domenica 27 luglio 2025
IL SOGNO SIMMETRICO ALLA MATTE' BLANCO
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giovedì 24 luglio 2025
SCREDITARE IL GIUSTO
Le tristemente famose elites, o semplicemente i bottegai che sono al potere da oramai qualche secolo, hanno fatto mare e monti perche' si insinuasse nelle teste della gente, ma anche nei cuori, nel sentimento e sopratutto in quell'immaginario collettivo che costituisce la forma e la struttura di tutte le credenze del mondo, il principio che tutti coloro che parlano di complotti, che vedono trame occulte e che non credonano in buona parte delle cose che la cultutra ufficiale trasmette, siano in realta' appannaggio di che nella vita non e' riuscito a combinare gran che e ha sempre preferito l'inventarsi appunto un oscuro disegno: Il materiale che compone tale credenza e' ben noto a tutti : gli alieni, le astronavi nella preistoria di Kolosiana memoria, gli Annunaki, Il terrapiattismo e anche argomenti meno estremi ma altrettanto efficaci per costruire quell'alea di assurdita' e di latente complottismo non suffragato da fatti effettivi, che pero' si alimenta con una letteratura anche di spessore ma a tendenza distopica come i famosi capolavori di scrittori tipo Orwell, Huxley, Breadbury, Phil Dick, Mateson e anche strumenti meno raffinati ma a fortissima caratura di diffusione tipo il Dr.No della famigerata Spectre dei romanzi di Jan Fleming, divenuti veri best sellers con le traduzioni nel mezzo cinematografico coi ben noti film dell'agente James Bond. Ci si puo' mettere anche tutta quella serie di notizie sensazionali a forte impatto mediatico "Il Titanic non e' mai affondato" "le 13 pagine sottratte della Commissione d'inchiesta su Caporetto" "il tiro incrociato su Kennedy a Dallas" "non siamo mai andati sulla luna" e via così chi piu’ ne ha piu’ ne metta, fino a costituire un vero e proprio corpus di proporzioni davvero colossali …. Purtroppo le classi al potere non sono così sprovvedute e hanno sempre fatto si che tutto questo materiale vada a braccetto con quel tipo di lamentela che fa si che ci si senta eternamente vittime, un correlato e ampliamento del “piove governo ladro”, nel "troppo caldo, nel troppo freddo", nel “le stagioni non sono piu’ quelle di un tempo” ed ancora geremiadi sulla troppa delinquenza, sul traffico, sull’inquinamento, sul buco dell’ozono, sulla crisi energetica , sul traffico, sull'insicurezza, insomma su tutto, che poi e’anche un po’ quello che l’immancabile Freud aveva osservato nei suoi studi, nella fattispecie nel saggio “il perturbante “ dove c’e’ appunto questo individuo sempre insoddisfatto sempre lamentoso che finisce per essere giustappunto estremamente fastidioso, nelle sue connessioni patologiche di continua geremiade e che ha sempre informato la dizione di “rompicoglioni” - rompicoglioni che ha una sorta di imprimatur di immaginario collettivo nella quasi religioso ossequio dell’antico adagio su questo vero e proprio mondo del complottismo popolare : "solo i rompicoglioni non muoiono mai" Riserve dunque grosse come una casa dove giocaanche questa componente non secondaria del suo credo che ricorda un po’ paradossalmente la farsa della recente distopia pandemica e falsamenter sanitaria ha enfatizzato in maniera abnorme creando una ridda di figure di uccelli del malaugurio spacciati per esperti, che hanno costituito una sorta di contraltare, ma anche di emuli (parmadosso e controparadosso) dell'antico perturbante a carattere complottista : pseudo esperti, giornalisti improvvisati, politici chiacchieroni e millantatori, pennivendoli da strapazzo e quant’altro hanno affollato fino al parossismo tutti i mezzi di comunicazioni, dalle televisioni ai social, alla stampa, financo agli intrattenimenti ancora concessi con l’adozione forzata di strumenti di coercizione, tipo i lasciapassare per vaccinati, le museruole, l’interdetto, la riprovazione sociale con tanto di paladini ingaggiati dal sempre in vendita mondo dello spettacolo e della informazione (attori di cinema, di serie televisive, conduttori di programmi, giornalisti, opinionisti etc.) ed ancor su disposizioni degne del migliore Woody Allen nel film “il dittatore dello stato libero di Bananas : il non poter prendere il caffe’ seduto, ma in piedi si - in casa si, ma fuori no - in un tram si, sulla spiaggia no - per scongiurare il contagio da un sempre piu’ improbabile virus che aveva i suoi tempi dalle cinque alle sette come una stanza a ore di una puttana. Ecco!!!! e' proprio questo stato, o meglio questo flusso di assurde disposizioni, di precetti da barzelletta, di proibizioni, veti e anatemi di bassa lega "vaccinati o muori!" "vi renderemo la vita difficile" " vi staneremo casa per casa e vi faremo fare quello che diciamo noi" con tanto di falsi fotografici (bare di morti di sette anni prima, spacciate per odierne si da avallare una mortalita' in realta' gonfiatissima e del tutto ordinaria, filmati di camion militari in giro per la notte con illazioni di trasporto di un mumero altissimo di bare (neppure una visibile) e veri e propri documenti come attacchi con idranti a manifestanti, poliziotti all'inseguimento di corridori sulla spiaggia del mare .
Sono queste figure, la totale irrazionalita’ dei vari provvedimenti adottati, che hanno manifestato la nefandezza del potere e quindi, hanno ridato corpo ad una serie di perplessita’ che prima di tale grande farsa erano state accantonate o relegate nel registro del “ poco maturo “ o addirittura nel “perturbante “ del saggio Freudiano. Vedere capi di Stato che mandavano amatemi, cosidetti esperti che cantavano canzoncine natalizie sul tema del “vaccinatevi, vaccinatevi” era insomma vedere la realizzazione delle assurde disposizioni del Woody Allen nel citato film, insomma un vero e proprio “cio’ che e’ irrazionale e’ reale e viceversa, in netta contrapposizione con la massima Hegel, che quindi anche lui e la sua tanto strombazzata filosofia diventava una emerita stronzata. Detto in parole povere: con l'esagerazione dei provvedimenti per diffondere una credenza (nel virus, nella pandemia, nei provvedimenti emergenziali messi in atto) questa volta la cosidetta "elite" ha esagerato e si e' assimilata a tutto quel mondo che per anni, anzi per secoli aveva fatto in modo di relegare all'assurdo. L'assurdo sono diventati loro!
Sono queste figure, la totale irrazionalita’ dei vari provvedimenti adottati, che hanno manifestato la nefandezza del potere e quindi, hanno ridato corpo ad una serie di perplessita’ che prima di tale grande farsa erano state accantonate o relegate nel registro del “ poco maturo “ o addirittura nel “perturbante “ del saggio Freudiano. Vedere capi di Stato che mandavano amatemi, cosidetti esperti che cantavano canzoncine natalizie sul tema del “vaccinatevi, vaccinatevi” era insomma vedere la realizzazione delle assurde disposizioni del Woody Allen nel citato film, insomma un vero e proprio “cio’ che e’ irrazionale e’ reale e viceversa, in netta contrapposizione con la massima Hegel, che quindi anche lui e la sua tanto strombazzata filosofia diventava una emerita stronzata. Detto in parole povere: con l'esagerazione dei provvedimenti per diffondere una credenza (nel virus, nella pandemia, nei provvedimenti emergenziali messi in atto) questa volta la cosidetta "elite" ha esagerato e si e' assimilata a tutto quel mondo che per anni, anzi per secoli aveva fatto in modo di relegare all'assurdo. L'assurdo sono diventati loro!
martedì 22 luglio 2025
LA PESTE CHE NON UCCIDEVA
Quello che troppo spesso viene passato sotto silenzio a proposito di pandemie, e' che da quella, diciamo così archetipa del 1347 agli inizi della fase, detta bubbonica, non uccideva, in quanto trattavasi di una affezione del derma, somigliante piu' ad una lebbra, la cui eziologia e' sempre da ricercarsi in situazioni di forte connubio di genti con crollo delle condizioni igienico-sanitarie (panorama perfettamente riscontrabile in quella meta' del secolo XIV , che oltre ai soliti assedi, guerre e conflitti aveva a suo carico una lunga carestia da perlomeno l'inizio degli anni quaranta che aveva spopolato le campagne e inurbato le citta' ) In verita' quella che comincio’ ad uccidere fu la peste nera, ovvero una seconda ondata dell’affezione, che comincio’ a verificarsi l’anno seguente nel 1348 e che aveva un carattere polmonare, colpiva cioe’ l’apparato respiratorio e gli organi ad esso preposti, ovvero polmoni, bronchi, alveoli e i relativi tessuti interstiziali. Ora tale fatto per la medicina di allora , ma anche per quella odierna riduzionista e iatrogena, era del tutto inspiegabile salvo a tirare in ballo animaletti di varia fatta, in genere sempre piu’ piccola: ratti, scarafaggi, mosche, pidocchi per passare nel XIX secolo a animaletti ancora piu’ piccoli non visibili all’occhio umano scoperti solo grazie all’invenzione del microscopio e denominati microbi. Nel XX secolo con l’invenzione di microscopi sempre piu’ sofisticati tipo il microscopio a scansione elettronico di particelle, grazie alle ricerche della fisica quantistica si arrivo’ a ipotizzare un ulteriore tipo di microbi, i cosidetti virus che si univano, sia pure in una dimensione davvero infinitesimale e pertanto rappresentabili solo attraverso immagini computerizzate, ai molto piu’ abbordabili batteri, funghi e micobatteri, tutti indistintamente giudicati responsabili della stragrande maggioranza delle affezioni che colpivano l’essere umano, anche se a rigorre la loro tossicita’ e’ stata ben lungi dall’essere mai esplicata cion chiarezza in special modo per i moto piu’ piccoli e ultimi arrivati virus che a rigore non si potevano neppure piu’ definire esseri viventi e quindi neppure microbi, in quanto neppure provvisti di organizzazione cellulare, senza citoplasma, senza attivita’ metabolica, privi di DNA e quindi non ascrivibili alla categoria di materia vivente, tutt’al piu’ a quella di un capside parassita del tutto dipendente dalla cellula in cui e’ ospite. L’unica cosa che un virus sembra condividere con i piu’ accreditati precedessori microbici ovvero funghi, batteri e micobatteri, e’ la sua carica di infettivita’ e dannosita’ per gli esseri viventi (non a caso il termine virus deriva dal latino e ha il significato di veleno) ma anche questa si rivela una questione tutta da dimostrare .Certo per un cialtrone impostore come Pasteur pronto a vendersi al miglior offerente, la situazione era piu’ che palese “sono loro i responsabili di tutte le nostre affezioni” diceva ; ovviamente ce l’aveva con i microbi, non certo con i virus di cui ignorava non solo l’esistenza (quella la mettiamo in dubbio anche noi che abbiamo studiato Bernard, Bechamp e altri studiosi seri le cui ricerche non erano congeniali ai vari Rockfeller, Carnegie, Flexner e a tutte le emergenti lobbies farmaceutiche ) , ma anche limitandoci ai microbi riconosciuti, la loro pericolosita’ per la salute e’ ben lungi dal dimostrarsi. Certo batteri, micobatteri, funghi sono presenti quando c’è una alterazione corporea che può essere descritta come malattia, ma in verita’ sono presenti solo dopo che una infezione si e’ manifestata e scompaiono quando questa e’ avviata al suo termine (viene chiamata guarigione), il Dr. Rick Geerd Hamer che ha completamente ribaltato la conoscenza della medicina ha utilizzato in tal senso la metafora dei pompieri: anche i pompieri sono presenti solo dopo che un incendio e’ scoppiato e se ne vanno quando questo e’ sedato, ma a nessuno verrebbe in mente di sostenere che sono i responsabili dell’incendio. Il punto e’ che dobbiamo risalire ad uno studioso che proprio per sfatare la leggenda che topi, scarafaggi, pidocchi e anche funghi, batteri potessero essere i responsabili di una malattia e vieppiu’ di una epidemia: Claude Bernard il piu’ grande fisiologo dell’ottocento, un quasi contemporaneo di Pasteur che al contrario di lui affermava che “il terreno e’ tutto, il microbo niente” e quindi faceva piazza pulita dell’assurdita’ che degli innocenti animaletti, di qualsiasi foggia potessero essere responsabili di cataclismi epocali quali giustappunto una pandemia. Cosa significa questo assunto? che semmai accade che animali di diversa foggia siano attratti da un ambiente sporco, malsano in quanto trovano con facilita’ nutrimento, ma di certo non sono loro i colpevoli, così come non lo sono i pompieri rispetto ad un incendio. Il punto e’ che se continueremo a credere alle balle della medicina ufficiale, riduzionista e iatrogena non potremo mai capire nulla della malattia e del suo decorso; come per la fisica quantistica occorre cambiare non solo punto di vista, ma proprio di stato, farsi parte del fenomeno, utilizzare ora la particella ora l’onda come insiste il principio di indeterminazione di Heisenberg e fare un integrale di ogni cammino valutando le diverse possibilita’ integrare, come ci ha edotto Feynman. si e' fin troppo analizzata analizzata la prima accreditata grande pestilenza del nostro mondo occidentale, quella del 1347/48 passata alla storia come “peste nera” che di nero pero’ non aveva niente, semmai ecco si poteva definire trasparente, impalpabile come la paura che andava a inibire l’aria che l’apparato respiratorio coi suoi organi avrebbe dovuto far circolare per il corpo. Ora abbiamo citato Hamer come unico riferimento per una conoscenza corretta della medicina: e’ stato lui per primo a sistemizzare quello che parecchi studiosi e scienziati avevano postulato in termini pero’ non sistematici, ovvero una correlazione e perfetta sintonia tra corpo e pensiero e quindi una stretta dipendenza tra sintomi e vissuto, la cui estremizzazione e drammatizzazione va messa alla base di ogni affezione…. altro che topi o pidocchi o microrganismi invisibili, neppure iscritti nell’ordine del vivente, quindi riecco la formula di Bernard e con lui Bechamp, ma anche, come fatto cenno quella di illustri scrittori e pensatori di ogni epoca : dall’Iliade di Omero al cavallo di Ippocrate e le origini delle emorroidi, al Don Chisciotte di Cervantes, la filosofia di Schopenauer e di Nietzsche, piu’ di un passo di Sigmund Freud nella sua formulazione dell’inconscio ed ancora George Groddeck ascritto come ideatore della psicosomatica, tutti antesignani di Rick Geerd Hamer che sara’ tuttavia il primo e l’unico a dare un corpo e uno spirito a tutto questo sotteso del pensiero umano, inquadrandolo in 5 straordinarie Leggi definite, non a caso, biologiche. Avevamo sostenuto, con dati alla mano, che in realta’ il primo apparire della peste bubbonica nel 1347 non era una affezione mortale, ecco poteva essere sgradevole, financo disgustoso e terrificante vedere la gente piena di pustole e bubboni, ma in quanto a mortalita’ niente di allarmante. Fu la seconda ondata quella del 1348 ad avere come suo correlato una elevata mortalita’, gia’ ma il suo carattere era totalmente cambiato : non si manifestava piu’ con bubboni, ma con tosse e problemi di respirazione sia a livello polmonare che bronchiale ed ecco quindi farsi illuminante il ricorso ad Hamer e alle sue Leggi Biologiche : quando una persona si trova in una situazione che qualcuno ha fatto credere disperata, o comunque di estremo pericolo per la salute, tipo una malattia sconosciuta, inespiegabile ecco che comincia a manifestare problemi dell’apparato respiratorio perche’ e’ entrata in ballo la paura di morire. Ecco il punto “qualcuno ha fatto credere….” Ravvisiamo oggi a proposito della farsa pandemica denominata Covid 19, precisi soggetti che hanno non solo cavalcato la tigre della paura della gente, ma la hanno fomentata a bella posta (ovviamente non tutti, anzi una esigua minoranza che e’ riuscita malgrado tutto a conservare la ragione e il discernimento e non si e’ fatta irretire dal terrore sparso a bella posta, da politici corrotti e dagli infami Media, servi di lobbies farmaceutiche e di interessi finanziari), eh si! i vari Soros, Gates, Schwab, Rotschild, Fauci, i grandi Gruppi finanziari e multisocietari tipo Vanguard, Blackrock, che hanno guadagnato cifre mai viste dalla pandemia e dalla messa sul mercato di vaccini eminentemente iatrogeni, ma settecento anni fa ed anche per tutti i secoli successivi chi e’ che poteva trarre vantaggio da una messa in crisi del vigente sistema sociale ? Semplice! sempre loro: i Mercanti, che io chiamo Bottegai, ovvero tutti quei gruppi di potere emergente che traevano vantaggio dall’eliminare lo status quo, coincidente con la mentalita’ corale e di trasmissione delle esperienze. Torna prepotente l’istanza delle diverse Eta’ del mondo descritta da noi in Occidente da Esiodo nel suo testo “Le Opere e i giorni” con correlati in tutte le tradizioni del pianeta, che individua tale passaggio nel subentrare appunto dei Mercanti /Bottegai ovvero una concezione fondata sul denaro, sugli scambi commerciali, sul Mercato, sul valore di scambio, alla Eta’ dei Guerrieri, che possiamo grosso modo individuare con il periodo greco/romano fino alle sue manifestazioni della Rinascita Carolingia del Sacro Romano Impero e quelle delle lotte contro il Papato e gli ultimi grandi Imperatori:Enrico IV, Federico Barbarossa, Carlo IV, ma soprattutto Federico II di Svevia detto lo Stupor mundi, e che ha probabilmente il suo manifesto piu’ celebrato nella Divina Commedia di Dante Alighieri. Come ho piu’ volte rilevato da un punto di vista di critica artistica con la grande pandemia del 1348 si assiste ad un repentino cambiamento di prospettiva (tra l’altro uno strumento inventato proprio in quel periodo) : in nome di un contesto urbano da ristrutturare con urgenza, giustappunto per i presunti danni e lo spopolamento della pandemia, viene rigettato quel codice fondato sulla coralita’ e la trasmissione delle esperienze di cui il simbolo piu’ appariscente era la Cattedrale Gotica, e al suo posto applicato, praticamente in tutte le contestualita’ del costruire, come mera pellicola un codice desunto da pochi ritrovamenti di antiche vestigia - in particolare stralci del De Architectura” di Vitruvio per nulla verificato, non trasmettibile, ma anzi generato da una “reductio” che ogni singolo artista poteva applicare a seconda della bisogna (progettazione di una chiesa, di un palazzo, di una strada, addirittura di una intera citta’ come fece il Rossellino a Pienza su commissione del Papa Pio II Piccolomini). E’ così che nasce prima il cosidetto Umanesimo e subito dopo il Rinascimento, in verita’ un unico grande movimento aristico ma subito dopo anche culturale ed in maniera onnicomprensiva, su impulso di una mentalita’ bottegaia fondata sul denaro che si affretta a far piazza pulita di tutti valori che ancora nella cultura medievale venivano scambiati (nella coralita’ delle cattedrali, nelle tradizioni spirituali ed anche nelle organizzazioni di casta ad esempio la Cavalleria, in nome di un unico valore , quello di scambio che fondato sul mercato e sul denaro, costituira’ il solo elemento di distinguo per una umanita’ sempre piu’ irretita da pochi “Mercanti” che andra’ sempre piu’ sprofondando verso l’abominio.Un qualcosa questo, che nessuna storia, o meglio nessun racconto/farsa sulla storia ha mai affrontato, e poi spuntano fuori idioti totali come Hegel, precursore degli attuali covidioti che nella sua Fenomenologia dello Spirito, parla di “fine della storia” prendendo a motivo l’incontro casuale dopo la battaglia di Jena con uno dei piu’ “costruiti” parvenu di ogni tempo quel Napoleone Bonaparte la cui vittoria in qualche scaramuccia, non considerando però il numero molto piu’ rilevante di brucianti sconfitte (tutta la campagna d’italia del 1796/97, Marengo - vittoria solo per Desaix ed il suo “una battaglia e’ perduta? C’e’ il tempo di vincerne un’altra” Eylau, Campagna di Russia, Lipsia, Waterloo – lo ha fatto passare per un genio militare. Altro che fine della storia, come altri sulla scia di Hegel, hanno insistito (Marx, Engels, Popper, Koyeve, Fukuyama) semmai bisognerebbe cominciare a pensare ad “un vero inizio della storia”, un qualcosa che solo pochissimi pensatori hanno correttamente posto alla base del loro lavoro (Schopenauer, Nietzsche, Freud, Hamer, Jaynes, Guenon, Evola, Eliade) e ai quali dovremmo fare al piu’ presto affidamento e rigettare tutte le menzogne che anni, anzi secoli, di predominio dei bottegai e dei loro garzoni ci hanno propinato.
lunedì 21 luglio 2025
LA PROSSIMA DI KUHN
Non c'e' dubbio la prossima fase della realizzazione del paradigma di Kuhn è quella che vedrà affermarsi la teoria di Hamer/5LB/, novello Copernico, che farà sparire come nebbia al sole tutte le attuali credenze in campo scientifico sanitario che oggi sono assurte a scuse/pretesti per toglierci la libertà. Certo la gente dovrebbe informarsi di più e immettersi nel ciclo... perché pochi eletti, a partire da Hamer e a seguire con ancora pochi adedpti, siamo un pò la cresta/schiuma dell'onda, ma per provocare il collasso di questa falsa credenza, le particelle non bastano (Heisenberg), occorre tutto il flusso dell'onda (Schrodinger)IL PARADIGMA DI KUHN "Superare determinate discrasie sopratutto di una poco reale separazione mente- corpo, di metodologie fondate su protocolli nosologici quanto mai riduttivi, di inaffidabili procedimenti statistici e di diagnosi basate sul puro caso o su di una supposta “sfiga” con peculiarità più o meno genetiche, potrebbe essere l’imperativo categorico di questo inizio terzo millennio. In sostanza si tratta di addivenire al famoso paradigma di Kuhn che afferma che la scienza attraversa ciclicamente alcune fasi indicative della sua operatività e quindi va assimilata ad una curva continua che in corrispondenza dei cambi di paradigma subisce delle discontinuità. Come è noto Kuhn suddivide tale paradigma in 5 fasi: La Fase 0 è il periodo chiamato pre-paradigmatico, caratterizzato dall'esistenza di molte scuole differenti in competizione tra di loro prive di un sistema di principi condivisi. In questa fase, lo sviluppo di una scienza presenta molta confusione. A un certo punto della storia della scienza in esame, viene sviluppata una teoria in grado di spiegare molti degli effetti studiati dalle scuole precedenti; nasce così il paradigma, l'insieme di teorie, leggi e strumenti che definiscono una tradizione di ricerca all'interno della quale le teorie sono accettate da tutti i cultori. Questa adesione condivisa dà inizio alla Fase 1, ovvero, l'accettazione del paradigma. Una volta definito il paradigma ha inizio la Fase 2, ovvero, quella che Kuhn chiama la scienza normale: Nel periodo di scienza normale gli scienziati sono visti come risolutori di problemi, lavorando per migliorare l'accordo tra il paradigma e la natura. Questa fase, infatti, è basata sull'insieme dei principi di fondo dettati dal paradigma, che non vengono messi in discussione, ma ai quali, anzi, è affidato il compito di indicare le coordinate dei lavori successivi. In tale fase vengono sviluppati gli strumenti di misura con cui si svolge l'attività sperimentale, vengono prodotti la maggior parte degli articoli scientifici, ed i suoi risultati costituiscono la maggior parte della crescita della conoscenza scientifica. Durante la fase di scienza normale si otterranno sia successi, che insuccessi, che per Kuhn, prendono il nome di anomalie, ovvero eventi che vanno contro il paradigma. Lo scienziato normale, da buon risolutore di problemi quale è, tenta di risolvere tali anomalie. Si passa così alla Fase 3, nella quale il ricercatore si scontra con le anomalie. Quando il fallimento è particolarmente ostinato o evidente, può avvenire che l'anomalia metta in dubbio tecniche e credenze consolidate, aprendo così la Fase 4, ovvero la crisi del paradigma.Come conseguenza della crisi, in tale periodo si creeranno paradigmi diversi. Tali nuovi paradigmi non nasceranno quindi dai risultati raggiunti dalla teoria precedente ma, piuttosto, dall'abbandono degli schemi precostituiti del paradigma dominante.Si entra così nella Fase 5, la rivoluzione (scientifica) che viene chiamata “scienza straordinaria” e dove si aprirà una discussione all'interno della comunità scientifica su quali dei nuovi paradigmi accettare.Però non sarà necessariamente il paradigma più "vero" o il più efficiente ad imporsi, ma quello in grado di catturare l'interesse di un numero sufficiente di scienziati, e di guadagnarsi la fiducia della comunità scientifica. I paradigmi che partecipano a tale scontro, secondo Kuhn, non condividono nulla, neanche le basi e quindi non sono paragonabili (sono "incommensurabili"). La scelta del paradigma avviene, come detto, per basi socio-psicologiche oppure biologiche (giovani scienziati sostituiscono quelli anziani). La battaglia tra paradigmi risolverà la crisi, sarà nominato il nuovo paradigma e la scienza sarà riportata a una Fase 1.Thomas Kuhn parte dalla considerazione che nessuna teoria è del tutto esente da falsificazioni (tentativi falliti di corroborarla), che non è possibile “misurare” il tasso di “falsità” (dunque di verosimiglianza) di una teoria rispetto ad un’altra e che, pertanto, non è possibile parlare di progresso scientifico, da un punto di vista strettamente logico-epistemologico.

Se un fenomeno contraddice la previsione di una teoria viene registrato come anomalia. Le mancate corroborazioni costituiscono, dunque, per Kuhn, altrettante anomalie rispetto a una teoria (p.e. la rotazione dell’orbita di Mercurio o la perturbazione di quella di Urano rispetto alla teoria di Newton). Non è ragionevole pensare che uno scienziato, davanti a una o più anomalie, abbandoni la teoria apparentemente falsificata, soprattutto se ne manca un’altra in grado di spiegare ciò che la prima non riesce a spiegare. Ma anche se quest’altra teoria esiste, è probabile che anche la nuova teoria non sia esente da incongruenze. Dunque la scelta tra più teorie rivali, in ultima analisi, è di ordine culturale, non strettamente logico.In caso di anomalia per Popper vanno evitate le ipotesi ad hoc che tentano invano di salvare una teoria che, nei fatti, è stata falsificata. Secondo Thomas Kuhn le ipotesi ad hoc sono, invece, tentativi elaborati dagli scienziati per far rientrare l’anomalia nella teoria senza sovvertirla. Un’anomalia emergente durante il controllo di una teoria va spiegata adattando la teoria stessa e solo in casi estremi abbandonandola (costringendosi a cercare un’altra teoria). Per Kuhn, insomma, non bisogna abbandonare subito le teorie che presentano anomalie, perché altrimenti la ricerca non potrebbe procedere e dovrebbe ricominciare sempre da capo alla minima perturbazione. Prima di considerare confutata una teoria, se ne devono risolvere le anomalie intese come rompicapo (puzzle) (cfr. il caso della scoperta di Nettuno: l’introduzione di un’ipotesi ausiliaria esplicativa della perturbazione dell’orbita di Urano evita di abbandonare la teoria di Newton e consente perfino la scoperta di un nuovo pianeta). Lo scienziato lavora per lo più all’interno di una cornice di scienza normale, che gli vieta di mettere in discussione i presupposti del suo sapere, assunti, in un certo senso, come dogmi (p.e. principio di conservazione dell’energia, legge di Newton ecc.). Solo in tempi eccezionali, a fronte di crescenti anomalie, qualche scienziato geniale può tentare una rivoluzione scientifica, un cambio di paradigma, che comporta la messa in discussione di presupposti accettati fino ad allora (cfr. la crisi dei presupposti del meccanicismo). Dal fatto che navighiamo in “oceani di anomalie” e non ci sono teorie prive di confutazioni deriva che un paradigma è preferito a un altro sulla base di criteri extrascientifici (p.e. pragmatici, culturali, religiosi, metafisici, estetici), come nel caso storico della scelta del modello eliocentrico copernicano piuttosto che di quello geocentrico aristotelico-tolemaico (entrambi presentavano numerose incongruenze).
martedì 15 luglio 2025
DONDE ? SOLO UN PARADIGMA
Io non credo all'ipotesi di Darwin sulla origine dell'uomo e neppure sull'origine della specie : si lo so e' l'ipotesi piu' accreditata, ma che volete farci : proprio non sono riuscito a crederci mai! E a cosa credi allora? Ecco una bella domanda a cui riesco a dare una sola risposta : "Bho?" La verita' e' che, come quasi tutto nella vita, e' estremamente difficile credere ad una sola ipotesi, e non solo, ma debbo essere sincero, mi da' anche un po' da cretino farlo, quindi mi mantengo sulle generali e do' una strizzatina ora ad una e ora ad un'altra nel contempo: la creazione di un dio, gli Annunaki, una creazione da parte di extraterrestri, l'uovo cosmico - per la verita' tutte le ipotesi e relative teorie anche quella di Darwin o anche quella di Lamarque mostrano piu’ che altro la loro perfetta aderenza ad un’altra teoria non sull’origine, ma piuttosto sulla relativita’e variabilita’ delle modalita’ di conoscenze umane, quella di Thomas Kuhn che per suffragare le sue tesi haimposto l’utilizzo del termine paradigma.Per paradigma si intende l’insieme di teorie, leggi e strumenti che definiscono una ricerca fino alla sua accettazione e ne ha messo in moto il suo procedere per fasi che finiscono appunto per determinare quelle che si intendono per rivoluzioni scientifiche. Tutta la teoria evolutiva di Darwin per la quale e’ stata ovviamente applicata la dicitura di una di queste “rivoluzioni scientifiche” altro non e’ che un paradigma che rappresenta l’inverazione della tesi di Kuhn, ovvero il suo prevalere sui precedenti paradigmi non e’ stato dovuto ad una particolare evidenzia o efficacia, ma dall’abbandono degli schemi precostituiti dal paradigma precedente, quindi non sarà necessariamente il paradigma più "vero" o il più efficiente ad imporsi, ma quello in grado di catturare l'interesse di un numero sufficiente di scienziati, e di guadagnarsi la fiducia della comunità scientifica dominante. La scelta del paradigma avviene, come detto, per basi socio-psicologiche oppure biologiche, ovvero i vecchi scienziati, fermi nelle loro convinzioni muoiono e sono sostituiti da giovani scienziati che si sono familiarizzati col nuovo paradigma. Forti quindi della effettiva e riscontrabile validita’ della teoria delle rivoluzioni scientifiche di Kuhn, (l’unica cosa fissa e’ il cambiamento) passiamo ad esaminare altri paradigmi, che non solo non contemplano l’evoluzione come motore della vicenda umana, ma considerano il tempo come una sorta di caduta da un’epoca di splendore, grandezza e felicita’ a successivi stadi di decadenza e considerano l’attuale stato di cosidetto progresso e i tempi moderni come il piu’ grande male.E’ questa la tradizione piu’ antica, quella di cui parla Esiodo nel suo Le Opere e i giorni dove viene menzionata una primigenia eta’ dell’oro equiparata agli dei e di successive eta’ caratterizzate da metalli sempre meno preziosi fino ad una ultima eta’ che non ha piu’ neppure il referente di un metallo, ma di una lega, cioe’ una mescolanza, un ibrido: il ferro che e’ correlato alla classe sociale piu’ abietta : i servi. Lo stesso si rimarca un po' in tutte le piu’ antiche culture, ivi compresa la grande tradizione indiana dove tali eta’ sono denominate Yuga e l’ultima detta kali Yuga ha una inquietante similarita’ con il ferro dei servi. Una tradizione si badi bene che coerentemente ai passaggi di eta’, le societa’ piu’ evolute o piu’ decadenti (dipende dal punto di vista adottato) nel loro frenetico perseguire del progresso e del modernismo ha lasciato cadere, ma che pensatori meno legati a interessi particolari e piu’ liberi mentalmente, non hanno mancato di rilevare, sottolineando in genere lo stadio di decadenza piu’ appropriato al periodo preso in considerazione.E’ questo il caso di Julius Evola un filosofo particolarmente ostracizzato dalle classi di potere e quindi condizionanti della cultura, che si sono affermate specie dopo la seconda guerra mondiale. Fin dai suoi primi saggi Evola ha riconosciuto il particolare grado di decadenza della societa’, in particolare occidentale , riconoscendovi in essa l’appartenenza alla classe dei mercanti ovvero l’eta’ del bronzo con la prevalenza e sistematica progressiva dominanza dell’interesse commerciale, del denaro, del mercato, di un unico valore quello di scambio in tutti i rapporti della convivenza umana, con ulteriore aggravio dovuto all’adozione di un esasperato tecnicismo inauguratosi con la Rivoluzione industriale di meta’ del XVIII secolo e ulteriori tasselli di supporto : una nazione come l’Inghilterra incline a scendere a patti con tale classe di i mercanti, in nome di interessi economici, la scelta di farsi paladina di tali interessi e rinunciare in nome di questi a qualsivoglia privilegio di ordine dinastico esemplificativo e modello dei secoli a venire il titolo di Lord conferito dalla regina Elisabetta detta la Grande, ad un volgare criminale e bandito come Francis Drake, le manipolazioni della massoneria nel suo continuo fomentare di guerre, sommosse, rivoluzioni, rivalita’ tra stati, crisi economiche, epidemie su larga scala, etc. e le sempre maggiori implicazioni e correlazioni tra il fattore economico e il fattore tecnico, fino addirittura ad una vera e propria sostituzione della specificita’ umana con il referente del prodotto piu’ vincolante della rivoluzione industriale : la macchina. Anche Rene’ Guenon , un altro di questi liberi pensatori non asservito al carro del mercimonio delle societa’ di mercanti (che detto per inciso io definisco “bottegai”), ha denunciato in tutta la sua opera il modernismo e il progresso, astraendosi però in una temporalita’ molto piu’ dilatata e ispirata alla filosofia indu’ che correla l’ultimo periodo quello del kali Yuga ovvero dell’estrema decadenza, a ben 6 mila anni fa. Con Evola restiamo nell’ambito del possibile e del vissuto perche’ sono numerosi gli indizi che correlerebbero l’inizio dell’eta’ dei mercanti e quindi del bronzo ai tempi della fine del Medioevo e dell’inizio dell’Umanesimo, un periodo che ha anche riscontro nella Grande Pandemia di peste del 1348 - curioso eh!?... questo inciso che correla periodi di gran cambiamento sociale, perlopiu’ a beneficio di pochi e a detrimento di molti, ad una terribile emergenza sanitaria. Si tratta di una cosa ricorrente proprio a partire da quella meta’ del trecento e ripresentatasi a scadenze quasi obbligate, praticamente fino ai nostri giorni… dopo una guerra, un assedio, una carestia, tutti frangenti presi a pretesto, sempre da quei pochi, per imporre misure straordinarie inevitabilmente a tutto sfavore della liberta’ e della ragione, in quanto alimentate dalla menzogna di un abnorme gonfiaggio della gravita’ della pestilenza, della letalita’ e da una sempre piu’ diffusa paura a bella posta innescata da compiacevoli servi (i garzoni dei bottegai, ovvero politici, informatori, comunicatori, pseudo esperti e altre sottocategorie di umanita’). Antiche tradizioni quindi con opportune rivisitazioni, prendendo in esame sia altre ipotesi evolutive come quella di Lamark, ma lasciando spazio anche a concezioni decisamente piu’ fantasiose tipo gli antichi astronauti di Erich Von Danichen gli Elohim di Biglino, gli Annunachi di Zacharia Sitchin. Diciamo che tutto concorre a formulare un ulteriore paradigma piu’ composito e forse un tantino piu fantasioso di quello di Darwin, che proprio le ultime battute del cosidetto progresso sociale, nelle sue manifestazioni più distopiche potrebbero forse indicare che siamo alla vigilia di un passaggio di fase. Ipotizziamo che abbiano tutti una parte di ragione, tutti indiscriminatamente, anche quello che siamo andati a formulare prendendo un po’ da questo un po’ da quello, prendendo anche parti da quello che di solito non rientra nelle teorie dell’origine dell’uomo, come ad esempio nel libro di Julian Jaynes “Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza (1976) dove viene presa in considerazione solo una porzione dell’essenza umana - be’ una porzione “di tutto rispetto ” visto che e'stata tirata in ballo probabilmente la specifica piu’ rilevante che fa l’uomo uomo, quella da cui non a caso cominciano tutte le storie, la civilta’, e tutto sommato l’idea stessa di uomo che abbiamo potuto farci, proprio in quanto abilitati in tal senso dalla coscienza, la facolta’ di stabilire una connessione tra la nostra presenza e il mondo : l’io in relazione all’ambiente. Una ulteriore componente da non sottovalutare in alcun modo e’ quella del pensiero psicoanalitico con la messa in campodell’inconscio e quindi la teoria di Freud, in particolare quella della seconda parte del suo pensiero inaugurata con il saggio Al di la’ del principio del piacere e la formulazione della pulsione di morte, dove tra l’altro sempre Freud si produce in una vera e propria ipotesi cosmogonica di un impatto tra una cometa staccatosi dalla spirale primordiale e il nostro pianeta con quindi una prassi metodologica di continua creazione previa coazione a ripetere. Assieme a Freud tanto per rimanere in ambito psicoanalitico possiamo quindi aggiungere Sandor Ferenczi con il suo straordinario libello “Thalassa” sottotitolato “psicoanalisi delle origini della vita sessuale” che io scherzosamente ho sempre chiamato la teoria del pescetto primordiale, ovvero ….” la teoria del cazzo”.Un’’ultima aggiunta e’ data infine da un medico operativo Ricke Geerd Hamer che ha scoperto (1978) l’origine di un’altra componente che a rigore non fa parte della struttura umana, ma ne condizione lo stato, l’essenza, il suo essere al mondo : una origine della malattia. Forti di tali premesse tracciate su tutte le componenti di una questione delle origini (Darwin-Lamark-Esiodo-Kali yuga-Bibbia-Guenon-Evola-Freud-Ferenczi-Van Danichen-Biglino-Sitchin-Jaynes-Hamer) andiamo a comporre una narrazione su quella che potrebbe essere stata l’origine dell’uomo, tenendo anche ovviamente conto delle varie accezioni ed eccezioni di ognuno degli apporti sopracitati. Non chiamiamoli Astronauti dello spazio, Annunachi e neppure Elohim, non chiamiamoli in alcun modo, però conveniamo che in effetti un qualcosa di estraneo alla nostra biologia e persino alla natura del nostro pianeta, dovette presentarsi.No io non vedo omini verdi, ne’ giganti, ne’ esseri con tre occhi, vedo semmai una forma di energia del tutto incommensurabile al pensiero umano, che in una qualche maniera ebbe modo, in un determinato momento, di entrare in contatto col nostro pianeta. come? Non ne ho la minima idea; quando ? bhe quando, precisamente non sono in grado di rispondere, ma di certo parecchio tempo fa senza dubbio, diciamo senz’altro prima di tremila anni fa, cioe’ prima dei periodi che possiamo andare a denominare storici, prima che…, ecco qui cominciamo a convenire con le componenti che abbiamo elencato, prima che l’essere umano pervenisse ad un linguaggio articolato ben delineato con segni e quindi con capacita’ di trascrivere pensieri in grado di essere compresi da altro e senza bisogno di intermediari tipo auguri, sciamani, profeti, profetesse, sibille – diciamola papale papale, prima che l’uomo pervenisse a quell’analogia tra se e l’ambiente che e’ sostanzialmente quello che viene definito coscienza. Ecco quindi di para patta Julian Jaynes e il suo straordinario saggio “Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza” che ci dice che la coscienza e’ un meccanismo neuronale posteriore al linguaggio e del cui linguaggio utilizza gli assi portanti della sua struttura, ovvero la condensazione per similarita’ di significazione di una appartenenza, che e’ stata chiamata metafora (cosa e’ questo? ….Be’ e’ come quello!....) , e lo spostamento non tanto di una significato, quanto di un significante ovvero secondo la distinzione di De Saussure: tutto quello che ha a che fare con una data cosa (per intenderci oltre al netto significato di rassomiglianza, piuttosto tutto quello che e’ annesso a qualla data cosa, il sentito dire, l’odore, il gusto?) - un insieme di conoscenza e sensazione che e’ stato denominato metonimia. Torniamo quindi a quel “quando?” riferito alla temporalita’, ma aggiungiamoci anche le preposizioni “per quanto?” per quanto tempo si e’ avuto questo quando? Eh qui sono davvero dolori, perche’ manca qualsivoglia dato, ci sono solo una serie di manufatti impossibili tipo le piramide egizie, ma anche quelle del sudamerica, mura ciclopiche, costruzioni del tutto inspiegabili con il metro di giudizio delle nostre conoscenze, che hanno appunto dato adito alle ipotesi piu’ fantasiose e che non sono assolutamente catalogabili e databili, non sono neppure minimamente concepibili nel racconto della nostra vicenda che ripeto ha un calendario che non riesce ad andare oltre ai tremila anni . La domanda quindi “per quanto” puo’ essere durata questa correlazione tra queste misteriosissime entita’ quasi certamente neppure corporee e la nostra invece concreta corporeita’ in una accezione neuronale e intellettiva del tutto imprecisata, non puo’ neppure essere ipotizzata – determinate scoperte o calcoli astrofisici su condizioni climatici o eventi meteorologico o tellurici ci danno manufatti costruiti con una approssimazione temporale databile a cinque, sei, sette , anche oltre diecimila anni fa. Anche le stesse considerazioni sulla fisicita’ degli uomini o ominidi, come si voglia denominarli, sono quanto mai imprecise e suscettibili di errori e continui aggiustamenti; le diatribe su homo sapiens, homo di Neanderthal e altre supposte appartenenze e qualificazioni non hanno alcun serio fondamento e c’e’ poi la sconvolgente constatazione che tutte le civilta’ dell’antichita’, egiziana, sumerica, assiro, babilonese, indiana, cinese, non abbiano affatto quello che somiglia ad una evoluzione, passaggio cioe’ da uno stadio piu’ primitivo e rozzo ad uno via via sempre piu’ evoluto, ma comincino praticamente d’acchitto, gia’ belle e e confezionate in tutto il loro armamentario e il loro bagaglio di conoscenze, cultura e civilta’ – d’altronde e’ quanto mai indicativo che quegli autori liberi, originali e non asserviti ad un precostituito ordine sociale, tra cui annoveriamo Guenon, Evola, Pound, Eliade, non abbiano mai preso nella minima considerazione il passaggio da uno stadio meno evoluto ad uno piu’ elaborato ed anzi, Evola ad esempio, nel suo “Rivolta contro il mondo moderno” abbia mostrato l’inconsistenza della stessa dicitura del termine “uomo delle caverne” sottolineando che mai e poi mai e’ stato dimostrato che l’uomo abbia vissuto in caverne, ma semmai le frequentava occasionalmente per scopi ritualistici o di raduno. Quando e per quanto dunque potrebbe essere stato il periodo di contemporaneita’ tra entita’ e umani? Si va da un minimo di limite di tremila anni fa, ad un massimo che non e’ assolutamente definibile : diecimila, ventimila, cinquantamila, centomila anni fa, tutto e’ possibile, poiche’ nessun riscontro di datazione effettiva puo’ essere esperito e difatti i miti diAtlantide, Lemuria, Pandeia e quant’altro di narrazioni di luoghi e tempi non determinati, abbondano in tutte le civilta’. Diciamo dunque che non sappiamo niente di e su queste entita’ e del loro rapporto con l’uomo, possiamo solo supporre certe modalita’ anche di frequentazione o magari di subordinazione nostro nei riguardi loro, soprattutto in virtu’ di un fortissimo divario di conoscenze e abilita’. Ammettiamo dunque che queste entita’ capitate per chissa’ quale caso o necessita’ sulla terra si siano trovate nella necessita’ di utilizzare, come manovalanza, come supporto, come schiavi, gli esseri viventi presenti nel pianeta, animali di vario tipo tra cui ovviamente anche questo strano bipede, un tantino piu’ composito degli altri e in grado di poter apprendere certe tecniche, che avrebbero potuto tornare utili a chissa’ quali fini dei nostri particolarissimi viaggiatori. Certo loro avrebbero messo le tecniche piu’ raffinate, i calcoli piu’ che infinitesimali per una stretta correlazione con l’intero cosmo, gli allineamenti coi pianeti, con le costellazioni, i codici di orientamento, mentre per gli uomini si sarebbero riservati compiti più umili, dapprima poco piu’ di quelli di una bestia da soma, ma via via sempre piu’ elaborati e complessi, tipo quello di riuscire da soli a costruire edifici, templi, monumenti, dighe, argini, innalzare difese e anche cominciare a edificare citta’. Per riuscire appieno in tale compito bisognava pero’ innescare nel cervello umano una specie di codice, che assicurasse una pronta e assoluta risposta ad ogni richiesta da loro effettuata ed ecco che torniamo al nostro Jaynes e alla sua mente bicamerale. Quale miglior codice di un meccanismo di suddivisione cerebrale, dove una parte del cervello restava deputata ad ampliare una conoscenza del proprio ambiente fondata sulla condensazione di significati accostati per somiglianza e similarita’ ovvero attraverso metafore (emisfero sinistro) ed un’altra nell’emisfero opposto (destro) specializzata invece nel ricevere informazioni trasmesse per trascinamento di significanti, metonimie incentrate su prescrizioni, accorgimenti, suggerimenti ordini, tutta una serie di prescrizioni che dovevano avere la peculiarita’ di essere immediatamente recepite ed eseguite senza indugio, senza alcuna pausa di incertezza e dubbio, senza la minima riflessione. Per la prima di questi due meccanismi cioe’ la metafora, andava benissimo il linguaggio articolato che forse proprio grazie a qualche intervento delle nostre entita’, si rese subito abbastanza disponibile con progressiva accellerazione, per la seconda, il linguaggio articolato era fuori gioco, non c’era alcun bisogno di stabilire paragoni o di capire cio’ che si doveva fare, doveva essere fatto e basta, quindi bisognava utilizzare nel trascinamento di esperienze ripetute, ammaestramenti, comandi, financo imposizioni, qualcosa che non potesse essere dissuaso, meno che mai discusso, qualcosa che dovesse essere solo obbedito. La parola obbedire viene dalla radice del verbo latino audire piu’ il prefisso ob, che conferisce al termine il significato di “ascoltare stando di fronte”, quindi l’uomo in quuesta sua seconda modalita’ di apprendimento, con tutta probabilita’ anche questa propiziata da un intervento genetico di predisposizionamento da parte delle misteriose, incommensurabili entita’, deve disporsi ad ascoltare la disposizione che di volta in volta gli verra’ impartita a secondo del compito assegnatogli per interagire efficacemente con l’ambiente che lo impegna- una faccenda piu’ che altro auditiva e difatti viene scelta la modalita’ delle voci per impartire tali disposizioni, voci ingenerate automaticamente dall’emisfero destro del cervello non appena una situazione raggiunga il grado di stimolo per innescarla. (oggi lo chiameremmo stress da impegno). L’udito, si badi bene e ‘ il senso di minor controllo dell’apparato umano, noi possiamo gestire le immagini, la vistam chiudendo gli occhi, distogliendo lo sguardo, possiamo evitare il contatto di un oggetto, evitare un percorso, non bagnarci in un fiume, ma non possiamo per quanto ci turiamo le orecchie, non sentire una voce, specie se questa promana dal nostro interno, innescata da un certo grado di eccitazione; ecco perche’ le entita” avevano scelto la voce, una loro voce, assertiva, categorica, imperativa per assicurarsi che gli uomini non mancassero di ricevere questo tipo di comunicazione, di loro comunicazione. Come spiega esaurientemente Jaynes nel suo gia’ citato libro, si trattava in sostanza di un cervello suddiviso in due distinti comparti : uno per articolare sempre piu’ un linguaggio pratico fondato sulla condensazione metaforica di significato e quindi interagire piuì che altro con i proprio simili, un altro di carattere allucinatorio auditivo (sentire le voci) di carattere di trascinamento di significanti per assolvere a compiti piuì impegnativi, per lo piu’ assegnati dalle entita’ In altre parole: una mente bicamerale. Del tutto superflua in una tale struttura cerebrale la presenza di una coscienza , ovvero un analogo-io, cioe’ un io in situazione in grado di narratizzare la sua presenza in un dato contesto, anzi non solo superflua, ma dannosa, specie nell’organizzazione metonimica delle voci allucinatorie che dovevano conservare sempre il loro impianto categorico/imperativo, senza contemplare alcuna obiezione o anche discussione. Si ripropone quindi il quesito: quanto puo’ essere durata una simile organizzazione cerebrale e tutto sommato comportamentale? A mio parere “molto, moltissimo" parecchio” ma e’ un po’ troppo indistinto, sopratutto da un punto di vista temporale, un qualcosa sulla quale in effetti non si puo’ dire niente; .diciamo pero’ che se ne ammettiamo un lasso piuttosto lungo, molti misteri trovano spiegazione e plausibilita’ : gliundicimila anni della Sfinge sull’indizio della sua umidita’ sulle fondamenta che ha riscontro in una era riscontrabile solo in un periodo di tale piovosita’, la vera eta’ delle piramide di Giza, le modalita’ costruttive senza malta ad incastro di blocchi di spropositata grandezza e tanti tantissimi altri esempi. L’elemento di assoluta novita’, abbastanza sconvolgente, riguarda una ripresa della famosa tesi delle eta’ del mondo di Esiodo per coniugarla appunto con l’ipotesi della mente bicamerale di Jaynes che in effetti ha una evidente rassomiglianza con quella che pottrebbe essere stata l’eta’ dell’oro. “perche’ gli dei non ci parlano piu ?’” si chiede disperato Esiodo, ed e’ una geremiade comune a tutte le civilta’ , a tutti i popoli della terra in quel periodo di passaggio che, quello si che e’ un tempo ben precisato, segna l’inizio della coscienza, ovvero un io metaforizzato sulla base del linguaggio articolato, che mette in relazione l’uomo e il suo ambiente, e che, se dovessimo continuare a seguire Esiodo e compagnia, indicheremmo come il passaggio all’eta’ dell’argento, dove non ci sono piu’ gli dei, che come abbiamo appurato non parlano piu’, non ci sono piu’ le loro voci allucinatorie che ci dicono quello che dobbiamo fare, ci sono i guerrieri correlati all’argento come gli dei lo erano all’oro. Quindi l’eta’ dell’oro, indefinita, fumosa, senza limiti e’ la mente bicamerale, mentre con l’argento comincia la decadenza della coscienza: non ci sono piu’ le voci che regolano il comportamento, ora l’’uomo e’ in grado di prendere le decisioni, in quanto dispone di un analogo tra se e l’ambiente che gli consente di essere in situazione e quindi prendere quelle decisioni, che prima riceveva in forma di voci allucinatorie dagli dei, ovvero dalle entita’ che si erano interposta tra uomo e contesto. Sono decisioni pero’ quasi sempre sbagliate, soprattutto sono decisioni che comportano rivalita’, rabbia, violenza e cattiveria. E’ questa la peculiarita’ della coscienza fin dalle sue prime battute e difatti i suoi rappresentanti sono guerrieri, persone cioe’ votate alla guerra, alla distruzione, al sangue, alla violenza. E’ questo il primo piu’ appariscente riscontro di essere, gli uomini pervenuti alla coscienza, e’ questo il segno piu’ evidente che le voci degli dei non dirigono piu’ il comportamento, la volizione, il pensierio umano: non a caso Jaynes parla di “crollo” dell’organizzazione della mente bicamerale, cui fa riscontro l’origine della coscienza, contrassegnata da violenza e distruzione, per cui e’ ribadito il senso di una “caduta! “ non tanto una caduta degli dei, quanto una caduta dell’uomo. Gli dei, difatti esauriti i loro interessi, non cadono, se ne vanno, partono e checche’ ne dicano certi scoop giornalistici e alcuni fantasiosi scrittori, non sono mai tornati. Dalla violenza dei guerrieri, ovvero comunita’ rissose, violente, guerrafondaie che hanno contrassegnato una narrazione della storia fondata su uno stato di continua tensione fatta di lotte, contrasti, (non a caso c’e’ sempre l’imbecille di turno, tipo Hegel, tipo Marx, tipo Fuckayama che strombazza una fine della storia appena la tensione tende a venire meno), siamo passati ad un’epoca dove all’elemento di violenza guerriera si e’ sostituita una violenza economica, non meno distruttiva, ma soprattutto sempre piu’ orientata verso la decadenza: la cosidetta eta’ del bronzo caratterizzata dalla classe dei mercanti, ovvero non piu’ una classe dedita prevalentemente alla violenza e alla sopraffazione fisica come erano stati grosso modo i primi duemila e trecentocinquant’anni dall’inizio della coscienza (Grandi Imperi, continue guerre, conquiste, etc.)ma con un epocale cambiamento provocato a bella posta da una gonfiatissima e quasi del tutto inventata pandemia (quella del 1348), e quindi il proseguodi violenza guerre e distruzione, con l’aggiunta pero’ di un meccanismo di ipocrisia fondato sul tornaconto economico e quindi sul denaro che diviene in breve l’unico referente di valore in un mondo sempre piu’ turpe, un mondo ulteriormente aggravato da uno sviluppo tecnologico totalmente asservito al principio economico. E’ il nostro mondo moderno che ben conosciamo e che a quasi settecento anni da quella trasformazione dall’argento al bronzo, le recentissime iniziative di quegli stessi mercanti che si sono denominati imprenditori, industriali, magnati e tutto lo stuolo dei loro lacche’ (la solita questione dei bottegai e loro garzoni), ha voluto accorciare le distanze per un passaggio di eta’ dal bronzo al ferro, che non e’ neppure un metallo, ma una lega, riproponendo l’esacamotage della pandemia, altrettanto falsa e inventata come quella di settecento anni fa, per creare appunto un mondo fatto solo di pochissimi padroni e di uno stuolo di Servi. Ecco a cosa ha portato, magari ecco diciamo, che sta portando quella partenza degli dei di tremila anni fa, ecco a che cosa ha portato la tanto decantata coscienza, quell’analogo io fondato sul linguaggio che ha cercato anche di raccontarci, con l’invenzione della scrittura, non contemplata dalle entita’ che ci avevano dato la mente bicamerale, una storia della sua affermazione. Peccato che questa storia non sia sempre lì lì per finire per mancanza di tensione, come hanno cercato di spacciare alcuni professionisti della menzogna, tipo Heghel, Malthus, Say, Spencer, Marx, Van Eyeck, Popper , ma sia sempre stata, in particolar modo con l’avvento dell’eta’ del bronzo e certe sue dirette conseguenze, sempre inventata e contrabbandata come unica verita’ (rivoluzione industriale, sommosse e rivoluzioni create ad hoc, emergenze climatiche, buchi dell’ozono e altre scempiaggini del genere). Se quindi la storia e’ tutta una menzogna, che si e’ andata sempre piu’ sviluppando, in sostanza quella che l’ha ingenerata e’ proprio la coscienza, ovvero la metafora analogale dell’io costruita sulla base del linguaggio, un meccanismo neuronale
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