La storia che la stragrande maggioranza di libri, soprattutto quelli di scuola e anche di universita' ci hanno propinato, sono un lungo e anche profondo inganno, o meglio una grande farsa con tanto di copione di messa in scena: magari ecco non proprio da sempre, ma perlomeno dal 1348 con l'occasione della prima grande pandemia dell'occidente, e' da allora che si e' andati avanti con tale farsa che ha forse avuto, ecco nei tempi odierni, in questo secondo ventennio del terzo millennio la sua manifestazione piu' eclatante e piu' preoccupante. Le revisioni della nostra storia si rendono quindi assolutamente necessarie se vogliamo uscire dall'attuale dittatura ideologica fondata sulla menzogna e anche su tutti quegli pseudo punti di vista che fino ad ieri prevalenti possono ed anzi debbono presentare un carattere decisamente iconoclastico. E' di grande aiuto tornare al pensiero di uno studiosorealmente libero e originale quale solo un pensatore di "destra" puo' essere, come Julius Evola che affronta proprio il concetto di evoluzione secondo il suo reale andamento che e' stato di involuzione e decadimento. Giustappunto una delle prime revisione affrontate da Evola fu quella del cosiddetto Rinascimento: questo periodo difatti viene correntemente considerato come una delle massime glorie della storia universale ed in particolare italiana; forse non è stato il Rinascimento, più che una antichità troppo remota, a conferire all’Italia la dignità di madre delle lettere e delle arti? Certo: ma altrettanto vero è che non per ultimo alla “tradizione” del Rinascimento si deve il fatto, che l’Italia fino ad ieri valse sì come un meraviglioso paese delle lettere, dei musei e dei monumenti, però abitato da un popolo, che dal punto di vista etico e politico non godeva proprio della miglior fama. In ogni civiltà “normale” il centro non può cadere nelle lettere e nelle arti: esso cade invece nei valori ascetici ed eroici, in una salda severa formazione della vita aliena da “espressionismi”, nella quale i principii superindividuali, le opere e le azioni stanno al disopra della “genialità” e della soggettività del singolo. Non è detto che in sensibilizzazione intuitiva ai principii generali – in sé stessi superiori al mondo delle arti e della “creatività” – che stanno al centro di una determinata civiltà. Ora, proprio l’opposto si è verificato nella civiltà del Rinascimento.In essa si è avuta una vera e propria orgia della soggettività “mediterranea” liberata da ogni vincolo, un pullulare tropicale di “creazioni” di ogni genere prive, in fondo, di ogni nesso unitario, non obbedienti ad un significato superiore, staccate da ogni forza formatrice politica o spirituale unitaria. Perciò, malgrado il suo splendore esteriore, la civiltà umanistica della Rinascenza rappresenta, da un punto di vista superiore, una caduta di livello, lo spezzarsi delle fila di una più seria e più profonda tradizione. Essa fu la controparte culturale e artistica di un individualismo disordinato, che si espresse politicamente nello stile delle Signorie e nelle eterne liti delle città italiane e dei loro condottieri. Essa contenne i germi, che dovevano dare a conoscere la loro vera natura nell’ illuminismo, nel razionalismo, nel naturalismo e in altri fenomeni della decadenza moderna. Infatti non è un caso che il Rinascimento goda di una predilezione non solo in ambienti letterari “neutri”, ma anche in ambienti massonici. Ancor parlando della famigerata Società delle Nazioni, in un congresso massonico internazionale, nel 1917, a Parigi, si celebrò “la rivolta, di cui l’umanismo della Rinascenza e la filosofia della grande rivoluzione francese sono le fasi salienti, più note e più prossime, e di cui lo spirito massonico esprime la stessa anima”. Il miraggio delle meravigliose creazioni del Rinascimento non deve in realtà far dimenticare il significato profondo relativo al fatto che la sua contemporaneità appunto con l’umanismo, col naturalismo e con la stessa Riforma, né deve far perder di vista la precisa funzione polemica e dialettica che tutti questi fenomeni, nel loro insieme e nella loro sinergia, ebbero di fronte alla precedente civiltà medievale. Chi non conosce la retorica della “affermazione della vita”, della “riscoperta della sacralità del corpo e della bellezza”, del superamento del “despotismo teologale e politico” e di tante altre espressioni di colorito fra l’immanentismo e il massonico che sono state applicate alla civiltà e al pensiero della Rinascenza? E lo stesso termine “Rinascenza” non svela già di per sé stesso l’istanza polemica, rivoluzionaria e antitradizionale ora accennata? Si rinasce da una morte o da un sogno: e ciò sarebbe stato il Medioevo imperiale, ghibellino, feudale edantesco; il Medioevo, che noi possiamo senz’altro chiamare ario e romano-germanico e che come tale, per noi, fu esso la vera Rinascenza. Là dove forze prima contenute rigidamente in una unità per via di una tensione superiore passano di nuovo allo stato libero, si può aver la sensazione ingannevole di una maggiore vitalità, di un dinamismo, di un risveglio. invece non si tratta che di dissoluzione e di dispersione centrifuga. Questo è il vero senso del Rinascimento. Non è che in esso si manifestasse una vita nuova e giovane: al contrario. Tutte le sue creazioni non si spiegano che sulla base della lesione della tensione metafisica e politica del precedente mondo imperiale feudale medievale: esse rientrano nella via di colui che – per usare l’espressione di Guénon – si e distaccato dai cieli con la scusa di conquistare la terra e, possiamo aggiungere noi, di scoprire l’“uomo”. A chi abbia un senso della “terza dimensione della storia” su tale base si rendono comprensibili altri fenomeni connessi all’epoca del Rinascimento; come per esempio l’intero ciclo delle “scoperte” e lo slancio dell’Europa verso le avventure e le conquiste transoceaniche. Quel potenziale, che prima si concentrava sulla direzione verticale, che trovava cioè il suo oggetto adeguato in valori trascendenti, nel punto in cui perdette contatto con tale punto di riferimento, si scaricò, per dir così, sulla direzione orizzontale, cioè nel dominio umanistico, fisico, naturalistico, particolaristico: da qui uno slancio senza precedenti, da qui l’orgia delle arti, delle lettere, del “pensiero”, della “libera soggettività”; da qui la espansione illimitata verso mari e terre sconosciute: ma, soprattutto, come conseguenza, da qui una fondamentale irrequietezza ed instabilità, una insoddisfazione che nulla varrà più a placare, quell’impulso, che Spengler dirà “faustiano” e che, a parte tutti gli orpelli intellettualistici, tradisce solo un male simile a quello del morso della tarantola. Non si può infatti placare con oggetti di questa terra un impulso cui poteva esser solo adeguata una realtà trascendente e l’approssimazione temporale ad essa, cioè l’Impero. Nel punto in cui l”uomo occidentale tradì la sua più alta vocazione, si è creato in sé stesso, nell’inquietezza e nell’insoddisfazione già indicata, la pena per questo tradimento.Da un altro punto di vista, col Rinascimento va a prender definitivamente il sopravvento una componente “mediterranea”, individualistica, insofferente di ogni superiore principio di ordine, che già nel Medioevo era stata un focolare perpetuo di anarchia e di divisione, resistendo ad oltranza alla renovatio romani imperii, al tentativo romano-germanico di formare l’Occidente cristiano secondo una superiore concezione. Là dove nella civiltà dell`alto ghibellinismo, nell’etica feudale dell’onore e della fedeltà, nell’ideale umano dei grandi ordini Cavallereschi, nel simbolo ascetico-guerriero del crociato e così via tornarono ad imperare, in Occidente, vene della razza “solare” dell’uomo ario, ario-romano e nordico-ario, nella civiltà del Rinascimento venne invece al primo piano la razza obliqua dell’uomo “bottegaio" Chi non ricorda la ballata di Lorenzo de Medici che sottolinea la caducità dell’esistenza e conclude con le parole: «chi vuol esser lieto, sia – di doman non v`è certezza»? Questa è la controparte pratica della “grande parata” dei creatori di quel periodo: è l’antitesi di quel senso dell’eterno e di quella volontà dell’eterno, che caratterizzò l’alto Medioevo. Qui deve anche esser chiarito l’equivoco di coloro che pensano davvero che la Rinascenza sia stata una ripresa dell’antichità classica e “pagana”: ciò che fu ripreso, effettivamente, furono solo gli aspetti negativi, già decadenti e “afroditici”, esterioristici e razzialmente sospetti della civiltà antica, non quelli originari, eroici, sacrali, tradizionali. Non Sparta e non il simbolo dorico, ma Atene e Corinto. Non la Roma sacrale e catoniana, ma la Roma ellenizzata e soprattutto il crepuscolo dell’antichità: il mondo ellenistico-alessandrino. In più, nella Rinascenza mancavano i presupposti per poter cogliere e discriminare quel che di valido, malgrado tutto, poteva sussistere perfino in questa parte del mondo antico Oltre che di un uomo “afroditico”, abbiamo parlato di un uomo prometeico. Ad esso si riferisce propriamente l’umanesimo della Rinascenza. Contro quel si è or ora detto, qualcuno, a testimoniare la ripresa di elementi spirituali e perfino iniziatici del mondo antico da parte della Rinascenza, potrà citare nomi, come quelli di Bruno, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola. La funzionalità di simili elementi nella Rinascenza, peraltro, si connette proprio a quanto di più oscuro ha agito in una tale epoca. Noi abbiamo infatti un vero e proprio processo di inversione consistente nel materializzare lo spirituale per divinificare la materia, Dio divenendo l’uomo e l’uomo divenendo Dio. Questo, in fondo, è il senso ultimo dell’Umanesimo. Questo è l’oscuro mistero che fu celebrato in sette e in gruppi occulti, i quali dovevano continuarsi proprio nella massoneria e qui tradurre senz’altro in termini di una azione sovvertitrice politica metodica e cosciente la “tradizione” da essi ricevuta. Si ricordi che la stella sia dei Massoni che dei Soviet, simbolo dell’uomo bottegaio e anche collettivizzato e materializzato onnipotente e senza Dio, è un simbolo magico che proprio nei gruppi iniziatici dei quali non pochi esponentidella Rinascenza subirono direttamente o indirettamente l’influsso, è un segno, tra i tanti, della inversione propria all’“umanismo”, culto terrestre dell’uomo divinificato. Bisogna rendersi dunque conto che la sovversione combattuta oggi nelle sue forme estreme dalle nostre rivoluzioni restauratrici, ha avuto origine nella Rinascenza, secondo le intime connessioni di essa con l’umanesimo, la riforma e il naturalismo. Non siamo partiti dal punto di vista artistico, quindi il valore che nel dominio tecnico delle arti hanno la creazione della Rinascenza resta del tutto impregiudicato. A chi esplora la “terza dimensione” della storia, ciò non impedisce tuttavia di riconoscere, che lo splendore apparente, l’opulenza e la genialità di simili creazioni sono valse, un po’, come le cortine di fumo che in una guerra moderna talvolta si usano per coprire una avanzata. E l’avanzata è stata di forze, nelle quali chi oggi si sente compenetrato da una nuova serietà, da una nuova volontà di formazione ario-romana tradizionale e virile del carattere e della vita, difficilmente saprebbe riconoscersi.
mercoledì 28 gennaio 2026
mercoledì 21 gennaio 2026
A CIASCUNO IL SUO IN - CONSCIO
E' solo la coscienza che dice la sua sulla essenza della natura umana, oppure vi concorre anche un inconscio, che magari potremmo anche assodare che parla, o meglio come diceva Lacan "non parla, ma ripete", dice sempre la stessa cosa, anche se lo fa con strumenti diversi: il sogno, l’atto mancato, il sintomo di conversione organica (leggi la tosse , qualche volta, piu’ raramente, il mal di stomaco) in correlazione ai quattro (dico quattro non tre) foglietti embrionali ratificati da Hamer (endoderma, mesoderma arcaico, mesoderma recente, corteccia cerebrale) - domanda del solito Watson a Sherlock Holmes ...“e perche’ lo fa?” ”elementare Watson: perche’ non e’ capito!”. Cosa c’è dunque da capire su questa essenza specifica della natura umana ? Come venne, da dove venne, e perche’? In merito alla coscienza di cui abbiamo fatto cenno, ci sono le esaurientissime risposte di Julian Jaynes nel suo oramai, per me “biblesco, ” “il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza", ma se volessimo comprendervi tutto il funzionamento della mente umana, un po’ “tutto il cucuzzaro “ e quindi si anche sua maesta’ la bestia nera “inconscio”o come preferivano chiamarlo prima Nietzsche, poi Groddeck e alla fine anche lo stesso Freud : ES.
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| la torcia della conoscenza |
Alla luce quindi di questa ridottissima luce e di qualche riverbero che magari riesce a fare capolino qua e la’ nello spazio delimitato della torcia cosa possiamo sostenere? Che siamo un bel passo avanti a tutti gli altri animali della terra e su questo c’è chi dice che non ci piove (ma neppure tutti), comunque sia come spiegare il divario in effetti notevole con tutte le altre specie viventi? Suvvia a ben vedere rifa’ capolino solo quella benedetta coscienza , ovvero quella particolare metafora che abbiamo fatto di noi stessi : il famoso analogo-io di Jaynes che spiega buona parte di tutte le differenze : una questione di linguaggio, perche’ inn effetti senza linguaggio non vi sono ne’ metafore, ne metonimie ne’ alcuna altra forma di dialettica che possa configurare un mondo analogale, costruito su analoghi appunto, quale il nostro mondo solo umano pero'; il punto e' che quando ci si deve cimentare a spiegarsi tutto questo, come dove e da dove , perche' entriamo in paranoia e arriviamo alle congetture piu' fantasiose, come quella degli Annunaki, ovvero gente venuta da un altro pianeta in un passato lontanissimo e imprecisato che ci avrebbero creati o meglio modificati per aiutarli a esseguire dei compiti di loro interesse sul nostro pianeta (il piu' accreditato: una ricerca e raccolta dell'oro, utile, anzi indispensabile per certi loro interessi , che spiegherebbe il perche' del persistere dell'impulso a tale ricerca e accaparramento nella genia umana, anche dopo la dipartita degli Annunaki): i retaggi di tale crazione di modifica di un essere gia' evoluto nella scala biologico, ma ancora non in possesso di una specializzazione cerebrale in grado di articolare un linguaggio e quindi analoghi, non sono solo quelli legati all'oro, molti indizi, specie se raccordati a quei famosi riverberi che fanno capolino nello spazio di luce della coscienza , denotano specifiche disposizioni nell'essere umano : anzitutto quella alla ubbidienza e al lasciarsi facilemente influenzare e dominare da un qualcosa che egli reputa superiore - un dio o degli dei, totem di vario genere, e manufatti simbolici in grado di innescare precise reazioni di sudditanza , persino idee, opinioni,semplici frasi, comandi. Non a caso il gia' citato Jaynes pone come antecedente all'analogo io della coscienza una sorta di mente bicamerale, ovvero una suddivisione del cervello in due specifici e quasi autonomi emisferi, che sovraintenderebbero a due diverse funzioni di adattamento all'ambiente, una nell'emisfero sinistro con modalita' sopratutto metaforiche cioe' alla ricerca sempre di analoghi di significati per accrescere il linguaggio e quindi la sua conoscenza ed un'altra invece che si allocherebbe nell'emisfero opposto, quello destro, preposta piu' a raccogliere tutte le suggestioni stratificatesi nel corso delle esperienze, quindi una funzione di metonomia ovvero di trascinamento di significanti e tale da ripresentarsi alla bisogna quando una determinata situazione di emergenza lo richieda, ma con la peculiarita' di non poter essere elusa quindi non solamente udita , ma "ob-audita"= ubbidita (E' questa la modalita' che la mente bicamerale ha condizionato la presenza al mondo dell'essere umano, fornendo nei momenti di bisogno richieste da una situazione , delle "voci allucinatorie" con caratteristiche comportamentali adeguate di pronta reazione), voci superfliuo sottolineare che era essenziale che non potessero esere eluse e quindi addotte a non meglio precisati "dei" ....le voci degli dei di cui ci parlano tutti i piu' antichi testi dell'umanita' ivi compreso il nostro Esiodo delle Opere e giorni con caratteristiche di struggente rimpianto "perche' gli dei non ci parlano piu' , perche' ci hanno abbandonato? " e rieccolo il nostro Sherlock con il suo "elementare Watson"= perche' e' arrivata la coscienza ! l''analogo io, ovvero quel meccanismo cerebrale, fondato sul linguaggio che ha sostituito se stesso in situazione per quel preciso momento in cui l'emergenza avrebbe dovuto innescare la voce degli dei . Mito di passaggio questo che siostanzialmente e' il mito dell'origine della coscienza, anche esso riportato in tutte le origini della civilta' con le diverse modalita' di ognuna: il paradiso terrestre e l'albero col serpente tentatore, Prometeo e il furto della scintilla divina, l'uovo cosmico e gli Yuga degli Indu' , Gilgameshe Zaratustra. Da questa tendenza all'ubbidire al volersi sentire guidato derivano tutta un'altra serie di caratteristiche che si riscontrano puntualmente nell'essere umano: il bisogno di essere approvato, compreso, lodato, apprezzato (l'inconscio e' il desiderio dell'altro dice lacan, e per desiderio si intende anche un discorso, il discorso che ciascuno di noi instaura con se' stesso che però si comporta come altro e quindi sfugge ad ogni razionalita', con buona pace di quel fanfarone di Hegel che diceva che cio' che e' reale e' razionale e cio' che eè razionale e' reale). Sono caratteristiche di cui ci rendiamo tutti facilmente conto e questo sia con la coscienza sia se prestiamo un attimo di attenzione alle manifestazioni dell'inconscio, come il sogno ad esempio dove un simbolismo piu' variegato e complesso si manifesta attraverso immagini e sequenze che solo a volte riescono a darci un senso, meno che mai un significato .
lunedì 19 gennaio 2026
IL DUE DI BRISCOLA
Prussia aveva sbaragliato la Francia di Napoleone III (Sedan 1870) e vedere declinare la propria influenza nello stato quasi vassallo dell'Italia, che specie dopo la morte del Re Vittorio Emanuele II e l'ascesa al trono del figlio Umberto I che era fortemente orientato verso l'Austria e la Germania, e nel 1882 fini' per firmare il trattato della Triplice Alleanza (Germania, Austria e appunto Italia) perse almeno momentaneamente la sua influenza Un finire del secolo apparentemente positivo, con lo spostamento degli interesse bottegai dell'Inghilterra al suo impero coloniale e quindi un relativo isolamento, tutto a favore delle potenze di terra che infatti sembrano in questo periodo cogliere il massimo della loro potenzialita', laddove anche lo spettro delle guerre e' decisamente appannato in uno splendido finire del secolo denominato non a caso Belle Epoque L'Europa non conta nulla! in ispecie questa farlocca e inconsistente Unione europea conta meno del due a briscola: per risolvere i nostri problemi difatti e aspettarci una salvezza dal nostro spirito distruttivo europeo (ieri il nazismo, oggi la UE) dobbiamo sperare nella Russia e negli USA; d'altronde la storia insegna, cosa siamo stati capaci di fare noi europei: solo guerre fratricide, aggravatesi il tutto con il prevalere dello spirito talassico degli anglosassoni, come lucidamente individuato da Carl Schmitt nel suo saggio Terra Mare, che per motivi prettamente economici (da Elisabetta nel XVI secolo e vieppiu' con la Rivoluzione industriale) hanno fomentato sommosse, rivoluzioni, e guerre tipo ad esempio la guerra di Crimea, che ha rappresentato il primo tassello di offesa verso e grandi potenze terricole come la Russia, quelle cioe’ legate alla terra, alla solidita’ delle tradizioni ed anche necessariamente ai confini, alle differenze - dopo la Russia, il secolare impero Asburgico patria stessa della tradizione o la giovane e bellicosa Prussia, poi Impero Germanico, che rappresentavano l’antitesi netta delle aspirazioni espansionistiche di commercio senza limiti ne’ confini, proprio di un elemento liquido come il mare, della Gran Bretagna. Per ottemperare al massimo a questa finalita’ di fare terra bruciata di tutte le potenze non allineate con tali principi, bisognava spingere anche sul fronte, se non proprio delle alleanze, perlomeno delle gonfiate affinita’ con nazioni, diciamo così un po’ a meta’ tra le peculiarità’ individuate da Schmitt . Ecco allora, giustappunto
la prima esternazione di tale assunto nella guerra di Crimea dettato dalla occasione di colpire non tanto il moribondo impero ottomano, quanto la pur sempre minacciosa Russia, provoca da parte della "perfida Albione." un ipocrita, ma efficace avvicinamento alla Francia, facendo leva sul momento piu’ che favorevole in tale Paese, a nuove avventure militari, sull’atmosfera di rivisitazione del velleitarismo militare bonapartista con l’ascesa al potere assoluto di un discendente di Napoleone (1851). Ancora piu' subdolo il coinvolgimento di uno statarello di serie B, il Regno di Sardegna le cui velleita' erano quelle, nientemeno, di unificazione sotto la sua bandiera dell'intera compagine nazionale, che qualcuno avrebbe denominato pomposamente Risorgimento. Velleita', c'e' da dirlo che malgrado i copiosi finanziamenti della Banca dei Rotschild collegata a doppio filo con il Regno inglese , erano state severamente e ripetutamente frustrate dalle truppe Imperiali austriache del giovane kaiser Franz Joseph (1848 e 1849) capitanate da una vecchia gloria dell'Esercito asburgico, il Feldmaresciallo Radetzsky che nel 1813 era stato il vincitore di Napoleone a Lipsia. Nel 1853 all'atto dei disordini in Crimea il nuovo Capo del Governo subalpino Camillo Benso di Cavour , massone e fido faccendiere dei Rotschild riusciva a farsi accreditare dal governo di Sua Maesta' inviando un corpo di spedizione in Crimea e avendone in cambio la promessa di aiuto a realizzare il sogno di unificazione dello Stati Sabaudo, sostenute dal figlio del Re Carlo Alberto che era stato sconfitto da Radetzsky, Vittorio Emanuele II. L'inghilterra ebbe dunque una parte rilevantissima nella costituzione del Regno d'Italia sotto la bandiera dei Savoia , anche se apparentemente la gratitudine degli italiani (perlomeno fino all'armistizio di Villafranca ) fu verso l'Imperatore dei Francesi Napoleone III abilmente guadagato alla causa italiana dalla spregiudicata diplomazia di Cavour che non esitò a servirsi anche della propria cugina, la celeberrima Contessa di castiglione, per farlo sedurre e indurlo a scendere in campo a favore dell'Italia nella cosidetta seconda guerra d'Indipendenza(1859) e quindi meritando l'epiteto di lenone che gli indirizzo' Garibaldi qualche tempo dopo nel corso di una delle prime sedute del parlamento subalpino divenuto Italiano (giugno 1861) ; una rovente seduta in cui Cavour e Garibaldi, sul tema dello scioglimento dell'Esercito meridionale , ovvero quello che dagli originari Mille che erano partiti da Quarto si erano ritrovati 50.000 sul Volturno, si insultarono reciprocamente con tutto il livore e l'odio che nutrivano reciprocamente e che, questo non lo troverete sui libri di scuola, costò la vita al Cavour, che colpito da un colpo apoplettico nel pieno dell'alterco in aula fu trasportato a braccia e qualche tempo dopo mori'. Napoleone III la cui fondamentale presenza sui campi di battaglia non era poi così disinteressata (la promessa di avere Nizza e la Savoia) e di certo non determinata solo dalla grazie della bellissima Virginia Oldoini contessa di Castiglione, e' cosa risaputa che, specie dopo la sanguinosa battaglia di Solferino, le truppe al fronte arrivarono assai vicino all'ammutinamento tanto da costringerlo ad accellerare le trattative dell'armistizio di Villafranca, era pur sempre un fantoccio manovrato dalla assai piu' raffinata e smaliziata diplomazia inglese e sopratutto dai fortissimi capitali inglesi dei Rotschild. Proprio i Rotschild apertamente appoggiati dal governo inglese nel concedere ingenti prestiti, questa volta non si lasciarono sfuggire l'occasione di averla vinta in Italia, raddoppiando anzi la posta e puntando ad una intera indipendenza nazionale, che non era neppure nei programmi di Cavour e deglialtri esponenti del Parlamento subalpino, rivolgendosi alla parte piu' insurrezionale della compagine indipendentista, quella capitanata da personaggi come Garibaldi, Crispi, La Farina, Sirtori, Medici, Bixio, La Franca, Corrao, Pilo, La Masa, tutti inveterati massoni e collegati con la massoneria che sotto stretta sorveglianza e iper direzione inglese, conquistarono la Sicilia e successivamente tutto il Regno Borbone delle Due sicilie (1860/61). Dopo questo successo, una battuta d'arresto le mire anglosassoni la ebbero con la guerra del 1866 dove anche se riuscirono ad aggiungere un altro pezzo alla compagine nazionale italiana (il Veneto) e tutto sommato riuscirono a mettere contro i due principali imperi continentali quello storico asburgico dell'Austria e quello emergente della Prussia, non riuscirono pero' a seminare ulteriore zizzania ed anzi dovettero ingoiare l'amara pillola della creazione della Duplice monarchia austro Ungarica (1867) , assistere alla Unificazione della Germania dopo che laPrussia aveva sbaragliato la Francia di Napoleone III (Sedan 1870) e vedere declinare la propria influenza nello stato quasi vassallo dell'Italia, che specie dopo la morte del Re Vittorio Emanuele II e l'ascesa al trono del figlio Umberto I che era fortemente orientato verso l'Austria e la Germania, e nel 1882 fini' per firmare il trattato della Triplice Alleanza (Germania, Austria e appunto Italia) perse almeno momentaneamente la sua influenza Un finire del secolo apparentemente positivo, con lo spostamento degli interesse bottegai dell'Inghilterra al suo impero coloniale e quindi un relativo isolamento, tutto a favore delle potenze di terra che infatti sembrano in questo periodo cogliere il massimo della loro potenzialita', laddove anche lo spettro delle guerre e' decisamente appannato in uno splendido finire del secolo denominato non a caso Belle Epoquelunedì 5 gennaio 2026
L'INFINITESIMALE DELLA DANZA
Soggiogati dalla danza? Decisamente si, ma bisogna ammettere che essa ha una accentuata valenza femminile : i capelli lunghi sciolti sulle spalle che ondeggiano seguendo il ritmo della musica e partecipano colle altre parti del corpo ai movimenti della danza; sono in verita’ i capelli e i piedi, le estremita’ che alla fin fine conducono questo coinvolgente gioco anche se in altre culture partecipano anche il bacino e sopratutto il ventre quindi non e’ tanto una percezione in soggettiva, che riguarda noi stessi, ma e’ trasferita sull’altro (pardon sull’altra) Diciamo che un po’ tutte le danze partecipano, o meglio fanno partecipare di questa sensazione: il tango, la baciata, il Paso doble, il valzer, ah! il caro vecchio valzer col suo bel Danubio blu , pero’ nella fattispecie della sensazione del coinvolgimento partecipe, forse la danza che maggiormente coinvolge occhio, cervello e anache il cuore, e’ la taranta o pizzica, dove l’elemento piedi gioca una parte di primaria importanza, piedi nudi che si muovono sinuosamente in una sorta di frenesia accelerata (non a caso il nome taranta viene dal morso della tarantola che un tempo si diceva generasse appunto una sorta di frenesia), cui nella contestualita’ del ballo si aggiunge questa volta un elemento esterno oltre la musica, una sciarpa di solito rossa che la ballerina di turno muovera’ sempre con consumata abilita’ e il trasferimento su di essa della sensualita’ che il corpo con le sue estremita’, i capelli e soprattutto i piedi nudi che si muovono sul terreno, trasmettono all’intero contesto, di cui fortunosamente e con grande piacere anche noi facciamo parte “inspirero’ considerando tutti i corpi, espirero’ considerando tutti i corpi” dice il ritornello della Meditazione Vipassana, ma qui la meditazione e’ accelerata e tutti corpi sono coinvolti nel movimento: la ballerina con i suoi capelli, i suoi piedi, i gesti e la sciarpa, quindi la musica, il contesto, gli altri ballerini, il pubblico. A questo punto proprio come faccio in numerose attivita' che comportano un apprendimento di nuove sequenze: imparare ad andare in bicicletta,esercitarmi sulle parallele per pervenire a tempi di kippe, sciare sulla neve...comincio a contare i passi che vado facendo giustappunto per apprendere qualcosa di nuovo, questo contare all’inizio mi aiuta, mi ricorda il percorso che debbo seguire, uno, due, tre, avanti,quattro indietro, cinque di lato, ma poi ad
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| Ballerina di pizzica |
giovedì 1 gennaio 2026
UN INDICE POCO AFFIDABILE
Il referente della coscienza, specie dopo le defaillances della ragione degli ultimi anni di questo terzo millennio , per intenderci gli anni della farsa di una inesistente pandemia il 2020-21-22, si e' rivelato quanto mai effimero e inaffidabile, diciamo quello di un bambino di 7 anni, ancora molto da affinare . Riflettiamoci un po' sopra, anche il pensiero cosidetto intelligente, ovvero Kant Nietzsche, Schopenauer, Spengler, Evola, Guenon, ed anche Freud, Heidegger e persino qualche fisico quantistico tipo Einstein, Bohr, Heisenberg, Schrodinger, Pauli in sodalizio con Jung nella sincronicita’, Feynman con il suo integrale sui cammini e certe suggestioni della Teoria delle stringhe e della misteriosa Teoria-M, hanno tutto sommato sempre il referente della nostra coscienza. Io ipotizzo che alla base dell'errore di interpretazione ci sia sempre lei la coscienza e credo di averne spiegato i motivi in parecchi articoli precedenti, pero' in termini un tantino meno generali e apocalittici c'e' anche una delle teorie piu' distorcente di tutti , quella di Hegel, il teorico della dialettica colui che affermava che cio’ che e’ reale e’ razionale e cio’ che e’ razionale e’ reale, ovvero proprio l’antitesi, tanto per usare i suoi termini di cio’ che, specie oggi, e’ sotto gli occhi di tutti, ovvero il pieno, quasi indiscusso, dominio dell’irrazionale piu’ spinto, sul reale ridotto sempre piu’ ad una sorta di geometrale dove ci si puo’ disegnare davvero di tutto.Paghiamo forse l’abbandono del criticismo Kantiano e le precise distinzioni fra Fenomeno, Noumeno e Cosa in se’, con l’adesione alla bugia o forse sarebbe meglio dire, alla cantonata piu’ dirompente delle costruzioni di pensiero successive alla rivoluzione industriale e al conseguente cambiamento epocale dei mezzi di produzione e dello stesso referente fondamentale che e’ stato trasferito dall’interno di se’ , (ovvero l’uomo) a quanto di piu’ estraneo da se’ e artefatto (la macchina) . Non sono certo io il primo a denunciare questa espropriazione del riferimento principale dall’interno all’esterno da se’ , Leibniz lo aveva osservato a proposito della sua ideazione del calcolo infinitesimale, antitetica alla costruzione di Newton, e Kant vi aveva sviluppato il suo impianto categoriale e il suo criticismo, ma ecco che Hegel si presenta con il suo Idealismo e la sua dialettica e vai con la via libera a tutte le argomentazioni atte a rimestare la brodaglia del mondo bottegaio, quello del commercio dell’economia, del profitto e di un unico solo valore : il denaro e il suo, appunto… "valore di scambio". Smith, Ricardo, Say, Malthus, Spencer, Stuart Mill, li hanno chiamati economisti, ed economia la loro teoria, ovvero una sottospecie di filosofia giustificativa dell’intrigo, dellacorruzione, del mercimonio che e’ stata chiamata liberismo, ma che non e’ neppure un legittimo ampliamento del caro vecchio “conto della serva” . Il principale errore di Marx e dei suoi accoliti e seguaci e’ stato quello di accettare le regole del gioco sia pure in una accezione di opposizione e superamento – non si può battere il Banco che ha stabilito le regole, giocherai sempre nelle sue modalita’ e proprio quando avrai la sensazione di poter vincere in realta’ sei solo stato fagocitato nel suo sistema, sistema addirittura epocale che le antiche tradizioni hanno denominato eta’ dei mercanti o del bronzo – un qualcosa che proprio le ultime vicende di questo terzo millennio hanno enfatizzato all’ennesima potenza : una sinistra, ovvero una ideologia che in teoria dovrebbe essere la maggiore critica del sistema capitalistico liberista o neo-liberista che sua che si è fatta il suo maggiore alleato, anzi il servo piu’ docile, il piu’ volenteroso dei carnefici di liberta’ - accettazione incondizionata di obblighi vaccinali, di mezzi di coercizione coatta, di violenza sui dissidenti, di discriminazioni su lavori e sullo stesso vivere sociale, etc. - roba da far impallidire altri carnefici, quelli di Hitler come riportato in un famoso libro. Anche l’altra variante del sistema bottegaio ovvero il capitalismo incentrato sul denaro e sul valore di scambio si e ‘ dimostrata inconsistente nel suo far leva un po’ fumosamente a principi di tradizione quasi sacrale che era stata la peculiarita’ del sistema antecedente ai bottegai, quella che sempre gli antichi testi di tutto il mondo ed anche il poeta greco Esiodo considerato il piu’ grande della letteratura greca arcaica assieme ad Omero avevano indicato come l’eta’ dei guerrieri o dell’argento. Ora secondo questa antica suddivisione delle eta’ del mondo bronzo e argento sono entrambi fallaci perche ‘ in sostanza hanno portato sempre violenza, guerre, distruzione e sofferenza e peggio dovrebbe verificarsi se si sprofondera’ nell’ultime fasi di queste eta’, quella del ferro o dei servi, per la filosofia Indu’ il Kali Yuga ovvero il peggio del peggio, la notte senza luce, le tenebre piu’ fitte; ora se prendiamo qualche mio vecchio articolo di questi miei blog, a che cosa ho sempre accompagnato lo svolgimento di tali diverse eta’ del mondo? Semplice! : alla nascita della coscienza : e’ con la coscienza e solo con il suo diffondersi in tutte le civilta’ del mondo che assistiamo a questi principi di devastazione che sono arrivati al momento attuale e minacciano ancora di peggiorare; quando la coscienza ancora non aveva fatto la comparsa tra le genti umane, ma tutti i comportamenti, tutte le azioni, financo tutti i pensieri, erano diretti da un altro meccanismo neuronale, quello che lo psichiatra e filosofo Julian Jaynes ha denominato “la mente bicamerale” nel suo eccezionale saggio titolato appunto “il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza” si aveva appunto una doppia azione del cervello : una per incamerare significati attraverso il meccanismo della condensazione di significato di un termine e applicazione per similitudine ad un altro termine (metafora) che si era andata ad allocare nella parte sinistra del cervello, l’altra per trasferire tutta la somma delle esperienze di comportamento (metonimia) spostando, trasferendo appunto tutti i significanti, ovvero non la semplice assegnazione del significato di un termine, ma appunto tutto quello correlato al suo farsi costituendo appunto un apprendimento per esperienza e continuita’ che invece si e’ andata ad allocare nell’emisfero destro dello stesso cervello Questo stato di doppia mente, una per incamerare la condensazione dei significati, l’altro per svolgere compiti relati all’interagire con l’ambiente ecco e’ un qualcosa di cui al contrario dello stato della coscienza, non sappiamo nulla di preciso, specie temporalmente, ed e’universalmente considerato dalle stesse antiche fonti, come “eta’ dell’oro”. Ecco come la descrive Esiodo nel suo Poema Le Opere e i giorni:“Gli uomini “vivevano come dei”; lontani dalle malattie e liberi dal faticoso lavoro, passavano la vita a gioire e banchettare. Quando poi dovevano morire, erano “come presi da giusto sonno : la loro morte era dolce e senza affanno.Questa generazione di uomini appare la migliore: onorava gli dei, ed essi facevano sì che la terra producesse da sola i suoi frutti. La vita si svolgeva così nella più grande armonia” Ecco il punto della domanda dell’inizio : Noi ci siamo sempre riferiti alla coscienza per individuare e definire l’essenza del nostro stato della nostra stessa essenza, e se avessimo sempre sbagliato referente? Se invece di rivolgersi sempre alle eta’ dell’argento e del bronzo e paventare una terza infima eta’ del ferro, ci fossimo invece rivolti ad una eta’ dell’oro, ovvero quando una coscienza analogale non aveva ancora fatto comparsa nella biologia umana?????
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