Dexais, pessimo Bonaparte che era caduto in una trappola come un principiante o comunque come di uno che di tattica e strategia ne masticava pochino; e vieppiù molto molto opportuno,  il giovane subalterno che nello slancio dell’attacco aveva avuto il buon gusto (per Napoleone) di farsi attraversare il cuore da una palla nemica, che non gli aveva dato il tempo neppure di dire “ah”   e di certo non quella litania che il solito teatralismo di Bonaparte, oramai non solo attore protagonista , ma egli stesso regista, anzi proprio come si dirà in seguito nella lingua francese per indicare lo specifico mestiere di chi è preposto a inventare storie “metteur en scene” ,   aveva imbastito a bella posta…. “muoio per la gloria del Nuovo Console e la grandezza della Francia” o balle del genere. Dexais a Marengo nel giugno  e Moreau in Germania a Hoehnliden nel dicembre,  consentirono al Primo Console Napoleone Bonaparte di ristabilire ed anzi rafforzare l’ordine di Campoformio, con due successivi trattati quello di Luneville con l’Austria (1801)  e quello di Amiens con l’Inghilterra (1802)  ed ergersi davvero come l’unico continuatore della Rivoluzione  nonche’ arbitro della delicata situazione europea.Tra i fattori più rilevanti  di tale nuova situazione  la Repubblica Cisalpina  si trasformava nella Repubblica Italiana con capitale Milano e Bonaparte Presidente, e alla Francia andava anche tutta la riva sinistra del Reno: sembra il trionfo dopo 13 anni dalla Presa della Bastiglia, ma è un equilbrio molto fragile perché  fondato solo sulla forza delle Armate francesi e sulla capacità di bluffeur del suo Generale/Primo Console, che all’indomani di Amiens, già nel 1803 ne forzava le clausole, annettendosi il Piemonte la cui sorte non era stata regolata dal trattato. Comincia così quel “gioco al massacro” della guerra come unica possibilità, che avevamo già indicato come maledizione di un personaggio che non può far altro se vuole conservare il potere : guerra e….vincere, sempre vincere, quasi senza appello, come lui stesso in più di una occasione aveva rimarcato. A protestare per l’annessione del Piemonte  è l’Inghilterra , ma ben presto anche Austria e Russia e poi anche Prussia saranno trascinate  nel vortice. Se a questo punto ci fosse stato il generaluccio del ’96, molto probabilmente le cose non si sarebbero così prolungate, ma è doveroso ammettere che a questo punto il personaggio proclamatesi Imperatore aveva cominciato ad imparare anche  il mestiere di Generale;  la fortuna poi continuava a tenerlo sotto la sua protezione ed ecco la serie di battaglie  che hanno enfatizzato la sua fama: Austerliz ! ecco questa si!... sfolgorante vittoria  che 
coronava tutta una serie di  scontri vittoriosi minori attribuibili però più a singoli suoi sottoposti che a lui, Austerliz  è  comunque una grande vittoria,  è una Rivoli ancora più magnifica che toglie dall’agone l’Austria costringendola al duro armistizio di  Presburgo  e l’Imperatore all’abdicazione, e almeno momentaneamente induce lo Zar Alessandro al ritiro del suo contingente dalla guerra. L’entrata in campo della Prussia  riaccende la guerra, ma oramai non c’è che dire l’uomo delle gonfiature, delle vittorie di comodo enfatizzate da un potere opportunista e manipolatore,  è diventato un esperto miltare e va osservato dispone di sottoposti di prim’ordine: il solito Massena, ancora Augereau,  Bernadotte, Murat   e nuovi nomi, Davout, Soult, Lannes, Brune, Ney tutti Grandi Signori della guerra : A Jena Napoleone sbaragliava i Prussiani , mentre nella stessa giornata il suo Maresciallo Davout  travolgeva ad Austadt un secondo contingente prussiano . La battaglia successiva  di Eylau contro Russi e Prussiani  avrebbe dovuto rappresentare un campanello di allarme perché dopo oltre un anno di successi  fu una vera e propria battuta d’arresto e la vittoria fu accreditata ai francesi solo perché con una abile manovra del proprio comandante  Benningsen l’esercito russo effettuò una perfetta ritirata strategica e i Francesi rimasero padroni del ghiacciato e desolato campo di battaglia stracolmo di cadaveri. Qualche mese dopo oramai in estate, una netta e bella vittoria a Friedland fecero dimenticare la carneficina di Eylau e portarono all’armistizio di Tilsit , ma di lì a poco altre nubi cominciarono ad adombrare l’apparentemente fulgore dell’Impero:  la campagna di Spagna e una seconda terribile battaglia-carneficina a Wagram, anche questa una sorta di vittoria di Pirro  E’ sempre quella maledizione alla guerra continua di cui abbiamo parlato, ma è una maledizione che ha una struttura precisa, che risiede sempre nello spazio/tempo in cui tutto era cominciato, ovvero quella valle del Po in Italia dove un giovane inesperto  generale era stato fatto passare per un novello Cesare con vittorie gonfiate, inesistenti e seguite  da un meccanismo di accumulo di ruberie e gabelle cui il giovane generale aveva prestato un suo volenteroso talento. Wagram fu l’ultima vittoria di Napoleone di poi il destino cominciò a volgere il suo lato più oscuro e non ci fu più la fortuna a proteggerlo a dimostrargli il suo favore: Bisogna ammettere che come Generale era diventato bravino , in Russia a Lipsia, nella difesa dei confini francesi  nel 1814 ed anche nella stessa Waterloo, più volte mostrò un oramai consumato talento militare “manovra l’artiglieria come una pistola” pare disse di lui Wellington,
WATERLOO
ma questa discreta bravura non lo salvò dal disastro, dalla rovina senza più appello e a concludere tristemente la vita in un isolotto sperduto in un quotidiano struggente rimpianto. Una amarissima conclusione che in qualche modo faceva parte di quella ardimentosa teoria dell’azione scritta da un ufficialetto francese Guibert ai tempi degli scontri di Federico II e Maria Teresa, e che durante quella prima campagna d’Italia fu il breviario operativo del giovane generale Napoleone Buonaparte, cui restano affidate molte delle controverse azioni militari e civili in territorio italiano .  La tesi del presente scritto è che a consuntivo l’intera vicenda dell’uomo Napoleone Bonaparte, può essere addotta proprio a quella prima campagna d’Italia del 1797/97:  l’essere preso quasi casualmente e comunque con molti lati oscuri, ad attore protagonista di tutta una serie di manipolazioni abilmente condotte e propagandate da un potere corrotto e spregiudicato, la recita di una parte nella quale poi finì per identificarsi fino a dirigere lui stesso le scene successive, doveva per forza di cose consegnare il soggetto ad una totale dipendenza da tutte le varie maschere indossate. Chi ha sempre usato maschere non riesce più a disidentificarsi dalle varie rappresentazioni e finisce per non ritrovare più se’ stesso frammentandolo in tali rappresentazioni. Avrebbe detto Pirandello “uno, nessuno, centomila”   

MATEMATICA COME CALCOLO E COME MITO

  Le questioni di conoscenza e sulla conoscenza  cominciarono ad andare diversamente   quando a prendere il posto del Mito  fu un tipo di co...