sabato 29 novembre 2025

iIL NOSTRADAMUS DELLA COSCIENZA e DELL'INCONSCIO

Ritengo Nietzsche  una sorta di Nostradamus  del pensiero e della conoscenza umane - le sue previsioni non hanno neppure l'ambigua incertezza delle sestine del famoso indovino, eccolo infatti dire la sua sulla coscienza "La coscienza è l'ultimo e più tardo sviluppo dell'organico e di conseguenza anche il più incompiuto e il più depotenziato. Si pensa che qui sia il nocciolo dell'essere umano: ciò che di esso è durevole, eterno, ultimo, assolutamente originario! Si considera la coscienza una stabile grandezza data! Si negano il suo sviluppo, le sue intermittenze! La si intende come unità dell'organismo! Questa ridicola sopravvalutazione, questo travisamento della coscienza hanno come corollario un grande vantaggio, consistente nel fatto che con ciò è stato impedito un troppo celere perfezionarsi della medesima. Perchè gli uomini ritenevano di possedere già la coscienza, si sono dati scarsa premura per acquistarla, e anche oggi le cose non stanno diversamente!" . In questo passo sembra, non solo anticipare Freud e l'inconscio, cosa che prima di lui avevano fatto in parecchi, Cervantes, Poe, Melville, ma addirittura delineare chiaramente Julian Jaynes e la sua mente bicamerale e quindi porre l'origine della coscienza molto ma molto più ravvicinata in quanto derivata del linguaggio e a questo posteriore (grosso modo tremila anni fa o giù di là) Ci pensi alla sconvolgente affermazione “La coscienza e’ posteriore al linguaggio” quante incredibili conseguenze determina nella nostra cultura e persino civilta’? significa ammettere che l’uomo ha fatto tutta una serie di cose, dal costruire paesi, citta’, monumenti, realizzare diverse civilta’, fare guerre, il tutto, senza esserne cosciente, ma semplicemente facendo leva su di un altro meccanismo neuronale, uno appunto non derivato dal linguaggio, ma su qualcos’altro.  Beh e’ notorio che c’è stato  un certo signor Freud che ha dato il nome a questo “qualcos’altro” perfettamente biologico, denominandolo “inconscio”. Ma e’ anche vero che da tempo immemorabile l’uomo ha sempre avvertito questo “esser-ci”- altro,  molto molto prima di Freud e anche di Heidegger cui quel “ci” ha dato comunanza all’essere, e alquanto piu’ poeticamente l’aveva chiamato “eta’ dell’oro”   

Una età dell’oro, una denominazione comune un po’ a tutte le civilta’ del passato la cui peculiarita’ era quella di essere  caratterizzata da voci ? Voci allucinatorie tout court identificate con le voci degli dei, anzi l’unica modalità di manifestazione di non meglio precisati dei. E per quanto tempo durarono queste voci, per quanto tempo questi dei abitarono qui sulla terra ? Di certo assai più dei tremila anni scarsi della coscienza, stante la sua dipendenza dal linguaggio articolato, diciamo una temporalità indefinita, fatta di decine, centinaia di migliaia di anni, chi può dirlo, mancante l’elemento di trascrizione di una data esperienza? Mancando quell’analogo-io in grado di mettere in situazione se’ stesso con uno scritto? Ecco che qui entra in gioco un pensatore piu’ recente di Freud o di Heidegger, un pensatore a noi contemporaneo che nel 1976 scrisse un saggio di fondamentale importanza “il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza" giustappunto il sopracitato Julian Jaynes. Cosa significa mente bicamerale?
Significa un cervello ben distinto nelle sue funzioni: 
 una funzione pratica adattiva per sbrigare le faccende del quotidiano con una certa rispondenza fondata sulla condensazione di un significato acquisito che prendeva in esame la modalita’ comunicativa degli esseri umani, quella appunto di un linguaggio articolato , in grado cioe’ di comprendere sempre piu’ dati e trasmetterli al proprio simile, quindi un codice metaforico un “cosa e’ questo?.... beh e’ come quest’altro….” Metafora e’ parola greca e significa letteralmente “portare nei pressi, nell’intorno“.  avvicinare un significato ad un altro per effetto di rassomiglianza. Tale funzione eminentemente metaforica quindi si allocava nell’emisfero sinistro del cervello con tanto di specializzazioni nelle varie aree (Broka, Vernicke, etc). significa pero’ anche una diversa parte allocata  nell’emisfero opposto dello steso cervello, preposta ad una funzione assai differente  : sfruttare l’esperienza acquisita del singolo, del gruppo e trasmetterla alla comunita’ non per condensazione, non metaforicamente ma per spostamento, per trascinamento di quel significato letterale correlato ad un oggetto, che va anche caricandosi di tutta una serie di implicazioni correlate all’essere in una certa situazione e quindi, secondo la teoria di De Saussure  diventa “significante”, una operazione che la retorica linguistica indica con il nome di metonimia e che resta compresa appunto dal meccanismo di trascinamento di significante quale puo’ essere una composita esperienza a fronte di un determinato evento di tipo eccezionale (l’attacco di una belva feroce, una alluvione, un incendio,  altri tipi di eventi piu’ o meno naturali. Una mente bicamerale quale quella descritta da Jaynes può in effetti essere durata centinaia di migliaia di anni e lo stesso può dirsi se un tale paradigma viene applicato e adattato ad un qualcosa di così misterioso, così fumoso, per nulla documentato come la prima Era della Umanità quella dell’oro , quella degli dei, della quale non ci rimangono che illazioni e una forma comune a tutte le culture, di larvata nostalgia , quel “perché gli dei non ci parlano più?” Come dovettero essere tali voci, abbiamo detto, o meglio ci ha detto esaurientemente Jaynes nel suo saggio – stress, situazioni nuove, adattamento all’ambiente , modalità non discutibile della comunicazione auditiva, etc’- semmai , è il caso di andare a scoprire che fine abbiano fatto tutte queste voci, una volta che l’emisfero sinistro del cervello ha costruito quell’analogo io che ha consentito di mettere l’individuo “in situazione” e narratizzare la sua presenza e quindi di quelle prescrizioni non ha alcun bisogno? Sembrerebbe avallata l’ipotesi di zona muta, se difatti una voce non ha più nulla da indicare a livello comportamentale, a cosa serve l’emisfero destro? a niente! è un emisfero del tutto superfluo in quanto le zone corrispondenti a quelle del linguaggio articolato non rivestono più alcuna utilità. Così sembrerebbe se utilizziamo il referente della singola eventualità comportamentale, ma cosa succede se prendiamo in esame un qualcosa di molto più generalizzato? cosa succede se ci focalizziamo sul “desiderio” che della vita ne costituisce l’essenza? Succede che viene investito qualcosa di molto più complesso e articolato di una singola evenienza; la modalità allucinatoria delle parti dell’emisfero destro del cervello, preposte alle suggestioni/comandamenti, in correlazione a quella costruzione di analogo io, perde quella funzione di rapporto tra i due emisferi e si precisa in un qualcosa che assume una essenza a sè stante, quella appunto che informa il desiderio, tutto il desiderio come correlato sempre presente fin dall’apparizione dell’uomo e di quel suo distacco dallo stato animale, che attenzione non è la coscienza, ovvero l’analogo io, è un qualcosa che sta localizzata nell’emisfero destro che esaurita la sua funzione allucinatoria/prescrittiva, la evolve in una generalizzazione di quello che da sempre ha rappresentato l’istanza della presenza dell’uomo sulla terra, una sorta di pieno ritorno a quel “de-sidera” ovvero quel “venire dalle stelle”.
Un’entità più o meno misteriosa, certamente ancora sconosciuta, che ha rappresentato l’inizio della vita, ovvero, come dice Freud in Al di là del principio del piacere, un turbamento in un qualcosa di preesistente alla sua apparizione, ovvero una fenomenologia irrelata dove è presente un corpo turbato (il pianeta, terra, lo stato inanimato) che tende incessantemente a ritornare nello stato precedente a tale turbamento e un corpo turbante (l’apparire della vita, non insita allo stato inanimato, ma proveniente da altrove) che ha invece una duplice istanza : quella di permanere nel proprio stato a tutti i costi (il famoso “la vita ama la vita), ma anche quella di tornare anch’essa da dove è venuta, una nostalgia, direbbe Freud “una coazione a ripetere” ovvero da altrove , lo spazio, il cielo...le stelle... e quindi ri-tornare tra le stelle (de-sidera).
 Della reazione della prima entità, la terra, che potremmo anche definire totale assoluta indifferenza, ne abbiamo continuamente esaurienti prove: terremoti, inondazioni, mareggiate, eruzioni vulcaniche, sconvolgimenti tellurici, cambiamenti climatici, caldo, freddo, gelo, diciamo che la terra è un ambiente quanto mai inidoneo all’ordine delle volontà e dei disegni umani, mentre per la seconda entità, avendo invece una duplice istanza, quella del permanere e quella del ritornare, si era reso necessario, nell’essere vivente maggiormente evoluto grazie allo sviluppo del suo cervello, suddividere appunto tale cervello in due distinte parti/funzioni, una preposta a tutti i problemi del difficile adattamento ad un ambiente ostile/indifferente, grazie ad uno strumento di aggregazione ovvero il linguaggio articolato che nominasse ogni cosa e provvedesse grazie ad un meccanismo di paragone/condensazione a nominarne sempre di nuove, un’altra invece che doveva giocoforza trovare in una diversa, anzi opposta localizzazione cerebrale, la sua manifestazione: non quella di nominare tutte le cose, ma di trascinarne più che il significato, il significante, ovvero il sentito dire, quindi una metonimia ovvero tutte le possibili eventualità che una certa azione comportasse, applicandovi una sorta di imprimatur rappresentato dalla somma delle esperienze in situazioni simili, che appunto si imponessero come assolute in termini di comportamento. Questi potrebbero essere stati i tempi di dominio degli dei, giustappunto l’età dell’oro, che non ha bisogno di spiegazioni, non ha bisogno di giustificazioni e meno che mai ha bisogno di temporalizzazione: essa si manifesta in sé stessa, giustappunto in una voce, informante nel suo stesso porsi “Va! Fa! Agisci!“ Le voci ovvero le manifestazioni degli dei, ad un certo punto della storia, che non è la banale storia evolutiva delle moderna società umana, questo è un giudizio di merito prettamente umano, si esauriscono per il banalissimo motivo che “non hanno più nulla da dire”, e quindi a quella mente che Jaynes ha denominato bicamerale si sostituisce la coscienza, ovvero quell’analogo Io, che prodottosi nell’emisfero sinistro del cervello, consiste nel mettere in situazione il proprio vissuto senza più aver bisogno di attendere l’allucinazione/prescrizione trasmessa dal corrispondente emisfero destro e che il gruppo, la socialità, l’evolversi della civiltà aveva arbitrariamente attribuito agli dei. L’evoluzione del linguaggio una volta consentito che tramite un analogo che aveva fatto di se’ stesso, l’uomo fosse in grado di mettere se’ stesso in relazione agli eventi, non abbisognava più delle antiche voci ammonitorie e prescrittive di fantomatici dei, e torna quindi imperiosa la domanda : che fine hanno fatto tali voci e più specificamente che fine ha fatto tutta una parte del cervello che per millenni e’ stata preposta a tale compito? Come anzidetto non si tratta di un banale giudizio di merito o demerito , di valore o di non valore, quale l’uomo, specie da Platone in poi con la sua invenzione del concetto (un uno che sta per molti) ha applicato praticamente ad ogni suo scibile, si tratta della stratificazione della tradizione, un qualcosa di eminentemente simbolico che non cataloga, non elenca, non giudica , e che noi in questa sede denominiamo inconscio una funzione vestigiale che non si è estinta, non è diventata un’area muta del cervello come vorrebbero ipotesi scientiste, ma semmai diciamo che si è andata ad occupare di un qualcosa di molto più generale, insita in quella seconda istanza che abbiamo visto appartenere all’elemento turbatore, ovvero assolte, diciamo al meglio o perlomeno autonomamente, le funzioni di adattamento ad un ambiente ostile o indifferente, quindi di condensazione della propria permanenza, si è andata ad occupare del trascinamento di quell’eterno ritorno nei dettami del desiderio, ovvero quel “de-sidera” che non si contenta di un semplice elenco con termini sempre nuovi, ma vuole il senso di quel suo operare in un contesto che non lo conosce, che lo avversa, che lo opprime e contro il quale deve sempre lottare: vuole ritrovare la sua più profonda essenza, quella che solo il ritorno da dove è venuto può forse spiegare e giustificare.
Così se il “crollo della mente bicamerale”, prospettato tanto brillantemente da Jaynes ingenera giocoforza una “origine della coscienza” per logica associazione dovremo asserire che ingenera altresì una “ORIGINE DELL’INCONSCIO” Ammessa così una origine non solo della coscienza, ma anche dell’inconscio, Il desiderio non è più un singolo evento circoscritto e limitato da risolvere previa una voce allucinatoria e strettamente contingente, ma diviene il desiderio in senso lato, quello originario all’apparire della vita e del turbamento ingeneratosi nell’ambiente; ovvero è l’intera vicenda del genere umano che pervenuto al linguaggio ha specializzato tale strumento fino a coprire praticamente tutti o quasi i conflitti di attribuzione delle cose del mondo circostante, ha piegato il mondo ad una sua capillare nominalizzazione, ma ha tralasciato tutto quello che faceva parte del desiderio della sua stessa essenza, non solo adattarsi all’ambiente con la sua vita, con il suo “esser-ci” e quindi una condensazione/permanenza, ma anche fare ritorno da dove era venuta e quindi tornare intorno alle stelle (de-sidera) ovvero trascinare un significante nei meandri del proprio desiderio, non prendendo più in esame una singola conflittualità, ma il conflitto in sè: l’essere qui gettato in un mondo che non ci conosce e che ci osteggia con la sua totale indifferenza: insomma le eterne domande del genere umano ”chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo?”, che da tempo immemorabile sono sprofondate in una diversa accezione del linguaggio articolato, prerogativa di sciamani, auguri, indovini, ma anche artisti, poeti, musicisti, filosofi, e negli ultimi secoli anche studiosi, fisici, pensatori, che hanno costruito un linguaggio parallelo e alternativo a quello della cosidetta logica e che uno di questi ne ha individuato la struttura profonda e metodologica del suo manifestarsi, e qui facciamo ritorno a Sigmund Freud, che gli ha dato il nome di “INCONSCIO” e che noi in questa sede azzardiamo che, come la coscienza ha anche esso una origine e questa origine può benissimo trovare, come in un ulteriore estremo integrale sui cammini, una sua spazialità ed una sua temporalità del tutto indefinita si ma anche coincidente con tutto quello che l’uomo ha considerato come
desiderio e che non ha i dettami della localizzazione (vedi la fisica quantistica e la teoria degli insiemi ) e neppure della banale evoluzione a linea diretta da uno stato primitivo ad uno di cosidetto progresso, ma piuttosto la spezzata a zig e zag del ritorno, la teoria dell'eterno ritorno dell'identico nuovamente di Nietzsche che diviene  il mito dell’eterno ritorno in  Mircea Eliade, ma supposto dalle infinite voci della tradizione, un  ritorno all'Eta' dell'Oro

 

VIROLOGIA COME TEOLOGIA

 

Ritengo la virologia un po' l'equivalente nella medicina  di quello che e' la teologia per la filosofia . Per carita' io ho pochissima considerazione per la medicina cosidetta tradizionale o allopatica, come la si voglia denominare ( preferisco  l'aggettivo iatrogeno), pero' sono anche disposto ad ammettere che la medicina non preventiva, ovvero la chirurgia d'urgenza e non abusata, , ancor piu' la anestesia, abbiano la loro indubbia validita' - l'importante e' che essa non sia mai antecedente al danno, così come vorrebbero convincerci case farmaceutiche e produttrici di vaccini  che prevenire e' meglio di curare (trattasi di una balla a fini di puro mercimonio perche' non e' possibile anticipare quello che il nostro corpo decide di fare su pressione di un ambiente piu' o meno ostile, e per di piu' assai spesso con caratteristiche di trauma condizionato e contestualizzato . In tal senso  non c'e' dubbio che  la parola “virus”  (ed anche diciamo i ridicoli disegnetti elaborazioni computerizzate che hanno fatto dire ad un "eminente" virologo la risibile frase che "il covid va preso per le sue zampette" come se davvero un elemento infinitesimale quale dovrebbe essere un virus potesse avere zampette") e’ stata, a partire  dal 2020 in poi, la piu’ usata e abusata strafalcioneria in tutto il mondo  a causa della supposta pandemia con la nuova denominazione di  Coronavirus o più schematicamente  Covid 19, che ha provocato quel po' po' di baraonda mediatica condita di paura, panico, isolamento sociale, conflitti territoriali, e ulteriori misure coatte per opprimere la gente, che come abbiano toccato con mano, sono state capaci di innescare profondi meccanismi di dipendenza e idiozia generalizzate, tanto piu’ esasperate quanto meno rispondenti ad una effettiva emergenza, essendo alla fin fine tutto ridotto ad una banale influenzetta, spacciata come epocale pestilenza dai poteri costituiti finanziari, economici e tecnocratici  con in piu'  lo stuolo di battitori, molto poco liberi, ma veri e propri docili servi, della compagine dei mass media.  Da una parte ci siamo sentiti ripiombare nelle descrizioni

della pestilenza  delle pagine dei Promessi Sposi del Manzoni, o ancor prima in quelle della meta' del '400 con le denominazioni spauracchio "peste bubbonica" peste nera"  dall'altro si e', forse con ancor maggiore enfasi,  data la attuale diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, creato lulteriore  spauracchio del mostro-virus correlandolo di quanto di peggio possa essere esperito nella storia del genere umano, al cui confronto i mostri di qualsiasi immaginario dall'orco, alla strega. al lupo mannaro agli addirittura letterari Frankestein, Dracula, Hide, fanno la figura di mammolette. Come spesso avviene pero' i mostri non vanno ricercati all'esterno , ma all'interno di noi, in particolare da quel sonno della ragione che il pittore Goya individuava appunto come generatore di qualsivoglia mostro.

In realta' i virus  potrebbero davvero  essere  delle formazioni create dallo stesso individuo e fare la loro comparsa nell'organismo umano  come sottoprodotti dell'attivazione di uno specifico programma biologico.  Possiamo asserire tale ipotesi grazie alle scoperte del Dottor Hamer, in particolare  nella sua relazione all'embriologia e alla connessione mente/corpo dove  e’ stato ipotizzato che i programmi originati nell'ectoderma, cioè nella corteccia cerebrale, utilizzerebbero determinate  formazioni biologiche, che lo stesso Hamer in prima battuta ha attribuito al termine virus come messaggere e fornitrici  di materiali per completare la riparazione cellulareun processo che inizia nella fase di guarigione  quindi nella PCL della fase vagotonica che si servirebbero di tali formazioni biologiche per  fornire tutto il materiale e le informazioni necessarie per riparare le ulcerazioni  generatesi  durante la fase attiva del conflitto.  Tuttavia, cosa succederebbe se i virus non esistessero come anche Hamer in studi successivi e piu’ approfonditi  e’ andato sostenendo, o perlomeno, come ho fatto cenno sopra, quelli che denominiamo arbitrariamente virus sono tutt’altra cosa? Come potremmo esaminare, studiare, analizzare ed emettere giudizi su qualcosa che non esiste in quanto tale?
Accettiamo che esistano strutture con RNA o DNA, arbitrariamente denominate  virus dalla scienza accademica, ma comprendiamo che la loro funzione è quella di fornire gli elementi necessari per la riparazione completa a un gruppo di cellule, provenienti da uno specifico strato embriologico (ectoderma)., ma avendo sostenuto che quelli che la medicina chiama virus sono in  realta’ delle formazioni  create dal nostro stesso cervello  per avviare un processo di riparazione di un corpo sollecitato, se ne evince che non puo’ esistere alcun contagio,  ma si può programmare uno speciale e significativo programma biologico, anzi si puo’ fare anche di peggio, come dimostrano i recenti fatti del 2020/21 e 22, perche’ con la propaganda e la diffusione della paura  si puo’ indurre un generalizzato stato di allarme con perenne emergenza,  incentrato appunto sulle sintomatologie specifiche  che  grandi quantita’ di  persone sperimentano lo stesso conflitto nello stesso contesto e con gli stessi sintomi: si puo  davvero ipotizzare che  la comparsa di nuove “malattie infettive” e anche di “nuovi virus” quale appunto il sedicente corona virus o covid 19 va di pari passo con la comparsa di nuovi problemi sociali e parimenti la ricomparsa di vecchie malattie corrisponde alla riattivazione degli stessi problemi del passato.
Fondamentalmente, ciò che dobbiamo capire da questa affermazione è che le pandemie sono correlate a quelli che chiamiamo shock biologici sociali , vale a dire che un gran numero di persone in una popolazione subirà uno specifico shock biologico e che quando sarà risolto
darà origine a presunte malattie infettive specifiche, che si diffonderanno in ampi segmenti della popolazione. Certo, a questo punto si parlerà di epidemia o  pandemia  
Sebbene esistano alcune fotografie da microscopi elettronici a scansione, dove si possono osservare formazioni che potrebbero corrispondere a un virus, non si può nemmeno differenziare se si tratta di detriti cellulari, vescicole cellulari isolate, materiale genetico liberole particelle osservate al microscopio elettronico, le cui caratteristiche sono simili a un retrovirus, erano state descritte nel 1970 e nel 1972, identificate come particelle della famiglia di tipo C (presenti in immagini di placenta umana e altri tessuti sani e senza infezioni virali). Nessuno è riuscito a dimostrare l'esistenza di un virus, nemmeno attraverso la manipolazione in terreni di coltura, tanto meno in tessuto sano e se ci sono immagini che corrisponderebbero a "virus", oltre a detriti cellulari, vescicole cellulari, resti di genetica codice, esosomi, ecc.). Resta pertanto una altra delle peggiori baggianate della cosidetta scienza che ha accettato il diktat di elementi estranei, quali le societa' petrolifere e di riflesso farmaceutiche ( la connivenza tra le due, chiamiamole entita' risale ai tempi del famigerato
Protocollo Flexner (1910) dove si e' perpetrato il fatale connubio tra spregiudicati industriali tipo David Rockfeller e pseudo scienziati tipo Pasteur, che ha sancito definitivamente la dipendenza della ricerca e dello studio dal denaro e da  interessi unicamente di profitto e quindi di mercimonio )

martedì 11 novembre 2025

LA M TEORIA COME IN-SISTERE


Per avere una teoria del tutto come sognava Einstein e ancor piu' Hawking  e che che sostanzialmente  rappresenta il vero fine di tutta la fisica quantistica, a mio parere ci vuole una trasformazione, si ma non dell'ex-sistere, ma dell'in-sistere, e siccome io propendo per le stringhe non le immagino lunghe e filanti, ma che si avvolgono sempre attorno a qualche cosa, un po' a elica, un po' a spirale, oppure al piede e polpaccio di una ragazza più bella i cui sandali servono a farla rimanere "terra terra”. Ma torniamo a questa “Teoria del Tutto” sorta di pietra filosofale dei fisici  teoretici, soprattutto Quantistici, fin da quella prima famosa cena a Bruxelles, organizzata dalla Solvay nel 1927  con i più grandi fisici dell’epoca, Lorentz, Einstein, Bohr, De Broglie, Marie Curie, Bragg, Born, assenti però  quelli che informeranno il dibattito più acceso: Dirac,Heisenberg, Pauli, Schrodinger ed anche il nostro Fermi, che però, nel contrasto tra le due prime "star"  della riunione:  Bohr e  Einstein  costituirà l’atto di nascita della Fisica Quantistica. A prevalere in quell’occasione e’ la teoria di  Bohr, già emersa e sancita  dalla sua scuola di Copenaghen, ovvero la  ratifica che il Principio di Complementarità (Bohr stesso) è alla base  del Principio di Indeterminazione (Heisenberg, suo allievo) e che tali due principi sono gli unici che  possono chiarire il dualismo tra materia e luce, per il semplice fattoche non esiste una realtà avulsa dall’osservatore,  quindi tutte le Leggi Fisiche, in special modo una

Teoria del Tutto, dovrà per forza di cose avere una natura probabilistica, cosa che per Einstein era fumo negli occhi e difatti aveva ribattuto con la celeberrima frase “Dio non gioca a dadi”   In merito però a riassumere tutto, relativita’ e quantistica, Bohr e Einstein, di acqua sotto i ponti ne dovrà ancora passare e ne passa tutt’ora;  è da poco scomparso uno dei più  spasmodici ricercatori di tale Toria del Tutto : Stephan Hackwing che però  sembra che verso la fine  avesse rinunciato del tutto, dopo una riesamina spassionata dei teoremi di incompletezza di Godel (Il teorema di Gödel implica che la matematica pura è inesauribile - non importa quanti problemi vengono risolti, ci saranno sempre altri problemi che non possono essere risolti con le regole esistenti. A causa di questo teorema, anche la fisica è inesauribile, difatti  le leggi della fisica sono un insieme finito di regole e includono quelle della matematica, quindi il teorema di Gödel si applica anche a loro. Si ma è un pò come il celeberrimo effetto della Doppia Fenditura ...se cambi punto di osservazione, se esci dallo schema, cambiano sia i riferimenti sia le conclusioni. Come ho detto all’esordio di questo articolo, io sono particolarmente affezionato alla Teoria delle stringhe e penso proprio che sia proprio tale teoria, con le revisioni che nel corso di una cinquantina d’anni sono state effettuate sul suo corpo teorico, possa ambire ad  essere accreditata come la più papabile per assolvere a spiegazione o magari interpretazione del Tutto.  La teoria delle stringhe prese le mosse da un articolo che un ricercatore del CERN di Ginevra Gabriele Veneziano scrisse per spiegare il comportamento degli adroni (Un adrone (dalgreco hadrós:"forte") è una particella subatomica composta da quark e antiquark legati da forza nucleare forte. La famiglia degli adroni è suddivisa in due sottogruppi:barioni, formati da un numero dispari di quark, come il protone e il neutrone; . I mesoni, formati da una coppia quark-antiquark, come il pione e il kaone.Durante gli esperimenti condotti con gli acceleratori di particelle, i fisici avevano 

osservato  che lo spin di un adrone non è mai maggiore di un certo multiplo della radice della sua energia. Nessun semplice modello adronico, ad esempio quello che li considera composti da una serie di particelle più piccole legate da un qualche tipo di forza, spiega tali relazioni. Nel 1968 in quell’articolo che abbiamo fatto cenno, Veneziano, intuì che una vecchia formula matematica denominata funzione beta di Eulero, ideata 200 anni prima dal matematico svizzero Leonhard Euler, forniva informazioni importanti sull'interazione forte, senza però spiegare la correlazione. Nel 1970 si tentò una spiegazione, rappresentando la forza nucleare attraverso stringhe vibranti ad una sola dimensione; era però un'ipotesi che contraddiceva le esperienze. La comunità scientifica perse quindi interesse per la teoria e il Modello standard, con le sue particelle e i suoi campi, rimase dominante. Quattro anni dopo altri fisici studiarono i modelli con caratteristiche da messaggero della vibrazione di stringa e trovarono che le loro proprietà combaciavano esattamente con le particelle mediatrici della forza gravitazionale: i gravitoni. Schwarz e Scherk, gli scopritori, argomentarono che la teoria delle stringhe non aveva avuto successo perché i fisici ne avevano frainteso gli scopi. Questo condusse allo sviluppo della teoria di stringa bosonica, che è ancora la versione solitamente insegnata. Con lo sviluppo della cromodinamica quantistica, il bisogno originario di una teoria degli adroni fu diretto verso una teoria dei quark. La teoria di stringa bosonica è formulata in termini di azione di Poljakov, una quantità matematica usata per prevedere come le stringhe si muovano nello spazio-tempo. Applicando le idee della meccanica quantistica all'azione di Poljakov — procedura nota come quantizzazione — si nota che ogni stringa può vibrare in molti modi diversi, e che ogni stato di vibrazione rappresenta un tipo diverso di particella. La massa di cui è dotata la particella e i vari modi in cui può interagire sono determinati dai modi in cui la stringa vibra — essenzialmente, dalla "nota" che la stringa produce vibrando. La scala delle note, ad ognuna delle quali corrisponde una particella, è denominata spettro energetico della teoria. Questi primi modelli includevano sia stringhe aperte, con due punti terminali definiti, che stringhe chiuse, con gli estremi congiunti a formare un anello, o loop. I due tipi di stringa si comportano in maniera leggermente diversa, producendo due spettri. Non tutte le moderne teorie delle stringhe usano entrambi i tipi. Alcune comprendono solo tipologie chiuse: ultimamente infatti i teorici hanno abbandonato l'idea di stringa aperta, impostando i loro studi sulla tipologia di stringa ad anello.Ad ogni modo anche la teoria bosonica ha problemi. Fondamentalmente ha una peculiare instabilità, portando al decadimento dello spazio-tempo. In più, come il nome suggerisce, lo spettro di particelle contiene solo bosoni, particelle con spin intero come il fotone. I bosoni sono un ingrediente indispensabile nell'universo, ma non gli unici costituenti. Gli studi su come una teoria delle stringhe debba includere i fermioni nel suo spettro conducono alla supersimmetria, una relazione matematica tra bosoni e fermioni che è ora un settore di studio indipendente. Le teorie delle stringhe che includono vibrazioni fermioniche sono conosciute come teorie delle superstringhe; ne sono stati descritti parecchi tipi. Tra il 1984 e il 1986 i fisici compresero che la teoria delle stringhe avrebbe potuto descrivere tutte le particelle elementari e le loro interazioni, e considerarono la teoria delle stringhe come l'idea più promettente per arrivare a unificare la fisica. Questa prima rivoluzione delle superstringhe era iniziata nel 1984 con la scoperta dell'annullamento dell'anomalia nella teoria delle stringhe di tipo I da parte di Green e Schwarz. Si arrivò quindi a formulare ben 5 teorie delle stringhe, che cercavano appunto di spiegare la totalità delle regole che dirimono sulle dinamiche dell’universo. Poi arrivò nel 1995 il genio matematico di Ed Witten che alla Conferenza dei fisici teorici organizzata dalla University of Southern California decise di rendere quel particolare raduno a suo modo… memorabile. Come racconta lui stesso in numerose interviste successive, Witten ricercava qualcosa che “facesse la differenza” per la fisica quantistica in quello specifico momento storico. Si concentrò dunque sulle cinque teorie delle stringhe esistenti e decise di….eliminarne qualcuna. Fu così che, in una atmostera galvanizzata, il genio matematico di Baltimora stupì i fisici teorici colà convenuti proponendo alla loro attenzione una diversa, quanto spettacolare, prospettiva di osservazione delle teorie delle stringhe. Di fatto Ed Witten riuscì a dissipare i dubbi e le perplessità dei presenti e fu così che quel giorno tenne a battesimo la cosiddetta M-Teoria o M-Theory.
In realtà Ed Witten fece molto di più! Con l’unificazione delle cinque teorie già note, infatti, la stessa teoria delle stringhe, da un punto di vista strettamente tecnico, cessava di esistere in quanto tale e diventava semplicemente M-Theory. Una M-theory che non ha mai saputo chiarire il ruolo della M nel nome (alcuni speculano che tale consonante sia in realtà la W di Witten rovesciata, altri ritengono che voglia dire mistero, magia, matrix, madre, mostro, finanche madness, ovvero follia!), ma che in compenso ha risposto a molte delle altre domande fondamentali che gli string-theorists di lunga data si ponevano in quei giorni. Cos’è dunque la M-Theory? La M-Theory è semplicemente una diversa prospettiva di approccio alla teoria delle stringhe. Nello specifico matematico (della matematica formidabile utilizzata!), le equazioni di Witten hanno dimostrato che le cinque teorie delle stringhe esistenti erano in realtà solo cinque modi differenti di guardare alla stessa… faccenda. Insomma, per certi versi Witten ha validato i lavori dei teorici che lo avevano preceduto e ha dato nuova dignità e nuova energia alla speculazione fisica di cui si erano sempre occupati. Naturalmente la M-Theory portava seco anche delle conseguenze “tecniche” importanti e ben precise che giustificavano il cambiamento della prospettiva di visione proposto. Fino a quel momento, infatti, la multidimensionalità supportata dalle diverse teorie delle stringhe indicava in numero di 10 le dimensioni fisiche esistenti: una temporale, tre spaziali e 6 dimensioni extra piuttosto piccole e invisibili ai nostri sensi.
La M-Theory, invece, per poter “funzionare” al meglio necessitava di utilizzare 11 dimensioni: il genio di Witten ha quindi messo in campo una nuova dimensione extra mai considerata prima. C’è da chidersi però, ma se il nostro cervello non riesce neppure a visualizzarle da dove provengono queste dimensioni-altre? Ovviamente sono figlie della matematica utilizzata perché la logica di fondo racconta che le “stringhe” hanno bisogno di più di tre dimensioni spaziali per muoversi, per vibrare. Inutile spiegare che più dimensioni ci sono più libertà-di-movimento avranno le stringhe, più cose potranno… fare. Per esempio, la M-Theory dice che se collocata dentro questo straordinario contesto ad 11 dimensioni una stringa può accrescersi, allargarsi, fino a diventare una sorta di membrana, un cosiddetto brane che può ingrandirsi al punto da racchiudere in sé un intero universo. Le implicazioni di un simile ragionamento sono eccezionali, perché è dalla stessa cogitazione che deriva l’idea del multiverso, o detto più semplicemente di uno spazio multidimensionale esterno che contiene al suo interno infiniti universi ciascuno regolato da leggi fisiche proprie. Collegata a questo discorso è anche la nuova soluzione che offre la M-Theory ad un problema antico, ovvero quello della “debolezza” della forza di gravità rispetto alle altre forze conosciute in fisica. Detto in breve la motivazione fondamentale di questa debolezza sarebbe dovuta alla particolare forma-chiusa (simile per esempio ad un elastico di gomma), di alcune stringhe, chiamate gravitoni, le quali sono responsabili per la gravità e in quanto stringhe non aperte e non fissate alla membrana tridimensionale (come accade per le altre stringhe teorizzate dalla M-Theory), possono “sconfinare” negli altri universi del multiverso, proprio come le onde acustiche muovono da un qualsiasi campo dove avviene un qualsiasi scontro tra due o più oggetti fisici. Ne deriva che la gravità non sarebbe forza più-debole ma sarebbe forza uguale alle altre, semplicemente tale forza si presenta a noi, alla nostra realtà contingente, “diluita” nelle sue possibilità. Portando agli estremi una simile teorizzazione la gravità diventa infine una sorta di passepartout cosmico verso gli altri universi che non potremmo mai visitare…. Scienza? Fantascienza?     M per madness e per follia? 
Di sicuro vi è che questi ragionamenti trovano formidabile conforto nella fenomenale logica interna di cui fa vanto l’unico strumento che ad oggi si è dimostrato valido quando si è tentato di comprendere come funziona il nostro mondo. Ovvero, dell’unico strumento che ad oggi si può considerare a buon diritto il linguaggio dell’universo: la matematica. .

lunedì 3 novembre 2025

VOGLIAMO STUDIARE GENTE SERIA?

Claude Bernard (1813-1878) e' stato  il piu' grande fisiologo del XIX secolo ed e' universalmente considerato il fondatore della medicina sperimentale ; in quanto tale era un convinto assertore  della assoluta estraneita' dei microbi ai processi della malattia con la sua celeberrima formula "il microbo e' niente , il terreno tutto!" Al contrario  Louis Pasteur (1822-95)  chimico e microbiologo e' stato il piu' fanatico  fautore della nocivita' dei microbi da lui denominati germi che tanto doveva incontrare il favore degli industriali del petrolio come Rockfeller che attendevano appunto una teoria a loro uso e consumo  che gli consentisse di utilizzare la chimica derivata dal petrolio nella produzione di farmaci e vaccini.  A questi due opposti studiosi dobbiamo pero' aggiungre sempre in seno al dibattito sui microbi un altro grande ricercatore Antoine Bechamp (1816-1908) che era medico  ma anche un chimico  e in quanto tale fu particolarmente saccheggiato in molte sue ricerche e scoperte proprio dal Pasteur che era sempre alla ricerca di un qualcosa che gli permettesse di arricchirsi. Ebbene Bechamp  dimostrò quanto fosse sbagliata la teoria dei germi del suo pseudo collega, il quale pero' avendo permesso l'incremento esponenziale dei profitti della Case Farmaceutiche e' l'unico che sia ancora seguito e osannato  nella medicina cosidetta tradizonale . Ancora oggi La “scienza” medica e la biologia sono state tenute all’oscuro delle teorie di Béchamp per preservare gli interessi delle Big Pharma e la formula di Bernard ignorata sistematicamente;  gia' difatti con la sua formula Bernard riteneva la teoria dei germi sostanzialmente errata, Béchamp non si limito' a formulare un enunciato, ma forni' precisi ragguagli sulla costituzione e funzione dei cosidetti germi osservando che i batteri non sono la causa, ma il risultato  della patologia, poiche' provengono dai tessuti stessi . La sua  venne detta TEORIA PLEOMORFICA  ovvero della patologia cellulare in quanto  individuava degli  enzimi immortali normalmente presenti nella materia  e quindi nei tessuti che chiamo' microzimi, i quali hanno la capacità di dare la vita o la morte, a seconda del terreno cellulare. Il microzima  è un elemento che precede la vita cellulare, ed è  alla base della vita  essendo l'elemento tramite il quale si formano  cellule, tessuti, organi, quindi i microzimi  sono sia costruttori che distruttori delle cellule . È l’attività distruttiva del microzima a scatenare la malattia. Béchamp spiegò che se il corpo è in salute i microzimi  funzionano in modo armonico, mentre in caso di malattia diventano patologici, causano cambiamenti nell’organismo, disorganizzazione dei tessuti e infine distruzione delle cellule. . I microbi, tutti i microbi, batteri, funghi, micobatteri, non pero' i virus della cui esistenza nessuno ha mai avuto la prova, sono trasformazioni di microzimi. La verita' e' che la medicina tradizionale ha seguito le orme  di Abrahm Flexner, personaggio che non aveva nemmeno la laurea in medicina e

che sposò ciecamente la teoria dei germi. Flexner si occupava di sistemi educativi e additò la pratica dei medici afro-americani, i quali non attenendosi alla teoria dei germi costituivano una minaccia per i bianchi; promosse quindi l’aderenza alla  Teoria dei germi e  tramite il suo "Flexner Report" del 1910, pubblicazione nella quale esaminava lo stato in cui versava la scuola americana e spiegava quale formazione avrebbero dovuto ricevere i dottori in medicina, ovvero sposare appieno una medicina chimica artificiale, di stretta derivazione dal petrolio così come l'ispiratore e finanziatore  di tale protocollo, l'industriale appunto del petrolio, David Rockfeller, andava perseguendo per i suoi affari   Prima di Flexner negli Stati Uniti i dottori erano liberi di scegliere quale teoria medica seguire prima di ottenere l’abilitazione, da Flexner in poi per diventare “medico” occorreva  studiare e aderire alla “teoria dei germi”. Il MICROBIOMA “è quell’insieme di batteri, funghi e parassiti che si trovano in particolare nell’intestino, nella bocca, sulla pelle e nell’apparato genitale”, tale microbioma, con cui le cellule umane vivono in simbiosi, svolge funzioni cruciali per il corpo, dal metabolismo all’attività sull’asse intestino-cervello, dalla protezione diretta contro organismi patogeni alla regolazione del sistema immunitario. Béchamp dimostrò che l’aria è piena di organismi microscopici in grado di fermentare qualsiasi corpo o mezzo sul quale approdino, spiegò anche  che la trasformazione chimica viene svolta da un fermento solubile prodotto dall’organismo, e che tale fermento è analogo ai succhi gastrici dello stomaco, per cui identificò la fermentazione con il processo digestivo. La conclusione più importante alla quale arrivò è che c’è un elemento micro-anatomico vitale e indipendente nelle cellule e nei fluidi di tutti gli organismi, che è per
l’appunto il “microzima” o “piccolo fermento / fermentazione”. Gli diede il nome “microzima” perché ai suoi tempi il processo della fermentazione non era ancora compreso. Quindi i microzimi spesso diventano forme che definiamo “batteri”, e questi ultimi possono regredire tornando ad essere dei microzimi;   anche i germi atmosferici  sono microzimi , o meglio delle particolari evoluzioni che sono stati espulsi dall’organismo vegetale o animale che abitavano, a causa della morte di tale organismo (quindi morte di una pianta, di un animale o di una persona). Béchamp scoprì che i  microzimi sopravvivono alla decomposizione dell'organismo che li ospitava e ne attuano la decomposizione, giustappunto trasformandosi in germi . Gli studi di Béchamp vennero ripresi e ampliati dal biologo e microscopista americano Raymond Rife e  dal 
Raymond Rife e il suo microscopio
canadese Gaston Naessens , creatori di particolari microscopi che raggiungevano un livello di risoluzione  di 20-30000 di diametro invece dei 2500 di diametro, ci fu poi la ciclogenia di Enderlein che dava valore ai microzimi di Bechamp e infine la quarta legge di Hamer agli inizi del XXI secolo che ne sancì in maniera ineccepibile il funzionamento in trelazione ai foglietti embrionali dell'organismo. Anche Günter Enderlein, l’ultimo dei pleomorfisti,  affermò infine  che il processo di sviluppo dei microbi si ha solo in un ambiente acido, mentre in un ambiente alcalino i microbi sono innocui. C'e' da dire che dopo il rapporto Flexner,  la persecuzione di medici e ricercatori che proponevano teorie e terapie anticonvenzionali, fu assoluta, specie negli USA  e quindi una scienza  che si poggia su basi così incerte e interessate a ben altri fattori che la salute, indica che tale “scienza” e' solo frutto di mercimonio e corruttela .si poggia su basi a dir poco instabili, che possono essere smentite in qualsiasi momento.  Abbiamo detto dei virus che stante la loro infinitesima dimensione nessun microscopio e' mai riuscito a vedere, ma anche volendo ammetterne la loro esistenza  in vitro e tramite scansioni elaborate al computer , non fanno parte del sistema vitale, dato che non sono altro che scarti proteici di cellule morenti, ovvero prodotti di scarto delle apoptosi cellulari (morte cellulare programmata che avviene quando una cellula è danneggiata oltre le sue capacità di riparazione) causate dal disgregamento dei mitocondri e del nucleo della cellula che contiene il DNA. Questi pseudo virus, non essendo altro che prodotti di scarto di cellule morenti e quindi una parte del DNA cellulare, sono sempre materiale non organico e inattivo  non possiedono né metabolismo né vita. Secondo la teoria medica sono molecole di DNA e proteine complesse con un involucro o capside di lipidi grassi, ma mancano di enzimi e non possiedono una vita propria dato che mancano dei prerequisiti fondamentali della vita, cioè dei meccanismi di controllo metabolico che persino i batteri inferiori possiedono. Il GUYTON’S MEDICAL TEXTBOOK riconosce che i virus non hanno nessun sistema riproduttivo, nessuna capacità di locomozione, nessun metabolismo e che non possono essere riprodotti in vitro come entità viventi. Le malattie non sono altro che processi di purificazione del corpo e non sono mai provocate dai virus; i batteri sono presenti nei tessuti malati perché agiscono da “spazzini” per aiutare l’organismo a depurarsi. Tutto dipende dallo stile di vita, dallo stato emotivo e dalla spiritualità (come vive il suo rapporto col divino, sempre se crede che esista una divinità creatrice) della persona. Quando in un organismo malato vengono introdotti dei farmaci dovrà far fronte a questa
seconda minaccia, perdendo così energie preziose e rallentando o arrestando del tutto il processo di guarigione. Le “malattie contagiose” sono un’invenzione dato che un individuo in salute (psico-fisica e spirituale) non è a rischio di “contagio”, ovvero il suo “terreno” non ha bisogno di scatenare crisi di depurazione (a volte si tratta di stress e / o stanchezza). Invece se una persona ha un terreno malato o è in squilibrio si ammala, ma mai a causa dei virus; ad esempio tanti si ammalano di disturbi “virali” perché nel loro subconscio ci sono dei programmi che li portano a credere ad un “contagio”, sia pure di una semplice influenza stagionale. C’è sempre qualcuno che sfugge a tali “contagi” e il motivo è che ha dei programmi inconsci che lo porta a credere di essere immune a tali infezioni, oppure è semplicemente in uno stato di benessere. Quando la persona sembra essere stata “contagiata” in verità il suo organismo era già malato, instabile, e la patologia si sarebbe comunque manifestata di lì a poco tempo. Siccome l’influenza e le cosiddette malattie “virali” non sono altro che crisi di disintossicazione, se si dà all’organismo il tempo e un aiuto per completare la sua opera, il paziente guarisce da solo. Oggi poi c’è una nuova piaga sociale: le malattie iatrogene, cioè causate dai farmaci e dalle terapie mediche stesse. Questo è il “contagio medicalmente indotto”, che in certi casi consiste nell’inoculamento del carico di tossicità di una persona malata nel corpo di un individuo sano, e che si verifica tramite le trasfusioni, le donazioni di sangue, di organi, e così via (sempre che uno dei due abbia un “terreno” inquinato). TUTTO DIPENDE DALLO STATO DI SALUTE DELLA PERSONA, LA QUALE SE HA UN TERRENO INQUINATO PUÒ AMMALARSI IN QUALSIASI MOMENTO, CHE VENGA O NO ESPOSTA AL “CONTAGIO”. Infatti le persone isolate negli osservatori del Polo Nord o del Polo Sud si “prendono” lo stesso il raffreddore, pure se non vengono “contagiate” da nessuno. Ci sono poi dubbi fondati sulle cosiddette “malattie veneree” che si sta scoprendo essere provocate da credenze religiose, e infatti nella storia ci sono state grandi “epidemie” di malattie veneree proprio in epoche durante le quali le persone erano particolarmente legate alla religione (anche in questo caso non possiamo trattare oltre delle malattie veneree, ma ci sono molti documenti e ricerche interessanti disponibili online). Emerge quindi sempre piu' l'assioma che "LA TEORIA DEL CONTAGIO SERVE A TENERE ALTA LA DOMANDA DI FARMACI E DI CURE MEDICHE E OSPEDALIERE." Se non avesse “vinto” Pasteur oggi le cure mediche sarebbero completamente diverse – e ciò riguarda anche e soprattutto le cure per i tumori… Alla luce di tutto ciò capiamo come i vaccini non servano a nulla, e anzi sappiamo che tanti si ammalano e / o muoiono a seguito delle vaccinazioni ricevute… Le “epidemie” e le “pandemie” sono create a tavolino per diffondere il terrore e vendere farmaci; oggi molti medici iniziano a dire apertamente che il famoso “HIV” è stato inventato per far diminuire le nascite e quindi per far decrescere il numero della popolazione. Essendo entità minuscole è molto difficile distinguere i virus e ci viene detto che possono essere osservati solo con il microscopio elettronico. Il virus dell’HIV non è ancora stato isolato, per cui il legame fra HIV e AIDS non è mai stato provato, così come non è mai stata provata la pericolosità di un virus: tutto poggia su una cosa sola…la paura! Siccome l’essere vivente va in crisi quando si stacca dall’ambiente naturale per vivere in modo artificiale, l’equilibrio del suo organismo viene meno. Quindi non ci deve sorprendere che nella nostra società ci siano tante malattie (dovute in gran parte a convinzioni opprimenti). Quando il terreno nel quale vive una pianta viene chimicamente avvelenato l’organismo tenta di adattarsi alle nuove condizioni di vita e così si sviluppano dei “microrganismi simbionti”, i quali in qualche modo sostengono e aiutano il funzionamento metabolico dell’intero sistema vitale dell’ospite consentendogli di continuare a vivere; ovvero questi microrganismi sopperiscono con il loro metabolismo a funzioni del corpo che sono state compromesse, fungendo quindi da organo vicario. Lo stesso avviene nel corpo umano quando questo è intossicato: i BATTERI SVOLGONO FUNZIONI VICARIANTI DI ORGANI DIFETTATI, permettendo così la sopravvivenza dell'organismo. Per cui la moltiplicazione di batteri e microrganismi viventi in generale sono un tentativo di riportare in equilibrio l'organismo . Le infiammazioni, ad esempio, sono una risposta immunitaria a una intossicazione in atto. I microbi digeriscono cio' che l'organismo non riesce a metabolizzare  . I “microzimi” di Béchamp furono ribattezzati “somatidi” dal biologo canadese Gaston Naessens,  questi “somatidi” o “microzimi” sono spazzini che si trasfigurano col cambiare della composizione del terreno che li ospita, adattando il loro metabolismo. Diventano “saprofiti” (cioè si cibano dei cadaveri) quando la materia passa dall’essere viva all’essere morta, e deve essere decomposta in materiale elementare per essere poi riutilizzata nei vari cicli della vita. I BATTERI NON ATTACCANO MAI UN TESSUNTO FINO A CHE ESSO RIMANE VIVO. Il primo a scoprire che l'organismo cerca sempre di mantenersi in equilibrio e' stato ancora lui,  Claude Bernard , il fisiologo e scienziato francese che propose il termine “MILIEU INTÉRIEUR”. Successivamente il fisiologo americano Cannon chiamò questo ambiente interno “OMEOSTASI”. Tra le molte scoperte “sconvolgenti” non possiamo non citare quella del Dottor Bruce Lipton, biologo cellulare statunitense e fondatore della  EPIGENETICA. Mentre la genetica  ci dice che i geni controllano la nostra vita,  l’Epigenetica  rivela che È L’AMBIENTE CHE CONTROLLA I GENI,  per cui non siamo legati alle “eredità familiari”, e cambiando coscienza cambiamo vita. Il gene è un progetto che serve a creare le proteine e queste ultime sono i “MATTONI”  sui quali e' costruito il corpo fisico, ma dallo stesso gene possono nascere piu' di 3000 versioni diverse di proteine in base al modo in cui reagiamo agli eventi della vita. È la  coscienza che influenza il tutto : siamo noi a controllare i nostri geni;  non esiste nessun “gene che causa il cancro”, infatti i geni sono correlati al cancro ma non  lo causano: questa malattia è il risultato di tantissimi fattori, che variano da individuo ad individuo, e che generalmente sono conflitti tra la volontà del Vero Sé e quella della personalità, carenze emotive, squilibri, rancori, stile di vita errato, pensieri distruttivi,… Infatti è stato scoperto che i bambini adottati da famiglie nelle quali tutti si ammalavano di cancro da diverse generazioni una volta adulti hanno sviluppato lo stesso tipo di cancro dei genitori / della famiglia adottiva, pur possedendo una genetica completamente diversa… Ciò dimostra che tanti si ammalano perché pensano di essere vittima delle eredità di famiglia, e alcuni muoiono alla stessa età dei genitori proprio perché credono di essere schiavi dei geni! Le “cellule cancerogene” sono solamente un sintomo e non serve a nulla distruggerle, dato che il problema risiede nel modo di pensare e nello stile di vita errato (oggi possiamo dire anche che le diagnosi precoci servono a far ammalare, o meglio a far credere alle persone sane di essere malate, e quindi a curare chi non ha bisogno di essere curato), per cui se vengono distrutte si riformeranno in un’altra parte del corpo, a meno che non si riesca a risolvere la vera causa del problema. La scoperta della struttura del DNA è stata attribuita a James Watson e Francis Crick, i quali la rivelarono al mondo per la prima volta nel 1953. Tuttavia la scoperta si deve in realtà ad una ricercatrice di nome Rosalind Franklin, chimica, biochimica e cristallografa britannica, e fu comunicata a Watson e Crick a sua insaputa. Successivamente, nel 1958, comparve il DOGMA CENTRALE DELLA BIOLOGIA MOLECOLARE di Crick e Watson, secondo il quale l’informazione procede in una unica direzione dal DNA all’RNA e infine alle proteine. È interessante notare che la parola “dogma” è legata alla religione, e dovrebbe quindi essere un concetto totalmente estraneo ad una teoria, la quale deve essere flessibile e in costante evoluzione, mai statica. La medicina odierna si fonda sui dogmi e rifiuta qualsiasi tipo di rivoluzione. Lipton stesso afferma, in base alla sua esperienza come docente universitario di medicina, che i medici sono formati per attenersi fino alla morte ai dogmi che sono stati loro inoculati nelle università: il fatto che hanno dovuto accumulare e memorizzare una mole impressionante di informazioni (molte delle quali complesse), li rende resistenti al cambiamento. Lipton spiega che dall’ultimo trimestre di gravidanza fino ai 7 anni di età il bambino si serve unicamente della mente inconscia, la mente programmata, abitudinaria, che gli serve per “scaricare” i “programmi”, ovvero i comportamenti socialmente corretti, dai familiari e dalle persone che lo circondano. Il bambino fino ai 7 anni è come un “sistema operativo” funzionante ma nel quale non sono ancora stati inseriti dei “programmi” e vive in stato di ipnosi, ovvero a livello cerebrale opera nella frequenza Theta, la quale si trova giusto al di sotto dello stato cosciente. Quindi il bambino è malleabile, può essere programmato in qualsiasi modo, ma solo fino ai 7 anni. Raggiunta questa età si attiva la mente conscia, ovvero la mente creativa, che inizia ad utilizzare i programmi che ha ricevuto fino ai 7 anni. Per cui da adulti siamo influenzati dai programmi ricevuti in infanzia, che spesso non riusciamo nemmeno a riconoscere. Per cui bisogna prendere coscienza dei nostri programmi subconsci e trasformarli attraverso la pratica e la ripetizione costante e / o altre tecniche come l’ipnosi,… È per questo che i gesuiti, per oltre 400 anni, hanno detto ai loro seguaci: “Datemi un bambino da 0 fino a 7 anni (per i suoi primi 7 anni di vita) e vi dimostrerò l’uomo”; ovvero, scaricando “programmi” (comportamenti, credenze) per i primi 7 anni di vita si determina l’esistenza dell’adulto  Secondo Lipton noi stiamo vivendo un’EVOLUZIONE DI COSCIENZA, il che significa che stanno cambiando le nostre credenze e la nostra visione della vita. Superando la fisica newtoniana che rappresenta gli atomi come particelle fisiche, piccole palline, stiamo andando verso una fisica unitaria, che parte dal presupposto che se esaminiamo gli atomi e le particelle in essi contenute ci accorgiamo che sono fatti di ENERGIA, per cui non sono qualcosa di “fisico”, statico, limitato. Siamo tutti interconnessi e ci influenziamo a vicenda, siamo parti di un UNO. Ciò si contrappone alla vecchia visione del mondo, per la quale tutto è separato. Tutto ciò che ho riportato in questo articolo è veramente sconvolgente, persino per me, ma è necessario conoscere tali informazioni se si vuole essere veramente liberi. Siamo stati condizionati a credere che il mondo sia pieno di limiti e confini e che la Sorgente di Vita sia in qualche modo perversa per aver creato la sofferenza e il male che in questo periodo storico è rappresentato dai “virus”, dai “germi” che causerebbero contagi…Se tutto ciò fosse vero la vita sarebbe un’esperienza senza senso, destinata al fallimento, e qualsiasi forma creativa un qualcosa di puro male sadico e perverso. Ma ecco che si interrompe il famoso assioma di Hegel "cio' che e' razionale e' reale, cio' che e' reale e' irrazionale " ammettendo Invece il principio opposto che in verita' e' piu' l'irrazionale ad essere reale, dobbiamo convenire che la vita e' aleatoria ma non certo per pseudo “agenti patogeni” difatti in tal caso saremmo tutti a rischio, moriremmo letteralmente come le mosche dato che non sarebbe mai possibile difendersi da tutti questi germi. Se esistesse veramente un germe infettante che vola nell’aria la famosa mascherina non servirebbe assolutamente a nulla, ci vorrebbe una spessa tuta da astronauta per proteggersi e non bisognerebbe togliersela nemmeno per mangiare…stare in una stanza anche solo con un’altra persona in presenza di germi infettanti e indossare un pezzo di stoffa o di carta sul volto comunque non ci proteggerebbe dal contagio! Dovremmo vivere tutta la vita in isolamento e l’umanità si estinguerebbe nel giro di poco tempo. Di certo la scoperta che non esiste nessun “germe patogeno” non ci autorizza a vivere nella sporcizia…la pulizia è importante perché ci fa condurre un’esistenza dignitosa e ordinata, e tutti noi sappiamo quanto sia importante vivere in un ambiente pulito e ben
organizzato. L’unica vera epidemia / piaga dell’umanità è la distorsione del reale, la mancanza di discernimento e di coscienza (ovvero il dominio dell'irrazionale), che ben lungi dallo scacciarlo con formulette idiote, bisogna prenderlo di petto e convenire che... si!!! esso fa parte della possibilita' umana, d'altronde non lo aveva detto il vecchio Protagora che l'uomo e' la misura di tutte le cose? di quelle che sono in quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono" ebbene la questione del razionale e dell'irrazionale e' solo una possibilita' della essenza umana,e' una sorta di "integrale sui cammini di Feynman" .

IL SOGNO DELLA MERLA

  Si ritorna sul sogno, laddove sempre piu’ vige la credenza che dietro a tutto il simbolismo e, spesso e volentieri,  l’assurdo delle rappr...