Risultati davvero interessanti si possono ottenere dalla rilettura di alcuni libri letti molto tempo fa e rivisitati alla luce di nuove conoscenze che intanto negli anni, anzi nei decenni si sono prodotte. Così ad esempio di un libro letto all'incirca nella primavera estate del 1964 Il Mattino dei maghi di Pauwels e Bergier, ho utilizzato quel tantino di Fisica Quantistica che sono andato ad aggiungere alla mia ragione, con la sua doppia fenditura, lo spin, il collasso dell’equazione d’onda e l’integrale sui cammini di Feynman: non sono tanti i libri che inducono aquesto tipo di revisione canonicamente tutto Freud e non solo perche' lo suggerisce Lacan, col celeberrimo "leggere e rileggere Freud" quindi parecchi saggi di Guenon e direi tutti di Evola, qualche altro davvero epocale tipo quello qui citato di Pauwels e Bergier, con l'aggiunta dell'eccezionale Il crollo della Mente bicamerale e l'origine della coscienza di Julian Jaynes, ancora l'Inconscio come insiemi infiniti di Matte' Blanco, tutti i libri che parlano delle 5 Leggi Biologiche di Rick Geerd Hamer e qualche testo esplicativo davvero d'eccezione del tipo di quelli di Claudio Trupiano, infine direi qualche saggio recente davvero sopra le righe rispetto al marasma di incultura e menzogne, di Aleksander Dugin e di Robert De Benoist. Ma facciamo ritorno alle stringhe, e al più possibile di Super, nelle stringhe, nella simmetria, nell’inconscio e alla fin fine, augurabile anche ad un certo “uomo” e perveniamo all’alchimia cercando di fare una bella miscellanea tra i due specifici, quello che i fisici chiamano “fusione di zona” ovvero il raffinamento dei materiali protratto per un numero altissimo di volte che serve a preparare il germanio e il silicio puri dei transistor e dei vari microchips, ma che la alchimia raccomandava in tutti i suoi manuali e insegnamenti, ovvero distillare mille e mille volte l’acqua, il che potrebbe anche portare all’elisir, non necessariamente solo di lunga vita. Quanto più ci si indentra nell’alchimia e si risale nel passato, tanto più si trovano ammaestramenti genericamente ascritti all’alchimia ma espressi nelle forme e con gli strumenti più disparati. La più immediata delle associazioni è con la chimica, ma non meno rilevante è l’architettura : le opere di Fulcanelli , questo misteriosissimo “ultimo alchimista” che scrisse le sue opere negli anni venti del novecento,sono dedicate al Mistero delle Cattedrali e a minuziose descrizioni delle “Dimore filosofali”: per lui l’alchimia sarebbe il legame con antiche civiltà scomparse del tuttoignorate dalla archeologia ufficiale, e comunque tutta l’architettura medioevale è per lui la testimonianza della consuetudine antichissima di trasmettere il messaggio della conoscenza attraverso cattedrali e giustappunto “dimore filosofali” Ancora apprendiamo dal libro di Pauwels e Bergier che Newton credeva all’esistenza di una catena di iniziati di remotissima ascendenza che conosceva i segreti della trasmutazione della materia e pertanto anche quelli della sua disintegrazione – lo scienziato atomico Andrade in una conferenza a Cambridge del 1946 in occasione del terzo centenario di Newton, lasciò palesemente intendere che lo stesso Newton apparteneva a tale catena e non aveva rivelato al mondo che una piccola parte del suo sapere ”io non posso sperare di convincere gli scettici“ aveva detto ”che egli aveva poteri di profezia, nonche’ di antichissime conoscenze (un canonico futuro anteriore) che lo avevano raccordato ad una comprensione dell’antimateria e anche dell’energia atomica. Sempre a proposito dell’alchimia e sempre nel nostro oramai accreditato libro guida alla conoscenza, apprendiamo che uno degli autori Jacques Bergier che dal 1934 al 1940 fu assistente di Andrè Helbronner un geniale e originalissimo professore insegnante di “chimico-fisica” che aveva appunto creato questo inusitato connubio tra le due scienze e vantava importantissime scoperte sui metalli colloidali, sulla liquefazione dei gas e sui raggi ultravioletti. Questo professore era anche perito legale presso i tribunali in merito alle trasmutazione degli elementi e pertanto aveva modo di frequentare studiosi, scienziati, ma anche impostori e falsi alchimisti.Così un pomeriggio di giugno del 1937 Bergier che si trovava spesso a seguire il prof.Helbronner nei suoi incontri con i personaggi più disparati si trovò all’appuntamento e con un soggetto decisamente fuori le righe, che nessuno gli tolse mai la convinzione che potesse trattarsi di Fulcanelli in persona che cominciò a parlare al professore e quindi anche a lui in termini quanto mai apocalittici “il professore Helbronner, di cui voi credo, siate assistente ha voluto tenermi al corrente di di alcuni risultati ottenuti in merito alle proprie ricerche di energia nucleare, in particolare dell’apparizione della radioattività dovuta al polonio quando un filo di bismuto è volatizzato da una scarica elettrica nel deuterio ad alta pressione: voi siete molto vicini alla riuscita, come d’altronde altri scienziati contemporanei (pensiamo a Einstein Heisenberg, Bohr, De Broglie, Dirac, Pauli, Schrodinger ed anche ai nostri “ragazzi di via Panisperna” Fermi, Amaldi, Segre, Pontecorvo, Majorana, soprattutto Majorana). Atmosfera pesante, un gelido soffio di vento attraversa l’aria nelle vicinanze del Pont Neuf e scompiglia i capelli dei tre interlocutori, questo Bergier non lo trasmette, ma ho supplito io, trascinato in questo costruito spazio/tempo innescato da pagine scritte e compenetrato in uno di quei momenti fortemente significanti, dove non è tanto la descrizione dei fatti e delle situazioni che conta, quanto l’atmosfera, le emozioni sottese, la suggestione e un bel surplus di stato d’animo…. Ed ecco il parlato, proprio dell’uomo più o meno individuato come Fulcanelli che come chiosa il momento con un lapidario “Posso permettervi di mettervi in guardia?” cui fa seguito l’esplicazione “gli studi ai quali vi dedicate, voi e i vostri simili, sono terribilmente pericolosi; essi mettono in pericolo non soltanto voi, sono temibili per l’intera umanità. La liberazione dell’energia nucleare è più facile di quanto non pensiate, e la radioattività prodotta può avvelenare l’atmosfera del pianeta per lunghi anni, inoltre deflagrazioni atomiche possono essere prodotti con pochi grammi di metallo e radere al suolo città intere. Bhe! diciamo che un tipo di incontro del genere vale la pena di essere riportato ed è quanto mai istruttivo per noi lettori leggerlo e ri-leggerlo, magari anche con un intervallo di quasi sessant’anni. Il probabile Fulcanelli avrebbe infine chiosato con un palese accenno alle ultime tendenze della fisica: la relatività, il principio di indeterminatezza, quello di complementarietà, le equazioni d’onda e il loro collasso, pongono sempre in crescente rilevanza il ruolo dell’osservatore nella esamina dei fenomeni, ed ecco quindi il segreto dell’alchimia che potrebbe appunto riguardare proprio questo ruolo dell’osservatore come precipuo mezzo di manipolare materia e energia in modo da produrre un campo di forza, che giustappunto re-agisce all’osservatore e lo mette in una situazione privilegiata di accesso alla realtà, altrimenti occultata. “L’essenziale” doveva quindi concludere il probabile Fulcanelli “non è la trasmutazione dei metalli, ma la modalità d’essere dello sperimentatore…. è proprio questo che gli alchimisti i veri alchimisti chiamano “la grande Opera “ Modalità d’essere e anche di fare , che si avvale di un principio che potremmo chiamare di “ripetizione” un po’ a somiglianza di quanto Lacan diceva a proposito dell’inconscio…. “egli non parla ….ripete!” l’alchimista e in qualche modo, il fisico moderno che vuole riprendere l’antica tradizione, che vuole coniugare il tempo al futuro anteriore, deve portarsi come l’inconscio, ovvero trasferire la sua immaginazione con un’opportuna coniugazione che lo trasferisca al registro del simbolico: ovvero si produce migliaia di volte lo stesso esperimento, facendo variare ogni volta uno solo dei fattori attraverso la moltiplicazione dell’immaginario per il suo coniugato e così pervenendo al simbolico proprio dell’inconscio, fino a raggiungere qualcosa di straordinario, qualcosa che fa del Reale un qualcosa in più dove scompare l’ordinario razionale tanto decantato da Hegel e fa capolino l’irrazionale che va a braccetto col Simbolico. In fondo è una sorta di legge che ricorda il principio di esclusione di Pauli, ovvero in un dato sistema (ad esempio l’atomo e le sue molecole) non possono esservi due particelle eguali (neutroni protoni, elettroni, mesoni) e neppure due onde con il medesimo punto di collasso: tutto è unico in natura mutano solo i modi di osservazione e quindi lo stato di chi osserva: Se si ripete migliaia di volte un esperimento alla fin fine si perverrà a qualcosa di straordinario sia esso un limite, una derivata, un integrale che avranno tutti un loro cammino. E’ quindi con la ripetizione che i segreti dell’energia e della materia potranno essere svelati: una operazione del tutto simile al funzionamento dell’inconscio, il fisico che ri-assume l’alchimista nel suo cammino al futuro anteriore, entra in possesso della chiave che regola la meccanica dell’Universo, la manipolazione degli elementi permette dunque di trasmutare gli elementi ma anche di trasformare lo sperimentatore stesso, e di stabilire nuovi rapporti tra il suo “spirito” oramai animato e lo spirito universale in eterno stato di concentrazione. Ultima tratta di conoscenza tratta dal libro Il mattino dei maghi, riguarda il fatto che tutti i testi di alchimia asseriscono che in Saturno si trovano le chiavi della materia.Per coincidenza tutto quello che si sa oggi in fisica nucleare si basa sulla descrizione dell’atomo saturniano, ovvero una massa centrale che esercita una attrazione circondata da anelli di elettroni ruotanti (l’atomo di Bohr e della celeberrima Interpretazione di Copenaghen) Ora come è noto la teoria dei Quanta e la meccanica ondulatoria si basano sul comportamento degli elettroni; nessuna teoria e nessuna meccanica ci spiegano con esattezza le leggi che regolano il nucleo. Ancora da L’interpretazione di Copenaghen si immagina che tale nucleo sia composto di protoni e neutroni, ma nulla di preciso si conosce sulla entità elle forze nucleari esse non sono né elettriche, né magnetiche, né gravitazionali, si ipotizza che siano una sorta di particelle intermedie tra neutrone e protone denominate mesoni, oppure chissà forse cedono di più a quel melange tra particella e onda che potrebbe riferirsi a stringhe di energia come la musica espressa da corde in tensione tipo la corda di un violino, fino ad andare a comporre una misteriosa Teoria, detta appunto M dove tutto quello che la compone merita la qualifica di Super (super stringhe , Super Simmetria, e un inconscio come Super Es ) Ora, tutti questi dubbi, tutte queste teorie, anche tutti questi Super, che caratterizzano l’intera essenza delle forze nucleari e della stessa struttura del nucleo ci obbliga anche a perseguire le ipotesi più ardite : se l’antica trasmutazione alchemica può rivestire quel senso al futuro anteriore è perché le proprietà del nucleo non sono state ancora sondate a sufficienza.Si cominciano ad intravedere strutture infinitamente complesse all’interno del protone, del neutrone e si intravedono leggi che potrebbero essere fondamentali e unificanti (tipo quella di coniugazione tra relatività e meccanica quantistica, o magari quel principio di parità che non si applica al nucleo; si comincia a parlare di una anti-materia e di materia oscura e della possibile esistenza di più uniiversi, coevi e paralleli al nostro universo visibile. Il futuro anteriore e cioè la congiunzione tra fisica moderna e antica alchimia, potrebbe essere prossimo, in quel simbolico che ripete e di cui è depositario l’inconscio
sabato 7 marzo 2026
CULTURA E MANIPOLAZIONE
C'e' una correlazione tra cultura e manipolazione? be' diciamo che le cose stanno un po' a meta' in quanto bisognerebbe fare un distinguo quando la cultura si sposa a quel buonismo intellettuale, che caratterizza una certa mentalita' sinistrorsa che informa quella che generalmente viene etichettata come faziosità e quella che invece si riferisce ad un aspetto meno rigido della conoscenza, piu' malleabile e quindi meno dogmatico quale si assiste invece dalla parte che un po' fumosamente viene detta la destra . Da un lato la manipolazione mediatica isola una o più caratteristiche di larga diffusione - l'istruzione superiore, la residenza in un'area metropolitana, la gioventù - e le trasforma in distintivi di appartenenza a una élite sedicente virtuosa in seno alla comunità di riferimento, dall'altro crea un'aspettativa positiva associando queste caratteristiche a preferenze politiche presentate in termini altrettanto positivi: l'internazionalismo, l'europeismo, il politicamente corretto, generando così nei destinatari un obbligo morale ad aderirvi, per certificare la propria appartenenza alla schiera dei migliori. Il fenomeno, noto agli psicologi sociali come Effetto Rosenthal o Effetto Pigmalione, descrive la possibilità di indurre i comportamenti e/o le qualità di un soggetto rendendogliene manifesta l'aspettativa da parte di un'autorità o di una guida riconosciuta. Se i giornali scrivono che i cittadini più istruiti votano progressista perché sono saggi, questi ultimi tenderanno ad avverare la profezia votando progressista, sì da essere degni di annoverarsi tra i saggi. Collateralmente anche i meno istruiti, purché esposti alla narrazione, orienteranno le proprie opinioni verso il medesimo standard per assimilarsi ai migliori. In questo modo la descrizione mediatica diventa norma coattiva, avverando se stessa. n un altro articolo di questo blog si è visto come il principale movente politico della vasta e longeva categoria dei moderati non risieda nell'interesse o negli ideali, ma piuttosto in un desiderio di celebrare la propria superiorità aderendo agli standard etico-politici di volta in volta fabbricati e magnificati dagli organi di stampa, cioè dal potere in carica. Si è anche visto come la coltivazione di exempla negativi da cui distinguersi - gli estremisti, i razzisti, i fascisti, i terroristi, gli indifferenti, la pancia degli elettori ecc. - sia strettamente funzionale all'allestimento letterario di quegli standard buonisti e alla loro imposizione: il terrore di finire dietro la lavagna con il cappello dell'infamia spinge i gregari a suffragare qualsiasi atto, anche il più atroce. È il terrore atavico dell'esclusione dal branco, la cui urgenza irrazionale diventa strumento di propaganda e di sottomissione in quanto prevale sugli interessi dei singoli, anche i più legittimi, e li annulla nell'imperativo di un presunto bene spersonalizzato e comune - cioè del personalissimo bene di chi detta le trame ai giornali.Ai mezzi di informazione spetta il compito di alimentare questa aggregazione autocelebrativa coltivando simboli, mode, antagonismi e dibattiti che, per aggredire i gangli prerazionali del target, devono affondare la loro suggestione negli archetipi più radicati e ancestrali. Quindi e' piu' che altro l'erudizione che e' devocata a raccogliere il messaggio con tutte le implicazioni di approssimazioni e anche di falsita' , non essendo tale da saper distinguere una corretta differenza. Che dei dotti, un po' piu' raffinati degli eruditi debbano avocare a sé la guida delle cose pubbliche era già in Platone, là dove contrapponeva alla democrazia ateniese la sofocrazia, il governo dei filosofi e dei sapienti. Dall'altro, l'attenzione al grado di istruzione innesca un automatismo pedagogico che rispecchia l'infantilismo coltivato dai media e dove la qualità degli individui è misurata in termini di diligenza e non di intelligenza. Sicché lo studente/cittadino meritevole è quello che ascolta la maestra, passa gli esami e consegue il titolo di studio, così come il politico buono è quello onesto che si attiene alle regole senza metterle in discussione, il lettore buono è quello che ripete tutto ciò che legge sui giornali e il popolo buono è quello che fa i compiti a casa di merkeliana memoria, senza interrogarsi sulla bontà del progetto politico sotteso. Il successo di questa articolata "captatio benevolentiae" è tale da suscitare non solo l'autocompiacimento dei suoi destinatari - sì da renderli argilla nelle mani del manovratore di turno - ma anche un odio acerrimo verso chi non si conforma allo schema. I moderati, nonostante rappresentino di norma la maggioranza dell'elettorato (diversamente il potere non se ne curerebbe), amano immaginarsi come uno sparuto manipolo chiamato a difendere la fiamma della civiltà dai barbari. La loro forza sta nella paura, e la paura genera odio. Sicché, nei rari casi in cui la realtà non si conforma alle loro aspettative, si scagliano contro chiunque ardisca trasgredire il catechismo impartito dai loro giornali. Il subumano va arginato e interdetto per il bene di tutti e in deroga a tutto. Resta l'effetto: quello di rendere dicibile l'indicibile - la revoca del suffragio universale - e di gettarne il tarlo nelle teste dei lettori, così da prepararli ad applaudirne l'avvento e illuderli che, quando ciò accadrà, loro non ne saranno colpiti trovandosi al sicuro sulla sponda dei migliori. Insomma è sputato quello che e' accaduta appena pochi anni fa con la farsa della pandemia, di un terrificante , anzi flagellante (per usare un termine assai caro alla stampa di regime) contagio, che in realtà ha quasi realizzato il sogno indistruttibile della medicina allopatica e della farmacologia "di fare di ogni sano un malato" tirando fuori dal cappello di illusionista i termini del nuovo "crugifice" : negazionista, complottista, no vax, no mask. Avendo chiarito che le temibili decisioni della massa ignorante non sono altro che le decisioni sgradite alla massa degli opinionisti e dei loro lettori, non è del tutto ozioso chiedersi se esista davvero, e in che misura, una correlazione tra l'istruzione/informazione degli elettori e la qualità della loro partecipazione politica. Nel mischione semantico postmoderno, "scientia" (conoscenza) e "sapientia" (saggezza) convergono nell'accezione burocratica del sapere certificato dai titoli di studio, sicché la sofocrazia platonica - il governo dei saggi - diventa il governo dei laureati e, a fortiori, di coloro che formano i laureati, cioè dei professori, attestati da non meglio precisati titoli se non quelli di un asservimento da mercimonio al sistema . Essa diventa quindi tecnocrazia, l'esito ossessivo della contemporaneità politica in cui l'equivoco di una seduzione antica si coniuga con l'ulteriore equivoco di una competenza che si vorrebbe rivolta agli strumenti - il diritto pubblico, i regolamenti di settore, le norme contabili ecc. - e non ai fini del governo comune. Se gli strumenti nascono al servizio dei fini, escludere dalla determinazione dei fini coloro che non conoscono gli strumenti è un modo intellettualmente puerile per avocare a sé le decisioni, nel proprio interesse. Per lo stesso risibile principio, chi non ha studiato l'armonia tonale non potrebbe esprimere preferenze musicali, chi non conosce l'aerodinamica non potrebbe decidere su quale volo imbarcarsi e a chi ignora la geologia degli idrocarburi andrebbe vietato di impostare il termostato di casa. L'aristocrazia del passato, più onesta, spregiava il vile meccanico anteponendogli l'erudizione e il lignaggio. Quella odierna lo glorifica per dare una parvenza di asettica meritocrazia ai propri capricci. Si riporta un'interessante ricerca della professoressa Penny Lewis sulla ricezione della guerra di Vietnam presso il pubblico americano di quindi più di mezzo secolo fa " in generale, i settori più istruiti del pubblico hanno sostenuto più di tutti il prolungamento dell'impegno militare americano [in Vietnam]. Nel febbraio del 1970, ad esempio, Gallup sottoponeva al campione il seguente quesito: "Alcuni senatori sostengono che dovremmo ritirare immediatamente le nostre truppe dal Vietnam: siete d'accordo?". Tra coloro che fornirono una risposta, si espressero in favore del ritiro immediato oltre la metà degli adulti in possesso di licenza elementare, circa il 40% dei diplomati e solo il 30% di coloro che avevano frequentato un'università. Non si trattava di un'anomalia statistica. Nel maggio del 1971 il 66% dei rispondenti laureati riteneva che la guerra fosse stata un errore, a fronte del 75% dei diplomati. In generale, un'attenta lettura dei dati dimostra che nella maggior parte delle questioni riguardanti la guerra, la più forte opposizione al coinvolgimento americano in Vietnam provenne dalla parte meno istruita della popolazione. " Tornando al nostro Paese : poiché raramente i programmi di storia dei licei si spingono oltre il Fascismo, ci piace ricordare anche ai più istruiti che cosa fu la guerra in Vientam: una lunga, inutile e sterminata carneficina, la più grande dopo la seconda guerra mondiale, con oltre 5 milioni di morti di cui quasi 4 civili, dieci nazioni coinvolte, rappresaglie, stupri, torture e milioni di sopravvissuti traumatizzati a vita. Ma essa fu anche la più grande sconfitta politica e militare degli Stati Uniti, che in quell'avventura persero oltre 160 miliardi di dollari e quasi 50.000 uomini senza ottenere nulla, se non la vergogna di un attacco infame e di una disfatta su tutti i fronti. Inaugurata con il pretesto evergreen di proteggere un gruppuscolo esotico dai cattivoni di turno (allora erano i comunisti, oggi frequenterebbero una moschea) e degenerata nella penosa illusione di "rendere credibile la potenza" americana (cit. JFK), la guerra in Vietnam durò vent'anni. E in quei vent'anni l'opinione pubblica americana ne conobbe le atrocità leggendo i reportage, seguendo i documentari e ascoltando le testimonianze dei rimpatriati. Con il passare degli anni anche la prospettiva di un esito favorevole del conflitto appariva sempre più remota, sicché sostenere l'impegno militare dopo 15 anni di inutili stragi non era da ignoranti, ma da stupidi. E i più stupidi erano proprio i meno ignoranti. Più avanti, nello stesso libro, si riporta la conclusione di uno studio condotto dal prof. Richard Hamilton nel 1968, secondo il quale: " ... la preferenza per le alternative politiche più "dure" si riscontra con maggior frequenza tra i seguenti gruppi sociali: i più istruiti, coloro che occupano posizioni di prestigio, le categorie ad alto reddito, i giovani e le persone che prestano molta attenzione ai giornali e alle riviste. La testimonianza è di sorprendente attualità. Non solo perché le categorie sociali citate - gli istruiti, i prestigiosi, i benestanti, i giovani, prevalenti tra i falchi politicamente miopi di allora - sono esattamente le stesse in cui la stampa di oggi pretende invece di celebrare l'elettorato più lungimirante, ma soprattutto per la chiave di lettura che si anticipa nella chiusa. Queste persone non sono semplicemente informate, ma "prestano molta attenzione ai giornali e alle riviste". La ricerca di Hamilton evidenzia una correlazione tra quegli status sociali e una maggiore inclinazione a lasciarsi orientare dall'informazione stampata, cioè dalla propaganda. Elidendo i termini centrali, le retoriche degli opinionisti moderni si potrebbero allora ritradurre e semplificare così: l'elettore buono è quello che fa ciò che gli dicono i giornali. A prescindere dalla condizione sociale, che è strettamente funzionale a fabbricare nei manipolati l'illusione della propria superiorità e indipendenza (se in altre circostanze i più obbedienti fossero stati gli incolti, si sarebbe detto che i colti erano inconcludenti, debosciati ecc.). Ma perché i cittadini più istruiti e sopratutto quelli di sinistra sono, mediamente, anche i più esposti alla propaganda? Sul tema una riflessione del sociologo francese Jacques Ellul, dove si sostiene che la moderna propaganda non può funzionare senza "istruzione" o perlomeno una istruzione "incanalata" servile al sistema quale alla fin fine dopo secoli di protesta sempre un pò manierata, sempre
con un sottofondo di frustrazione e di atavica invidia, la sinistra doveva pervenire, mostrando, come ho scritto in un precedente articolo del blog LeNardullier.blogspot.com, di essere in sostanza l'altra faccia di una stessa medaglia e cioè quella del capitalismo nato dalla Rivoluzione Industriale e del progressivo consumismo. Ellul ribalta la nozione prevalente secondo cui l'istruzione sarebbe la migliore profilassi contro la propaganda. Al contrario, sostiene che l'istruzione, o comunque ciò che è comunemente designato con questo termine nel mondo moderno, è il prerequisito assoluto della propaganda. Di fatto, il concetto di istruzione è ampiamente sovrapponibile a ciò che definisce "pre-propaganda": il condizionamento delle menti tramite l'immissione di grandi quantità di informazioni tra loro incoerenti, già dispensate per altri fini e presentate come "fatti" e "cultura". Ellul prosegue il ragionamento designando gli intellettuali come la categoria più vulnerabile alla propaganda moderna, per tre motivi: 1) assorbono la più grande quantità di informazioni non verificabili e di seconda mano; 2) sentono il bisogno impellente di esprimere un'opinione su qualsiasi importante questione di attualità, e pertanto soccombono facilmente alle opinioni offerte loro dalla propaganda su informazioni che non sono in grado di comprendere; 3) si considerano in grado di "giudicare per conto proprio". Hanno letteralmente bisogno della propaganda. In termini pedanti, l'istruzione scolastica al netto delle competenze tecniche che impartisce (da cui l'illusione tecnocratica) è il veicolo di trasmissione di un'impalcatura simbolica che riflette e rafforza, in termini necessariamente schematici e riduttivi, gli automatismi ideali della comunità politica di appartenenza. Un ulteriore esempio, tra i tanti, è la permeabilità del pubblico al discorso pseudoscientifico, che veicola messaggi privi di fondamento scientifico ammantandoli del lessico e del contesto - accademico, editoriale, mediatico ecc. - propri della scienza. La seduzione di questa cosmesi è evidentemente tanto più efficace verso coloro che hanno maturato un rispetto acritico e istintivo verso le insegne della scienza e dei suoi luoghi, cioè in chi ne ha più a lungo subito l'autorità nel corso degli studi. Ciò realizza puntualmente l'intuizione di Ellul: l'istruzione è necessaria per affermare l'autorità dei maestri, ma quasi mai sufficiente per verificarne gli insegnamenti. È un caso etimologico che "dotto" e "indottrinato" condividano la stessa radice (dŏcĕo), e così anche "sedotto" ed "educato" (dūco). Non è invece un caso che i cittadini più istruiti, sia per il maggior prestigio sociale di cui mediamente godono, sia per l'impalcatura simbolica dispensatagli dalla scuola, sia per un risibile e mal dissimulato orgoglio di classe, siano i bersagli non solo preferiti dalla propaganda, ma anche i più facili. e comunque e' un po' la medesima tesi dell'ironicissimo fisico quantista Richard Feynman che prendeva le distanze da una cultura un po' troppo superficiale e quindi suscettibile di essere manipolata, proprio quella che emerge dal piu' che secolare rovellio intellettuale della ideologia di sinistra e che ha come suo archetipo originario non tanto il pensiero di Karl Marx,
quanto del suo massimo ispiratore ovvero quel Giorgio Hegel che ipocritamente sosteneva che il reale è razionale e il razionale reale, proprio per mettersi al sicuro da critiche fin troppo plausibili che filosofi meno inclini alla piaggeria (Schopenauer, Nietzsche, financo un Freud) avrebbero potuto muovere ad un'idiozia del genere. Non è difatti un caso che proprio gli intellettuali siano sempre stata la classe sociale più pronta ad accettare i dettami delle più feroci dittature, gli intellettuali ed anche gli artisti e oggi più che mai, la pressocchè quasi totalità degli operatori dello spettacolo e della comunicazione ( attori, scrittori, giornalisti , etc.) inverando in pieno la tematica del figlio di Thomas Mann : Klaus, con il suo romanzo Mephisto
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